Un Abbraccio in Movimento: Perché i Bambini Cercano Istintivamente il Contatto e il Dondolio per Calmarsi

Una volta, aspettando il mio volo in aeroporto, ho visto un papà che portava in braccio il suo bambino. Il bimbo non piangeva forte, si lamentava appena ed era scontento. Il papà gli dava dei colpetti sulla schiena dolcemente mentre camminava su e giù tra i posti a sedere pieni di viaggiatori stanchi. Questa scena, seppur quotidiana, rivela una delle risposte più innate e potenti nel rapporto tra genitore e figlio: l'istinto di cullare, dondolare e tenere vicino il proprio piccolo. Mi ha fatto sorridere, ma sono rimasta allibita quando una signora di una certa età si è alzata e si è piantata di fronte al papà, probabilmente per esprimere un giudizio sul metodo del genitore. Tuttavia, la scienza moderna e l'osservazione di culture diverse ci dimostrano inequivocabilmente che questo gesto non è solo un modo per placare un momento di disagio, ma un meccanismo fondamentale per lo sviluppo e il benessere del bambino.

genitore che culla il bambino in aeroporto

Il Linguaggio Universale del Pianto: Un Segnale di Bisogno Profondo

Il pianto del bambino è una delle prime e più potenti forme di comunicazione, un linguaggio universale che attraversa ogni cultura e epoca. A volte il pianto di un bimbo può essere calmato e a volte no, ma le ricerche dimostrano che stare lì, semplicemente stare lì, fa un'enorme differenza. Ovviamente c'è una buona ragione al di là del far impazzire i genitori, e il bisogno di succhiare al seno fa parte di quella ragione. La risposta al pianto del bambino è importante per il suo sviluppo da più punti di vista. In particolare, man mano che cresce, il bambino piange sempre meno.

Il Dott. Ron Barr, un medico canadese che ha fatto ricerche sulle coliche e il pianto dei neonati per molti anni, ha osservato bambini in tutto il mondo, non solo in Nord America o Europa, essendo così in grado di discutere gli aspetti del pianto che vanno oltre i confini culturali. Ha riscontrato uno schema costante in tutto il mondo: i bimbi non piangono molto nel primo paio di settimane, poi aumenta costantemente il pianto nelle settimane successive. Barr ha osservato anche che in tutte le società ci sono bimbi che piangono di più - a volte molto di più - della media. Questi vengono definiti “bambini ad alto bisogno”. È importante sottolineare che questi bambini non hanno alcun problema medico, afferma Barr.

Nelle culture tradizionali, dove l'allattamento è la norma, le madri solitamente rispondono al piangere o al lamentarsi del bimbo offrendogli il seno. Tipicamente il bimbo si attacca per pochi minuti, tre o quattro volte all'ora. Il Dott. Barr nota che, in quelle culture, è il bimbo a controllare l'andamento del proprio nutrimento, mentre nel nostro contesto, di solito sono i genitori a controllarlo. Sempre in quelle culture tradizionali, i genitori prendono in braccio il bimbo quando piange e lo tengono vicino a loro. Questo comportamento istintivo ha radici profonde, poiché protegge il bimbo dai predatori e dagli altri pericoli. Un bimbo che non è nelle braccia dei suoi genitori o vicino ad una persona adulta è a rischio, per cui il pianto frequente garantisce che sia al sicuro. I nostri bimbi non sono a rischio per colpa di animali selvatici o a causa di esposizione agli elementi della natura, ma loro non lo sanno; il loro istinto è ancora programmato per la sopravvivenza in un ambiente potenzialmente ostile.

rappresentazione grafica del ciclo del pianto del neonato

Cortisolo e Stress: L'Impatto Profondo sul Sviluppo Infantile

Le ricerche più recenti dimostrano come rispondere al pianto del bambino lo protegge contro futuri problemi di salute mentale e reazioni negative allo stress. Il pianto, infatti, è spesso un indicatore di disagio e stress nel piccolo, e la risposta empatica e rassicurante del caregiver è cruciale.

