Il Marketing del Latte in Polvere: Un Equilibrio Delicato tra Necessità e Interessi Commerciali

L'allattamento al seno è un tema da sempre caldo, e negli ultimi tempi sembra esserlo diventato in modo particolare, suscitando dibattiti che vanno dalla sfera individuale delle scelte materne fino ai più alti livelli della politica e della sanità globale. Mentre la comunità scientifica ribadisce l'importanza cruciale del latte materno per la salute e il benessere dei neonati, il mercato dei sostituti del latte materno, più comunemente conosciuto come latte artificiale o latte in polvere, si scontra con una complessa rete di regolamentazioni, strategie di marketing aggressive e questioni etiche. Questo articolo esplora le ragioni e le dinamiche che sottostanno alla pubblicizzazione del latte in polvere, analizzando il suo ruolo essenziale in determinate circostanze, le restrizioni normative esistenti e le tattiche impiegate dalle aziende per promuovere i propri prodotti, spesso in modi che eludono lo spirito delle leggi vigenti.

Il Latte Artificiale: Un "Salvagente" Necessario in Casi Specifici

Esistono in commercio dei sostituti del latte materno che sono da considerare dei veri "salvavita". Ci sono infatti neonati con malattie congenite gravissime, per fortuna estremamente rare, come la fenilchetonuria, la malattia da sciroppo d’acero e la galattosemia. Questi bambini non possono essere allattati con il latte materno, ma si possono alimentare solo con delle speciali formule prodotte artificialmente. In queste situazioni, il latte in polvere non è semplicemente un'alternativa, ma un supporto vitale indispensabile per la loro sopravvivenza e il loro sviluppo.

Esistono poi degli alimenti speciali per i bambini che, durante l’alimentazione con sostituti del latte materno, hanno sviluppato una intolleranza alle proteine del latte di mucca, dal cui latte derivano tutti i sostituti. Anche questi sono latti speciali e devono essere prescritti in conformità a una patologia che il pediatra ha diagnosticato. Tuttavia, in realtà non c’è alcuna prova scientifica affidabile riguardo alla loro utilità generale e, dunque, non dovrebbero trovare spazio nella nutrizione del lattante senza una specifica indicazione medica. La distinzione tra necessità medica comprovata e utilizzo generalizzato è cruciale per comprendere il dibattito sulla pubblicità. È doveroso ricordare che il latte artificiale rappresenta l’alternativa più adeguata e sicura quando non è possibile allattare. Ogni mamma produce un latte su misura, perfetto per il proprio bambino; non esiste, quindi, una formula artificiale paragonabile per qualità e benefici al latte materno e proprio da questa constatazione nascono i numerosi sforzi per la difesa e la promozione dell’allattamento. In linea teorica non esiste un latte in formula migliore di un altro: la “ricetta” deve rispettare in tutti i casi il Regolamento Ue 127 che definisce le caratteristiche di composizione delle formule per lattanti e delle formule di proseguimento. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha pubblicato un’opinione sulla composizione di questi prodotti, secondo cui la formula di base attualmente utilizzata dalle industrie, rispettosa delle indicazioni di legge, è sufficiente a garantire le sostanze necessarie per la crescita sana di neonati e lattanti.

Tipi di latte artificiale e le loro indicazioni

Il Quadro Normativo in Italia e a Livello Internazionale

La questione della pubblicità del latte artificiale è regolamentata da normative precise, sia a livello nazionale che internazionale, nel tentativo di proteggere l'allattamento al seno e garantire che le scelte delle famiglie siano informate e non influenzate da messaggi fuorvianti.

In Italia, la norma in questione è prevista all'interno del decreto del 9 aprile 2009, numero 82. Si legge, nell'articolo 10: "La pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni". Questa direttiva vieta la pubblicità delle formule lattee di tipo 1, ossia gli alimenti o formule per lattanti, per i bambini sotto i sei mesi. L'unica deroga consentita è quella delle pubblicazioni scientifiche destinate a professionisti che operano in campo pediatrico o nutrizionale. Anche in questi casi, la pubblicità deve essere limitata a informazioni documentate e "non deve, in qualunque modo, sottintendere o avvalorare l'idea che l'allattamento artificiale sia superiore o equivalente all'allattamento al seno". Non solo: quest'unica forma di pubblicità permessa deve essere tale da non scoraggiare l'allattamento al seno, idealizzare l'utilizzo del prodotto o utilizzare termini come "umanizzato", "maternizzato" o "adattato". Tale normativa recepisce una direttiva della Commissione europea, la 141 del 2006, che a sua volta riprende, anche se solo in piccola parte, il "Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno" promosso - nel 1981 - dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

