Il regno acquatico, dalle acque dolci dei tropici fino alle profondità oceaniche più inaccessibili, nasconde fenomeni biologici che sfidano costantemente la nostra comprensione, lasciandoci sbalorditi di fronte a eventi che, in apparenza, rasentano il miracoloso. La natura, con la sua inesauribile capacità di adattamento, ha modellato creature dotate di meccanismi di sopravvivenza estremi, che vanno dalla resistenza alla disidratazione totale alla simbiosi riproduttiva più inquietante e affascinante.

Il Pleco: il sopravvissuto del fango
Esistono fenomeni che sfidano la nostra comprensione e ci lasciano senza fiato; una di queste è stata catturata in un video che ha rapidamente fatto il giro dei social media, lasciando gli spettatori sbalorditi di fronte a un evento "miracoloso". Nel video, un uomo si imbatte in quello che sembra essere un pesce morto, completamente disidratato e in procinto di sgretolarsi. Tuttavia, ciò che accade successivamente ha lasciato tutti senza parole. Si tratta di Hypostomus plecostomus, conosciuto anche come pesce ventosa o pleco comune, una specie di pesce tropicale d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei pesci gatto corazzati, nota come Loricariidae.
Questo nome deriva dalla presenza di file longitudinali di scaglie simili ad armature che ricoprono le parti superiori della testa e del corpo di questi pesci, mentre la superficie inferiore della testa e dell'addome è caratterizzata da una pelle nuda e morbida. Il pleco è perfettamente adattato al suo ambiente ed è capace di sopravvivere per mesi sotto il fango secco e indurito, aspettando pazientemente l'arrivo della pioggia che riporti la vita nell'ambiente circostante. Infatti, questa specie di pesce è anche nota per la sua capacità di respirare aria dalla sua bocca, utilizzando un organo accessorio associato alla cavità branchiale quando necessario. L'area di origine di questa specie è il Nord-Est del Sudamerica tropicale, dove purtroppo vengono catturati per essere venduti come pesci d'acquario quando sono giovani e di piccole dimensioni, ma in natura possono crescere fino a raggiungere una lunghezza massima di 50 centimetri.
L’amore oscuro degli abissi: il parassitismo sessuale
Nelle profonde oscurità oceaniche, per una vita ti ho cercato. Due, tre, quattro settimane. Tu sei la mia alba ed il mio tramonto, la mia Luna, casa ed avventura. So bene che se riesco finalmente a trovarti, la mia vita cambierà radicalmente: niente più nuotare liberi, nessuna ebbrezza della caccia. Tu sarai per me l’apoteosi e una prigione, al tempo stesso, l’Alfa e l’Omega della mia insignificante vita. Ma se l’immensità di questo ambiente, le grandi distanze ed il vertiginoso senso della solitudine, alla fine, avranno la meglio sulla mia ricerca, allora morirò di fame, lentamente. Pensando a te. Questo è il senso dell’amore per “noi”.

