Percentuali di Successo dell'ICSI al Secondo Tentativo: Una Guida Approfondita

La tecnica ICSI (Inseminazione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo) rappresenta l’evoluzione della procreazione assistita e consiste nell’iniezione di un singolo spermatozoo all’interno di un ovocita. È l’unica delle tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) che abbraccia e comprende le indicazioni di tutte le altre e che oggi rappresenta la soluzione ideale per ogni tipo di sterilità. L’acronimo ICSI, dall’inglese Intracytoplasmic Sperm Injection, indica appunto l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi. Questo metodo mirato si propone di favorire l’incontro tra il gamete maschile e quello femminile in modo estremamente preciso. Il suo obiettivo primario è superare le barriere naturali che lo spermatozoo potrebbe non riuscire ad attraversare autonomamente, consentendo una fecondazione altrimenti impossibile o estremamente improbabile. Questo articolo esplorerà in dettaglio il funzionamento dell'ICSI, i fattori che ne influenzano l'efficacia e, in particolare, le percentuali di successo, con un focus sul secondo tentativo, un aspetto cruciale per molte coppie che intraprendono questo percorso.

Che cos'è l'ICSI e quando è consigliata?

L'iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI) è un tipo di fecondazione in vitro che viene impiegata principalmente nei casi di grave infertilità maschile, ma non solo. Il ricorso a questa tecnica di PMA negli ultimi anni ha destato graduale maggiore attenzione ed applicabilità, con tassi di successo per gravidanze ottenute decisamente interessanti. A differenza della fecondazione in vitro convenzionale (FIVET), dove ovociti e spermatozoi vengono lasciati insieme in una capsula per consentire la fecondazione spontanea, con l’ICSI la fecondazione avviene in modo meccanico, appunto tramite l’iniezione intracitoplasmatica. Un embriologo la esegue grazie a un microscopio e a un ago sottile, quasi invisibile a occhio nudo, iniettando uno spermatozoo in ogni ovulo.

La ICSI è indicata in una varietà di situazioni in cui il concepimento naturale o altre tecniche meno invasive si sono rivelate inefficaci o inappropriate. Le principali condizioni per cui è consigliata includono:

  • Infertilità maschile di grado severo: Questa è la ragione più comune per l'utilizzo dell'ICSI. Si tratta di situazioni legate a un ridotto numero di spermatozoi (Oligozoospermia), con scarsa motilità (Astenozoospermia) o anomalie morfologiche (Teratozoospermia). Talvolta ci si trova di fronte a una situazione di drastica riduzione del numero degli spermatozoi prodotti (Criptozoospermia) o addirittura di totale assenza di produzione spermatica (Azoospermia). L'infertilità maschile è un problema assai più comune di quanto si pensi ed è spesso sottovalutato, poiché di frequente erroneamente confuso con la “potenza sessuale”, ovvero la capacità di avere rapporti. Solo dopo l’analisi del liquido seminale (spermiogramma) l’uomo scopre eventualmente di avere una compromissione della qualità degli spermatozoi.
  • Infertilità maschile di grado moderato: Quando il trattamento medico-chirurgico o le inseminazioni intrauterine non hanno dato risultati o sono stati giudicati non appropriati.
  • Bassa riserva ovarica: Una condizione in cui il numero di ovociti disponibili per la fecondazione è limitato.
  • Problemi ovulatori: Disfunzioni nel processo di ovulazione che impediscono il rilascio regolare di ovociti maturi.
  • Precedente “social freezing”: La crioconservazione dei gameti, ad esempio per terapie oncologiche, rende l'ICSI una scelta obbligata al momento dell'utilizzo degli ovociti.
  • Specifici fattori genetici: In presenza di particolari condizioni genetiche che richiedono una selezione accurata degli embrioni.
  • Sterilità idiopatica: Ovvero in assenza di effettivi riscontri clinici patologici, quando non si riesce a identificare una causa specifica dell'infertilità. Secondo il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, il 16,2% delle coppie che si sottopongono a tecniche di PMA soffre di infertilità inspiegata (o idiopatica).
  • Endometriosi: Una condizione in cui il tessuto simile all'endometrio cresce al di fuori dell'utero, causando problemi di fertilità.
  • Cicli FIVET non riusciti: In caso di fallimento di precedenti tentativi di FIVET convenzionale, l'ICSI può offrire una soluzione.
  • Necessità di prelievo chirurgico degli spermatozoi: Quando gli spermatozoi devono essere prelevati direttamente dai testicoli o dall'epididimo, l'ICSI è la tecnica d'elezione.

