La Polis Greca: Culla della Cultura e Modello di Civiltà

La "polis" era un modello di città-Stato tipicamente greca che prevedeva l'attiva e continua partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica. Questa forma unica di insediamento e di governo divenne il vero e proprio centro politico, economico e militare del mondo greco, modellando profondamente il suo paesaggio culturale e intellettuale. In contrapposizione alle altre città-Stato antiche, la particolarità delle poleis non era tanto la forma di governo democratica o oligarchica, quanto l'isonomia: il fatto che tutti i cittadini liberi fossero sottoposti alle stesse norme di diritto, secondo una concezione che identificava l'ordine naturale dell'universo con le leggi della città. L'armonia esistente fra la polis e gli individui che la componevano era assimilata a quella esistente in natura fra il tutto e le sue singole parti. In virtù di una tale corrispondenza, l'uomo greco era portato a sentirsi organicamente inserito nella sua comunità. La polis, pertanto, non era solo un'entità politica, ma una vera e propria scuola di vita, in cui il cittadino era chiamato a partecipare attivamente alla comunità, a formarsi nella cultura e a lottare per il bene collettivo, lasciando un'impronta indelebile sulla civiltà occidentale.

Nascita e Evoluzione della Polis: Dalle Origini Micenee all'Età Arcaica

Il percorso che portò alla fioritura delle poleis fu lungo e complesso, affondando le radici nella precedente civiltà micenea e attraversando il periodo tumultuoso conosciuto come Medioevo Ellenico. La prima civiltà tecnicamente evoluta del mondo greco di cui si abbia notizia è la società micenea, organizzatasi attorno alle roccaforti e ai villaggi. All'interno di questo sistema, le roccaforti fungevano da avamposti del potere centrale, governando politicamente ed economicamente il territorio circostante, mentre i villaggi dipendevano politicamente dal palazzo, che era il centro per la raccolta e l'accumulazione di prodotti agricoli, beni di lusso ed armi. A capo del sistema troviamo il "wanax" e sotto di lui il capo dell'aristocrazia militare, il "lawagetas". Attorno al palazzo si trovavano i "demoi", comunità di villaggio dove viveva il "demos", ossia il popolo composto da cittadini, costruttori di navi, fabbri, vasai e tessitori. I personaggi più importanti delle comunità di villaggio erano i "basileis", che prendevano decisioni di interesse pubblico riunendosi in un consiglio degli anziani.

Il crollo della potenza micenea, avvenuto attorno al 1200-1150 a.C. con la scomparsa delle principali roccaforti - in particolare a Pilo, Sparta, Micene, Tebe, Atene, Tirinto - segnò l'inizio di una nuova era. La causa di questa rovina fu, in parte, l'arrivo dei Dori, popolazione stanziata nella Grecia settentrionale, che avrebbe distrutto Micene e si sarebbe poi insediata in tutta la regione, stabilendo la sua capitale a Sparta. Il volto della Grecia si trasformò: città antiche come Pilo e Micene lasciarono il posto a nuovi insediamenti che assunsero l'aspetto di centri urbani, intorno a cui si organizzarono villaggi sparsi inseriti in contesti agricoli e pastorali. Scomparsa ogni traccia del forte potere centrale che aveva caratterizzato i regni micenei, il territorio greco venne sconvolto da movimenti migratori provenienti dall'Asia minore. Verso la fine del IX secolo a.C., la Grecia risultava divisa in tre diverse stirpi: i Dori, gli Ioni e gli Eoli che parlavano forme dialettali diverse di una stessa matrice linguistica. I Dori occuparono il Peloponneso e le regioni settentrionali della Grecia; gli Ioni popolarono l'Attica, l'Eubea e le coste dell'Asia minore; gli Eoli abitarono la Beozia e alcune isole dell'Egeo. La loro organizzazione originaria, perciò, può essere genericamente definita come tribale.

