Dai tempi dei trattati di Thomas Robert Malthus, a fine Settecento, ci siamo abituati a pensare come gestire un aumento costante della popolazione, con il potenziale di crescita e consumo che questo comporta. Tuttavia, il panorama demografico contemporaneo presenta sfide e dinamiche profondamente diverse, caratterizzate da un generalizzato calo dei tassi di fecondità a livello mondiale. Sebbene si parli spesso di "esplosione demografica" associandola a determinate regioni, i dati odierni indicano alcune certezze, ma non danno tutte le risposte, suggerendo un futuro di stabilizzazione e, in molti casi, di declino demografico.
Il Contesto Demografico Globale: Un Declino Inesorabile?
Il tasso totale di fertilità (TFT), ovvero il numero medio di figli per donna in età feconda, è un indicatore cruciale per comprendere l'andamento della popolazione. In quasi tutti i Paesi, il TFT è sceso sotto 2,1, cifra che è in genere considerata il tasso di sostituzione. Se ogni donna ha 2,1 figli, la popolazione rimane stabile; se ne ha meno, si riduce. L’ultima volta che la popolazione mondiale si è ridotta è stato nel 1300, per effetto della «peste nera». Adesso non è una epidemia a ridurre il numero di figli, ma l’effetto è il medesimo.
Un po’ tutti i Paesi, ricchi o poveri, laici o molto religiosi, vedono i tassi di fertilità ridursi. Questa riduzione ha subito una accelerazione in tutto il mondo negli ultimi decenni. I Paesi musulmani, pur essendo stati storicamente più fertili, non sono immuni a questa tendenza, e anche lì - dove le donne hanno spesso meno diritti e meno prospettive che in quelli occidentali - i tassi di fertilità sono in calo.

Il fenomeno della denatalità si riferisce proprio alla riduzione del numero di nascite in una popolazione. Nei Paesi occidentali, questo fenomeno è osservabile da decenni e si manifesta attraverso un tasso di fertilità ben al di sotto del livello di sostituzione. La maggior parte delle nazioni europee e del Nord America si colloca oggi ben al di sotto di questa soglia, con conseguenze a lungo termine sulla struttura della popolazione. Per esempio, l'Italia e i paesi mediterranei, come la Spagna, il Portogallo e la Grecia, hanno un TFT molto basso, intorno a 1,20. Questo nonostante abbiano assistito, negli ultimi decenni, a flussi migratori consistenti con una propensione alla natalità superiore. I paesi mediterranei, inoltre, sono caratterizzati da un TFT molto basso che persiste da decenni e quindi donne e uomini in età feconda sono poco rappresentati rispetto alla popolazione totale.
Casi estremi di bassa fertilità evidenziano la gravità della situazione. In Corea del Sud, caso estremo, il tasso di fertilità è di 0,72 figli per donna. A spanne vuol dire che, senza considerare gli effetti dell’immigrazione, a ogni generazione, quindi circa ogni 25 anni, la popolazione si riduce di quasi un terzo. La Corea del Sud mostra il TFT più basso del mondo, intorno a 0,75 nel 2025 dopo aver raggiunto il minimo di 0,72 nel 2024. Analogamente, Hong Kong ha livelli bassissimi di TFT.
Secondo le proiezioni ONU, che rappresentano un riferimento autorevole, siamo passati da scenari di crescita apparentemente illimitata a prospettive di stabilizzazione e declino. Il XXI secolo sarà caratterizzato, in moltissimi paesi, dalla gestione delle conseguenze di una transizione demografica accelerata verso società con sempre più anziani e numericamente stabili o in contrazione. Il World Population Data Sheet 2024 avverte che, a livello globale, il tasso di fecondità totale è di 2,2, mentre il 10% della popolazione ha 65 anni e più. Nel 2100 il 97% dei Paesi del mondo vedrà declinare la propria popolazione. Solo sei Stati manterranno un tasso di fecondità superiore a 2,1 figli per donna, la soglia necessaria per sostenere la popolazione nel tempo: due sono in Oceania, tre nell’Africa subsahariana e uno in Asia centrale.
