Introduzione: Soccorso e Responsabilità verso i Nidiacei Selvatici
Il ritrovamento di un uccellino selvatico, specialmente un nidiaceo, suscita spesso un desiderio di aiuto e protezione. Molti nidiacei delle specie più comuni, tra cui le tortore, presentano un’elevata mortalità, e la perdita di pulcini è un evento che tutte le specie aviarie mettono in conto all’atto della riproduzione. Ciononostante, è possibile allevare e riabilitare i pulcini delle specie più comuni, fino a renderli in grado di reinserirsi nel loro ambiente naturale. La prassi ideale, se si trova un animale selvatico, è sempre quella di localizzare un CRAS (Centro Recupero Fauna Selvatica) in zona e affidare a persone competenti l’animale. Tuttavia, non sempre questo è fattibile in tempi brevi e alcune specie di scarso o nullo interesse conservazionistico, come piccioni e tortore, talvolta non vengono accolte in questi centri. Questo vademecum serve a fornire informazioni di base a chi si trova nella necessità di accudire un pulcino di cui non sa che fare e non vuole lasciarlo al suo destino.
Riconoscere un Nidiaceo in Difficoltà: Quando Intervenire e Quando No
Prima di agire, è fondamentale distinguere tra un nidiaceo che necessita di aiuto e uno che è semplicemente nella fase naturale di apprendimento fuori dal nido. In molte specie di uccelli, i giovani nidiacei abbandonano il nido quando ancora non sono completamente impiumati e capaci di volare e di mangiare da soli. A un occhio inesperto, questi uccellini possono sembrare in difficoltà perché si muovono meno agilmente degli adulti e tendono a volare meno. Ma, in realtà, non sono affatto abbandonati: i genitori tornano a nutrirli regolarmente e li guidano al sicuro.

In linea di massima, se si vede un uccellino a terra che si muove, non si lascia prendere in mano, né mendica il cibo all’uomo, la regola è lasciarlo stare. Mettetevi a una decina di metri di distanza e osservatelo: i genitori verranno a riprenderlo in breve. Catturare questi nidiacei perfettamente sani e metterli in gabbia significa condannarli a morire di fame e di stress, poiché sono quasi adulti ma non mangiano da soli e non apriranno mai il becco per accettare il cibo da un essere umano. Merli, passeri, cornacchie e rapaci notturni sono alcune delle specie più comuni i cui nidiacei escono dal nido quando ancora non sono del tutto impiumati.
I pulcini in difficoltà si riconoscono invece dai seguenti indizi:
- Si lasciano prendere in mano senza protestare e senza tentare di fuggire, spesso aprono il becco e mendicano disperatamente il cibo.
- Sono deboli e poco reattivi, con il piumaggio gonfio e arruffato, e tendono a tenere gli occhi chiusi.
- Sono feriti, perdono sangue dalla bocca o dalla cloaca, o tengono zampine o ali in modo scomposto.
- Sono evidentemente non ancora pronti per lasciare il nido, quindi hanno zone di pelle senza piume, gli occhi ancora chiusi o le penne delle ali ancora non spuntate. La coda, invece, in molte specie spunta dopo che il pulcino ha lasciato il nido, quindi non è un indizio affidabile per decidere se un pulcino è caduto dal nido o se ne è allontanato volontariamente. Ad esempio, un tortorino trovato che è "abbastanza grandicello ma ancora non ha piume sotto le ali e dietro al collo" rientra in questa categoria di nidiacei bisognosi di cure.
Identificazione della Specie e Cura Iniziale: Insetivoro o Granivoro?
Uno dei primi problemi che si pone a chi raccoglie un uccellino è l’identificazione della specie. Questo è spesso un falso problema ai fini del primo soccorso per i passeriformi, poiché i pulcini di passeriformi, che siano insettivori o granivori, si alimentano e si gestiscono in modi simili. L’unica differenza sostanziale è che i pulcini degli insettivori non sono dotati di un gozzo in cui immagazzinare il cibo, per cui vanno nutriti a intervalli più ravvicinati. Per il resto, non ci sono grosse differenze nella fase iniziale di alimentazione. Diverso è il caso per i non passeriformi, che necessitano di cure specifiche.
