Cantare una ninna nanna al proprio bambino che fatica a prendere sonno è una pratica molto antica ed è tuttora presente in culture diversissime per territorio geografico, per linguaggio, tradizioni e storia. La ninna nanna non è solo un semplice canto popolare che viene dal cuore, ma un complesso rituale di cura che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C.: su una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo, risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq), è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi.

Caratteristiche fisiche e sensoriali del canto di culla
La ninna nanna presenta delle caratteristiche specifiche: innanzitutto viene cantata quando c’è un contatto corporeo, che trasmette oltre al messaggio uditivo una stimolazione plurisensoriale fatta di calore, di odore, di stimolazione vestibolare che accompagna il dondolio e facilita l’addormentamento. Anche quando il bambino non è tenuto in braccio c’è una vicinanza che porta oltre al messaggio uditivo anche quello affettivo visivo.
Chi canta sente inevitabilmente un richiamo al passato, ad un tempo precedente a cui attingere queste poche strofe imparate spesso in forma dialettale, perché appartenenti alla propria regione o paese di nascita. Si tratta di brevi cantilene ripetute con tempi lenti, con ritmo regolare, senza cambiamenti, con un’intensità di suono lieve, a predisporre il sonno del bambino. Queste caratteristiche rendono la ninnananna un genere ipnotico, dove la ripetizione ritmica e melodica tende a rilassare. L’etnologo Ernesto de Martino fa notare come, nella nenia, l’oscillazione ritmica del busto che accompagna il lamento sia analoga a quella del canto di culla.
L'evoluzione etimologica: dal Lallus alla Ninna nanna
Da un punto di vista etimologico, il termine è definito come una nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato. Se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre. Il canto di culla era chiamato Lallum o Lallus e ancor oggi quando diciamo "lallare" indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino. Gli antichi romani cantavano "lalla lalla". Lo stesso termine per gli inglesi è lullaby, e l’assonanza con gli antichi non è casuale, mentre in francese è detto berceuse, nana per spagnoli e portoghesi, Wiegenlied per i tedeschi. Le similitudini o le radici etimologiche simili della parola ninna nanna fanno supporre che fin dall’antichità cantare con un bambino tra le braccia era, in ogni luogo, uno dei gesti più naturali dell’uomo.
Il contesto storico: la ninna nanna nel Medioevo e oltre
Nelle antiche civiltà della Magna Grecia, le ninna nanne erano considerate parte integrante della cura dei bambini: ad intonarle erano le madri, altre donne della famiglia oppure le nutrici. Platone, ad esempio, racconta di come le madri, per far addormentare i propri figli, li muovessero tra le braccia e intonassero qualche melodia, quasi incantandoli. Queste nènie erano anche considerate un modo per proteggere i bambini da influenze negative e forze maligne durante il sonno.
Nel mondo contadino medievale, questa pratica assunse connotazioni ancora più stratificate. L’immaginario collettivo era intriso di superstizione, paura e religiosità. Molte filastrocche, come la celebre "Ninna nanna ninna oh", nascondono un carico simbolico inquietante: «Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do, lo darò alla Befana che lo tenga una settimana, lo darò all'uomo nero che lo tenga un anno intero, non è figlio di Gesù che lo tenga sempre giù».

Nell'immaginario medievale, la Befana incarnava l'archetipo della vecchia saggia, ma anche della strega eretica. La figura venne progressivamente demonizzata dagli inquisitori. Nella ninna nanna, il bambino, soprattutto se non battezzato, viene simbolicamente affidato alla strega per una settimana: un periodo di peccato originale. Più oscura è la figura dell'uomo nero, incarnazione del demonio stesso. La frase conclusiva, "non è figlio di Gesù che lo tenga sempre giù", è un chiaro riferimento ai bambini morti prima di ricevere il battesimo, destinati secondo la credenza popolare al limbo.
Il legame con la magia e l'astrologia
Ma cosa significa la parola "filastrocca"? Essa nasconde in sé un legame profondo con la magia e l’astrologia. Nella Novella XXIV di Matteo Bandello, il termine "filastroccole" indica proprio previsioni e divinazioni. La parola stessa, per aferesi, deriverebbe proprio da "astrologare", sottolineando come dietro il semplice gioco di parole si celasse una pratica profondamente radicata nella cultura popolare. Il sapere magico sedimentato nei versi rappresentava una prima forma di educazione, impartita oralmente, per preservare le tradizioni contadine e contemporaneamente mantenere il controllo sui comportamenti sociali.
Il declino moderno del rito orale
Ora le ninne nanne si ricordano sempre meno, perché più frequentemente vengono usati carillon di sola musica o anche registrazioni con canto vocale. Si carica lo strumento con una chiavetta, oppure ancora più velocemente si spinge un tasto e si lascia il bambino che ascolta, da solo, una voce che non è della famiglia. Si tratta di una voce di melensa stereotipia, uguale a comando per tutte le occasioni, che manca di quel vissuto e di quel calore umano che caratterizzavano le antiche ninne nanne di madri, nonne e nutrici.
Io sento vedo percepisco in modo diverso (Video ufficiale)
Nonostante la magia delle ninne nanne non risieda tanto nei testi che si cantano quanto in quell’insieme di variabili corporee unite alla reiterazione ritmica e sonora, il loro valore resta inestimabile. La Commissione europea ha cofinanziato da qualche anno il progetto Lullabies of Europe per raccogliere le più famose ninne nanne di tutti i Paesi comunitari, preservando un patrimonio che va dal "Spi, Janíčku, spi" ceco al "Nani nani" rumeno, fino alle antiche nenie greche dedicate al Dio Sonno (Ύπνος).
Dall’antichità classica all’età moderna e contemporanea, le ninne nanne sono sopravvissute, si sono evolute, hanno cambiato idioma e tuttavia sembrano aver conservato numerose delle loro ancestrali caratteristiche. Che si tratti di ninne nanne dedicate al coraggio dei clan delle Highlands scozzesi o di quelle che invocano la protezione contro il malocchio nella tradizione turca, il cuore di questo genere rimane il ponte invisibile tra il sonno del bambino e la protezione dell'adulto.