La Pertosse: Una Malattia Respiratoria Altamente Contagiosa e le Sue Implicazioni

La pertosse, conosciuta anche come “tosse canina” o “tosse convulsa”, è un’infezione batterica altamente contagiosa che colpisce principalmente le vie respiratorie. Causata dalla Bordetella pertussis, un batterio Gram-negativo, questa malattia può colpire le vie aeree a tutte le età, sebbene sia particolarmente pericolosa e più comune nei bambini sotto i 5 anni, soprattutto nei neonati e nei bambini piccoli. È una patologia che, pur essendo diffusa a livello globale, è diventata molto più rara nei Paesi in cui la vaccinazione infantile è ampiamente diffusa, dimostrando l'efficacia delle campagne vaccinali. Nonostante ciò, la pertosse non conferisce un’immunità duratura nel tempo, e la protezione acquisita tramite l’infezione o la vaccinazione diminuisce lentamente con il passare degli anni, rendendo possibile una nuova infezione in età adulta o adolescenziale, spesso in forma più lieve o atipica. È fondamentale comprendere che la pertosse si trasmette attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando da persone infette, e non è in alcun modo collegata a vie di trasmissione sessuale.

Microscopio che mostra il batterio Bordetella pertussis

Causa e Trasmissione della Pertosse: Un Nemico Invisibile

La pertosse è una malattia infettiva causata dal batterio Bordetella pertussis, che colpisce l'apparato respiratorio. Questo batterio specifico è il responsabile della "tosse canina". Esiste anche una condizione simile, la parapertosse, che si manifesta però con sintomi più lievi. La trasmissione della malattia avviene solo fra esseri umani, il che significa che non esistono serbatoi animali per questo patogeno. Si tratta di una patologia altamente contagiosa, tanto che un malato di pertosse può contagiare fino al 90% delle persone suscettibili all’infezione con cui viene a contatto. Non esistono portatori sani di pertosse, cioè persone che non sono malate ma che ospitano e diffondono il batterio; esistono solamente i malati in forma atipica o asintomatica, che possono comunque fungere da fonte di contagio.

Modalità di Contagio

La malattia si trasmette dal malato alla persona sana suscettibile attraverso le goccioline di saliva disperse nell’aria da una persona malata attraverso la tosse, gli starnuti o parlando. Chiunque le inali può infettarsi. La pertosse si trasmette principalmente attraverso le goccioline di saliva o muco emesse parlando, tossendo o starnutendo (droplets) da persone infette. Si tratta di una patologia altamente contagiosa, soprattutto nelle prime fasi di incubazione, quando i sintomi possono essere simili a quelli di un comune raffreddore. In ambito familiare, fratelli ed adulti con tosse sono una fonte importante d'infezione per i più piccoli, sottolineando l'importanza di misure preventive all'interno delle comunità e delle famiglie.

Contagio a distanza: cos'è il Droplet

Epidemiologia e Diffusione: Un Quadro in Evoluzione

La pertosse è una malattia presente a livello globale ed è endemica in tutto il mondo, il che significa che è sempre presente nella collettività. Nonostante i progressi nella vaccinazione, si verificano picchi epidemici ogni 3-5 anni. Nel 2016, a livello mondiale, si sono verificati quasi 140 mila casi di pertosse, dei quali circa 40 mila solo in Europa, evidenziando una persistente sfida per la salute pubblica. La pertosse rimane un problema importante nelle aree del mondo in cui la copertura vaccinale è bassa. In Italia, l’introduzione del vaccino contro la pertosse ha permesso di ridurre notevolmente i casi di malattia e le morti dovute alla malattia stessa: i dati 2010-2013 indicano un calo del carico di malattia del 97,6%. Tuttavia, è importante notare che la pertosse sta diventando sempre più comune, nonostante sia possibile prevenirla con la vaccinazione. Questo aumento dei casi potrebbe essere dovuto a diversi fattori, tra cui la scomparsa dell’immunità nelle persone vaccinate e, in alcuni casi, il rifiuto di vaccinare i figli da parte di alcuni genitori.

