Infertilità secondaria: perché il secondo figlio non arriva e cosa fare

Il desiderio di allargare la famiglia è un passaggio naturale per molte coppie, ma il percorso non è sempre lineare. Il calo della natalità e l’aumento del numero dei figli unici sono fenomeni sempre più rilevanti, come dimostrato dall’ultimo censimento della popolazione (fonte Istat 2022). Tra le principali cause vi sono la attuale situazione di crisi economica, la paura per il futuro, le incertezze e instabilità a livello economico, ma può accadere che non avere un secondo figlio non sia una scelta.

Infatti, una coppia, anche se è già riuscita ad avere in maniera naturale un bambino, può presentare difficoltà nei successivi tentativi di concepimento. Quando questo accade, ci troviamo di fronte a una condizione definita come infertilità secondaria.

Coppia che riflette sulle difficoltà di concepimento in un ambiente domestico accogliente

Che cos’è l’infertilità secondaria?

La dottoressa Elena Santiago, ginecologa di Vida Fertility, spiega che si parla di infertilità secondaria quando, dopo aver portato a termine almeno una gravidanza precedente, non si riesce a ottenere una nuova gravidanza o si verificano aborti ricorrenti. Spesso, le coppie si rivolgono agli specialisti con stupore: “Dottore, non capisco. Per avere il primo figlio non abbiamo avuto alcun problema e ora che stiamo cercando di dargli un fratellino avviare una gravidanza sembra quasi impossibile”.

Per sterilità si intende l’incapacità di ottenere una gravidanza dopo più di 12 mesi di rapporti sessuali non protetti, mentre per infertilità si intende l’incapacità di portare a termine una gravidanza. Sebbene questi termini abbiano significati diversi, nella pratica medica vengono spesso utilizzati in modo intercambiabile.

Quando chiedere aiuto allo specialista

“Come nel caso dell’infertilità primaria, il momento consigliato per iniziare a sospettare che ci sia un problema è dopo 12 mesi di rapporti sessuali non protetti senza ottenere una gravidanza”, spiega la dottoressa Santiago. Tuttavia, questo periodo si riduce a sei mesi nelle donne di età superiore ai 35 anni. È essenziale consultare uno specialista e non aspettare oltre.

Cause di infertilità secondaria: i fattori femminili

Il corpo cambia nel tempo, sia nella donna sia nell’uomo. Al femminile, le cause sono numerose e talvolta in combinazione tra loro. La causa principale resta l’età. In Italia l’età media delle madri alla nascita del primo figlio è molto cresciuta negli ultimi anni, con conseguente ritardo anche per la ricerca di una seconda gravidanza.

Il passare del tempo influisce direttamente sul potenziale riproduttivo di una donna: a partire dai 35 anni, la qualità e la quantità degli ovuli diminuiscono in modo significativo e, dopo i 38 anni, aumenta il rischio di alterazioni cromosomiche negli embrioni. Oltre all'età, vanno considerati altri elementi:

  • Patologie uterine: Possono formarsi fibromi, polipi o setti uterini non presenti nella prima gravidanza. La fibromatosi uterina, ovvero la perdita di elasticità dell’utero, è un fattore rilevante.
  • Complicazioni ostetriche passate: Un precedente parto vaginale complicato, esiti infettivi, raschiamenti o revisioni della cavità uterina possono aver causato aderenze o cicatrici che ostacolano l'impianto.
  • Squilibri ormonali: Disturbi dell’ovulazione, sindrome dell’ovaio policistico (SOP) o alterazioni tiroidee possono comparire o accentuarsi dopo una prima gestazione.
  • Infezioni: La storia riproduttiva può includere l'esposizione ad agenti patogeni (clamidia, micoplasmi, ureaplasmi) che possono contaminare le vie genitali e causare alterazioni.

Illustrazione anatomica che mostra l'utero e le possibili ostruzioni o patologie

Il fattore maschile nell’infertilità secondaria

È un errore comune pensare che il problema sia esclusivamente femminile. Circa il 30% delle cause di infertilità è dovuto a fattori maschili, e un altro 20% ha un’origine mista.