La polis nasce alla fine del Medioevo Ellenico (XI-IX sec. a.C.) che segue la caduta della civiltà micenea in Grecia. L'emergere della polis come modello di insediamento e di forma di governo risale al secolo compreso tra l'850 e il 750 a.C., un periodo di grandi trasformazioni per la Grecia. Fino ad allora, la società greca era organizzata attorno a clan e villaggi. Nel 1050 a.C. in Grecia si conobbe un aumento dell'uso del ferro, da cui nacque un miglioramento della sua lavorazione e che permise, grazie a un'efficace coltivazione della terra, un aumento demografico. Questo portò a un cambiamento significativo: i popoli non potevano più vivere in villaggi di difficile accesso, sperduti e in mezzo alle montagne, ma dovevano organizzarsi per difendersi dagli attacchi esterni e bisognava accumulare provviste per le carestie. Così avvenne un cambiamento della struttura urbana. Con la crescita della popolazione e l'espansione delle attività economiche, iniziarono a nascere i primi insediamenti urbani che assunsero una fisionomia autonoma e indipendente, e dall'VIII secolo a.C. iniziò un significativo processo di urbanizzazione. L'incremento demografico è testimoniato da registrazioni archeologiche di necropoli. Tuttavia, l'archeologo americano Ian Morris, criticando la prospettiva archeologica, sostiene che le tombe ritrovate sono l'attestazione di un nuovo modo di seppellire che valorizza di più i morti, ciò dal momento che si diffonde una cultura funeraria che valorizza la morte. Di conseguenza, secondo lo studioso, nell'VIII secolo a.C. non si è assistito a un incremento demografico così netto come tradizionalmente supposto.

Il processo di formazione della polis continuò a estendersi, modificandosi al suo interno, per un lungo arco di tempo, fino a quello che alcuni studiosi hanno identificato come il VI secolo. Certamente alla seconda metà del VII secolo risale un'iscrizione cretese proveniente da Drero (ML2), in cui si accenna a decisioni prese dalla polis e ci offre la prima attestazione sicura della città intesa come comunità politica. Un punto di partenza fondamentale per la diffusione del modello della polis fu l'esperienza coloniale nel periodo compreso tra il 750 e 650 a.C.; in questo periodo i Greci diffusero i loro insediamenti nell'area mediterranea, espandendosi dai territori egei della Grecia e dal litorale turco fino al Mar Nero, alla Sicilia e al sud dell'Italia, che prese il nome di Magna Grecia. Questa espansione coloniale contribuì a esportare e consolidare il concetto di polis.

Mappa delle colonie greche nel Mediterraneo

In questo periodo classico, la polis poteva essere intesa sotto due grandi linee di organizzazione. La prima, particolarmente interessante, aveva dei corrispettivi nell'età oscura, trattandosi di organizzazioni di attività comuni da parte di comunità sparse che condividevano il culto di un particolare santuario. Ne è un esempio l'antica "koinon" degli Ionici, composta da dodici città della costa ionica in cui luogo di culto era il Panionion. La polis come comunità cittadina e come entità politica indipendente, era dotata di istituzioni e leggi proprie, corrispondeva ad uno spazio geografico definito e stabile, comprendente la parte urbana, il territorio rurale, l'area di confine e i santuari extraurbani. In alcune zone più arretrate della Grecia del centro nord e centro-ovest, come l'Epiro, la Tessaglia e la Macedonia, la polis rimase un fenomeno marginale; altrove (come in Arcadia), l'unificazione che riproduceva il modello della polis avvenne molto tardi. Si calcola che ci fossero oltre 1.000 poleis nel mondo greco, con le più importanti che includevano Atene, Sparta, Corinto, Tebe, Siracusa, Rodi, Argo ed Eretria. La più estesa fu Sparta che, tuttavia, con i suoi circa 8.500 km² di territorio (superficie che includeva i campi coltivati) costituiva un'eccezione rispetto alla maggior parte delle poleis di assai più modesta grandezza.

La Struttura della Polis: Spazi e Funzioni

La polis, o città-Stato, era un'entità politica autonoma, con il proprio governo, territorio e cittadini. Era costituita da una città fortificata e dalle terre circostanti, ed era generalmente organizzata in tre spazi definiti: un centro urbano, spesso fortificato (l'"asty"), un luogo sopraelevato, l'acropoli, riservato agli edifici sacri e che controllava il territorio circostante, e la "chora", quest'ultima consistente in territorio coltivato.

La parte bassa della città era chiamata "asty" ed era la parte delle abitazioni più povere, dove vivevano contadini e artigiani che, però, talvolta diventavano ricchi grazie al commercio. L'acropoli, la parte alta della città, era il fulcro della vita religiosa, ospitando templi e santuari. Aristotele, nel suo libro della "Politica", considera la città come un punto d'arrivo qualificato, che presuppone non semplicemente un'idea di grandezza, di estensione, di monumentalità, ma quella di raggruppamento funzionale, organizzato intorno ad un centro e all'interno di un perimetro.

