L'Abruzzo, terra di aspre montagne e dolci colline che digradano verso il mare, è un crocevia di storie, dialetti e tradizioni che hanno trovato nella musica popolare una delle loro più autentiche espressioni. La ricchezza del patrimonio etnomusicale abruzzese è un tesoro che racconta le vicende di un popolo, dai drammi dell'emigrazione alla durezza del lavoro, dalla vita famigliare all'amore e alla morte, fino alle radici profonde che plasmano l'identità di oggi. In questo vasto panorama di canti, la "Ninna Nanna de Natale" emerge come un canto particolarmente significativo, capace di evocare l'atmosfera sacra e domestica del Natale, ma anche di adattarsi e reinterpretarsi attraverso le sfide della contemporaneità. La sua melodia e il suo testo, intrisi di devozione e speranza, sono parte integrante di quel tessuto culturale che affonda le radici nella memoria collettiva della regione.
L'Etnomusicologia e la Scoperta delle Melodie Abruzzesi
La salvaguardia e lo studio di questo prezioso patrimonio non sarebbero possibili senza l'impegno di figure dedite alla ricerca etnomusicologica. Un esempio calzante è quello di un ricercatore nato a Chieti nel 1952, il quale si laurea in Lingue Orientali a Venezia. Durante gli anni universitari, frequenta anche il Conservatorio, iniziando così ad interessarsi all'etnomusicologia, una disciplina che studia la musica nel suo contesto culturale e sociale. La sua passione lo porta a documentare il repertorio folklorico in luoghi lontani come l'Uttar Pradesh e il Bihar, un'esperienza maturata durante una ricerca sul campo condotta tra il 1977 e il 1980.
Tornato in Italia dopo questa significativa esperienza internazionale, il ricercatore ha l'opportunità di conoscere il professor Diego Carpitella. Quest'ultimo, figura di spicco nel panorama dell'etnomusicologia italiana, lo spinge ad occuparsi delle musiche di tradizione orale nel contesto italiano, con un'attenzione particolare all'Abruzzo. Questa sollecitazione si rivela fondamentale, dando il via a numerose campagne di registrazione lungo il territorio regionale. Il lavoro di documentazione sul campo ha permesso di raccogliere e preservare un vasto repertorio di canti e musiche che altrimenti avrebbero rischiato di perdersi. Le scoperte e le analisi derivanti da queste ricerche sono state restituite alla comunità attraverso importanti pubblicazioni a stampa. Tra queste opere si annoverano "La musica di tradizione orale in Abruzzo", parte dei Quaderni della Rivista Abruzzese n. 35, pubblicato a Lanciano nel 2000, un'edizione arricchita da un CD allegato che offre una concreta testimonianza sonora. Un'altra pubblicazione rilevante è "Musiche tradizionali in Abruzzo. Le registrazioni di Diego Carpitella in provincia di Chieti", edito da Squilibri a Roma nel 2010. Questi lavori non solo catalogano, ma anche analizzano e contestualizzano le espressioni musicali abruzzesi, fornendo una base solida per ulteriori studi e per la valorizzazione di questa eredità culturale. La ricerca non si è limitata al solo folklore abruzzese, come testimonia anche l'opera "Badhesa, canti liturgici dall’oriente cristiano", dimostrando l'ampiezza degli interessi del musicologo.

Il Cuore dell'Abruzzo in Canto: Temi e Repertorio Popolare
Le canzoni popolari abruzzesi sono uno specchio fedele dell'anima della regione, raccontando storie che hanno fatto la storia dell'Abruzzo stesso. Attraverso questi canti, si possono esplorare i dialetti più strani, espressioni autentiche di una cultura vivace e diversificata. Queste canzoni, spesso cariche di un profondo significato emotivo, sono tra le più belle che hanno portato la musica popolare Abruzzese in giro per l’Italia, facendola conoscere e apprezzare oltre i confini regionali. Il repertorio spazia dalla celebrazione della vita famigliare e dell'amore, alla riflessione sulla morte e sulle sfide esistenziali, come i drammi dell'emigrazione e la durezza del lavoro quotidiano. Sono i canti che parlano delle radici di oggi, plasmando l'identità di un popolo che non dimentica le proprie origini.