Che cosa siamo? In Italia ci chiamerebbero, con esibizione d’antonomasia, la rana pescatrice, benché in effetti quel particolare tipo di pesce abissale sia bentonico, ovvero abituato a vivere in prossimità dei fondali e per questo appiattito verticalmente, mentre noi che pratichiamo questa specifica modalità di accoppiamento siamo i veri diavoli del nulla, gli abitatori dei grandi spazi vuoti tra i 1.000 ed i 2.000 metri di profondità. Scientificamente: i Ceratiidae, ma anche qualche specie di Melanocetidae. Quasi mai, i Lophiidae delle più spericolate tavole ittiche europee. In inglese, ci chiamano anglerfish, con riferimento alla lenza luminosa che impieghiamo, assai frequentemente, per attrarre a noi le piccole prede da cui siamo chiamati a trarre nutrimento.
Perché quaggiù nell’infernale vuoto, il cibo è scarso per definizione, richiedendo uno sforzo continuo per mantenersi in vita. Così l’evoluzione ha dotato le nostre femmine, ma non noi maschi, di una pinna dorsale modificata, in cui il primo raggio cartilagineo presenta una serie di pori, all’interno dei quali vivono batteri bioluminescenti. Ma questo non è il solo caso di interrelazione simbiotica tra lei ed altre creature. È un fatto relativamente poco noto che questa intera categoria di pesci abissali (oltre 200 con distribuzione in tutti gli oceani della terra) presenti il più marcato dimorfismo sessuale dell’intero regno animale. Il che vuol dire che mentre lei, a seconda della specie, può arrivare a misurare fino a un metro di lunghezza, raramente lui supera i 3-4 cm dalla testa alla coda.
Il rituale della fusione
Come può avvenire, dunque, la fecondazione? Se non grazie alla straordinaria furbizia e capacità strategica della natura… Dal momento stesso della nascita, lui dispone infatti di un olfatto straordinariamente sviluppato. Seguendo la direzione delle sue spropositate nari, cerca attentamente finché non gli riesce di trovarla. Avvicinatosi a sufficienza di soppiatto, trova un punto da mordere per fare come il pitbull col postino, che stringe quella caviglia per non lasciarla andare mai più. E quindi secerne una saliva contenente l’enzima digestivo, che dissolve la sua mascella e il preciso punto di congiunzione, creando i presupposti per l’orribile ibrido uomo-cane.
Successivamente alla fusione, il maschio perde in effetti la funzionalità di quasi tutti i suoi organi interni tranne le gonadi, che naturalmente dovranno continuare a produrre sperma fino alla fine di questo asimmetrico sodalizio nuziale. Con un simile approccio, la femmina si garantisce l’estrema prontezza nel mettere al mondo la prole. La scoperta è in effetti piuttosto recente, con l’interpretazione antica che vedeva questi pesci, talvolta catturati accidentalmente nella rete dei pescatori, come affetti dalle infestazioni di uno strano tipo di parassita. Fino a cinque o sei pesciolini, saldamente conficcati in varie zone, ormai perfettamente incorporati nel corpo di lei.
La lanterna vivente degli abissi: documentario PESCE ANGLER #pesceangler #documentariodeepsea
Strategie riproduttive: il ruolo della placenta
Trattenere nel corpo i piccoli vivi come strategia riproduttiva presenta sia dei vantaggi che degli svantaggi. Alcuni organismi ovovivipari hanno sviluppato degli adattamenti che consentono loro di ridurre al minimo gli svantaggi associati con questa strategia del ciclo vitale. Il team di ricerca aveva in precedenza suggerito che la placenta fosse un adattamento del ciclo vitale che si era sviluppato nei pesci ovovivipari per ridurre gli effetti negativi sulle prestazioni legate alla locomozione durante la gestazione. La placenta regola la nutrizione dell’embrione e lo smaltimento dei prodotti di scarto. Poiché questo organo temporaneo si è evoluto molte volte in tutto il regno animale, si suppone che esso debba offrire all’organismo un vantaggio adattativo. Il progetto mirava a scoprire se le specie con una placenta hanno un carico riproduttivo inferiore e una distensione dell’addome minore rispetto alle specie sprovviste di una placenta. Esso ha inoltre studiato se queste differenze si riducono nel corso della gestazione e in come questo si differenzia tra specie con placenta e senza placenta.
Diversità morfologica: dal pesce scatola al celacanto
Esistono creature la cui forma appare quasi architettonica, come la Lactoria cornuta. È diffuso principalmente nel Pacifico centro-occidentale, lungo le coste africane, arabiche, indiane, nelle acque costiere delle Maldive, lungo il sud-est asiatico, fino a Cina e Giappone, nonché in acque costiere dell'intera Oceania. Nell'Atlantico è diffuso lungo tutte le coste Nordamericane e Sudamericane. Abita le barriere coralline e i fondali bassi sassosi e fangosi. Il corpo ha sezione di un quadrilatero, più stretta verso la coda. Dalla fronte e dal basso ventre partono quattro escrescenze ossee. Il corpo di questo pesce è, similmente a quello delle altre specie della famiglia, circondato da un esoscheletro osseo forato nelle zone della bocca, dell'ano e delle pinne. Quello che più colpisce sono le due insolite corna ossee poste sopra agli occhi che trovano un equivalente sul posteriore. Più lunghe e affilate in proporzione nei giovani, scoraggiano probabilmente i predatori.
All'estremo opposto della longevità troviamo il celacanto. Le femmine di celacanto non raggiungono la loro maturità sessuale se non dopo i cinquant’anni, secondo un nuovo studio, mentre i maschi di questa specie sono sessualmente maturi fra i 40 e i 69 anni. E, cosa più strana di tutti, i ricercatori hanno scoperto che la gravidanza di questi bizzarri pesci dura circa cinque anni - superando di gran lunga la gestazione degli elefanti. Il pesce dimostra quindi di essere tra le specie marine più longeve. È caratterizzato da un corpo massiccio che può raggiungere i due metri di lunghezza e la tonnellata di peso nel massimo della maturità. I celacanti erano stati detti estinti circa 400 milioni di anni fa, e invece alcuni esemplari della specie erano stati trovati ancora vivi negli anni ’30 al largo delle coste sudafricane.

Innovazioni genetiche e alimentari
Il nostro pianeta ha bisogno di un’informazione libera e indipendente. Quante volte, mangiando un filetto di pesce, vi è rimasta una piccola spina incastrata in gola? Via il gene, via il dolore. Il progetto, condotto da un gruppo di ricerca del Heilongjiang River Fisheries Research Institute sotto la supervisione della Chinese Academy of Fishery Sciences (CAFS), è iniziato nel 2009: dieci anni dopo, a seguito di un'analisi di oltre 1.600 geni, gli studiosi hanno infine trovato il gene responsabile della crescita delle spine intramuscolari. L'eliminazione di questo gene ha dato vita a una nuova varietà di carassi capaci di riprodursi ed esteticamente identici ai compagni spinosi.
Secondo gli esperti, la creazione di carpe cruciane prive di spine contribuirà a un aumento nel consumo di prodotti acquatici. Certo, bisognerà prima aver voglia di mangiarle: in Italia questo pesce di acqua dolce non è per nulla apprezzato, a causa del forte sapore di fango, mentre in Polonia, Russia e Asia viene consumato abitualmente. In Cina sono diversi i progetti di ricerca che si occupano di rendere i pesci più facilmente commestibili: un altro team della Huazhong Agricultural University sembra aver trovato il gene che controlla lo sviluppo delle spine intramuscolari di tutti i pesci. Ogni scoperta di questo tipo ci avvicina alla comprensione profonda della struttura genetica delle specie ittiche, permettendo non solo una migliore gestione delle risorse, ma anche una convivenza più consapevole tra l'essere umano e le infinite forme di vita che popolano le acque del pianeta.