L'Utilizzo Complesso delle Cellule Fetali nella Ricerca Biomedica: Tra Innovazione Scientifica e Dibattiti Etici nell'Industria Alimentare

L'avanzamento della medicina moderna ha radicalmente trasformato la percezione del feto, portandolo da semplice "appendice" della madre a paziente autonomo, con proprie esigenze diagnostiche e terapeutiche. Questa evoluzione, definita da Giancarlo di Renzo, ginecologo e ostetrico, nel suo libro “Il mio paziente non è ancora nato”, come un vero e proprio “shock culturale”, ha aperto nuove frontiere nella comprensione dello sviluppo umano e nella cura delle patologie prenatali. Parallelamente, tuttavia, l'impiego di linee cellulari derivate da feti, in particolare da embrioni abortiti, ha sollevato profonde questioni etiche, generando accesi dibattiti che hanno coinvolto anche giganti dell'industria alimentare e farmaceutica, come nel caso delle controversie legate a PepsiCo e all'azienda biotech Senomyx.

La Medicina Fetale e la Rivoluzione degli Organoidi

Dal Feto come "Appendice" alla Medicina Fetale Avanzata

Se prima il feto era considerato solo un’appendice della madre, oggi qualunque medico sa che durante la gravidanza i pazienti sono almeno due. Questa consapevolezza ha spinto la ricerca verso metodi sempre più sofisticati per studiare e intervenire sullo sviluppo fetale. Un passo rivoluzionario in questa direzione è rappresentato dalla possibilità di riprodurre, in una piastra da laboratorio, miniature degli organi fetali, note come organoidi. Questi modelli tridimensionali, estremamente preziosi per la ricerca, possono essere generati a partire da cellule staminali, comprese quelle prelevate dal liquido amniotico, senza rischi per il feto o per la madre.

Organoidi: Miniature di Organi per lo Studio e la Diagnosi

Un team di ricerca italo-britannico, guidato dal professor Paolo De Coppi, del Great Ormond Street Institute of Child Health (GOS ICH) all’University College di Londra, ha realizzato un lavoro pionieristico i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Medicine. Questo studio ha dimostrato la capacità di creare organoidi a partire da cellule staminali fetali, offrendo nuove prospettive per la comprensione dello sviluppo e delle malattie. Per creare gli organoidi, i ricercatori possono partire da cellule staminali embrionali, in grado di dare origine a qualsiasi tipo cellulare, o da biopsie di tessuti adulti. In quest'ultimo caso, però, le cellule mature vengono riportate indietro nel tempo allo stadio di cellule staminali pluripotenti e nuovamente riprogrammate per differenziarsi nel tipo cellulare desiderato.

I risultati di queste ricerche sono stati rivoluzionari soprattutto per alcuni tessuti, come cervello, retina e cuore. Esistono anche gli organoidi fetali, che permettono di studiare lo sviluppo del feto e l’insorgenza di difetti congeniti, condizioni che riguardano circa il 5-6% dei nati. Queste patologie, pur essendo individualmente rare o molto rare, se considerate nel loro insieme interessano 8 milioni di bambini ogni anno in tutto il mondo, con un impatto significativo anche in Italia, dove si registrano oltre 20.000-25.000 casi ogni anno. La realizzazione di organoidi a partire da cellule fetali dirette presenta una difficoltà intrinseca dovuta alla loro difficile reperibilità, anche per questioni etiche o legali. Tuttavia, la scienza ha trovato un'alternativa valida.

