Ovodonazione: Linee Guida, Fattori e Opportunità per la Ricevente

L'ovodonazione, conosciuta anche come donazione di ovociti, rappresenta una delle tecniche più significative nell'ambito della procreazione medicalmente assistita (PMA). È un processo delicato e strutturato in cui un individuo di sesso femminile dona spontaneamente parte dei propri ovuli, affinché possano essere utilizzati con la fecondazione eterologa da una coppia con problemi di fertilità. Questa procedura, sebbene più complessa rispetto alla donazione del liquido seminale maschile (semedonazione), offre una speranza concreta a molte donne e coppie che altrimenti non potrebbero realizzare il desiderio di genitorialità. La complessità deriva dalla necessità di un piccolo intervento chirurgico, denominato puntura follicolare o pick-up, allo scopo di estrarre gli ovociti. I gameti femminili così prelevati vengono poi fecondati in laboratorio con il seme del partner o di un donatore estraneo alla coppia, tramite le tecniche di procreazione medicalmente assistita più adeguate al caso.

Sistema Riproduttivo Femminile e Ovodonazione

La fecondazione eterologa, di cui l'ovodonazione è una branca fondamentale, è una tecnica di PMA che permette di aiutare le coppie che desiderano un figlio, ma non riescono spontaneamente a intraprendere una gravidanza. In Italia, il ricorso a tale tecnica è legittimo, come indicato dalla sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale, e si inserisce nell'ambito di un percorso di trattamento, nei casi in cui sia accertata la sterilità o l'infertilità assoluta di almeno uno dei due genitori e non vi siano altri metodi terapeutici efficaci a risolvere tale condizione. L’ovodonazione, di fatto, offre la possibilità, a molte coppie, di realizzare il sogno di diventare genitori. Questa procedura prevede la donazione di ovuli da parte di una donna fertile a un’altra donna che, per ragioni mediche, non può utilizzare i propri ovociti. Fino a qualche anno fa l’ovodonazione era vietata nel nostro Paese e questo costringeva numerose coppie ad estenuanti e dispendiosi viaggi della speranza, non sempre in strutture altamente qualificate. Oggi invece è ammessa, e può essere eseguita in centri per la fertilità sia pubblici che privati, pur rimanendo soggetta a specifiche condizioni da rispettare. L'ovodonazione, quindi, rappresenta una possibilità concreta per molte donne che, per ragioni legate all’età o a condizioni mediche come l’endometriosi severa o l’insufficienza ovarica, non possono più contare sulla propria fertilità.

Il Percorso Normativo e Legale dell'Ovodonazione in Italia

La storia dell'ovodonazione in Italia è stata caratterizzata da un percorso normativo e sociale complesso. La normativa sulla procreazione medicalmente assistita è stata introdotta inizialmente con la Legge 19 febbraio 2004, n. 40. Questa legge poneva regole molto restrittive riguardo all’accesso a tali procedure e alle tecniche utilizzabili, con condizioni e divieti di rilievo, che costringevano molte coppie a viaggi della speranza all’estero. Ad esempio, non era permessa la fecondazione eterologa, ovvero il ricorso a gameti di donatori esterni. Nel corso del tempo, grazie a nuovi atti legislativi, ma soprattutto per via giurisprudenziale, molte di queste restrizioni sono cadute, anche per un migliore sviluppo delle tecnologie. Una svolta decisiva si è avuta con la sentenza n. 162 del 9 aprile 2014 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa, aprendo a questa via. Questo cambiamento ha rappresentato una svolta significativa per le coppie italiane, che in precedenza erano spesso costrette a recarsi all’estero per accedere a tali trattamenti.

Attualmente, l’ovodonazione in Italia è regolata da normative che garantiscono anonimato, consenso informato e sicurezza per tutte le parti coinvolte. La fecondazione eterologa è consentita solo per le coppie di sesso diverso, sposate o conviventi in modo stabile, il che significa che non potranno ricorrere alla donazione né soggetti single, né coppie dello stesso sesso. Gli aspetti legali principali da considerare includono: l'anonimato della donazione, per cui la ricevente non conosce l’identità della donatrice e viceversa; la non remunerazione, poiché la donazione è volontaria e non può essere retribuita, anche se è previsto un rimborso spese per la donatrice; i diritti parentali, in quanto la donatrice non ha alcun diritto o responsabilità legale nei confronti del bambino nato; e infine, il consenso informato, che richiede a tutte le parti coinvolte di firmare un consenso informato, garantendo la comprensione del processo e delle sue implicazioni. Queste norme tutelano i diritti e il benessere di tutte le persone coinvolte, promuovendo la trasparenza e l’equità.

