Il rapporto fra alimentazione e salute è molto stretto, fin dai primissimi mesi di vita. Per questo, è importante che mamma e papà curino con attenzione la dieta dei bambini. Fra gli alimenti che non dovrebbero mai dimenticarsi di portare a tavola c’è l’olio, benefico da più punti di vista. I bimbi, infatti, hanno bisogno di una quantità maggiore di grassi rispetto agli adulti. È un dato fondamentale che spesso viene sottovalutato o, peggio, interpretato in modo errato. La convinzione errata che i grassi vadano limitati, anche nell'età infantile, può portare a carenze nutrizionali. Al contrario, nella loro dieta non deve mai mancare l’olio, nelle giuste dosi, proprio perché i bambini ne hanno bisogno più degli adulti.
Molti bambini, purtroppo, oggi seguono una dieta scorretta dal punto di vista della qualità e della quantità. Basti pensare che gli ultimi dati del programma di sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE, dedicato a raccogliere informazioni sugli stili di vita dei bambini della scuola primaria (classe terza), rivelano che in Italia un bambino su tre è sovrappeso o addirittura obeso. Per questo, Oleificio Zucchi ha chiesto al dottor Giorgio Donegani, tecnologo alimentare, esperto di nutrizione e di educazione alimentare, di spiegare quali sono i principi di un’alimentazione equilibrata e completa per l’età infantile. La consapevolezza e l'informazione corretta sono il primo passo per garantire ai più piccoli una crescita sana.
L'Indispensabile Ruolo dei Grassi nella Crescita Infantile
Non è vero, dunque, che i grassi vanno limitati; al contrario, nella dieta di un bambino non devono mai mancare. I bambini, infatti, ne hanno bisogno in quantità maggiori rispetto agli adulti poiché i grassi partecipano attivamente alla costruzione dei tessuti corporei, un processo che in età infantile è molto rapido e accentuato. Questo non è l'unico loro contributo essenziale: servono anche per garantire la corretta assimilazione delle vitamine liposolubili, prime tra tutte le vitamine A ed E, indispensabili per garantire una crescita sana e un adeguato sviluppo.
Le linee guida nutrizionali indicano che circa il 45-60% delle calorie introdotte ogni giorno con i cibi dovrebbe arrivare dai carboidrati (cereali, pane, riso, pasta), il 12-14% dalle proteine (per metà di origine animale e per metà vegetali, in particolare dai legumi) e fra il 20 e il 35% dai grassi. Questo equilibrio è cruciale per fornire l'energia e i mattoni necessari allo sviluppo. Inoltre, nella dieta di un bambino non devono mai mancare frutta e verdura, ricche di vitamine, fibre, sali minerali e fattori protettivi: l’ideale è proporne sempre di tipi e colori diversi, così da permettere all’organismo di fare il pieno di sostanze benefiche.
È fondamentale distinguere tra le diverse tipologie di grassi. "I bambini dovrebbero limitare il consumo di grassi saturi, per lo più di origine animale (ma abbondanti anche in alcuni grassi vegetali, come quello di cocco e di palmisto), e privilegiare invece gli oli vegetali ricchi di acidi grassi 'buoni', del tipo monoinsaturo e polinsaturo, alcuni dei quali si comportano come vere e proprie vitamine, al punto di meritarsi l’appellativo di acidi grassi essenziali", spiega il dottore Donegani. Questa distinzione è la chiave per una scelta alimentare consapevole e benefica.

Lo Svezzamento: Un Percorso Graduale e Attento
Lo svezzamento, o divezzamento, è il passaggio da una alimentazione esclusivamente a base di latte a una dieta semi-solida e poi solida. In pratica, è il periodo in cui avviene l’introduzione progressiva degli alimenti complementari, cioè differenti dal latte. Questo passaggio deve avvenire nel momento in cui l’alimentazione a base di latte, che sia materno o artificiale, non basta più a soddisfare i bisogni nutrizionali del lattante, in particolare per quanto riguarda l’apporto energetico, proteico e di ferro, zinco e vitamine liposolubili come A e D.
Non esiste il “momento assoluto” che va bene per tutti i bambini: l’introduzione dei primi alimenti diversi dal latte dipende da variabili assolutamente individuali. Tra queste ci sono i bisogni nutrizionali, lo sviluppo neurofisiologico, il rapporto mamma-bambino e anche l’ambito socio-culturale. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il Ministero della salute e le maggiori società scientifiche internazionali raccomandano l’allattamento fino al sesto mese, mentre prima del quarto mese è sconsigliato iniziare lo svezzamento, in quanto l’apparato digerente non è ancora in grado di poter assumere alimenti che non siano latte.