Le tortore appartengono alla famiglia dei Columbiformi, e, come i piccioni, sono granivori e sono dotate di un gozzo, una sorta di sacchetto che si trova sotto la gola. I pulcini delle specie inette, come la tortora, nascono nudi e incapaci di muoversi e vengono accuditi dai genitori, non sono in grado di nutrirsi da soli fino allo svezzamento. Il loro cervello sviluppa lentamente, col tempo, le connessioni neurali necessarie all’azione di prendere il cibo e ingerirlo autonomamente.
Alloggio e Ambiente: Creare un Rifugio Sicuro e Caldo
I pulcini delle specie inette, se sono ancora privi di piumaggio, necessitano di un alloggio termostatato e riscaldato a 30-35°C. Si può usare a questo scopo un faunabox con un cavetto riscaldante termostatato, oppure una qualsiasi vasca di plastica in cui posizionare un nido che permetta all’uccellino di restare fermo e al caldo. Per le specie più piccole si possono usare le comuni cassette-nido per cocorite, ma anche una semplice scatola da scarpe va bene.

Sul fondo si mette soltanto un foglio di carta assorbente tipo Scottex, in modo da tenere il pulcino caldo e pulito. Ogni volta che il piccolo defeca, si può cambiare la carta assorbente. È bene che la scatola sia coperta, in modo che il pulcino stia in penombra; di solito, questi piccoli dormono tra un’imbeccata e l’altra. Un errore molto comune quando si trova un nidiaceo assieme al suo nido è quello di pensare di allevarlo lasciandolo nel nido e mettendo il nido in una scatola: niente di più sbagliato! I nidi degli uccelli spesso pullulano di parassiti che tormentano e indeboliscono i nidiacei, quindi se si trova un pulcino nel nido caduto a terra, bisogna togliere il piccolo dal nido e buttare via il nido. Allo stesso modo, appena si mette il pulcino su carta assorbente bianca, è consigliabile ripassargli il piumaggio e la pelle con un batuffolo di cotone e osservare la carta sottostante: se si notano una miriade di puntini neri che corrono sulla carta, il pulcino è infestato e necessita di un trattamento antiparassitario specifico, magari consultando un veterinario aviario.
Quando i pulcini si coprono di piume, non hanno più bisogno di essere scaldati e diventeranno più mobili: tenteranno di saltellare qua e là. Da questo momento, avranno bisogno di una gabbia o una scatola alta e coperta con un pezzetto di rete in cui siano presenti almeno un paio di posatoi che permettano al giovane uccello di esercitare le ali. Sul fondo della scatola, ora è bene mettere un paio di ciotoline basse, una con l’acqua e l’altra con il cibo, nella speranza che il pulcino cominci a mangiare qualcosa da solo e inizi a svezzarsi. Questo è un passaggio cruciale per il futuro benessere dell'animale.
L'Alimentazione del Nidiaceo: Cosa e Quanto Somministrare
Il metabolismo dei nidiacei, in particolare dei passeriformi e dei columbiformi come le tortore, è estremamente rapido, richiedendo pasti frequenti. I pulcini di columbiformi (piccioncini, tortore e colombacci) sono dotati di un gozzo, che è una sorta di sacchetto sotto la gola. Quando il pulcino è ben nutrito, questa sacca apparirà ben distesa e gonfia, con il cibo ingerito visibile attraverso la pelle sottile. Una volta riempito il gozzo, il pulcino si tranquillizzerà e digerirà finché tutto il cibo non sarà sceso nello stomaco. Gli insettivori, al contrario, non hanno gozzo, per cui mangiano meno ma ad intervalli più frequenti. È importante capire che prendersi cura di un nidiaceo è un impegno a tempo pieno, che non ammette pause.

