L'arrivo di un bambino in casa porta con sé una rivoluzione che coinvolge ogni aspetto della vita quotidiana, trasformando ritmi, priorità e percezioni dei genitori. Sono le 22.30, Daria e Federico chiudono la porta della camera di Nina e si spostano in cucina. “Finalmente si è addormentata…”, sussurra Daria. Lei e il compagno sono entrambi molto provati e frustrati, perché la loro bambina ha 6 mesi e piange spesso (basta un leggero rumore, una piccola stimolazione per dare il via a un pianto inconsolabile), si agita e si innervosisce facilmente ed è difficile calmarla, per non parlare appunto di quanto sia arduo metterla a nanna. Daria e Federico si sentono spesso impotenti, non all’altezza di fare i genitori, avvertono che il loro senso di responsabilità verso un esserino così piccolo è enorme, e ciò li fa sentire schiacciati.
Comprendere l'irritabilità: oltre il mito del "bambino nervoso"
Quando ascoltano i racconti di amici e conoscenti, poi, il loro senso di inadeguatezza aumenta: perché gli altri genitori sembra che sappiano gestire con facilità ogni carico? Perché i loro bimbi si calmano subito e dormono ore e ore senza risvegli? È bene specificarlo subito: così come non esistono bambini capricciosi, non esistono neanche bambini nervosi per definizione. Eppure può capitare molto spesso che alcuni piccoli appena nati attraversino delle fasi in cui sono particolarmente agitati e irritabili. Quello che solitamente gli adulti chiamano “neonato nervoso” è un bambino costantemente irrequieto, che fa fatica a rilassarsi e che può essere molto faticoso da gestire.

Queste reazioni del neonato possono provocare nei genitori timori relativi al suo stato di salute, oltre che senso di inadeguatezza, stanchezza, fatica, agitazione e irritazione. Ad esempio, se il neonato è nervoso dopo la poppata, la mamma potrebbe chiedersi se la quantità di latte assunta dal bambino sia adeguata o troppo scarsa, o addirittura a dubitare del fatto che il proprio latte sia “buono” o abbastanza nutriente. Amici e parenti potrebbero poi alimentare ulteriori preoccupazioni facendo osservazioni fuori luogo («Vostro figlio è proprio un bel furbetto, vuole sempre fare a modo suo»; «È un bel prepotente!»; «La figlia di Anna mica si agita tanto»; «Se ora si comporta così, figuriamoci da adolescente!»).
Attenzione a incasellare i bambini in categorie, i “facili” da un lato e i “difficili” dall’altro: il rischio è quello di considerare i neonati più spesso nervosi come bambini “meno funzionanti”. Dovremmo piuttosto considerare che ogni bambino è unico e andrebbe amato per ciò che è, non per ciò che dovrebbe essere.
Il ruolo della regolazione emotiva e del "villaggio"
Proviamo per un istante a fare un esercizio di immaginazione: viviamo uno stato di irrequietezza, nervosismo o agitazione, e non riusciamo a spiegare a parole, a chi ci sta intorno, i motivi che ci fanno sentire in questo modo, oppure non li comprendiamo noi stessi per primi. Avere vicino qualcuno che a sua volta si agita, si preoccupa, si innervosisce e ci chiede (magari con un tono un po’ scocciato) di stare tranquilli, ci aiuterebbe?
Spesso, per calmare il neonato nervoso o agitato, durante il sonno o in veglia, la prima cosa che facciamo è cercare una strategia valida e che possibilmente funzioni nell’immediato, senza però tenere presente che è importante, prima ancora di agire in questo modo, fare un lavoro su noi stessi, sul nostro modo di porci e di affrontare quello specifico momento di difficoltà. Per riportare un neonato alla calma, infatti, è necessario che l’adulto, per prima cosa, si relazioni con lui in modo sereno, rilassato, senza eccessive preoccupazioni, altrimenti il rischio è quello di aggiungergli addosso un ulteriore carico emotivo. Ansia e preoccupazione sono stati emotivi “contagiosi”. I genitori devono sapere che, soprattutto nei primi mesi di vita del bambino, è normale sperimentare spesso stati di fatica, disagio, stanchezza e quindi nervosismo.