Megan Gunnar et al. hanno scoperto di poter misurare i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, nel sistema di un bimbo offrendogli da succhiare una striscia di stoffa morbida dal sapore dolce. In una presentazione del 2009, Gunnar ha spiegato che il sistema degli ormoni dello stress è particolarmente reattivo nei primi tre o quattro mesi di vita. Il bimbo viene stressato facilmente da molte cose che per noi sembrano solo piccoli fastidi: essere lontano dalla mamma, fare il bagnetto, cambiare il pannolino e avere fame. Queste attività quotidiane possono far schizzare alle stelle i livelli di cortisolo del bambino.

Se però chi si prende cura del bimbo risponde al suo pianto e agli altri segnali di fastidio del piccolo confortandolo e consolandolo, i livelli di cortisolo si abbassano di nuovo. Questo processo è vitale. Perché il livello di cortisolo è così importante? Perché livelli cronicamente elevati di cortisolo hanno un impatto sullo sviluppo cerebrale del bambino, sulla capacità futura di rispondere allo stress, sul sistema immunitario, sul rischio di obesità e altre aree dello sviluppo. La buona notizia è che non servono essere madri “perfette” per proteggere il vostro bambino dallo stress. L'autrice ha sperimentato questo in prima persona. Durante le prime due settimane di vita, il primo dei suoi figli era abbastanza rilassato, si attaccava al seno piuttosto spesso ma dormiva quasi sempre tra una poppata e l'altra. A due settimane, però, la luna di miele era finita. Il piccolo si lamentava frequentemente, piangeva più spesso di quanto ci si aspettasse, e voleva essere attaccato al seno tutta la sera. Ricorda che era seduta tenendolo in braccio appoggiato sulla sua spalla, con gli occhi chiusi e il visino rosso per lo sforzo del pianto, e che diceva: “Non so cosa fare per aiutarti, ma sono qui con te”. Sembrava essere la cosa migliore che potesse fare. Adesso che ha quattro figli e sei nipoti, sa quanto fosse vera quella frase.

Quando le madri rispondono al pianto offrendo il seno, il bimbo riceve benefici che vanno al di là del latte. L'allattamento frequente stimola la produzione di prolattina, l'ormone responsabile della produzione del latte, interrompendo l'ovulazione e riducendo le probabilità che la madre rimanga di nuovo incinta. I livelli di prolattina sono massimi durante le poppate notturne, e sappiamo che la frequenza della suzione sembra essere più importante della durata di ogni poppata nell'inibire l'ovulazione. In altre parole, è più efficace (in termini di sterilizzazione naturale) per il bimbo fare cinque poppate corte di sera, piuttosto che due lunghe. Quando i genitori non si sentono frustrati e stressati, il pianto può procurare sentimenti di premura e amorevolezza e rinforzare il legame tra genitori e bimbo. Voi stessi sapete quanto il pianto di un neonato riesca a stringervi il cuore. Queste prime settimane sono un'occasione per i genitori e il bambino per imparare a conoscersi a vicenda, e per i genitori per imparare cosa tranquillizzare e rasserenare il bimbo.

Il Riflesso di Trasporto: La Scienza del Cullare in Movimento

Che cosa fa un genitore quando sente il proprio figlio appena nato piangere disperatamente? Lo prende in braccio, inizia a camminare per la stanza cullandolo leggermente ed ecco che il neonato si placa. Tutti i genitori lo sanno e lo fanno naturalmente. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Current Biology condotta dalla dottoressa Kumi Kuroda del RIKEN Brain Science Institute di Saitama, in Giappone, hanno rivelato che i bambini sperimentano una reazione automatica calmante quando vengono presi in braccio e portati in giro dalla mamma.

Nel corso della ricerca, i neonati di età inferiore ai 6 mesi, se cullati in movimento tra le braccia della mamma, hanno immediatamente smesso di piangere, mostrando una diminuzione rapida della frequenza cardiaca, mentre i bambini presi in braccio, ma da una mamma seduta, hanno continuato a piangere. I ricercatori hanno trovato che la risposta tranquillizzante è in realtà parte di una reazione comportamentale già descritta in molti mammiferi, che facilita alla madre il recupero del cucciolo in difficoltà. Ecco che la Scienza e la Natura decretano all’unisono che il posto migliore per la sopravvivenza di un cucciolo è sempre tra le braccia della mamma, ma in movimento. La dottoressa giapponese, visti i risultati della ricerca, pensa che questa teoria sia molto utile perché se i genitori capiscono la corretta funzione del pianto del bebè, forse ne saranno anche meno frustrati.