Cibi Adatti per le Tortore e Altri Granivori:I cibi usati nell’allevamento dei pulcini selvatici non sono niente di diverso da quelli normalmente usati in erpetofilìa e ornitologìa. Per i pulcini di tortora, essendo columbiformi e granivori, l'alimentazione è specifica.
- Pastone per allevamento allo stecco per granivori: Questo è un alimento fondamentale. Un utente ha usato "un pastone per allevamento allo stecco per granivori" con successo per la sua tortora orfana. Questi pastoni sono formulati per fornire tutti i nutrienti necessari.
- Omogeneizzati di carne (pollo o manzo): Questi sono considerati la base per l’allevamento di tutti i pulcini di specie piccole. Sono un ottimo alimento proteico e molto digeribile. Possono essere stemperati in un po’ di acqua tiepida (mai usare il latte!) per essere inseriti in una siringa in modo da nutrire i pulcini che sono riluttanti ad aprire il becco da soli. Possono essere miscelati assieme al pastoncino all’uovo per i pulcini che necessitano un alimento più consistente e meno fluido. Un utente ha confermato che l'omogeneizzato va bene per un tortorino appena trovato, ma ha poi aggiunto che dovrebbe essere sostituito con pastoncino da imbecco.
- Pastoncini d’allevamento all’uovo per uccelli domestici: Possono essere usati come complemento assieme all’omogeneizzato, mai come unico cibo, perché sono nutrizionalmente poveri e incompleti. Per lo svezzamento, un utente ha suggerito l'uso di "briciole di biscotti da canarini" o "uovo sodo" in aggiunta al pastoncino all'uovo.
- Grano ridotto in pezzetti più piccoli: Come sperimentato da un altro utente, può essere un integratore utile durante la fase di crescita.
- Biscotti per granivori: Possono essere introdotti gradualmente.
- Crocchetta per cani "ammollata" in acqua: Un utente ha menzionato di somministrare "una crocchetta per cani 'ammollata' in acqua (questa una volta al giorno)". Anche se non è un alimento specifico per uccelli, l'ammollo la rende più digeribile e può fornire nutrienti aggiuntivi in piccole quantità.
Alimenti d’emergenza:Spesso capita di trovare un nidiaceo che necessita immediatamente di essere nutrito in orari o giorni in cui i negozi sono chiusi e non si hanno sotto mano insetti o alimenti adatti. Considerato il veloce metabolismo delle specie di passeriformi e columbiformi più piccoli, è indispensabile arrangiarsi per nutrire subito il pulcino con quello che si ha nel frigorifero. Ottimi alimenti di emergenza sono le uova, che vanno fatte bollire e quindi sbriciolate e stemperate con un po’ d’acqua tiepida, per costituire un pastoncino morbido con cui saziare il pulcino. La "pastura per le cotolette dove c'è pan grattato mais e uova" bagnata, come tentato da un utente, pur non essendo ideale, rappresenta un esempio di soluzione di emergenza che può fornire nutrimento temporaneo.
Alimenti controindicati, da evitare:Esistono una serie di alimenti che spesso vengono somministrati ai nidiacei come conseguenza del “sentito dire” e “ricette della nonna” che sono assolutamente sconsigliate e che spesso causano problemi gastrointestinali e diarree letali nei pulcini. Altri alimenti, semplicemente, sono poveri nutrizionalmente e non forniscono all’organismo dei piccoli uccelli tutti i nutrienti di cui necessitano. Alimenti controindicati sono: pane, latte, biscotti e dolciumi di tutti i generi, pappette di pane e latte, mangimi per cani (non ammollati e in quantità eccessive), larve di mosca o bigattini, semi per canarini (se il pulcino non è ancora in grado di beccare autonomamente), frutta. È stato specificamente menzionato che "semi per canarino ma ancora non becca" non sono adatti per un tortorino piccolo.
