Pan: Il Dio Fecondatore e l’Evoluzione del Mito tra Natura e Ombra

Nella vasta cosmogonia greca, poche figure incarnano la dualità dell'esistenza con la stessa intensità di Pan. Nato da Ermes e da una ninfa, Pan, metà uomo e metà capro, è il dio del mondo incontaminato dei pastori. La sua essenza risiede nell'unione tra l'istinto animale e la consapevolezza divina, un ibrido che popola l'immaginario collettivo da millenni. Ermes (il romano Mercurio), l’astuto e disinvolto messaggero degli dei, innamoratosi della bellissima ninfa Driope si offre come custode del gregge di pecore del padre di lei, in Arcadia. Così riesce nell’intento di congiungersi alla ragazza. «Ed ella - come racconta l’Inno omerico a Pan - nelle sue stanze generò a Ermes un figlio diletto, subito straordinario a vedersi, dal piede caprino, bicorne, dall’urlo furioso, ma dal dolce sorriso».

rappresentazione classica del dio Pan che suona il flauto in una radura boschiva

Le origini in Arcadia e l’Iconografia

Proprio nella regione più montuosa e agreste della Grecia, l’Arcadia, sembra essere nato originariamente il culto di Pan, metà uomo e metà capro, per diffondersi presto ad altre zone, assumendo anche tratti non appartenenti al mondo agricolo. Sempre l’Inno omerico a Pan ce lo descrive nel suo contesto naturale: «Per le valli folte di alberi si aggira insieme con le ninfe amanti della danza: a esse piace calcare le cime delle impervie rupi invocando Pan, il dio dei pascoli, dalla folta chioma, irsuto, che regna su tutte le alture nevose e sulle vette dei monti, e sugli aspri sentieri. Pan è la divinità del mondo agreste e incontaminato, della vita all’aperto e della libertà anche sfrenata, della calura estiva e della fecondità: non a caso è rappresentato spesso in uno stato di eccitazione erotica.

Il mito narra che nacque di una bruttezza fuori dal comune, tanto che la stessa madre fuggì inorridita al momento del parto. Hermes, impietosito, decise di portare il piccolo Pan nell’Olimpo, dove gli dei, divertiti anziché inorriditi dal suo aspetto lo accolsero con benevolenza, in particolare Dioniso, che ne fece il suo compagno prediletto di scorribande tra boschi e campagne. Nell'arte attica del V secolo a.C. era rappresentato con un aspetto ferino e spaventoso, ma poi i caratteri bestiali così eccessivi si attenuarono: un esempio è la hydria del Museo Nazionale di Atene (inv. 19500).

Il Flauto di Siringa e il Simbolismo Musicale

Proprio a Pan si attribuisce l’invenzione del flauto stesso (in greco sỳrinx), ricavato con la canna del giunco in cui fu trasformata la ninfa Siringa che respingeva le proposte d’amore del dio. Il dio, colpito dalla sua bellezza, la inseguì per possederla e Siringa, giunta in prossimità del fiume, pregò le Naiadi di essere trasformata per sfuggire alla violenza. Quando il vento soffiò attraverso le canne, si udì una melodia lamentosa. Il dio, ancora infatuato, non riuscendo a identificare in quale canna si era trasformata Siringa, ne prese alcune e ne tagliò sette pezzi di lunghezza decrescente e li unì uno di fianco all'altro. Creò così lo strumento musicale che portò il nome della sua amata Siringa.

diagramma che illustra la costruzione del flauto di Pan con canne di diversa lunghezza

Il Timor Panico e il Ruolo nelle Battaglie

Se i pastori invocano Pan per la fecondità delle greggi, il dio sa anche incutere loro paura. Dal suo nome deriva il sostantivo panico, originariamente timor panico o terror panico, poiché il dio si adirava con chi lo disturbasse emettendo urla terrificanti, provocando così una incontrollata paura. Un altro episodio che vide Pan protagonista fu quello della lotta tra gli dei e Tifone, un mostro generato da Gea e Tartaro per contendere a Zeus il dominio sul mondo. Fu a questo punto che Pan entrò in scena, spaventando il mostro con il suo famigerato urlo, consentendo a Hermes di liberare Zeus. Zeus, recuperate le forze e i tendini, si lanciò su un carro trainato da cavalli alati contro Tifone, bersagliandolo di fulmini. In segno di ringraziamento, Zeus fece in modo che nel cielo comparisse la sua immagine stellata: il Capricorno.