Ricostruzione ideale dell'Acropoli di Atene

Il cuore della polis era l'agorà, cioè la piazza, che di solito si trovava più in basso e rivolta verso l'esterno. Questa era non solo il mercato, ma anche il luogo dove si riuniva l'assemblea cittadina, il centro di discussione e di commercio. I centri politici, economici e sociali erano svolti in edifici situati nell'agorà: erano edifici con funzioni politiche, ma anche strutture dedicate allo svolgimento delle attività commerciali e finanziarie, come botteghe e cambiavalute. Il binomio agorà-santuario esprimeva i rapporti politici e culturali della polis, e la definizione del territorio attraverso il sacro sembrava presente già nella città minoica. Tipicamente micenea, invece, era l'articolazione tra l'acropoli, la rocca fortificata in cui aveva sede non più il palazzo del "wanax", ma il tempio della divinità poliade, e la città bassa (asty).

La "chora" era la parte fuori dalle mura, il luogo dove i contadini coltivavano i campi e si dedicavano all'agricoltura. Per quanto riguarda la struttura urbana, le strade principali, che univano l'agorà, i santuari e le porte della città, avevano un aspetto monumentale ed erano costruite con grande cura. Per il resto, la rete stradale era fatta di stradine piccole che consentivano a malapena il transito dei pedoni e degli animali. Questo perché le attività economiche (artigianato e commercio) e quelle residenziali erano concentrate in aree specifiche.

La tendenza ortogonale esprimeva la necessità di organizzare lo spazio per garantire all'interno della polis non solo la funzionalità, ma anche la stabilità dei rapporti spaziali. Le caratteristiche principali dello stile di vita greco, espresse nell'ambito della polis, erano la partecipazione alla vita comunitaria a livello politico-sociale e a livello religioso, determinando così la divisione e la configurazione dello spazio insediativo. Le città ad "evoluzione progressiva" tendevano a svilupparsi in modo naturale e spontaneo intorno al centro identificato dal santuario, senza delimitare accuratamente gli spazi sul piano funzionale e mostrare un'organizzazione sistematica. La delimitazione fra spazi pubblici e privati restava incerta e lo stesso centro cittadino aveva una struttura poco differenziata, in cui si concentravano spazi destinati al culto e all'attività politica-amministrativa. Al contrario, le città nate da un atto di fondazione, come le colonie, mostravano una certa ripartizione dello spazio, come si può osservare nel caso di Olinto: gli spazi pubblici non si trovavano necessariamente al centro, ma si collocavano spesso nell'ambito di una cintura; le diverse zone erano riservate a funzioni specifiche; il ruolo dei santuari suburbani appariva molto forte anche rispetto ai santuari cittadini.

La realtà cittadina si organizzava intorno ad un centro attraverso l'aggregazione di diverse unità minori, i villaggi ("komai") o circoscrizioni territoriali come i "demoi" ateniesi; l'aggregazione determinava una definizione del territorio nei confronti del mondo esterno attraverso la costruzione di mura, santuari di confine e un'articolazione interna in un rapporto tra centro-periferia. In realtà gli edifici più antichi che comparvero nelle aree urbane erano destinati al culto e risalivano all'VIII secolo (altari, santuari, "herooa"), affermando il primato dell'aspetto religioso fin dalle prime fasi. Sul piano economico, la città greca aveva una vocazione prevalentemente agricola, anche in presenza di vasti interessi commerciali e attività artigianali, come nei casi di Corinto e Atene.

La Polis come Comunità Politica e Sociale: Cittadinanza e Governance

Oltre all'unità territoriale, le poleis erano caratterizzate da un'unità sociale e una strettamente politica: si trattava di un gruppo di cittadini che si dotava di leggi che si impegnava a rispettare. In ogni polis, il centro della vita era l'agorà, la piazza pubblica dove si svolgevano mercati, incontri politici e sociali, e dove si prendevano le decisioni fondamentali che riguardavano la collettività. Ogni polis aveva una propria costituzione e un sistema politico che rifletteva le sue tradizioni e necessità. La cittadinanza nella polis era limitata a un gruppo selezionato di persone. I cittadini erano generalmente uomini adulti liberi nati da genitori cittadini. Esclusi da questa cittadinanza erano le donne, gli schiavi e gli stranieri. Questi gruppi potevano arrivare a rappresentare fino al 90% del totale della popolazione di una polis, e pertanto, se la polis voleva funzionare come una comunità coesa, essi dovevano essere compresi e coinvolti in qualche modo nella vita cittadina.