A livello internazionale, il marketing del latte artificiale è regolato dal Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, un documento che risale al 1981 e porta il timbro dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Nel documento - un codice più di comportamento che legge, che riguarda tutte le formule latte che possono sostituire il latte materno a differenza della norma italiana - nella sezione relativa alle etichettature si legge come le indicazioni riportate non debbano essere tali da scoraggiare l'allattamento al seno. Il Codice vieta al tempo stesso, per esempio, la distribuzione di campioni gratuiti a mamme in attesa o alle loro famiglie, così come a operatori sanitari, ad eccezione degli utilizzi per scopi di ricerca o valutazioni professionali. Si tratta di un codice, come detto, non vincolante, ma l'OMS, insieme all'UNICEF e all'International Baby Food Action Network (IBFAN), ha monitorato l'implementazione delle disposizioni contenute nel documento in giro per il mondo. I dati, aggiornati allo scorso aprile, mostrano che 136 su 194 paesi hanno adottato strumenti legislativi a copertura del Codice. L'Italia, nella mappa contenuta nel report, si colloca per così dire a mezza via nel panorama mondiale. La storia di questo codice è radicata in un contesto di emergenza: nel 1981, funzionari dai sistemi sanitari di tutto il mondo si sono riuniti nell’Assemblea Mondiale della Sanità per rispondere alle strategie di marketing aggressivo da parte dell’industria dell’alimentazione dei neonati e dei bambini, che stava promuovendo l'alimentazione con latte artificiale a discapito dell'allattamento e causando un drammatico aumento della morbilità e della mortalità infantile. Il risultato è stato il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, un quadro politico di riferimento pensato per impedire agli interessi commerciali di danneggiare i tassi di allattamento e mettere in pericolo la salute e la nutrizione dei più giovani abitanti del pianeta.

Le Strategie di Marketing Indiretto: La "Line Extension"

Nonostante le chiare restrizioni legislative, le aziende produttrici di latte artificiale hanno sviluppato strategie di marketing indiretto per eludere le normative e promuovere i loro prodotti, in particolare i "latti 1" (per neonati fino a 6 mesi), la cui pubblicità è vietata.

Esistono diversi tipi di latte in polvere, riconoscibili da un numero riportato sulla confezione. Esistono “latti 1”, per neonati fino a 6 mesi, “latti 2”, cosiddetti latti di proseguimento, per bambini tra 6 e 12 mesi, e “latti 3”, chiamati impropriamente latti di crescita, da utilizzare dopo che il bambino ha superato un anno. Nel nostro Paese, è proibita la pubblicità dei latti 1, mentre è permessa quella dei latti 2 e 3. Il Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano, elaborato da diverse società scientifiche pediatriche, sottolinea: "La pubblicità per legge non può riguardare le formule lattee di tipo 1, ma può invece riguardare quelle di tipo 2. È facilmente comprensibile tuttavia come la pubblicità delle formule lattee di tipo 2 (incluso l’uso di immagini pubblicitarie), pur non violando la legge italiana, possa trasmettere alla popolazione un messaggio di implicito invito a far uso in generale di formule lattee, comprese quelle per i primi 6 mesi di vita (formule di tipo 1)". Questa tattica è conosciuta nel gergo del marketing come "line extension": promuovendo i prodotti di una linea (latti 2 e 3), si promuovono anche tutti gli altri, inclusi quelli soggetti a restrizioni pubblicitarie.