Organoide Polmonare in Laboratorio

Il Liquido Amniotico come Fonte Innovativa di Cellule Staminali

Le Cellule Staminali Progenitrici nel Liquido Amniotico

I ricercatori sanno da decenni che il liquido amniotico, che circonda e protegge il feto nell’utero, contiene cellule fetali. È il principio che guida, ad esempio, la pratica dell’amniocentesi, utilizzata per accertare la presenza di eventuali anomalie congenite come la sindrome di Down o malattie genetiche come l’anemia falciforme o la fibrosi cistica. Tuttavia, la stragrande maggioranza di queste cellule, il 95% o più, sono cellule morte eliminate dal feto. Una frazione molto più piccola e dalla composizione ancora incerta è rappresentata, invece, da cellule vive. Una parte di queste è costituita da cellule progenitrici, un tipo di cellule staminali dette anche “multipotenti”, perché, al contrario delle pluripotenti, possono differenziare solo in un tipo cellulare specifico. Quelle presenti nel liquido amniotico sono del tipo epiteliale, possono cioè dare origine solo allo strato più esterno che riveste la superficie degli organi.

Il team di ricerca italo-britannico, guidato dal professor De Coppi, ha saputo sfruttare queste risorse. I ricercatori hanno usato le cellule progenitrici del liquido amniotico, ottenute da 12 gravidanze tra la 16esima e la 34esima settimana. Le cellule sono state prelevate in occasione di esami programmati per le operazioni di screening e di diagnosi prenatali, senza nessun danno per il feto o la madre. Questo sistema offre molti vantaggi, permettendo, ad esempio, di realizzare organoidi da gravidanze ancora in corso. In sole 4-6 settimane, i ricercatori possono generare l’organoide e testare farmaci o terapie personalizzate per curare le malattie del feto. Le cellule progenitrici, inoltre, sono naturalmente programmate per differenziarsi in un tipo cellulare specifico: in un gel di coltura adatto, nel giro di poche settimane esprimono spontaneamente il loro potenziale, senza bisogno di ulteriori manipolazioni o riprogrammazioni.

Processo di Estrazione di Cellule dal Liquido Amniotico

Applicazioni Cliniche e Limiti della Tecnologia Organoide Fetale

Una delle applicazioni esplorate nello studio è stata quella di ricreare un modello di malattia fetale. Molti difetti congeniti possono essere scoperti e monitorati con tecniche di imaging sempre più sofisticate, ma gli organoidi possono fornire informazioni aggiuntive sulla severità della patologia e sulla funzionalità degli organi colpiti. In questo caso, i ricercatori hanno ricreato un modello di ernia diaframmatica congenita (CDH), un difetto embrionale caratterizzato dal mancato sviluppo o dallo sviluppo incompleto del diaframma. Questo comporta che gli organi addominali premano contro la cavità toracica, comprimendo i polmoni e spostando il cuore. I ricercatori hanno creato gli organoidi di polmone a partire da cellule di feti con CDH e li hanno messi a confronto con gli organoidi “sani”. All’inizio i due sembrano identici, ma durante lo sviluppo emergono le differenze: quelli CDH producono meno surfattante, una sostanza fondamentale per la respirazione, e presentano una crescita e differenziazione cellulare irregolare. Questa condizione è curabile inserendo nella trachea del feto un palloncino che respinge gli organi addominali al loro posto, decomprimendo i polmoni. Lo scopo finale della ricerca è quello di “accedere al feto senza toccare il feto”. Il modello di CDH, ad esempio, può aiutare a capire quale è lo stato reale dei polmoni, se la terapia chirurgica è veramente necessaria e persino se ha funzionato o meno. La tecnologia, tuttavia, permette di creare organoidi solo a partire dalle cellule epiteliali rilasciate nel liquido amniotico, rimanendo esclusi alcuni organi fondamentali come il cuore o il cervello e i difetti congeniti che colpiscono altri tipi cellulari, come quelle mesenchimali.

