Guida Completa all’Ancistrus e al Mito dei Pesci Pulitori

Il mondo dell’acquariologia è costellato di luoghi comuni, leggende metropolitane e definizioni imprecise che, spesso, portano i neofiti a compiere scelte gestionali errate. Il termine più abusato in questo contesto è certamente quello di "pesce pulitore". Se avete mai osservato un acquario all’interno di un ristorante o in casa di qualcuno, vi sarete con ogni probabilità imbattuti in quei piccoli pesci che restano aderenti al fondo o si attaccano in maniera buffa al vetro. Si tratta dei cosiddetti pesci pulitori, chiamati così per via dell’abitudine di “pulire” i fondali o le superfici. Tuttavia, non esistono pesci che puliscono i vetri, pesci "mangiacacca", pesci che tengano in ordine il fondo, fanno la lavatrice o puliscono casa! Esistono i pesci da fondo, i catfish, i loricaridi, che non hanno una "funzione specifica": sono pesci come tutti gli altri e come tali devono essere trattati, non devono essere consigliati o comprati per svolgere un "lavoro".

Un esemplare di Ancistrus attaccato a un vetro in un acquario ben piantumato

Anatomia di un falso mito: chi sono davvero i "pulitori"?

Col concetto di “pesce pulitore” vengono generalmente identificate specie simili per forma o abitudini, ma in realtà i cosiddetti “pesci pulitori”, a differenza di quanto il nomignolo potrebbe lasciare credere, non puliscono affatto l’acquario. Non esistono assolutamente pesci in grado di nutrirsi di escrementi di altri pesci, o per lo meno non ne esistono di allevabili in un comune acquario. Questi animali non sono degli aspiratutto: dunque, chiedersi a cosa servono i pesci pulitori non è tecnicamente corretto, essendo che non svolgono una funzione per noi esseri umani. Non sono attrezzi da inserire nell’acquario, e il loro contributo all’ambiente è meramente legato al proprio sostentamento e alle funzioni biologiche.

La categoria dei “pesci pulitori di vetro” comprende i pesci dotati di bocca “a ventosa”, che usano questa caratteristica per attaccarsi agli oggetti e, ovviamente, ai vetri. I loricaridi (Loricariidae) sono la famiglia che annovera la stragrande maggioranza dei pesci dotati di questa peculiarità. In acquariologia, oggi, i generi più diffusi sono gli Ancistrus, gli Hypostomus, i Glyptoperichtys, i Gyrinocheilus e gli Otocinclus. Accanto ai pesci con bocca a ventosa, prendono il nomignolo di pulitori da vetro anche alcuni generi di lumache d’acqua come l’Ampullaria e la Neritina.

D’altra parte, la categoria di “pulitori di fondo” o “pesci spazzini” comprende pesci appartenenti all’altrettanto nutrita famiglia dei callichtidi (Callychtideae). In acquariofilia sono molto diffusi alcuni generi in particolare, come i Corydoras, i Pangio, i Labeo e i Botia (oggi denominati Chromobotia), che ahimè nella stragrande maggioranza dei casi vengono allevati in acquari inadatti a loro per dimensioni o arredamento.

L’Ancistrus: oltre il soprannome

Fra i pesci di fondo e fra i “pulitori” si trova l’Ancistrus (genere appartenente all’Ordine dei Siluriformi, famiglia Loricariidae). Questo pesce non vuole sentire dire che è un pulitore: in effetti, si attacca spesso ai vetri e, già che c’è, succhia le alghe che vi sono attaccate, ma vive di tutt’altre sostanze. Pertanto, non è né un pulitore, né un “pulisci vetro”, né un “mangia alghe”. Se è vero che gli Ancistrus possono, sebbene in misura più ridotta di quanto si creda comunemente, nutrirsi di alcuni tipi di alghe, queste sono del tutto insufficienti a mantenerlo in vita. Può succedere che il neofita, leggendo il termine “pulitore” e non approfondendo la conoscenza dell’Ancistrus, pensi che acquistandone due o tre possa risolvere il problema della proliferazione delle alghe su vetri ed arredi e più tardi, purtroppo, si accorge di aver combinato un’enorme sciocchezza.

L’Ancistrus è un pesce originario del Sud America, principalmente nei bacini del Rio delle Amazzoni e del Rio Negro, in acque dolci relativamente chiare, ricche di vegetazione e in buon movimento. La sua figura è inconfondibile, con il suo corpo allungato e compresso lateralmente, ricoperto da una specie di corazza di scaglie ossee, che ne costituiscono una difesa contro assalti violenti, insieme con le spine a uncino che sono sul dorso. La colorazione va dal marrone scuro al grigiastro, talora arricchita da macchie e striature più chiare; esistono varietà di allevamento come l’albina, la Gold (gialla), l’arancio-rosso e la bianca. La testa è grande e piatta, con due barbigli con funzione sensoriale ai lati della bocca a ventosa.

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Comportamento e dimorfismo sessuale

I maschi adulti, verso i sei mesi di età, vedono crescere sul muso delle escrescenze carnose, simili a tentacoli, che ricordano un po’ i baffi di un pesce gatto o le corna del cervo. Questi tentacoli, nella femmina, sono invece sottili e corti o assenti. Alcuni scienziati ritengono che i tentacoli del maschio servano a mimare le larve per attirare la femmina, simulando un’abbondante prole ancora dotata di sacco vitellino.

L’Ancistrus è un pesce tranquillo, preferibilmente notturno, ed è per natura tendenzialmente solitario. Se due esemplari della stessa specie si trovano di fronte, non è raro il caso in cui inizino a combattere strenuamente fra di loro per difendere il loro territorio. Può capitare che si facciano ferite anche gravi con le spine erettili a uncino site sul dorso, che tentano di usare contro il ventre dell’avversario. Per questo motivo, è fondamentale prevedere nascondigli separati e, in caso di più maschi, una vasca molto spaziosa (almeno 1,50 metri).