Recentemente, si è assistito a una recrudescenza della malattia. Solo qualche mese fa, era arrivato l’allarme dei pediatri italiani per un'epidemia di pertosse che stava colpendo neonati e lattanti non vaccinati, dopo che una neonata aveva perso la vita a soli 24 giorni in Veneto. Dall’inizio dell’anno si erano già registrate 3 morti, con un aumento dell’800% dei ricoveri rispetto al 2023. In Italia, da gennaio a maggio 2024, sono stati segnalati 110 ricoveri, con almeno 15 in terapia intensiva di piccoli lattanti e 3 neonati deceduti. La maggior parte dei casi di pertosse è stata registrata in Campania, Sicilia e Lazio. «Abbiamo assistito a un aumento dei ricoveri per pertosse dell’800% rispetto al 2022 e al 2023, che hanno riguardato soprattutto neonati e lattanti non vaccinati sotto i 4 mesi di età», sottolineano gli esperti. Prima della diffusione dell’uso dei vaccini, la pertosse colpiva solo i bambini piccoli, ora si può contrarla a qualsiasi età. Oltre la metà dei casi interessa soggetti di età superiore a 20 anni.

Grafico sull'incidenza della pertosse nel tempo e per fasce d'età

Le Fasi della Malattia: Sintomi e Decorso

La pertosse ha un periodo di incubazione di 7-10 giorni, con una media di 4-21 giorni. La malattia inizia circa 7-10 giorni dopo l’esposizione. In assenza di complicanze, la pertosse dura circa 6-10 settimane e progredisce in tre stadi distinti.

Periodo di Incubazione

Il periodo di incubazione è di circa 10 giorni, ma può variare da 4 a 21 giorni. Durante questa fase, la persona infetta non presenta ancora sintomi evidenti, ma il batterio si sta già moltiplicando nell'organismo.

Fase Catarrale: I Sintomi Iniziali

La prima fase, definita “catarrale”, ha una durata di circa 1-2 settimane. In questo stadio, i sintomi sono lievi e assomigliano a quelli di un comune raffreddore: naso che cola, starnuti, lacrimazione, tosse occasionale e moderata, a volte accompagnata da starnuti e secrezione di muco dal naso. Possono esserci febbricola, perdita dell’appetito, apatia, tosse secca notturna e sensazione di malessere generale. Può esservi raucedine, ma la febbre si presenta raramente. Questo stadio, che è molto contagioso, può durare un paio di settimane e si manifesta con febbriciattola, secrezione nasale e tosse sporadica. Il rischio di trasmetterla è elevato soprattutto nella fase catarrale della tosse, quella che precede gli attacchi veri e propri.

Fase Parossistica: La Caratteristica "Tosse a Urlo"

Dopo 10-14 giorni (o circa due settimane) dall'inizio dei sintomi, la tosse diventa più severa, e inizia la fase acuta della malattia, detta fase parossistica o convulsiva. Questo stadio, che può durare anche due mesi, è caratterizzato da accessi incontenibili di tosse stizzosa, intensi, rapidi e violenti che persistono ininterrotti per diversi minuti. Si tratta di sequenze di colpi di tosse ravvicinati e sempre più intensi che, impedendo al bimbo di riprendere fiato, sono seguite da una profonda inspirazione di aria accompagnata da un tipico “urlo sottile” o “urlo inspiratorio”, da cui la definizione popolare di tosse canina o asinina. La frequenza di questi attacchi è molto variabile e può andare da quattro a cinquanta al giorno, per lo più concentrati nelle ore notturne. Di notte, infatti, c'è un'accentuazione dei sintomi. Spesso tali attacchi sono accompagnati da cianosi (il bimbo assume un colorito violaceo delle labbra e delle dita a causa dell’insufficiente ossigenazione dei tessuti) e da vomito. Dopo un attacco, il respiro torna normale, ma poco dopo la tosse riprende. La tosse produce spesso una grande quantità di muco denso, che in genere i lattanti e i bambini deglutiscono o che fuoriesce dal naso sotto forma di grosse bolle.

Sintomi Specifici nei Neonati e Lattanti

Nei bambini molto piccoli, specialmente sotto i sei mesi, può mancare il tipico “urlo inspiratorio”. Al posto di questo, possono manifestarsi apnea (assenza di respirazione) e cianosi (colorazione bluastra di cute e mucose) e soffocamento. Il bambino più piccolo, sotto i sei mesi, non ha l'attacco classico. Spesso ha la tosse, protrude la lingua, segue un periodo di apnea a volte con cianosi. Nei lattanti, gli attacchi di tosse e le pause nel respiro (apnee), che possono causare un colorito bluastro della pelle, sono più frequenti della tosse a urlo. Questi attacchi sono più comuni durante la notte.

