Manca poco, ormai, alla fine della gravidanza e ti immagini sdraiata sul lettino della sala travaglio. Questa immagine, così radicata nella nostra cultura, evoca una prassi che, pur essendo diffusissima, nasconde una storia e una serie di implicazioni spesso sconosciute. Per secoli, le donne hanno affrontato il parto scegliendo le posizioni più congeniali al loro corpo e al nascituro, ma l'avvento della medicina moderna ha introdotto cambiamenti significativi, non sempre a beneficio della partoriente. Oggi, la riscoperta del parto attivo e delle posizioni libere, in particolare quella eretta, sta portando a una riconsiderazione profonda delle modalità assistenziali, promettendo un'esperienza più naturale, meno dolorosa e più empowering per la futura mamma. Questo approccio riconosce l'innata saggezza del corpo femminile e la sua capacità di guidare il processo del parto, ponendo la donna al centro dell'evento e non come mera spettatrice.
La Posizione Litotomica: Un Retaggio Storico e le Sue Criticità
La posizione sdraiata - o litotomica - che tutte conosciamo fu introdotta per la prima volta da Luigi XIV, il famoso Re Sole che, curioso di vedere come nascevano i suoi figli, stabilì che la sua concubina dovesse partorire in quel modo, mentre lui, nascosto dietro un paravento, sbirciava di tanto in tanto cosa succedeva ‘dietro le quinte’, pronto a cogliere il momento della nascita. Questo aneddoto storico rivela come una pratica oggi considerata standard sia in realtà frutto di una scelta arbitraria, dettata da esigenze di osservazione piuttosto che fisiologiche. Solo in epoca recente è stata introdotta la figura del medico uomo e da allora la posizione supina è stata accolta come quella che consente il maggiore controllo da parte del personale sanitario, non solo al momento della nascita, ma anche durante tutto il periodo del travaglio. La diffusione della posizione litotomica (vale a dire supina, con i piedi sollevati sopra il livello delle anche) è collegata all’utilizzo di strumenti come il forcipe e di pratiche come l’episiotomia che hanno contribuito a rendere la nascita più sicura, ma a discapito della libertà e del comfort della donna.
In realtà, la posizione litotomica è quella meno favorevole, per la donna ma anche per il nascituro. Il peso dell’utero grava infatti sulla vena cava, riducendo il flusso di sangue, cosa che può creare un senso di malessere nella mamma e impedire l’ottimale ossigenazione del bebè. Stando distese, l'utero schiaccia la vena cava, cosa che può ridurre l'afflusso di sangue al bambino. Questo non rispetta la gravità, quindi la discesa del bambino sarà più difficoltosa perché antigravitazionale. Sdraiata sul letto, inoltre, la donna tiene fermo il bacino, che invece deve essere lasciato ‘libero’, anche al fine di scegliere la posizione migliore per alleviare il dolore. Il bacino è fisso, senza possibilità di movimento che agevola il piccolo. Inoltre, la zona lombare non è accessibile ai massaggi o a tocchi rilassanti, negando alle donne la possibilità di sperimentare metodi non farmacologici per gestire il dolore. La placenta viene ossigenata in misura minore, arrivando meno afflusso sanguigno al piccolo che manifesta maggiormente alterazioni del battito cardiaco.
Una delle conseguenze più significative della posizione supina è il blocco dell’osso sacro. Il coccige, ultima parte della colonna dorsale, per lasciar passare il bambino, in condizioni normali è in grado di effettuare una retropulsione, aprendosi verso la parte posteriore, ampliando i diametri del bacino. A essere bloccato è anche l’osso sacro. In questo caso, la conseguenza è il passaggio più ostico dal canale del parto, il cui diametro risulta ridotto anche a causa delle ginocchia della mamma divaricate. La posizione ginecologica, inoltre, aumenta il rischio di lussazioni a carico del coccige, di problemi al perineo e di episiotomia. Di conseguenza, potrebbe essere necessario ricorrere alla ventosa o alle spinte comandate per accelerare il parto. Le donne descrivono una percezione dolorosa molto maggiore quando vengono relegate sul letto da parto. Il travaglio è mediamente più lungo, con contrazioni più ravvicinate ma meno efficaci, lasciando le donne stremate e prive di energia. Il vantaggio è piuttosto per il medico, che può tener sempre la situazione sotto controllo e intervenire tempestivamente in caso di complicanze, ad esempio per eseguire eventuali manovre. Tuttavia, questa non è la posizione ottimale per travagliare né tantomeno per la nascita, eppure, è la posizione che alcune strutture e alcuni professionisti impongono ancora alle donne. Certamente è la posizione più comoda per chi assiste la nascita, non di certo per madre e bambino.

