Come Funziona il Digitale Terrestre: Una Guida Completa e Semplice

Il digitale terrestre, spesso abbreviato con la sigla inglese DTT (da "digital terrestrial television"), più diffusa nella lingua italiana rispetto alla corrispondente sigla italiana TDT, rappresenta un'evoluzione significativa nel panorama della televisione. Fondamentalmente, è un sistema innovativo per la trasmissione di canali televisivi che utilizza un linguaggio digitale. Questa tecnologia è stata introdotta con l'obiettivo primario di garantire una diffusione più ampia e di migliore qualità del segnale televisivo, segnando un netto distacco dalla precedente trasmissione analogica.

Digital Terrestrial Signal Transmission

L'avvento del digitale terrestre ha offerto al sistema televisivo italiano, e in particolare alla Rai, un'opportunità cruciale per innescare una profonda innovazione editoriale. L'intento era quello di consolidare il ruolo della televisione gratuita, mantenendola all'avanguardia nell'offerta di informazione, intrattenimento e cultura. Si è presentata, in effetti, un'occasione unica per articolare l'offerta gratuita su un numero maggiore di canali, consentendo un arricchimento della programmazione. Questa flessibilità ha aperto la strada alla sperimentazione di nuovi format e contenuti, mirando a raggiungere segmenti di pubblico che si mostravano più esigenti e critici nei confronti della televisione generalista tradizionale. Di conseguenza, il digitale terrestre è stato visto come uno strumento essenziale affinché la televisione gratuita potesse conservare i propri ascolti, garantire risorse adeguate, stimolare la creatività e mantenere una centralità indiscussa all'interno del più ampio sistema televisivo. Il passaggio a questa nuova tecnologia ha segnato un'era di trasformazione, promettendo non solo un'espansione quantitativa, ma anche un miglioramento qualitativo dell'esperienza televisiva per milioni di spettatori.

Fondamenti Tecnici del Digitale Terrestre: Segnale e Qualità

Dal punto di vista puramente tecnico, il digitale terrestre si distingue come un sistema di trasmissione di canali televisivi che impiega il linguaggio digitale. Questa tecnica, in contrasto con il metodo analogico, permette di veicolare un volume di informazioni significativamente maggiore. Mentre una trasmissione analogica consente la diffusione di un singolo programma televisivo, il digitale terrestre può diffondere fino a cinque programmi TV contemporaneamente. A questi si aggiungono canali audio distinti e una serie di servizi interattivi aggiuntivi, trasformando radicalmente l'offerta disponibile per l'utente finale.

L'insieme dei canali televisivi che vengono diffusi su una singola rete digitale è definito "multiplex". Non esiste un numero prefissato e rigido di canali che possono essere trasmessi all'interno di un multiplex; tuttavia, il numero di cinque canali è generalmente considerato un buon compromesso per garantire una qualità dell'immagine e del suono soddisfacente. Se il numero di canali trasmessi in un multiplex dovesse superare questa soglia, la qualità di ciascun singolo canale tenderebbe a peggiorare. Al contrario, se i canali fossero in numero inferiore, la qualità percepita dal telespettatore migliorerebbe. Un esempio specifico riguarda la trasmissione in alta definizione (HD): al momento, per ogni multiplex, è possibile trasmettere al massimo due canali HD, a causa dei maggiori requisiti di banda necessari per veicolare un segnale di qualità superiore.

Il confronto tra la trasmissione analogica e quella digitale dei canali televisivi riflette considerazioni generali valide per il paragone tra tecnologie analogiche e digitali in qualsiasi campo. I segnali analogici sono intrinsecamente più vulnerabili ai disturbi, poiché il ricevitore non è in grado di distinguere una variazione del segnale causata da un disturbo da un contenuto informativo genuino. Al contrario, il segnale digitale, per sua natura, è immune ai disturbi, a patto che questi rimangano di lieve entità.