La polis aveva una struttura di governo complessa. La forma di governo più comune era l'aristocrazia, in cui il potere era detenuto da una classe privilegiata di nobili proprietari terrieri. Tuttavia, nel corso del tempo, molte poleis adottarono forme di governo più democratiche, in cui il potere era diviso tra tutti i cittadini. L'assemblea cittadina era il principale organo decisionale nella polis. I cittadini si riunivano regolarmente per discutere e votare sulle questioni politiche, come le leggi, le politiche estere e le decisioni militari. Ad Atene, ad esempio, la democrazia rappresentava il cuore del sistema politico, con un'assemblea popolare che aveva il potere di decidere sulle leggi e sulle guerre. A Sparta, invece, la struttura politica era oligarchica, con un forte controllo da parte di due re e di un consiglio di anziani, che gestivano le questioni militari e politiche. Una fondamentale idea comune a tutte le poleis era che tutti i cittadini maschi avessero (almeno in teoria) gli stessi diritti politici, determinati innanzitutto dalla proprietà terriera. In sostanza, qualunque fosse il sistema politico adottato - tirannide, oligarchia o democrazia - il potere era, spesso, nelle mani di poche famiglie aristocratiche che detenevano tutte le più importanti posizioni nel governo della polis, il consiglio d'élite, le magistrature e i più alti gradi militari.

Durante questo periodo di cambiamenti, alcuni riformatori che miravano a cambiare la società sembrarono riuscirci. Un esempio significativo è Solone che creò un nuovo codice di leggi basato sulla sua personale idea di giustizia, senza appellarsi a una divinità o alla comunità. Il vero punto chiave di questa evoluzione fu il passaggio del potere politico dalle mani dell'aristocrazia a quella di uomini nuovi e di gruppi chiamati "soci" oppure gli "uguali", e la caduta di centri di potere rappresentati dai palazzi. In questo periodo, le comunità locali guidate dai "basileis" divennero nuovi poli di aggregazione di carattere prevalentemente religioso-culturale.

Il fenomeno della tirannide rappresentò un altro capitolo significativo. La prima tirannide fu instaurata a Corinto per opera di Cipselo nel 676 a.C., dopo la cacciata dell'aristocrazia di Corinto. Il fenomeno si diffuse in gran parte delle città evolute nella zona dell'Istmo, come Megara, Sicione e Atene, mentre dall'altra parte dell'Egeo interessò Mitilene (Lesbo), Mileto e Samo. Essa rappresentava perciò un segnale della prima comparsa certa della monarchia in Grecia e della sua diffusione, sin dai tempi dell'età micenea. Ad alcuni tiranni, come ad esempio Cipselo di Corinto, si attribuirono imprese leggendarie che attestarono il loro status di eroi popolari. Nonostante la figura del tiranno sia entrata nella mitologia politica come lo stereotipo del governo assoluto, sprezzante dei vincoli morali o legali, votato alla crudeltà e alla licenziosità, odiato e temuto dai suoi sudditi - la tirannide era la peggior forma di governo, fuori dalla legge, impossibile da controllare da parte della comunità e imposta con la forza a cittadini recalcitranti - le tirannidi arcaiche contribuirono tuttavia in modo significativo allo sviluppo della polis. Fu in quel periodo che il potere delle aristocrazie tradizionali venne infranto, aprendo la strada a nuove configurazioni sociali e politiche.