Questo invecchiamento della popolazione, con meno nascite, l’età media che aumenta, mette pressione sui sistemi pensionistici e sanitari. Un numero minore di giovani comporta una diminuzione della produttività economica e un rallentamento dell’innovazione. L'Italia, con appena 379mila bambini venuti al mondo, nel 2023 ha messo in luce l’ennesimo minimo storico di nascite. Mencarini e Vignoli (2018) sostengono che «Siamo in mezzo a una «trappola demografica»: i pochi figli del passato, cioè i genitori di oggi, sono sempre meno e sempre più maturi, vincolando al ribasso non solo le nascite attuali, ma anche quelle future». Tutto ciò, dunque, ha come conseguenza un invecchiamento della popolazione che non può che arrestarsi visti i continui cali in TFT. Le proiezioni dell’Istat segnalano un futuro prossimo in cui la popolazione attiva si ridurrà drasticamente e il peso demografico delle generazioni più anziane aumenterà ulteriormente.
Fattori Socio-Economici e Culturali della Denatalità nelle Società Occidentali e Sviluppate
La denatalità è l'intreccio complesso di fattori biologici, economici, sociali e culturali. Molteplici sono le cause che contribuiscono al calo delle nascite, soprattutto nei paesi ad alto reddito.

L'Emancipazione Femminile e le Nuove Scelte di Vita
L’emancipazione femminile ha fatto sì che le donne oggi possano studiare, lavorare, essere economicamente indipendenti e avere voce in capitolo sulle proprie scelte riproduttive. Però, come afferma Eleonora Voltolina, giornalista che si occupa di temi della fertilità con l’iniziativa The Why Wait Agenda, non si direbbe che la nostra società non sia più a misura di bambino o scoraggi il desiderio di fare figli, perché in realtà tante persone questo desiderio ce l’hanno. Esiste infatti il "fertility gap", cioè il divario tra i figli desiderati e i figli avuti.
L’ingresso delle donne nel mondo del lavoro e l’apertura di nuove opportunità ha consentito di trovare altre opzioni possibili di realizzazione oltre alla maternità. Ma tutto questo è stato fortemente voluto dalle donne stesse. Insomma, forse le donne fanno meno figli perché - semplicemente - vogliono farne meno e non essere schiacciate sul ruolo di madri per tutta la fase centrale della loro vita. Questo vale in aggregato, anche se ciascuno di noi conosce qualche donna a cui questo ragionamento non si applica.
Il posticipo della maternità, che molte volte riduce la parità a un solo figlio, è un altro fattore significativo, come eloquentemente preannunciato dal libro "Matrimonio e figli: tra rinvio e rinuncia" (De Sandre et al., 1997). In Europa, l’età delle mamme che hanno un primo figlio è aumentata: se nel 2009 la media era fissata a 28,8 anni, nel 2021 si è spostata in avanti, giungendo a 29,7 anni. Questo comporta una diminuzione della finestra biologica per concepire.
EMANCIPAZIONE FEMMINILE Riassunto storia (Suffragette, movimenti femminili e diritti donna storia)
Costi della Genitorialità e Mancanza di Supporto
Non è facile stabilire quali siano le politiche da adottare perché non c’è accordo sulle cause di questo calo di fertilità. Di sicuro la famiglia allargata nella quale ci sono pochi anziani e molti bambini non è più la norma, e per una coppia di genitori con poco supporto è difficile crescere più di uno o due bambini. I matrimoni sono in calo un po’ dappertutto e sembra che famiglie meno vincolate siano anche meno fertili. Crescere un figlio nel mondo occidentale è percepito come un impegno finanziario elevato, che scoraggia molte coppie. Soprattutto in Paesi come gli Stati Uniti, i genitori investono moltissimo sui figli. Questo è un lavoro molto difficile per molti giovani, che non sono sicuri di potersi assumere questa responsabilità.
Anche in Italia, la mancanza di sistemi welfare e di politiche familiari più mirate è tra le principali cause della denatalità. Gli stereotipi culturali circa la maternità e la genitorialità contribuiscono a favorire la denatalità: nella società italiana, in maniera più marcata rispetto ad altri paesi europei, è ancora presente la convinzione secondo cui la cura sarebbe un compito di pertinenza femminile. Da qui emergono penalizzazioni nei confronti delle donne che si riversano soprattutto nell’ambito lavorativo. Le diseguaglianze di genere che si creano all’interno delle realtà aziendali mettono a rischio il futuro lavorativo delle donne, con il conseguente disinteresse da parte dell’azienda nell’investire su una giovane donna. Le discriminazioni di genere legate alla genitorialità possono emergere anche come “micro aggressioni verbali”, ad esempio durante i colloqui di selezione, quando le domande vertono sulla vita privata per capire se vi è un “rischio” di futura maternità.