IL CANE 🐶 Animali per bambini 🏡 Episodio 15

I ricercatori hanno monitorato le risposte di 12 neonati sani di età compresa tra 1 e 6 mesi di vita. Gli scienziati cercavano quale fosse per le mamme il modo più efficace di calmare in soli 30 secondi il proprio bebè mentre piangeva. La risposta è arrivata tempestivamente, così come la cessazione delle lacrime dei piccolini: semplicemente tenendo il proprio bambino in braccio, camminando. Appena la mamma si alzava e cominciava a camminare con il suo bambino stretto tra le braccia, gli scienziati hanno osservato un cambio automatico nel comportamento del bambino. La stessa ricercatrice e autrice della ricerca, la dottoressa Kumi Kuroda ha dichiarato di essere rimasta sorpresa dalla forza dell’effetto calmante di questo gesto materno. Secondo i ricercatori, la camminata materna è quindi il metodo più efficace nel calmare i bambini rispetto ad altri tipi di movimento ritmico, come il passeggino, la culla o il dondolo.

Quando c’è un motivo per il pianto prolungato, come la fame o il dolore, il bimbo può ricominciare a piangere appena la mamma si ferma o si siede e lo posa. Ecco perché la dottoressa Kuroda raccomanda che quando un bambino comincia a piangere, prenderlo in braccio e camminare potrebbe aiutare i genitori a identificare la causa delle lacrime. Tenere in braccio il proprio piccolo e camminare con lui per calmarlo potrebbe non fermare il pianto completamente, ma almeno aiutare i genitori a contenere la frustrazione. I risultati hanno avuto anche implicazioni sulla teoria secondo cui i genitori devono lasciare piangere i loro bambini, per aiutarli a imparare a fare tutto da soli. Lo studio della ricercatrice giapponese suggerisce infatti che alcuni bambini non rispondono affatto bene al metodo Ferber del “cry it out”, ovvero lasciarli piangere un po’ da soli prima di accorrere e prenderli in braccio. I fautori di questa tecnica, tra cui il suo inventore, il dottor Richard Ferber, consigliano ai genitori di lasciare piangere i bambini, senza il conforto della mamma o del papà nella speranza che il bambino imparerà ad auto consolarsi da solo. Ma la Kuroda non è tanto d’accordo per l’appunto e sostiene che sia la funzione calmante materna, nonché il pianto del neonato, siano entrambi meccanismi incorporati e assimilati da milioni di anni nel patrimonio genetico dei mammiferi per la sopravvivenza dei cuccioli. La modifica di queste reazioni è possibile, dato che i neonati sono flessibili, ma ci vuole tempo.

Anche se questo studio ha esaminato il comportamento di un bambino in risposta alla sua mamma, la Kuroda ha detto che l’effetto calmante non è specifico solo per le mamme, ma vale per qualsiasi “caregiver” primario che si prende cura del bambino. I ricercatori hanno osservato gli stessi effetti calmanti anche quando erano i padri, i nonni o una tata a prendere in braccio il piccolo. Tale risposta, per altro, non riguarda solo i neonati ma è esperienza anche dei cuccioli di topo: anche questi ultimi quando vengono trasportati dalla mamma si calmano e smettono di emettere i tipici ultrasuoni da richiamo. L’idea che anche i topolini si calmano se trasportati è venuta proprio alla dottoressa Kuroda mentre puliva le gabbie dei topi del suo laboratorio. “Quando prendevo i cuccioli per il collo in modo molto delicato, proprio come fa la loro mamma quando li trasporta, mi sono accorta che smettevano di agitarsi.” Il ruolo principale del cervelletto è quello di coordinare i movimenti dei muscoli fini, l’equilibrio e di regolare la propriocezione (= capacità di percepire la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, riconoscendo così i propri movimenti del corpo). Come i neonati, anche gli adulti possono calmarsi da soli praticando esercizi di mindfulness (una pratica che consiste nel coltivare una consapevolezza focalizzata sul momento presente) e altre tecniche di meditazione che agiscono inducendo una risposta parasimpatica di benessere e tranquillità. I ricercatori reputano che i loro risultati possano avere una grossa implicazione sulla gestione dei neonati da parte dei genitori.