“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, recita un antico proverbio africano. Ma la presenza del villaggio non è meno importante per i genitori stessi, che si ritrovano improvvisamente alle prese con nuove complesse responsabilità.
Strategie per il rilassamento e l'interpretazione del pianto
Una volta tenuto conto di questo, le soluzioni concrete per calmare un neonato nervoso sono infinite, anche se non universalmente valide (una soluzione può funzionare con un bambino e con un altro no). Molti neonati, ad esempio, si calmano all’istante quando vengono immersi nell’acqua per il bagnetto, mentre per altri questa esperienza risulta troppo eccitante e produce l’effetto contrario.
Le strategie fondamentali includono:
- Aumentare le possibilità di contatto corporeo.
- Modificare la posizione corporea.
- Favorire l’utilizzo di indumenti comodi.
- Essere delicati e attenti.
- Prestare attenzione al fatto che gli stimoli ai quali viene sottoposto il neonato (odori, carezze, gesti, movimenti) non siano mai troppo forti o improvvisi.
Calmare un lattante nervoso a volte può sembrare un’impresa impossibile. In questi casi Brazelton, celebre pediatra e autore, consiglia di fare un passo indietro: «Quando avete tentato di tutto senza ottenere risultati, provate a fermarvi, fate un passo indietro e limitatevi a osservare il piccolo». Non si tratta di avere un atteggiamento noncurante o di lasciar piangere il bambino, quanto piuttosto rimanergli vicino e, prima di intervenire, cercare di leggere e comprendere i messaggi che ci invia attraverso il corpo e il comportamento.
Spesso le difficoltà maggiori si presentano quando il neonato è nervoso la sera, prima di dormire. Questo è un fatto assolutamente normale: la maggior parte dei neonati manifesta un po’ di irritabilità a fine giornata. Ciò è dovuto all’immaturità del loro sistema nervoso: dopo aver accumulato stimoli ed esperienze durante il giorno, la sera risultano facilmente sovraccarichi, agitati, irritati appunto. Cosa fare allora per rispondere alle esigenze del neonato nervoso la sera? Anzitutto, non reagire in maniera esagerata o sovraccaricare eccessivamente l’ambiente, bensì porsi come “scudo” verso gli stimoli e aiutare il bambino a rilassarsi:
- Abbassare le luci: La secrezione di melatonina, l’ormone che favorisce il sonno, viene attivata dall’oscurità. È bene quindi oscurare gli ambienti, facendo in modo che le luci nelle stanze non siano troppo intense.
- Temperatura: Mantenere la temperatura intorno ai 18-20 gradi.
- Rumori bianchi: Il rumore della risacca del mare o il gorgoglio di un acquario ricordano al bambino quei rumori che ascoltava mentre era cullato nell’utero; per questo motivo hanno un forte effetto rilassante.
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Il valore del legame di attaccamento
Solo vostro figlio può comunicarvi se siete o meno sulla strada giusta nell’interpretazione del suo disagio. Quando un genitore è in grado di entrare in sintonia con il proprio bambino, dà a quest’ultimo la sensazione di essere capito e ascoltato. È un tipo di esperienza che, se ripetuta nel tempo, fa raggiungere al piccolo un senso di equilibrio e lo aiuta a regolare gli stati del corpo e, più tardi, le emozioni. In questo modo, il bambino acquisisce anche un senso di coerenza e prevedibilità all’interno della sua mente («Ogni volta che piango, qualcuno mi consola. Ogni volta che ho fame, qualcuno mi nutre»). Tutto ciò concorre a creare/rinforzare il legame di attaccamento nei confronti dei genitori e a interiorizzarli come “basi sicure”. Un genitore disponibile e ricettivo in modo costante e prevedibile aiuta il suo bambino a percepire il mondo come un luogo affidabile e sicuro, capace di accogliere i suoi bisogni e in grado di rispondere alle sue esigenze.