Mappa Leggi Fecondazione Eterologa in Europa

Nonostante l'apertura legale, la realizzazione della fecondazione eterologa in Italia ha trovato qualche ostacolo, tra cui spicca la mancanza di donatori che rende difficile soddisfare tutte le richieste. Nel nostro Paese, infatti, le donazioni avvengono a titolo volontario e gratuito, non essendo previste forme di compenso economico. Questo aspetto è stabilito per evitare il commercio di ovociti e seme che, oltre a essere escluso dalla sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale, è vietato anche in tutta Europa. Per un'ovodonazione, è necessario, quindi, trovare chi, a tali condizioni, può accettare di sottoporsi a cure ormonali ed entrare in sala operatoria per aiutare un'altra donna ad avere un figlio. La carenza attuale di donatrici in Italia obbliga nella maggior parte dei casi a ricorrere a banche di gameti estere, a cui si rivolgono donne fertili molto giovani che effettuano una donazione spontanea ed anonima dei propri ovociti. È importante sottolineare che, sebbene i centri di PMA stipulino accordi con banche estere per reperire il liquido seminale o gli ovociti crioconservati, è possibile solo acquisire i gameti da fornitori, ma non acquistarli o commercializzarli, poiché il loro mercato è vietato dalla legge. In ogni caso, sono comunque previsti controlli rigorosi, per assicurarsi che i donatori non abbiano malattie infettive o anomalie cromosomiche. La legge italiana ha superato il divieto originario ma ha lasciato spazio a interpretazioni cliniche e regionali, applicando vincoli di prudenza al fine di salvaguardare la salute dei soggetti coinvolti, l’etica e la sostenibilità del sistema. In Italia, circa il 78% delle gravidanze avviate con procreazione medicalmente assistita avviene con ovodonazione, il 20% con donazione di spermatozoi e il restante 2% vede l’impiego di entrambi i gameti, maschile e femminile, prelevati da donatori.

Chi Beneficia dell'Ovodonazione: Le Indicazioni per la Ricevente

L'ovodonazione è una risorsa preziosa per donne e coppie che affrontano specifiche sfide riproduttive. Solitamente le donne che necessitano di ovodonazione presentano un quadro clinico particolare, per il quale non sono in grado di concepire figli con i propri ovociti. Le indicazioni principali includono una menopausa precoce, la mancanza di ovaie per asportazione delle stesse a causa di tumori, oppure quando gli ovociti della stessa non sono idonei alla fecondazione a seguito di trattamenti medici particolarmente invasivi, nonché la ridotta qualità degli stessi legata all’avanzare dell’età della donna. È particolarmente indicata, quindi, per donne con insufficienza ovarica precoce, menopausa precoce o portatrici di malattie genetiche che potrebbero essere trasmesse al bambino.

Un'altra situazione comune che porta al ricorso all'ovodonazione sono i ripetuti fallimenti di altre tecniche di procreazione medicalmente assistita effettuate con i propri ovociti. Quando una donna scopre di non poter utilizzare i propri ovociti per cercare una gravidanza, spesso sente venir meno il proprio sogno di maternità. Fortunatamente, grazie all'ovodonazione, è oggi possibile aiutare ad avere una gravidanza quelle coppie in cui per età o per malattia non si ha più la produzione di ovociti di buona qualità o si riscontra una minore quantità e qualità degli ovociti disponibili. Questa tecnica di fecondazione assistita offre una soluzione efficace in questi casi, permettendo a molte donne di realizzare il sogno di diventare madri.

La Selezione Rigorosa della Donatrice: Criteri e Processo

La selezione della donatrice è un momento cruciale e delicato nel processo di ovodonazione, che richiede criteri estremamente rigorosi per garantire la sicurezza e il successo del trattamento. Le donatrici di ovociti sono donne sane, di giovane età, generalmente tra i 18 e i 35 anni, e di comprovata fertilità. L'età media delle donatrici in molti programmi è di circa 25 anni, assicurando così la migliore qualità degli ovociti.