Le Coccole: Un Nutrimento Indispensabile per il Cervello e l'Anima

“Chi è mamma se lo è sentito dire di sicuro: non prenderlo, prenderla sempre in braccio, sono solo vizi!, magari detto dalla zia, dalla nonna, da un parente che ha già cresciuto un sacco di figli, tutti senza mai viziarli.” Questo è un mito che la scienza ha ampiamente sfatato. Le coccole ai bambini sono importanti, anzi, importantissime. Mamme e papà hanno il compito di donare abbracci, calore, affetto, contenimento ai loro bambini e bambine senza pensare di viziarli e, soprattutto, senza vivere con il senso di colpa.

F. Leboyer offre una prospettiva profonda: “Per i bambini piccoli essere portati, cullati, accarezzati, tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più. Se viene privato di tutto questo e dell’odore, del calore, della voce della madre che conosce bene, il bambino, anche se gonfio di latte, si lascerà morire di fame”. Le coccole sono nutrimenti indispensabili. E questa affermazione è supportata da diversi studi neuroscientifici che hanno messo in luce il valore del contatto fisico per i bambini e le bambine.

Negli ultimi decenni la ricerca in ambito infantile ha evidenziato un aspetto importantissimo del mondo dell’infanzia: il bambino, seppure molto competente fin dalla nascita su diversi fronti, è il cucciolo che rispetto agli altri mammiferi persiste più a lungo in uno stato di dipendenza dagli adulti e il cui sviluppo richiede parecchi anni per completarsi. Sai da cosa dipende? Il cervello umano è un organo estremamente sofisticato: alla nascita è molto immaturo e non ha ancora completato il suo sviluppo. Affinché ciò avvenga, ha bisogno di essere nutrito con costanza da figure di riferimento in grado di fornire un porto sicuro dove approdare in caso di tempesta. Prendiamo in prestito un paragone di J. Medina che troviamo nel suo libro “Naturalmente intelligenti. Istruzioni per lo sviluppo armonioso del cervello dei bambini della prima età” nel quale scrive: “…stando così le cose, se cioè si sfornano ciambelle prima che siano cotte del tutto, occorre che dei cervelli esperti istruiscano i nuovi nati per anni”. I cervelli esperti a cui accenna sono quelli degli adulti consapevoli, degli adulti-guida.

Per giungere a una maturazione armoniosa, il cervello umano ha diverse necessità - evidenziate in particolare dalle neuroscienze - tra cui alcune di ordine biologico e inscritte nella storia della nostra specie. Il neuroscienziato Jaak Panksepp afferma: “… siamo creature profondamente emotive e profondamente biologiche… dobbiamo scendere a patti con le origini biologiche dello spirito umano”. Uno dei bisogni più importanti da soddisfare per l’essere umano è il contatto fisico, utile per la sua crescita e il suo benessere. Non possiamo privare i nostri bambini e bambine di questo contatto perché ne sentono la necessità tanto quanto l’aria.

Sono diversi i ricercatori che supportano questa tesi. Nell’articolo “Il senso ritrovato” di J. Retzbach, pubblicato su Mente & Cervello di novembre 2015, Martin Grunwald, esperto di percezione aptica, scrive: “le esperienze tattili sono essenziali per la sopravvivenza dei mammiferi. Ne abbiamo bisogno per lo sviluppo fisico e sociale […] Fino a che punto i contatti siano importanti per i più piccoli lo dimostrano gli studi con i massaggi ai neonati: i bambini prematuri regolarmente massaggiati hanno un livello più basso di cortisolo, l’ormone dello stress, piangono di meno e recuperano più rapidamente i deficit dello sviluppo. Se la madre soffre di depressione postparto, questi massaggi possono aiutare a costruire un legame più forte con il bambino.”