La Riscoperta del Parto Attivo e delle Posizioni Libere
Nel corso dei secoli, diverse culture hanno rappresentato il parto in modi diversi, ma c’è una costante: la maggior parte delle raffigurazioni mostra donne in piedi. Questo suggerisce che, da sempre, le donne hanno trovato vantaggio nel movimento durante il travaglio. Partorire in piedi era abbastanza normale una volta, quando le donne mettevano al mondo il proprio bambino tra le mura domestiche, aiutate dalla madre o dalla balia. Non c’era assistenza medica e, quindi, anche meno sicurezza ma, paradossalmente, si era più libere: la donna poteva assumere la posizione che preferiva per alleviare il dolore, assecondare le “spinte” e favorire quindi la nascita del bambino. Prima dell'avvento della medicina occidentale in Tanzania, le donne partorivano in posizione eretta, sedute, accovacciate o in ginocchio. Le partorienti si aggrappavano a corde o alberi per acquisire forza e stabilità e spingere il bambino con una forza sufficiente. Un altro studio ha riportato che le donne dei Paesi non influenzati dalla cultura occidentale utilizzano la posizione eretta durante il parto e che questa posizione ha un esito positivo sul travaglio.
Solo negli ultimi anni si è ricominciato a considerare il parto un evento non medico, ma naturale, nel quale la donna ha un ruolo attivo. Per questo motivo nei reparti maternità più all’avanguardia si è tornati in qualche modo al passato, recuperando tecniche che, pur in totale sicurezza, siano più vicine alle esigenze della donna. Una di queste è il parto in piedi, una posizione che potrebbe sembrare inusuale ma che, invece, è sempre stata molto diffusa soprattutto tra le culture nord-europee e sudamericane. La metodica, conosciuta già da molto tempo, fu reintrodotta tra i possibili modi per partorire negli anni Ottanta dal Movimento internazionale per il parto attivo, che propone anche le posizioni accovacciata e carponi. Oggi sappiamo che le donne possono e devono utilizzare il movimento a loro favore. Le posizioni per partorire migliori in assoluto? Quelle libere, con la mamma che scende dal lettino ginecologico e, ascoltando il suo corpo e il suo cucciolo, sceglie come muoversi e come accompagnare il piccolo verso la luce.
Lasciare alla donna la libertà di muoversi significa che lei stessa sceglierà le posizioni più favorevoli per la discesa del suo piccolo lungo il canale del parto. È una questione soggettiva, che può variare da donna a donna, ma anche da parto a parto. Ci sono mamme che alla prima esperienza preferiscono adottare una particolare posizione, che però al secondo parto non risulta utile. A volte può dipendere anche da come è messo il bambino. In genere, però, si può affermare che sono ottime le posizioni che favoriscono l’attività della donna: lasciata libera di scegliere, la futura mamma adotterà quella che le procurerà meno dolore e che sentirà più confortevole in quel momento. Il dolore durante il travaglio ha un ruolo importante. È un segnale che guida le mamme verso posizioni che possono favorire la dilatazione dell’utero e, di conseguenza, la progressione del bambino nel canale del parto. È fondamentale ricordare che il dolore ha una sua funzione: aiuta a regolare le contrazioni e a rilasciare endorfine, che possono alleviare il dolore stesso e creare momenti di benessere. Durante il travaglio, è cruciale fidarsi della propria percezione e degli operatori che vi assisteranno.