Una ricerca condotta da un gruppo di lavoro coordinato da Adriano Cattaneo, epidemiologo e già responsabile dell’attività di ricerca sui servizi sanitari all’Istituto Burlo-Garofolo di Trieste, ha esplorato proprio questa ipotesi. Prendendo spunto da ricerche realizzate in Australia e in Inghilterra sulle pubblicità del “latte 3”, quello di crescita, l’ipotesi della ricerca italiana era che la pubblicità dei “latti 2”, quelli di proseguimento, utilizzati tra i 6 e i 12 mesi, serva in realtà alle ditte per promuovere i “latti 1”, per neonati. L’obiettivo di questo lavoro era fornire agli organismi di pressione sulla Commissione europea uno strumento per estendere il divieto di pubblicità anche ai latti 2, e magari anche ai latti 3, in vista della revisione della direttiva del 2006 sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. L’ipotesi della ricerca è stata confermata.

La Percezione delle Madri e l'Influenza della Pubblicità

La ricerca menzionata ha evidenziato come le strategie di marketing, pur legali sulla carta, possano generare confusione tra le madri e influenzare le loro scelte, contravvenendo allo spirito della protezione dell'allattamento al seno.

Il campione di donne alla prima gravidanza a cui sono state mostrate immagini pubblicitarie, e che sono state sottoposte a interviste qualitative in profondità, della durata di circa un’ora, con risposte registrate e poi trascritte, ha rivelato che la maggioranza di queste donne sono confuse dalle immagini. Non sanno valutare l’età del bambino, non capiscono cosa significhi il numero 2 e, anche dopo un’attenta lettura dei testi, considerano il messaggio pubblicitario come riferito al latte artificiale in generale, e non a una particolare tipologia di prodotto.

Un campione di mamme con bambini fino a 3 anni, alle quali sono state mostrate immagini di latti 1 delle 6 marche più vendute in Italia: Mellin, Nestlé, Plasmon, Aptamil, Hipp e Humana, alla domanda “avete mai visto pubblicità di questi prodotti?” la maggioranza ha risposto sì, nonostante la legge ne vieti la pubblicità. I messaggi pubblicitari sono perfettamente legali, e quindi non possono essere denunciati. Violano il Codice internazionale dell’OMS/UNICEF, ma non la legge italiana. E quando in altre occasioni qualcuno ha sporto denuncia all’Antitrust, per pubblicità ingannevole, o al Giurì, per pubblicità scorretta, di solito l’istanza è stata respinta, perché la pubblicità non è stata ritenuta ingannevole o scorretta. In rare occasioni è stato imposto o chiesto di ritirare la pubblicità, ma si trattava di pochi e rari casi di eclatante scorrettezza. Sembra chiaro che si possono causare danni anche con una pubblicità che è perfettamente lecita e legale, questo è il punto. L'età dei bambini ritratti nella confezione è indefinita, e solo il 10% delle madri intervistate è stato in grado di attribuire il significato corretto al numero 2. Per il 72% delle intervistate, la pubblicità riguardava il latte artificiale per ogni età del bambino, tendendo a contare, quindi, sul consiglio degli operatori sanitari.

Miti da Sfatare: Messaggi Fuorvianti nelle Pubblicità

A leggere le “raccomandazioni” che troviamo scritte sulle scatole dei sostituti del latte materno, o le pubblicità che le ditte si inventano per aumentare le vendite dei loro prodotti, c’è da mettersi le mani nei capelli. Vorremmo mettervi in guardia per evitare che facciate cose inutili o, peggio, che possiate procurare un danno al vostro bambino.

Un esempio? Una pubblicità recita: «Primi mesi di vita: il bambino ha naturalmente bisogno di liquidi. La linea di bevande solubili “X” ne favorisce l’assunzione, dissetandolo e rendendolo sereno e tranquillo. Sono già perfettamente zuccherate secondo le esigenze del bambino.» Ma è possibile che un bambino nei primi mesi di vita abbia davvero bisogno di liquidi oltre a quelli forniti dal latte? La risposta è assolutamente no. Il latte è composto per oltre l’85% da acqua, e un neonato, fino a quando non comincia a introdurre alimenti solidi (e perciò fino al sesto mese di vita), non ha alcuna necessità di introdurre liquidi in aggiunta al latte. Questo messaggio può portare a pratiche di alimentazione inappropriate, potenzialmente dannose per il bambino.