Esigenze alimentari e gestione dell'acquario

Essendo essenzialmente un erbivoro, l’Ancistrus deve essere nutrito adeguatamente. Si può integrare la sua dieta con insalata, zucchine, cetrioli, spinaci o tarassaco dopo la bollitura per qualche minuto, anche se non disdegnano la verdura cruda. È essenziale somministrare mangimi ad hoc studiati, come le pastiglie affondanti per pesci di fondo contenenti sostanze animali e vegetali.

È importante ricordare che questi pesci hanno bisogno di radici di torbiera o legni di faggio e rovere (naturalmente scortecciati ed essiccati) nel serbatoio dell’acqua. Il pesce utilizza le fibre del legno per la digestione: raschiandolo, assume le fibre alimentari necessarie per il suo apparato digerente. Senza queste radici, il vostro amico di pinna non otterrebbe le fibre alimentari necessarie e avrebbe dei problemi digestivi. Se non sono sufficientemente nutriti, tenderanno a mangiare le piante d’arredamento; quindi, a scanso di guai, queste è opportuno siano piuttosto coriacee e non troppo piccole.

Per quanto riguarda i parametri dell’acqua, una vasca contenente circa un centinaio di litri può ospitare un maschio e due o tre femmine. L’acqua deve essere pulita, ossigenata e tenuta in leggero movimento. La temperatura ideale è tra i 22 e i 28°C, con pH 6,5-7,5 e durezza 5-20° dGH. È necessario procedere periodicamente alla sifonatura del fondo, naturalmente procedendo cum grano salis, cioè con calma per non spaventare i pesci che, impauriti, potrebbero mettersi a nuotare all’impazzata.

Esempio di allestimento corretto per Ancistrus con legni e piante a foglia robusta

Riproduzione: le cure parentali

La riproduzione dell’Ancistrus è piuttosto facile e può avvenire anche nell’acquario di comunità. Se si desidera fare le cose per bene, è necessario prendere qualche precauzione: si sceglie una coppia giovane e sana e la si introduce nella vasca scelta per la riproduzione, ricca di nascondigli e anfratti. La temperatura deve essere mantenuta tra i 26-28°C.

Il maschio, dopo un lungo corteggiamento che comprende sollecitazioni e spinte sulla femmina, la accompagna nel nascondiglio scelto. Qui avviene la deposizione di un paio di centinaia di uova, che vengono attaccate a grappolo alle rocce o al vetro e immediatamente fecondate. Giunti a quel punto, la femmina se ne disinteressa, per cui la si può rimuovere, lasciando al compagno il compito di curare la futura prole. Il maschio si prende cura delle uova con impegno e occhio vigile, ventilandole ed eliminando quelle opache, ammuffite o cadute sul fondo. Dopo una settimana o una settimana e mezza, si ha la schiusa e ne escono avannotti biancastri, che iniziano a muoversi in cerca di cibo dopo aver assorbito il sacco vitellino.

Considerazioni sulla salute e sulla convivenza

L’Ancistrus è un pesce robusto, relativamente poco esigente e che raramente si ammala, potendo superare i 10 anni di vita (in condizioni ideali, fino a 19 anni). Tuttavia, tollera molto male i farmaci somministrati agli altri coinquilini, specialmente prodotti come il verde malachite o composti a base di rame, che risultano per lui fatali. È opportuno evitare anche l’uso di lumachicidi.

A volte potresti accorgerti che il tuo pesciolino cambia colore e il suo corpo si riempie di grandi macchie marrone chiaro. Generalmente, questa decolorazione non richiede alcun trattamento speciale: la colorazione dell’Ancistrus può cambiare a seconda dell’umore, dello stress causato da valori dell’acqua inadeguati o dalla presenza di femmine pronte a deporre le uova. Osservando con attenzione il vostro amico, dovreste riuscire a identificare la causa dello stress e intervenire migliorando l’ambiente.

Altre specie erroneamente definite "pulitori"

Come già accennato, l’Ancistrus non è l’unico vittima di questa errata classificazione. Il Gyrinocheilus aymonieri, o pesce pulisci vetro, è un altro esempio lampante. Si tratta di un ciprinide molto famoso negli acquari di comunità per la sua utilità come divoratore di alghe, ma è un pesce che può raggiungere i 18 cm di lunghezza e che, con l’età, può diventare territoriale e aggressivo. Anche i Corydoras, pur essendo splendidi pesci da fondo, sono spesso confusi con spazzini che non necessitano di una dieta mirata. Questi pesci, dotati di baffetti che usano per smuovere la terra e trovare detriti, hanno esigenze nutrizionali specifiche e non sopravviverebbero a lungo nutrendosi solo di scarti sul fondo.

In definitiva, prima di scegliere un esemplare per il proprio acquario, è fondamentale fare ricerca, leggere le opinioni degli esperti e, soprattutto, evitare l’acquisto d’impulso basato su etichette commerciali fuorvianti. I pesci non sono strumenti di pulizia, ma esseri viventi con esigenze biologiche, comportamentali ed etologiche complesse che spetta all’acquariofilo soddisfare con dedizione e competenza. Se si desiderano vetri puliti, la soluzione corretta non è un pesce, ma una pulizia manuale con la lana di perlon o strumenti adeguati; se si desidera un fondo pulito, si procede con una regolare sifonatura. Solo comprendendo appieno la natura di queste specie potremo garantire loro una vita lunga e dignitosa nelle nostre case.

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