I principali vantaggi della trasmissione digitale includono un notevole miglioramento dell'efficienza spettrale e l'introduzione di una maggiore flessibilità nell'uso della banda disponibile. Grazie alla possibilità di impiegare sofisticati algoritmi di compressione, è diventato possibile trasmettere quattro o cinque canali digitali nello stesso spazio di banda che prima era occupato da un singolo canale analogico, mantenendo un'equivalente qualità. Per illustrare, se si dispone di una banda di 24 Mb/s, si possono trasmettere quattro canali da 6 Mb/s ciascuno, oppure, optando per una qualità leggermente inferiore, dodici canali da 2 Mb/s. Ovviamente, nel secondo scenario, la qualità complessiva di ciascun canale risulterà minore, ma l'offerta sarà più ampia.

Inoltre, il digitale terrestre offre, oltre a una scelta significativamente più ampia di canali, una qualità delle immagini decisamente superiore. Ciò si manifesta nella possibilità di una visione in formato cinematografico (16:9) e, soprattutto, nella capacità di trasmettere in alta definizione. Anche il sonoro beneficia di questa evoluzione tecnologica, presentando una qualità comparabile a quella di un Compact Disc. Il suono può essere multicanale, includere il formato Dolby Digital o supportare più lingue, offrendo un'esperienza immersiva e personalizzabile.

La codifica video nella maggior parte dei paesi è tradizionalmente effettuata secondo lo standard MPEG-2. Tuttavia, con l'evoluzione tecnologica, lo standard più efficiente H.264, conosciuto anche come MPEG-4 AVC, ha iniziato a guadagnare popolarità, specialmente nei contesti dove il lancio della televisione digitale è stato più recente. Un ulteriore passo in avanti è stato fatto con l'introduzione del DVB-T2 e la codifica HEVC (High Efficiency Video Coding), che offre una qualità ancora migliore di immagini e suoni, e che sta diventando lo standard per le nuove trasmissioni. Il DVB-T/T2, lo standard di trasmissione del digitale terrestre, si estende tipicamente dalla frequenza di 470 a 790 Megahertz, mentre la tecnologia LTE, per esempio, trasmette in una banda adiacente, dai 791 agli 862 Megahertz.

Digitale VS Analogico - Differenza tra una comunicazione radio digitale e una analogica - DMR - ITA

I Molteplici Benefici per lo Spettatore

Per gli utenti finali, l'introduzione della televisione digitale terrestre ha portato con sé una serie di benefici tangibili che hanno trasformato radicalmente l'esperienza televisiva. Uno dei vantaggi più immediatamente percepibili è l'aumento significativo del numero di programmi disponibili, che può arrivare fino al quintuplo rispetto all'offerta precedente in analogico. Questa espansione ha permesso una maggiore diversificazione dei contenuti, incontrando i gusti di un pubblico più vasto e variegato.

Accanto all'incremento quantitativo, si è registrato un sensibile miglioramento della qualità dell'immagine e dell'audio, con la possibilità di accedere a trasmissioni in alta definizione (HD). Questo ha reso la visione più nitida e coinvolgente, con colori più vividi e dettagli più definiti, mentre l'audio, con una qualità comparabile a quella di un Compact Disc, può essere multicanale o multilingua, arricchendo ulteriormente l'esperienza uditiva.

Un'altra innovazione fondamentale offerta dal DTT è la possibilità di partecipazione attiva e immediata ai programmi televisivi. Attraverso semplici azioni sul telecomando, gli spettatori possono esprimere preferenze, selezionare prodotti o interagire con i contenuti, superando la necessità di effettuare telefonate o inviare SMS, metodi più lenti e meno diretti. Questa funzionalità ha aperto la strada a una televisione più interattiva e dinamica.