Trattamento di ovodonazione. Raccolta degli ovociti della donatrice

I requisiti principali per una donatrice sono:

  • Età: Le donatrici devono avere tra i 18 e i 35 anni, un’età ottimale per garantire la qualità degli ovuli. La donatrice, prima del prelievo dei gameti, dovrà sottoporsi a una cura per la stimolazione ovarica, dopodiché, tramite intervento chirurgico, verrà effettuato il prelievo degli ovociti. Il processo prevede il prelievo di ovociti, ovvero i gameti femminili, presenti nella riserva ovarica conservata nelle ovaie della donatrice, di età compresa tra i 18 e 35 anni.
  • Buona salute: È fondamentale che siano in ottime condizioni fisiche e psicologiche. La donatrice deve essere in buona salute e non presentare patologie genetiche, infettive o ereditarie.
  • Storia medica e familiare: Viene effettuato un controllo approfondito della storia clinica personale e familiare, per escludere malattie genetiche o trasmissibili. Nel centro viene realizzato uno studio molto completo che include una valutazione psicologica, medica e genetica in cui vengono valutati gli antecedenti medici personali e familiari (fino a 3 generazioni precedenti). Alla donatrice viene realizzato il cariotipo, uno studio per valutare il numero e la struttura dei cromosomi, e un test genetico per individuare i portatori di malattie recessive come, ad esempio: fibrosi cistica, talassemie, sordità congenita, atrofia muscolare spinale, ecc. Questo studio genetico viene applicato sia alla donatrice che al partner maschile della ricevente (o al donatore di seme, nel caso fosse necessario) e permette di realizzare la selezione della donatrice verificando che entrambi non siano portatori sani delle stesse varianti patogeniche.
  • Compatibilità fenotipica: Si cerca di abbinare la donatrice alla ricevente per caratteristiche fisiche come colore di pelle, occhi e capelli, per garantire una somiglianza genetica. Le linee guida per la fecondazione eterologa raccomandano che le caratteristiche immunologiche (gruppo sanguigno) e fenotipiche della donatrice siano compatibili con quelle dei futuri genitori; la clinica deve garantire alcuni criteri, come il rispetto dell'etnia e del gruppo sanguigno. Si sceglie sempre una donatrice con caratteristiche fisiche simili a quelle della ricevente. Tuttavia, poiché la donazione è un processo anonimo in Italia, vengono forniti solo l’età e il gruppo sanguigno della donatrice.
  • Screening genetico e infettivologico: Le donatrici vengono sottoposte a test genetici e per malattie infettive (HIV, epatiti, sifilide, tampone vaginale completo con ricerca di Neisseria Gonorreae, Micoplasma H., Ureaplasma U., Chlamidya T., ecc.).

Il percorso di selezione è rigido e tutelato, per garantire il massimo della sicurezza sia per chi dona che per chi riceve.

Il Processo di Donazione degli Ovociti: Dalla Stimolazione al Prelievo

Una volta selezionata la donatrice più idonea e superati tutti gli screening necessari, il processo di donazione degli ovociti può iniziare. Questo percorso è attentamente monitorato per assicurare il benessere della donatrice e la qualità degli ovociti.

  1. Stimolazione Ovarica Controllata: La donatrice viene sottoposta a una stimolazione ovarica controllata, tramite la somministrazione di ormoni. Questa fase è cruciale per indurre lo sviluppo di più follicoli ovarici contemporaneamente, aumentando le probabilità di recuperare un numero adeguato di ovociti maturi. La risposta ai farmaci per indurre l'ovulazione dev'essere controllata con ecografie delle ovaie e/o dosaggi ormonali per poter sospendere per tempo il trattamento, in caso occorra la sindrome da iperstimolazione ovarica, cioè lo sviluppo di un eccessivo numero di follicoli. Tale condizione può comportare vari sintomi, quali aumento di volume delle ovaie, dolori addominali, aumento di peso, mancanza di respiro e nausea; nei casi più gravi, si può arrivare a una distensione addominale e alla formazione di coaguli di sangue che potrebbero rendere necessario un ricovero in ospedale.