Manifestazioni negli Adulti e Bambini più Grandi

Nei bambini più grandi e negli adulti, i sintomi della pertosse sono spesso caratterizzati da una tosse persistente senza il caratteristico “urlo”, e possono passare inosservati o essere scambiati per una bronchite o una tosse cronica persistente. I sintomi possono affievolirsi con l'età. Infatti, alcuni adulti che credono di avere una “polmonite atipica” sono affetti in realtà da pertosse.

Fase di Convalescenza: Il Lento Recupero

Dopo circa 4 settimane, o altre due settimane dalla fase acuta, gli attacchi di tosse si riducono gradualmente in intensità e frequenza, e comincia la lunga fase della convalescenza. Il bambino può continuare a presentare una tosse fastidiosa per diverse settimane o persino mesi. Ciò non deve preoccupare i genitori: non si tratta, infatti, di una ricaduta bensì della normale reazione dei polmoni che si stanno ristabilendo gradualmente. La maggior parte dei bambini guarisce lentamente ma completamente. La pertosse è una malattia lunga e debilitante.

Diagnosi e Importanza della Tempestività

Diagnosticare la pertosse non è sempre semplice, soprattutto nelle sue fasi iniziali, a causa della somiglianza dei sintomi con un comune raffreddore. La diagnosi è cruciale per un trattamento efficace e per prevenire la diffusione della malattia.

Sospetto Clinico e Esame Obiettivo

I medici sospettano la pertosse per la tipica tosse con sibilo o altri sintomi. L’esame obiettivo, cioè la valutazione del tipo di tosse e delle condizioni generali del bambino, è il primo passo. Il sospetto clinico e una visita accurata sono spesso sufficienti per avviare le terapie. La pertosse si riconosce dagli attacchi di tosse convulsa presenti anche di notte. Le crisi sono caratterizzate da vere e proprie raffiche di colpi di tosse secca con fiato trattenuto, cui fa seguito il tipico “urlo” che serve a immettere velocemente ossigeno nei polmoni.

Test di Laboratorio: Tampone Naso-Faringeo e PCR

Successivamente al sospetto clinico, si procede a un prelievo di campioni di muco dal naso e dalla gola, da esaminare poi in laboratorio per verificare la presenza di Bordetella pertussis. Il tampone naso-faringeo è il test più specifico per rilevare la presenza dell’infezione. Nelle persone affette da pertosse, i risultati della coltura sono solitamente positivi durante i primi due stadi della malattia, ma spesso negativi dopo diverse settimane di malattia. L’acquisizione dei risultati della coltura può richiedere fino a 7 giorni. L’analisi mediante reazione a catena della polimerasi (PCR), eseguita su campioni prelevati dal naso o dalla gola, è l’esame più utile. Questo test incrementa la quantità del DNA batterico, in modo che i batteri possano venire rilevati con maggiore rapidità e identificati più facilmente.

Esami Ematici

Possono essere eseguiti anche esami ematici per supportare la diagnosi, sebbene non siano specifici come i test diretti sul patogeno.

Il Ruolo della Diagnosi Precoce

Una diagnosi precoce permette di iniziare tempestivamente il trattamento antibiotico, riducendo il rischio di complicanze e la diffusione della malattia.

Complicazioni: Un Rischio Serio, Specialmente per i più Piccoli

La pertosse può causare gravi complicanze, soprattutto nei bambini con meno di un anno e ancor di più in quelli con meno di 6 mesi di vita. Quasi tutte le morti si verificano in quelli di età inferiore a 1 anno, con la percentuale che aumenta se la malattia è contratta nel primo mese di vita.