Illustrazione delle indicazioni per la tecnica ICSI

Come Funziona l'ICSI: Le Fasi del Processo

La tecnica ICSI è molto simile alla FIVET (Fertilizzazione In Vitro Embryo Transfer), ed è suddivisa in 5 fasi principali, che prevedono un iter combinato per la coppia:

  1. Induzione della crescita di più follicoli ovarici e monitoraggio della risposta alla terapia: La paziente assume farmaci ormonali (gonadotropine, come FSH, LH o combinazioni) per promuovere lo sviluppo di più follicoli e farmaci per prevenire l’ovulazione spontanea. La risposta alla terapia viene monitorata con dosaggi di ormoni tramite prelievi di sangue periodici e controlli ecografici. Questa fase di stimolazione ovarica controllata induce la crescita di più follicoli.
  2. Prelievo degli ovociti (Pick-up ovocitario) per via transvaginale in sedazione: Quando i follicoli raggiungono una dimensione adeguata, gli ovociti maturi vengono prelevati sotto leggera sedazione, mediante una procedura di aspirazione eseguita per via vaginale sotto guida ecografica. Questa fase avviene sotto controllo ecografico e/o dosaggio di estradiolo per determinare il momento ottimale.
  3. Preparazione del liquido seminale maschile: Il partner maschile provvede a produrre un campione di liquido seminale. Questo campione viene analizzato e preparato in laboratorio. Gli spermatozoi vengono selezionati per la loro qualità (motilità e morfologia) e trattati per ottimizzarne la capacità fecondante.
  4. Inseminazione tramite micro-iniezione degli ovociti con gli spermatozoi trattati: Questa è la fase distintiva dell'ICSI. Un singolo spermatozoo selezionato viene aspirato in una micropipetta e iniettato delicatamente all’interno del citoplasma dell’ovocita maturo, superando così tutte le barriere che lo spermatozoo dovrebbe attraversare spontaneamente (corona radiata, zona pellucida, membrana ovocitaria). Se la fecondazione avviene con successo e si sviluppano embrioni di buona qualità, questi vengono mantenuti in incubatore in condizioni controllate per alcuni giorni in laboratorio (2-5 giorni) fino al momento del trasferimento in utero.
  5. Trasferimento degli embrioni (Embryo Transfer) in utero: Dopo attenta valutazione degli embrioni ottenuti, uno o due di essi vengono impiantati in utero, tramite un sottile catetere, generalmente tra il 2° e il 5° giorno di sviluppo.

La durata complessiva di un ciclo di ICSI può variare, ma in genere si aggira intorno ai 20 giorni, di cui 10-15 sono dedicati alla stimolazione ovarica, cui segue il pick-up ovocitario e la successiva fecondazione in vitro. È importante sottolineare che le fasi più fastidiose, come il pick-up, si svolgono in sedazione, mentre l'iniezione dello spermatozoo avviene in laboratorio e non comporta alcun dolore per la paziente.

Diagramma delle fasi del processo ICSI

ICSI a Confronto con Altre Tecniche di PMA

Nel panorama delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, l'ICSI si posiziona tra le metodiche di II livello, al pari della FIVET. Oltre a queste, un’altra tecnica frequentemente nominata è la IUI (Inseminazione Intrauterina), considerata di I livello. Comprendere le differenze tra queste procedure è fondamentale per individuare il percorso più adatto a ogni singola coppia.

