Ninna nanna del lupo: il ritorno alle origini nella scrittura di Silvana Grasso

La letteratura siciliana contemporanea trova in Silvana Grasso una delle sue voci più originali, capace di intrecciare il dolore della memoria con una lingua che non si limita a raccontare, ma che esplora la carne, i sensi e la terra. Nata a Macchia di Giarre, in Sicilia, e vivendo tra Gela e Giarre, la Grasso ha costruito una carriera poliedrica come filologa classica, autrice di racconti, romanzi e pièce teatrali, oltre a un passato nell’impegno civile come assessore alla cultura del comune di Catania. Il valore della sua opera è stato riconosciuto da premi prestigiosi, tra cui il Premio Mondello, il Premio Brancati, il Premio Vittorini, il Premio Flaiano Narrativa e il Premio Grinzane Cavour Narrativa italiana. La sua scrittura si distingue per un uso della lingua che fonde immagini auliche, dialettalismi ed elementi della sintassi popolare, creando un ritmo narrativo che ricalca spesso la tendenza delle persone anziane a ripetere lo stesso concetto più e più volte.

Silvana Grasso autrice siciliana

La genesi di un silenzio: Mosca Centonze

Al centro di Ninna nanna del lupo vi è Mosca Centonze, un personaggio di una complessità struggente. Il nome stesso, scelto dall’autrice, richiama il noto modo di dire tipicamente italiano “Zitto e mosca”, delineando fin da subito la propensione della protagonista al silenzio, un tratto che la rende un’eccezione rispetto alle altre donne del suo paese, Bisacquino. Mosca è una donna che ha saputo sopravvivere ai suoi anni e alle sue sofferenze difendendosi con un ostinato silenzio. Nel silenzio tiene a bada gli affetti negati, la rivolta a un destino e a una condizione segnati, la curiosità dei vicini, la sua terribile vendetta di donna infeconda, le nostalgie simbolizzate dalla nenia del lupo.

Il tempo di questa storia sta tutto tra la sera, quando la serva Clementina comincia i preparativi per curare le mani artritiche della padrona, e la notte, quando questa, la novantenne Mosca Centonze, sente ancora una volta, come nell'infanzia, la "ninna nanna del lupo". Clementina, la sua domestica settantenne, vergine e devota, sta preparando il necessario per curarle le mani rese contratte e nodose dall’artrite: ogni sera le lava, le mantiene in ammollo nell'acqua calda, le massaggia con l’olio e le fascia strette, prima di aiutarla a mettersi a letto. E intanto chiacchiera, sebbene Mosca non la guardi neanche per non incoraggiarla, Clementina parla e ogni sera ripete le stesse cose.

mani anziane simbolo del passare del tempo e della sofferenza

Il trauma dell'emigrazione e la malattia

Il percorso vitale di Mosca Centonze si muove costantemente tra Bisacquino e l'America, una migrazione avvenuta nel 1910 che ha segnato un passaggio violento. Mosca in America c’è andata con un paio di scarpe nuove di vitello, alte alla caviglia e un numero più grande, c’è andata con il padre, la madre e la sorella più grande. In America tutto era diverso dal paese natio dove non si buttava niente e ogni cosa esaurita la funzione primaria trovava nuova vita, perché lo spreco a Bisacquino è peccato grave.

Il contatto con il nuovo mondo fu traumatico, segnato dalla malattia che Mosca contrasse: a poco più di una decade di vita si era ammalata di tubercolosi ed era rimasta ricoverata al St George di Bloomfield per ben cinque anni, circondata da morte e dolore. È proprio in questo periodo che la protagonista conosce Rascia l'armena, una donna più vecchia e colta da cui impara molto. Rascia muore nel 1916 e Mosca, rimasta vedova di un temuto boss mafioso dopo aver trascorso vent'anni in America, torna in Sicilia nel 1936 con la fedele Clementina. Da quel momento, le due donne iniziano una vita isolate da tutti, in una quotidianità segnata dal ricordo e dalla cura.

Palermo 1962. Dalla Sicilia all'America per un futuro migliore - filmato storico

Lingua e fisicità nel racconto di una vita

Lo stile di Silvana Grasso non è mai neutrale. L'autrice parla in modo molto fisico della mentalità contadina siciliana, dell’emigrazione, della malattia e della discriminazione che deriva dalla diversità, puntando il dito sulla sterilità come profondo spartiacque sociale. Questo linguaggio rivela allora, oltre le parole, un altro protagonista del romanzo e fa vedere nella corporeità minacciata (dalla malattia o dai pregiudizi), tormentosa e infine domata, la chiave di tutta una vita, ormai giunta al punto estremo in cui anche il corpo svapora e rinsecchisce.

La prosa si serve di un lessico spesso "spesso" e manierato, talvolta classicamente intonato a eleganze un po' sfatte, altre volte baroccamente impetuoso, con venature che ricordano la lezione gaddiana. Mosca Centonze, novantenne, controlla sospettosa se nella saliva sputata nel fazzoletto di batista ricamato a punto erba ci sono tracce di sangue. Controlla sempre a distanza di tanti anni, lei che ora ne ha quasi novanta, per l’abitudine presa in America. La narrazione a ritroso e per salti temporali permette al lettore di addentrarsi in una realtà dove gli odori, gli umori e i segreti prevalgono sulle parole dichiarate.

paesaggio rurale siciliano memoria storica

Temi ricorrenti e prospettive narrative

La sterilità e la solitudine sono temi cardine che si riflettono non solo in Mosca, ma in gran parte della produzione di Silvana Grasso. Il destino, spesso inteso come un protagonista occulto, guida i personaggi in un'esistenza che oscilla costantemente tra tragedia e riscatto. Si pensi a opere come La domenica vestivi di rosso o la raccolta 7 uomini 7, dove la scrittrice analizza la condizione della vedovanza e le peripezie dell'anima in città siciliane cariche di storia e pregiudizi come Gela.

Nella prosa di Silvana Grasso si riscontra un continuo, quasi ossessivo, ricorso a forme metriche che rimandano ai ritmi della lirica e dell'elegia. Questa scelta stilistica rende la lettura, in alcuni passaggi, particolarmente impegnativa per chi non ha familiarità con il dialetto siciliano, sebbene essa sia necessaria per mantenere intatta la verità psicologica dei personaggi. La vita delle due donne, Mosca e Clementina, si consuma in una casetta, in un breve spazio che diventa però l'intero universo del ricordo, dove l'uccisione e l'evirazione di un podestà, uomo pieno di perversioni, irrompono nella narrazione come un evento che segna il legame viscerale tra le protagoniste e il loro ambiente d'origine.

La Grasso, con la sua capacità di tratteggiare personaggi vividi, continua a interrogarsi sul senso della perdita e dell'affetto negato, declinandolo in diverse forme narrative che, sebbene distinte, mantengono una coerenza profonda legata alla terra, al corpo e al tempo che inesorabilmente scorre, lasciando segni visibili sulla pelle e indelebili nella memoria.

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