Piattaforme come "Italia Canora" si dedicano alla preservazione e alla diffusione di questo patrimonio musicale, essendo in continua crescita e sempre alla ricerca di collaboratori che desiderano partecipare a questo grandioso progetto. L'invito è aperto a chiunque sia appassionato di musica e desideri aiutare "Italia Canora" a cercare materiale come cover, videoclip testi e quant'altro occorre per inserire le discografie dei grandi artisti italiani, o dedicarsi all'inserimento del proprio artista preferito con delle semplici linee guida. Un'altra risorsa significativa è "Estatica", l'enciclopedia di musica italiana, internazionale e cultura, che contribuisce a mantenere viva la memoria musicale.
Un Catalogo Vocale: Le Canzoni Popolari Abruzzesi e i Loro Interpreti
L'archivio delle canzoni popolari e folk abruzzesi è vasto e variegato, con numerosi brani che rappresentano le diverse sfaccettature della cultura regionale. Molte di queste canzoni sono state registrate e interpretate da cori e gruppi locali, che continuano a tramandare queste melodie di generazione in generazione. Qui di seguito, si riporta un elenco di alcune di queste canzoni, con l'indicazione dei gruppi che le hanno rese celebri e, dove specificato, dei loro temi distintivi.
Il canto folk "A LU GIARDINE" è stato interpretato dal Coro di Serramonacesca, mentre "A CCORE A CCORE", un canto popolare, ha trovato voce nella Corale T. Coccione di Poggiofiorito (Ch). Anche "A SAN GIUVANNE" è un canto folk eseguito dal Coro di San Giovanni Teatino. Un altro canto popolare, "ALL'ORTE", è stato proposto dalla Corale T. Coccione di Poggiofiorito (Ch). La Corale T. Coccione - Poggiofiorito (Ch) ha interpretato anche "AMORE CHE SE NE VA", un commovente canto popolare. "APRI, MARIE'", un canto folk, è stato eseguito dalla Corale "L. de Carolis" di Bisenti. Il Coro di Fossacesia ha offerto la sua versione di "ARIA DI MARE", un canto folk che evoca le atmosfere marine della regione. "ARVI'", un canto popolare, è stato portato in scena dalla Corale G. Verdi (Te).
Tra i canti di maggiore impatto emotivo, si annovera "SANT'AGNESE JUGULATA", un canto popolare eseguito dall'Associazione Polifonica Temperae e dal Coro Polifonico di Marruci. Un altro brano significativo è "ME TENGO RECORDA’ CHE SCI’ RENATA", un canto popolare accompagnato da un video ispirato alla città dell'Aquila dilaniata dal sisma, che ne amplifica il messaggio di memoria e resilienza. Le festività natalizie trovano espressione in canti come "FANTASIA… 'E NATALE", un canto popolare eseguito dalla "Corale L'Aquila", con musica di Camillo Berardi e testo di Antonio Cimoroni. Accanto a questo, la "NINNA NANNA DE NATALE", oggetto centrale della nostra analisi, è stata interpretata dalla Corale Gran Sasso (AQ) e diretta da Carlo Mantini.
Non mancano poi canti che descrivono scene di vita quotidiana e paesaggi. "LU PIANTE DI LI FOJE" (di C. De Titta - G. Albanese), eseguito dal Coro Folkloristico Abruzzese "La Figlia di Jorio", è una ballata che racconta con musica agile ed efficace la ripetitività del lavoro della raccolta autunnale delle olive. Questo canto dipinge un quadro in cui la campagna e la montagna cominciano ad essere avvolte dalle nuvole, e solo la festosa canzone di una ragazza in cima ad una scala spezza il silenzio. È, tuttavia, un canto nostalgico, che ci ricorda che un'altra stagione è passata e dice addio alle cose che inesorabilmente se ne vanno. "TRAMONTO AQUILANO", eseguito dalla Corale Gran Sasso (AQ) (con musica di G. Bronzetti e parole di E. Mari, armonizzazione di T.C.), è una canzone d'autore del maestro Bronzetti. Con grande semplicità, riesce a descrivere egregiamente il sentimento di ammirazione contemplativa di un tramonto sulle splendide montagne dell'Abruzzo. Insieme a "J'Abruzzu", è divenuto in breve tempo il cavallo di battaglia di tutti i cori abruzzesi.