  2. Monitoraggio Follicolare: Quando i follicoli raggiungono un diametro di approssimativamente 16-18 mm, viene programmato il prelievo ovocitario. A questo punto, si somministra l'ormone hCG per indurre l'ovulazione tra le 36 e le 48 ore successive.

  3. Prelievo Ovocitario (Pick-up): Il recupero degli ovociti è effettuato mediante puntura transvaginale ecoguidata, quindi dalla vagina della donatrice. Questa procedura, seppur minimamente invasiva, viene eseguita previa somministrazione di una lieve anestesia, generalmente locale, e della sedazione, rendendola un processo indolore per la donatrice. Prima del prelievo ovocitario, è fondamentale che la donatrice rispetti il digiuno assoluto durante le 6 ore che precedono l'intervento. Tale precauzione è necessaria affinché il pick-up si svolga normalmente e non implichi effetti secondari o complicanze impreviste. La paziente viene ricoverata in clinica lo stesso giorno dell'ovulazione indotta, un'ora prima dell'intervento chirurgico. Il ginecologo apre il canale cervicale con l'aiuto dello speculum e introduce l'ecografo insieme all'ago di aspirazione. Con il supporto dell'ecografia transvaginale, il medico localizza, quindi, i follicoli e viene realizzata la puntura di questi ad uno a uno, raccogliendo il liquido che contengono, dentro il quale è presente l'ovocita.

  4. Post-Prelievo: Dopo il prelievo, possono manifestarsi dolori addominali simili a quelli mestruali o lievi sanguinamenti vaginali, ma la donazione di ovuli non compromette la futura fertilità della donatrice. Gli ovociti così ottenuti verranno inseminati a fresco oppure crioconservati e utilizzati nei tempi opportuni.

Puntura Follicolare Ecoguidata

La Preparazione della Ricevente e il Trasferimento Embrionale

Mentre la donatrice si sottopone alla stimolazione e al prelievo ovocitario, la donna ricevente segue un protocollo di preparazione specificamente mirato a ottimizzare la recettività del suo endometrio. Prima dell'inseminazione artificiale, infatti, l'endometrio della donna ricevente deve avere una recettività ottimale per l'impianto dell'embrione.

La paziente ricevente non dovrà effettuare alcuna terapia di stimolazione ovarica, ma una semplice preparazione endometriale utilizzando farmaci in compresse orali o cerotti transdermici e/o ovuli vaginali. Tale terapia, che consiste in un trattamento ormonale (con estrogeni orali, in gel o cerotti e progesterone vaginale) o in ciclo naturale (con progesterone vaginale), è generalmente ben tollerata e non determina praticamente mai effetti avversi. Questa è una ulteriore fonte di rassicurazione per le pazienti che hanno avuto effetti collaterali con la stimolazione ovarica o che temono di averli. Il tipo di trattamento viene scelto in base alle caratteristiche di ogni paziente (cicli mestruali, antecedenti ostetrici, ecc.).

Prima di iniziare il trattamento, la ricevente viene sottoposta a una valutazione medica e psicologica approfondita per verificare la compatibilità fisica e il benessere emotivo. Lo studio iniziale della donna ricevente consiste in un’analisi generale con sierologie (HIV, epatite B e C, sifilide, rosolia, toxoplasmosi, citomegalovirus, varicella) e profilo tiroideo, oltre a un’ecografia ginecologica. Verrà anche aggiornata la revisione ginecologica con Pap test ed esami mammari, se necessario (a partire dai 40 anni o prima in base agli antecedenti familiari). Nel caso in cui il trattamento venga effettuato con un partner maschile, gli verrà richiesta un’analisi del sangue che include sierologie e cariotipo, oltre a uno spermiogramma per verificare la qualità dello sperma. Se il risultato di quest’ultimo fosse alterato o l’équipe medica ritenesse necessaria la visita con l’unità di andrologia, il paziente verrà indirizzato per esplorazione e valutazione di esami complementari.

