La ninna nanna è un fenomeno che trascende epoche, latitudini e barriere linguistiche. Si narra che le ninne nanne esistessero già nel 2000 a.C. Su una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq) è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi. Per quanto quasi impossibile collocare nel tempo e nello spazio l’origine di questo costume, il cui nome ha probabilmente derivazione onomatopeica, è chiaro che la combinazione del canto accompagnato da movimenti ondulatori e cadenzati rappresenta una pratica universale.

L’Origine Etimologica e il Significato del "Ninna Nanna"
Da un punto di vista etimologico, il termine "ninna nanna" è definito dall'enciclopedia Treccani come una nenia, una cantilena dal ritmo monotono e cadenzato con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli. L’espressione è onomatopeica e si pensa che riproduca il dondolio della culla. Sia "ninna" che "nanna" sono termini che nel linguaggio infantile significano "sonno". È interessante notare come la parola italiana "ninnananna" fosse compresa già nel dizionario dell’Accademia della Crusca del 1612, che la attribuiva alle balie.
Esistono collegamenti affascinanti tra le diverse lingue: se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre. Il canto di culla era chiamato Lallum o Lallus e ancor oggi quando diciamo "lallare" indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino. Lo stesso termine per gli inglesi è lullaby, mentre in francese è detto berceuse, nana per spagnoli e portoghesi, Wiegenlied per i tedeschi. La parola "dormire" per l’arabo, nella variante tunisina, è detto nänni mentre per gli egiziani lo stesso significato è riposto nel termine ninne. Le similitudini fanno supporre che fin dall’antichità cantare con un bambino tra le braccia era, in ogni luogo, uno dei gesti più naturali dell’uomo.
Il Legame Biologico e lo Sviluppo del Bambino
Quando il bambino è nel grembo materno, non può percepire molto dall’esterno. Ma l’altro suono che il bambino sente prima della nascita è la voce della madre. Anche se questa gli giunge ovattata, il bambino ne è consapevole e si dice che le ninne nanne cantate dalla madre possano fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Il ritmo lento e costante della ninna nanna (solitamente intorno ai 60-80 battiti al minuto) imita il battito cardiaco materno che il bambino percepiva nel grembo.
È stato dimostrato che la musica stessa è un valido aiuto all’apprendimento per i neonati e i bambini piccoli. Non solo, cantare i testi delle canzoni o persino recitare le filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. Tuttavia, gli studi hanno dimostrato che se a cantarle sono voci familiari al bambino, queste ninne nanne sono più efficaci nel calmarlo. Esiste una narrazione evocativa di un fratello che cantava ogni sera You Are My Sunshine alla sorellina mentre era nella pancia della madre; quando la bimba nacque con problemi di salute e sembrava che non ce l’avrebbe fatta, fu proprio la voce del fratello che cantava per lei a far risalire i suoi parametri vitali e farla guarire miracolosamente.