IUI (Inseminazione Intrauterina)

L’inseminazione intrauterina è una tecnica definita di I livello. Si applica solo in coppie selezionate per età, che non presentino infertilità maschile grave e/o infertilità tubarica. Il tasso di successo dell’inseminazione intrauterina è più basso rispetto alle tecniche di II livello, poiché non si ha nessun controllo diretto sul processo di fecondazione. Tuttavia, l’inseminazione intrauterina si caratterizza per una minor invasività sia tecnologica (la fecondazione avviene in-vivo) che farmacologica (richiede solo una blanda stimolazione ovarica). Prevede l’inserimento degli spermatozoi, opportunamente preparati in laboratorio, direttamente in cavità uterina, nel momento di massima fertilità femminile, senza alcuna manipolazione degli ovociti.

FIVET (Fecondazione In Vitro con Embryo Transfer)

La fecondazione in vitro (FIVET) prevede di ricreare in vitro tutti i processi che portano all’unione dei gameti. Di conseguenza, è necessario avere in laboratorio sia l’ovocita sia lo spermatozoo ed eseguire la fertilizzazione in provetta. Nella FIVET convenzionale, gli ovociti vengono circondati da un gran numero di spermatozoi in una capsula di coltura, lasciando che la fecondazione avvenga in modo naturale, come avverrebbe nelle tube di Falloppio. La FIVET ha una percentuale di successo al primo tentativo del 38,2%, che aumenta fino a quasi l’80% al terzo tentativo, a parità di condizioni, nella specie umana.

ICSI (Inseminazione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo)

Sia la ICSI sia la FIVET sono tecniche con un tasso di fecondazione leggermente diverso: mediamente 65% per FIVET e 75% per ICSI. La scelta tra ICSI e FIVET dipende principalmente dalle caratteristiche del liquido seminale e dalle esigenze specifiche della coppia. In presenza di un fattore maschile severo, la ICSI offre maggiori probabilità di fecondazione poiché lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita. Anche se la tecnica convenzionale della FIV ha tassi di gravidanza simili a quelli dell'ICSI in alcuni contesti, l'ICSI è diventata il metodo più utilizzato per la fecondazione in vitro degli ovuli, con circa il 90% dei trattamenti di FIVET che impiegano questa tecnica. A seconda delle condizioni della coppia, sarà l’équipe medica ad orientare la scelta verso ICSI o FIVET, valutando insieme ai pazienti i vantaggi di ciascuna tecnica.

21 Differenza tra FIVET e ICSI

Fattori che Influenzano il Tasso di Successo dell'ICSI

Le percentuali di successo dell’ICSI non sono facilmente calcolabili, poiché entrano in gioco diversi fattori che possono influenzarne significativamente l'esito. Comprendere questi elementi è cruciale per ottimizzare le probabilità di una gravidanza.

Età della Donna e Riserva Ovarica

L’età della donna è uno dei fattori più rilevanti nell’influenzare il tasso di gravidanza nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Dopo i 35 anni, la fertilità femminile subisce infatti un calo significativo e fisiologico, legato alla progressiva riduzione sia del numero sia della qualità degli ovociti disponibili. Questo declino incide direttamente sulle percentuali di successo della fecondazione assistita, rendendo più complesso ottenere una gravidanza, anche con tecniche avanzate come la FIVET o l’ICSI. L'esaurimento della riserva ovarica e il deterioramento della qualità degli ovuli nel tempo sono determinanti. Per questo motivo, alcune cliniche propongono tecniche di crioconservazione degli ovociti (come Time Freeze®) che consentono di preservare la fertilità nel momento di massima efficienza riproduttiva. Non esiste un’età limite “universale” per la ICSI, ma le linee guida internazionali sconsigliano questa procedura dopo i 45 anni, soprattutto con ovociti propri, a causa della drastica riduzione della fertilità e dell’aumento dei rischi ostetrici. L'ormone antimulleriano (AMH), sebbene non sia un fattore diretto, influisce sul tasso di gravidanza cumulativo: avere un AMH inferiore non significa avere una percentuale di successo inferiore per un singolo tentativo di FIVET, ma un'alta AMH rende più facile avere un tasso di gravidanza cumulativo più alto.

