La comparsa di placche alla gola nei bambini è un evento che mette in allarme molti genitori. Di fronte a depositi bianco-giallastri sulle tonsille, il pensiero corre spesso all'uso immediato di un antibiotico. Tuttavia, la realtà clinica è più sfumata e richiede un approccio basato sulla comprensione del sistema immunitario e sulla corretta diagnosi differenziale tra infezioni virali e batteriche.

Che cosa sono le placche alla gola
Le placche alla gola non rappresentano una malattia in sé, bensì sono il segnale visibile di una risposta immunitaria in corso. Le tonsille, situate ai lati della gola, agiscono come "sentinelle" del sistema linfatico, filtrando i germi inalati o ingeriti. Quando il carico infettante è elevato, queste diventano gonfie e arrossate.
Le placche sono formazioni purulente localizzate sulla superficie delle tonsille, composte dall'accumulo di batteri, globuli bianchi, plasma e detriti cellulari derivanti dal processo infiammatorio. Non sempre la loro presenza indica un'infezione batterica: nel 70% dei casi, le faringotonsilliti sono di origine virale e si risolvono spontaneamente.
Cause: quando l'origine è virale o batterica
Comprendere l'origine del problema è il primo passo per una gestione corretta. Le infezioni che portano alla formazione di placche possono essere classificate in due macro-categorie:
- Infezioni virali: Sono le più comuni nei bambini al di sotto dei 5 anni. Virus come adenovirus, rhinovirus, enterovirus, virus influenzali e il virus di Epstein-Barr (causa della mononucleosi) innescano una reazione delle tonsille. In questo contesto, l'uso di antibiotici risulta inutile e potenzialmente dannoso.
- Infezioni batteriche: Rappresentano circa il 30% dei casi, con una prevalenza maggiore tra i 5 e i 15 anni. Lo Streptococco Beta-emolitico di gruppo A è il principale responsabile. In casi più rari, l'origine può essere fungina, come la candida, che si presenta spesso con macchie estese anche sulla lingua e sulla parte interna delle guance.
Che differenze ci sono tra batteri e virus?
Sintomatologia e riconoscimento
La sintomatologia permette di orientare il sospetto diagnostico. Oltre alla presenza visibile di placche, il bambino può lamentare:
- Dolore alla deglutizione: Il sintomo principale che spesso causa inappetenza e rifiuto dei cibi solidi.
- Febbre: Non sempre presente nelle forme virali, ma tipica di molte infezioni batteriche.
- Sintomi associati: Tosse, raffreddore, raucedine, congiuntivite, vomito, dolore addominale e gonfiore dei linfonodi del collo.
È importante distinguere le vere placche dai "tonsilloliti", depositi di residui di cibo e cellule morte che si accumulano nelle cavità tonsillari e che possono trarre in inganno un occhio non esperto, apparendo come formazioni biancastre senza essere sintomo di un'infezione attiva.
Diagnosi: il ruolo del medico e del tampone
"Mamma, ho mal di gola!". Di fronte a questa affermazione, un'ispezione attenta è il primo passo. Tuttavia, la diagnosi definitiva spetta al pediatra. Il medico valuta la storia clinica del bambino, esegue un controllo accurato delle vie aeree superiori (Vads) e palpa i linfonodi.
Il tampone faringeo è lo strumento diagnostico d'elezione per distinguere lo Streptococco. Il test rapido (RADT) fornisce un risultato in meno di un quarto d'ora, permettendo di escludere o confermare l'infezione batterica. È bene ricordare che il tampone non va effettuato sistematicamente per ogni mal di gola, ma solo quando i sintomi sono suggestivi.
Gestione dei sintomi e uso consapevole dei farmaci
Il trattamento deve essere sempre prescritto dal medico. Per gestire il dolore e la febbre nelle infezioni virali, o come supporto terapeutico in caso di infezioni batteriche, vengono comunemente impiegati antinfiammatori e analgesici come l'ibuprofene (principio attivo di Nurofen) o il paracetamolo.
L'ibuprofene, essendo un FANS (Farmaco Antinfiammatorio Non Steroideo), agisce riducendo l'infiammazione, il gonfiore e il dolore. La formulazione di Nurofen per bambini, disponibile in base alle fasce d'età (da 3 mesi a 12 anni), permette un dosaggio preciso calcolato in base al peso corporeo. È fondamentale non superare le dosi raccomandate e attenersi alle indicazioni del medico o del foglietto illustrativo, evitando la somministrazione a stomaco vuoto.

Errori da evitare e buone pratiche
Uno degli errori più comuni è la rimozione manuale delle placche. Non tentare mai di togliere i depositi con bastoncini cotonati o altri oggetti: si rischia di irritare ulteriormente la tonsilla, causare sanguinamenti e peggiorare il quadro clinico senza eliminare l'infezione sottostante.
Altrettanto importante è evitare il ricorso agli antibiotici "fai da te". L'uso inappropriato di antibiotici non solo è inefficace contro i virus, ma contribuisce significativamente al fenomeno dell'antibiotico-resistenza, rendendo i batteri più difficili da combattere in futuro.
Rimedi di supporto e prevenzione
Per alleviare il fastidio, oltre ai farmaci, possono essere utili alcune accortezze domestiche:
- Idratazione: Offrire liquidi freschi, a temperatura ambiente o tiepidi (latte, tè deteinato). Evitare bevande troppo calde o spremute di agrumi eccessivamente acide.
- Alimentazione: Prediligere cibi morbidi come yogurt, budini o puree di verdura tiepide.
- Igiene: Il lavaggio frequente delle mani è la misura più efficace per prevenire la trasmissione degli agenti patogeni.
- Riposo: Favorire il riposo del bambino, evitando sbalzi di temperatura e fatiche intense.
Sebbene le placche in gola tendano a risolversi spontaneamente, se i sintomi persistono oltre i 3-4 giorni, se compare una difficoltà respiratoria grave, una forte difficoltà a deglutire o il sospetto di un ascesso (raccolta di pus), è indispensabile consultare immediatamente il pediatra o uno specialista otorinolaringoiatra. Nei casi di tonsilliti ricorrenti - intese come episodi frequenti (spesso indicati sopra i sette all'anno) - il medico valuterà la situazione clinica globale, potendo giungere, in casi specifici, a considerare la tonsillectomia.