Un altro mito è l’orario delle poppate e la quantità di sostituto del latte materno da somministrare. Nelle famigerate “raccomandazioni” tempi e quantità sono ben scanditi, quasi che tutti i neonati avessero le stesse esigenze. La realtà è ben diversa: le quantità indicate sono calcolate sulla base di un calcolo statistico che tiene conto del peso medio di un bambino. Ma la media non corrisponde mai esattamente alla realtà; viceversa, sappiamo bene che ogni lattante è capace di autoregolarsi e che sin dall’inizio i genitori dovrebbero imparare a “sentire” le esigenze del bambino piuttosto che leggere le prescrizioni delle tabelle. Questo approccio rigido, promosso dalle pubblicità, ignora la capacità di autoregolazione del bambino e può generare ansia e insicurezza nei genitori.

Il Comitato di Controllo dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP) ha sanzionato Heinz per la pubblicità della linea di prodotti per la prima infanzia Plasmon NutriMune a base di latte fermentato. Il Comitato di controllo ha ritenuto ingannevoli i messaggi proposti negli spot televisivi e ha ordinato l’immediata sospensione. Nella pubblicità veniva detto che “Oggi in Plasmon dopo una lunga preparazione nasce NutriMune e inizia una grande rivoluzione nel mondo dei latti crescita”. Una rivoluzione che sarebbe il frutto di “9 anni di ricerca nel centro nutrizionale Plasmon”. Il presunto carattere rivoluzionario della linea NutriMune è uno dei due aspetti contestati dal Comitato: secondo lo IAP, utilizzando l’espressione “rivoluzione”, si induce il consumatore a pensare che il prodotto abbia delle caratteristiche qualitative nettamente superiori e distinguibili dai prodotti analoghi da risultare una novità nel settore. La seconda violazione riguardava gli effetti sulla salute attribuiti ad alcuni ingredienti (“l’esclusivo ingrediente Latte Fermentato con L paracasei e le vitamine, per il buon funzionamento del sistema immunitario”). Secondo lo IAP, lo spot suggerisce che sia l’associazione del fermento L. paracasei alle vitamine ad avere un’azione positiva sul sistema immunitario, anche se non esiste al momento alcuna autorizzazione dell’Efsa per avallare quest’affermazione. Al contrario, è noto che la sola presenza di vitamine è sufficiente per pubblicizzare l’effetto positivo sul sistema immunitario. Questo caso dimostra come il marketing possa utilizzare messaggi suggestivi ma infondati per creare una percezione di superiorità del prodotto.

Esempio di pubblicità fuorviante di latte in polvere

L'Impatto sui Tassi di Allattamento e la Salute Materno-Infantile

Il marketing aggressivo sui sostituti del latte materno continua a scoraggiare le donne ad allattare, mettendo a rischio la salute sia dei bambini che delle donne. Questo fenomeno ha radici storiche importanti. Negli ultimi 4 decenni, c’è stato un aumento del 50% nella diffusione dell’allattamento esclusivo al seno. Come risultato, un numero stimato di 900 milioni di neonati a livello globale hanno goduto di miglioramenti nella sopravvivenza, crescita e sviluppo grazie all’allattamento esclusivo nella loro infanzia. L’allattamento è vitale per la nutrizione, la salute e il benessere dei bambini e delle bambine per tutta la vita. Riduce i costi per le famiglie, le strutture sanitarie e i governi. L’allattamento protegge i bambini dalle infezioni e salva vite. Supporta il legame emotivo fra madri e bambini, insieme ad altri benefici per la salute mentale.

Nonostante ciò, l'allattamento esclusivo al seno nei primi 6 mesi, e l'allattamento continuato a 1-2 anni, rimangono bassi in molte aree. Al momento si stima che siano allattati esclusivamente al seno poco più di un terzo dei bambini sotto i 6 mesi. "Il latte materno è un alimento essenziale e dobbiamo far di tutto per incentivarne l'utilizzo," commenta Mauro Stronati, della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Neonatologia (Sin). "Vietare le pubblicità delle formule per lattanti rientra all'interno di questa visione, perché c'è il rischio che il marketing possa portare a pensare che il latte artificiale sia uguale a quello materno, mentre questa è un'idea profondamente sbagliata: non esistono formule paragonabili all'alimento materno, che ha innumerevoli componenti che nessun prodotto può imitare. Pubblicizzare quelli per lattanti porterebbe a creare delle idee sbagliate".