Sue Gerhardt, nota psicoanalista, afferma: “Si è scoperto che coloro che hanno avuto un costante contatto fisico, sono stati spesso tenuti in braccio e hanno ricevuto molta attenzione durante la prima infanzia, da adulti hanno un’abbondanza di recettori del cortisolo. Ciò significa che possono facilmente gestire lo stress”. E, aspetto rilevante, “…essere tenuto fra le braccia con amore è il più grande stimolo allo sviluppo, più efficace persino dell’essere allattati. Nelle braccia del caregiver (l’adulto di riferimento del bambino) dove c’è calore e si è al sicuro, i muscoli si rilassano e il respiro si fa più profondo; nello stesso modo, accarezzare dolcemente e cullare lievemente scioglie le tensioni. È stato rilevato che la frequenza cardiaca del bambino si sincronizza con quella della madre: se lei è rilassata, lo sarà anche il bambino. In effetti, il sistema nervoso autonomo della madre comunica con quello del bambino, calmandolo attraverso il tatto. Quando siamo tenuti fisicamente sappiamo di essere protetti dagli altri”.

genitore e bambino che si abbracciano

Il Potere dell'Ossitocina e lo Sviluppo Cerebrale

Contatto fisico, abbracci e coccole stimolano la produzione di ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore”, lo stesso che si libera durante il parto, nel momento della nascita. È sufficiente un abbraccio stretto per incrementare la presenza dell’ossitocina nell’organismo e ottenere subito straordinari benefici. Questo ormone promuove il rafforzamento del legame adulto-bambino, abbassa la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, promuove le capacità mnemoniche ed empatiche, riduce lo stress e l’aggressività, favorisce il senso di benessere, facilita l’allattamento, e aumenta la curiosità.

Le coccole permettono ai bambini e alle bambine di crescere meglio: quando piangono, si sentono frustrati, tristi o sopraffatti dalle emozioni, abbracciamoli forte a noi per secernere ossitocina. I bambini e le bambine che beneficiano di contatto fisico e accudimento amorevole sviluppano meglio il loro cervello rispetto ai bambini che vivono una relazione con i genitori di scarsa qualità. Quindi, quando zia Clotilde vi dice di lasciare il bambino nella carrozzina anche se piange perché sennò lo vizi, non ascoltarla: prendi in braccio e stringi forte a te il tuo bambino tutte le volte che vuoi.

Le cure attente e ricche d’amore che donano le mamme e i papà ai loro bambini e bambine, contribuiscono a sviluppare un ippocampo più grande, pronto a sostenere il piccolo nell’apprendimento, nella memoria e nella gestione dello stress. I bambini e le bambine che soddisfano il loro bisogno di contatto in modo completo e appagante diventano autonomi in tempi più brevi rispetto ai piccoli che non ricevono cure amorevoli. In pratica, la vera autonomia deriva da un bisogno di dipendenza soddisfatto. Il contatto fisico non vizia i bambini, li rende felici e appagati. “Non si vizia un bambino con l’amore, le manifestazioni fisiche di affetto, la sintonia emotiva e le attenzioni. Quando i nostri figli hanno bisogno di noi, noi dobbiamo esserci per loro” - affermano Siegel e T. Payne Bryson in “La sfida della disciplina”.

Facciamo un paragone semplice per comprendere meglio questo concetto: tutti sappiamo autoregolarci rispetto alla nostra alimentazione e ci fermiamo in modo naturale quando siamo sazi. Il contatto fisico è molto simile: quando il bambino, la bambina, ha riempito la sua pancia affettiva, si stacca dall’adulto con spontaneità per esplorare l’ambiente, crescere, imparare, diventare sempre più indipendente. La sicurezza acquisita grazie al contatto fisico rappresenta per il bambino un bagaglio di fiducia che lo accompagna lungo tutto il corso della sua vita. Attraverso il contatto fisico con il caregiver di riferimento, il bambino conquista sicurezza e fiducia in chi si prende cura di lui e in sé stesso. Questo aspetto risulta fondamentale per imparare ad affrontare le inevitabili frustrazioni e fatiche alle quali andrà incontro durante il percorso di crescita. I bambini e le bambine vogliono le coccole per stare bene. I nostri abbracci, le cure, il tempo trascorso con loro, le attenzioni sono indispensabili per sostenere il loro benessere durante il percorso di crescita e sviluppo. Dedica tempo al tuo bambino, alla tua bambina, e non rinunciare mai a dargli, darle un abbraccio stretto: non esiste miglior nutrimento al mondo dell’amore per i nostri figli e figlie.

