Pane, amore e biberon: tra cultura, satira e tenerezza quotidiana

L’espressione "pane, amore e biberon" evoca un immaginario poliedrico, capace di spaziare dalla cruda realtà della satira politica italiana alla dolcezza intima della crescita domestica. Se da un lato il nome richiama le atmosfere dell'intrattenimento televisivo e teatrale che ha segnato decenni di storia nazionale, dall'altro rimanda alle piccole grandi sfide della vita quotidiana: il nutrimento, la cura dei più piccoli e la gestione del tempo che scorre tra fornelli, tradizioni e affetti.

rappresentazione artistica di un tavolo imbandito con simboli di satira e oggetti per l'infanzia

L'epopea del Bagaglino: satira e costume

Il Bagaglino è una compagnia di varietà fondata a Roma nel settembre del 1965 da Pier Francesco Pingitore e Mario Castellacci. Parteciparono alla fondazione i giornalisti Luciano Cirri (redattore capo del «Borghese»), Gianfranco Finaldi e Piero Palumbo, Enrico de Boccard, giornalisti dello «Specchio»; inoltre presero parte anche Raffaello Della Bona del «Secolo d'Italia» e il musicista Dimitri Gribanovski. Nata in un teatro-cantina di vicolo della Campanella 2 (vicino a piazza Navona), la compagnia si chiamò inizialmente "Il Bragaglino", in onore di Anton Giulio Bragaglia, ma un'ingiunzione degli eredi di Bragaglia impose il cambio di nome. Il primo spettacolo messo in scena, il 23 novembre 1965, fu I tabù.

Nel 1967 il nucleo originale del Bagaglino si divise e Luciano Cirri aprì in piazza Rondanini un nuovo gruppo cabarettistico che faceva satira politica di destra, chiamandolo Il giardino dei supplizi, come la rubrica che curava sul Borghese. La nuova compagnia era composta da Lionello, Claudia Caminito (poi sostituita da Anna Mazzamauro), Pat Starke, Leo Valeriano e Gianfranco Funari; Franco Cremonini, i testi erano elaborati da Cirri e da Gianna Preda, che era stata caporedattore del Borghese prima di Cirri. La compagnia si sciolse nella prima metà degli anni settanta.

Nel 1972 la compagnia del Bagaglino si trasferì al Salone Margherita, in via dei Due Macelli. A cavallo tra gli anni settanta e ottanta il Bagaglino provò a diversificare, portando i loro spettacoli nel mondo del turismo, con tournée in luoghi di vacanza esclusivi come la Costa Smeralda, Madonna di Campiglio e su barche e navi da crociera in tutto il Mediterraneo; l'iniziativa prese il nome di Baganza (Bagaglino in Vacanza) e fu curata da Raffaello Della Bona, uno dei fondatori originali.

Piccola storia del teatro a palchi detto all'italiana Philippe Daverio

Biberon e la narrazione dell'attualità

Giulio Andreotti al Bagaglino (spettacolo "Biberon"), 1988. Da allora, il Bagaglino ha raccontato e interpretato le storie dell'attualità, della politica, dello spettacolo. Tutti gli avvenimenti degni di nota, in Italia come all'estero, sono passati sotto la satira e gli accurati travestimenti del Bagaglino, da Craxi e Tangentopoli all'ascesa di Berlusconi; dal processo Andreotti ai litigi fra Clinton e Saddam Hussein.

Nei sabati dell'11, 18 e 25 aprile 2009 è andato in onda lo show Bellissima - Cabaret Anticrisi, ultimo atto televisivo della storia del gruppo. All'inizio erano previste quattro puntate, la quarta da svolgersi sabato 2 maggio, ma il programma è stato chiuso anticipatamente a causa dei bassi ascolti e del basso share, aggiratosi nella puntata del 25 aprile appena sull'11,41% (ovvero circa 2 358 000 spettatori). Nel settembre del 2011 il Bagaglino termina anche la sua vita teatrale, per decisione dei gestori del Salone Margherita di Roma e della storica produttrice Rosa Pol. Il repertorio rimane vasto: Di che peccato sei? E io pago… Magnàmose tutto! N'dòvais? Chi son, che faccio? Oh Gay! Metropoli… Magnàmose tutto! Roma! Gran Follia! Femmina! 1 2 Storia del Secolo.