La Trasformazione Cristiana: Da Dio a Demonio

Le grandi corna, le zampe irsute e gli zoccoli, la coda, la folta barba, nonché la forte carica sessuale, la capacità di generare panico solo con il suo aspetto e con il suo urlo, resero inevitabile che con l'avvento del cristianesimo venisse identificato col diavolo. Pan divenne Satana, e i suoi satiri i diavoli. Pan, incontrastato dio della natura, fu trasformato nel signore degli Inferi. Ovviamente una religione che reprimeva il sesso e che lo considerava causa di ogni sventura non poteva accettare una mitologia che del sesso aveva fatto la propria stessa ragione di vita. L'accoppiamento tra i satiri e le ninfe era penetrato nell'immaginario collettivo come rappresentazione di quanto più repellente, e allo stesso tempo conturbante, la mente umana fosse in grado di concepire.

Il dio Pan: da figura mitologica e impersonificazione di tutti i mali

Il Mito di Pan nel Moderno: Peter Pan e Arthur Machen

La figura di Peter Pan è poi connessa per molti aspetti alla divinità greca cui fa esplicito riferimento il suo nome. Come il dio Pan, creatura per metà umana e per metà caprina, anche Peter Pan ha una natura ibrida e duplice (in The little white bird è definito mezzo bambino e mezzo uccello), è associato alla natura e alle foreste ed ha subìto un precoce abbandono da parte della madre.

Questo straordinario esperimento spalanca la porta dell’inconscio su una natura pagana e selvaggia, intrisa di mistero, presente nel romanzo Il grande Dio Pan di Arthur Machen. L’elemento fantastico che si può riscontrare nel romanzo, probabilmente più impattante, è l’evento della “trasformazione/mutazione” del personaggio di Helen Vaughan. Helen subisce una trasmutazione finale, un mutamento totale del suo corpo che lascia trasparire un forte segnale di elemento fantastico. La vera essenza della realtà è celata dietro un velo invisibile che non ci permette di guardarvi attraverso; sollevare quel velo significa incontrare Pan, il dio che è in ogni cosa.

La Morte di Pan e la Sopravvivenza del Culto

Il mito di Pan, caso unico tra gli dei dell’Olimpo, si conclude con la notizia della sua morte. A darne l’annuncio è Plutarco, che racconta la storia del marinaio Tamo, che sentì gridare dalle rive di Paxos: "Tamo, quando arrivi a Palodes annuncia a tutti che il grande dio Pan è morto!". Tuttavia, gli studiosi si dividono tra il significato storico e quello allegorico. Alcuni suggeriscono che il dio non sia morto ma che giaccia soltanto addormentato, ovvero rimosso.

A partire dall'epoca romantica, soprattutto in Inghilterra, la figura di Pan venne enormemente rivalutata. Il dio divenne il fulcro degli studi dell'antropologa Margaret Murray, la quale ipotizzò che Pan sarebbe stato al centro di un culto pagano, sopravvissuto all'avvento del Cristianesimo, un culto poi catalogato e perseguitato dall'inquisizione come stregonesco. Rappresentazione della natura in tutta la sua forza selvaggia, il dio Pan è sempre stato visto come la forza generatrice in forma maschile, e ancor oggi viene riconosciuto da diverse correnti di pensiero come il padre benefico, contrapposto alla Dea, la Terra, Gea, che è la forza primaria. In Italia il suo nome era Fauno, e la sua specie veniva chiamata con i nomi di fauni e silvani, a dimostrazione che il richiamo alla vitalità selvaggia non si è mai veramente spento.

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