Rischi nei Neonati e Lattanti

Nei bambini, soprattutto nei neonati, la pertosse può causare gravi complicanze, tra cui polmonite, otite e, pur se più rara, complicazioni neurologiche come le convulsioni e l'encefalite. Questi piccoli pazienti spesso vanno incontro a complicanze anche gravi che possono provocare danni invalidanti e permanenti. La broncopolmonite e le polmoniti sono dovute alla sovrapposizione di un’infezione batterica. Le convulsioni e l’encefalopatia sono dovute alla riduzione dell’apporto di ossigeno al cervello che si verifica durante gli accessi di tosse e all’azione della tossina della pertosse. L’emorragia, l’edema e/o l’infiammazione cerebrali possono generare crisi convulsive, stato confusionale, danno cerebrale e disabilità intellettiva. Le crisi convulsive sono comuni nei lattanti, ma rare nei bambini più grandi. Circa un quarto dei bambini sviluppa polmonite, con conseguente difficoltà respiratoria. Sono frequenti anche le infezioni dell’orecchio (otite media). In caso di sospetta pertosse, è fondamentale rivolgersi immediatamente al pediatra per una diagnosi e un trattamento tempestivo.

Bambino in terapia intensiva per complicanze della pertosse

Complicazioni negli Adolescenti e Adulti

Negli adolescenti e negli adulti, la pertosse mostra sintomi più lievi e le complicanze che possono insorgere sono solitamente meno gravi. Richiedono il ricovero ospedaliero solo nel 5% dei casi. Gli adulti con un sistema immunitario indebolito o che non hanno ricevuto richiami vaccinali sono più a rischio di sviluppare forme severe. Tuttavia, la pertosse è grave anche nelle persone anziane.

Mortalità Associata alla Pertosse

La pertosse è caratterizzata da un’elevata mortalità: si verificano 5 decessi ogni 1000 casi, e riguardano quasi totalmente i bambini entro l’anno di età.

Bambino con emorragie sottocongiuntivali ed ecchimosi al volto causate dai violenti accessi di tosse

Periodo di Contagiosità e Misure di Isolamento

Sì, subito dopo la fase di incubazione, la pertosse è altamente contagiosa. Una persona con pertosse è contagiosa soprattutto all’inizio dell’infezione, dalla fase catarrale fino a circa tre settimane dopo l’inizio della fase parossistica.

Quando si è Contagiosi

Le persone con pertosse possono mantenere la contagiosità fino a 3 settimane dall’esordio della fase convulsiva, contribuendo così alla diffusione dell’infezione, a meno che non inizi una terapia antibiotica adeguata. Il periodo di contagio è abbastanza lungo (può durare anche tre-quattro settimane), ma il rischio di trasmetterla è elevato soprattutto nella fase catarrale della tosse, quella che precede gli attacchi veri e propri. La pertosse di solito non è contagiosa trascorse tre settimane dall’infezione.

Riduzione della Contagiosità con la Terapia

Una cura a base di antibiotici iniziata ai primi sintomi riduce, infatti, gradualmente la contagiosità della malattia, fino ad annullarla dopo circa cinque giorni di trattamento. Dopo cinque giorni di trattamento antibiotico, nei pazienti non trattati il contagio si considera trascurabile.

Indicazioni per l'Isolamento

La legge italiana prevede un periodo di isolamento di sette giorni dall’inizio della somministrazione dei farmaci. I bambini trattati a domicilio devono essere isolati per almeno 4 settimane dopo l’insorgenza dei sintomi e fino a quando questi non si risolvono. In generale, i lattanti gravemente malati vengono tenuti in isolamento (per impedire che altre persone siano esposte alle goccioline infette presenti nell’aria, definito isolamento respiratorio) per i primi 5 giorni di terapia antibiotica.

Trattamento della Pertosse

La terapia della pertosse è utile sia per alleviare i sintomi che per fornire supporto contro la tosse e la difficoltà respiratoria. Trattandosi di una malattia di origine batterica, la pertosse si cura con antibiotici specifici.

Terapia Antibiotica: Quando e Quali Farmaci

La terapia antibiotica è essenziale, ma è più efficace se iniziata nelle prime fasi della malattia, cioè nella fase della tosse catarrale. Il trattamento della pertosse prevede l’uso di antibiotici, solitamente macrolidi. Il più indicato è l’eritromicina, da somministrare per quindici giorni. Anche azitromicina e claritromicina sono tra gli antibatterici di elezione. Gli antibiotici non eliminano immediatamente la tosse, ma riducono la contagiosità e prevengono ulteriori complicanze. Per essere più efficace, i farmaci vanno dati alla comparsa dei primi sintomi. Oltre a eliminare il pericolo di contagio dopo cinque giorni, la cura riduce i tempi della malattia portando il bimbo alla guarigione entro due settimane. Se si sospetta il contagio di un neonato, il pediatra prescrive, in genere, una cura a base di antibiotici per quindici giorni. Gli antibiotici assunti per via orale, come l’eritromicina e l’azitromicina, sono più utili se somministrati durante la prima fase della malattia.