Anche la European Food Safety Authority (EFSA), l’autorità europea che si occupa di nutrizione e sicurezza alimentare, ritiene che il latte materno sia sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali nella maggior parte dei lattanti fino ai 6 mesi. Solo una percentuale inferiore di lattanti richiede un divezzamento precoce per garantire una crescita e uno sviluppo ottimali. Laddove non sia possibile attendere i 6 mesi - sempre secondo EFSA - il divezzamento non dovrebbe avvenire prima della 17a settimana e comunque non oltre la 26a. Può essere, quindi, anticipato nel periodo tra i 4 e i 6 mesi nel caso in cui il pediatra lo ritenga opportuno in base all’andamento delle curve di crescita e di eventuali rischi nutrizionali legati alla storia clinica del neonato.
Un approccio allo svezzamento sempre più diffuso è l'autosvezzamento, che si basa fondamentalmente sull’idea che i bambini possano tranquillamente iniziare l’alimentazione complementare mangiando gli stessi cibi di mamma e papà, seduti a tavola con loro. È una forma di alimentazione a richiesta, che rispetta la capacità del bambino di autoregolarsi: gli permette di scegliere qualità e quantità dei cibi, gli stessi che consumano i genitori, ovviamente preparati in modo che li possa mangiare ed evitando quelli non adatti o a rischio soffocamento. Anche l’uso delle mani per prendere gli alimenti è un modo per sviluppare l’autonomia del piccolo. Non tutti i pediatri e i nutrizionisti infantili concordano con questo approccio, sia per una questione di qualità degli alimenti sia per una questione di modalità di preparazione delle pietanze. I pediatri sconsigliano, almeno fino all’anno di età, l’aggiunta di sale e zucchero negli alimenti; in più, gli alimenti appositamente formulati per i bambini, i cosiddetti baby food, sono preparati appositamente per lo svezzamento e studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. Il baby food, inoltre, è regolamentato da severe normative europee per garantirne la qualità.
Oggi il passaggio da una dieta esclusivamente composta da latte a una solida è facilitato dalla disponibilità di prodotti specifici, studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. L’introduzione degli alimenti deve essere graduale, uno per volta. La regola più comune consiste nel sostituire la poppata delle 12.00 con una pappa con brodo vegetale. All’inizio è importante non fissare schemi e tempi troppo rigidi, per numero, quantità e orario dei pasti nell’arco della giornata; è necessario solo che siano soddisfatti i bisogni energetici e nutritivi. La merenda svolge un ruolo importante perché evita che il bimbo arrivi con troppa fame al momento del pasto e dunque lo aiuta ad alimentarsi in maniera corretta. Nella maggior parte dei casi l’ora migliore è al risveglio dal pisolino del pomeriggio. Attenzione però a non esagerare, non deve essere così abbondante da sostituire la cena. Dopo circa 1 mese dall’introduzione della prima pappa e della merenda conviene iniziare con una seconda pappa da proporre tra le 18:00 e le 20:00. La scelta dell’orario dipende anche da quando ricompare l’appetito, cosa che può essere variabile da bambino a bambino, e dalle esigenze dei genitori.
LO SVEZZAMENTO INIZIA a 4 o 5 MESI con la FRUTTA e le PAPPE? Come iniziare lo Svezzamento
L'Olio Extravergine d'Oliva: Un Alleato Fondamentale Nello Svezzamento
Tra i grassi buoni, ci sono anche quelli dell’olio. Spesso il Pediatra consiglia ai genitori per lo svezzamento del bambino un ingrediente centrale della Dieta Mediterranea, l’olio EVO. Ma perché è importante dare l’olio Evo ai neonati? Lo sapevi che l’olio extravergine di oliva per i bambini è un vero e proprio alleato di salute e che l’olio di oliva nello svezzamento dei neonati non solo è equilibrato ma è anche caldamente consigliato dagli esperti? Come abbiamo accennato, l’olio extravergine di oliva, detto anche olio EVO, è un condimento ideale da aggiungere alle preparazioni per i più piccoli, sin dall’inizio dello svezzamento: merito delle incredibili proprietà di questo prodotto, che, sin dalla più tenera età, aiutano il nostro corpo a crescere e a mantenersi in salute.