Un'altra riforma cruciale fu quella militare. Il nucleo dell'esercito fu costituito non più dalla cavalleria ma da fanti armati pesantemente, gli opliti. Venne meno così il carattere aristocratico dell'esercito, che si ampliava ai membri della classe media e ai piccoli proprietari contadini. Questo aumento della partecipazione militare accrebbe il senso di appartenenza a una comunità (la polis), in cui le prerogative politiche erano attribuite in base alla funzione militare. La caratteristica nuova era data dal fatto che nella falange oplitica il soldato combatteva a ranghi serrati, difendendo se stesso e il proprio vicino: ciò implicava il superamento dell'individualismo e una profonda integrazione del singolo nel gruppo. La virtù eroica del guerriero aristocratico venne superata e si affermarono nuovi valori come l'autocontrollo, la moderazione ("sophrosyne") e il senso della solidarietà e della parità fra uguali. I valori della classe degli opliti emergono chiaramente, verso la metà del VII secolo, nell'opera del poeta spartano Tirteo. Il guerriero viene incitato a morire per il proprio paese, con esortazioni patriottiche molto più esplicite di quelle rivolte all'élite guerriera omerica, orientata semmai all'individualismo e alla competizione. Come recita un frammento: «La guerra lacrimosa annulla tutto: lo sapete, conoscete lo slancio d'aspre lotte. Giovani, foste con fuggiaschi e inseguitori, e d'entrambi le sorti siete sazi. Quegli audaci che vanno fianco a fianco nella mischia serrata, all'arma bianca, in prima fila, muoiono in pochi e salvano il grosso che va dietro.»

Combattere nell'antica Grecia

La Polis come Centro Culturale e Intellettuale

La polis era non solo un centro politico ed economico, ma anche un vibrante cuore culturale e sociale. Oltre alla politica, si dedicava molto tempo all'arte, alla filosofia, alla letteratura e alle attività fisiche come l'atletica e i giochi olimpici. Questo profondo impegno verso la cultura contribuì a definire l'identità di ogni città-Stato.

In particolare, l'espressione "arte geometrica" abbraccia l'intera produzione artistica greca del periodo compreso tra 900 e 700 a.C. circa, ma deriva in particolare dal peculiare stile decorativo che caratterizza la ceramica dipinta, un prodotto che rivestì un ruolo di assoluta preminenza nel complesso della cultura materiale della Grecia di questo periodo. È la ceramografia, in questo momento della storia greca, ad esercitare l'influenza più profonda e vivificatrice sulle altre arti visive, e sono i pittori di vasi la vera avanguardia artistica. Anche per questo, la ceramica di età geometrica costituisce una fonte preziosissima per la conoscenza degli aspetti sociali, culturali ed antropologici di questa fase, così povera di testimonianze di altra natura, e così importante per la comprensione dei successivi sviluppi della civiltà greca. Nella ceramica dipinta di età geometrica giungono a completa maturazione le tendenze già espresse nella produzione vascolare del periodo precedente, che viene definito "protogeometrico" (metà XI - fine X sec. a.C.): la superficie dei vasi è quasi completamente occupata dalla fittissima stesura, in una vernice nera lucida distribuita su fondi a risparmio, di motivi geometrici ripartiti in fasce: meandri; catene di denti di lupo, di rombi, di zig zag, di rosette stilizzate; zone campite a scacchiera o a reticolo, la cui sapiente distribuzione enfatizza i profili curati e audaci di forme vascolari prodotte in atelier ceramici che già potevano vantare un elevato grado di specializzazione.

I migliori atelier ceramici, già dall'età protogeometrica, avevano sede ad Atene, la città che in questo momento presentava il profilo artistico e culturale più definito, e che esercitava sugli altri principali centri della Grecia una evidente influenza. È appunto ad Atene che, negli anni intorno al 770 a.C., con l'introduzione nella ceramica dipinta di scene figurate complesse, ha luogo una vera e propria rivoluzione che pone termine ad una fase - definita "the long pictureless hiatus" da uno dei più autorevoli conoscitori della Grecia di età geometrica ed arcaica, Anthony M. Snodgrass - che aveva avuto inizio con il crollo dei regni micenei. Adesso, per la prima volta, si delineavano quell'abilità compositiva e quella tendenza alla narrazione destinate a costituire le fondamenta di un linguaggio visivo determinante per i successivi sviluppi delle arti figurative nel mondo greco e in quello romano, nonché, in ultima analisi, in buona parte del mondo occidentale fino ai nostri giorni. Nell'astrazione rigorosa, quasi intellettualistica, di queste partiture ornamentali, che mostravano l'abilità e la fantasia dei pittori vascolari nella varietà dei motivi e nell'acribia minuziosa con cui erano riprodotti e alternati, la rappresentazione figurata per lungo tempo stentava a trovare il proprio posto; ma quando l'arte rappresentativa riusciva finalmente a conquistarsi uno spazio, si trattava di un vero e proprio spazio pittorico: riquadri metopali e fasce che si configuravano come finestre che si aprivano su luoghi e momenti "altri" rispetto alla rarefatta concretezza della sintassi ornamentale geometrica.