Cura di Supporto e Gestione dei Sintomi

Non esistono trattamenti efficaci per placare gli accessi di tosse, ma la terapia dipende dall’età e dalla gravità dei sintomi. Per ridurre frequenza e intensità degli attacchi di tosse convulsa, il pediatra può prescrivere farmaci a base di cortisone. Scarsi sembrano essere, invece, i benefici apportati dall’uso di sciroppi sedativi. È utile mantenere umidificato l’ambiente in cui soggiorna il bambino. Come nelle altre forme di infezione delle alte vie respiratorie, anche nella pertosse possono essere utili alcuni rimedi naturali (i cosiddetti “rimedi della nonna”), come l’aspirazione delle secrezioni nasali, il miele (non per neonati) e una corretta idratazione. Non devono essere utilizzati farmaci per la tosse, poiché non possiedono alcun beneficio importante e possono causare effetti collaterali problematici.

Quando è Necessario il Ricovero Ospedaliero

Nei bambini con forme più severe, può essere necessario il ricovero ospedaliero. Il ricovero in ospedale è indicato per i pazienti con polmonite, difficoltà respiratorie (ipossia), complicazioni neurologiche o incapacità di alimentarsi e idratarsi autonomamente. I bambini sotto l’anno di età, che non hanno completato le dosi della vaccinazione e che quindi non hanno ancora gli anticorpi per la pertosse, sono i più a rischio di complicazioni gravi e vengono spesso ricoverati indipendentemente dalla gravità dei sintomi. Di norma, i lattanti in condizioni gravi vengono ricoverati in quanto la loro respirazione può divenire talmente difficoltosa da richiedere la ventilazione meccanica mediante intubazione endotracheale. In alcuni potrebbe essere necessario aspirare il muco dalla gola. Altri potrebbero necessitare ossigenoterapia e liquidi per via endovenosa. Dato che qualsiasi turbamento può innescare un accesso di tosse, i lattanti vengono tenuti in una stanza buia e tranquilla, e disturbati il meno possibile.

Consigli per i Genitori Durante le Crisi

Durante le crisi di tosse, può essere utile tenere il bambino in braccio leggermente piegato in avanti, dopo avere posto sul pavimento una bacinella dove possa sputare il muco o vomitare. Occorre ricordarsi poi di lavare il contenitore con acqua bollente per disinfettarlo. Di notte è consigliabile che uno dei genitori si trasferisca nella camera del bambino per assisterlo durante i frequenti attacchi di tosse notturni. In alternativa si può portare temporaneamente il lettino del bimbo nella propria camera. È opportuno offrire piccoli spuntini al bimbo al posto del pasto completo, se appare infastidito dal cibo, tossisce o vomita dopo aver mangiato.

Prevenzione: La Vaccinazione come Scudo Primario

La vaccinazione è la miglior forma di prevenzione contro la pertosse. Prevenire il contagio evitando il contatto con persone infette, lavare frequentemente le mani e garantire la corretta copertura vaccinale sono strategie fondamentali per ridurre la diffusione del batterio.

Il Vaccino Esavalente e il Calendario Vaccinale

In Italia, il vaccino contro la pertosse fa parte dell’esavalente, che comprende la protezione contro difterite, tetano, pertosse, Haemophilus Influenzae di tipo B, poliomielite ed epatite B. Viene somministrato nei primi mesi di vita, a partire dal compimento dell’ottava settimana, con un ciclo di tre dosi successive all'età di 2-3, 5 mesi e 11 mesi. È previsto un richiamo a 5-6 anni e una seconda dose durante l’adolescenza, a partire dai 12 anni. Questo vaccino è molto efficace.

