Una ninna nanna è una melodia rasserenante cantata ai bambini per farli addormentare. L'idea alla base della ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induce i bambini ad addormentarsi. Questo genere musicale sembra rappresentare il più cantato al mondo, un vero e proprio patrimonio culturale che attraversa ogni civiltà e ogni epoca. Di ninnenanne se ne trovano infatti moltissime nella cultura popolare di tutti i popoli, testimoniando un gesto atavico e universale che connette l'essere umano fin dai primi istanti di vita.

Il Canto della Culla nel Quotidiano e la Sua Funzione Primordiale
Nel linguaggio infantile o quando si parla ai bambini, "nanna" significa dormire, il sonno. "Nanna" preceduto da "ninna" identifica, come tutti sanno, quel particolare testo (filastrocca, nenia, cantilena) da sempre usato dalle mamme per favorire la calma, la rassicurazione e la fiducia del bambino nel momento del passaggio dalla veglia al sonno. I toni tranquillizzanti e i ritmi dolci sembrano essere la ragione per cui una ninna nanna aiuti un bambino ad addormentarsi. Tuttavia, studi hanno dimostrato che se a cantarle sono voci familiari al bambino, queste ninne nanne sono più efficaci nel calmarlo. Non solo, cantare i testi delle canzoni o persino recitare le filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. È stato dimostrato che la musica stessa è un valido aiuto all’apprendimento per i neonati e i bambini piccoli.
La voce della madre è un ponte fondamentale per il bambino. Quando il bambino è nel grembo materno, non può percepire molto dall'esterno, ma l’altro suono che sente prima della nascita è la voce della madre. Anche se questa gli giunge ovattata, il bambino ne è consapevole e si dice che le ninne nanne cantate dalla madre possano fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Questo può funzionare anche se, mentre è nell’utero, il bambino è esposto continuamente anche ad altre voci. Si narra persino di un fratello che cantava ogni sera "You Are My Sunshine" alla sorellina mentre era nella pancia della madre; quando la bimba nacque con problemi di salute e sembrava che non ce l’avrebbe fatta, fu proprio la voce del fratello che cantava per lei a far risalire i suoi parametri vitali e farla guarire miracolosamente. Il maternage, ovvero il ruolo materno nei secoli, è rimasto più o meno sempre lo stesso, nonostante le trasformazioni sociali che hanno visto la donna in generale cambiare e trasformare il suo ruolo nella società, passando da una società matriarcale ad una patriarcale.
Il gesto del cullamento, rappresentato da brevi passi, una sosta altrettanto breve, e di nuovo il ritmo rallentato del dondolio, è intrinsecamente legato alla ninna nanna per condurre al sonno. Ugualmente, da sedute, il movimento è quasi simile, piegandosi in avanti e poi, ancora indietro, con movimenti dolci e uguali per conciliare il riposo. Le culle di un tempo, soprattutto quelle tradizionali e artigianali, quando i piccoli nascevano ancora nelle proprie case, hanno sempre rappresentato una parte essenziale del riposo del neonato. Il ritmo cadenzato delle ninne nanne quasi accompagnava il movimento della culla che, per lo più, erano a dondolo, in legno o in vimini. Ma nelle case più povere la culla era anche rappresentata da un tipo di “naca” appesa al soffitto (“naca a ventu” o “naca a volu”), costituita da un pezzo di stoffa le cui estremità erano legate ad una corda annodata, a sua volta, ad una trave del soffitto nelle vicinanze del letto.
Ninna Nanna | Il canto materno e la relazione col bambino
L'Etimologia Profonda e le Radici Linguistiche di un Concetto Antico
Dal punto di vista etimologico, il termine ninnananna è definito, nell’enciclopedia Treccani, come una “Nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato, con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli (e nella quale le parole ninna nanna ricorrono frequenti come intercalare): cantare la ninnananna. In musica, breve componimento musicale, in movimento moderato, ritmo pari, misura generalmente di 6/8, ispirato alle nenie che si cantano ai bambini: una n. di Mozart, di Chopin”. Sia «ninna» che «nanna» sono termini che nel linguaggio infantile significano «sonno».
