Pannolini e Mascherine "Pannolino": Rischi, Efficacia e Controversie in Tempo di Crisi

Pannolini lavabili e Covid-19

L'emergenza sanitaria globale ha sollevato interrogativi su molteplici aspetti della vita quotidiana, inclusi l'uso di pannolini lavabili e l'impiego di mascherine protettive. In particolare, la pandemia di COVID-19, il cosiddetto Coronavirus, ha generato ansie e dubbi riguardo a pratiche consolidate e all'adozione di nuove soluzioni. Questo articolo esplora le preoccupazioni specifiche legate ai pannolini lavabili in un contesto pandemico e analizza la controversa storia delle cosiddette "mascherine pannolino" prodotte durante la crisi.

Pannolini Lavabili e COVID-19: Nessun Rischio Specifico

Per coloro che utilizzano i pannolini lavabili, la principale domanda emersa durante la pandemia è se ci fossero attenzioni particolari da osservare o rischi specifici legati a questa malattia. La risposta è chiara: NO. Non si corrono rischi specifici legati all'uso dei pannolini lavabili in relazione al Coronavirus.

Tessuti e Oggetti Non Trasmettono il Virus

Una delle prime e più rassicuranti notizie è che i tessuti e gli oggetti, anche se importati da aree considerate a rischio come la Cina, non trasmettono il Coronavirus. Di conseguenza, si può tranquillamente continuare a usare i pannolini lavabili e a lavarli come sempre, senza temere alcun pericolo di trasmissione virale da questi articoli.

I Bambini e il Coronavirus: Difese Forti

Un'altra buona notizia riguarda i bambini, che sembrano avere delle ottime difese contro il virus. Mentre il COVID-19 è risultato piuttosto pericoloso per persone anziane e con problemi di salute pregressi, i più piccoli mostrano una maggiore resistenza. Studi condotti su donne cinesi gravide e colpite da Coronavirus hanno mostrato che i bambini sono nati sani, senza alcuna complicazione. Anche il latte materno è risultato sano, senza alcuna contaminazione, come evidenziato da studi specifici.

Il coronavirus spiegato ai bambini dai bambini

Evitare Luoghi Affollati Acquistando Pannolini Lavabili

Un ulteriore vantaggio dell'utilizzo dei pannolini lavabili, in un periodo di emergenza sanitaria, è la possibilità di evitare luoghi affollati e potenzialmente a rischio come supermercati e centri commerciali, necessari per l'acquisto di pannolini usa e getta. Questo riduce ulteriormente l'esposizione a possibili contagi.

Basso Rischio di Contaminazione Oro-Fecale

Il COVID-19 è un virus nuovo, e medici e scienziati scoprono nuove informazioni ogni giorno. Ad oggi, si sa che esiste un rischio bassissimo di contaminazione oro-fecale, ovvero di passaggio del virus dalle feci alla bocca. Anche se il Covid può essere presente nelle feci dei bambini, una corretta igiene e un adeguato cambio del pannolino rendono il rischio molto, molto contenuto.

Precauzioni per un Cambio Pannolino Sicuro

Per minimizzare il rischio di contagio, anche se già molto basso, si possono adottare alcune pratiche igieniche raccomandate dai Centers for Disease Control and Prevention. Queste semplici regole rendono il cambio pannolino sicuro per il bambino e per chi se ne prende cura.

  1. Preparazione del Cambio: Posizionare il bambino sul fasciatoio e slacciare il pannolino.
  2. Pulizia del Bambino: Pulire la zona a contatto con il pannolino con una salvietta pulita, sempre da davanti verso dietro.
  3. Gestione del Materiale Sporco: Tenere il pannolino e i vestiti sporchi lontani da qualsiasi superficie che non possa essere pulita facilmente. È fondamentale tenere sempre una mano sul bambino per evitare incidenti.
  4. Smaltimento delle Salviette: Gettare le salviette usa e getta in un bidone dei rifiuti con sacchetto di plastica e coperchio. Se si utilizzano salviette lavabili, stoccarle all'interno di una "wet bag".
  5. Gestione delle Feci: Se il bambino ha fatto la cacca, ripiegare il pannolino sporco per il momento e metterlo lontano dalla portata del bambino. Gettare le feci solide nel water.
  6. Igiene del Fasciatoio: Se il fasciatoio è una superficie lavabile, passare un panno per rimuovere qualunque residuo visibile.

