Il Profondo E Mutevole Significato Dietro la Ninna Nanna: Dall'Uomo che Verrà all'Eco delle Esistenze

La ninna nanna, nella sua apparente semplicità, si rivela spesso un contenitore di significati stratificati, capaci di attraversare epoche e culture, riflettendo ansie, speranze e la complessità dell'esistenza umana. Ciò che a prima vista può sembrare un canto rassicurante per un bambino, può celare messaggi profondi, talvolta oscuri, che parlano del futuro incerto e delle paure ancestrali. Questo fenomeno si manifesta sia nelle creazioni artistiche contemporanee sia nelle tradizioni orali che hanno plasmato il nostro linguaggio e la nostra percezione del mondo.

"Stella Stellina" di Ermal Meta: Una Ninna Nanna per le Ferite del Presente e la Speranza nel Domani

Un esempio lampante di come la ninna nanna possa farsi portavoce di temi attuali e dolorosi è la canzone "Stella Stellina" di Ermal Meta. Non si tratta di una ballata nel senso più tradizionale, ma un pezzo dal ritmo molto sostenuto, caratterizzato da sonorità latine e balcaniche, sapientemente griffate da Dardust. In questa composizione, l'artista immagina la storia di una bambina palestinese senza nome la cui vita è stata stroncata, e la racconta dal punto di vista di un uomo che si ritrova tra le mani la sua bambola. Già l'incipit del brano, poi ripetuto, è molto forte e incisivo: "Stella stellina, la notte si avvicina, non basta una preghiera per non pensarci più". Questo verso introduce immediatamente una riflessione sulla fragilità della vita e l'insufficienza della semplice devozione di fronte alla cruda realtà.

Ermal Meta stesso ha spiegato il significato profondo della sua opera, definendola una canzone attuale ma anche una canzone di speranza, di resistenza, "nonostante tutto". Durante un'intervista a "Sarà Sanremo", il cantante aveva dichiarato: "Questa canzone parla di una bambina dal punto di vista di uno sconosciuto. Che però è come se la bimba fosse anche la sua." L'ispirazione per questo brano è venuta da una fonte molto personale e toccante. "La vera ispirazione viene proprio da mia figlia, che ha iniziato a parlare da poco," ha rivelato il cantante a "Tv Sorrisi e Canzoni". "Un giorno diceva ripetutamente 'Stella stellina', la ninna nanna per bambini che tutti conoscono. Ho preso la chitarra e il brano è uscito dopo mezz’ora: 'Stella stellina la notte si avvicina' ha iniziato ad avere un significato diverso." Il desiderio di Ermal Meta era chiaro: voleva raccontare l’impotenza di fronte a una vita giovane che viene stroncata per la brutalità dell’essere umano.

La figlia di Ermal Meta, Fortuna Marie, aveva un anno e mezzo quando è nata, il 19 giugno 2024, avuta con la fidanzata Chiara Sturdà. Alla sua prima figlia l'artista ha dedicato l'album "Buona Fortuna", a testimonianza di come l'esperienza genitoriale possa trasformare la percezione della vita e ispirare arte profondamente umana. La sua capacità di trasformare un canto infantile in un lamento per le vittime innocenti e un inno alla speranza evidenzia la versatilità e la potenza comunicativa della forma "ninna nanna".

Ermal Meta performs

Le Radici Profonde: Le Ninne Nanne Tradizionali tra Dolore, Distacco e Paura della Morte

Andando oltre le interpretazioni moderne, è fondamentale esplorare come i canti che associamo a un momento sereno e roseo, come la comparsa di un bambino nella vita di una coppia, in realtà nascondano il lato più oscuro della maternità. Questi canti tramandati di generazione in generazione, simili a lamenti e molto semplici da imparare, erano per le madri un modo per cantare il dolore vissuto a causa del distacco del proprio bimbo dal corpo e del parto. La professoressa ordinaria di psicologia e direttrice del master in "Death studies and the end of life" presso l'Università di Padova, Ines Testoni, ci spiega che: "Sole con il proprio bimbo tra le braccia le donne si concedevano finalmente di gemere per un evento descritto sempre come roseo e meraviglioso e che invece provoca un dolore fortissimo."