Nei primi anni Settanta, in Nigeria, il 90% dei bambini venivano allattati al seno; vent'anni dopo, solo il 20%. Uno studio condotto nel 1978 tra le madri che avevano smesso di allattare al seno in Nigeria ha mostrato che nel 70% dei casi lo smise all'età di quattro mesi. Tra queste madri, il 60% diceva di essere stata consigliata dal personale medico. Questo cambiamento di costumi è dovuto all'influsso dei paesi industrializzati.

Le raccomandazioni per quello ritenuto la migliore scelta possibile per il neonato rischiano di trasformarsi in una paranoia per alcune mamme, che di fronte alle difficoltà e allo stress dell'allattamento rischiano di sviluppare sentimenti contrastanti, con sensi di colpa, paura e frustrazioni che possono avere effetti tutt'altro che benefici. Ad essere messo sotto accusa a volte è anche il determinismo associato ai benefici dell'allattamento, privato del contesto in cui avviene. Senza considerare che ci sono situazioni in cui l'allattamento al seno non è una scelta facile (chi può allattare e continuare a lavorare, magari lontano da casa, fino a due anni?) né tanto meno possibile, come per esempio nel caso in cui si assumano chemioterapici, alcuni mezzi di contrasto, in presenza di alcune infezioni, in caso di consumo di droghe, alcol e fumo, o lesioni a livello del capezzolo. In questi casi, il supporto e l'accesso al latte artificiale diventano fondamentali, come ha ribadito Donald J. Trump in un tweet in risposta al caso del New York Times, sottolineando l'importanza dell'allattamento al seno ma anche la necessità di garantire l'accesso al latte artificiale laddove ve ne sia bisogno, ad esempio a causa di malnutrizione e povertà.

Conflitti di Interesse e il Ruolo degli Operatori Sanitari

Un aspetto critico del marketing del latte artificiale riguarda l'interazione tra le aziende produttrici e gli operatori sanitari, le cui raccomandazioni hanno un peso significativo sulle decisioni dei genitori.

Gli studi svelano un conflitto di interessi tra aziende e operatori sanitari: le ditte, si legge nelle conclusioni, mirano in maniera sistematica a raggiungere i professionisti che si occupano di bambini e maternità, le cui raccomandazioni sono rilevanti per i genitori, affinché promuovano i latti formulati. Finanziamenti, incentivi e attività di formazione sono utilizzati, direttamente o indirettamente, per costruire relazioni con i professionisti e influenzarli nelle decisioni e nei consigli che ne derivano. Questa pratica è vietata per i latti 1 dalla legge italiana, ma non per i latti 2 e 3, o per altri prodotti per l’alimentazione infantile, purché non siano etichettati “sotto i 6 mesi”. Tuttavia, anche per questa pratica funziona la "line extension", oltre che la fidelizzazione (altra strategia di marketing).

Alcune madri intervistate nel corso della ricerca spiegano di aver ricevuto “campioni” in farmacia, in ospedale o presso i propri pediatri. Circa il 20 per cento delle madri ha riportato questa pratica. Per i latti 1 sarebbe proibita per legge, ma sappiamo che ancora succede, anche se in misura molto minore rispetto, per esempio, a 10 anni fa. Questa pratica di distribuzione di campioni, anche se non sempre illegale per tutti i tipi di latte, può condizionare le scelte dei genitori, che si affidano al consiglio degli operatori sanitari. La questione si è spostata anche sul piano legale a seguito di un caso di pubblicità da parte di una nota influencer, che ha ricordato come in Italia la pubblicità dei latti artificiali sia vietata, evidenziando il divieto di distribuzione di campioni gratuiti a madri in attesa o alle loro famiglie.

Le aziende di latte artificiale si mettono in contatto con i medici locali per influenzare le loro prescrizioni e abitudini. Alcuni ospedali hanno stabilito che tutti i bambini nati in ospedale siano allattati con il biberon, anche se le madri non sanno come usare il latte artificiale o se lo devono comprare. Questo approccio sistematico mira a creare una dipendenza dal prodotto sin dai primi giorni di vita.

Il Mercato del Latte Artificiale: Dimensioni Economiche e Tattiche

Il mercato globale dei sostituti del latte materno è un'industria da 55 miliardi di dollari l’anno, e per alimentarlo le strategie di marketing sono pervasive e spesso poco rispettose delle regole.