Il Microchimerismo: Uno Scambio Vitale tra Madre e Feto

Migrazione di Cellule Staminali Fetali e Materne

Durante la gravidanza, il corpo materno non è solo una fonte di sostentamento per il feto, ma anche un ambiente interattivo in cui avvengono scambi cellulari sorprendenti e vitali. Uno dei fenomeni meno noti è la migrazione di cellule staminali fetali dal feto alla madre, che sembra avere un impatto significativo sulla salute e sulla rigenerazione dei tessuti. Le cellule staminali fetali, spesso associate alla crescita e allo sviluppo del feto stesso, svolgono un ruolo più ampio e versatile di quanto si potesse immaginare. Durante la gestazione, queste cellule possono attraversare la placenta e distribuirsi in vari tessuti e organi della madre, tra cui sangue, midollo osseo, pelle e fegato. In questa dinamica, il feto funge da donatore e la madre da ricevente. Ciò solleva interrogativi intriganti sulle possibili implicazioni di questo microchimerismo sulla salute materna.

Ruolo nella Riparazione e Rigenerazione Tissutale

Uno studio condotto su topi ha rivelato dati interessanti riguardo al microchimerismo. In particolare, si è osservato che la presenza di cellule staminali fetali nei topi materni aumenta notevolmente in caso di lesioni durante la gravidanza. Questo suggerisce che queste cellule potrebbero avere un ruolo cruciale nella riparazione dei tessuti danneggiati. Le cellule staminali fetali sembrano rispondere a segnali di danno e si concentrano nella zona lesa, offrendo un possibile meccanismo naturale di rigenerazione.

Il microchimerismo non è solo un fenomeno biologico affascinante, ma ha anche implicazioni rilevanti nell’ambito dell’immunità e della terapia medica. Le cellule staminali fetali possono influenzare lo stato immunitario delle donne, potenzialmente impattando la suscettibilità alle malattie autoimmuni e la tolleranza ai trapianti. Questi risultati potrebbero aprire nuove prospettive nel campo della medicina rigenerativa e dell’immunoterapia. La scoperta delle capacità delle cellule staminali fetali di attraversare le barriere biologiche e di contribuire alla riparazione dei tessuti apre la strada a nuove possibilità terapeutiche. L’approfondimento delle modalità con cui queste cellule migrano, si differenziano e interagiscono con il tessuto ospite potrebbe rivelarsi fondamentale per lo sviluppo di trattamenti basati su trapianto endovenoso di cellule staminali. Questo campo di ricerca promette di trasformare il modo in cui affrontiamo la guarigione e la rigenerazione dei tessuti. Il ruolo delle cellule staminali fetali nella riparazione degli organi lesionati rappresenta una delle scoperte più affascinanti e sorprendenti della biologia moderna. Questo intricato scambio cellulare tra madre e feto apre nuove vie di ricerca e potenziali applicazioni terapeutiche.

Schema del Microchimerismo Feto-Materno

Le Controversie Etiche: PepsiCo, Senomyx e la Linea Cellulare HEK293

L'Origine della Controversia: La Linea Cellulare HEK293

Il dibattito etico sull'utilizzo di cellule derivate da feti abortiti nella ricerca ha assunto un ruolo centrale in diverse occasioni. Il 18 ottobre 2022, la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un articolo pubblicato il 27 febbraio 2021 dal sito web Italiador e intitolato “Cellule di Feto Abortito per Creare Aromi Alimentari”. Al centro della controversia vi è la linea cellulare umana HEK293, che deriva da un singolo embrione umano abortito nel 1973. Le cui cellule renali sono state clonate fino ai giorni nostri per essere utilizzate nella ricerca biomedica, essa è ampiamente impiegata anche nella ricerca farmaceutica.