Uno dei primi aspetti da chiarire è che, come riporta la pubblicazione sull’argomento di "fimp": Federazione Italiana Medici Pediatri su "ilmedicopediatra 2020", gli effetti benefici sono riscontrabili solo con oli di alta qualità che garantiscono il mantenimento di tutte le proprietà nutraceutiche del prodotto. In prima battuta va detto che l’olio evo, oltre alle varie proprietà benefiche per il bambino, è in grado di esaltare i sapori delle pappe ed abitua così il bambino ai sapori tipici della dieta mediterranea. In linea generale la Dieta Mediterranea (DM) non è semplicemente un modo di alimentarsi, ma un vero e proprio stile di vita che prevede un consumo limitato di dolci, carne e grassi animali così come per il vino e tutti gli alcolici in generale. Prevede inoltre un consumo moderato di pesce e formaggi freschi, mentre consiglia un alto consumo di legumi, cereali, frutta fresca e frutta secca, verdura, acqua e più in generale di grassi di origine vegetale, in particolare acidi grassi monoinsaturi come l’olio di oliva extravergine di alta qualità. Le caratteristiche che abbiamo sintetizzato sopra, sono verificabili nella piramide alimentare presentata per la prima volta nel 1995 da W.C. Willett e D.
Veniamo adesso ad analizzare come l’Olio Evo sia un buon alleato alimentare del bambino. È il grasso meglio tollerato dal nostro apparato digerente e per questo motivo è particolarmente adatto per i bambini. Protegge le mucose dell'intestino, riduce l’acidità gastrica, regola lo svuotamento della colecisti, favorendo la digestione degli altri grassi. Nel complesso regola tutte le funzioni intestinali ed è particolarmente efficace contro la stipsi del bambino. Inoltre, durante l’infanzia, è un ottimo alleato per la formazione delle ossa e per lo sviluppo del sistema nervoso. Veicola e facilita l’assorbimento delle Vitamine liposolubili come la Vitamina E. Ma che dire degli effetti anti-invecchiamento? L’extravergine è una miniera di antiossidanti tra cui la vitamina E, il tocoferolo e diversi composti fenolici. Tra le molte proprietà dell’olio extravergine di oliva vi è anche sicuramente quella di proteggere le nostre arterie.
Durante la prima infanzia il contenuto di acidi grassi e di polifenoli (tirosolo, idrossitirosolo, oleuropeina, ligostride 14 e di oleocantale) nell'olio extravergine di oliva, hanno un ruolo protettivo sia sul cervello che sul cuore del bambino e questo avviene a partire dalla gravidanza, proseguendo con l’allattamento fino all’alimentazione complementare. Come già anticipato stiamo parlando dell’olio extravergine di oliva di alta qualità, l’unico in grado di svolgere un ruolo nutrizionale importante nell’alimentazione complementare del bambino con effetti epigenetici, legati alla componente antiossidante, così come avviene per altri alimenti quali frutta e verdura 20. Non solo. Infine, l’olio EVO è da considerarsi particolarmente digeribile, svolgendo anche una funzione termica, volta cioè a mantenere la temperatura corporea sempre in stato ottimale. Per questo l’olio nello svezzamento è particolarmente indicato in quanto, nei bambini, riduce l’acidità gastrica, protegge le mucose dello stomaco e regola lo svuotamento della colecisti, favorendo la digestione degli altri grassi.
L’olio extravergine d’oliva è l’unico olio vegetale che si ottiene con la spremitura a freddo e senza il ricorso ad alcun trattamento termico o chimico. Questo preserva intatte tutte le sostanze antiossidanti presenti nel frutto. Per scegliere l'olio EVO migliore per i neonati, è fondamentale optare per quello extravergine biologico estratto a freddo: questo tipo di spremitura, che separa la parte solida delle olive (detta sansa) da quella invece liquida, infatti, fa sì che la raffinazione non preveda l’utilizzo di alcun tipo di trattamento chimico come invece avviene per altre tipologie di olio.