Esempio di cratere tardogeometrico con scena di prothesis

È stato giustamente osservato dall'archeologo italiano Bruno d'Agostino in un suo recente saggio ("Alba della città, alba delle immagini?") che in questo periodo un'élite ribadiva le proprie prerogative, i propri modelli comportamentali e le proprie norme sociali nel rituale funerario, nella tomba e nella composizione del corredo funebre, elementi compresi nel concetto omerico di "geras thanonton", ovvero "ciò che è dovuto ai morti": la celebrazione del rito e l'esaltazione dell'areté del defunto servivano a definire quell'immagine del morto che sarebbe diventata patrimonio della memoria collettiva. Le prime scene figurate campeggiavano soprattutto su vasi monumentali, alti anche più di 1,5 metri, utilizzati come segnacoli tombali, con la base rotta per accogliere le offerte liquide destinate al defunto e per consentire lo scolo delle acque piovane, ma anche per sottrarre simbolicamente questi contenitori all'uso terreno. Si trattava di opere dotate di un forte carattere di esclusività, appannaggio di un gruppo sociale ristretto, che le commissionava ad un numero altrettanto ristretto di ceramisti e ceramografi. Se è vero che oltre il 90 percento dei vasi figurati con scene complesse di età geometrica sono di produzione attica, è altresì vero che buona parte di essi sono attribuibili all'attività del primo pittore vascolare di cui è possibile delineare la personalità artistica, il cosiddetto Maestro del Dipylon, degli artisti della sua cerchia e dei loro immediati successori.

Il Maestro del Dipylon deve il nome convenzionale con cui è conosciuto nella letteratura archeologica ad una splendida anfora, alta 1,55 metri, rinvenuta nella necropoli nei pressi della "doppia porta" (Dipylon) di Atene: in essa, la serrata scansione ritmica dei raffinatissimi fregi con ornamentazione geometrica fa spazio ad una più ampia fascia tra le anse, in cui si svolge una scena di "prothesis", cioè di esposizione del corpo della defunta sul letto funebre. Il dolore dei presenti si sublima nella ritualità del compianto funebre, che moltiplica il gesto di portarsi le mani alla testa in un ritmo ossessivo che si interrompe in corrispondenza di una figura più piccola (un bambino?) che accarezza teneramente il capo della defunta. L'esposizione del defunto al cordoglio della comunità e al lamento funebre delle donne ("threnos") era un elemento fondamentale del rituale funerario eroico che compare più volte descritto nei poemi omerici. A questo momento seguiva il trasporto del defunto sul carro ("ekphora") fino al luogo della cremazione e della sepoltura: e scene di "ekphora" compaiono sulla ceramica tardogeometrica, spesso in combinazione con quelle di "prothesis", a dimostrare che quanto si riteneva necessario a garantire al morto onore e fama imperituri era stato compiuto.

In un contesto simile, è lecito domandarsi se certe scene riproducessero eventi che hanno effettivamente avuto luogo, o se funzionassero piuttosto quali sostituti simbolici, proiettando nel passato eroico l'episodio luttuoso che aveva colpito il "genos". Nella ceramografia tardogeometrica compaiono di frequente sfilate di carri che recano uomini armati, nelle quali è possibile riconoscere un richiamo ai giochi funebri che costituivano un altro momento caratterizzante del funerale eroico, e che più volte compaiono nei poemi omerici. Non è possibile sapere se davvero nell'Atene dell'VIII secolo a.C. competizioni sportive accompagnassero la sepoltura di personaggi illustri, ma queste immagini fanno piuttosto pensare a situazioni ideali, proiettate in un mitico e nebuloso passato anche grazie alla presenza di elementi che potremmo addirittura definire "antiquariali". Tra questi, quello sicuramente più noto è lo scudo detto del Dipylon: un grande scudo bilobato, che non trova rispondenza nella panoplia ormai in uso nell'VIII secolo a.C. Scudi del Dipylon compaiono frequentemente sia nelle già citate sfilate di carri (come nel celebre cratere monumentale, oggi conservato a New York, attribuito al Pittore di Hirschfeld, collaboratore o allievo del Maestro del Dipylon) sia in scene di battaglia per terra e per mare, in cui caratterizza una delle due fazioni in lotta.