"Ninna Nanna de Natale": Un Canto tra Tradizione e Contemporaneità
La "Ninna Nanna de Natale" abruzzese è un esempio lampante di come la tradizione orale si mantenga viva e si rinnovi. La sua esecuzione da parte della Corale Gran Sasso (AQ), sotto la direzione di Carlo Mantini, ne sottolinea l'importanza nel repertorio corale della regione. Ma al di là della sua interpretazione musicale tradizionale, il canto ha assunto nuove dimensioni attraverso progetti contemporanei.
Un testo di "Ninna nanna", esempio della tradizione popolare abruzzese (con attribuzione a C. De Titta - C. De Nardis), recita:"Fa scì la lune e ‘ffa cuprì lu sole,famm’addurmì, Madonne, stu fijole:falle mette ‘nghe ‘llangele ‘ngamminepe’ ‘lluorte de lu ciele e li ciardine.Bella Madonne, po’ gna l’aresvije,fajje ride dù stelle tra li cije.Nu vèle d’ore se spanne, è tutte fiure lu monne….Ninna-nanne! Pace e sonne!"
Questo canto, permeato di un immaginario popolare e cristiano, ha ricevuto una reinterpretazione visiva significativa. "Virtù Quotidiane" ha pubblicato una serie di video, e il nono di questi è proprio dedicato a "Ninna nanna de Natale" di Emiliano Dante. Per questa versione, il testo è di Giulio Morelli e Mario Lolli, la musica di Giulio Morelli, e l'elaborazione corale e strumentale è stata curata da Paolo Mantini. L'esecuzione è stata affidata all'Associazione Corale Gran Sasso.
Il regista Emiliano Dante ha offerto una prospettiva unica sulla relazione tra musica e immagine, affermando: "Per forza di cose, come regista, tendo a pensare che aggiungere un video a una musica non serve a visualizzare ciò che si ascolta o a rendere più pop un pezzo folk, ma a produrre un senso e un clima differente da quello originario." Questa filosofia è stata applicata in modo molto semplice all'operazione compiuta con "Ninna Nanna de Natale". Al tradizionale immaginario popolare, cristiano e un poco oleografico del testo, Dante ha contrapposto la realtà storica e materiale della celebrazione del Natale durante la ricostruzione post-sismica. Le immagini utilizzate nel video sono state girate mentre egli realizzava le riprese del suo documentario "Appennino", tra il 2016 e il 2017. Queste immagini, secondo Dante, "dicono molto della città e dello strano spirito con cui ha affrontato e affronta tanto la sua storia recente, quanto le sue tradizioni remote," offrendo una testimonianza visiva che arricchisce e contestualizza il significato del canto in un'epoca di cambiamento e rinascita per la regione.
Il Tesoro della Tradizione Orale: Uno Sguardo più Ampio sui Canti Popolari Italiani
Mentre la "Ninna Nanna de Natale" è un emblema della ricchezza abruzzese, il lavoro di ricerca e conservazione si inserisce in un panorama nazionale molto più ampio, dove le musiche di tradizione orale di ogni regione italiana offrono uno spaccato unico della storia e della cultura del paese. Analogamente agli sforzi per documentare i canti abruzzesi, esistono numerosi esempi di come le storie, le sofferenze e le gioie di diverse comunità siano state immortalate in canzoni popolari, spesso tramandate di bocca in bocca per generazioni prima di essere raccolte e armonizzate.
Alcuni di questi canti, ad esempio, sono avvolti nel mistero delle loro origini. Di certi bellissimi canti popolari, ben poche notizie si sanno, certamente nati, come tanti altri di questo genere, nel periodo delle grandi guerre e forse anche prima. Il tema è spesso quello della tragedia dell’addio e dell’incertezza del ritorno dalla guerra, riflettendo le ansie e i dolori di epoche segnate da conflitti. Altri brani hanno radici più chiare, come un canto probabilmente originario delle valli occitane del Piemonte, diffusosi e cantato in quelle zone. Questo canto forse è stato portato in Italia dalle truppe napoleoniche o da qualche armata francese, e in lingua francese ci racconta l’addio di un capitano, ferito a morte in battaglia, ai propri soldati, dipingendo un quadro vivido del sacrificio bellico.