A questo punto è bene approfondire il come somministrarlo al bambino, se cotto o a crudo per esempio. Il consiglio di pediatri e nutrizionisti è quello di utilizzare l’olio EVO a crudo, almeno fino ai 2 anni di età, anche se cotto non fa assolutamente male, perché avendo un punto di fumo elevato non produce sostanze tossiche per il nostro organismo. Aggiungere l’olio d’oliva a crudo, dopo che la pappa è stata versata nel piatto, è la modalità più indicata per preservarne tutte le proprietà. L’olio extravergine di oliva è il miglior olio da usare per le fritture grazie al punto di fumo più alto. Il punto di fumo indica i gradi ai quali i grassi dell’olio si bruciano, dando vita a sostanze tossiche. Pure essendo considerato l’elisir di lunga vita e quindi un prodotto ricco di proprietà benefiche, è comunque un alimento dall’elevato valore energetico. Quindi come suggeriscono i pediatri le dosi inizialmente sono di 2 cucchiaini al giorno di olio EVO che possono arrivare fino ad un massimo di 3 cucchiaini.
Romolo del Frantoio Gentili, frantoiano di quinta generazione, consiglia per i neonati il suo Olio Biologico, l’ideale per i bambini in fase di svezzamento, grazie alla sua composizione di grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi, molto simili a quelli del latte materno. "Un gesto d’amore per il proprio bambino, soprattutto per le mamme che non hanno avuto la possibilità di garantire l’apporto di micronutrienti attraverso l’allattamento."
Per quanto riguarda la scelta, l'olio deve essere conservato al buio. Se costa poco insospettitevi. Prezzi troppo bassi sono sempre sinonimo di scarsa qualità. Tutte le colorazioni che vanno dal giallo al verde possono andare bene. Questo perché il colore è influenzato dalla presenza di clorofille (che danno il verde) e di carotenoidi (che danno il giallo). Il colore di un olio di oliva cambia anche nel tempo. L’olio non è come il vino: non migliora con il tempo. Se trattato bene, può mantenere buone qualità anche per circa 2 anni. Ogni olio extravergine di oliva ha un proprio sapore e una particolare intensità di gusto. Invece l’acidità di un olio, a differenza di quanto si possa comunemente credere, non è percepibile al palato e sono necessarie analisi chimiche per conoscerla. Per essere classificato Olio extravergine di oliva, questa deve essere al massimo dello 0,8%.

Oli Vegetali Alternativi: L'Olio di Semi di Arachide
Accanto all'olio extravergine d'oliva, un altro olio talvolta menzionato come adatto all'alimentazione dei bambini è l’olio di semi di arachide. Questo olio, al sapore delicato, unisce una particolare ricchezza di acido oleico. Tuttavia, è importante ricordare che ogni scelta deve essere ponderata e, se possibile, discussa con il pediatra.
L'Olio di Girasole nello Svezzamento: Tra Benefici Promessi e Chiarezza Necessaria
L'olio di girasole è spesso presentato come un alimento fondamentale per una dieta equilibrata, grazie alle sue numerose proprietà benefiche per la salute. L'olio di girasole si contraddistingue per il suo colore giallo dorato e il suo gusto delicato. La composizione chimica di quest'olio vegetale può variare in base alla varietà di semi utilizzati e al grado di processazione e raffinazione. Tuttavia, in generale, l'olio di girasole contiene un alto contenuto di acido linoleico (LA), un acido grasso polinsaturo essenziale omega 6, e di acido oleico (OA), un acido grasso monoinsaturo omega 9. È liquido a temperatura ambiente e quando viene raffinato, si presenta limpido e leggermente ambrato, con un odore molto delicato ma tipicamente oleoso. Numerosi studi hanno confermato i benefici dell'olio di girasole per la salute, come la salute del cuore (grazie al suo contenuto di acidi grassi insaturi) e la salute della pelle (utilizzato in cosmetica per le sue proprietà emollienti e nutrienti). L'olio di girasole è molto versatile in cucina: può essere utilizzato a crudo come condimento per insalate e verdure, o per la preparazione di salse. Grazie alla sua resistenza media alla cottura, è adatto anche per la preparazione di piatti delicati, come le torte, in cui esalta il sapore degli ingredienti principali. Un esempio d'uso suggerisce di unirlo in un frullatore con ceci cotti, zucchine grattugiate, cipolla e aglio soffritti, farina di ceci, pangrattato, paprika, cumino, sale e pepe, frullando a velocità bassa e versando lentamente l'olio di girasole a filo. In conclusione, l'olio di girasole, ricco di acidi grassi insaturi e vitamina E, può contribuire a mantenere in salute cuore, pelle e capelli.