Segnali di attenzione: quando consultare il pediatra
Nei primi mesi è comune che i neonati alternino momenti di calma a fasi di irritabilità. Il pianto è il loro principale strumento di comunicazione e può esprimere fame, sonno, bisogno di contatto o semplice sovrassaturazione. Se il bambino cresce bene, si alimenta con regolarità e tra un episodio e l’altro appare vigile e sereno, nella maggior parte dei casi si tratta di una fase fisiologica.
Tuttavia, è opportuno chiedere una valutazione se il neonato presenta febbre, vomito ripetuto, difficoltà ad alimentarsi, scarso aumento di peso, pianto inconsolabile per molte ore o cambiamenti improvvisi nel comportamento abituale. Anche la riduzione dei movimenti o una sonnolenza eccessiva meritano attenzione.
Lo sviluppo motorio orale: la scoperta delle "pernacchie"
Attorno ai 6 mesi, il bambino inizia a esplorare il mondo non solo attraverso le mani, ma soprattutto attraverso la bocca. A volte, i genitori si trovano a dover gestire comportamenti inaspettati, come il fare le "pernacchie". È una fase in cui il piccolo scopre il controllo dei muscoli facciali e il divertimento derivante dall'emissione di suoni. Sebbene possa sembrare fastidioso durante i pasti, è importante distinguere tra gioco e disagio.
Quando il bambino fa le pernacchie per gioco, molti genitori scelgono di non sgridarlo, poiché non comprende il senso del "no", ma provano invece a distrarlo offrendo un cucchiaino vuoto per fermare gli schizzi di pappa, o semplicemente ignorando il comportamento per non rinforzarlo. È interessante notare come questo fenomeno sia spesso accompagnato da un'abbondante produzione di saliva (scialorrea), che rientra nella fisiologia della scoperta del cavo orale.

Differenziare i segnali: prassia e lallazione
Mentre la "pernacchia" è spesso un gioco, esistono situazioni in cui le difficoltà di gestione della saliva o dei movimenti orali potrebbero indicare bisogni diversi. La difficoltà di coordinazione dei movimenti della bocca (difficoltà prassica) non è solo una conseguenza di cause evidenti, ma può presentarsi anche come unica atipia.
Nei bambini con una difficoltà lieve, spesso il sintomo più evidente arriva con il linguaggio e l’imprecisione nei suoni e nei movimenti della bocca per parlare. Le forme più serie, però, presentano aspetti riconoscibili già nella fase pre-verbale:
- Perdita di saliva abbondante (scialorrea): Il bambino sembra non accorgersi di perdere la saliva, anche se si bagna il mento o sgocciola sugli oggetti. Non si pulisce da solo, aspirando, leccandosi o anche con una mano.
- Difficoltà a stare a bocca chiusa: Il bimbo presenta la tendenza a rimanere sempre a bocca aperta o socchiusa.
- Scarso uso della bocca per esplorare: Il bimbo può sostituire l'esplorazione (mordere, leccare) con un movimento autostimolante come il succhiare la lingua.
- Difficoltà nello svezzamento: Mastica molto lentamente, preferisce cibi semi-solidi e sembra continuare ad avere necessità del biberon per alimentarsi.
- Lallazione debole: Il bambino non riesce ad organizzare quei suoni ripetuti tipici della lallazione.
La lallazione canonica, che solitamente si manifesta tra i 4 e i 10 mesi, è caratterizzata dalla ripetizione di sillabe composte da una consonante ed una vocale (tipo MA-MA-MA-MA o TA-TA-TA-TA). Questa fase è un allenamento motorio fondamentale che dà al bambino il piacere di ascoltarsi. In letteratura, praticamente tutti gli autori sono concordi nell’affermare che una lallazione scarsa o assente è indice di rischio per future difficoltà di linguaggio, e pertanto merita sempre un confronto con il pediatra o un logopedista esperto. Ricordate, infine, che la produzione linguistica in questa fase varia molto velocemente; osservare con pazienza e costanza è la chiave per comprendere la crescita unica del proprio figlio.
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