Cucinare il pesce è spesso un’impresa lunga e laboriosa, fatta di diversi passaggi tecnici, specialmente quando si ha a che fare anche con la fase di pulizia e sfilettatura. La situazione si complica ulteriormente se si è scelto un prodotto che contiene molte spine, da togliere una a una, per non rischiare incontri poco graditi al momento del consumo. Per i genitori, la sfida è duplice: garantire ai figli un apporto nutrizionale eccellente e, allo stesso tempo, assicurarsi che il pasto sia sicuro e privo di pericoli. Una lisca rimasta in gola, oltre a essere fastidiosa, rischia di diventare pericolosa e i più piccoli potrebbero avere difficoltà nel farlo comprendere.

Definizione e praticità dei pesci senza spine
Quando si parla di pesci senza spine si fa generalmente riferimento alle specie ittiche che hanno una struttura ossea e cartilaginea semplice e facilmente gestibile in cucina. Quelle che comunemente definiamo lische, infatti, formano lo scheletro dell’animale e si dividono principalmente nella lisca centrale, che corre lungo il corpo dalla testa alla coda e che corrisponde alla colonna vertebrale, e nelle lische sottili, quelle più piccole e numerose che il più delle volte rappresentano il vero problema mentre si mangia, perché complicate da trovare e da rimuovere.
La caratteristica principale dei pesci privi di spine è quella di avere pochissime lische secondarie, grazie a una conformazione che permette una pulizia rapida e precisa anche a chi ha meno dimestichezza con il pesce. Esistono diversi pesci che rientrano all’interno di questa categoria e possiamo suddividerli in tre gruppi: i pesci piatti, come la platessa, il rombo, la sogliola, facilmente riconoscibili per la forma laterale piatta, che permette loro di nuotare in orizzontale; i pesci bianchi come merluzzo, nasello, rana pescatrice e San Pietro, che vantano pochissime spine, e infine il tonno o il pesce spada, che hanno una grossa lisca centrale e per la loro grandezza difficilmente si trovano interi, ma vengono già venduti in tranci.
I protagonisti del mare: le specie migliori per i piccoli
La scelta del pesce è fondamentale, specialmente per abituare il palato dei più piccoli a sapori naturali. Ecco una panoramica delle specie più adatte.
1. Sogliola
Con questo termine si indicano diverse specie dalla forma piatta ed ellissoidale che vivono sui fondali sabbiosi. È il pesce più apprezzato in cucina per la sua carne finissima, magra e molto digeribile: ha un basso contenuto calorico ed è una buona fonte di sali minerali e omega-3. È il re incontrastato della tavola dei bambini e la sua struttura ossea è centralizzata e compatta.
2. Platessa
Presente soprattutto surgelata in filetti o in tranci già puliti al supermercato, la platessa è un pesce economico, noto per avere carni bianche delicate, dal gusto lievemente dolciastro e facili da digerire. Compaiono di frequente nella dieta dei più piccoli, merito anche delle proteine ad alto valore biologico e dei micronutrienti quali vitamine del gruppo B e sali minerali, come fosforo e potassio.
3. Rombo
Il rombo è un pesce pregiato, riconoscibile per la forma romboidale. Vive nei fondali sabbiosi e le sue carni sono bianche, compatte, dal sapore delicato ma intenso. Comprato intero, la sfilettatura è simile alla sogliola: si ottengono quattro filetti, separati dalla lisca centrale.
4. San Pietro
Il pesce San Pietro è una specie marina ricercata, con un corpo appiattito e una caratteristica macchia scura sui fianchi. Dal punto di vista anatomico, ha una lisca centrale ben definita e spine facilmente visibili. Le carni sono bianche, compatte e delicate, molto apprezzate per il sapore leggermente dolce.
5. Merluzzo e Nasello
Il merluzzo è un pesce bianco tra i più noti e consumati al mondo, con polpa soda e piacevolmente sapida. Il nasello (Merluccius merluccius) è un suo stretto parente, ma con un corpo più affusolato e carni più tenere. Entrambi sono poveri di grassi, ricchi di proteine e omega-3, rendendoli pilastri dell'alimentazione infantile.