Tuttavia, è fondamentale approfondire e distinguere. I grassi nella nostra alimentazione quotidiana dovrebbero rappresentare circa un 25-30% delle calorie totali giornaliere (in un approccio stile mediterraneo) ed è opportuno identificare la migliore fonte e garantire quelli di buona qualità. La questione cruciale riguarda come utilizziamo questi oli. Se li sottoponiamo a cotture di vario tipo (frittura, forno), questi grassi subiscono delle trasformazioni. Ad esempio, portati a determinate temperature raggiungono il cosiddetto “punto di fumo”, ovvero la temperatura alla quale cominciano a formare delle sostanze dannose per il nostro organismo. Più un olio ha un punto di fumo basso, più sprigiona sostanze nocive e tossiche per il nostro fegato e irritanti per le mucose gastriche, come acroleina, formaldeide, acrilamide. Con le temperature alte, questi oli si deteriorano facilmente formando acidi grassi cosiddetti “trans”, ovvero una modifica della loro struttura chimica. Assumendo questa nuova conformazione, possono andare a posizionarsi all’interno delle membrane cellulari rendendole più rigide. La membrana cellulare è una barriera fondamentale per la protezione delle nostre cellule e, diventando più rigida, può predisporre a un peggioramento della salute cardiovascolare, aumentando i rischi di infarti, ictus e tumori e riducendo la nostra protezione antinfiammatoria.
Tra gli oli vegetali più ricchi di grassi “cattivi trans” e che hanno un punto di fumo più basso rientrano gli oli di semi di girasole, di riso, di soia, di mais, di colza, di palma e le margarine vegetali. Spesso questi oli sono utilizzati nelle preparazioni di prodotti da forno (crackers, merendine, snacks friabili, patatine in busta o fritte, dolci confezionati) perché hanno un basso costo e una buona resa a livello industriale. Spesso ci lasciamo ingannare dal fatto che questi prodotti risultino più “leggeri” da digerire, che aiutino a proteggere il cuore e a contrastare il colesterolo (ricordate la pubblicità di un famoso olio di mais negli anni ’90 che vantava queste proprietà?). Ma, utilizzati per preparazioni dolciarie o snacks salati, non fanno altro che causare infiammazione e aumentare il rischio cardiovascolare.
Ci sarebbe la possibilità di non peggiorare le loro qualità usandoli a crudo per condire. Ma, parliamoci chiaro, chi di noi sostituirebbe l’olio extravergine di oliva con un olio di semi? Tra l’altro, gli oli di semi commerciali sono grassi che vengono ulteriormente lavorati, ovvero subiscono processi di raffinazione e idrogenazione che li rendono più appetibili, con un odore e un sapore delicato tale da non interferire con il gusto di un alimento o alterarne la palatabilità.
Quindi, per l'olio di girasole, la raccomandazione è chiara: se proprio si desidera utilizzarlo, tra gli oli vegetali polinsaturi, è meglio farlo a crudo e quantomeno scegliere solo quegli oli che riportano in etichetta la dicitura: “estratto a freddo”. Questa specifica indica una lavorazione che preserva meglio le qualità nutrizionali. La differenza tra un olio di girasole raffinato, ricco di Omega 6 e dal punto di fumo basso, e un olio di girasole alto oleico spremuto a freddo (con un profilo acidico più simile all'olio d'oliva e una maggiore stabilità al calore), è sostanziale e cruciale per la salute.

La Scelta dell'Olio: Fattori Chiave e Consigli Pratici
I migliori grassi da utilizzare a crudo o per cucinare sono quelli saturi o monoinsaturi. Tra i primi ricordiamo l’olio di cocco extravergine, il burro (o il burro ghee chiarificato adatto anche agli intolleranti al lattosio), e tra i secondi, quale miglior rappresentante se non l’olio extravergine d’oliva. I grassi saturi hanno un punto di fumo più alto, non sono raffinati e non sviluppano acidi grassi trans in condizioni di cottura normali.
In sintesi, per lo svezzamento e l'alimentazione infantile, l'olio extravergine d'oliva rimane la scelta privilegiata per la sua composizione, i benefici per la salute e la stabilità. Se si considera l'olio di girasole, è imperativo orientarsi verso varianti spremute a freddo e utilizzarlo preferibilmente a crudo, tenendo conto del suo specifico profilo di acidi grassi e della potenziale degradazione se sottoposto a temperature elevate in forme raffinate. La qualità e la lavorazione dell'olio sono fattori determinanti per massimizzarne i benefici e minimizzare i rischi.