Sapere di non dover stare sdraiata sul lettino dà alla donna energia e fiducia nelle sue capacità, perché sente di poter usare il corpo come meglio preferisce. Al contrario, stando supina e con le gambe divaricate, è soggetta alle decisioni degli altri e la sua zona genitale è, per così dire, ‘esposta al mondo’, mentre nelle posizioni verticali lei è attiva, decide e non si sente osservata nella sua intimità: elementi fondamentali per favorire il rilassamento del pavimento pelvico e agevolare in tal modo la discesa del bimbo. Particolarmente importante è la presenza del partner. Ultimo elemento non trascurabile: il contributo del partner, che non assiste semplicemente alla nascita del figlio, ma partecipa attivamente, o per sostenere fisicamente la compagna o per alleviarle il dolore con benefici massaggi. Il papà del nascituro, infatti, svolge un ruolo attivo, poiché deve sorreggere la compagna durante il travaglio, può parlarle per incoraggiarla e massaggiarle la schiena. Un modo in più, insomma, per non farla sentire sola in un momento così delicato.
Posizioni per facilitare la nascita | Il movimento durante il travaglio
Vantaggi Scientifici e Fisiologici delle Posizioni Erte e Verticali
Le posizioni libere e verticali offrono una serie di vantaggi scientificamente provati che ottimizzano il processo del parto per madre e bambino. La gravità è uno degli alleati più potenti in queste circostanze. Nel caso delle posizioni per partorire libere e verticali, la gravità favorisce la discesa del feto, che è in asse perfetta con il canale del parto. La donna sente il peso del bimbo che spinge e di conseguenza spinge anche lei in modo consapevole. Questo rende le contrazioni più efficaci e aiuta il bambino a incanalarsi correttamente.
Un altro beneficio fondamentale è la migliore circolazione sanguigna. Si può dimenticare il problema della compressione di vasi sanguigni importanti come la vena cava e l’aorta, messi a dura prova in caso di posizione ginecologica, con tutti i rischi del caso per l’ossigenazione fetale. La posizione verticale elimina l’inconveniente del peso del pancione sulle vene, consentendo una migliore ossigenazione sia del bambino sia della mamma. La placenta viene ossigenata in misura maggiore, arrivando più afflusso sanguigno al piccolo che quindi manifesta meno alterazioni del battito cardiaco.
L'apertura e la mobilità del bacino sono cruciali. L'aumento del diametro del bacino nei casi in cui si assume la posizione accovacciata o quella inginocchiata può arrivare fino al 30% circa. Sappiamo che la strada che deve percorrere il bambino per nascere non segue una via rettilinea, è anzi curva, e cambia di direzione chiedendo al piccolo dei movimenti rotatori non di poco conto per nascere. Tutto questo lavoro viene agevolato in un bacino in movimento e sarà rallentato e più difficoltoso in un un bacino statico. Stare in piedi favorisce un migliore allineamento del feto per il passaggio attraverso la pelvi, aiutando le contrazioni a essere più intense e quindi più efficaci. Consente alla donna di muoversi liberamente, trovando di volta in volta l’inclinazione del busto rispetto al bacino e alle gambe migliore per sentire meno dolore e per avere spinte più intense.
Scientificamente il parto attivo presenta numerosi vantaggi. La fuoriuscita del feto è più naturale perché è favorita dalla forza di gravità. La donna avverte meno dolore e quindi non è necessario ricorrere all’analgesia epidurale. Il perineo, ossia il tessuto che si trova tra retto e vagina, si distende in modo più graduale e questo evita le lacerazioni. Ma non solo: spesso è anche possibile evitare l’episiotomia. Inoltre, raramente durante il parto in piedi è necessario ricorrere alla ventosa o al taglio cesareo d’emergenza, per non parlare di manovre oggi considerate a rischio, come la manovra di Kristeller. Utili per ridurre la durata del travaglio - sia la fase dilatante, sia quella espulsiva - le posizioni libere permettono di avere un parto facile e veloce, con meno dolore, e riducono il rischio di ricorso di parto indotto con ossitocina e di amnioressi (rottura artificiale delle membrane amniotiche). Le posizioni alternative riducono l'uso dell'ossitocina sintetica perché le contrazioni sono più naturali e favoriscono la produzione di questa sostanza da parte dell'organismo. Questo presuppone una partecipazione della donna, che torna a essere protagonista dell’evento parto, anche dal punto di vista psicologico, vivendo la nascita del figlio in modo più attivo e coinvolgente.
Esplorando le Diverse Posizioni Verticali e Libere
Le posizioni libere, verticali o orizzontali, offrono alla donna la possibilità di assecondare le sensazioni del proprio corpo e di trovare il massimo comfort e l'efficacia durante il travaglio e il parto.