Metodi di Alimentazione Specifici per Tortore
Il modo di nutrire i pulcini varia a seconda della specie. Piccioni e tortore non aprono il becco per ricevere il cibo nel modo classico, ma infilano la testa nella gola del genitore e succhiano il contenuto del gozzo, una sostanza ricca e nutriente chiamata "latte di piccione". Per nutrire un pulcino di piccione o di tortora, quindi, non bisogna forzarlo ad aprire il becco.
Brutta esperienza vissuta col il mio pulcino di tortora: infezione al gozzo
Invece, bisogna lasciare che infili il becco dentro un contenitore stretto che simuli il cavo orale del genitore. Un metodo efficace è preparare un pastone fluido e versarlo in un bicchierino di plastica piccolo oppure stringerlo nel pugno e lasciare che il nidiaceo infili il becco tra le dita per succhiare. Si può immaginare di stringere il manubrio di una bicicletta: la cavità che si crea tra le dita, dove si trova il manubrio, è il punto in cui il nidiaceo inserirà il becco per nutrirsi. Un altro utente ha descritto di aver utilizzato con successo "un biberon di plastica di quelli piccoli, per dare l'acqua ai bambini" tagliando "la parte superiore della tettarella di silicone" per creare un'apertura da cui il piccolotto ha potuto mangiare. È cruciale che il cibo non si attacchi alle piume dopo che ha mangiato. Come giustamente consigliato, si dovrebbe "pulirlo, non deve attaccarsi il cibo alle piume. Lavalo delicatamente con una spugna e dell'acqua tiepida, e poi asciugalo, altrimenti potrebbe raffreddarsi." L'igiene delle piume è fondamentale, specialmente in inverno, perché "le piume, Paola, hanno la funzione di proteggere l'uccello dalle intemperie, quindi dal freddo e dalla pioggia. Considerando che la muta non avviene immediatamente, è importante che le piume siano a posto e poi anche perchè la pelle deve essere coperta". Le piume delle ali sono fondamentali per il volo, quindi non devono essere imbrattate.
La frequenza dei pasti per i pulcini di columbiformi è elevata, anche se leggermente meno frenetica rispetto ai piccolissimi passeriformi insettivori. I pulcini che mendicano cibo vanno sempre nutriti; solitamente, il comportamento del pulcino è indicativo: se chiede cibo vigorosamente va subito accontentato.
Il Processo di Svezzamento: Dalle Imbeccate all'Autonomia
Lo svezzamento è un processo graduale che si realizza in circa un paio di settimane nelle specie più piccole, e in più tempo in quelle più grosse. Un nidiaceo di tortora, pur essendo "abbastanza grandicello", se non ha ancora piume sotto le ali e dietro al collo, e non becca da solo, è ancora molto dipendente. È fondamentale guidarlo verso l'autonomia, seguendo un approccio simile a quello dei genitori naturali. Come suggerito da un esperto, dobbiamo imparare dai loro genitori: "Nei primi 15 gg li nutrono esageratamente poi pian piano diminuiscono le imbeccate in particolare quando hanno circa 25 gg li imbeccano pochissimo e stimolano i figli a seguirli a terra dove trovano alimento e iniziano a beccare." Questo implica una riduzione progressiva delle imbeccate fornite dall'uomo, incoraggiando nel contempo il pulcino a esplorare e a nutrirsi da solo.

Un utente ha sollevato il dubbio sulla frequenza e quantità di cibo per una tortora di circa un mese che "non sembra molto disposta a mangiare da sola, qualcosa lo mangia da sola, ma mai a sufficienza". La sua domanda era: "è abbastanza grande secondo voi per mangiare da sola? come posso fare per svezzarla? devo ridurre le dosi o ridurre il numero di volte che la nutro?". La risposta risiede proprio nella gradualità e nella stimolazione. Per un pulcino di un mese, è plausibile che possa iniziare a mangiare da solo, ma ha bisogno di incentivi e meno dipendenza dall'imbeccata manuale.