LO SVEZZAMENTO INIZIA a 4 o 5 MESI con la FRUTTA e le PAPPE? Come iniziare lo Svezzamento
L'Integrazione di Grassi Nello Svezzamento Vegetariano
Il dibattito sullo svezzamento vegetariano è agguerrito. Sebbene l'oncologo Umberto Veronesi fosse un grande sostenitore di questo regime alimentare per i più piccoli, per ragioni puramente salutiste, è fondamentale procedere con attenzione. Abituare un bambino ad adottare una dieta vegetariana sin dallo svezzamento significa, secondo Veronesi, dotarlo di una difesa forte e duratura contro molte malattie dell’età adulta. Tuttavia, i critici dello svezzamento “verde” sostengono che il rischio più alto è quello della carenza di alcuni nutrienti importanti per la crescita dei bambini: vitamina B12 (si trova prevalentemente nei cibi di origine animale), calcio, ferro, proteine.
È importante sapere che la maggior parte degli alimenti in commercio per i neonati sono integrati con queste sostanze. E inoltre, a 6 mesi, quando inizia lo svezzamento, il latte ha ancora grande importanza nella dieta del neonato. Soprattutto se si allatta ancora al seno, è bene che la madre prenda specifici integratori (ad esempio proprio di vitamina B12) per “passare” al proprio bambino tutto ciò che gli serve.
Nello svezzamento vegetariano, il fabbisogno proteico viene assicurato combinando i cereali con i legumi. Basta un po’ di fantasia. All'inizio, lo svezzamento è simile, sia che si tratti di bimbi “veg” che onnivori: frutta (grattugiata, cotta o negli omogeneizzati alla frutta), creme di cereali senza glutine, un brodo vegetale molto leggero con carote, patate e zucchine (solo se il periodo è quello giusto!), e un cucchiaino di olio extravergine d’oliva. È consigliabile filtrare il brodo perché l’intestino del bambino non è ancora pronto per le fibre. I cereali devono essere raffinati (per lo stesso motivo per cui va filtrato il brodo vegetale), e quelli semi integrali sono consigliabili dopo i 12 mesi. Si possono scegliere riso, mais, tapioca, miglio, amaranto, grano saraceno, quinoa, manioca, e poi aggiungere semolino, avena, orzo, multicereali, pastina piccola. A seguire, sì a formaggino ipolipidico, parmigiano o grana grattugiato, tofu (al naturale e ben schiacciato nella pappa), un cucchiaino di germe di grano (fonte di Omega 3 e 6). Per favorire l’assorbimento del ferro, è utile aggiungere qualche goccia di succo di limone al cibo.
In genere, lo step successivo prevede l’inserimento nella dieta dei legumi. Si potrebbe partire con le lenticchie rosse decorticate, che non hanno buccia e sono più digeribili, per aggiungere gli altri pian piano. È bene metterli sempre in ammollo per 12 ore e, dopo la cottura, vanno passati, non frullati. Per quanto riguarda i latticini, lo “scontro” è aperto. C’è chi dice sì ai formaggi freschi (di mucca o di capra) e chi invece sostiene che almeno fino ad un anno è meglio lasciar perdere. In questo caso, è fondamentale affidarsi al proprio pediatra. Intorno al nono mese, via libera al tuorlo d’uovo, mentre dall’anno in poi frutta secca macinata e prodotti tipicamente “veg”, come tempeh e seitan, oltre all’uovo intero. Si possono provare anche vari tipi di latte vegetale (soia, mandorla, riso), ma se si allatta ancora è bene cercare di mantenere l’abitudine al seno! Da quest’epoca, l’alimentazione dei piccoli dovrebbe essere sempre più simile a quella degli adulti: una buona occasione per darsi delle regole di buona salute anche per gli adulti stessi.
Un punto forte dello svezzamento vegetariano sono i semi oleosi, prediletti anche da chi sceglie questo regime alimentare da adulto. Se non ci sono problemi di allergia in famiglia, dall’ottavo-decimo mese si potrebbe inserirne un cucchiaino nella pappa oppure provare creme a base di questi semi (lino, sesamo, papavero, girasole) o l’olio di lino, che apporta proteine, calorie e grassi “buoni”. Concludiamo ribadendo un concetto fondamentale: se per noi grandi sperimentare diete e cibi può essere una specie di “gioco”, con i piccini di casa la guardia dev’essere sempre alta. Se si è pro svezzamento vegetariano perché si pensa che possa far bene ai propri bambini, è cruciale chiedere consiglio a chi è più esperto, un pediatra o un nutrizionista. Il risultato sarà certamente assicurato, garantendo la salute e lo sviluppo ottimale del bambino.
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