Posizione Eretta (In Piedi)
La donna sta in piedi, spesso di fronte al compagno, gli cinge le braccia intorno al collo e poi piega leggermente le ginocchia, rilassando le gambe e abbandonandosi al partner. In alternativa, può dare la schiena al compagno e piegare le ginocchia, mentre lui la sorregge per le ascelle. In alcune strutture sono presenti delle corde, alle quali la donna può aggrapparsi. Le posizioni erette, magari accompagnate da movimenti circolari del bacino, aiutano il bambino a incanalarsi nella pelvi materna. La posizione verticale consente di sfruttare al massimo la forza di gravità, poiché la donna sente il peso del bimbo che spinge e di conseguenza spinge anche lei in modo consapevole. È una posizione abbastanza rilassante, che elimina l’inconveniente del peso del pancione sulle vene, consentendo una migliore ossigenazione sia del bambino sia della mamma. La flessione in avanti del busto aiuta moltissimo ad alleviare la sofferenza; la posizione in piedi e inclinata un po' in avanti è quella che facilita maggiormente il lavoro dell'utero. Purtroppo questo tipo di parto non viene scelto spesso dalle donne, perché è poco diffuso e quindi poco conosciuto. Inoltre, non consente l’impiego dell’analgesia epidurale, che viene sempre più richiesta dalle partorienti. Affrontare tutto un travaglio in piedi, però, può essere molto faticoso, e il riposo è importante.
Posizione Accovacciata (Squatting)
La mamma si piega sulle gambe, mentre con le braccia si sostiene al letto o a una sedia. In alternativa, può farsi aiutare dal compagno, che resta seduto dietro di lei tenendo le gambe allargate, mentre lei rimane accovacciata nel mezzo, appoggiandosi al partner. È un’ottima posizione per una serie di motivi: non affatica la colonna, sfrutta la forza di gravità per favorire la discesa del bambino e consente un’eccellente apertura del bacino (si è calcolato che il suo diametro aumenta del 30% circa) e del piano perineale. È molto utile nel periodo espulsivo, perché favorisce la discesa del piccolo. La posizione accovacciata, perfetta per aiutare il proprio cucciolo a incanalarsi correttamente nella pelvi, può essere perfezionata già in gravidanza. Essenziale, infatti, è avere cura di mantenere le piante dei piedi salde al pavimento e le punte dritte. Il pancione pesa troppo e si sente il bisogno di un appoggio? No problem! Si può usare un mobile, uno sgabello, il materasso del letto dell’ospedale o chiedere l’aiuto del proprio compagno. Non appena ci si sente pronte, è possibile staccare le mani, unire i palmi e, con i gomiti, spingere le ginocchia quasi a volerle allontanare di più. Grazie a questa posizione per il parto, si possono apprezzare vantaggi notevoli riguardanti la distensione del bacino e del pavimento pelvico. Passato qualche secondo, si possono riappoggiare tranquillamente le mani. Tuttavia, se i muscoli delle gambe non sono ben allenati può essere difficile mantenerla. Inoltre, alcune donne preferiscono evitarla perché sentono una pressione notevole sulla zona perineale.
La posizione accovacciata ha una variante interessante: quella accovacciata sospesa. Si può utilizzare come supporto una corda appesa al soffitto della sala parto. I pro? La possibilità, grazie alla sospensione del bacino, di lavorare sull’allungamento della colonna e sulla distensione del perineo. In caso di particolari anomalie di presentazione del cucciolo - per esempio l’asinclitismo - la sospensione del bacino aiuta a normalizzare la posizione del feto per il parto naturale. Nei frangenti in cui si decide di partorire in casa, in assenza della corda è possibile sfruttare la posizione accovacciata sospesa facendosi sostenere dal futuro papà.