Il filone dei canti di guerra è ampio e doloroso. Una canzone della seconda guerra mondiale, nota anche come “Il 16 settembre”, è dedicata alla sventurata campagna nei paesi balcanici e in Grecia. Descrive una guerra non sentita e mal sopportata, mal organizzata e con armamento inadeguato, ma - come sempre per gli alpini - coraggiosamente condotta, mettendo in luce il coraggio delle truppe di fronte a circostanze avverse. Un canto che ci viene dall’inizio dell’800, invece, narra le vicende di pochi coraggiosi patrioti italiani che lottavano per costruire l’unità d’Italia, un sogno che si sarebbe realizzato solo nel 1861 e completamente solo nel 1918. Fra questi valorosi vi furono anche alcuni giovani torinesi che a più riprese, tra il 1820 ed il 1828, dovettero affrontare per le loro idee carbonare il carcere e la morte per impiccagione. Non c’è odio né rimpianto in questo canto di uno dei condannati a morte dal re Carlo Felice, non a caso soprannominato Carlo “il feroce”. La sentenza veniva affissa in piazza San Carlo a Torino e lì eseguita, un triste monito per la libertà. Un canto degli Alpini in dialetto piemontese, noto a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, è ricordato anche con versioni leggermente diverse e con altri titoli, come “Sai nèn perché” (Grassa 1930 e ANA Torino 1931), “A la matin bonora” o “I dispiasì d’noiatri povri alpin”, testimoniando la sua diffusione e le sue varianti nel tempo.

Le Alpi, con la loro maestosità, hanno ispirato innumerevoli canti. “Davanti alla mia finestra c’è un uccellino, tutta la notte canta, canta la sua canzone. Se canta, che canti! Non canta per me, canta per la mia amica che è lontana da me. Montagne che siete così alte, abbassatevi, perché io possa vedere i miei amori”. Questo poetico canto occitano, universalmente noto in una vasta regione che va dalle valli del Cuneese fino alla Catalogna, è divenuto a furor di popolo l’inno ufficiale dell’Occitania. La pronuncia e la scrittura occitane sono molto diverse da una regione all’altra ed anche tra una valle e l’altra, riflettendo la ricchezza linguistica e culturale dell'area.
Anche i canti d'amore e di corteggiamento sono una parte fondamentale del repertorio. “Che belle manine, manine da amare, che t’ha fatto la tua mamma… Va via, va piano, stai fermo con le mani… Ohi, bambina d’amore”. Questo dolce canto friulano, in dialetto ladino-carnico, ci viene da un’anonima “vilotta” delle prealpi vicentine dei primi anni dell’800, esprimendo tenerezza e affetto. Un canto di sapore ottocentesco, dal tono leggermente malizioso, presenta l'esplicito adescamento di un giovane studente da parte di una ragazza di strada, non lontana parente della Bohème o della Traviata. Ma subito viene corretto dalla rigida morale borghese, che può ammettere l’amore mercenario in un momento di distrazione dal dovere scolastico, ma certamente non il matrimonio, mostrando il contrasto tra desiderio e convenzione sociale.
La vita quotidiana e il lavoro sono altre fonti di ispirazione. Pochi canti come un brano trentino sanno rendere intatta l’atmosfera di una famiglia attorno al camino nell’attesa che la minestra finisca di bollire. La mente di tutti vaga su per il camino, seguendo i guizzi capricciosi e imprevedibili del fuoco, e intanto si parla del più e del meno, si canta, si pensa ai propri cari che non ci sono più, si fantastica e ci si dimentica quasi di dove si è. Poi all’improvviso la minestra bolle, un quadretto intimo e realistico della vita domestica. La grande capacità popolare di trasformare le vicende tragiche e dolorose in filastrocche scherzose ed ironiche è testimoniata da un canto di origine lombarda, che prende a pretesto la nota propensione degli italiani per la pasta, per sdrammatizzare la tragedia della fame e della guerra. La gustosa armonizzazione di questo canto ne evidenzia il carattere vivace e resiliente.
L'emigrazione, piaga che colpì ripetutamente l’Italia durante gli ultimi anni dell’Ottocento e nei primi del Novecento, rivive in un antico canto, noto in tutto l’arco alpino e adattato di volta in volta ai vari flussi migratori che coinvolsero in particolare le popolazioni montane. È una delle più note canzoni friulane, già presente nelle prime raccolte di canti di montagna del 1929. Racconta il dramma del distacco dell’emigrante dalle proprie radici; nel lasciare la sua terra, prega perché le montagne si abbassino e gli lascino ancora una volta vedere il suo paese natale e promette a se stesso e alla sua bella che un giorno tornerà, un inno alla speranza e all'attaccamento alla terra d'origine.