Anche nell’uomo la fertilità non rimane invariata nel tempo. È fondamentale prestare attenzione a eventuali cambiamenti nello stile di vita o nello stato di salute generale, poiché alcune malattie possono causare una diminuzione della qualità o della quantità del seme. Tra le cause più comuni vi sono:

  • Riduzione della qualità e quantità del seme: Con il passare degli anni, gli spermatozoi possono presentarsi in minore concentrazione, con motilità ridotta e morfologia alterata.
  • Patologie del sistema riproduttivo: L'adenoma prostatico, pur essendo un disturbo benigno, può decrementare la fertilità. Anche il varicocele o infezioni pregresse possono compromettere la produzione degli spermatozoi.
  • Stress e stili di vita: Il ritmo di vita quotidiana, le preoccupazioni e l'esposizione a sostanze tossiche incidono sui livelli di testosterone e sulla salute spermatica.
  • Età paterna: Alcune ricerche evidenziano come un'età superiore ai 50 anni possa essere correlata non solo a una minore fertilità, ma anche a rischi aumentati per il nascituro.

Diagnosi: come approcciarsi al problema

Gli esami diagnostici per l’infertilità secondaria sono gli stessi effettuati nei casi di infertilità primaria. La diagnosi parte sempre da un’analisi completa della coppia, perché la fertilità è un equilibrio condiviso. Presso centri specializzati come Vida Fertility o Raprui, l’iter prevede:

  1. Analisi della storia clinica: Valutazione dell'anamnesi e degli esami precedenti di entrambi i partner.
  2. Indagini femminili: Studio del profilo ormonale basale, ecografie transvaginali per valutare utero e ovaie, e talvolta isteroscopia diagnostica per verificare l’integrità della cavità uterina.
  3. Indagini maschili: Spermiogramma o seminogramma per valutare la qualità del liquido seminale.

Non esistono metodi naturali mirati che dimostrino la capacità di invertire la tendenza una volta instaurata un'infertilità clinica, quindi rivolgersi a un esperto rimane la scelta più prudente.

www.fertilita.tv - Diagnosi di infertilità di coppia

Tecniche di riproduzione assistita

Quando la gravidanza naturale non arriva, la medicina offre soluzioni avanzate. La fecondazione in vitro (FIVET) è una tecnica di riproduzione assistita in cui gli ovuli vengono fecondati con gli spermatozoi in laboratorio per creare embrioni. Esistono diverse varianti in base alla situazione clinica:

  • FIVET con gameti propri: Si utilizzano gli ovuli della donna e il seme del partner. È indicata quando la qualità dei gameti è adeguata.
  • FIVET con diagnosi genetica preimpianto (PGT-A): Consente di analizzare geneticamente gli embrioni prima del trasferimento, identificando alterazioni cromosomiche. È particolarmente utile nelle donne con età avanzata, in caso di precedenti fallimenti dell’impianto o di aborti ricorrenti.
  • Ovodonazione: Si ricorre all'uso di ovuli di una donatrice selezionata, fecondati con il seme del partner o di un donatore. È un’alternativa molto efficace che offre alti tassi di successo per coppie con gravi problemi genetici o età avanzata.

L'impatto dello stile di vita

Le abitudini quotidiane influenzano profondamente la salute riproduttiva. Problemi di peso, sia l'obesità che la magrezza estrema, alterano l'equilibrio ormonale. Il consumo di tabacco e alcol riduce la capacità riproduttiva di entrambi i partner, così come l'esposizione a sostanze chimiche ambientali.

Spesso, dopo la nascita del primo figlio, la coppia tende a rilassarsi, pensando di avere la "ricetta" in tasca. Tuttavia, il tempo che trascorre tra il primo e il secondo figlio può cambiare le condizioni biologiche di partenza. Accettare i propri limiti e non sentirsi "eterni" è il primo passo per affrontare consapevolmente il percorso verso una seconda genitorialità.

Infografica che elenca i fattori di rischio (età, fumo, peso) e come migliorarli

Conclusioni pratiche per le coppie

Se vi riconoscete in questa situazione, è importante ricordare che non siete soli. Si stima che, secondo i dati dell’OMS, circa il 20% delle coppie in età fertile fatichi ad arrivare a una gravidanza. L'infertilità secondaria, pur essendo un'esperienza frustrante e spesso inaspettata, ha percorsi diagnostici e terapeutici ben definiti.

La chiave è la tempistica: non esitate a cercare il supporto di centri specializzati se dopo sei o dodici mesi di tentativi il test continua a risultare negativo. La medicina riproduttiva moderna offre strumenti di diagnosi accurata e trattamenti altamente specializzati, capaci di valutare ogni caso in modo personalizzato per trasformare il desiderio di un secondo figlio in una realtà concreta.

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