Posizione Inginocchiata
La donna si mette a terra, con le ginocchia su un tappetino o su dei cuscini, mentre le braccia sono appoggiate al letto, alle gambe del partner, a uno sgabello, a una palla o, semplicemente, per terra. L’importante è che la schiena formi un angolo di 90 gradi con le gambe, in modo da non affaticare la colonna. Se la mamma si regge a un sostegno, può appoggiarvi anche la testa, girata su un lato, per rilassare la muscolatura cervicale. Come da accovacciate, l’apertura del bacino aumenta fino al 30%; in più, si riesce ad avere una notevole mobilità dello stesso (cosa praticamente impossibile sul lettino). È una posizione molto comoda per la mamma, che ha la schiena e le spalle rilassate, ma è utile anche se il compagno o l’ostetrica vogliono praticarle un massaggio alla schiena. Non tutte le donne, però, si sentono a loro agio. Alcune potrebbero sentirsi in imbarazzo, soprattutto se devono rimanere svestite: fondamentale, in questo caso, è poter contare su un ambiente intimo, all’interno di una stanza con la porta chiusa. Questa posizione è anche sperimentabile, per esempio, durante il parto in acqua.
Posizione Seduta su Sgabello Olandese
Doveroso è un cenno anche alla posizione seduta sullo sgabello olandese, supporto ergonomico specifico. Quando la si chiama in causa, è importante rammentare il suo essere portentosa, al pari della posizione accovacciata e l’accovacciata sospesa, per aumentare l’apertura del bacino, così da rendere più facile, per il feto, il passaggio lungo la sua parte più stretta. Quando il dolore si concentra nella zona lombare, può essere utile adottare la posizione a carponi direttamente sul letto, ma anche per terra, su un materassino, se si preferisce (nella fase finale del periodo dilatante succede spesso di volersi sistemare a terra).
Posizione a Carponi (A Quattro Zampe)
La posizione a carponi per partorire può rivelarsi una valida scelta in fase dilatante. Da assumere facendo sempre attenzione ai movimenti del bacino, che devono essere liberi e presenti, può aiutare quando il dolore in zona lombare si accentua. Per regalarsi qualche minuto di defaticamento, si può prendere la fitball e abbracciarla mantenendo le spalle in stato di relax. Ci si può dondolare sia avanti e indietro, sia lateralmente, concentrandosi sul comfort che si apprezza grazie all’allungamento della colonna. La posizione carponi, a quattro zampe, spesso utilizzata poiché scarica la schiena e migliora l’ossigenazione del bambino.
Posizione Sdraiata sul Fianco
Le posizioni verticali spesso si alternano alla posizione sdraiata sul fianco, che permette di recuperare delle energie, in alcuni casi di guidare la rotazione del bambino. Durante la prima fase del periodo espulsivo vanno ancora benissimo le posizioni utilizzate nel travaglio: sul fianco sinistro (perché rispetto al fianco destro si aumenta di preziosi millimetri lo spazio a disposizione per il passaggio del bambino e si migliora l’ossigenazione facilitando la circolazione placentare). Posizione sdraiata sul fianco: una delle gambe può essere sostenuta da uno dei due gambali del lettino o dal partner. Questo permette di riposare senza perdere i benefici di una posizione non supina.

Il Ruolo Cruciale della Preparazione e dell'Ambiente
Per vivere al meglio il travaglio è importante che il luogo in cui si mette al mondo il bebè offra un ambiente intimo e accogliente. Luci soffuse e silenzio, ma soprattutto la possibilità di avere libertà di movimento sono tutti elementi utili a sentire meno dolore. Per questo prima di scegliere l’ospedale dove partorire è consigliabile informarsi per tempo su quali siano le modalità di assistenza. Se si desidera prendere in considerazione la possibilità di partorire in piedi, è necessario informarsi in anticipo se vicino alla propria zona è presente un ospedale che offre questa possibilità. È, quindi, possibile chiedere di visitare la struttura, raccogliere informazioni sul livello di preparazione del personale per quanto riguarda l’assistenza a questo tipo di parto. È opportuno anche parlare con i ginecologi e le ostetriche.
Può sembrare assurdo pensare di dover chiarire queste posizioni di parto meno tradizionali con la tua ostetrica ed il tuo ginecologo, ma è una buona idea parlarne apertamente. Alcuni operatori non sono preparati o non si sentono a proprio agio nel prendere un bambino in posizioni non tradizionali. Questo perché questo metodo è ancora poco diffuso. Nel nostro Paese questa modalità di parto viene proposta in pochi reparti maternità, perché richiede una particolare preparazione da parte del personale medico e infermieristico. Restare in piedi, infatti, presuppone che ginecologi e ostetriche siano in grado di seguire la donna e il bambino anche in una posizione che non permette la visuale diretta dei genitali e, quindi, della progressiva dilatazione dell’utero e della discesa del piccolo.
