Il pannolino è una di quelle comodità che oggi diamo per scontate, un oggetto così ovvio e indispensabile nella vita di un neonato che quasi non riusciamo a immaginare un mondo senza di esso. Eppure, la sua storia è complessa e affonda le radici nella notte dei tempi, ben prima dell'avvento dei moderni sistemi usa e getta. L'essere umano, fin dalle origini, si è ingegnato nei modi più strani per risolvere il problema dei rifiuti prodotti dal nostro corpo, in particolare quelli dei neonati, cercando di contenerli e smaltirli. Questo viaggio attraverso i secoli ci rivela come diverse culture abbiano affrontato la necessità di mantenere i più piccoli puliti e asciutti, culminando con un sorprendente ritorno alle pratiche del passato attraverso i moderni pannolini lavabili.

I Primissimi Sistemi di Contenimento: Dalle Fasce al Muschio
Fin dai tempi più antichi, i neonati sono stati avvolti in fasce in ogni angolo del mondo, dalle civiltà egizie e azteche fino alle tribù asiatiche, dimostrando una necessità universale di protezione e contenimento. Inizialmente, materiali naturali come muschi ed erba venivano posizionati tra la pelle del bambino e una rudimentale mutanda fatta di pelle di animale, usata per fasciare il pupo. Nelle società aborigene, in particolare, il muschio di torba ricoperto di pelle di animale veniva impiegato per assorbire l’urina, mentre in molte società sudamericane si usava erba secca posta in un pezzo di stoffa vecchia per assorbire parte dell’urina.
La cultura giapponese, a sua volta, imponeva che i genitori utilizzassero kimono ben indossati, tagliati e sagomati a forma di pannolino per aderire alla pelle del bambino, sottolineando come ogni paese avesse la sua tradizione unica. In Cina, fino a tempi molto recenti, le madri avevano l'abitudine di aspettare di sentire il movimento peristaltico nel bambino, mentre allattavano al seno, e tenevano il bambino sopra un contenitore o anche in un angolo per strada. Ai bambini piccoli in Cina venivano inoltre praticate delle fessure nelle mutande o nei pantaloncini, per consentire di evacuare liberamente, un metodo che limitava moltissimo le tipiche irritazioni da pannolino.
In Europa, soprattutto nel Medioevo, si utilizzavano delle lunghe strisce di lino, applicate nella zona interessata e avvolte intorno al bacino. Queste strisce venivano lasciate in sede per almeno 3 giorni, insieme alle feci e alle urine, una pratica che oggi appare impressionante. Affreschi del 1300 mostrano questo tipo di fasciatura in innumerevoli raffigurazioni, testimoniando un mezzo riconosciuto e complesso di protezione dagli escrementi.
Come fasciare un neonato in modo facile e veloce
L'Alba del "Panno-lino" e le Sfide Igieniche
Il concetto di "pannolino" come un panno dedicato al contenimento delle deiezioni ha origini più specifiche. Verso la fine del 1800, vide la luce il primo vero antenato del pannolino moderno: un quadrato di lino, da cui il nome "panno-lino", piegato e legato con spille da balia. Fu in questo periodo, durante la rivoluzione industriale, intorno al 1820 in Inghilterra, che si diffuse l'uso di un semplice panno avvolto attorno ai genitali del bambino per contenere le fuoriuscite. La classe operaia, iniziando ad acquistare mobili per la prima volta, non gradiva che i propri bambini sporcassero i loro nuovi beni, spingendo verso soluzioni più efficaci.
L'invenzione della spilla da balia, intorno al 1880, fu un passo significativo. Essa contribuì a creare una protezione più stretta attorno al bambino, aiutando a evitare perdite di escrementi. Tuttavia, l'uso delle spille da balia si rivelò in alcuni casi piuttosto pericoloso: non erano rari gli incidenti in cui veniva accidentalmente perforata la pelle del bambino, creando ferite che potevano infettarsi gravemente.
Nel 1887, Maria Allen brevettò e permise la produzione industriale di pannolini di stoffa. Sebbene rappresentassero un progresso, questi pannolini non eliminavano il problema delle dermatiti. Con il progresso della medicina e della ricerca, si poterono conoscere più a fondo le dinamiche di sviluppo di batteri e virus. Questa nuova consapevolezza diede un impulso alla ricerca di metodi più adeguati per il contenimento di feci e urina, con l'obiettivo di minimizzare la contaminazione batterica. Inizialmente, si pensò di bollire i pannolini usati, ma questa pratica richiedeva un enorme spreco di energia e tempo. Inoltre, la tecnica di utilizzo e legatura era abbastanza complicata da richiedere una certa esperienza. Purtroppo, a causa della stoffa vecchia, delle coperture di plastica e delle sostanze chimiche, spesso tossiche, usate per pulirli, unito allo scarso numero di cambi, il 25% dei bambini soffriva di gravi irritazioni ed eruzioni cutanee, con molti casi di avvelenamenti tossici nei neonati.