Il mezzo televisivo, grazie al digitale terrestre, ha anche esteso le sue capacità all'utilizzo di servizi di informazione e di pubblica utilità. Questi servizi possono variare da aggiornamenti in tempo reale a informazioni di servizio, rendendo il televisore un punto di accesso più versatile per l'utente. Tra questi, le persone abituate a usare servizi televideo sanno che assieme ai comuni programmi televisivi possono essere trasmessi dati aggiuntivi. L'occasione del passaggio al digitale terrestre è stata usata per l'introduzione di nuovi standard che sfruttano la possibilità di ricevere dati aggiuntivi allo scopo di offrire servizi interattivi prima inesistenti, come l'EPG, ovvero una guida TV elettronica apposita. Questa guida consente, nella sua forma più basilare, di conoscere il programma attualmente in onda e quello successivo, ma nelle versioni più evolute offre informazioni dettagliate sulla programmazione futura.

Infine, un aspetto non trascurabile riguarda l'ambiente: la DTT richiede potenze di trasmissione inferiori rispetto alla tecnologia analogica, il che si traduce in minori emissioni elettromagnetiche.

È da notare che una vera e propria interazione, che implicherebbe la possibilità per lo spettatore di trasmettere dati verso l'emittente televisiva, non può, per ragioni tecniche, avvenire con la stessa tecnologia e la stessa infrastruttura usata per la diffusione dei canali televisivi. Per questo tipo di servizi, spesso si ricorre a canali di ritorno basati su connessioni internet o altre tecnologie.

Componenti Essenziali per la Ricezione: Antenna e Impianto

Per poter fruire dei vantaggi offerti dal digitale terrestre, gli utenti devono assicurarsi che il loro impianto di ricezione sia adeguato. Fortunatamente, gli impianti di radioricezione destinati alla televisione digitale terrestre sono, nella maggior parte dei casi, identici a quelli precedentemente utilizzati per la ricezione analogica. Questo significa che le attuali antenne, operanti nelle bande III, IV e V, e la rete di distribuzione che si estende dalle antenne all'interno degli edifici, complete degli opportuni dispositivi intermedi, sono generalmente adatte anche alla ricezione del segnale digitale.

Nonostante questa compatibilità di base, in alcune situazioni potrebbe essere richiesto il montaggio di un'antenna supplementare. Questo accade, ad esempio, quando un'abitazione non dispone già di un'antenna configurata per la banda specifica su cui viene irradiato il segnale digitale. È stato previsto che le nuove reti digitali si avvalgano, ove possibile, degli stessi siti di trasmissione della TV analogica. Tuttavia, in alcune zone del territorio, i segnali digitali potrebbero provenire da siti diversi rispetto a quelli abituali. In tali circostanze, potrebbe rendersi necessario l'installazione di un elemento supplementare dell'antenna esistente, oppure un riorientamento della stessa per catturare il nuovo segnale in maniera ottimale.

È quindi di fondamentale importanza controllare l'efficienza complessiva della propria antenna. Un'ulteriore verifica deve riguardare la presenza di eventuali filtri che potrebbero essere stati installati per la ricezione del segnale analogico; questi, infatti, potrebbero disturbare o addirittura impedire una corretta ricezione del segnale digitale.

Nel caso specifico di antenne centralizzate, tipiche dei condomini, le operazioni di verifica e adeguamento risultano più complesse. Ogni intervento, sia esso di manutenzione, modifica o aggiornamento, deve essere compiuto dietro decisione condominiale, e richiede l'interessamento e il coordinamento dell'amministratore di condominio, dato che coinvolge una proprietà comune e più utenti. L'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha stimato che per i sistemi centralizzati sia da prevedere la necessità di un intervento tecnico di adeguamento almeno nel 20-30% dei casi.