Qualità e Quantità dei Gameti

Sia la qualità degli ovuli che la qualità del liquido seminale maschile giocano un ruolo fondamentale. La maturazione degli ovuli e la mobilità e morfologia degli spermatozoi sono aspetti cruciali. Non sempre i gameti (ovociti e spermatozoi) sono disponibili in quantità/qualità sufficienti. Questa è la prima condizione di scelta tra una tecnica di fecondazione assistita omologa (con gameti appartenenti ai partner della coppia) o di tipo eterologo (gameti provenienti da donatori esterni alla coppia). Le anomalie cromosomiche nei gameti, se presenti, possono influenzare negativamente l'esito.

Recettività Endometriale e Uterina

La recettività dell'endometrio e dell'utero è strettamente correlata alla fisiopatologia della donna e rappresenta un altro fattore chiave per l'impianto dell'embrione. Durante una procedura di PMA, la stimolazione per il recupero degli ovociti innalza infatti i livelli di estrogeni e progesterone, che possono disturbare la recettività endometriale. Crioconservare gli embrioni e posticipare il trasferimento in un ciclo preparato “ad hoc” al fine di ottimizzare la recettività endometriale può quindi aumentare il tasso di successo della fecondazione assistita. Nelle donne ad alto rischio di iperstimolazione ovarica o con endometrio non idoneo, il trasferimento a fresco è da evitare. Problemi associati all'utero della donna, come l'endometriosi o i fibromi, possono altresì influenzare l'impianto.

Aspetti Clinici e di Laboratorio

L'esperienza e la competenza dello specialista che esegue la procedura sono fondamentali. Anche le condizioni ottimali in laboratorio e nell'incubatrice, per garantire che gli embrioni si sviluppino e siano selezionati in condizioni ideali (es. con il sistema Embryoscope), contribuiscono significativamente al successo. Il corretto inquadramento clinico e conseguentemente la scelta della tecnica più appropriata, così come la personalizzazione della stimolazione ovarica al fine di massimizzare il recupero ovocitario e/o ottimizzare la preparazione dell’endometrio alla ricezione dell’embrione, sono elementi cruciali.

Stile di Vita e Fattori Esterni

Lo stile di vita della coppia ha un peso determinante sulla qualità dei gameti. Alcool, fumo, stress, inquinamento ambientale e l’esposizione a fattori di rischio lavorativi possono influenzare negativamente la qualità degli spermatozoi e degli ovociti. È stato dimostrato che i pazienti che fumano hanno tassi di gravidanza peggiori rispetto ai non fumatori. Anche il peso corporeo gioca un ruolo: il sovrappeso è stato trovato essere un fattore che influenza negativamente il tasso di gestazione. Al contrario, numerosi studi indicano che i pazienti con una dieta mediterranea e che praticano un moderato esercizio fisico hanno un risultato migliore nei cicli di FIVET/ICSI.

Misurazione delle Percentuali di Successo dell'ICSI

Per misurare il successo dell’ICSI si possono considerare diverse percentuali, come il tasso di gestazione o il tasso di consegna (nati vivi). In questo caso, la cosa più importante è ottenere la nascita di un bambino sano, poiché ci sono molte gravidanze che non arrivano a termine. L’obiettivo di una procedura di Procreazione Medicalmente Assistita è quello di generare una gravidanza, ma anche di creare le condizioni per poterla portare a termine con la nascita di un bambino sano. L’ottenimento della gravidanza viene valutato tipicamente a due livelli: il test di gravidanza positivo (beta-hCG +), che è il primo segnale di una gravidanza e indica l’avvenuto impianto dell’embrione nell’utero, solitamente 14 giorni dopo il transfer, e il tasso di parto.

Di solito l’ICSI ha percentuali di successo al primo tentativo di circa il 35%. Una donna che non ha la riserva ovarica molto colpita e riesce a recuperare circa 8 ovuli nel ciclo, ha un tasso di gravidanza del 35% per ogni trasferimento di embrioni e un tasso di natalità del 26% dopo un primo tentativo. Al primo tentativo, se la donna ha un’età inferiore ai 35 anni, spesso ci si può attendere un tasso di gravidanza clinica del 40% o più.