Tuttavia, esistono realtà all'avanguardia. A Salerno il Reparto maternità dell’Ospedale “San Giovanni Di Dio e Ruggi D’Aragona” è una delle poche realtà virtuose che propongono alle donne questa possibilità di partorire in piedi. L’esperienza del professor Raffaele Petta, primario del reparto “gravidanza a rischio”, e delle ostetriche ha permesso perfino a una donna con una gravidanza a rischio di mettere al mondo il suo bambino stando in piedi. È stato possibile raggiungere questo risultato grazie a una équipe di ostetriche preparate e motivate. Mamma e bambino sono, infatti, costantemente monitorati e, in caso di problemi, si interviene immediatamente. Inoltre, dalle visite degli ultimi mesi di gravidanza è possibile stabilire se una donna può affrontare questo tipo di parto, che presenta vantaggi rispetto a quello in posizione sdraiata. È anche utile diffondere queste modalità di parto alternative, permettendo alla donna di scegliere effettivamente quella a lei più congeniale. L’esperienza del “Ruggi” è un altro esempio di realtà virtuosa, moderna e vicina a donne e neonati, a conferma di un ospedale che da tempo è un centro di riferimento per tutta la Regione Campania.
Un elemento fondamentale è poter contare sulla presenza di una sola ostetrica, che continui ad assistere la mamma anche oltre il suo turno, in modo da avere vicino una sola figura di riferimento, che segua passo dopo passo l’evoluzione del travaglio fino al momento del parto. Questo contribuisce a creare un ambiente di fiducia e sicurezza, permettendo alla donna di rilassarsi e di seguire il proprio istinto.

L'Attività Fisica in Gravidanza: Una Preparazione Fondamentale
Il movimento è uno dei modi per stare bene con sé stessi, incide sul benessere corporeo, emotivo, sull’umore e sul sonno. Ha effetti a 360 gradi. Nei decenni scorsi non si era mai studiato l’effetto dello sport in gravidanza, si aveva timore a consigliare sport alle donne gravide e di conseguenza anche la donna più sportiva una volta scoperta la gravidanza veniva intimata di fermarsi. Nel tempo l’aumento di sedentarietà e una scorretta alimentazione hanno dato un aumento di diabete gestazionale e di gravide con un aumento ponderale eccessivo. Abbiamo iniziato quindi a studiare l’effetto del movimento durante i 9 mesi.
Numerosi sono i benefici a fronte di nessun effetto collaterale. Non è vero, infatti, come spesso si pensa, che muoversi in gravidanza scateni le contrazioni o anticipi il travaglio. Consigliare di continuare attività sportiva e addirittura di iniziarla è la scelta più salutare sostenuta dai più recenti studi. Praticare attività sportiva in gravidanza aiuta mamma e bambino a stare meglio, in particolare apporta benefici perché: migliora digestione; diminuisce il dolore lombare; riduce lo sviluppo di diabete gestazionale e di aumento eccessivo di peso; riduce il rischio di avere un bambino con peso maggiore di 4 kg; migliora la respirazione; migliora la frequenza cardiaca materna; aumenta tono muscolare; dà maggior consapevolezza dei cambiamenti del proprio corpo.
Una donna che ha praticato sport lungo la gravidanza sarà una donna con maggior consapevolezza dell’evoluzione del proprio corpo e delle risposte del proprio bambino e difficilmente sceglierà il lettino per travagliare. Non solo sviluppa maggiormente risorse per gestire i cambiamenti cui va incontro nell’avvio del travaglio, ma avrà addirittura un travaglio con tempi più brevi. Oramai è risaputo che il movimento in travaglio permette di assecondare le posizioni migliori per far progredire il piccolo nel canale del parto, riducendone quindi la durata. Inoltre, il cambio di posizione fa sì che la donna stessa scelga delle posizioni antalgiche, riducendo la sua percezione dolorosa. Se noi lasciamo una donna libera di muoversi vedremo che per la maggior parte del tempo sceglierà posizioni verticali: in piedi, camminando, dondolando il bacino avanti e indietro o lateralmente, accovacciata, abbracciata al marito, o con l’uso di alcuni ausili. Lasciare il lettino permette inoltre di avere maggior controllo della situazione, di sentirsi attive durante il proprio parto, di avere spalle schiena e bacino accessibili per eventuali massaggi. Nel video-corso “Yoga in Gravidanza con Giovi”, durante le classi, mettiamo in pratica tutte le diverse forme e posizioni che ottimizzano al meglio l'apertura del bacino per un parto naturale meno doloroso e con più consapevolezza.