Il primo elemento caratteristico delle ninne nanne fa riferimento alla sfera psico-sociale. La domanda "Cosa ci dice il fatto che le ninne nanne siano così simili a lamenti funebri?" trova risposta nel fatto che con le lamentazioni funebri le ninne nanne condividono la semplicità che le ha rese facilmente riproducibili e popolari. Questa somiglianza nasconde degli impliciti, ossia che la gravidanza e il parto possano essere intese come un lutto o una perdita, anziché come eventi lieti e occasioni di estrema gioia.

Bisogna intendere il parto dal punto di vista della dimensione intrapsichica materna, la quale fa i conti con la gravidanza, che è moltiplicazione all'interno, e il parto, che è la divisione fuori. La moltiplicazione interna è definibile come un attaccamento intimo e radicale tra la mamma e il feto, che li porta ad avere ritmi circadiani e biologici simili e induce la donna a comprendere lo stato del bambino in base alle sue propriocezioni. Si tratta di un attaccamento che mai si proverà allo stesso modo nella vita, perché la madre da quel momento in poi non sarà mai più attaccata al suo bambino come quando era nel grembo materno. Capiamo dunque che il parto implica una divisione, una perdita di unità. Si tratta di un evento traumatico, ed è una violenza di tipo ostetrico trattare la madre come un'eroina che deve subire in silenzio, quando sta vivendo una sofferenza fisica devastante e questo distacco con il figlio.

Ma anche per il bambino il parto è traumatico? Certo, Otto Rank parlava della nascita come di un trauma mortale e Melania Klein sottolinea come il pianto apparentemente inspiegabile e costante del bimbo non sia altro che la sua percezione della separazione dalla madre, come un trauma mortale. Dopo essere stato al sicuro nel grembo materno, nulla riesce a compensare i suoi bisogni come accadeva in quel luogo e il bimbo tra i forti stimoli del mondo si sente costantemente minacciato e dunque è terrorizzato. Ed è proprio a questo punto che intervengono le ninne nanne per porre freno a quel terrore. La madre che ha vissuto il trauma del parto e della divisione dal suo bambino, che lo sente costantemente piangere per il terrore, viene anche lasciata sola. Si pensa che le madri debbano subito essere pronte a reagire, il bimbo viene immediatamente posto loro sul petto perché lo allattino e loro si trovano con un esserino fragilissimo tra le braccia che grida per il terrore. In questo contesto fatto di dolore e solitudine si innesta quel lamento che è la ninna nanna. La donna si sente finalmente autorizzata a gemere, proprio per questo le ninne nanne non hanno il ritmo allegro tipico delle canzonette, perché non riuscirebbero a tirare fuori il vissuto materno.

Contesto Storico e Archetipico: L'Uomo Nero e la Solitudine Materna in un Mondo Crudelle

Le ninne nanne, tuttavia, non raccontano solo questo dolore delle mamme legato al parto. Qui subentra l'aspetto archetipico culturale e quello psico-sociale che caratterizza le donne. Sebbene noi abbiamo la fortuna di aver vissuto in Occidente dagli anni Cinquanta in una società che ha saputo costruire relazioni di pace, abbiamo ereditato queste ninne nanne, simili a lamentazioni funebri, da donne che mettevano al mondo i figli mentre il compagno era in guerra e non sapevano se sarebbe sopravvissuto o meno. Si tratta di madri che consolano il proprio bambino e pensano all'amato al fronte, di cui possiamo solo immaginare il sentimento di solitudine e paura nel lasciare il proprio bimbo a un mondo crudele fatto di morte e violenza.

Non a caso una delle ninne nanne più famose canta "questo bimbo a chi lo do?". Esatto, "ninna nanna, ninna oh questo bimbo a chi lo do?" è da intendere come un interrogativo sulla persona a cui questo bimbo verrà affidato se il padre muore in guerra e la madre anche per esempio si ammala. La prima risposta è "lo darò all'uomo nero" che altro non è se non la morte. Il bimbo verrà lasciato tra le grinfie di un mondo malsano e violento. Questo elemento, l'uomo nero, è una rappresentazione archetipica della paura del male e dell'ignoto, una personificazione della minaccia che il mondo esterno può rappresentare per l'innocenza e la fragilità di un bambino.