Il Dopoguerra: Tra Necessità di Praticità e Invenzioni Geniali
La Seconda Guerra Mondiale segnò un punto di svolta. Con l'ingresso di molte donne nel mondo del lavoro, spesso per sostituire gli uomini partiti per il fronte, emerse la pressante necessità di un sistema più pratico, veloce e sicuro per cambiare i bambini e mantenerli asciutti e puliti più a lungo. Le donne che lavoravano fuori casa non avevano né il tempo né l'energia per gestire l'enorme compito di lavare i pannolini a casa dopo il lavoro.
Fu in questo periodo che apparvero per la prima volta i servizi di lavanderia per pannolini. Pannolini puliti e sterilizzati venivano consegnati a domicilio, di solito settimanalmente, mentre i pannolini sporchi venivano tenuti in contenitori separati e portati via dal servizio. I servizi di lavanderia per pannolini offrivano il lavaggio dei pannolini con 11 cicli, utilizzando detersivo, e gli ultimi quattro cicli con sola acqua bollente, un processo non molto sostenibile dal punto di vista ambientale ed energetico.
La ricerca di soluzioni più efficienti portò a innovazioni significative. Pare che al 1942 risalga il primissimo pannolino usa e getta, realizzato con cellulosa crespata, inventato da Paulistróm in Svezia. Pochi anni dopo, nel 1946, una casalinga statunitense di nome Marion Donovan diede un contributo fondamentale. Marion Donovan, nata nel 1917 a Fort Wayne nell'Indiana, si laureò in inglese al Rosemont College e in architettura a Yale. Come giovane madre si trovò ad affrontare il problema dei pannolini bagnati. Inventò un rivestimento impermeabile per pannolini lavabili, ideato con una tenda per doccia e inserito nel tradizionale pannolino di stoffa. La sua invenzione, soprannominata il "boater", era pensata per essere indossata dai neonati sopra i pannolini e faceva in modo che gli stessi, una volta bagnati, non inzuppassero qualunque altra cosa. Il "boater" era riutilizzabile e i suoi "snaps", bottoni a pressione, eliminarono l'uso delle pericolose spille di sicurezza. I diritti per il "boater" furono venduti negli anni '50 per un milione di dollari. L'invenzione successiva della Donovan fu il pannolino monouso "disposable diaper", che fu all'inizio schernita, ma pose le basi per il futuro.
Negli anni ’50, il pannolino monouso era ancora considerato un accessorio di lusso, utilizzato solo per le grandi occasioni e con una capacità di assorbenza piuttosto limitata, circa 100ml, richiedendo frequenti cambi.
L'Era del Pannolino Usa e Getta e la sua Evoluzione
Fu solo nel 1961 che le cose cambiarono radicalmente, per la felicità di tutte le mamme del pianeta. Victor Mills, un chimico della Procter & Gamble e un nonno entusiasta, almeno fino al momento del cambio del pannolino, ebbe un'intuizione geniale. Forse la polpa di cellulosa che l’azienda aveva appena acquistato, resistente e molto assorbente, poteva essere utilizzata proprio a questo scopo. Fu così che nacque il pannolino usa e getta come lo conosciamo oggi. Victor Mills, ingegnere chimico americano e fondatore della celebre azienda Pampers, dal 1961, ci ha mostrato le proprie campagne pubblicitarie, sempre vicine alle mamme e alle loro esigenze.
Con il baby boom degli anni ’70, la richiesta mondiale superò di gran lunga la capacità produttiva di pannolini usa e getta, anche quando altre aziende si inserirono nel mercato, facendo concorrenza e permettendo un abbassamento significativo dei prezzi e un continuo miglioramento del prodotto. Per tutti gli anni ’70, infatti, furono ancora molto diffusi i pannolini di stoffa, e molti ricordano con affetto i "ciripà", che sono stati fondamentali compagni dei primi anni di vita dei nostri bambini.