Sono i cosiddetti "Siamese twins", in cui si sono voluti riconoscere i due fratelli Molioni, formidabili guerrieri, che compaiono in due luoghi dell'Iliade, ricordati in entrambi i casi dal vecchio Nestore, che racconta fatti della sua giovinezza (Iliade XI, 709-752; XXIII, 629-643). Nei versi omerici essi sono connotati semplicemente come gemelli, ma un passo di Esiodo (Fr. 17A Merkelbach-West) fa esplicito riferimento alla loro deformità: si tratta di gemelli siamesi che hanno natura sia umana che divina, essendo stati generati sia da Attore, re di Orcomeno in Beozia, che da Poseidone (il duplice concepimento è una categoria concettuale spesso utilizzata nel mondo classico per spiegare la nascita di gemelli). Non tutti gli studiosi, tuttavia, concordano nel riconoscere nei "Siamese twins" i gemelli Molioni, giacché lo spazio piuttosto limitato che l'Iliade riserva loro non sembrerebbe giustificare la frequenza delle loro apparizioni nella ceramica geometrica. Si tratta di un esempio emblematico delle difficoltà che si incontrano quando si tenta di riconoscere scene e personaggi dell'epica omerica (o delle leggende alla base dei poemi omerici) nell'arte geometrica, nella quale non si sono ancora affermati né l'abitudine di designare i personaggi con delle iscrizioni né l'uso di un'iconografia stabile che consenta il riconoscimento di ogni figura tramite il ricorso a specifici attributi.

Sono numerosi i vasi di età geometrica che hanno subito tentativi di "interpretatio Homerica": ad esempio, la scena di naufragio su una celebre oinochoe ("brocca per il vino") oggi a Monaco, in cui compare un personaggio che sembra seduto sullo scafo rovesciato della nave, è stata ricondotta al naufragio della nave di Odisseo successivo all'episodio delle vacche del Sole (Odissea XII, 403 ss.), dal quale soltanto l'eroe si salva; ma, a ben guardare, sull'oinochoe non solo il personaggio al centro, ma tutti i marinai tra le onde sembrano in qualche modo in contatto con lo scafo, come se il pittore avesse inteso concedere loro una possibilità di salvezza. Su un cratere da Tebe, poi, un uomo che sta per salire su una nave pronta a salpare, con tutti i rematori seduti ai loro posti, si volge verso una donna alla quale stringe il polso, come se volesse forzarla a seguirla. Il gesto di prendere una persona per il polso ("cheir epi karpo") indica una presa di possesso; per l'interpretazione di questa scena si è pensato, naturalmente, a Paride ed Elena, o ad Ettore e Andromaca, ma anche a Teseo e Arianna e a Giasone e Medea. Interpretare in senso epico o mitico le scene della ceramica geometrica è problematico, anche perché sono sicuramente molte le leggende che non hanno conosciuto una forma di codificazione che le trasmettesse fino a noi; magari storie familiari, narrate dalle nonne ai nipoti, intessute di episodi reali e di eventi fantastici e popolate da figure d'eccezione. Storie che erano l'orgoglio del "genos" che ad esse si richiamava e che guardava al passato come ad un mondo in cui dominavano i valori e gli ideali a cui si ispiravano le élite emergenti di età geometrica. Le storie narrate per immagini sulla ceramica geometrica non avevano dunque soltanto un ruolo politico ed autorappresentativo legato agli interessi della committenza, ma anche un forte carattere normativo, rivolto in primo luogo alle giovani generazioni.

Accanto alla religione, la cultura e la filosofia prosperavano all'interno delle poleis. Atene, in particolare, divenne il centro della riflessione filosofica con figure come Socrate, Platone e Aristotele, che contribuirono a dare forma alle idee politiche, etiche e logiche che ancora oggi influenzano il nostro pensiero. Le polis greche erano anche centri di vita religiosa. Ogni città aveva i suoi dèi protettori, con templi dedicati a divinità principali come Atena, Apollo, Artemide e Zeus. Le festività religiose, come le Olimpiadi a Olimpia o le Panatenee ad Atene, erano momenti di grande celebrazione e unione della comunità. A ciò contribuiva in special modo la definizione di un'identità sociale che differenziasse una polis da tutte le altre.