Si tratta di un mercato non enorme, stimato tra i 300 e i 400 milioni di euro l’anno in Italia, ma con alto valore aggiunto. Inoltre, si porta dietro tutto il mercato dell’alimentazione infantile, ben più grande (778 milioni di euro nel 2014). Questo rende le aziende particolarmente motivate a eludere le restrizioni pubblicitarie. La forza di chi promuove l’allattamento, invece, è molto vicina a zero, anche perché il ministero della Salute e il Ssn non la considerano una priorità. Le ditte, inoltre, esercitano lobby a livello sia europeo sia nazionale per far sì che non si pongano limiti al marketing, oppure si pongano limiti non rigorosi. Così i tassi di allattamento aumentano di pochi punti percentuali l’anno, tanto che poco più del 5% delle madri allatta in maniera esclusiva fino a 6 mesi, e circa il 20% continua ad allattare oltre l’anno.

Un report dell’OMS punta il dito sul marketing digitale, rivelando che in alcuni Paesi oltre l’80% dell’esposizione alla pubblicità dei sostituti del latte materno è online e che sempre di più le aziende si affidano a influencer e community sul web per promuovere i loro prodotti. La ricerca ha analizzato quattro milioni di post sui social media sull’alimentazione infantile pubblicati tra gennaio e giugno 2021. Questo dimostra come le aziende abbiano adattato le loro strategie ai nuovi canali di comunicazione, rendendo più difficile il monitoraggio e l'applicazione delle normative.

Gli studi confermano il fatto che, per alimentare un mercato globale da 55 miliardi di dollari l’anno, le strategie sono pervasive e poco rispettose delle regole. Anche durante la pandemia, si legge tra le pagine del report, alcuni produttori hanno cavalcato la paura del contagio per seminare dubbi e aumentare le vendite del latte artificiale. Questa strategia tipica utilizza messaggi salutistici, facendo credere a chi compra questi prodotti che possano essere migliori addirittura del latte materno. Il quarantesimo anniversario dell’adozione del Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno è un’opportunità per segnare i progressi significativi raggiunti nella protezione e promozione dell’allattamento, ma anche un monito sul lavoro ancora da fare. La maggioranza dei paesi ha emanato leggi per attuare almeno alcune disposizioni del Codice. Ma, purtroppo, solo 25 paesi hanno attuato misure che sono sostanzialmente allineate con il Codice. Il Codice rimane tanto rilevante oggi quanto lo era 40 anni fa.

Tattiche di marketing aggressive nel settore del latte in polvere

Dalla Boicottaggio alle Sanzioni: L'Azione Contro il Marketing Irregolare

La storia del marketing del latte artificiale è costellata di tentativi di regolamentazione e di mobilitazione della società civile per contrastare le pratiche aggressive delle aziende.

Il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, adottato dall’Assemblea Mondiale della Sanità il 21 maggio 1981, ha rappresentato un passo fondamentale per regolare la pubblicità e la commercializzazione dei sostituti del latte materno e di qualsiasi altro sostituto del latte materno, incluso il biberon. I punti chiave del Codice riguardano il divieto di pubblicità al pubblico di prodotti a cui si applica il Codice, il divieto di distribuzione di campioni gratuiti di "formula" o altri sostituti del latte materno, il divieto di donazioni di latte materno a reparti maternità o ospedali, e l'obbligo di etichettatura con informazioni chiare e precise, senza scoraggiare l'allattamento al seno. Il Codice richiede inoltre la presenza di un'avvertenza che il latte materno è il cibo migliore e che il prodotto deve essere usato solo se il bambino ne ha bisogno. Nel 1990, è stata adottata la "Dichiarazione degli Innocenti" in un meeting a Firenze, che mirava a far sì che l'80% dei bambini fossero allattati esclusivamente al seno entro il 1995. Nel 1991, l'UNICEF e l'O.M.S. hanno lanciato l'iniziativa "Ospedali amici del bambino" per proteggere, promuovere e sostenere l'allattamento al petto negli ospedali di tutto il mondo, chiedendo alle compagnie di smettere di distribuire rifornimenti gratuiti in tutti i paesi entro il 1992, anche se poche compagnie fossero d'accordo a smettere.