Il Cervello Materno e la Sintonizzazione Emotiva

Se rispondere al pianto del bambino è così importante, ci si aspetterebbe che il cervello della madre fosse “programmato” per rispondere. Infatti, è così. Il Dott. James Swain, un professore canadese della Yale University, studia da tempo le immagini cerebrali delle madri in risposta al pianto dei propri figli. “Il pianto del bambino si attiva nel cervello della madre dei circuiti simili a quelli che si attivano nel cervello delle persone affette da disturbo ossessivo-compulsivo”, afferma Swain. Questa risposta biologica evidenzia la potente spinta interna che le madri sentono nel prendersi cura dei loro piccoli.

Anche l'allattamento influenza le risposte del nostro cervello. Nel 2011, Swain e i suoi colleghi ricercatori hanno sottoposto alla Risonanza Magnetica (RM) il cervello di varie madri che allattavano al seno mentre ascoltavano il pianto dei loro bimbi, di età compresa tra le due e le quattro settimane. I risultati delle RM sono stati messi a confronto con quelli di altri madri che usavano esclusivamente formula e ascoltavano i loro bimbi piangere. Nello studio originale, Swain ha fatto anche un confronto tra le madri che hanno avuto un parto vaginale e quelle che hanno avuto un cesareo elettivo. Al momento della prima serie di Risonanze Magnetiche, i bambini avevano tra le due e le quattro settimane, e Swain ha osservato che le madri che avevano avuto un parto vaginale erano significativamente più sensibili al pianto dei loro bimbi. Swain non esita ad aggiungere: "Questo non vuol dire che le madri che hanno un cesareo elettivo siano cattive madri. Abbiamo ripetuto le RM al cervello quando i bambini avevano circa quattro mesi, e a quel punto le differenze erano significativamente minori." Questo suggerisce che l'esperienza continua di accudimento modella e affina le risposte cerebrali.

Il lavoro di Swain si basa su studi condotti in passato sulle reazioni del cervello umano al pianto dei neonati. Seifritz, un ricercatore svizzero, ha osservato nel 2003 che il cervello di varie donne, con o senza figli, reagiva sia al riso che al pianto dei bimbi in maniera più forte rispetto agli uomini senza figli. Invece, i genitori di entrambi i sessi mostravano una reazione più importante al pianto rispetto al riso. Questo rinforza le osservazioni di Swain secondo cui l'esperienza di prendersi cura dei propri bimbi, cambia il modo in cui il cervello dei genitori reagisce al pianto.

E’ esperienza di molte mamme e papà, infatti, esperire frustrazione quando adagiano il loro piccolo calmo e rilassato nella culla, e questo comincia a strillare rompendo improvvisamente un momento che sembrava di totale serenità. Purtroppo, il pianto difficilmente consolabile è uno dei maggiori fattori di stress per i genitori e anche uno dei fattori di rischio di maltrattamento e rabbia nei confronti dei piccoli. Se si dice che il pianto aiuta genitori e bimbi ad essere in sintonia, perché è anche collegato all'abuso? È noto che la maggior parte dei casi di bimbi che vengono picchiati o scossi sia connessa al pianto. Per prima cosa, ai genitori, nella nostra società, viene spesso detto di non fare le cose che i genitori nelle culture tradizionali fanno naturalmente per calmare i loro bambini quando piangono. Le ricerche di Barr et al. hanno dimostrato che la quantità di pianto complessiva dei bambini si dimezza quando i genitori li portano in braccio a stretto contatto (pelle a pelle il più possibile), dormono vicino a loro, li allattano frequentemente, e velocemente se piangono o si lamentano. Inoltre, molti genitori non hanno nessuno che possa dare loro una mano quando il pianto comincia a sfinirli. La Leche League ha sempre incoraggiato le madri ad ascoltare i loro cuori nel rispondere ai propri bimbi, e le ricerche più recenti confermano che questo è il miglior modo per proteggere il bambino dagli effetti negativi dello stress.