6. Rana pescatrice (Coda di rospo)
Nonostante l'aspetto poco gradevole, le sue carni sono pregiate, sode e con un gusto delicato ma distinguibile. Presenta un'unica lisca centrale che si elimina facilmente, rendendola ideale per zuppe o cotture in umido.

7. Pesce Spada e Tonno
Per le loro dimensioni, si trovano già porzionati in tranci. Hanno carni compatte e sode, ricche di nutrienti. Sono pesci semi-grassi, ottimi per chi desidera una consistenza più carnosa, ma occorre prestare attenzione alla provenienza per evitare frodi commerciali.
L'importanza dei nutrienti nello sviluppo infantile
Il pesce è un alimento preziosissimo per la salute dei nostri figli. È ricco di acqua (60-80%), proteine "nobili" (circa 25%), vitamine A, D, B6 e B2, oltre a sali minerali essenziali come fosforo, calcio e iodio. Soprattutto, è la fonte primaria di acidi grassi Omega-3, fondamentali per lo sviluppo cerebrale e cognitivo del bambino, oltre a favorire la salute cardiovascolare.
L'introduzione del pesce può avvenire sin dallo svezzamento, intorno al quinto o sesto mese, preferendo inizialmente specie magre e bianche come sogliola o platessa. Il pediatra Italo Farnetani suggerisce un approccio graduale basato sull'età: alici e sogliola al vapore dai 7 mesi, merluzzo o palamita lessati dai 10 mesi, fino a polpette e filetti impanati oltre l'anno di vita.
Tecniche di cottura per ogni esigenza
Le specie indicate non sono solo sicure, ma anche estremamente versatili. Ecco come valorizzarle:
- Al vapore: Ideale per sogliola, platessa e nasello. Preserva le fibre della carne e la rende umida e tenera, perfetta per i più piccoli.
- Al forno: Tecnica passepartout, ottima per rombo e merluzzo. Il cartoccio permette una cottura leggera che mantiene intatti gli aromi senza aggiungere grassi in eccesso.
- In padella: Valorizza filetti e tranci. Si possono preparare piatti sfiziosi come la sogliola alla mugnaia o merluzzo in umido con pomodorini e olive.
- Griglia o piastra: Perfetta per tonno e pesce spada. L'alta temperatura crea una crosticina gustosa. Si consigliano marinature per mantenere la carne morbida.
- Frittura: Molto amata dai bambini, se effettuata con olio d'oliva e una buona pastella, permette di ottenere un risultato croccante che spesso convince anche i piccoli più restii al consumo di pesce.
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Consigli pratici per genitori attenti
Il successo nel far mangiare il pesce risiede spesso nella presentazione. "Stuzzicali con una bella pizza colorata ricca di tocchetti di pesce", suggeriscono gli esperti. È fondamentale instaurare un rapporto di fiducia con il pescivendolo, che potrà sfilettare il pesce al momento. Se preferite farlo a casa, ricordate di controllare il filetto passando il polpastrello lungo la fibra: le eventuali spine residue risultano rigide e sporgenti.
La qualità è il primo passo: un pesce fresco non emana cattivo odore, ma profuma di mare. È importante anche riflettere sulla sostenibilità: il fermo-pesca e l'attenzione alle mappe dei territori aiutano a scegliere prodotti che non alterano gli equilibri marini. Infine, ricordate che anche il pesce surgelato, se di qualità e surgelato subito dopo la pesca, mantiene eccellenti proprietà nutrizionali, rivelandosi una risorsa pratica per la cucina quotidiana.
Per i bambini più esigenti, non affrettate i tempi. Procedete per step: iniziate con consistenze morbide, passate poi a bocconcini più consistenti in salse leggere (pomodoro, basilico, erbe aromatiche) e, una volta che avranno apprezzato il sapore del mare, potrete introdurre anche il pesce azzurro (sarde, acciughe) per variare il menù settimanale, che dovrebbe prevedere il pesce almeno 2-3 volte.