Durante i prodromi del travaglio, caratterizzati da contrazioni di breve durata e irregolari nella frequenza, la cosa migliore sarebbe restare a casa, se la mamma è tranquilla. Avere a portata di mano una vasca, una doccia, o comunque trovarsi in un ambiente conosciuto dove ci si può muovere con confidenza, consente di vivere questo momento con la calma necessaria e con le dovute attenzioni per sé stesse. Man mano che il tempo passa, però, le gambe si stancano. Ecco perché, a un certo punto, la futura mamma ha bisogno di continuare il travaglio da seduta o sul letto. Verso la fine del parto, la mamma sarà facilitata nelle spinte se può attaccarsi a una corda o a un telo robusto con le braccia, sia da seduta sia in piedi. In quest'ultimo caso, il bacino sarà completamente libero, adattandosi alla pressione del bambino che dovrà attraversarlo, e anche le gambe potranno cedere un po'.
Comprendere la Posizione Fetale: Un Fattore Determinante
Durante la gravidanza il feto può posizionarsi in molti modi diversi all’interno dell’utero della madre. Può essere rivolto verso l’alto o verso il basso o verso la schiena o la parte anteriore della madre. Inizialmente, il feto è in grado di muoversi facilmente o cambiare posizione quando la madre si muove. Verso la fine della gravidanza il feto è più grande, ha meno spazio per muoversi e rimane in una posizione. La posizione del feto ha un effetto importante sul parto e, nel caso di certe posizioni, è necessario un parto cesareo. Esistono termini medici che descrivono con precisione la posizione del feto; identificare la posizione fetale aiuta i medici ad anticipare potenziali difficoltà durante il travaglio e il parto.
La presentazione indica la parte del corpo del feto che si immette per prima nel canale del parto (chiamata parte presentata). Solitamente si tratta della testa (presentazione di vertice o cefalica), anche se a volte possono essere i glutei (presentazione podalica), una spalla o il viso.
La posizione indica se il feto è rivolto all’indietro (occipito-anteriore) o in avanti (occipito-posteriore). L’occipite è un osso situato nella parte posteriore della testa del bambino. Quindi, la posizione rivolta all’indietro è detta occipito-anteriore (feto rivolto verso la schiena della madre e verso il basso quando la madre è distesa supina). La posizione rivolta in avanti è chiamata occipito-posteriore (feto rivolto verso l’osso pubico della madre e verso l’alto quando la madre è sdraiata supina).
La situazione fetale si riferisce all’angolo del feto rispetto alla madre e all’utero. La situazione longitudinale (la colonna vertebrale del bambino è parallela alla colonna vertebrale della madre) è normale, ma a volte il feto è posizionato lateralmente (trasversale) o a un angolo (obliqua).
Per quanto riguarda questi aspetti del posizionamento fetale, la combinazione più comune, più sicura e più facile per la madre è la seguente:
- Presentazione di testa (detta presentazione di vertice o cefalica)
- Rivolto all’indietro (posizione occipito-anteriore)
- Colonna vertebrale parallela alla colonna vertebrale della madre (situazione longitudinale)
- Collo piegato in avanti con il mento flesso
- Braccia incrociate sul petto
Se il feto si trova in una posizione, situazione o presentazione diversa, il travaglio può essere molto più difficoltoso e il parto vaginale può rivelarsi impossibile. Verso il termine della gravidanza, il feto si mette in posizione per il parto. Normalmente, la presentazione è di vertice (prima la testa) e la posizione è occipito-anteriore (feto rivolto verso la colonna vertebrale della madre), con il viso e il corpo su un lato e il collo flesso. Variazioni nella presentazione, nella posizione o nella situazione fetale possono verificarsi quando il feto è troppo grande per la pelvi della madre (sproporzione feto-pelvica), l’utero ha una forma anomala o contiene masse anomale come fibromi, il feto ha un difetto congenito, o è presente più di un feto (gestazione multipla).