Struttura della Linea Cellulare HEK293

Senomyx e l'Ottimizzazione degli Aromi Alimentari

Nel 2008, l’azienda biotech Senomyx ha presentato una richiesta di brevetto per “Metodi ricombinanti per esprimere un recettore funzionale del gusto dolce” che menzionava l’utilizzo della linea cellulare HEK293. Senomyx, sul suo sito web, spiega che il suo programma di ricerca del sapore “si focalizza sui progetti dediti alla scoperta e allo sviluppo di ingredienti dal sapore salato, dolce e salato che hanno lo scopo di consentire la riduzione del MSG, zucchero e sale nei prodotti alimentari e delle bevande”. L'azienda ha sviluppato additivi chimici che possono migliorare il sapore e l’aroma degli alimenti, per farlo, ha dovuto produrre un esercito di assaggiatori instancabili, ossia dei recettori del sapore ingegnerizzati a partire da cellule renali di embrioni umani (della linea cellulare fetale HEK293, molto usata nella ricerca farmaceutica). Questi "gustatori artificiali" possono indicare ai ricercatori quali prodotti il pubblico desidererà. Senomyx afferma di utilizzare gli studi sui recettori di gusto umani per creare sistemi di recezione del gusto che forniscono una lettura biochimica o elettronica quando il sapore di un ingrediente interagisce con il recettore.

La Campagna di Boicottaggio contro PepsiCo

A partire dal 2011, il gruppo antiabortista americano Children of God for Life ha dato il via a una campagna di boicottaggio contro le aziende che collaboravano con Senomyx, tra cui anche la PepsiCo, accusata di utilizzare «linee cellulari fetali abortite per testare i suoi prodotti». Nonostante la Pepsi Cola avesse affermato in una lettera del 2012 a Children of God for Life che “la Senomyx non utilizza cellule HEK293 o altri tessuti o linee cellulari derivate ​​da embrioni o feti umani per ricerche condotte per conto della Pepsi Cola”, la situazione ha continuato a generare polemiche.

Vinnedge Debi di Children of God for Life, un gruppo pro-vita che ha focalizzato la sua attenzione sul rapporto della Pepsi con Senomyx, ha sottolineato che ciò che l’azienda non rivela è il fatto che si stiano utilizzando cellule di rene embrionato HEK293, prelevate da bambini abortiti per produrre tali recettori. A suo parere, avrebbero potuto facilmente scegliere animali, insetti, o altre cellule umane che producessero la proteina G, utile al funzionamento dei recettori del gusto. Alla domanda, posta al vice presidente di Senomyx Gwen Rosenberg sull’uso da parte dell’azienda di HEK293, ha assicurato che “non troverete nulla sul nostro sito web riguardo HEK293.” A proposito della posizione della società su ricerca sulle cellule staminali, Rosenberg dichiarava con vanto: “Non abbiamo una posizione su nulla. Siamo concentrati sulla ricerca di nuovi sapori per ridurre zuccheri e sali. Il nostro obiettivo è quello di aiutare i consumatori con diabete o problemi di pressione alta ad avere una qualità di vita migliore”. Vinnedge ha ricordato che nel mese di agosto Pepsi firmò un accordo quadriennale da 30 milioni di dollari con Senomyx al fine di sviluppare dolcificanti di nuova generazione per l’azienda produttrice di bevande.

Gli azionisti di PepsiCo hanno presentato una risoluzione collaborativa con la Securities and Exchange Commission, nel tentativo di costringere l’azienda a interrompere contratti con una società di ricerca che utilizza cellule di bambini abortiti nel suo processo di produzione di esaltatori di sapidità artificiali. Il gruppo pro-life ha contattato entrambe le aziende, chiedendo loro di non utilizzare cellule fetali nel programma, ricordando loro che ci sono altre alternative molto più valide. PepsiCo, per quanto riguarda il suo rapporto con Senomyx, ha spiegato che “si utilizzano tecniche che sono state il considerate un ottimo standard per diversi decenni da università, ospedali, agenzie governative statunitensi, aziende alimentari e delle bevande, e in sostanza tutte le aziende farmaceutiche e biotech nel mondo.”

