La possibilità di procreare un bambino con vie diverse dal classico rapporto coniugale, e cioè con l’ausilio della medicina e delle biotecnologie, è una realtà da almeno 50 anni. La famiglia e la coppia oggi sono inserite in un contesto scientifico e tecnologico che per molti aspetti si manifesta per la sua positività e bellezza, con interventi che migliorano la qualità della vita, sostengono la salute umana e arricchiscono di nuove dimensioni la persona. Parallelamente alla diffusione di queste tecniche, tuttavia, sono cominciate le critiche, i processi e le proposte di legge per porre un freno alla pratica, sollevando un acceso dibattito che vede la Chiesa cattolica come una delle voci più critiche in merito.

Le radici del Magistero e l’antropologia del generare
Il Magistero ufficiale della Chiesa si è occupato di procreazione assistita da diversi decenni, a partire da Pio XII. Non sono attendibili le posizioni, anche in seno al cattolicesimo, secondo cui la Chiesa sarebbe contraria a ogni intervento "artificiale" in materia di procreazione. Al contrario, la Chiesa distingue tra tecniche che sostituiscono l'atto coniugale e tecniche che lo coadiuvano. L’uso di queste tecnologie ha avuto origine ovviamente con le prime applicazioni con animali, al fine di “produrli” a scopo commerciale e di mercato. Successivamente queste metodiche sono state applicate all’uomo, in particolare alle coppie sterili. Si trattava di inseminazioni artificiali, cioè fare in modo che un rapporto sessuale di coppia, con l’aiuto della tecnica, potesse essere fertile e quindi portare alla nascita del figlio desiderato. In questi primi tentativi, ancor oggi molto utilizzati, la medicina aveva semplicemente il compito di “aiutare” un atto fisico sessuale posto dalla coppia ad essere fecondo.
La Chiesa sostiene che l’artificiale nella procreazione sia chiamato a rispettare l’unità della coppia e la difesa del nascituro. Il principio cardine è la non scissione tra atto unitivo e procreativo. Per la Chiesa, l’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento; pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.
L'embrione: persona o pre-embrione?
La questione dell'identità dell'embrione è il punto che divide il mondo, non certo dal punto di vista religioso, ma sul piano bioetico. C’è chi sostiene il carattere pienamente umano dell’embrione a partire dall’inizio del processo della fecondazione (penetrazione dello spermatozoo nella membrana dell’ovulo) e c’è chi pone delle date che posticipano la prima considerazione umana a 15 giorni dopo la fecondazione, basandosi sulla teoria "gradualista".
Contro questa teoria, la posizione della Chiesa Cattolica ritiene che l’essere umano si costituisce nella sua individualità come un tutto che possiede in sé gli elementi e il programma del suo sviluppo futuro fin dall’inizio del processo. Si sottolinea come il c.d. principio del “tuziorismo” imponga che, di fronte al dubbio o alla seria possibilità di trovarsi di fronte a un essere umano, ci si debba astenere da ogni atto che possa danneggiarlo o sopprimerlo. La conclusione relativa alla natura dell’embrione è di capitale importanza, perché molte tecniche di fecondazione artificiale umana comportano la distruzione, la perdita, la selezione e il congelamento degli embrioni. È stato statisticamente comprovato che su 100 embrioni fecondati in laboratorio con tecniche FIVET soltanto 6-7 giungono bambini in braccio alla madre.
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Criticità etiche: selezione, eugenetica e mercato
La trattazione di questo argomento solitamente è affrontata in maniera scientifica con l’interesse rivolto completamente al "successo" e alla "percentuale di successo", lasciando in ombra gli insuccessi, la morte provocata agli embrioni, le complicanze sulla donna (ad es., la sindrome da iperstimolazione ovarica) e il mercato che si instaura sul corpo umano (gameti, uteri).
Per quanto riguarda l’eugenismo e la selezione che vengono implicati dalla fecondazione artificiale umana, basti pensare alla possibilità di selezionare gli embrioni nella fase di fecondazione in vitro con la diagnosi preimpiantatoria. Se alle coppie che chiedono di accedere alla fecondazione artificiale si spiegassero tutte queste perdite e manipolazioni, si può presumere che molte rinuncerebbero a diventare complici di una serie di fatti negativi dal punto di vista semplicemente umano. Inoltre, la selezione eugenetica comincia già nella scelta dei donatori dei gameti che vengono reclamizzati nei Centri di fecondazione artificiale.
La famiglia e le ripercussioni sociali
Un secondo livello di problematiche etiche riguarda le ripercussioni della fecondazione artificiale sul matrimonio e la famiglia. La Chiesa considera che il matrimonio sia una istituzione naturale che consiste nell’unione stabile di un uomo e di una donna, aperta alla procreazione. Le tecniche di fecondazione eterologa, o la maternità surrogata, portano a situazioni di "frantumazione della maternità" (genetica, gestazionale e sociale) e "paternità" (genetica e sociale). Tutto ciò si ripercuote sul piano della relazione con i figli e tra i coniugi, creando anche situazioni di conflittualità giuridica.
La disposizione giuridica di mantenere l’anonimato sul padre genetico donatore o sulla madre donatrice rappresenta, secondo la visione cattolica, la violazione di un altro diritto naturale: quello di poter conoscere i propri genitori e le proprie origini. Gli autori che hanno studiato le famiglie che accedono alla procreazione artificiale fanno notare come esse spesso pongano la ricerca del figlio come oggetto di un loro equilibrio personale, quasi un "bene di consumo".
La Legge 40 e il quadro legislativo italiano
La sterilità di coppia in Italia raggiunge oramai cifre da brivido: oltre una coppia su cinque non è in grado di assicurarsi una discendenza. Con queste premesse, già oggi ben 300 strutture italiane praticano la fecondazione assistita: si stima che tra le 50.000 e le 70.000 coppie si rivolgano a questi centri. La Legge 40 del 2004, approvata dopo lunghi e complessi percorsi parlamentari, ha rappresentato per anni un punto di riferimento specifico, venendo spesso definita "la legge dei divieti" dai suoi detrattori, ma considerata dai sostenitori come un tentativo di tracciare un modello antropologico basato sulla procreazione naturale.

La legge 40 è stata oggetto di numerose sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che hanno progressivamente rimosso alcuni divieti, come quello sulla fecondazione eterologa o sulla diagnosi preimpianto. Ad esempio, nel 2014 il tribunale di Milano ha assolto un uomo e una donna che si erano rivolte a una clinica privata di Kiev per ricorrere a pratiche vietate in Italia, sebbene la Cassazione abbia poi ribaltato la sentenza. Successivamente, la Corte Costituzionale ha cancellato il divieto alla diagnosi preimpianto per le coppie affette da patologie conclamate.
Nonostante queste modifiche, il dibattito rimane acceso. Mentre i sostenitori dei diritti procreativi evidenziano le statistiche internazionali a favore della solidità della famiglia anche attraverso la fecondazione eterologa, la Chiesa continua a sottolineare che la fecondazione artificiale in sé scinde i significati unitivi e procreativi, trasformando il figlio da dono a prodotto. La Chiesa ribadisce che per gli sposi cercare di superare la infertilità di coppia risponde ad un senso di responsabilità, ma essi devono anche ricordare che il loro amore può e deve dimostrarsi fecondo attraverso un molteplice servizio alla vita, mantenendo intatto il legame antropologico tra l'unione coniugale e la trasmissione della vita.