L'Importanza della Vaccinazione in Gravidanza

Dato che gli anticorpi passano dalla mamma al feto attraverso la placenta, il vaccino per la pertosse è fortemente consigliato a tutte le donne in gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre. Questo mira a proteggere il neonato nei primi mesi di vita, che non essendo protetto dagli anticorpi materni può venire contagiato anche entro i primi sei mesi di vita. Grazie alla vaccinazione in gravidanza, il rischio di contrarre questa infezione nei primi mesi di vita si riduce drasticamente, trasferendo al bambino, attraverso la placenta, gli anticorpi che lo proteggono in maniera indiretta.

Richiami Vaccinali per Adolescenti e Adulti

La maggior parte delle vaccinazioni viene effettuata nei primi 10-15 anni di vita. Tuttavia, le vaccinazioni infantili perdono la loro efficacia e richiedono un richiamo più avanti nella vita. Il vaccino contro la pertosse non conferisce un’immunità permanente, perdendo efficacia nel corso del tempo. Un richiamo della vaccinazione contro la pertosse è raccomandato a tutti gli adulti che hanno contatti regolari con neonati di età inferiore ai 6 mesi, nel caso in cui non fossero stati vaccinati contro questa malattia negli ultimi 10 anni. In Svizzera, il calendario vaccinale raccomanda richiami delle vaccinazioni di base per tetano, difterite e pertosse. Se non ci sono contatti con i neonati, si raccomanda un richiamo della vaccinazione antidifterica-tetanica ogni 20 anni tra i 25 e i 65 anni e successivamente ogni 10 anni. «Per contrastare efficacemente la pertosse è fondamentale mantenere elevate coperture vaccinali in tutta la popolazione», interviene Fabio Midulla, Responsabile della Pediatria d’urgenza dell’ospedale e professore Ordinario di Pediatria alla Sapienza di Roma.

Bambino riceve un vaccino

Profilassi Post-Esposizione (PEP) con Antibiotici

In seguito all’esposizione a un malato di pertosse, a determinati gruppi di persone vengono somministrati antibiotici, indipendentemente dal fatto che siano stati vaccinati o meno. Questi antibiotici (chiamati antibiotici post-esposizione) vengono somministrati ai contatti domestici (persone che vivono nella stessa unità abitativa) di un soggetto con pertosse entro 21 giorni dalla comparsa della tosse nel soggetto malato. Gli antibiotici post-esposizione vengono somministrati anche a certe altre persone ad alto rischio di sviluppare un’infezione grave entro 21 giorni dall’esposizione a un malato di pertosse, tra cui: i lattanti sotto i 12 mesi, le gestanti nel terzo trimestre di gravidanza, tutte le persone che presentano patologie che potrebbero essere aggravate dalla pertosse (ad esempio asma da moderato a grave, malattia polmonare cronica o disturbi che indeboliscono il sistema immunitario), persone a stretto contatto con lattanti di età inferiore a 12 mesi, donne in gravidanza o persone affette da patologie che possono comportare una malattia grave o complicanze in caso di infezione, e tutte le persone che lavorano in contesti che includano il contatto con lattanti di età inferiore a 12 mesi o donne al terzo trimestre di gravidanza (ad esempio gli asili nido, i reparti di maternità e le unità di terapia intensiva neonatale). La terapia antibiotica con eritromicina (o a volte con claritromicina o azitromicina) è prescritta come misura preventiva. Per i neonati sotto 1 mese di età è preferibile l’azitromicina.

Chiarimento sulla Trasmissione: Pertosse e Rapporti Sessuali

È importante chiarire che la pertosse è una malattia infettiva che si trasmette esclusivamente attraverso le vie respiratorie, principalmente tramite le goccioline di saliva o muco emesse da una persona infetta tossendo, starnutendo o parlando. Non esiste alcuna evidenza scientifica o meccanismo di trasmissione che colleghi la pertosse ai rapporti sessuali. La menzione di "rapporti sessuali" in alcuni contesti di vaccinazione (come quelli relativi all'HPV o all'epatite B, citati a scopo informativo sulle vaccinazioni in generale) si riferisce a malattie specifiche che hanno tali vie di trasmissione, ma queste non includono la pertosse. La pertosse, quindi, è una patologia respiratoria e la sua prevenzione si concentra su misure igieniche e, soprattutto, sulla vaccinazione.

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