Endometrio Uterino Preparato

Attorno al 10° giorno di preparazione dell’endometrio, la donna viene sottoposta ad una ecografia transvaginale 2-3D di monitoraggio dell’endometrio, per assicurarsi che abbia raggiunto lo spessore e la struttura ideali per l'impianto. Una volta che si dispone di tutta la documentazione e degli esami necessari per avviare la ricerca e la selezione della donatrice, il tempo di attesa può oscillare tra 1 e 3 mesi. Una volta che gli ovuli donati vengono fecondati in laboratorio con il seme del partner della ricevente o di un donatore, gli embrioni ottenuti vengono trasferiti nell’utero della ricevente, con l’obiettivo che si impiantino e diano inizio a una gravidanza. L’iter si conclude, quindi, con lo sviluppo dell’embrione in provetta ed il suo trasferimento nell’utero della ricevente. È importante sottolineare che oggi non sussiste più l’obbligo di impiantare tutti gli embrioni, che quindi possono essere crioconservati per un impiego futuro, evitando alle donne nuovi cicli di PMA in caso di insuccesso del precedente o nel desiderio di un altro figlio. In alcuni casi, il mancato attecchimento embrionario può essere spiegato con la presenza di linfociti natural killer a livello endometriale, rendendo necessaria la messa a punto di un progetto terapeutico specifico per neutralizzare i linfociti NK, attraverso una procedura nota come scratching dell’endometrio con ricerca di linfociti natural killer.

Età della Ricevente: Un Fattore Cruciale e le Linee Guida Attuali

L'età della donna è un fattore determinante nella fertilità naturale e nel successo delle tecniche di PMA. È importante sapere che in ogni donna, con l’avanzare dell’età, si verifica una progressiva riduzione della riserva ovarica. In altri termini, già dai 35-36 anni, inizia a ridursi la probabilità che gli ovociti prodotti in ogni ciclo (naturale o stimolato) siano idonei per la gravidanza. Dopo i 40 anni e ancor più dopo i 42-43 questa probabilità diventa molto bassa fino a scendere intorno al 5% dopo i 45 anni. Questa realtà biologica è la ragione per cui l'ovodonazione acquisisce un'importanza sempre maggiore con l'avanzare dell'età della ricevente.

Grazie all'ovodonazione, è oggi possibile aiutare ad avere una gravidanza quelle coppie in cui per età o per malattia non si ha più la produzione di ovociti di buona qualità. Inoltre, gran parte delle donne che scelgono di affidarsi a questo trattamento hanno spesso un’età superiore ai 45 anni. Per quanto riguarda la donna ricevente, i centri di medicina della riproduzione stabiliscono dei limiti di età variabili, generalmente tra i 50 e i 52 anni, anche se ogni caso viene valutato singolarmente. Il fattore determinante non è solo l’età anagrafica, ma anche le condizioni generali di salute, la capacità di affrontare una gravidanza e le eventuali patologie preesistenti. L’ovodonazione in Italia è permessa ed è regolata dalla Legge 40 che ne stabilisce i requisiti di accesso ed i limiti di età.

Grafico Percentuale Successo Ovodonazione per Età Ricevente

Il tasso di successo dei trattamenti che vengono effettuati con ovociti donati è molto più alto rispetto a quello di una fecondazione in vitro (FIV) con ovociti propri, poiché gli ovociti provengono da donne giovani, tra i 18 e i 35 anni, quando gli ovociti sono di maggiore qualità, migliorando così una delle cause più frequenti di sterilità o infertilità. I risultati sono infatti ottimi: in circa il 50% dei casi, si ottiene la gravidanza al primo tentativo! Questo dimostra come l'ovodonazione non solo estenda la possibilità di maternità a un'età più avanzata, ma offra anche percentuali di successo molto incoraggianti rispetto ad altre tecniche che utilizzano ovociti propri di donne in età più avanzata.

Fattori Determinanti e Aspetti Medici nel Successo dell'Ovodonazione

Il successo di un trattamento di ovodonazione dipende da una combinazione di fattori, che vanno oltre la semplice disponibilità di ovociti di qualità. La meticolosa selezione della donatrice, l'accurata preparazione della ricevente e il supporto medico e psicologico sono tutti elementi cruciali. Il tasso di successo dei trattamenti che vengono effettuati con ovociti donati è molto più alto rispetto a quello di una fecondazione in vitro (FIV) con ovociti propri, poiché gli ovociti provengono da donne giovani, tra i 18 e i 35 anni, quando gli ovociti sono di maggiore qualità, migliorando così una delle cause più frequenti di sterilità o infertilità. I risultati sono ottimi: in circa il 50% dei casi, si ottiene la gravidanza al primo tentativo!