Attualmente, i risultati della tecnica ICSI sono circa il 35% delle gravidanze per trasferimento di embrioni e il tasso di parto è del 26%. Ciò significa che si ottiene un neonato vivo ogni 4 trasferimenti di embrioni. Secondo il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, nel 2017 sono stati avviati 44.965 cicli di ICSI che hanno portato a 40.710 prelievi e 28.305 transfer. Le gravidanze iniziate sono state 7.743 e i parti 4.962 (nati vivi 5.719 bambini, date le gravidanze gemellari). Un buon riferimento in percentuale è quello che riguarda le gravidanze ottenute in seguito al transfer che si aggira sul 27,4%.

Grafico tassi di successo ICSI per età

Tassi di Successo ICSI in base all'Età della Donna

Come abbiamo detto, i risultati dell'ICSI variano molto quando si tiene conto dell'età della donna, a causa del naturale declino della fertilità femminile. La Società Spagnola di Fertilità (SEF) differenzia 3 fasce di età per indicare le percentuali di successo di ogni trattamento di fertilità.

Percentuale di gravidanze (test di gravidanza positivi per ogni trasferimento embrionale FIV-ICSI):

  • Donne <35 anni: tasso di successo vicino al 45,2%.
  • Donne di 35-39 anni: il tasso di successo scende al 35,6% di gravidanze positive per trasferimento.
  • Donne ≥40 anni: tasso di gravidanza del 22,5%.

In effetti, l'età è il fattore prognostico peggiore per le donne e condiziona il successo di un trattamento FIV-ICSI.

Percentuale di nascite (nascita di un bambino sano per trasferimento di embrioni):

  • Donne <35 anni: 35,8% di parto per trasferimento di embrioni.
  • Donne 35-39 anni: 25,6% di parto per trasferimento di embrioni.
  • Donne ≥ 40 anni: 12,8% di parto per trasferimento di embrioni.

Queste percentuali sono inferiori rispetto ai tassi di gravidanza, poiché purtroppo alcuni trattamenti terminano con l'aborto e il bambino non può essere avuto.

Il Secondo Tentativo ICSI e le Probabilità Cumulative di Gravidanza

Nell’approcciarsi ai trattamenti di PMA, è di fondamentale importanza comprendere che le possibilità di ottenere una gravidanza aumentano ad ogni tentativo: è il concetto di probabilità cumulativa di gravidanza. Tutti gli studi effettuati in tal senso mostrano che la probabilità di successo aumenta effettuando più tentativi, ovvero più trasferimenti embrionari.

Un esito negativo al primo ciclo di procreazione medicalmente assistita (PMA) non rappresenta un ostacolo determinante per il successo di un secondo tentativo. Anzi, intervenire tempestivamente può aumentare di molto le probabilità di ottenere un embrione vitale e una gravidanza a termine. La ricerca ha voluto rispondere a una domanda cruciale per molte coppie che si trovano ad affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita: il fallimento di un primo ciclo di trattamento condiziona negativamente le possibilità di successo di un secondo tentativo? I dati raccolti sembrano indicare il contrario: i risultati del secondo ciclo sono indipendenti dagli esiti del primo. Le percentuali di successo possono aumentare con il secondo tentativo, poiché il team medico dispone di dati aggiuntivi sull’esito del primo ciclo e può ottimizzare la strategia.

“Spesso sono le pazienti stesse a tirare le somme sulla base della loro esperienza - spiega il dott. Alberto Vaiarelli, ginecologo e responsabile medico-scientifico del centro Genera di Roma - pensando che se nel primo tentativo sono stati ottenuti, ad esempio, solo embrioni cromosomicamente anomali, allora anche i prossimi lo saranno. Abbiamo voluto dimostrare con evidenze scientifiche che gli esiti clinici del primo ciclo non predicono quello che succederà dopo.”