Dalla sua nascita nel 1961, il prototipo iniziale del pannolino usa e getta ha subito un’evoluzione lunga mezzo secolo. Già nei primi anni ’70, quando divenne un prodotto di massa, la spilla da balia venne sostituita con un nastro adesivo, molto più pratico e meno pericoloso per il neonato. Un ulteriore miglioramento avvenne verso la fine degli anni ’70 con l’introduzione di un gel super assorbente che dimezzò il volume del pannolino, e il cambio venne ulteriormente semplificato grazie all’aggiunta di adesivi nella parte davanti. Negli anni successivi, furono introdotte innumerevoli varianti: il modello per maschio e quello per femmina, taglie diverse a seconda dell’età del bambino, la versione da notte e quella da giorno, e molte altre innovazioni che lo hanno reso superassorbente, comodo e facile da usare.

Il Prezzo Ambientale della Comodità
Oggi, la produzione di pannolini usa e getta è adeguata alla richiesta, i costi sono molto più contenuti, l'assorbenza è garantita e la durata anche. Tuttavia, c’è sempre un “ma”. Non è neppure necessario parlare delle pesanti ripercussioni dal punto di vista ambientale dell’uso massiccio dei pannolini monouso. Questi prodotti, una volta gettati, ci metteranno 400-500 anni a sparire dalle nostre discariche, lasciando inalterabili tracce di sé nel suolo e nelle acque. Questo è il prezzo, piuttosto salato, da pagare per una comodità di cui non sapremmo più fare a meno.
Secondo l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), in Italia si consumano ben 6 milioni di pannolini usa e getta al giorno, per un totale di due miliardi e 190 milioni l’anno. In Gran Bretagna la cifra arriva a toccare i 3 miliardi l’anno, mentre negli Stati Uniti si raggiungono i 16 miliardi. Il 20% dei rifiuti prodotti ogni anno è composto di pannolini usa e getta, costituiti in gran parte di plastica. Per accompagnare un solo neonato nei suoi primi tre anni di vita, si consuma tanta cellulosa quanta ne producono dieci grandi alberi. Per la fabbricazione di tutti i pannolini del mondo, si impiegano ogni anno 3,5 miliardi di litri di olio combustibile, 82 mila tonnellate di plastica e 1,3 milioni di tonnellate di polpa di legno. Tutti questi pannolini si decompongono poi in circa 500 anni. Per produrli serve il 37% in più di acqua rispetto a quella che le mamme adoperano per il lavaggio dei pannolini riutilizzabili. Già nel 1993, Greenpeace segnalava la distruzione di grandi boschi per la produzione di pannolini, stimando che un bimbo usi in tre anni circa 4.500 pannolini usa e getta, pari circa a una tonnellata, ovvero l'equivalente di 10 alberi di grandi dimensioni.
Oltre all'impatto ambientale, c'è l'aspetto sanitario. I componenti chimici utilizzati per rendere i pannolini usa e getta assorbenti possono danneggiare la pelle dei bambini, tanto che secondo uno studio tedesco le dermatiti sono aumentate in questi anni dell’857 per cento. Perfino la crescita dell’infertilità maschile viene talvolta fatta risalire all’aumento di temperatura causata dal pannolino.
Il Ritorno dei Pannolini Lavabili: Una Scelta Consapevole e Sostenibile
Fortunatamente, è possibile fare le cose diversamente. Da una parte, la ricerca prosegue per trovare materiali ecologici e biodegradabili, ma i costi dei pannolini in fibra di mais e ecosostenibili sono ancora piuttosto alti. Dall’altra parte, da qualche anno sono tornati prepotentemente in auge i pannolini lavabili. Questi, rispetto ai loro antenati di un tempo, hanno subito una grande evoluzione. Se in passato si trattava di classici ciripà, triangoli e garze, i cosiddetti «pieghevoli», oggi esistono tipologie molto simili agli usa e getta, conosciuti come «sagomati», che si indossano con la stessa facilità. I moderni pannolini lavabili sono traspiranti, comodi da lavare e riutilizzare, e presentano molteplici vantaggi sia da un punto di vista ecologico che per la salute del bambino.