Di particolare utilità, inoltre, è la possibilità di indagini genetiche preimpianto, in casi specifici, una pratica che inizialmente era vietata e che ora contribuisce a migliorare le probabilità di successo e la salute del nascituro. Gli studi e l’esperienza indicano che il legame tra la madre e il bambino inizia già dal momento della gravidanza. Dal momento in cui prendi la decisione di iniziare il trattamento, quel figlio sarà tuo e così devi sentirlo. Inoltre, non tutto si riduce alla genetica. Gli studi dimostrano che l’ambiente in cui si sviluppa il bambino e le sue esperienze influenzano l’espressione dei geni. D’altra parte, l’amore che riceve, i valori trasmessi e l’educazione influenzano la sua personalità.

Trattamento di ovodonazione. Raccolta degli ovociti della donatrice

Se ti hanno consigliato di optare per un trattamento di ovodonazione, è possibile che la notizia ti abbia colpito. È naturale, in quanto che implica rinunciare all’uso dei tuoi propri ovociti. Per questo motivo, oltre a concederti il tempo necessario, è fondamentale esprimere i tuoi dubbi e le tue preoccupazioni, e se hai bisogno di supporto, chiederlo. Ogni caso è diverso, ma ci sono aspetti chiave che, in linea di massima, riguardano tutte le donne che intraprendono questo trattamento. Per quanto riguarda la decisione di procedere o meno con l’ovodonazione, concediti il tempo necessario per elaborare il lutto, senza fretta né pressione. Un aspetto importante riguarda l’anonimato: in Italia, per garantire la tutela della donatrice e della ricevente, la legge impone che la donazione sia anonima e altruistica. Tuttavia, è un percorso che richiede consapevolezza, accompagnamento e supporto emotivo, essenziali per affrontare serenamente ogni fase.

Considerazioni Pratiche e Scelta del Centro Specializzato

Affrontare un percorso di ovodonazione implica diverse considerazioni pratiche e la scelta di un centro specializzato gioca un ruolo fondamentale per il successo del trattamento. In passato le coppie che intraprendevano un percorso di ovodonazione, dovevano mettere in conto lunghi tempi per arrivare dalla decisione alla fase finale della tecnica. Era spesso necessario recarsi all’estero, a volte per diversi giorni, con un conseguente aumento considerevole dei costi.

Oggi, al contrario, l’evoluzione normativa e l’aumento dei centri specializzati in Italia hanno semplificato notevolmente il percorso. Non tutto questo è più necessario. Anzi, tutto il percorso può essere realizzato in tempi brevi: gli esami del sangue e strumentali possono essere concentrati in 1/2 appuntamenti; successivamente con un paio di controlli/ecografie eseguite dai medici durante la fase di terapia, si è pronti per la procedura finale che viene effettuata in una clinica specializzata. Quando una donna scopre di non poter utilizzare i propri ovociti per cercare una gravidanza, spesso sente venir meno il proprio sogno di maternità; in questi casi, la possibilità di accedere a percorsi più agili e meno dispendiosi è un grande vantaggio.

Centri PMA in Italia

Non tutti i centri per la fertilità italiani sono in grado di offrire l’ovodonazione alle proprie pazienti. È necessario rivolgersi a strutture con le dovute competenze e tecnologie, autorizzate e facilmente individuabili nel Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Ciò garantisce il rispetto della legge e la sicurezza della procedura, come ad esempio in relazione alla collaborazione con criobanche nazionali o internazionali affidabili e conformi alle norme europee. Molti centri di riproduzione assistita, con sedi in diverse città italiane, rappresentano un vero e proprio punto di riferimento nel settore, essendo riusciti a far avverare il sogno di moltissime donne che desideravano diventare madri. Questi centri, con un team di medici esperti, ma soprattutto persone capaci di ascoltare e comprendere i desideri di ogni donna, sono fondamentali in un percorso che può essere impegnativo. Dalla prima gravidanza di una paziente con ovociti di un’altra donna nel 1983, quasi 40 anni fa, la donazione di ovociti è probabilmente diventata la tecnica più richiesta nei centri di fertilità per le coppie che altrimenti non potrebbero avere figli. In molti casi, è il passo successivo a innumerevoli trattamenti precedenti senza successo, rappresentando una speranza concreta e realizzabile.

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