Secondo LifeNews.com, Pepsi ha “ignorato preoccupazioni e critiche da parte di decine di gruppi pro-life e decine di migliaia di pro-life, persone che hanno espresso la loro opposizione alla collaborazione tra PepsiCo con l’azienda biotech Senomyx, dopo esser stato provato che nei loro additivi venivano usate cellule fetali da corpi di bimbi abortiti”. Bradley Mattes, direttore esecutivo dei problemi Life Institute, uno dei gruppi pro-life coinvolti nella campagna, ha chiarito: “Mentre le cellule del feto abortito non sono effettivamente nel prodotto stesso, la stretta relazione tra prodotto e ricerca è sufficiente per respingere la maggior parte dei consumatori. A nostra conoscenza, questa è la prima volta un prodotto alimentare è stato pubblicamente associato con l’aborto”. Spazzando via le preoccupazioni che i bambini abortiti siano stati utilizzati per contribuire a migliorare i loro prodotti, Pepsi ha invece fatto notare che la ricerca potrebbe aiutare l’azienda a creare “ottime bevande a basso contenuto calorico mantenendo grandi proprietà di degustazione per i consumatori”, così come “ci aiuterà a raggiungere il nostro scopo, cioè l’impegno a ridurre l’aggiunta di zucchero per un ammontare del 25% nelle principali marche nei mercati chiave durante il prossimo decennio e, infine, aiutare le persone a vivere una vita più sana”.

Nella loro risoluzione, gli azionisti PepsiCo hanno chiesto al consiglio di amministrazione dell’azienda di adottare “una politica aziendale che riconosca i diritti umani e dia lavoro a standard etici che non comportino l’utilizzo di resti di esseri umani abortiti, sia per quanto riguarda la ricerca privata, di collaborazione e gli accordi sullo sviluppo.” Vinnedge ha dichiarato che “Gli azionisti hanno il diritto di conoscere la verità su ciò che PepsiCo sta facendo con i loro sudati risparmi. La mancanza di considerazione di PepsiCo per la sensibilità morale del pubblico altro non ha fatto che gettare benzina sul fuoco”. Ironia della sorte, lo codice di condotta della stessa PepsiCo comprende il vanto di “trattare con clienti, fornitori, pubblico e concorrenti in modo etico e appropriato”. Ma fa altresì notare Vinnedge: “Non c’è nulla di etico o appropriato nel modo in cui stanno sfruttando i resti di un innocente bambino abortito”.

Contattato dai colleghi di Reuters, nel 2021 un portavoce di PepsiCo ha spiegato che la situazione non è cambiata rispetto al 2012 e ha aggiunto che «il rapporto commerciale di PepsiCo con Senomyx è terminato e non utilizziamo alcun ingrediente Senomyx nei nostri prodotti». Il boicottaggio della Pepsi, comunque, ha funzionato: l’industria ha modificato i suoi accordi commerciali con la Senomyx, che produce esaltatori di aromi artificiali e che testava questi esaltatori di sapidità utilizzando la linea cellulare proveniente da bambini abortiti HEK-293. Oltre a inviare lettere al consiglio di amministrazione della PepsiCo, è stato lanciato un boicottaggio all’azienda Pepsi che è stato affiancato da altri gruppi pro-life, tra cui la American Life League, Colorado diritto alla vita, American Right to Life, e Sound Choice Pharmaceutical Institute. Vinnedge ha raccontato una storia risalente a 12 anni fa di un ragazzo della Florida di nome Gene che, venuto a conoscenza della connessione tra la PepsiCo e l’utilizzo delle cellule di bambini abortiti, ha deciso di aderire al boicottaggio della bibita in grande stile. Gene ha spiegato la sua motivazione a un pro-life pubblico: “Quando ho scoperto questo mi è venuto il voltastomaco. Ho deciso che non avremmo dovuto lasciar accadere tutto questo, così mi venne in mente un modo, chiamato United Schools for Life, per boicottare i prodotti Pepsi. Con questo programma cercheremo di rimuovere tutti i prodotti Pepsi dalle scuole della nostra diocesi”. Vinnedge ha detto di essere profondamente commosso per l’iniziativa del ragazzo e per il suo coraggio. “Ci auguriamo che la direzione di PepsiCo prenda seriamente in considerazione ciò che questo ragazzo ha fatto”, ha detto. “Anche un bambino sa che questo atteggiamento sbagliato. Dio lo benedica nel battersi per i nascituri che non hanno voce propria”.