Un aspetto da considerare è che, se ci si trova a una modesta distanza dal trasmettitore, la ricezione della televisione digitale terrestre potrebbe non essere efficace con le sole antenne da interni che ricevono poco segnale. Questo è il caso delle antenne "telescopiche" a forma di "V", spesso offerte in omaggio con i televisori analogici o acquistate per pochi euro, che sono generalmente insufficienti. Per ovviare, almeno in parte, al problema della mancanza di un impianto televisivo esterno o all'inadeguatezza di quello esistente, è possibile ricorrere all'acquisto di un'antenna da interni amplificata. Queste antenne, che solitamente presentano un dipolo centrale a forma di "8" per la banda UHF e due antenne "telescopiche" orientabili per la banda VHF, possono rivelarsi funzionali se correttamente puntate verso un ripetitore televisivo che garantisca una copertura a larga banda. Quest'ultima condizione implica che la maggior parte dei canali sia visibile senza la necessità di puntare l'antenna verso due o più postazioni diverse. Tuttavia, l'antenna da interni deve essere collocata in modo tale da essere, almeno lontanamente, all'altezza dei trasmettitori, specialmente se sono presenti ostacoli fisici che potrebbero diminuirne la ricezione del segnale.

La Chiave della Visione Digitale: Decoder e Televisori Moderni

Per poter accedere ai canali digitali e godere dei benefici del digitale terrestre, gli utenti con un televisore analogico già in possesso devono dotarsi di un dispositivo specifico: il decoder. In alternativa, è possibile optare per l'acquisto di un nuovo televisore che abbia un sintonizzatore (tuner) digitale integrato. Un'importante normativa ha stabilito che, a partire da aprile di un anno passato, non possono più essere commercializzati televisori privi di tale sintonizzatore digitale.

Per usufruire pienamente di tutte le possibilità offerte dalla televisione digitale, è consigliabile che il decoder sia di tipo interattivo. Questa funzionalità consente l'accesso a servizi aggiuntivi e una maggiore interazione con i contenuti televisivi, come accennato in precedenza, per esempio attraverso l'EPG.

Quando si tratta di ricevere contenuti in alta definizione (HD), i requisiti diventano più specifici. È necessario, prima di tutto, dotarsi di un televisore Full HD o HD Ready, capace di visualizzare immagini con una risoluzione elevata. A questo va abbinato un decoder HD, che è differente da un decoder standard, in quanto è progettato per elaborare e decodificare i segnali ad alta definizione. Nel caso di televisori Full HD che già dispongono di un decoder integrato, è opportuno verificare che tale decoder supporti effettivamente le trasmissioni in alta definizione, poiché non tutti i modelli integrati lo fanno.

La prima sintonizzazione del decoder è un'operazione che va eseguita al momento dell'installazione del dispositivo. In generale, è altamente consigliabile effettuare una risintonizzazione del decoder ogni volta che si viene a conoscenza dell'attivazione di un nuovo canale digitale o del passaggio di una trasmissione da analogica a digitale. Alcuni modelli di decoder sono dotati di funzionalità di sintonizzazione automatica che permettono di rilevare e aggiungere autonomamente i nuovi canali. Per altri, invece, potrebbe essere necessario operare manualmente attraverso una serie di semplici passaggi eseguibili con il telecomando; in questi casi, è sempre consigliabile consultare il manuale dell'apparato per istruzioni dettagliate.

Un'ulteriore evoluzione riguarda i televisori più recenti. Se un sintonizzatore televisivo è integrato all'interno di un televisore, lo spegnimento del televisore implica anche lo spegnimento completo del sintonizzatore. Per i televisori in vendita dal 2017, infatti, secondo specifiche disposizioni di legge, integrano il nuovo standard DVB T2. Per vedere la nuova TV digitale terrestre DVBT2 di seconda generazione, non è strettamente necessario cambiare il proprio televisore. Quello già presente in casa può essere sufficiente, purché sia collegato a un decoder per il digitale terrestre DVB T2. Nel caso, invece, si intenda acquistare un nuovo televisore, non ci sarà bisogno del decoder esterno, proprio perché i modelli più recenti incorporano già il sintonizzatore compatibile.

