L’allattamento è un periodo straordinario ma anche estremamente impegnativo. Già durante la gravidanza, l’organismo affronta un’intensa richiesta energetica che continua anche dopo il parto per produrre latte materno. In questo periodo le donne si trovano a dover soddisfare due esigenze primarie: mantenere le proprie riserve energetiche e nutrizionali e soddisfare anche quelle del neonato. Aumentare il latte materno è spesso il cruccio di chi si approccia alla maternità. “Il mio bambino avrà abbastanza latte?”. Si chiedono le nutrici che allattano il proprio piccolo al seno. Il corpo umano è un sistema complesso e incredibile, “progettato” per gestire le condizioni più eccezionali.

Il meccanismo fisiologico della lattazione e le interferenze farmacologiche
Il corpo umano subisce grandi trasformazioni durante la gravidanza, tra cui anche l’aumento delle dimensioni dei seni. Alla nascita del bebè viene prodotto il colostro, una sostanza densa e spesso dal colore ambrato che contiene un’alta concentrazione di nutrienti. La lattazione, cioè quel complesso meccanismo durante il quale avviene la produzione del latte, è adeguata al fabbisogno del bambino. A regolare la sua produzione è proprio la suzione del bambino.
Tuttavia, esistono situazioni mediche specifiche in cui la produzione di latte deve essere inibita o soppressa. In questi contesti si utilizzano farmaci specifici, tra cui i derivati dell’ergot. La bromocriptina, ad esempio, è un agonista dei recettori della dopamina. Essa imita alcune azioni della dopamina, un ormone che regola il rilascio di un altro ormone, la prolattina, che a sua volta controlla la lattazione. Come risultato, la bromocriptina previene la secrezione di prolattina, impedendo o sopprimendo la produzione di latte.
Restrizioni nell'uso di inibitori della prolattina
La bromocriptina non deve essere utilizzata abitualmente per prevenire o bloccare la produzione di latte e non deve essere usata nelle donne con un rischio elevato di effetti avversi gravi, incluse quelle con patologie che aumentano la pressione sanguigna, quelle che hanno o hanno avuto patologie cardiache o quelle con gravi disturbi psichiatrici. A raccomandarlo è il Gruppo di Coordinamento per il Mutuo Riconoscimento e le Procedure Decentrate - Umano (CMDh) a seguito della revisione da parte del Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (PRAC) dell'EMA.
I farmaci per uso orale contenenti bromocriptina vanno utilizzati per prevenire o sopprimere la lattazione solo quando vi sono validi motivi medici, come in condizioni in cui si devono evitare ulteriori stress dopo la perdita del bambino durante o subito dopo il parto, o in madri con infezione da HIV. La bromocriptina deve essere utilizzata fino ad un dosaggio massimo di 2.5 mg per inibire la lattazione. I prodotti con dosaggio di 5 o 10 mg non sono indicati per questo uso. La bromocriptina non deve essere usata per alleviare i sintomi di dolore o gonfiore del seno dopo il parto, che possono essere trattati con interventi non farmacologici, come il sostegno del seno o l'applicazione di ghiaccio, o semplici analgesici.

Avvertenze e controindicazioni per la cabergolina
Un altro farmaco comune è il Dostinex, che contiene la sostanza attiva cabergolina, un inibitore della prolattina. Esso è utilizzato subito dopo il parto per impedire che inizi la normale produzione di latte o per interrompere una lattazione già iniziata, quando l’allattamento non è consigliato per motivi di salute o dopo la morte del feto.
La paziente non deve assumere cabergolina se è ipersensibile al principio attivo, agli alcaloidi dell’ergot, o se ha una storia di reazioni fibrotiche (tessuto cicatriziale) a carico del cuore, dei polmoni o dell’addome. La valvulopatia è stata associata all'impiego di dosi cumulative; pertanto, i pazienti devono essere trattati con la dose più bassa efficace. La pressione arteriosa deve essere attentamente monitorata soprattutto nel primo giorno di terapia. Se compare ipertensione, dolore toracico sospetto o intenso mal di testa, il trattamento deve essere sospeso.