Strategie per Stimolare l'Autosvezzamento:
- Introduzione graduale del cibo solido: Come già menzionato, quando il pulcino si impiuma e diventa più mobile, è il momento di mettere delle ciotoline basse con acqua e cibo sul fondo della gabbia o della scatola. Per le tortore, ciò include pastoncino all'uovo, briciole di biscotti per canarini, e pezzetti di uovo sodo. "Le granaglie è ancora un pò presto. Comunque, volendo puoi anche mettere una ciotolina con dei semi." Un utente ha provato a introdurre "un po' di semini nel pastone", il che può essere un buon modo per abituarlo alla consistenza. È importante che i semi siano adatti ai columbiformi, ad esempio quelli per piccioni o tortore, e non solo quelli per canarini, che potrebbero essere troppo piccoli o non abbastanza nutrienti per una dieta esclusiva.
- Riduzione delle imbeccate: Se il pulcino è abituato a essere nutrito, tenderà a preferire questa modalità. È necessario ridurre gradualmente il numero di imbeccate giornaliere. Se si imbecca 3 volte al giorno, si potrebbe provare a scendere a 2, monitorando attentamente il consumo di cibo autonomo. L'obiettivo è spingere il pulcino a cercare il cibo nelle ciotoline.
- Osservazione e persistenza: Il pulcino potrebbe fare fatica all'inizio. "A loro piace più essere nutriti che nutrirsi". È una fase di apprendimento. "La piccola da un paio di giorni ha iniziato a mangiare da sola in modo più sostanzioso", ha riferito un utente, dimostrando che la costanza paga.
- Compagnia e imitazione: La presenza di un altro uccello adulto può essere estremamente utile. Un utente ha osservato che la sua tortora orfana, dopo essere stata messa nella gabbia con il "docilissimo" padre, "ha iniziato a mangiare da sola in modo più sostanzioso e… si 'puliscono' a vicenda, dormono e mangiano insieme e la piccola copia tutto quello che il padre fa". Questa imitazione è un potente stimolo all'autosvezzamento e allo sviluppo di comportamenti naturali. Se non è disponibile un adulto della stessa specie, anche un "compagno virtuale", come un piccolo specchio appeso vicino alla lampada riscaldante (per le specie precoci, ma il concetto di stimolo sociale è valido) può aiutare a ridurre lo stress del pulcino solo.
- Creare un ambiente stimolante: Quando il pulcino è in grado di volare, anche solo per brevi tratti, l'ambiente circostante diventa un fattore chiave. "Oggi gli ho fatto vedere il mondo da dietro i vetri…era estremamente incuriosito: girava la testolina di qua e di là". Questo tipo di stimolazione ambientale lo aiuta a sviluppare curiosità e ad esplorare, prerequisiti per la ricerca autonoma di cibo.
Monitoraggio e Progressione
Durante lo svezzamento, è vitale monitorare il benessere del nidiaceo. Le feci sono un buon indicatore di salute e corretta alimentazione. "Le feci, paragonate a quelle del topic sembrano valide e lui sempre più vispo" è un segnale positivo. L'attività generale, la vivacità e l'interazione del pulcino sono tutti segni di un buon progresso. È anche importante assicurarsi che il nidiaceo beva a sufficienza. "Mi sembra che beva pochissimo. Io gli avvicino spesso l'acqua al becco, la tengo in uno scodellino di vetro… Intinge un attimo il becco poi sembra essere a posto." È normale che non bevano molto se il cibo è già umido, ma l'acqua deve essere sempre disponibile. La perseveranza e l'attenzione ai dettagli sono fondamentali. La cura di un nidiaceo è una "bella esperienza anche per mia figlia, di 12 anni", ma richiede "impegno titanico".
Il momento in cui la tortora "mangia tutto da sola finalmente" è il successo finale del processo di svezzamento, ma segna anche l'inizio della fase successiva, quella di preparazione per un eventuale rilascio, se l'obiettivo è la riabilitazione completa. Un utente ha avuto successo con due nidiacei di tortora che "sono stati liberati due mesi fa", dimostrando che con dedizione e cure adeguate, il ritorno alla natura è possibile.