La Ninna Nanna nell'Arte e nella Tradizione
Nella musica strumentale, la berceuse di solito è una composizione per pianoforte. La Berceuse di Chopin in Re maggiore fornì il modello per molti altri compositori, che ne mantennero le caratteristiche generali: tempo composto, dinamica sommessa e accompagnamento che "oscilla" tra le armonie principali. Brahms compose alcune delle più belle ninnenanne, tra cui il famosissimo Wiegenlied op. 49, n. 4, scritta dal compositore tedesco per una certa Berta Faber in occasione della nascita del suo secondo figlio.
Molte ninne nanne sono state tramandate da generazioni ed è facile dimenticare che le canzoni, le filastrocche e persino le fiabe non sono sempre state così adatte alle famiglie come lo sono oggi; alcune sono addirittura macabre e spaventose. Pensa alla tragedia di un ramo d’albero che si spezza e di un bambino che cade da esso, che cantiamo senza pensare in Rock-a-bye Baby. Spesso figure protagoniste delle nenie popolari sono lupi, befane e l’uomo rigorosamente nero. La Commissione europea ha cofinanziato un progetto che si è occupato di raccogliere le più famose ninne nanne di tutti i Paesi comunitari, con 35 brani disponibili in sette lingue diverse.
Alessandro Mannarino: Il Cantastorie della Periferia
Se la ninna nanna rappresenta l’innocenza e la protezione, l’opera di Alessandro Mannarino esplora l’altro lato della vita: la strada, la rabbia, il sogno e la disillusione. Nato nel 1979 nella borgata di San Basilio a Roma, il suo percorso è unico, emerso da una scena musicale dominata da sonorità diverse, trovando un approccio personale fra lo stornello romanesco e la world music.
La storia di Mannarino inizia come quella di tanti altri musicisti: un ragazzo turbolento e una chitarra ricevuta in regalo. Nel 2006 fonda la Kampina, sestetto folk che lo consacra stornellatore impenitente, capace di stravolgere i classici in swing caciaroni e valzer stropicciati. L'album d'esordio, Bar della rabbia (2009), lo proietta tra le "big thing" del momento, con brani come Me so' mbriacato, un instant classic. L'intenzione dell'artista era quella di metterci tutto il suo mondo, raccontando le strade di Roma, i suoi personaggi e la sua vita notturna.
L'Evoluzione Artistica: Da "Supersantos" a "Apriti Cielo"
Nel 2011 esce Supersantos, uno zibaldone di storie strampalate e personaggi picareschi, un teatro-canzone superbamente arrangiato. Qui Mannarino non te la "manna a di'": sono storie di sbronze, di botte, di passioni e di morte, con un'ironia pungente che non risparmia nessuno. Brani come Maddalena o L'onorevole denotano una capacità narrativa che affonda le radici nella tradizione del cantautorato impegnato, citando De André e Capossela.
La collaborazione con l'artista Valerio Berruti per il brano Vivere la vita, recitato interamente da una voce bianca di bambino, segna un momento di estrema tenerezza nel suo repertorio, quasi in contrasto con l'irriverenza dei suoi stornelli. Ma è con Al monte (2014) che Mannarino sceglie di cambiare rotta, abbandonando quasi del tutto il romanesco e i ritmi gitani. Nonostante le critiche iniziali, il disco dimostra la maturità di un artista che cerca la libertà di lasciare il noto per l'ignoto.
"Merlo Rosso": La Favola del Sacrificio
Uno dei pezzi più profondi è Merlo Rosso, in collaborazione con Claudia Angelucci. Il testo trae ispirazione dal racconto L’usignolo e la rosa di Oscar Wilde. Nella canzone, un merlo dal petto rosso cerca di salvare una ragazza in dolore, tingendo di rosso una rosa bianca col proprio sangue. È un canto suggestivo e malinconico, che pare quasi una ninna nanna per la fievole voce della donna. La voce roca e profonda di Mannarino rappresenta il portavoce del merlo dall’inferno, creando un contrasto emozionale potente che colpisce nel profondo.
Il percorso di Mannarino è una continua ricerca: "Non puoi arrivare con la tua barca in mondi nuovi se non hai il coraggio di lasciare il porto sicuro", dichiarava l'autore. Apriti cielo (2017) rappresenta infine il raggiungimento di un equilibrio, un punto d'arrivo tra introspezione, leggerezza e le colorate sonorità del Sudamerica, dimostrando come un cantastorie possa evolvere restando sempre fedele alla propria urgenza di raccontare.

Il Valore della Condivisione Culturale
Che si tratti di una ninna nanna tramandata per secoli o di una canzone d'autore contemporanea, la musica rimane il collante delle relazioni umane. L'etnomusicologo Roberto Leydi affermava che la funzione della ninna nanna non è solo addormentare, ma avviare il processo di inculturazione. Oggi, sebbene strumenti tecnologici come smartphone e tablet rischino di sostituire il contatto diretto, è importante ricordare che la tecnologia non può replicare il calore e la fusione comunicativa della voce umana.
Il valore della ninna nanna risiede in quel legame dialogante, un momento di intimità insostituibile. Allo stesso modo, le storie raccontate da artisti come Mannarino, seppur rivolte a un pubblico adulto, possiedono quella stessa funzione di "culla" emotiva: ci aiutano a comprendere le contraddizioni del mondo, a consolarci nelle difficoltà e a riscoprire, attraverso la melodia e la parola, il senso profondo della nostra identità. In questa prospettiva, la nenia antica e la ballata moderna si incontrano, entrambe tese a nutrire l'anima con la potenza salvifica del canto.