Davanti alla vasta offerta di televisori disponibili sul mercato, è consigliabile optare per un prodotto contrassegnato dal "bollino la tivù". Questo bollino, che è un'iniziativa della DGTVi che ha siglato un accordo con numerose aziende elettroniche per incentivare l'uso del digitale terrestre, rappresenta la migliore garanzia che un utente possa avere al momento di acquistare un televisore con decoder integrato. I prodotti con questo contrassegno hanno, infatti, superato test qualitativi in laboratori specializzati che ne certificano le funzionalità indicate. L'innovativo bollino multipiattaforma "la tivù" identifica i televisori con caratteristiche tecnico-qualitative "future proof" e standard tecnici di ultima generazione.

È importante notare che l'implementazione di questi standard nei sintonizzatori è opzionale: i modelli più economici, spesso per ragioni di costo, potrebbero non supportarli appieno, permettendo quindi di ricevere correttamente le trasmissioni televisive ma non consentendo l'uso di servizi interattivi avanzati o la piena compatibilità con i formati più recenti. A partire dal 28 agosto 2024, i canali Rai Storia, Rai Radio 2 Visual e Rai Scuola sono visibili esclusivamente tramite il nuovo standard del digitale terrestre, il DVB-T2 con codifica HEVC, che offre una migliore qualità di immagini e suoni. Questo aggiornamento fa seguito a un precedente passaggio, avvenuto il 21 dicembre 2022, che ha visto la transizione dalla codifica MPEG-2 a quella MPEG-4 AVC. Attualmente, canali come Rai 1 HD, Rai 2 HD, Rai 3 HD, Rai 4 HD, RaiNews24 HD e Rai Premium HD sono trasmessi in simulcast, ovvero sia sul vecchio standard DVB-T che sul più recente DVB-T2, per garantire una transizione graduale e l'accessibilità a un pubblico più ampio.

Decoder Digitale Terrestre

Le Sfide e gli Aspetti Critici del Passaggio al Digitale

Nonostante i numerosi vantaggi, la transizione e l'adozione del digitale terrestre hanno presentato anche alcuni svantaggi e sfide significative per gli utenti e per il sistema televisivo nel suo complesso. Per il normale spettatore, lo svantaggio principale è stato ed è ancora rappresentato dalla necessità di acquistare nuovi apparecchi o componenti aggiuntivi per la ricezione. È possibile, infatti, sostituire i propri televisori con nuovi modelli già in grado di ricevere autonomamente le trasmissioni digitali, oppure affiancare ai televisori già posseduti dei ricevitori esterni, i cosiddetti decoder.

Anche se i televisori più recenti integrano il sintonizzatore digitale terrestre, spesso si tratta di modelli base. Questi non sempre consentono di usufruire dei servizi a pagamento o lo consentono solo in seguito all'acquisto di un componente aggiuntivo, come un modulo CAM (Conditional Access Module), che è un'iniziativa della DGTVi per la diffusione delle cam per i servizi a pagamento. Tipicamente, inoltre, i sintonizzatori integrati di base non supportano pienamente l'interattività avanzata.

Oltre ai televisori, in generale, qualunque apparecchio destinato alla ricezione di canali televisivi, come videoregistratori e schede TV per computer, ha richiesto l'adozione di un decoder esterno o la sua sostituzione. Un problema pratico emerso riguarda l'uso combinato di televisione e videoregistratore. Se questi condividono un unico decoder, non è più possibile registrare un programma mentre se ne guarda un altro sul televisore, poiché il decoder può elaborare un solo flusso alla volta. Questo problema è risolvibile utilizzando un secondo decoder, dedicato al videoregistratore, e collegando i decoder in serie (il segnale dell'antenna non decodificato in uscita dal primo decoder, il "rilancio", deve essere collegato come segnale in ingresso del secondo decoder). Tuttavia, sono in ampia diffusione anche decoder PVR (Personal Video Recorder) "zapper", che consentono la registrazione diretta del programma televisivo su un supporto USB, come una chiavetta USB o un hard disk esterno, aggirando parzialmente il problema.