Le "Mascherine Pannolino": Una Controversia Italiana

Mascherine Fippi

Nel pieno dell'emergenza Coronavirus, le cosiddette "mascherine pannolino" sono state una risposta immediata da parte di un'azienda italiana, la Fippi di Rho, specializzata nella produzione di pannolini. L'azienda ha riconvertito la sua produzione per far fronte alla carenza di dispositivi di protezione, e la Regione Lombardia ha ordinato circa 18 milioni di pezzi per un costo di 8 milioni di euro. Tuttavia, queste mascherine sono presto finite al centro di un'inchiesta e di accese critiche.

Difficoltà di Utilizzo e Inchiesta

I sanitari a cui erano destinate queste mascherine hanno da subito evidenziato la difficoltà di utilizzo. L'opposizione, soprattutto di medici e infermieri, era dovuta alla scomodità di calzare le mascherine. Sebbene fossero state ordinate in piena emergenza, quando i dispositivi di protezione erano introvabili, la loro praticità si è rivelata insufficiente.

Una consulenza disposta nell'indagine dei pm Giordano Baggio e Mauro Clerici ha accertato che il materiale usato era di buona qualità e in linea con le certificazioni, sebbene le mascherine non fossero ergonomiche.

Criticità Evidenziate dal Sindacato Nursind

Il sindacato degli infermieri Nursind Monza e Brianza ha ricevuto numerose segnalazioni dal personale che opera nei presidi dell’ASST Vimercate riguardo alla non idoneità delle mascherine FIPPI. Il sindacato ha richiesto la rimozione di queste mascherine, evidenziando diverse criticità:

  • Scarsa Aderenza: Non aderiscono perfettamente al volto e ad ogni minimo movimento scivolano, lasciando scoperte le vie aeree.
  • Rischio di Autocontagio: La mascherina, cadendo lungo il viso, obbliga chi la indossa a usare le mani per rimetterla nella posizione corretta, violando le principali norme di anticontagio e aumentando il rischio di autocontagiarsi.
  • Irritazioni Cutanee: Prodotte con materiale simile a quello del pannolino dei bambini, indossate per parecchie ore creano forti e fastidiosi arrossamenti, come spesso avviene anche nei neonati.
  • Difficoltà nella Rimozione: Avendo una forma cilindrica, si sfilano solo verso l’alto, andando in contrasto con tutte le indicazioni inerenti il corretto utilizzo dei DPI.

Infermiere con mascherina scomoda

Donato Cosi, segretario territoriale NurSind Monza e Brianza, ha espresso il disappunto del personale sanitario: “Le mascherine hanno ricevuto il via libera del Politecnico e dell’Istituto superiore di sanità ma non vanno bene. Peraltro ledono profondamente la dignità degli infermieri. Ci sentiamo presi in giro: ci fanno indossare mascherine prodotse con lo stesso materiale usato per i pannolini dei bambini, quasi equiparando il volto di chi le indossa alle natiche. Oltre a questa offesa l’aspetto ancor più grave è che con questi presidi si mette a rischio la sicurezza degli infermieri che da mesi sono impegnati in prima linea nella lotta contro il Coronavirus, perdendo anche la propria vita.”

L'Esito dell'Inchiesta e il Danno Erariale

La Procura della Repubblica di Milano ha definito l'investimento come un “fallimentare risultato dell’investimento di denaro pubblico”, pur richiedendo l'archiviazione dell'inchiesta dal punto di vista penale, non rilevando alcun reato nella vicenda. Tuttavia, i magistrati hanno disposto “la trasmissione degli atti alla Procura regionale presso la Corte dei Conti per l’eventuale danno erariale”.

Dei 18 milioni di pezzi acquistati da Palazzo Lombardia, ne sono stati utilizzati all'incirca solo la metà, perché negli ospedali i sanitari non riuscivano a usarle, come riportato dal Corriere della Sera. Un danno non indifferente, considerando che tutto ciò è avvenuto nel pieno della pandemia di Covid.