Nonostante il Codice, le violazioni persistono. Le ditte produttrici continuano a esercitare pressioni sui governi per far sì che le leggi siano meno rigorose, ma anche a eludere le restrizioni attraverso forme indirette di marketing. Un esempio è il caso della Nestlé. Dal 1977 al 1984, un boicottaggio internazionale contro la Nestlé ha dimostrato il potere dei consumatori. Il boicottaggio, iniziato negli USA e diffusosi in altri paesi come la Gran Bretagna, ha messo sotto accusa la multinazionale per le sue pratiche di marketing del latte in polvere nei paesi in via di sviluppo, che si ritenevano responsabili di un aumento della morbilità e della mortalità infantile. La campagna ha portato la Nestlé a sottoscrivere le raccomandazioni OMS/UNICEF nel 1984.

Il problema delle distribuzioni gratuite di latte artificiale è stato più volte dibattuto. Negli anni '90, l'UNICEF ha chiesto la fine di tali distribuzioni, e l'OMS ha ribadito che l'uso di latte artificiale dovrebbe essere consentito negli ospedali solo in casi speciali.

Nel 1997, l'IBFAN ha pubblicato "Cracking the Code", un rapporto dettagliato sulle violazioni del Codice, e ha continuato a monitorare le aziende attraverso pubblicazioni come "Breaking the Rules", rilevando violazioni in tre quarti dei 31 paesi monitorati tra gennaio e settembre 1997, soprattutto in Africa, Asia e America Latina. Anche in Italia, la pubblicità del latte artificiale continua, spesso violando il Codice pur rimanendo nel solco della legge nazionale.

Un recente esempio di sanzione è quello del Comitato di Controllo dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP), che ha sanzionato Heinz per la pubblicità della linea di prodotti per la prima infanzia Plasmon NutriMune a base di latte fermentato, ordinando l’immediata sospensione degli spot televisivi per messaggi ingannevoli riguardo alla "rivoluzione" del prodotto e agli effetti sulla salute degli ingredienti. Questo caso evidenzia come, anche in un contesto legale apparentemente rispettato, il contenuto promozionale possa essere fuorviante e richieda l'intervento di organismi di controllo.

Cronologia delle azioni di boicottaggio e regolamentazione

La Composizione e la Preparazione del Latte Artificiale: Cosa Sapere

Il sostituto del latte materno, più comunemente chiamato “latte artificiale”, è una formula che subisce dei trattamenti dapprima nel corso della fabbricazione, poi nelle fasi di confezionamento, trasporto, distribuzione e stoccaggio nei depositi delle farmacie o dei punti vendita. In questa tipologia non rientra il latte di mucca o di capra non adattato.

Esistono molti tipi di latte artificiale in commercio, e tutti devono avere una composizione stabilita dal Codex Alimentarius, con una tolleranza consentita per i vari elementi. Perciò, anche se la composizione tra le varie formule non è mai identica, le variazioni sono talmente piccole che non hanno alcun significato pratico dal punto di vista biologico: questo vuol dire che le formule sono tutte equivalenti. Nelle confezioni delle formule artificiali ci sono delle tabelle che indicano le quantità da somministrare in base al peso del bambino o ai giorni di vita. È importante ricordare che i valori riportati su queste tabelle sono puramente indicativi; difatti ogni bambino che non abbia problemi nel neurosviluppo è in grado di far capire quando e quanto ha bisogno di mangiare.

I sostituti del latte materno sono detti “artificiali” perché derivano da un processo di lavorazione industriale che prevede la modifica della composizione di un latte di partenza, quasi sempre di mucca, al quale vengono aggiunti e tolti parecchi nutrienti così da renderlo il più vicino possibile al latte materno. Gli elementi che vengono aggiunti derivano anche dal mondo vegetale, quindi olio di colza, di cocco, di girasole eccetera. Tra questi, alcune ditte producono latte artificiale utilizzando l’olio di palma per arricchire la sostanza di alcuni grassi presenti nel latte materno ma non in quello di mucca.