Cambiamenti Culturali e Stili di Vita
Cambiamenti nelle priorità della vita, con maggiore enfasi su realizzazione personale e libertà individuale, influenzano negativamente il desiderio di avere figli. Posizioni in netto contrasto con le generazioni precedenti, più propense a seguire le aspettative sociali e a formare una famiglia, qualunque fossero le condizioni del momento.Negli Stati Uniti, una coppia su quattro esclude l’idea di avere figli; il 23% di loro, secondo un sondaggio citato da CBS news, afferma che il motivo principale è l’instabilità economica, ma le ragioni sono molteplici. Alcune più intime, come la ricerca della realizzazione personale, il cambiamento dei valori culturali e la percezione dei figli come un “lusso”. Altre, invece, che interessano fattori esterni, come il cambiamento climatico e lo stato del pianeta. Anche in Cina il 57% degli studenti universitari intervistati in un sondaggio dichiara di non volersi innamorare, il che riflette un profondo mutamento nelle aspettative sociali.
Sembra che il declino mondiale sia in atto e continuerà: le relazioni familiari e le relazioni sociali sono cambiate, sono mutati i rapporti tra i sessi e le aspettative e la cultura della maternità e della paternità, sono sempre di più i single e le coppie che vivono separate e la "working culture rewards long hours". In Corea del Sud, ad esempio, "Housing is expensive, the parenting culture is intense and the working culture rewards long hours", mentre a Hong Kong "Low fertility rates reflect broken systems and broken institutions that prevent people from having the children they want". Questi sono esempi eloquenti di come i sistemi economici e sociali non siano più a misura di famiglia.

Declino della Salute Riproduttiva e del Comportamento Sessuale
Accanto ai fattori socio-economici e culturali, problemi legati alla salute riproduttiva contribuiscono alla denatalità. Circa il 15% delle coppie nei Paesi occidentali affronta problemi di fertilità, dovuti a fattori biologici o ambientali. Studi recenti hanno evidenziato una riduzione della conta e della motilità degli spermatozoi negli uomini occidentali negli ultimi 50 anni, causata da inquinamento, stress e stili di vita non salutari. Condizioni come l’endometriosi, l’ovaio policistico e l’ipogonadismo maschile contribuiscono alla difficoltà di concepimento. Anche l’esposizione a sostanze chimiche, come pesticidi e microplastiche, può alterare il sistema endocrino, riducendo la fertilità, mentre lo stress e i ritmi di vita frenetici influiscono negativamente sulla salute riproduttiva.
In Italia, secondo un’indagine Censis-Bayer sui comportamenti sessuali, circa 1,6 milioni di persone tra i 18 e i 40 anni non hanno mai avuto rapporti sessuali nella loro vita, mentre 13 milioni hanno dichiarato un’astinenza di una durata media di 6 mesi. Le coppie “bianche”, i 18-40enni con relazioni affettive stabili ma senza rapporti sessuali, sono circa 220 mila. Questo non è un fenomeno isolato: in Francia le coppie che fanno sesso sono diminuite di 15 punti percentuali rispetto a vent’anni fa; in Gran Bretagna, le coppie sposate senza coinvolgimento sessuale sono il 30% del totale. L’impatto dell’utilizzo della pornografia sulla diminuzione della fertilità deve ancora essere valutato. Alcuni studi hanno evidenziato come le persone che guardano materiale porno spesso adottino una comunicazione più negativa con i loro partner, si sentano meno impegnate nelle relazioni e siano meno soddisfatte sessualmente. Il crescente consumo di pornografia online si associa anche alla diminuzione dell’età dei suoi consumatori, come emerge dalle indagini del CNR-Irpps.