La Storia surreale delle "Mascherine Pannolino"

La partita di 18 milioni di mascherine, al prezzo di 45 centesimi l’una per un totale di 8,1 milioni più Iva, fu commissionata il 26 marzo dalla centrale acquisti regionale Aria spa alla società Fippi spa di Rho “in seguito alle indicazioni impartite da Regione Lombardia”. Nel momento clou dell'emergenza coronavirus, quando le mascherine scarseggiavano, la Regione Lombardia decise di far produrre una grande quantità di queste mascherine, poi ribattezzate "pannolino". A marzo furono accolte come una benedizione, salvo poi rivelarsi scomode e inutilizzabili, finendo in men che non si dica nel buio di un magazzino.

Il coronavirus spiegato ai bambini dai bambini

Questo caso è stato generato dalla corsa alla riconversione del periodo più acuto dell'emergenza. L'azienda Fippi di Rho passò dalla produzione di pannolini ai dispositivi di protezione individuale. L'intento era quello di sostenere il sistema sanitario e fornire nuovi dispositivi a medici ed infermieri impegnati nella lotta al coronavirus. Tuttavia, quando le mascherine arrivarono negli ospedali, il loro aspetto e la loro efficacia erano ben lontane rispetto alle attese: non erano filtranti a causa del materiale utilizzato e non erano sterili, perché per indossarle era necessario farle passare dalla testa.

La Donazione al Kazakistan e Nuove Controversie

Quando tutti ormai sembravano essersi dimenticati delle mascherine-pannolino, ecco un inatteso colpo di scena: con due delibere del 7 settembre, la giunta Fontana ha deciso di far uscire i dispositivi dal deposito e di donarne un milione al Kazakistan e 500mila ad Areu, l’agenzia per l’emergenza-urgenza, che le terrà come riserva nei propri magazzini.

Questa decisione ha sollevato ulteriori interrogativi. La Regione dovrebbe ripagare Aria Spa, la partecipata cui aveva già dato i soldi per comprare i 18 milioni di pezzi prodotti dalla Fippi. La Lombardia potrà cercare di recuperare una parte della somma spesa attraverso la Protezione civile, ma il rimborso è tutt'altro che certo.

Dalla Regione fanno sapere che non si tratta di un secondo pagamento "ma di un ulteriore ordine necessario a mantenere inalterato il nostro livello di scorte". Tuttavia, l'USB Lombardia (Unione Sindacale di Base) ha depositato presso la Procura della Repubblica di Lecco un ennesimo esposto relativo alla gestione dell'emergenza COVID-19, evidenziando le criticità del sistema sanitario lombardo, la distruzione dei servizi territoriali e l'eccessivo ricorso ad esternalizzazioni e appalti.

Il comunicato del sindacato ha risposto all'assessore Gallera, che aveva giudicato "triste" la presentazione di un esposto del genere: "Sono ben altre le cose tristi alle quali abbiamo assistito. Triste è la distruzione dei servizi territoriali, soprattutto quelli di prevenzione; Triste è aver buttato via milioni di euro per l'ospedale in fiera che non è servito a niente e nessuno; triste è vedere l'ex presidente della Regione Bobo Maroni, sedere nel Consiglio di Amministrazione del più grande gruppo della Sanità privata nazionale, il Gruppo San Donato. Triste è vedere che, malgrado tutto quello che è successo, la Regione continui nella sua politica di affidamento ai privati di importanti servizi per la salute, confermando l'ormai inestricabile legame degli amministratori pubblici con gli imprenditori della sanità privata; triste è stato aver dovuto assistere, in piena epidemia, a giornate di cronaca giudiziaria che riguardava i traffici tra la regione e i congiunti del presidente Fontana. Tristissima è la scelta della Regione di far entrare i pazienti positivi dentro le RSA, dove si sono contati più di 10.000 morti." Questo scenario complesso mette in luce le sfide e le controversie legate alla gestione dell'emergenza, inclusa la vicenda delle "mascherine pannolino".

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