Uno studio retrospettivo ha incluso 1.286 secondi cicli di PMA eseguiti tra il 2015 e il 2021, con un’età media delle pazienti di 39 anni e un valore mediano dell’ormone anti-Mülleriano (AMH) pari a 1,2 ng/ml. I ricercatori hanno analizzato numerosi parametri del primo ciclo - dall’età materna alla causa d’infertilità, fino agli esiti embriologici - per comprendere se influenzassero il secondo tentativo. Le pazienti hanno intrapreso un secondo ciclo per diversi motivi: mancata formazione di blastocisti (41%), fallimento d’impianto (20%), aborto (5%), o per protocollo DuoStim (26%), che prevede due stimolazioni in un unico ciclo mestruale.

Dall’analisi dei dati è emerso che:

  • Il 48% delle pazienti ha prodotto un maggior numero di ovociti al secondo tentativo.
  • La competenza ovocitaria è migliorata nel 40% dei casi, con un aumento medio del 3% nel tasso di blastocisti per ovocita.
  • Anche il numero di blastocisti è aumentato nel 43% dei cicli successivi.
  • Il tasso cumulativo di nati vivi dopo il secondo ciclo è stato del 24%, indipendentemente dal risultato del primo ciclo.

Dai dati viene confermato che “le coorti follicolari sono indipendenti fra di loro, anche se i parametri clinici come età e riserva ovarica restano invariati - aggiunge Danilo Cimadomo, Research Manager di Genera - Una paziente che ha avuto pochi ovociti o embrioni nel primo ciclo non è destinata a ottenere lo stesso risultato. Il 90% di chi non ottiene ovociti al primo ciclo li ottiene nel secondo, e il 60% riesce ad avere embrioni vitali.”

Un aspetto chiave emerso è che il tempo trascorso tra un tentativo e l’altro incide negativamente: ogni mese di ritardo è associato a una leggera diminuzione delle probabilità di successo. Secondo gli esperti, i dati suggeriscono la necessità di un cambiamento di prospettiva: non bisogna considerare la PMA come un singolo trattamento, ma come un progetto di genitorialità personalizzato, con obiettivi di medio-lungo periodo. “È necessario considerare la PMA come una strategia multiciclo - conclude Vaiarelli - utile non solo per ottenere una gravidanza, ma per realizzare un vero e proprio progetto familiare, che può prevedere uno o più figli. I centri specializzati e all’avanguardia basano il loro lavoro su un miglioramento continuo del trattamento e delle tecnologie a disposizione e su un counseling precoce e personalizzato, già dal primo colloquio. L’unica vero consiglio che possiamo dare, di fronte a un primo tentativo andato male, è che dobbiamo andare avanti, senza giudicare un esito negativo iniziale, dato che nei successivi cicli le chance di successo aumentano progressivamente.”

In un ciclo di fecondazione in vitro possono prodursi più embrioni di quelli necessari ad un singolo trasferimento. Questi embrioni in “sovrannumero” vengono crioconservati e sono disponibili per transfer successivi, aumentando le probabilità cumulative di gravidanza. Non sempre si ha un concepimento o una gravidanza a termine anche se si hanno rapporti non protetti al momento giusto dell’ovulazione, e quindi l'aspetto del fallimento non va visto necessariamente come negativo.

ICSI e Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT/DGP)

Prima dell’impianto degli embrioni è consigliabile una diagnosi genetica preimpianto (PGT), anche nota come DGP (Diagnosi Genetica Preimpianto). Questa tecnica permette di analizzare gli embrioni per identificare eventuali anomalie cromosomiche o genetiche prima del trasferimento in utero, aumentando le probabilità di successo e riducendo il rischio di aborti spontanei o di nascita di bambini con patologie gravi.

Nel Registro pubblicato dalla Società Spagnola di Fertilità (Registro SEF 2016), è stato ottenuto un tasso di gravidanza clinica per trasferimento del 48,4% con ICSI e DGP. Questa percentuale di successo varia a seconda dell'indicazione della DGP e può essere dovuta all'età materna avanzata (la più frequente, il 43,5% dei cicli iniziati con la DGP), alle malattie molecolari, alle malattie citogenetiche, agli aborti spontanei ripetuti, al fallimento dell'impianto o ad altri fattori specifici della coppia.