L'utilizzo di decoder esterni ha portato anche a un aumento dei consumi di energia elettrica nelle abitazioni. Sebbene un sintonizzatore integrato in un televisore si spenga completamente con l'apparecchio stesso, per i decoder esterni la situazione è diversa. È facile dimenticare il decoder acceso, e bisogna considerare che esso non si spegne completamente a meno di non staccare fisicamente la spina. Se è vero che i consumi possono diminuire quando un decoder è in stand-by, è altrettanto vero che non si azzerano del tutto: mentre gli apparecchi più virtuosi esibiscono consumi inferiori al watt, quelli più economici possono consumare anche 5 o più watt, contribuendo a un maggiore dispendio energetico cumulativo.

Per quanto riguarda l'interattività, fra i decoder attuali quelli che supportano questa funzionalità spesso si avvalgono di connessioni dial-up ("56k") per la creazione del canale di ritorno. Tali connessioni sono comunemente considerate obsolete e sono usate per l'accesso a Internet solo in assenza di alternative o in casi molto particolari. I loro svantaggi sono molteplici: sono lente (con velocità di trasmissione inferiori a 5 KB/s), occupano la linea telefonica e, soprattutto, espongono l'utente al rischio di truffe attraverso servizi a pagamento con numerazioni speciali, le cosiddette truffe "da 899".

Un'altra critica significativa riguarda la copertura del territorio. Essendo l'infrastruttura per il digitale terrestre in fase di realizzazione per un periodo prolungato, la copertura può non essere stata completa e affidabile ovunque. In Italia, per esempio, essa è stata per lungo tempo tutt'altro che capillare, e molte zone sono state soggette a temporanee perdite di segnale o a una ricezione corrotta, fenomeno che si accentuava soprattutto in caso di condizioni meteorologiche avverse come la pioggia.

Il processo di aggiudicazione delle frequenze per ogni regione è gestito dal Co.re.com (Comitato Regionale per le Comunicazioni), istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico. I criteri di aggiudicazione tengono conto di diversi fattori, tra cui la copertura del territorio che l'emittente è in grado di garantire, il suo patrimonio netto, la longevità dell'azienda e il numero di dipendenti. Un bonus specifico viene riconosciuto alle piccole emittenti locali che si consorziano per condividere lo stesso multiplex di frequenze in regioni differenti, con l'intento di promuovere la loro sopravvivenza e la diversità dell'offerta. Tuttavia, la normativa vigente non considera un criterio di pluralismo dell'informazione, specialmente a tutela delle piccole emittenti locali, come il conferimento di un bonus a quelle emittenti che non sono già aggiudicatarie di altre frequenze nel medesimo territorio. Né considera un criterio conservativo, per il quale, indipendentemente dal prezzo d'asta, le emittenti che già esistevano al momento dello switching non dovrebbero essere penalizzate da un cambio di tecnologia imposto per legge, e non determinato dalle dinamiche di mercato.

Digital Terrestrial Coverage Map Italy

La Storia e l'Evoluzione del Digitale Terrestre in Italia

La storia del digitale terrestre in Italia è un percorso costellato di tappe significative e sfide complesse, che ha avuto inizio con l'intento di modernizzare il sistema televisivo nazionale. Sebbene la televisione satellitare abbia visto una transizione dalla sua forma analogica a quella digitale quasi completamente ultimata, principalmente perché è stata diffusa solo dopo la televisione terrestre e via cavo ed è sempre stata molto legata alla pay-tv, il discorso è stato completamente diverso per la televisione analogica terrestre. Quest'ultima, la prima tipologia di televisione a diffondersi nel mondo, è sempre stata la più capillare e legata soprattutto alla televisione gratuita, in particolare a quella pubblica. Nei Paesi dove la televisione pubblica ha un ruolo rilevante, il passaggio dall'analogico al digitale ha imposto agli utenti di dotarsi di un nuovo apparecchio per poter continuare a fruire del servizio pubblico, e l'Italia non ha fatto eccezione.