Variazioni Comuni e Loro Implicazioni
Variazioni nella posizione e nella presentazione fetale possono rendere difficile il parto e si osservano spesso.
Posizione Occipito-Posteriore
Nella posizione occipito-posteriore il feto ha la testa verso il basso (presentazione di vertice), ma è rivolto in avanti (verso l’osso pubico della madre, cioè è rivolto verso l’alto quando la madre è distesa supina). Si tratta di una posizione non anomala molto comune, ma rende il parto più difficile rispetto a quando il feto si trova in posizione occipito-anteriore (rivolto verso la colonna vertebrale della madre, ovvero rivolto verso il basso quando la madre è sdraiata supina). Spesso quando un feto ha la testa rivolta anteriormente il collo è diritto anziché flesso e ciò fa sì che sia necessario maggiore spazio affinché la testa attraversi il canale del parto. Può essere necessario un parto assistito con una ventosa ostetrica o il forcipe oppure il parto cesareo.
Presentazione Podalica
Nella presentazione podalica le natiche del bambino o a volte i piedi sono posizionati in modo da essere partoriti per primi (prima della testa). Nel parto vaginale, i bambini che presentano prima le natiche sono maggiormente a rischio di subire lesioni o persino morire rispetto a quelli che si presentano di testa. Il motivo dei rischi per i bambini in presentazione podalica è che le anche e le natiche del bambino non sono larghe quanto la testa. Pertanto, se le anche e le natiche passano per prime attraverso la cervice, il passaggio potrebbe non essere abbastanza largo per la testa. Inoltre, se la testa segue le natiche, il collo può essere piegato leggermente all’indietro, aumentando la larghezza necessaria per l’espulsione rispetto a quando la testa è inclinata in avanti con il mento flesso, la posizione più agevole per il parto. Pertanto, mentre il corpo del bambino può essere partorito, la testa può rimanere intrappolata e non essere in grado di attraversare il canale del parto. Se la testa rimane incastrata, esercita una pressione sul cordone ombelicale nel canale del parto, cosicché al bambino arriva molto poco ossigeno. Il danno cerebrale dovuto alla mancanza di ossigeno è più comune nei bambini con presentazione podalica rispetto a quelli con presentazione cefalica.
Nella primipara questi problemi possono verificarsi più spesso, perché i tessuti della donna non sono stati allungati da parti precedenti. A causa del rischio di lesioni o perfino di morte del bambino, si preferisce il parto cesareo se il feto è in presentazione podalica, salvo quando il medico ha molta esperienza ed è abile nel parto podalico oppure non sia disponibile una struttura o strumentazione adeguata per eseguire un parto cesareo in sicurezza. La presentazione podalica ha maggiori probabilità di verificarsi nelle seguenti circostanze: il travaglio inizia troppo presto (travaglio pretermine), è presente più di un feto (gestazione multipla), l’utero ha una forma anomala o contiene neoformazioni anomale come fibromi, il feto ha un difetto congenito. A volte il medico può girare il feto in modo che si presenti di testa prima dell’inizio del travaglio mediante una procedura che prevede pressione sull’addome della donna e il tentativo di ruotare il bambino. Il tentativo di ruotare il bambino è chiamato versione cefalica esterna ed è solitamente eseguito dopo 37 o 38 settimane di gestazione. Talvolta le donne ricevono un farmaco (come la terbutalina) durante la procedura, per prevenire le contrazioni.
Altre Presentazioni Anomale
Variazioni nella presentazione fetale comprendono viso, fronte, natica e spalla. Nella presentazione di faccia il collo è piegato all’indietro; di conseguenza, si presenta per primo il viso piuttosto che la parte superiore della testa. Nella presentazione di fronte il collo è moderatamente inarcato e si presenta prima la fronte. Di solito il feto non rimane in una presentazione di faccia o di fronte, Queste presentazioni spesso si trasformano in presentazione di vertice (parte superiore della testa) prima o durante il travaglio. In caso contrario, di solito è raccomandato un parto cesareo. Nella posizione trasversale il feto giace in posizione orizzontale attraverso il canale del parto e si presenta prima di spalle. In tal caso viene eseguito un parto cesareo a meno che il feto non sia il secondo di una coppia di gemelli.

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