Il Canto Segreto dell'Anima: Testo, Significato e la Carezza Ebraica della Ninna Nanna

La letteratura popolare rappresenta un tesoro inestimabile, un veicolo potente per comprendere l'essenza più profonda dei sentimenti umani e l'identità di un popolo. Nelle sue manifestazioni più spontanee e sincere, come le ninne nanne, essa rivela quanto e forse più che in altre forme d'arte la ricchezza del patrimonio culturale. Queste espressioni, spesso tramandate oralmente di generazione in generazione, sono capaci di spiegare il fenomeno dell'identità collettiva e di accendere il cuore di tutti, rievocando echi di altri tempi e una vera e propria storia nazionale, intessuta nelle trame delle fantasie popolari e nelle pieghe dei dialetti.

Le Radici Profonde della Letteratura Popolare e il Carattere delle Nostre Genti

Lo studio della letteratura popolare è un compito arduo ma gratificante, che permette di cogliere il proprio valore, il proprio carattere delle nostre genti. Tuttavia, gl’idiomi locali e la loro diffusione, specialmente nei villaggi e nelle campagne, ove certamente differisce dalla lingua comune, sono state difficoltà insuperabili per molti studiosi. Questo rende lo studio comparativo talvolta monco se non si presta la dovuta attenzione alle specificità regionali e dialettali. La raccolta di questo materiale, spesso inedito, è fondamentale. Persone di grande sensibilità e dedizione hanno contribuito a preservare questo patrimonio. Per esempio, la Signora Carolina Coronodi Berti, il Cav. Vivanc dell’Università di Cagliari, il Cav. mo per alcune cose della sua provincia, il Prof. novella veneta, il Cav. Prof. di Verona con la fiaba vicentina, il Cav. Prof. Maneschi, il Prof. Romanechi, e altri, hanno offerto un contributo inestimabile. Molti, come è stato osservato, anno in pregio l'arte e il sapere, e con il loro lavoro hanno permesso di raccogliere oltre mille componimenti, de'quali ben 708 sono inediti, tra cui cuni canti veronesi e toscani, e una romanza in dialetto marchigiano. Questi sforzi hanno gettato luce sulle tradizioni dei Lombardi e di molti altri popoli d'Italia.

Mappa delle regioni italiane con evidenziate le aree di raccolta dei canti popolari

Questo vasto lavoro di collezione non si limita alla mera trascrizione, ma cerca di approfondire il significato e la genesi di queste espressioni, che si sono sviluppate nel tempo, ad un tempo sgorgando dell'affetto materno. Le ninne nanne, in particolare, sono un esempio perfetto di come la cultura popolare compenetra e abbraccia tutta la vita, fin dalla più tenera età. Esse sono rivolte ai nostri volghi, alle famiglie, ai genitori che cercano di cullare i loro bimbi, offrendo loro conforto e un primo approccio al linguaggio e al mondo.

Il Linguaggio dell'Infanzia: Prime Parole e Dolci Rituali

Il processo attraverso il quale i bambini acquisiscono il linguaggio è uno sviluppo di quelle tenere menti, un cammino affascinante e complesso. Le parole che i piccoli sentono per la prima volta e imparano a pronunciare, anche in modo imperfetto, sono spesso legate a concetti e significati fondamentali, talvolta inconsci, che si legano indissolubilmente alla loro crescita. La lingua d'uomo, che Dante appella lingua sciolta (Par. XVII, 131) o lognela intera (Par. XXXII, 8), ha le sue radici più profonde nelle "voci indistinte" e nei suoni inarticolati e confusi dell'infanzia.

Non è forse ragionevole, si potrebbe chiedere, che non si approvi la scelta di parole semplici e ripetitive per i bambini? Come potremmo, per esempio, aspettarci che pronunzino le dentali prima che abbiano i denti? O come potremmo far loro imparare parole come "bua" o "bumba" se non possono intenderli pur nei loro trastulli? Queste parole, segnate dall’esperienza e spesso caratterizzate da fenomeni linguistici tipici dell'età infantile, come la sostituzione di consonanti (tra labiodentale f, "foffo per lìore") o la ripetizione della consonante ("tea per terra" invece di "terra"), sono una parte essenziale del loro apprendimento iniziale.