Altri e più pratici indicatori della polis quale unità a sé stante, erano i marcatori di confine, i codici di leggi scritte, la monetazione, coniata usando specifiche immagini relative alla storia della polis (ad esempio l'immagine, sulle monete ateniesi, della civetta, simbolo di Atena patrona della città), le guerre, durante le quali i soldati combattevano contro un nemico comune, spesso per risolvere controversie territoriali, e la produzione di manufatti tipici (ad esempio la ceramica corinzia). La storia comune della collettività, o "memoria civica", veniva rinsaldata e commemorata attraverso l'erezione pubblica di statue di divinità locali, di leaders, benefattori e campioni sportivi.

L'Interconnessione tra le Poleis e la Loro Caduta

Sebbene le singole poleis avessero ciascuna la propria specifica identità, e le singole istituzioni e pratiche potevano ampiamente differenziarsi ed evolversi nel tempo in modo diverso, vi erano varie caratteristiche comuni a gran parte di esse. Quelle tra di esse unite da ideologie comuni, ad esempio, spesso creavano alleanze politiche di reciproca assistenza, come la Lega delio-attica e la Lega peloponnesiaca. Un atteggiamento meno autonomista e più "ellenico" si manifestava poi nelle poleis in due particolari occasioni: le guerre contro nemici non Greci (ad es. le Guerre Persiane del V sec. a.C.), e le festività cosiddette "panelleniche" come i Giochi Olimpici che si tenevano a Olimpia ogni quattro anni. La polis fondava poi colonie in territori stranieri, specialmente in Magna Grecia e Ionia, e diveniva quindi una città "madre" ("metropolis") che, oltre a trasferire materialmente nella colonia persone e competenze della comunità di origine (ad es. vasai e fabbri), vi trapiantava simbolicamente anche la propria identità.

Nonostante la bellezza della loro cultura e la varietà dei loro modelli politici, le poleis greche erano anche luoghi di grande conflittualità. Le rivalità tra le città-Stato, spesso causate da ambizioni territoriali, risorse o differenze politiche, portarono a guerre devastanti. Tuttavia, la cooperazione tra le poleis non era infrequente, soprattutto di fronte a minacce comuni. L'esempio più eclatante di unità tra le poleis fu la guerra contro i Persiani, quando tutte le città greche, tra cui Atene e Sparta, si unirono per fermare l'avanzata dell'impero persiano.

Nonostante le poleis fossero quindi ciascuna una unità politica e culturale a sé stante, le caratteristiche comuni di cui si è detto, e altri fattori, come la lingua e le credenze religiose più diffuse, lasciavano intendere la presenza di diversi elementi di connessione tra le varie poleis. Tuttavia, l'indipendenza e la mancata unità delle poleis furono le cause principali della loro caduta. Il re macedone Filippo II e suo figlio Alessandro Magno infatti sfruttarono a loro vantaggio le lotte interne fra le varie città-Stato per dominarle e sottometterle. Anche in Italia meridionale, nella Magna Grecia, le poleis caddero sotto il dominio di Roma tra il IV secolo a.C. e il III secolo a.C. La loro fine nel IV secolo a.C., quando le poleis furono conquistate prima da Filippo II di Macedonia e poi da Alessandro Magno, non cancellò, però, la loro eredità.

Verso la fine del IV secolo a.C., Alessandro Magno e i suoi successori, ossia i suoi generali che si divisero l'immenso impero dando vita ai cosiddetti "Regni Ellenistici", diffusero l'idea di polis anche nei territori asiatici, attraverso lo stanziamento di gruppi di Greci che di solito andavano a formare l'élite dominante, con l'assoggettamento della popolazione locale. In epoca romana la polis rimase un organismo amministrativo funzionante, ma fu subordinata alla caratteristica, e più estesa, suddivisione territoriale romana, la Provincia. Il termine polis, pertanto, perse quella sua tipica accezione di potere politico indipendente, ma continuò ad essere emblema di un orgoglio civico fondato su splendidi edifici pubblici e sul primato culturale. La polis greca, nella sua evoluzione e nel suo lascito, ha lasciato un'impronta indelebile sulla civiltà occidentale.

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