Diversi canti riflettono anche temi religiosi o leggendari. Un canto siciliano che Luigi Pigarelli ha sapientemente rielaborato e armonizzato narra dei mitici tre re magi, che, seguendo la stella, arrivano misteriosamente fino alla capanna per adorare il Bambino, evocando la sacralità del Natale. La storia della pastora che pascola i suoi agnelli e del lupo cattivo che si divora la più bella capretta è antica quanto il mondo rurale e rispecchia le paure più profonde che secoli di vita dediti alla pastorizia hanno accompagnato intere generazioni di contadini e di montanari, un monito sulla fragilità della vita in campagna.
Le serenate, espressione romantica e tradizionale, trovano spazio anche nel repertorio. Questo delizioso canto, già contenuto in antiche raccolte di canti trentini ma curiosamente ignorato dal repertorio della SAT di Trento, è stato riscoperto e riproposto dal coro Aspis di Milano. La storia semplice e poetica ci racconta di una serenata al chiaro di luna di un innamorato alla sua bella, complice una notte di luna che splende sull’Adige e tramonta dietro il monte Bondone, un'immagine di grande lirismo. La "Maitinade" è una serenata trentina fatta di mattino. Questa simpatica ed allegra serenata - armonizzata da Luigi Pigarelli - è dedicata ad una ragazza della zona di Monte Baldo, a cavallo tra il lago di Garda e la valle dell’Adige, catturando la freschezza e la gioia dell'alba.
Canti umoristici e di vita sociale aggiungono un tocco di leggerezza. Un canto allegro e un po’ paradossale, noto in tutta l’alta Italia, narra di "La bella Gigia" che non si sente bene e chiede una visita medica. Ma si scopre che la malattia da cui è affetta si risolverà felicemente nove mesi dopo, con un tocco di ironia popolare. "Ferdinando s’innamora" appartiene al filone dei canti educativi e ci viene dal Trentino in una accattivante armonizzazione del maestro Dionisi, dimostrando come la musica possa anche veicolare messaggi didattici in modo giocoso. Di origine vicentina, un canto armonizzato dal maestro Zuccante si riallaccia alla tradizione dei canti popolari di corteggiamento, spesso ricchi di doppi sensi e qua là maliziosamente allusivi, rivelando la sottigliezza delle dinamiche sociali.
La montagna, infine, è un tema ricorrente e potente. Grigna e Grignetta sono due poderose montagne sopra Lecco, affacciate sul lago di Como. Meta da sempre di appassionati alpinisti e scalatori, sono il soggetto di una bella canzone del maestro Santucci. Tra i canti di montagna d’autore contemporaneo, merita una citazione speciale un canto di Bepi De Marzi. Tra le decine di sue composizioni, nessuna come questa ha saputo colpire il cuore e la fantasia di generazioni di amanti della montagna, diventando un classico. Occorrerebbe un libro per raccontare la storia fortunata della nascita e del clamoroso successo de "La Montanara", nato al Pian della Mussa nelle valli di Lanzo, quando un giovanissimo Toni Ortelli, in un momento psicologico particolare, colpito dalla morte in montagna di una guida amica, mise in musica e in versi l’ispirazione di un felice momento di contemplazione mistica. Era il lontano 1927. Armonizzato poi da par suo da Pigarelli, La Montanara entrò fin dagli anni ’30 nel repertorio della SOSAT prima e della SAT poi, divenendo rapidamente a furor di popolo l’inno ufficiale degli appassionati di montagna, un vero e proprio simbolo.
Questi esempi, sebbene non tutti abruzzesi, illustrano la ricchezza e la complessità della musica popolare italiana, un campo di studio e di conservazione che si interseca con l'opera di valorizzazione dei canti regionali come la "Ninna Nanna de Natale" abruzzese. Il lavoro di studiosi, cori e piattaforme come Italia Canora ed Estatica è fondamentale per garantire che queste "radici di oggi" continuino a risuonare e a ispirare le generazioni future.