Il ruolo della nutrizione e gli integratori galattogoghi
Molte donne sperimentano una sensazione di stanchezza profonda, cali di energia e carenze nutrizionali. Sebbene il latte materno sia sempre qualitativamente ottimo per il piccolo, essendo specie-specifico e individuo-specifico, un'alimentazione ricca di nutrienti essenziali è fondamentale per garantire il benessere della madre. Esistono cibi cosiddetti "galattogoghi" (o galattofori), alimenti che contengono sostanze capaci di stimolare la produzione di latte, come il finocchio, che favorisce anche la motilità intestinale.
Integratori alimentari: supporto reale o aspettativa?
In commercio si trovano diversi integratori, derivati da piante come la galega e il cardo mariano, proposti per aumentare la produzione di latte. È utile sapere che in molte città italiane esistono associazioni volontarie di “peer counsellors”, figure riconosciute a livello scientifico che sono in grado di offrire un primo aiuto se necessario. La prima motivazione di abbandono dell'allattamento è la percezione della madre di non avere abbastanza latte.
Tuttavia, esistono prodotti formulati per il benessere materno. Ad esempio, il "Lactogal Plus" o prodotti della linea "Natalben" offrono un mix di vitamine e minerali, tra cui acido folico, ferro, calcio e DHA (omega-3), fondamentali per lo sviluppo cerebrale e visivo del neonato. La vitamina D3, in particolare, è essenziale per l'assorbimento del calcio, poiché il latte materno ne contiene quantità limitate.
ALLATTARE SUL FIANCO: POSIZIONI PER ALLATTARE AL SENO e UN ATTACCO CORRETTO e PROFONDO al SENO
Componenti chiave per il benessere post-parto
L’integrazione in allattamento è importante perché può evitare diverse complicazioni. Di solito è bene iniziare ad assumere gli integratori anche prima del parto. Ecco le sostanze spesso consigliate dai ginecologi:
- Vitamina D3: Fondamentale per la salute di ossa e denti.
- Calcio: Necessario per prevenire la demineralizzazione ossea materna.
- Ferro: Essenziale per prevenire l'anemia dopo il parto.
- Magnesio: Aiuta a ridurre la stanchezza e sostiene il sistema nervoso.
- Vitamina B12 e Acido Folico: Indispensabili per la produzione di energia e il corretto sviluppo neurologico del neonato.
- Omega-3 (DHA ed EPA): Fondamentali per lo sviluppo cerebrale e la riduzione del rischio di depressione post-partum.
L'uso di tali integratori non deve sostituire una dieta variata ed equilibrata. È sempre opportuno consultare il proprio medico prima di iniziare qualsiasi integrazione, specialmente per valutare eventuali carenze specifiche attraverso esami del sangue.
Gestione della terapia farmacologica durante l'allattamento
L'utilizzo di farmaci è spesso la prima causa dell'interruzione dell'allattamento. È necessario valutare se assumere un farmaco sia veramente necessario. Per alcuni di essi la mamma deve sospendere l'allattamento, solo temporaneamente, fino al termine della terapia. Per altri farmaci, anch'essi compatibili con l'allattamento, gli effetti collaterali possono essere "seri": è il caso dell'ergotamina, del litio, del metimazolo, dell'amiodarone, delle tetracicline e dei sulfamidici.
Anche in questi casi, se non c'è alternativa e vi è necessità di continuare la terapia, l'invito è quello di continuare ad allattare, in quanto i vantaggi legati all'allattamento sono superiori rispetto ai possibili rischi. Molti farmaci, come la digossina, l'insulina e i broncodilatatori, sono considerati compatibili. È fondamentale mantenere sempre un filo diretto con il pediatra e il ginecologo, evitando il "fai da te", specialmente quando si tratta di farmaci potenti che interagiscono con il sistema dopaminergico o con la pressione arteriosa. La sorveglianza costante, sia clinica che diagnostica, rimane la pietra miliare per la sicurezza della salute materna in questa fase delicata della vita.