Infatti, diminuiscono notevolmente le dermatiti da pannolino e il bambino sviluppa più velocemente la capacità di controllo, permettendo uno spannolinamento più precoce e facile. Inoltre, la loro capacità di assorbenza è molto più elevata rispetto a 50 anni fa, rendendoli molto simili ai cugini usa e getta in termini di prestazioni. Certo, ci vuole un po’ di spirito di sacrificio perché vanno comunque lavati e asciugati, ma con qualche trucco e un po’ di tempo sono assolutamente gestibili. Numerosi siti e forum sono nati e cresciuti per insegnare il corretto utilizzo dei pannolini lavabili e per scambiare informazioni tra genitori alle prese con un modo antico eppure nuovo di tenere i bimbi all'asciutto e puliti. Uno dei forum più interessanti e completi in cui trovare tutto ciò che serve è nonsolociripa.it. L'associazione Nonsolociripà, impegnata fin dal 2008 nell’opera di diffusione della conoscenza dell’uso dei moderni pannolini lavabili, riporta dati importanti.
Dal punto di vista economico, un pannolino lavabile acquistato nuovo costa mediamente 13 €, a partire dai 2 € circa dei più economici prefolds, fino ai modelli più costosi di pocket o all-in-one che arrivano a 25 € circa. Considerando che per un utilizzo esclusivo di pannolini lavabili occorre un kit di almeno 15-20 pezzi, e che ad eccezione dei pannolini a taglia unica che accompagnano il bimbo dalla nascita al vasino, occorrono almeno 2 o 3 kit completi di pannolini per ogni taglia, la spesa-pannolini per i lavabili è dell’ordine delle centinaia di euro. Il genitore che compra pannolini usa e getta, invece, spende complessivamente di più, in quanto un bimbo in media consuma settimanalmente un pacco da 10€, il che significa almeno 500 € annuali. Pertanto, la famiglia che utilizza pannolini lavabili risparmia almeno la metà rispetto alla famiglia che acquista pannolini usa e getta per 2-3 anni.

Pannolinoteche e Iniziative Locali: Il Supporto alla Scelta Lavabile
Negli anni, nel mondo e in Italia, sono nate numerose «pannolinoteche», un servizio non commerciale, gestito da volontari o privati, del tutto paragonabile a una biblioteca. Questo servizio permette ai genitori di provare i pannolini lavabili senza doverli acquistare, in modo da conoscerli, sperimentarli e capire se possono soddisfare le loro esigenze, spesso fornendo anche la lista dei rivenditori più vicini.
Per contrastare la spesa e promuovere la sostenibilità, dal 2009 a Concesio, un paese alle porte di Brescia, è stato attivato il progetto «Pannolino Amico», gestito dall’Associazione Eva. L'associazione ha l’ambizione di trasformare Concesio in una capitale della «clean economy». Come raccontato dal vicesindaco Domenica Troncatti, l’associazione, composta da sole donne, è da sempre attenta e sensibile alle tematiche della salute e a quelle ambientali, e l'amministrazione comunale ha accolto il progetto, condividendo i tre aspetti: sanitario, ambientale ed economico. Dal 2016, con la trasformazione dell’associazione, il progetto è gestito dal comune con l’ufficio ecologia.
La neomamma viene contattata pochi giorni dopo la nascita del bimbo. Un’associata spiega il corretto uso dei pannolini e consegna un buono per il ritiro gratuito del kit presso le farmacie aderenti all’iniziativa. Il kit per il primo anno di età è composto da 24 pannolini lavabili e 3 mutandine impermeabili. I pannolini forniti sono del tipo prefold, realizzati in cotone superassorbente, un tessuto traspirante naturale che evita gli arrossamenti della pelle del bambino e lo stimola ad apprendere prima l’uso del vasino. I teli sono costituiti da 8 parti nella striscia centrale e da 4 nelle laterali, ottimizzando l'assorbenza.
Anche quando la mamma lavora o il piccolo va al nido, e il tempo è davvero risicato, è possibile alternare l’uso di usa e getta e lavabili, limitando così lo spreco e facendo, con i limiti imposti dalla vita di ogni giorno, la nostra parte per un pianeta più pulito. Inoltre, molti asili oggi accettano l’utilizzo di pannolini lavabili. Nei negozi Baby Bazar è possibile trovare sia pannolini lavabili che monouso, offrendo opzioni per ogni esigenza.
Il Futuro dei Pannolini: Riciclo e Nuove Sfide Demografiche
Il problema dello smaltimento dei pannolini usa e getta è così imponente che sono in corso sforzi per trovare soluzioni innovative anche per questi prodotti. Sono pochi gli impianti nel mondo che consentono di riciclare pannolini, e anche l’Italia ha il suo. A dare una seconda vita agli assorbenti usa e getta è una fabbrica del Veneto, per la precisione situata a Spresiano, in provincia di Treviso. Qui è stato inaugurato il primo impianto di riciclo dei prodotti assorbenti sul territorio nazionale, realizzato in partnership da Contarina S.p.a e Fater, azienda attiva nella produzione di questi prodotti. In particolare, l’impianto permette il trattamento di pannolini, pannoloni e altri prodotti assorbenti per la persona. Il percorso di riciclo porta alla produzione di plastica e cellulosa di alta qualità, quelle che in gergo prendono il nome di «materie prime seconde». Il processo permetterà a tali materiali di rientrare nel ciclo produttivo.