Per quanto riguarda la preparazione, una volta acquistata e aperta la confezione, la quantità di prodotto che rimane va adeguatamente conservata per evitare che si deteriori. La formula di latte artificiale liquido, pronta per l’uso, è sterile fino a quando la confezione non viene aperta, per questo motivo è la scelta più sicura. Possiamo eliminare la maggior parte dei batteri scaldando l’acqua per la ricostituzione del prodotto alla temperatura di almeno 70°C. Il latte così preparato deve essere poi raffreddato rapidamente per evitare che i batteri residui si moltiplichino, e questo può avvenire quando il latte ha una temperatura compresa tra 7 e 65°C. Generalmente, dopo l’apertura della confezione, la polvere deve essere conservata a temperatura ambiente nella confezione originale ben chiusa, in luogo fresco e asciutto, e consumata entro 10-15 giorni. Una volta che il latte viene ricostituito, cioè è pronto all’uso, deve essere consumato entro due ore, oppure conservato in frigorifero per un massimo di 24 ore. Per quando si è fuori casa conviene utilizzare un thermos con acqua bollita: se è pieno e ben chiuso, l’acqua manterrà una temperatura superiore ai 70°C per diverse ore. È fondamentale fare attenzione all’uso del forno a microonde per preparare o riscaldare le formule, sia in polvere sia liquide. Agitare il liquido dopo il riscaldamento è un saggio accorgimento per evitare la disomogeneità di temperatura.

Tra le misure previste a favore delle famiglie dalla Legge di Stabilità 2020, ne troviamo alcune che vengono introdotte per la prima volta, come per esempio il “Bonus latte artificiale”. Si tratta di un sostegno per l’acquisto di sostituti del latte materno per le mamme affette da condizioni patologiche che impediscono la pratica naturale dell’allattamento. È previsto un contributo fino a 400 euro annui per neonato e fino al sesto mese di vita del bambino. Ad oggi, però, la misura è ancora in attesa di attuazione.

Oltre il Divieto: La Necessità di Sensibilizzazione e Supporto

La sfida di proteggere e promuovere l'allattamento al seno, in un contesto di marketing persistente del latte artificiale, richiede un impegno collettivo che va oltre le mere restrizioni legali.

Che tipo di azioni mancano in Italia per prevenire fenomeni come quello descritto nella ricerca sulla "line extension"? Sono sempre più le persone che si occupano di promuovere l’allattamento, compresi molti operatori sanitari, ma sono ancora pochi quelli che capiscono l’importanza di proteggerlo e ancor meno quelli che sanno dell’esistenza di strumenti, per quanto imperfetti, che possono servire a questo scopo. La responsabilità è in primo luogo delle istituzioni, dal ministero della Salute al Servizio sanitario nazionale (Ssn). Ma anche le università sono colpevoli: la maggioranza degli operatori sanitari si laurea sapendone poco o nulla di allattamento, e ancor meno del Codice internazionale. Colpevoli sono anche le associazioni professionali, con qualche rara eccezione come l’Associazione Culturale Pediatri e la Federazione dei Collegi delle Ostetriche, che stanno più dalla parte delle ditte, da cui ricevono sussidi e benefici di vario tipo (anche questo è marketing), che dalla parte dell’allattamento. Anche i media hanno le loro responsabilità: non parlano di queste cose mentre sono prontissimi a rispondere a qualsiasi sollecitazione, diretta o indiretta, da parte delle ditte. Forse perché dalle stesse un po’ dipendono per gli introiti pubblicitari.

In questo momento non possiamo che sperare nella forza delle mamme e della cosiddetta società civile. Ci sono molte associazioni che da decenni si occupano dell’argomento: bisognerebbe rafforzarle. Il pessimismo è come una tentazione troppo vasta per essere gestita dal basso, ma il potere che i consumatori hanno tra le mani non deve essere sottovalutato. Le nostre scelte come consumatori hanno un impatto diretto, e possiamo favorire le forme produttive corrette mentre ostacoliamo le altre. L'impegno di tutti è necessario per difendere l'allattamento e garantire che le madri ricevano informazioni accurate e supporto adeguato. L'allattamento è vitale per la nutrizione, la salute e il benessere dei bambini e delle bambine per tutta la vita. Riduce i costi per le famiglie, le strutture sanitarie e i governi. L'allattamento protegge i bambini dalle infezioni e salva vite. Supporta il legame emotivo fra madri e bambini, insieme ad altri benefici per la salute mentale.

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