L'Italia ha iniziato a trasmettere con il digitale terrestre nel 2003, con le prime sperimentazioni e attivazioni in Sardegna e, successivamente, in Valle d'Aosta. Questo ha segnato l'inizio di un lungo processo di transizione. Un momento cruciale è stato il 2004, quando venne emanata la legge Gasparri, una legge di riordino del sistema televisivo italiano che includeva disposizioni per il passaggio al digitale.

Il termine ultimo inizialmente previsto per la conversione dalla televisione analogica terrestre alla televisione digitale terrestre, il cosiddetto "switch-off", e quindi il termine ultimo per aggiornare gli impianti, era stato fissato per il 31 dicembre 2006. Tuttavia, il Consiglio dei ministri, nel dicembre 2005, decise di rinviare la cessazione del servizio analogico alla fine del 2008, riconoscendo le complessità e le tempistiche necessarie per una transizione così ampia.

Un'iniziativa importante per promuovere e gestire il digitale terrestre in Italia è stata la presentazione di Tivù il 15 luglio 2006, durante la seconda Conferenza Nazionale sul Digitale Terrestre svoltasi a Napoli. Tivù, una piattaforma unica per il digitale terrestre, era il progetto con cui Rai, Mediaset e le altre reti si impegnavano a promuovere attivamente il digitale terrestre nel paese e a fornirne i contenuti gratuitamente anche su piattaforma digitale satellitare, garantendo così una copertura più ampia. L'allora ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni (Governo Prodi II) aveva anche indicato, come data realistica per la chiusura definitiva della TV analogica, il secondo semestre 2012, una data che, peraltro, era l'ultima imposta dall'Unione Europea per il passaggio definitivo al digitale.

La fase di transizione e di switch-off ha poi proceduto per aree geografiche, secondo un calendario progressivo:

  • 27 ottobre 2008: In Sardegna è stata completata la transizione al digitale con lo spegnimento totale del segnale analogico, rendendola la prima regione "full-digital".
  • 16 giugno 2009: È incominciata la transizione per il Piemonte e per Roma, con l'eliminazione di canali come Rai Due e Rete 4 dal sistema analogico in quelle aree.
  • Settembre 2009: La Valle d'Aosta è diventata completamente digitale, seguendo l'esempio della Sardegna.
  • Notte tra il 14 e il 15 ottobre 2009: È iniziata la fase dello switch-off in Campania. Il 1° dicembre dello stesso anno, anche a Napoli è stata spenta la TV analogica e nelle province di Napoli, Salerno e Caserta sono stati spenti gli impianti analogici di Rai Due e Rete 4. Nella prima settimana di dicembre, è stato attuato lo spegnimento totale di tutti i canali analogici in tutte e cinque le province campane.
  • Autunno del 2009: Hanno effettuato il passaggio integrale alle trasmissioni in tecnica digitale le regioni del Lazio, della Campania, del Trentino-Alto Adige e del Piemonte occidentale (nelle province di Torino e Cuneo).
  • 18 maggio 2010: È iniziata la fase di switch-off per le regioni della Lombardia (con l'eccezione della provincia di Mantova), del Piemonte orientale (nelle province di Alessandria, Novara, Asti, Vercelli, Biella, Verbania) e nelle province di Parma e Piacenza.
  • Fine del 2010: Hanno attuato la completa transizione alla TV digitale le regioni del Veneto, dell'Emilia-Romagna, del Friuli Venezia Giulia, della Lombardia e del Piemonte orientale, completando così una parte significativa della migrazione nazionale.

Questo complesso percorso ha dimostrato come il passaggio da una tecnologia di trasmissione consolidata a una nuova abbia richiesto non solo ingenti investimenti infrastrutturali, ma anche un'attenta pianificazione normativa e una notevole campagna informativa per accompagnare i cittadini in questa importante evoluzione tecnologica.

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