ICSI Omologa vs. Eterologa

Un altro aspetto fondamentale nella scelta del percorso di PMA è la distinzione tra ICSI omologa ed eterologa, che dipende dalla disponibilità e qualità dei gameti dei partner.

ICSI Omologa

Il termine “ICSI omologa” si riferisce alla procedura di fecondazione assistita eseguita impiegando i gameti della stessa coppia. Ciò significa che sia gli ovociti sia gli spermatozoi appartengono ai partner che desiderano ottenere la gravidanza. La ICSI omologa è la scelta più comune e viene impiegata quando, nonostante problematiche di fertilità (spesso di natura maschile severa), entrambi i partner possiedono gameti utilizzabili.

ICSI Eterologa

La “ICSI eterologa” prevede invece l’impiego di donatori esterni alla coppia per i gameti, che possono essere ovociti, spermatozoi o entrambi. Questa opzione è necessaria quando uno o entrambi i partner non possono fornire gameti di qualità o quantità sufficiente, o in caso di compromissione della funzionalità ovarica a seguito di terapie farmacologiche, o per ragioni genetiche che impedirebbero la trasmissione di una patologia grave. L'eterologa offre la possibilità di realizzare il sogno della genitorialità anche in situazioni di infertilità irreversibile.

Transfer di Embrioni Freschi o Crioconservati

Al momento non vi sono evidenze scientifiche conclusive che determinino se sia più vantaggioso trasferire in utero embrioni freschi o preventivamente crioconservati mediante vitrificazione. Statisticamente, i tassi di successo del transfer di embrioni congelati sono infatti sovrapponibili a quelli degli embrioni freschi.

Gli elementi di maggior differenziazione nei due casi sono, da una parte, la preparazione ormonale dell’endometrio della donna, e dall’altra, i processi di laboratorio relativi al congelamento e allo scongelamento degli embrioni. Da un lato, come accennato, durante una procedura di PMA, la stimolazione per il recupero degli ovociti innalza i livelli di estrogeni e progesterone, disturbando la recettività endometriale. Crioconservare gli embrioni e posticipare il trasferimento in un ciclo preparato “ad hoc” al fine di ottimizzare la recettività endometriale può quindi aumentare il tasso di successo della fecondazione assistita. Nelle donne ad alto rischio di iperstimolazione ovarica o con endometrio non idoneo, il trasferimento a fresco è da evitare per motivi di sicurezza e per massimizzare le probabilità di impianto. Per contro, un embrione scongelato potrebbe in qualche caso risentire della tecnica di vitrificazione e scongelamento e dare un risultato inferiore. La scelta tra queste due modalità viene quindi attentamente valutata dall'équipe medica in base alle condizioni specifiche della paziente e degli embrioni.

Costi della ICSI e Considerazioni Legali

Il costo della ICSI (omologa) può variare in base alla struttura e ai servizi inclusi. Ad esempio, in Altamedica PMA Roma, il costo della ICSI (omologa) è di 5.000 €. In generale, i costi della ICSI omologa possono variare dai 3.000 ai 4.500 euro. Tuttavia, il prezzo può aumentare in caso di esami preliminari o trattamenti aggiuntivi, come il test genetico preimpianto (PGT) o la crioconservazione degli ovociti. Si consiglia sempre un primo colloquio telefonico gratuito per stabilire il corretto percorso e il relativo costo, e per richiedere maggiori informazioni.

In base alla legge italiana (Legge 40/2004, successivamente modificata dalle sentenze della Corte Costituzionale), si tende a non produrre un numero eccessivo di embrioni, e a trasferirne un numero che minimizzi il rischio di gravidanze multiple. In genere, si trasferiscono 1 o 2 embrioni alla volta, a seconda dell’età della paziente e della qualità embrionaria. Il rischio di gemellarità dipende dal numero di embrioni trasferiti, non dalla tecnica in sé. Teoricamente, non esiste un numero massimo di cicli ICSI stabilito per legge, ma viene valutato caso per caso e in base alla strategia adottata. La personalizzazione del percorso è quindi un elemento chiave in tutti i centri specializzati e all'avanguardia.

tags: #percentuali #successo #icsi #secondo #tentativo