L'Inefficacia delle Politiche Pronataliste Dirette
Alessandra Minello, ricercatrice in Demografia all’Università di Padova, ha sottolineato come, per quanto siamo abituati a sentire parlare di politiche pronataliste, dobbiamo essere consapevoli che queste agiscono poco sulla fecondità. Possono avere effetti indiretti, ad esempio se aumenta la partecipazione femminile al mercato del lavoro, aumenterà anche se di poco la fecondità, ma effetti diretti è difficile vederne. In questo momento agire con una politica unica che vada a aumentare la fecondità non è più efficace. C’è bisogno di agire in maniera complessiva mettendo le famiglie nella condizione di maggior possibile benessere e vedere se poi questo eventualmente riduce il fertility gap. Non ci sono soluzioni facili, neanche immaginando uno spettro di possibili politiche drastiche che vadano dal vietare l’aborto - come chiedono sempre più conservatori negli Stati Uniti - a lasciar entrare più immigrati.In Russia, ad esempio, nel 2007 è stato introdotto il programma Maternity Capital, un sostegno economico per le famiglie. Dopo un minimo storico nel 1999 (TFT 1,16), il tasso di fecondità totale è salito fino a 1,7-1,8 negli anni successivi, ma nel 2025 è fermo a 1,47. Questo suggerisce che investimenti ingenti di risorse possono dare risultati positivi di corto-medio periodo, ma non incidono sensibilmente sui piani riproduttivi di lungo periodo delle coppie. La Francia, pur abbracciando storicamente una politica familiare basata sulla conciliazione e sul sostegno globale, ha visto negli ultimi anni crollare il TFT passando da 2,03 del 2010 a 1,64 del 2025.
La Dimensione Religiosa e la Fecondità: Il Legame Fede-Fertilità
Philip Jenkins, uno dei più rinomati studiosi di religione negli Stati Uniti e autore del libro "Fertility and Faith", sostiene che denatalità e secolarizzazione vanno sempre assieme. Esiste una stretta relazione tra i tassi di fertilità di una comunità e il grado di fervore religioso. Le società ad alta fertilità, come la maggior parte dell’Africa contemporanea, sono ferventi, devote e religiosamente entusiaste. Viceversa, minore è il tasso di fertilità e minore è la dimensione della famiglia, maggiore è la tendenza a distaccarsi dalla religione.

Secolarizzazione in Europa e Oltre
L’Europa è il famoso esempio in cui il calo della fertilità è correlato alla rapida secolarizzazione. Ma ora quel modello di bassa fertilità e fede si sta diffondendo in tutto il mondo, in America Latina, Asia orientale e in parte del mondo islamico. Le due condizioni marciano in parallelo, con la contrazione religiosa che precede quella demografica. Jenkins afferma che i tassi di fertilità forniscono un indicatore efficace del comportamento religioso e rapidi cambiamenti dovrebbero servire da campanello d’allarme sull’imminente secolarizzazione e sul declino della religione.
Il cambiamento avvenne negli anni Sessanta, iniziando nei paesi scandinavi e nei Paesi Bassi. I paesi cattolici furono colpiti dall’inizio degli anni 70. Quel cambiamento era strettamente correlato al forte declino della pratica religiosa, misurato con la regolare frequenza in chiesa, le vocazioni al sacerdozio o il numero di donne negli ordini religiosi. Man mano che i legami religiosi diminuiscono, le persone definiscono sempre più i propri valori in termini individualistici e laicizzati. Sono più disposti a opporsi alle chiese o alle istituzioni religiose su questioni sociali e politiche di genere e moralità. Anche in paesi un tempo solidamente cattolici come l’Italia, la Spagna, il Belgio o l’Irlanda, assistiamo al progresso della contraccezione, del divorzio, dell’aborto. In molte nazioni, il declino della fertilità è strettamente correlato all’accettazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. In tutto il mondo vediamo che man mano che i tassi di fertilità diminuiscono, i diritti dei gay crescono con una forte opposizione verso la chiesa.
L’Italia offre un esempio del legame tra fertilità e influenza della religione. Iniziò negli anni 70, il periodo in cui la chiesa subì gravi battute d’arresto, con il referendum sul divorzio nel 1974 e l’aborto nel 1978. Una cronologia che segue fedelmente il declino della fertilità: nel 1976 il tasso era di 2,1, che nel 1981 era sceso a 1,6. Un cambiamento demografico estremo in pochissimi anni, più veloce di qualsiasi cosa mai registrata nella storia. Solo nel decennio successivo al 1975, il TFT spagnolo è sceso da un massimo di 2,75 ad appena 1,64. Il Belgio, un tempo centro della vita spirituale e culturale cattolica, ha visto la partecipazione alla messa domenicale scendere sotto il 10 per cento e meno della metà dei genitori battezzare i figli. Le vocazioni sono cadute quasi letteralmente nel nulla. Il Belgio ha legalizzato l’aborto nel 1990 e nel 200