Con che spirito le mamme di oggi cantano le ninne nanne? Da un lato diversamente, infatti anche il ritmo è molto diverso e meno funebre, almeno per le mamme che vivono in un contesto pacifico; tuttavia, in quelle parole ancora oggi vive il dolore della separazione del parto e della solitudine in cui riversano moltissime puerpere. Una mamma, soprattutto se primipara, non può essere lasciata sola con il suo bambino, è una violenza inaudita. Per ovviare a questa solitudine, infatti, oggi esistono le doule della nascita, figure che si prendono interamente carico della triade, mamma, partner e bambino, per aiutare la donna a riprendersi dal parto e tutta la famiglia a trovare un nuovo equilibrio. L'esistenza di queste figure professionali mostra come la consapevolezza delle sfide legate alla maternità sia cresciuta, ma anche quanto siano radicate le difficoltà che le ninne nanne avevano già intuito e espresso secoli fa.

Il Linguaggio della Vita e delle Emozioni: Echi delle Ninne Nanne nel Parlare Quotidiano

Il profondo legame tra la ninna nanna e la realtà umana si riflette anche nel vasto universo delle espressioni popolari e degli idiomi, veri e propri specchi della saggezza collettiva e delle esperienze vissute. Queste frasi, spesso evocative e metaforiche, raccontano storie di vita, di lotta, di ingenuità e di scaltrezza, proprio come le ninne nanne narrano, in modi più velati, le vicende interiori dell'essere umano.

Affrontare le Avversità e la Dura Realtà

La vita è un percorso costellato di sfide, e il linguaggio popolare ne cattura l'essenza con vivida immediatezza. "La cattiva nottata e la figlia femmina!" è un'espressione che indica due eventi avversi, due circostanze negative concomitanti o in successione, con effetto sinergico, evidenziando come talvolta le difficoltà si accumulino in modo schiacciante. Il senso di minaccia incombente è ben espresso da "Me pare 'a morte 'ncopp' 'a noce d' o cuollo!", che significa "Mi sembri la morte sulla nuca!", riferendosi a una situazione o persona angosciante, una morte che minaccia molto da vicino. Di fronte a tali avversità, la capacità di uscirne è vitale: "Ascì 'a sotto" significa trarsi fuori da una situazione di estrema difficoltà, grave, terribile. A volte, però, la condizione è di assoluta precarietà, come in "Stà cu 'e ppacche dint'a ll'acqua", o "Con il sedere nella fossa. Con il piede nella fossa.", espressioni che indicano essere in miseria assoluta, in assoluta perdita, rimettendoci tutto, sconfitti e delusi, senza più prospettive, restando con un pugno di mosche in mano. Il destino, inoltre, può essere imprevedibile, e "Comme se ne viene, verrà fuori?" o "Mo' stà a 'o munno 'a verità" (Non è più in questo mondo) riflettono l'accettazione della fine o l'incertezza sul futuro.

A traditional Italian market scene with street vendors

Comunicazione, Silenzio e l'Impellenza del Dire

Il modo in cui comunichiamo e comprendiamo il mondo è un altro tema ricorrente. "È inutile parlare se chi ci ascolta non vuole capire" è una constatazione amara sulla futilità del dialogo quando manca la volontà di ascolto. Talvolta si è portati a parlare senza che spetti farlo, in un momento inopportuno, replicando tempestivamente e risolutamente, un concetto espresso con "Parlà 'a copp' 'a mano o 'a mana". D'altra parte, ci sono momenti in cui il silenzio è d'obbligo, soprattutto quando si è in torto. "Chiavate 'a lengua 'nculo!", vale a dire: "Taci! Tu parli pure? Non hai argomenti validi, non sei in condizioni di poter parlare, non hai titolo per poter parlare! Sei manifestamente in torto! Tu t'avisse sta' sulamente zitto!", è un'ingiunzione a tacere perché si ha manifestamente torto o si è in una posizione indifendibile, insostenibile. La discrezione è preziosa, ma a volte si incontra "l'indiscrezione in persona, il pubblico banditore, l'infaticabile divulgatore, lo strombazzatore degli altrui segreti".