Una delle sfide più interessanti è comprendere come i bimbi siano obbligati a disimparare il linguaggio della culla per acquisire la lingua adulta. La domanda cruciale è: cosa faremo dimenticare? L'intelligenza precoce degl'italiani, o lo svolgimento dell’ingegno in altri popoli, mostra come la mente infantile sia incredibilmente adattabile. La tavola I e II fornite documentano un'affascinante gamma di termini utilizzati dai bambini in diverse regioni d'Italia, offrendo uno spaccato unico di questo fenomeno linguistico.

Infografica sulle prime parole dei bambini in diverse lingue e la loro etimologia

Queste tavole, frutto di un'accurata ricerca, mostrano come una stessa idea possa essere espressa in modi diversi, ma con una radice comune, nei principali dialetti. Ad esempio, il termine "Papà" a Cagliari e Logudoro viene tradotto come "Papà C.", mentre a Sassari e Tempio si trovano variazioni come "Rahhu L. S. T." e "AtlannD." Allo stesso modo, "Mamma" appare come "Marna C." in Sardegna e "Mamma S." in Sassari. Per "Ninna Nanna", le espressioni variano da "Fai s’anninnla C." a "afaglarosaninnia L." o "a’ docci P." e "o ninnia S. T." Questa ricchezza è parte integrante della nostra tradizione e della lingua nazionale che serve da prototipo.

Le ninne nanne spesso usano termini onomatopeici o affettivi, come "Cocco!" in Sassari o "Chicchi!" a Verona, o ancora "Bobboi o bohò C." e "Bombò S." per indicare un piccolo animale o un gioco. Anche termini che significano "male" o "dolore" per i bambini, come "Bua" (con un'origine che si può ricondurre ai Latini, Varrone, e persino ai Pollacchi che dicono "boli" per male), sono centrali nell'interazione genitore-figlio. Queste parole sono tra le prime che i bambini conoscono per il loro significato, e sono fondamentali per intenderli pur nei loro trastulli.

L'etimologia di queste parole rivela connessioni profonde. "Mamma" è un termine universale, che si ritrova nel Greco "póppa" e nel Latino "Mamma" (Plauto). "Tata" nell'aretino vale fratello e "Tata" sorella, ma i Latini dissero Tata per padre. Curiosamente, in giorgiano padre si dice "marna". Il termine "Papus" può indicare il nutritore, chi provvede la pappa. La parola "nona" in provenzale e "nonne" in francese, così come i Greci "xr.xx 07" = avo e i Latini "pappus", dimostrano l'antica origine di questi appellativi familiari. E "Nin", che in friulano vale poco, o "Nmo" in spagnolo che significa bimbo, mostrano come il suono "nin" sia intrinsecamente legato alla piccola dimensione o al concetto di bambino.

Un Mosaico di Sentimenti: Ninne Nanne Regionali Italiane

Le ninne nanne italiane sono un vero e proprio caleidoscopio di emozioni e tradizioni, un dialogo intimo che si svolge tra chi le canta e le innocenti creature a cui sono dedicate. Questo repertorio popolare, parte da tempo assai antico, si ritrova quasi in tutte le parti dell'isola, cioè della penisola, e con differenti dialetti. Ogni regione, ogni piccolo villaggio, ha le sue peculiarità, ma tutte condividono il medesimo intento: quello di cullare, proteggere e augurare un futuro sereno. La forma può variare, da distici a strofe di quattro versi togati alternativamente, ma l'essenza rimane inalterata.

Tra i canti beneventani, ad esempio, si può trovare un'eco di un'antica "Storia-Nanna", come "Sanno, nanna, fardà ecc." mentre a Benevento dicono "min…". L'affetto materno si esprime con versi come "Mamma tribola un ne pò più. Mamma tribola co’ figliuoli," che descrivono la fatica e la dedizione della madre, pur desiderando un momento di riposo per sé. Eppure, la ninna nanna non cessa, ma anzi prosegue con un augurio di prosperità e felicità per il bambino: "Dormi I mio ben, dormi la mia speranza."

