La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore a Roma custodisce un tesoro di inestimabile valore spirituale e storico: le reliquie della Sacra Culla del Bambino Gesù. Questo luogo sacro, definito la "Betlemme d'Occidente" e la Basilica natalizia di Roma, conserva le cinque asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus) che, secondo la tradizione, costituivano la mangiatoia in cui fu deposto Gesù neonato. Questa preziosa eredità, venerata da secoli, ha recentemente intrapreso un commovente viaggio di ritorno verso la sua origine, Betlemme, per un periodo di celebrazione e devozione.
Dalla Terra Santa a Roma: Un Viaggio di Fede e Protezione
L'arrivo delle reliquie della Sacra Culla a Roma è avvolto da una storia affascinante che affonda le radici nei primi secoli del Cristianesimo. La tradizione più accreditata fa risalire questo dono al pontificato di Papa Teodoro I (642-649), un pontefice oriundo di Gerusalemme. In un periodo di crescenti tensioni e invasioni, l'allora Patriarca di Gerusalemme, San Sofronio, avrebbe inviato questi preziosi frammenti a Roma per metterli al sicuro dalle truppe invasive. Papa Teodoro I ricevette il dono e le reliquie furono collocate nella Basilica di Santa Maria Maggiore, che a partire da quel momento iniziò a essere denominata anche Sancta Maria "ad Praesepem", ovvero "Santa Maria presso la mangiatoia", un titolo che sottolineava l'importanza della basilica come santuario della Natività.
La scelta di Santa Maria Maggiore non fu casuale. La basilica, originariamente costruita nel 432 da Papa Sisto III, fu eretta come tempio dedicato alla Vergine Maria in seguito al Concilio di Efeso del 431, durante il quale fu proclamato il dogma della maternità divina di Maria. Papa Sisto III, desideroso di rendere omaggio alla Madre di Dio e alla Natività, fece costruire all'interno della basilica una grotta che riproducesse fedelmente la grotta della Natività di Betlemme, rafforzando ulteriormente il legame tra la basilica romana e il luogo della nascita di Gesù. Questa scelta architettonica e devozionale portò alla denominazione "Santa Maria ad Praesepem", che rimarca la presenza della mangiatoia.

Il Reliquiario della Culla: Un'Opera d'Arte al Servizio della Fede
Le reliquie della Sacra Culla sono oggi custodite con cura in un elegante reliquiario in cristallo, la cui forma ricorda quella di una culla. Quattro putti dorati sorreggono questa preziosa urna, chiusa da un coperchio che riproduce un giaciglio di paglia sul quale è adagiato il piccolo Gesù. L'attuale reliquiario è un'opera realizzata da Giuseppe Valadier nei primi anni del 1800. Esso sostituì un precedente manufatto del XVII secolo, che purtroppo fu trafugato dalle truppe napoleoniche durante la loro occupazione di Roma. Dalle sfaccettature lucenti del cristallo si intravedono le assicelle in legno, identificate come legno di acero rosso, tipico della zona di Betlemme. La tradizione attesta che queste reliquie risalgono a circa 2000 anni fa, coincidendo con il periodo della nascita di Gesù.
Un elemento di particolare interesse storico e artistico legato alla basilica è il primo presepe della storia. Commissionato da Papa Niccolò IV ad Arnolfo di Cambio, questo presepe scolpito in blocchi di pietra fu terminato nel 1291 e rappresenta una delle prime e più significative raffigurazioni scultoree della Natività, consolidando ulteriormente il ruolo di Santa Maria Maggiore come centro di devozione alla nascita di Gesù.
Il Viaggio Recente: Un Dono di Papa Francesco a Betlemme
In concomitanza con le celebrazioni per l'inizio dell'Avvento, una parte della Sacra Culla ha intrapreso un viaggio significativo, tornando per un periodo nella sua terra d'origine. Voluto da Papa Francesco, questo gesto di profonda comunione spirituale ha visto la partecipazione attiva della Basilica di Santa Maria Maggiore e della Custodia di Terra Santa.