Apparenze, Furbizia e la Sottile Arte dell'Inganno

La realtà non è sempre ciò che appare, e la furbizia, talvolta, diventa una necessità. "Âccuppatura d' 'a spasa 'e frutte" si riferisce alla parte superiore della cesta dei frutti, dove i frutti più belli sono disposti dai fruttivendoli bene in vista, sulla parte più alta, un'immagine che può essere usata per descrivere una superficie attraente che cela una realtà meno desiderabile, o, in senso antifrastico, "È âccupparura d' 'e 'mbrugliune, d' 'e mariuole". Un "Cetrulo nzemmentuto" è il cetriuolo andato in semenza, che per esser divenuto insipidissimo, non è più atto a mangiarsi, metafora di qualcosa o qualcuno che ha perso il suo valore. La prudenza e la scaltrezza sono incarnate nell'espressione "Cu n'uocchio friere 'o pesce e cu' n'ato guardà 'a gatta (o anche, in modo più sintetico: Friere 'o pesce e guardà 'a gatta)", che significa "con un occhio friggere il pesce (seguirne la cottura) e con un altro guardare (sorvegliare) il gatto perché non lo mangi", un modo per indicare la capacità di destreggiarsi tra due compiti con attenzione. Una "Candela appiccatoia (toscano)" e una "Casa a ddoje porte" (una casa che non gode di buona reputazione, dove il doppio ingresso si rivela particolarmente conveniente per il coniuge inquieto, disinvolto, dedito ad attività extraconiugali) sono altrettanti simboli di facili inganni e ambigue libertà.

Sforzo, Sacrificio e la Ricerca della Perfezione

Molte espressioni riflettono la fatica del lavoro e l'impegno costante. "Aizà ncuollo e gghiresenne" o "Aíza ncuollo e vattenne!" significano fare i bagagli e andarsene, o sparire, togliti di torno, mentre "Aggio aizato ncuollo e me n'aggio ghiuto" conferma l'azione compiuta. Il senso di affrontare una pesante fatica è reso da "Aizammo 'stu cummò!". A volte si agisce sbrigativamente pur di portare a termine qualcosa, anche rischiando di non farla in modo perfetto, come in "Fà 'na cosa allerta allerta". La precisione e l'attenzione sono, invece, il fulcro di "Parlà c' 'o chiummo e c' 'o cumpasso. Misurare bene le parole, parlare soppesandole. Jì c' 'o chiummo e c' 'o cumpasso", che suggerisce di agire con estrema attenzione e meticolosa precisione. E quando l'occasione si presenta, è bene coglierla: "Proprio ora è l'occasione buona, non lasciartela sfuggire! È il momento, ora, ora!". L'idea della perfezione è anche in "È ghiuto tutto a ciammiello" o "È ghiuto tutto a licchetto", entrambi indicando che qualcosa è andato tutto liscio, alla perfezione.

Figure Umane, Vizi e Virtù

Il linguaggio popolare dipinge anche un quadro variegato della natura umana. Un "Capintesta. Sopracciò. Fanfarone. Chiacchierone." descrive una persona incline a vantarsi o a parlare troppo. Al contrario, il commento ironico "È bello 'o mobbile!" significa (in senso antifrastico) "È proprio un bel personaggio!", riferito a una persona piena, colma di qualità negative. Vi è anche una "Formula di derisorio riguardo impiegata per ridimensionare chi si dà eccessiva importanza o ha un atteggiamento borioso, spocchioso (il glande è qui menzionato come sinonimo di stupidità). Al Cavalié si può sostituire il nome della persona derisa." Il "Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di Cartesio»", evocando figure quasi magiche e giocose della tradizione. Persino le lamentele hanno una loro definizione specifica, come "lamentazione lunga e monotona".

Riflessioni sulla Società e le Sue Dinamiche

Alcune espressioni toccano aspetti sociali e culturali, inclusa la critica al sistema. Nientedimeno! Nientemeno! è un'esclamazione di grandissimo stupore: Caspita, caspita! Esagerando con un pizzico di benevola ed amichevole ironia. "Le idee, le opinioni degli uomini mutano molto facilmente. Le capacità, i meriti non sono né riconosciuti né valorizzati mentre i mediocri e gli incapaci avanzano." Questa frase descrive una dinamica sociale di ingiustizia e disuguaglianza, un tema che può risuonare anche nelle preoccupazioni espresse in una ninna nanna sulla sorte di un bambino in un mondo imperfetto. I sostenitori napoletani della filosofia di Hegel, chiamati "E begriffe", nel 1860 dopo il Plebiscito entrarono in grandissimo numero nell'Università di Napoli contrapponendosi aspramente ai giobertiani: "I partigiani del Begriff essendo più giovani, avevano più spesso il di sopra in questi filosofici tornei. Onde divennero in breve il terrore dei proprietari di caffè delle Puglie e della Calabria, che al vederli avvicinarsi gridavano ai garzoni: Chiudite, ca stanno venenno 'e Begriffe!".