L’impianto dovrebbe garantire, in una prima fase di test, il trattamento di 1.500 tonnellate annue di rifiuto nella sede aziendale di Spresiano. Secondo i calcoli, questo si tradurrà in un risparmio di 1.950 metri cubi di materiale in discarica e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’aria di 618.000 kg l’anno. Dopo la conferma dei test pilota, l’obiettivo della sperimentazione è quello di attestare la validità di questo processo di riciclo anche su scala industriale. A livello nazionale, i prodotti assorbenti corrispondono a circa 900 mila tonnellate di rifiuto indifferenziato, che per gran parte finisce in discarica (70%).
Parallelamente all'evoluzione dei pannolini per neonati, si osserva un fenomeno demografico interessante: in Giappone, paese sempre più longevo, i pannoloni per adulti sono più venduti dei pannolini per bambini. Questo è un destino che attende anche l’Italia, dove gli over 65 sono il 21% della popolazione e diventeranno il 35% entro il 2030, e dove il tasso di natalità è fra i più bassi del mondo. Contemporaneamente, cresce un nuovo business di prodotti per la terza e la quarta età, fatto appunto di pannoloni ma anche di omogeneizzati e alimenti speciali. "Basti pensare che in Italia sono oltre 1,2 miliardi i pannoloni venduti", ha spiegato Niccolo Marchionni, presidente della Società italiana di cardiologia geriatrica. Secondo i dati di Assobiomedica, nel 2011 sono stati venduti 1,2 miliardi di pezzi di pannoloni, ma il dato è sottostimato e potrebbe essere più alto del 25%, e lo sarà ancora di più nei prossimi anni.

Spannolinamento Precoce e Consapevolezza: Lezioni dal Passato
Fare un tuffo nella storia del pannolino, oltre che essere davvero interessante, ci aiuta a spostare il punto di vista su questo aspetto della cura dei bambini e ad aprirci a più possibilità rispetto al quando spannolinare, a come togliere il pannolino e molto altro. L’utilizzo del pannolino, infatti, è diverso per ogni epoca storica e cambia da cultura a cultura, dimostrando quanto abbia più a che fare con la cultura e le abitudini familiari che con la fisiologia dello sviluppo.
Osservando le abitudini del passato, ciò che possiamo notare è che non esiste un unico modo per gestire la cacca e la pipì dei bambini, non esiste l’età giusta o sbagliata per smettere di usare il pannolino, e già da neonati i bambini possono sperimentare l’andare di corpo in modi diversi. Decine di migliaia di anni fa non c’erano i corsi preparto o le ostetriche che insegnavano ai neogenitori la maniera migliore di mettere il pannolino al proprio bimbo appena nato, anzi, il pannolino non esisteva proprio!
Anche in tempi moderni, alcune famiglie decidono di non far indossare ai propri bambini il pannolino, o almeno non sempre. I benefici del lasciare ogni tanto il bambino senza pannolino sono diversi: minori irritazioni cutanee, minor surriscaldamento durante i mesi caldi, nessun intralcio ai movimenti, una più rapida presa di consapevolezza del fare pipì e cacca, risparmio economico e sostenibilità ambientale. Questi benefici assumono valore se l’esperienza è piacevole e funzionale per tutte le persone, grandi e piccole, coinvolte. Se invece è una situazione sgradevole, faticosa, demotivante, tutti i benefici elencati non valgono assolutamente la serenità di una famiglia.
Una domanda frequente è se sia necessario attendere l'estate per iniziare lo spannolinamento. Non serve. Possiamo osservare alcuni segnali del bambino per coglierlo in un momento di grande motivazione più che le stagioni. D’estate, anzi, è ancora più importante lasciare i neonati e i bambini senza pannolino, soprattutto nelle ore più calde, per non surriscaldare i genitali. Non esiste un’età giusta per togliere il pannolino, ma il momento giusto per voi! Il primo passo per aiutare il bambino a togliere il pannolino è offrirgli più alternative al pannolino e iniziare fin dalla nascita a passare alcuni momenti senza pannolino.