Il 22 novembre, durante un rito presieduto a Roma dal cardinale Stanisław Ryłko, arciprete di Santa Maria Maggiore, alcuni incaricati dei Musei Vaticani hanno prelevato con solennità un frammento dall'urna posta sull'altare della cappella ipogea dedicata alla Culla. Questo frammento è stato poi inserito in un nuovo reliquiario, offerto da Papa Francesco alla Terra Santa, risalente al XVII o XVIII secolo e concepito in forma di ostensorio.
Il 29 novembre, la reliquia è giunta a Gerusalemme, accolta presso il Centro Notre Dame. La sua accoglienza è stata suggellata da una Messa presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Leopoldo Girelli, nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina. Durante la celebrazione, tenutasi nella cappella intitolata a Nostra Signora della Pace, i fedeli hanno avuto l'opportunità di venerare il sacro frammento.
Monsignor Girelli, durante la sua omelia, ha sottolineato la profonda gioia e il significato spirituale di questo dono: "Nel ricevere questo dono da Papa Francesco, con fede ardente, la nostra gioia non può essere superficiale ma deve essere profonda". Ha evidenziato come la reliquia in legno orienti lo sguardo verso il Calvario, segnando un'unità intrinseca tra il Mistero Pasquale e il Natale. "La commistione dell'amore di Dio verso la storia degli uomini passa attraverso il legno, che si presenta sia come legno della croce che come legno della mangiatoia", ha affermato, collegando la Natività e la Passione di Cristo attraverso il materiale stesso.
La VERA Storia della Nascita di Gesù: Svelato il Mese in Cui Nacque Cristo
Nel pomeriggio, i frati francescani hanno raggiunto il Centro Notre Dame per la consegna ufficiale della reliquia. All'interno della cappella, dopo aver intonato un inno e letto brani significativi del giorno di Natale, è stato proclamato il Vangelo della Natività secondo Luca (Lc 2, 1-14). Commentando il passo evangelico, Monsignor Girelli ha invitato i presenti a contemplare il frammento come un oggetto "impreziosito: accarezzato dalle mani tenere di Maria, da quelle callose di Giuseppe e sfiorato dalle minuscole mani del neonato divino". Ha concluso con un auspicio profondo: "il ritorno a Betlemme di questo legno sacro possa suscitare in noi il desiderio profondo di essere portatori di Dio. Ora è il nostro cuore ad essere mangiatoia: Culla Sacra del Dio fatto uomo".
La lettera del cardinale Stanislao Rylko, arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, indirizzata al Custode di Terra Santa, Padre Francesco Patton, ha ripercorso il valore storico del dono delle reliquie per la Basilica romana, elevata da Papa Gregorio III a Santuario non solo della Madre di Dio, ma anche della Natività. La lettera, riportata dal sito della Custodia di Terra Santa, sottolineava la benedizione di Papa Francesco e il suo fervido augurio che la venerazione di questa reliquia apra i cuori ad accogliere con rinnovato fervore il mistero del Natale. "Il Santo Padre augura, in particolare, che il messaggio di pace annunciato dagli angeli la notte di Natale agli uomini amati da Dio, che da duemila anni risuona da Betlemme, porti il dono di pace e riconciliazione di cui il nostro mondo ha sempre grande bisogno".

Dopo la lettura della lettera, la reliquia è stata solennemente consegnata al Padre Custode. Padre Patton ha espresso l'impegno della Custodia a "non limitarsi a custodire questa Reliquia", ma a farla rappresentare "la Chiesa in uscita" e a portarla "tra le varie comunità cristiane di Terra Santa per ravvivare la fede in Gesù".
La Tradizione Evangelica e la Devozione alla Culla
L'esistenza della Sacra Culla è attestata, secondo la tradizione, anche nel Vangelo di San Luca. Il passo evangelico (Lc 2,7) narra: "Lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo". Questo riferimento biblico è il fondamento su cui si basa la venerazione della mangiatoia di Betlemme e, per estensione, delle reliquie che ne costituiscono un frammento.
L'uomo contemporaneo, come sottolineato nei commenti spirituali, ha un profondo bisogno di notizie che infondano gioia e speranza. La nascita di un Salvatore, un dono gratuito di Dio per puro amore, risponde a questo bisogno esistenziale. Questa salvezza non si limita alla risoluzione dei problemi quotidiani, ma affronta la questione fondamentale dell'esistenza umana: il senso della vita, il proprio destino, la propria identità.