Il Lato Sinistro dell'Abbraccio: Un Mistero Emozionale

Sapevate che il lato in cui una mamma culla il suo bimbo può influire sul suo sviluppo cerebrale e sui rapporti sociali che avrà da adulto? Negli studi, i ricercatori hanno dimostrato che cullare i neonati a sinistra è indice di maggiore empatia e migliori stili di attaccamento nelle relazioni con la propria madre e con il proprio partner sentimentale.

La preferenza delle donne, a differenza degli uomini, di tenere in braccio i bimbi sul lato sinistro è nota dal 1960. In passato, si credeva che fosse un istinto innato ad avvicinare il bimbo al lato del cuore. Dopodiché, la scelta è stata attribuita al fatto che, in questo modo, le mamme riuscissero a tenere libero il braccio destro per altre occupazioni. Tuttavia, queste teorie sono state sfatate: in primo luogo perché anche le donne affette da destrocardia (ossia nei rari casi in cui il cuore è posizionato a destra) facevano lo stesso. Scientificamente, la spiegazione più accreditata attualmente ha a che fare con le differenze funzionali tra i due emisferi del cervello nell’elaborare ed esprimere le emozioni. Poiché l’informazione sensoriale proveniente da uno dei due lati dello spazio e del corpo viene elaborata dall’emisfero opposto, infatti, tutte le informazioni provenienti dal bambino cullato a sinistra sarebbero elaborate direttamente dall’emisfero destro della mamma, più veloce e specializzato rispetto al sinistro nell’elaborare e rispondere agli stimoli ambientali di natura sociale ed emotiva. Inoltre, il bambino cullato a sinistra viene esposto maggiormente alla parte sinistra del volto materno, che la ricerca ha dimostrato essere più espressiva rispetto alla destra, sempre grazie alla presenza di connessioni dirette con l’emisfero destro.

Cullare per Dormire Meglio: Benefici per il Sonno e la Memoria

Essere cullati migliora la qualità del sonno, aiuta ad addormentarsi più in fretta e a dormire più profondamente, infine potenzia la memoria (attraverso il consolidamento dei ricordi durante il sonno). Lo rivelano due studi entrambi condotti in Svizzera e pubblicati sulla rivista Current Biology, uno svolto con animali, l'altro con un gruppo di persone. Tutti coloro che hanno avuto un bebè sanno bene che cullarlo lo aiuta ad addormentarsi prima. Ma il motivo di ciò restava poco chiaro.

Gli scienziati svizzeri hanno fatto dormire un gruppo di volontari nel proprio laboratorio del sonno, una notte su di un letto basculante, l'altra sullo stesso letto tenuto fermo. Ebbene, nel primo caso i volontari si sono addormentati più in fretta e hanno avuto una fase più lunga di sonno profondo (il sonno più rigenerante, quando nel cervello 'circolano' le onde lente). Inoltre, in seguito a questa notte in cui sono stati cullati ininterrottamente, i volontari hanno totalizzato un punteggio maggiore ai test di memoria cui sono stati sottoposti il mattino seguente (il test consiste nel memorizzare coppie di parole la sera, prima di andare a letto e tentare di ricordarle al mattino). Il potenziamento della memoria è coerente con la maggior durata del sonno profondo, fase in cui si consolidano i ricordi.

Nei topolini gli esperti hanno scoperto che gli effetti del movimento ondulatorio (della culla o di un'amaca ad esempio) sono mediati dall'orecchio interno che trasferisce l'informazione del movimento al cervello. Secondo gli esperti un giorno potrebbe essere possibile ricostruire gli effetti del cullare in modo artificiale (ad esempio con dei farmaci) andando a stimolare le stesse aree neurali attivate dal movimento ondulatorio e aiutare così chi soffre di insonnia e gli anziani con problemi di memoria.

infografica sui benefici del cullare per il sonno e la memoria

Un bambino che per addormentarsi ha bisogno di essere cullato va assecondato. Una mamma racconta la sua esperienza: il suo bambino, forse a causa di coliche, dormiva praticamente solo in braccio, rendendo la situazione esasperante. Con pazienza, sono riusciti a farlo dormire nella culla, ma persiste il fatto che lui ha problemi ad addormentarsi da solo: mai successo. E prima di dormire lui piange sempre, e bisogna cullarlo nella culla o nel passeggino anche per 40 minuti, durante i quali prima di addormentarsi si lamenta. Ad esempio, si addormenta alle 20, ma durante la notte si sveglia ancora, nonostante mangi la pappa serale. Infatti si sveglia spesso e dobbiamo riaddormentarlo.