È importante sottolineare che, pur nelle polemiche e nelle campagne di boicottaggio, NEI prodotti alimentari non ci sono e non ci sono mai state cellule fetali. La questione riguarda l'utilizzo di sostanze contenute in determinati prodotti che vengono chimicamente testate usando linee cellulari provenienti da bambini abortiti nel processo del loro sviluppo, come nel caso degli aromi artificiali sviluppati da Senomyx. Anche aziende come Kraft e Adams LLC e Campbell Soup sono state menzionate in relazione a collaborazioni o utilizzi simili, e ci sono altre compagnie che beneficiano di tale ricerca, come quelle che sviluppano prodotti più gustosi grazie alle ricerche fatte su di esse nel processo di produzione.

Cos'è il microchimerismo?

Cellule Fetali Abortite in Altri Prodotti e la Ricerca Alternativa

Ampio Utilizzo di Linee Cellulari Fetali nella Ricerca

La controversia che ha coinvolto PepsiCo è solo un esempio di un dibattito molto più ampio sull'utilizzo delle linee cellulari derivate da feti abortiti nella ricerca biomedica e nella produzione di vari prodotti. Molta ricerca va avanti usando le cellule dei feti. Un gruppo pro-life americano, i Children of God for Life, ha aggiornato la lista che informa i consumatori sui vaccini e gli altri prodotti fabbricati o testati con cellule di bambini abortiti. La scheda dei vaccini del sito del Sound Choice Pharmaceutical Institute (SCPI) elenca oltre 21 vaccini e prodotti medici che contengono linee cellulari provenienti da feti abortiti. Questa scheda viene aggiornata ogni anno ed elenca anche le alternative, quando esistenti, di vaccini etici. La moralità dell’uso di questi vaccini è un problema complesso, comunque sono disponibili linee guida etiche. Ad esempio, è noto che persone assumono Enbrel (Amgen) per alleviare l’artrite reumatoide, beneficiano da Arensep (Amgen) o utilizzano il prodotto ematico Repro (Eli Lilly) durante un’angioplastica. Anche il vaccino Merck per morbillo-parotite-rosolia (MMR) è stato citato in questo contesto, così come vaccini per il virus varicella-zoster nel corso della sua visita di controllo. Questi esempi evidenziano la pervasività di queste linee cellulari in settori chiave della medicina.

Un altro esempio riguarda la produzione di Processed Skin Proteins (PSP - proteine della pelle trattate), sviluppate all’Università di Losanna per curare ustioni e ferite rigenerando la pelle danneggiata. La linea cellulare della pelle fetale è stata prelevata da un bambino abortito volontariamente il cui corpo è stato donato all’Università, e queste proteine sono poi utilizzate in prodotti contro l’invecchiamento della pelle. L'uso di queste linee cellulari è diventato, come affermato da PepsiCo, un ottimo standard per diversi decenni da università, ospedali, agenzie governative statunitensi, aziende alimentari e delle bevande, e in sostanza tutte le aziende farmaceutiche e biotech nel mondo, in quanto forniscono una piattaforma stabile per testare farmaci e prodotti biologici. Le aziende Genetech e Repligen, ad esempio, sono specializzate nello sviluppo e nella commercializzazione di farmaci che potrebbero implicare tali metodologie. I nostri vaccini e i nostri farmaci potrebbero contenere tracce di DNA e resti cellulari provenienti dalla cellula di produzione, sebbene non siano presenti cellule fetali complete.