Il Vangelo di Luca descrive la nascita di Gesù come un evento storico preciso, avvenuto in un tempo e in un luogo determinati: "sotto il regno di Augusto, quando Cesare Augusto emanò un decreto che fece registrare tutto il mondo e questo censimento avvenne mentre Quirino era governatore della Siria". Questo avvenimento, lungi dall'essere una favola, è un fatto storico con cui ogni uomo, a partire dall'imperatore, deve confrontarsi. La nascita umile di Gesù, deposto in una mangiatoia, è lo stile di Dio, che sceglie la fragilità e la debolezza per manifestare la sua potenza e il suo amore.
La "gloria di Dio" si manifesta in questo bambino, simbolo di "pace in terra agli uomini che Egli ama". La mangiatoia diventa così il segno concreto e tangibile dell'amore infinito del Signore. La Chiesa, attraverso la celebrazione liturgica, rende misteriosamente attuale questo evento, coinvolgendo i fedeli nella condivisione dell'esperienza dei pastori, di Giuseppe e di Maria. La fede permette di contemplare il mistero di questo Bambino: Dio stesso, fatto uomo nella sua totale precarietà e debolezza, ma allo stesso tempo fonte di un fascino irresistibile.
Il Verbo Incarnato, "il Figlio di Dio, che non è venuto tra noi come un turista, come un visitatore frettoloso e di passaggio, ma si è inserito radicalmente nella razza umana, divenendo un membro della famiglia umana, un compagno di viaggio che condivide gioie, fatiche, sofferenze fino all'esperienza della morte". Attraverso il Figlio, l'intera Trinità si rivela e si dona, invitando l'umanità a partecipare alla vita divina, una presenza che si attua in modo intenso nell'Eucaristia.

Santa Maria Maggiore: "Betlemme d'Occidente"
La basilica di Santa Maria Maggiore è molto più di un semplice luogo di culto; è un santuario mariano di primaria importanza, definito il più antico santuario mariano non solo di Roma, ma di tutto l'Occidente. La sua fondazione è legata a una tradizione miracolosa: la Vergine Maria apparve in sogno al patrizio Giovanni e a Papa Liberio, indicando il colle Esquilino come luogo prescelto per la sua chiesa. La mattina del 5 agosto, il colle apparve ricoperto di neve, un segno che portò Papa Liberio a tracciarne il perimetro, dando origine al nome "Basilica Liberiana".
L'ampliamento e il restauro operati da Sisto III in occasione del Concilio di Efeso consolidarono il suo ruolo di tempio mariano. La creazione di una grotta della Natività all'interno della basilica, simile a quella di Betlemme, rafforzò ulteriormente il suo legame con il Natale, portando alla denominazione "Santa Maria ad Praesepem".
La presenza dell'icona di Maria detta "Salus populi romani", una venerata immagine di origine orientale legata a numerose vicende miracolose, contribuisce a rendere la basilica uno dei centri nevralgici della devozione mariana.
Monsignor Emilio Silvestrini, canonico liberiano e custode della reliquia, sottolinea l'importanza della tradizione e del Vangelo nella venerazione della Sacra Culla. "Non è importante la scientificità, quanto il Vangelo e la tradizione", afferma, spiegando che la nascita di un culto così continuo non può essere frutto di una semplice leggenda, ma implica la trasmissione di qualcosa di veramente significativo. Egli paragona la venerazione della Sacra Culla a quella della Sacra Sindone: entrambe richiamano la mente al lenzuolo e alla mangiatoia descritti dagli evangelisti, pur essendo oggetti materiali.
Papa Francesco stesso nutre un profondo legame con la basilica, facendone una tappa fissa alla partenza e al rientro da ogni viaggio internazionale, un gesto che sottolinea la sua personale devozione e il riconoscimento del ruolo universale di questo luogo sacro.
Dal XIII secolo, le fonti testimoniano una profonda devozione per la reliquia della Sacra Culla. Essa rappresenta non solo un legame tangibile con l'evento della Natività, ma anche un potente simbolo di speranza, pace e amore divino che, attraverso i secoli, continua a risuonare da Betlemme fino a Roma e oltre. La sua presenza a Roma, nella "Betlemme d'Occidente", è una testimonianza vivente della continuità della fede e dell'amore di Dio per l'umanità.
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