La Dottoressa Angela Raimo, un'esperta, ha risposto a questa preoccupazione: "Cara mamma, forse la deluderò ma quello che mi racconta non sta a significare che il suo bambino non dorme bene. Il fatto che si svegli alcune volte durante la notte è normale all’età di suo figlio ed è giusto consolarlo chinandosi sulla culla, per fargli sentire la presenza della mamma o del papà, senza però dargli il biberon di latte, di cui se mangia regolarmente non ha alcun bisogno." Continua spiegando: "Tenga presente che se si addormenta alle 20 di sera alle 4 del mattino ha già dormito otto ore! Potrebbe provare ad anticipare la cena e a dargli un po’ di latte prima della nanna, che forse dovrebbe spostare alle 21. Posto tutto questo, continui a cullarlo: la vecchia e saggia ninna nanna, le coccole della mamma prima di addormentarsi fanno bene al cuore e al cervello, rilassano e favoriscono il sonno. Le ninna nanne rimangono nella memoria cerebrale e il mio consiglio è di non toglierle al suo bimbo. Per quanto riguarda la sua abitudine di lamentarsi prima di scivolare nel sonno potrebbe anche dipendere dal fatto che percepisce il vostro nervosismo, la vostra fretta di vederlo addormentato. E’ solo un’ipotesi ovviamente! Per finire, provi a fargli il bagnetto di sera, prima di cena, perché in qualche caso tranquillizza il bambino: vale, però, solo se gradisce stare nella vaschetta e il contatto con l’acqua, altrimenti è meglio evitare." La Dottoressa Raimo comprende la difficoltà: "Cara mamma, guardi che capisco benissimo la sua difficoltà: le continue interruzioni del sonno notturno sono pesanti da sopportare, ma può essere certa che gradualmente la situazione migliorerà. Nel frattempo cerchi di dormire ogni volta che può, approfittando magari dell’occasionale presenza dei nonni in casa."

Oltre il Vizio: Autonomia Nata dalla Dipendenza Soddisfatta

Coccole e abbracci sono strumenti di supporto per lo sviluppo armonioso ed equilibrato dei piccoli: senza queste attenzioni il bambino si sente perduto, senza un supporto. Spesso c'è la preoccupazione che troppe coccole possano "viziare" un bambino, ma gli esperti smentiscono questa idea. I bambini e le bambine che beneficiano di contatto fisico e accudimento amorevole sviluppano meglio il loro cervello. Le cure attente e ricche d’amore che donano le mamme e i papà ai loro bambini e bambine, contribuiscono a sviluppare un ippocampo più grande, pronto a sostenere il piccolo nell’apprendimento, nella memoria e nella gestione dello stress.

I bambini e le bambine che soddisfano il loro bisogno di contatto in modo completo e appagante diventano autonomi in tempi più brevi rispetto ai piccoli che non ricevono cure amorevoli. In pratica, la vera autonomia deriva da un bisogno di dipendenza soddisfatto. Il contatto fisico non vizia i bambini, li rende felici e appagati. “Non si vizia un bambino con l’amore, le manifestazioni fisiche di affetto, la sintonia emotiva e le attenzioni. Quando i nostri figli hanno bisogno di noi, noi dobbiamo esserci per loro” - affermano Siegel e T. Payne Bryson.

La sicurezza acquisita grazie al contatto fisico rappresenta per il bambino un bagaglio di fiducia che lo accompagna lungo tutto il corso della sua vita. Attraverso il contatto fisico con il caregiver di riferimento, il bambino conquista sicurezza e fiducia in chi si prende cura di lui e in sé stesso. Questo aspetto risulta fondamentale per imparare ad affrontare le inevitabili frustrazioni e fatiche alle quali andrà incontro durante il percorso di crescita. I bambini e le bambine vogliono le coccole per stare bene. I nostri abbracci, le cure, il tempo trascorso con loro, le attenzioni sono indispensabili per sostenere il loro benessere durante il percorso di crescita e sviluppo.

tags: #perche #i #bambini #vogliono #essere #cullati