Le ninne nanne sarde, come quelle somministratemi dalla S. V., rivelano una ricchezza di immagini e un profondo legame con la famiglia e la comunità. Una lettera datata Cagliari, 31 Maggio 1876, suppone che "la S. V. re. mi. gomento. ciullesco." sia parte di questo prezioso scambio. Il sassarese ed il tempiete, come anche il logudorese e il cagliaritano, rappresentano i quattro principali dialetti dell'isola dove questo repertorio fiorisce. La ninna nanna sarda spesso menziona "ture straordinarie, d’incantesimi ole. eie." e si canta in vena di buon umore, trasmettendo alla creaturina un senso di protezione e gioia.

Alcuni esempi di ninne nanne sarde sono particolarmente toccanti:

  • "Vida o consolu miu, a lui penzu d’ogni ora. Vida o consolo miu,-fiori bello de amai." Questi versi esprimono un amore profondo e l'augurio che il bambino sia un "vago norc degno di essere amalo."
  • "Anninia, anninia. de su parcntadu. Et de domo s’allegria." Questa ninna nanna invoca la felicità della casa e del parentado, augurando al bambino di essere stimato da tutti. È la consolazione e vita della madre.
  • "Tocca maneddas chi beni babbai. Tocaml sa manu bollita, bollita." Qui si invita il bambino a toccare le manine, un gesto di tenerezza che lo lega al padre.
  • "A quaddu a quaddu, andeus a Santu Brai. Su mesu a prandi o su mesu a cenai." Questi versi, che suggeriscono un viaggio, un'avventura, simboleggiano i primi passi del bambino nel mondo, con un tocco di spensieratezza e buonumore.

Il carattere popolare di queste canzoni si manifesta anche nel loro "argomento sarebbe quasi indo-? finibile," spaziando dalla richiesta di riposo alla narrazione di piccole storie. In Sicilia, come documentato da Pitrè, si trovano versi che esprimono un amore incondizionato e desideri di prosperità: "Figghiu mio, quanta ti stimu ! Quantu Maria e Gfisu Bamminu. Siti patruna d'un gran trisoru." Qui la naca (culla) è descritta come un luogo di riposo, e il bambino un tesoro d'oro e d'argento.

In altre parti d'Italia, l'Appennino e il Veneto, le ninne nanne sono intrise di immagini naturali e di benedizioni. "Lu suonno ti lu manna lu cumpari," il sonno è un dono, quasi una persona che viene a portare pace. "Si beddu ca pi tia nun aiu zizeltu. R'oru fc lu circu d’arghienlu li ghiumma." La bellezza del bambino è tale da non avere eguali, e si augura per lui un futuro splendente, vestito d'oro e d'argento.

Ninnananna joggese

I canti popolari calabresi, raccolti da Imbriani, ci offrono una ricchezza di immagini poetiche e di profonde invocazioni. In queste ninne nanne, la mamma si consuma per il figlio, come la legna verde a presso al foco, e gli augura un futuro di grandezza e saggezza. "Puozzi ’scì’ ’nn’auto quanto vai la Luna. Puozzi’sci ’nn ’aulo quanto vai lu sole." Questi versi proiettano il bambino verso un futuro di splendore e importanza, come il grano sopra gli altri frutti. La natura è un elemento costante: "Faci fiurisci l’arbri senza frunno," un auspicio di vita e abbondanza. Emerge l'immagine del bambino come "palummo mmio," "trisoro mmio," "fiore mmio," "core mmio," "billezza mmia," "ammore mmio," un concentrato di tutto ciò che è prezioso.

La ninna nanna diventa una preghiera, dove Cristo e la Madonna sono invocati per proteggere il piccolo. "Lu suonno li lu rona la Maronna." Maria bella, l'angelo custode, tutti i santi sono parte di questo abbraccio protettivo. Si parla di buona sorte, di pace e salute, e ogni parola della mamma è come una catinella d'oro, un augurio di "dinaro, sapienza c riposo." Non mancano avvertimenti e giochi, come il lupo che si mangia la pecorella, ma è sempre il bambino ad essere al centro, il "piccirillo mio" che non si vuole addormentare, ma che alla fine troverà riposo. Questi canti rivelano la costante presenza del dormito con la madre, frequente in molte provincie d'Italia, un simbolo di legame indissolubile.