L'arte del dono: la torta di pannolini

Spostando lo sguardo dalla scena pubblica alla vita privata, il concetto di "biberon" si lega indissolubilmente all'accoglienza di una nuova vita. Le torte di pannolini sono un regalo che organizzano e creano le amiche della futura mamma. Per forma assomigliano ad una torta, ma la loro struttura è composta da pannolini di piccola taglia. Possono essere ad un solo strato, ma anche a più altezze, in quest’ultimo caso occorre pensare a qualche stratagemma per unirli in modo che non possano scomporsi lungo il tragitto.

infografica su come assemblare una torta di pannolini multi-livello

Per rendere questo dono un'opera creativa, si possono esplorare diverse declinazioni estetiche e funzionali:

  1. Torta di pannolini a forma di moto, da realizzare con peluche, biberon e altri accessori per il neonato.
  2. Torta di pannolini in verde, con carte scrap e nastri come abbellimenti.
  3. Torta in viola con telini colorati.
  4. Torta di pannolini con piume e fiori di feltro.
  5. Torta di pannolini a forma quadrata a più piani.
  6. Torta di pannolini a più strati, con ingegnoso stratagemma per tenerla unita.

Queste creazioni rappresentano un ponte simbolico tra l'utilità pratica del quotidiano e la celebrazione gioiosa di un nuovo arrivo, bilanciando estetica e necessità.

Il nutrimento dell'anima: cucina e ricordi

Il "pane" del titolo si intreccia con il vissuto quotidiano, dove la cucina diventa rifugio e sfogo. Esistono periodi in cui il vortice lavoro-casa ti risucchia e non ti molla. Sei lì, apri il frigo e non hai forze a sufficienza, quindi ti limiti a nutrirti. Poi, inaspettatamente, succede qualcosa: ti innervosisci e sfoghi il tutto nei fornelli. Il piacere di preparare un risottino leggero, l'aggiunta di un ingrediente dimenticato come il lardo nel soffritto, trasformano il pasto in un rito.

La cucina è anche legame generazionale. La ricetta della pasta frolla, tramandata dalla nonna, rappresenta un punto fermo contro l'innumerevole sequenza di tentativi e disastri culinari. Anche l'attività di impastare assume un valore educativo e terapeutico: è una cosa che tiene i bambini calmi, offrendo un momento di concentrazione prezioso. Allo stesso modo, le polpette sono un richiamo universale: chi non ha fame, non riesce a resistere al richiamo della polpetta…"vabbè ne mangio solo una". Sono versatili, capaci di trasformare una serata ordinaria in un momento di convivialità.

scatto ravvicinato di polpette fatte in casa su un tagliere di legno

Radici, memoria e luoghi del cuore

Ogni percorso individuale è segnato da luoghi che ne definiscono la crescita. San Menaio è, senza dubbio, il posto del cuore. È il luogo che più di ogni altro ha visto il trascorrere delle stagioni, estate dopo estate, castelli di sabbia dopo castelli di sabbia, falò dopo falò, tramonti dopo tramonti, albe dopo albe. Da piccola, le estati venivano trascorse lì, da giugno a settembre, a volte anche a Natale.

Il richiamo del territorio passa attraverso i sensi: scendendo da Vico e abbandonando la superstrada, si abbassa il finestrino per lasciare entrare quel profumo di pini marittimi e salsedine. È un’esperienza sensoriale che si materializza nel gusto di una tipica "Paposcia". Questo legame con il territorio, con le tradizioni gastronomiche e con gli affetti familiari, costituisce il substrato su cui si innesta ogni altra esperienza, dal teatro di satira all'impegno di far crescere una famiglia, confermando come pane, amore e biberon non siano solo concetti, ma pilastri di un’esistenza vissuta tra memoria e presente.

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