Il Mercato delle Parti Fetali e le Rivelazioni Etiche

Il problema è triplice. Ai nostri giorni molta ricerca va avanti usando le cellule dei feti. Possiamo dedurlo perché esiste un florido mercato per le parti dei feti. In una serie di video registrati in incognito, David Daleiden di The Center for Medical Progress ha denunciato le cliniche abortiste di Planned Parenthood che vendono parti di feti a investigatori che si fingono medici ricercatori. Il prelievo di organi da bambini abortiti va avanti da anni. La dottoressa Theresa Deisher, esperta di Fisiologia Molecolare e Cellulare a Stanford e vanta 23 brevetti sul campo, è venuta a conoscenza dell’uso di bambini abortiti nella ricerca farmacologica nel 1996. Molto più recentemente, nel 2018, il professore emerito Dr. Stanley Plotkin, sviluppatore principale del vaccino contro la rosolia per il Wistar Institute (Filadelfia) negli anni Sessanta, è stato chiamato a deporre da esperto di vaccinologia in un caso di custodia di minori nel Michigan, dove ha riconosciuto che i feti utilizzati avevano almeno tre mesi o più quando sono stati abortiti. Le linee cellulari, a causa dell’invecchiamento cellulare, hanno una capacità limitata di replicarsi.

La Superiorità delle Cellule Staminali Adulte e le Domande Etiche

Il dottor David Vice, professore associato di Genetica Molecolare presso il John Paul II Institute e presidente del Charlotte Lozier Institute, offre una prospettiva critica sull'utilizzo delle cellule fetali. Secondo lui, le cellule staminali adulte sono il massimo punto di riferimento per la ricerca e, al contrario delle cellule staminali fetali, hanno condotto a cure efficaci. Egli afferma che: “La superiorità delle cellule staminali adulte nella ricerca e le prove crescenti a sostegno della loro efficacia nella rigenerazione e nella riparazione rendono le cellule staminali adulte il miglior tipo di cellule staminali per curare i pazienti”. Dovremmo allora chiederci perché si usano ancora le linee di cellule embrionali quando le cellule staminali adulte sono considerate il tipo migliore?

Nel 2006 c’è stato un grande dibattito tra bioeticisti per stabilire se gli Stati Uniti avrebbero consentito l’uso di nuove cellule staminali di feti abortiti nella ricerca. Già in occasione del 20° anniversario della sentenza Roe vs. Wade nel 1993, il Presidente Clinton firmò cinque memorandum sull’aborto, uno dei quali revocò la moratoria dell’era di George H. W. Bush sulla creazione di nuovo tessuto fetale per la ricerca. Clinton dichiarò: “Questa moratoria ha notevolmente ostacolato lo sviluppo di possibili trattamenti per le persone affette da malattie e disturbi gravi, come il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer, il diabete e la leucemia”. La comunità della ricerca medica aveva già deciso che il futuro riguarderà gli ibridi uomo-animale e le nuove linee cellulari di feti abortiti per la produzione di nuovi vaccini e prodotti biologici e per le terapie geniche. La CNSNews ha riferito che “secondo una stima che ha pubblicato sul suo sito Web, il National Institutes of Health (che è una divisione della Department of Health and Human Services) solo in quest’anno fiscale spenderà 95 milioni di dollari per la ricerca che, come il progetto del “topo umanizzato” dell’University of California San Francisco, utilizza il tessuto di feti umani”. Le cellule di bambini abortiti non sono mai state utilizzate per curare alcuna malattia: sono assolutamente inutili per qualsiasi ricerca medica. Ci sono numerose linee di cellule coltivate, approvate dalla FDA, anche umane - provenienti da fonti che non pongono alcun problema etico, come il cordone ombelicale -, che possono essere usate con successo per gli esperimenti e a proposito delle staminali e delle staminali adulte, su questo portale abbiamo spesso riportato i successi conseguiti dalla ricerca etica: con le staminali embrionali finora non si è curato nessuno e non si è ottenuto alcun progresso. Il problema è che il denaro, infatti, è la radice di tutti i mali. Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale.

tags: #pepsi #e #cellule #staminali #fetali