La Carezza Ebraica di Ilse Weber: Un Canto di Speranza nell'Ombra

Il potere di una ninna nanna o di una semplice carezza va ben oltre il suo significato letterale, assumendo una profondità straordinaria in contesti di estrema sofferenza. La storia di Ilse Weber, una donna moderna, madre e artista poliedrica, nata l’11 gennaio 1903 a Witkowitz, in Moravia, è un esempio commovente di come l'amore e la tenerezza possano resistere anche nelle circostanze più disumane. Ilse era un’autrice affermata di letteratura per bambini e programmi radiofonici, scriveva in tedesco, la lingua della minoranza ebraica, ma si sentiva profondamente cecoslovacca. La sua vita, la sua casa, la sua dignità furono cancellate dalle leggi razziali, che la condussero, come milioni di altri ebrei, verso un destino inimmaginabile.

Era il 6 ottobre 1944 ad Auschwitz e un gruppo di internati appena arrivati da Theresienstadt fu messo in fila davanti alle docce. Anziani, storpi, malati e bambini aspettavano di poter fare una doccia dopo il lungo viaggio. In quel gruppo, sedici bambini si stringevano intorno a Ilse, i loro piccoli occhi cercavano un suo sorriso, una carezza, qualche parola di conforto. In quel momento di terrore imminente, Ilse Weber pronunciò parole di un'infinita dolcezza, cercando di proteggere l'innocenza dei suoi piccoli accompagnatori: "Vorra dire che non faremo la doccia; disse Ilse con dolcezza abbracciando il suo bambino."

Ritratto di Ilse Weber con i suoi bambini a Theresienstadt

Questa frase, intrisa di una carezza ebraica implicita, racchiude la disperazione e al contempo la capacità umana di offrire consolazione fino all'ultimo respiro. Non era solo un modo per ingannare i bambini sull'imminente orrore, ma una manifestazione suprema dell'amore materno che cerca di preservare la fragile bolla dell'infanzia, anche quando tutto intorno crolla. In un luogo dove la vita era ridotta a pura sopravvivenza, la "carezza" di una ninna nanna, o di una semplice parola di conforto, diventava un atto di resistenza, un tentativo di mantenere l'umanità di fronte alla sua totale negazione. Ilse, pur trovandosi in una "tura in lutto" e vedendo "la marna che l’à fato se consuma," trovava la forza di intonare il suo "canto segreto," il suo "ninnare" per quelle creature innocenti. La sua figura si lega indissolubilmente al significato più profondo della ninna nanna: un balsamo per l'anima, un rifugio nel suono della voce amata.

Dalle Voci Indistinte alla Memoria Collettiva: Il Patrimonio delle Ninne Nanne

Le ninne nanne, con la loro semplicità e la loro profonda risonanza emotiva, sono più di semplici canzoni per dormire. Esse rappresentano un ponte tra generazioni, un filo invisibile che lega il passato al presente, permettendo al cuore di tutti di percepire l'identità di un popolo attraverso i secoli. Quella dei sentimenti, espressa in queste melodie e parole, ci rivela un aspetto fondamentale della natura umana: il bisogno universale di amore, protezione e speranza.

Dal suono onomatopeico di "Ninin-m inuzzolo, carino in friulano" al complesso mosaico di augurii e benedizioni regionali, ogni ninna nanna è una piccola perla che contribuisce a formare una vera e propria storia nazionale, un racconto intimo che si sviluppa nelle fantasie popolari. Il "bravo amico il Sig. E.", che ha aiutato nella collezione dei canti beneventani, o tutti gli altri collaboratori, hanno compreso l'importanza di queste "voci indistinte" che, pur non avendo sempre indicazione alcuna, trasmettono un patrimonio di saggezza e affetto.

La "carezza" di Ilse Weber, in quel tragico contesto di Auschwitz, non fa che amplificare il significato universale della ninna nanna come gesto d'amore e di conforto. Essa ci ricorda che, anche quando le leggi più crudeli tentano di annientare la dignità umana, la capacità di offrire un sorriso, una parola dolce, o un canto, rimane una scintilla inestinguibile di speranza. Queste espressioni di affetto materno, come "Colui che mo tir consola con nanna," sono la conferma della ragione più profonda della nostra esistenza, dei nostri più intimi pensieri. Preservare e studiare le ninne nanne significa non solo conservare la nostra memoria storica e linguistica, ma anche perpetuare la "carezza" e l'amore che da sempre accompagnano l'umanità fin dalla sua alba.

Immagine stilizzata di una madre che culla il suo bambino sotto un cielo stellato

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