Historic Naples street scene

Questo ampio spettro di espressioni, come quelle che evocano la "preparazione gastronomica che si ottiene soffriggendo in padella olio con aglio e peperoncino, si aggiunge acqua e si lascia bollire" o l'immagine dei "gamberetti del fiume Sarno, erano pescati in passato, quando le acque non erano inquinate. Mescolati con farina di mais, si dava all'impasto una forma di pizza che veniva fritta. La pizza prendeva un colore giallo-arancione molto intenso," mostrano come ogni aspetto della vita, dal culinario al filosofico, sia intessuto nella lingua, riflettendo la ricchezza delle esperienze umane.

Storie di Viaggio e Nuovi Inizi: La Ricerca di Equilibrio

Talvolta, anche le vicende personali più semplici possono assumere un significato più ampio. "Pensavate che avessi finito con le ninnananne, ebbene vi sbagliavate! Ne ho anche una collettiva, che mi gioco come jolly o come intrattenimento collettivo. Ed è l'unica homemade…" E poi il racconto di un viaggio: "Era fine giugno, Patasgurzo un ribelle quasi treenne caricato a molla. Io lavoravo ancora e le vacanze erano un gioco di equilibrio. Gli anni precedenti mi ero giocata la carta Zoagli ma il pupo ogni volta si era violentemente ammalato, rendendo la vacanza una prigionia. Ovviamente avevo deciso che fosse il luogo a portare sfortuna, quindi mi ero organizzata altrimenti." Questo desiderio di cambiamento e di ricerca di un luogo più propizio, "Accantonata la Liguria era il momento di un ever green: la Romagna! Albergo con piscina, spiaggione con 23 file di ombrelloni, pineta e biciclette. Partenza da Milano Porta Garibaldi ma non in treno, bensì in pullman," si lega alla speranza di trovare serenità e all'idea che anche nelle piccole scelte di vita si cerchi un equilibrio, un benessere che, come il riposo di un bambino, è fondamentale ma spesso elusivo. Questi "stenti" (a furia (colpo) di stenti) raccontano la fatica di tutti i giorni, un tema che le ninne nanne spesso accarezzano, parlando di un mondo che non è sempre gentile.

Denunce e Metafore: La Ninna Nanna come Strumento di Critica Sociale

La ninna nanna, o il suo spirito, può essere veicolo anche di denuncia sociale. Dietro al testo apparentemente innocente che potrebbe essere un semplice riadattamento della novella “La Roba” di Verga, Caparezza denuncia in realtà un personaggio politico dei nostri giorni che rappresenta egli stesso il capitalismo sfrenato. "Di chi sono le pensioni? Di Mazzarò… Le comunicazioni?" Questo riferimento diretto a un personaggio letterario come "Mazzarò", protagonista de “La Roba” di Giovanni Verga, parte delle “Novelle Rusticane” pubblicata nel 1883, mostra come l'arte possa utilizzare stratagemmi narrativi per veicolare messaggi potenti. Il tema della bramosia di possedere tutto è ricorrente nella poetica di Verga (vedi anche “Mastro Don Gesualdo”). La “roba” è il simbolo del benessere economico, una ricchezza che non è fatta di denaro. Mazzarò, infatti, accumula terre, pascoli, fattorie e magazzini. Il suo atteggiamento nei confronti della ricchezza riprende il tema Verghiano dei vinti. In questo modo, la ninna nanna, da canto intimo e personale, si estende a commento sulle dinamiche di potere e possesso che regolano la società.

In definitiva, la ninna nanna, sia essa il canto moderno e consapevole di Ermal Meta che affronta la brutalità umana, o l'eco di antichi lamenti materni che esprimono il trauma della nascita e la paura dell'ignoto, o ancora la metafora sociale in una canzone d'autore, si rivela un fenomeno culturale di straordinaria ricchezza. Attraverso la sua melodia e le sue parole, essa ci parla non solo del sonno del bambino, ma anche del risveglio della consapevolezza umana di fronte alle gioie e ai dolori, alle speranze e alle paure che costellano il cammino della vita, proiettandosi verso un "uomo che verrà" in un mondo in continua trasformazione.

tags: #ninna #nanna #uomo #che #verra