Tuttavia, se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre. Il canto di culla era chiamato Lallum o Lallus e ancor oggi quando diciamo lallare indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino che teniamo in braccio o è dolcemente posto nella culla ondulante per facilitargli il sonno. Gli antichi romani cantavano «lalla lalla». Lo stesso termine per gli inglesi è lullaby, e l’assonanza con gli antichi non è casuale, mentre in francese è detto berceuse, nana per spagnoli e portoghesi, Wiegenlied per i tedeschi. La parola «dormire» per l’arabo, nella variante tunisina, è detto nänni mentre per gli egiziani lo stesso significato è riposto nel termine ninne. Le similitudini o le radici etimologiche simili della parola ninna nanna fanno supporre che fin dall’antichità cantare con un bambino tra le braccia era, in ogni luogo, uno dei gesti più naturali dell’uomo. È interessante notare come la parola italiana Ninnananna fosse compresa già nel “dizionario dell’Accademia della Crusca del 1612 che la attribuiva alle balie”.
L’etimologia della parola ninna nanna, sebbene possa ritenersi d’origine onomatopeica, fa riferimento al nome della Madre Terra, in quanto richiama l’universo femminile capace di generare la vita. I Sumeri veneravano la Madre Terra con il nome di Nana, la dea della vita e della natura, della fecondità e della nascita. La dea Nana è la Madre nell’atto di allattare, che coincide con il momento in cui la mamma fa addormentare il bambino. La posizione che assume il bambino durante l’allattamento al seno è una posizione fetale, che riporta il piccolo a una regressione nel grembo materno.
Un Ritmo Universale: Caratteristiche Musicali e Influenze Culturali
Una caratteristica che permette di riconoscere una ninna nanna è il ritmo. Le caratteristiche della ninnananna sono comuni a tutte le culture: il ritmo è semplice, binario o ternario e inoltre abbiamo una ripetizione ritmica e melodica che tende a rilassare perché induce un effetto ipnotico. La Treccani, come menzionato, la definisce come un componimento musicale in movimento moderato, ritmo pari e misura generalmente di 6/8. Molte ninne nanne tradizionali di tutto il mondo sono scritte con il ritmo del valzer, in 3/4, che ricorda un po’ il dondolio di una culla. La musica stessa, in queste melodie, offre al bimbo occasione di “acculturazione linguistica e musicale”: un primo contatto con la musica e con la realtà che lo circonda avviene proprio grazie alla voce della mamma, che lui ricerca e gradisce sin dalla nascita.
Questo genere musicale, nella storia delle tradizioni popolari, rimane una delle priorità che tutt’oggi viene tramandata. Il canto della ninna nanna ha un intenso valore e nella sua piccola dimensione si potrebbe dire che assume un “significato profondo”. La Commissione europea ha creato il progetto "Lullabies of Europe" per raccogliere tutte le ninna nanne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale, sottolineando l'importanza di questo genere a livello transnazionale.
Simbolismi e Archetipi nel Canto di Culla: Tra Protezione e Antichi Timori
Il canto della ninna nanna, nella fase dell’addormentamento, sviluppa un’unione importante, ma anche il timore, da parte del bimbo, di doversi “staccare” dalla mamma. Le ninne nanne, pertanto, rappresentano un rito di passaggio che porta il bambino da una condizione di veglia ad una di sonno e in una società arcaica questo microciclo veglia-sonno equivaleva al macrociclo vita-morte. Se analizziamo le ninna nanne tradizionali ci rendiamo conto che la musicalità ed il ritmo sono del tutto simili ai lamenti funebri, affidati anche questi, alle voci femminili. L’etnologo Ernesto de Martino, infatti, “fa notare come, nella nenia, l’oscillazione ritmica del busto che accompagna il lamento sia analoga a quella del canto di culla.” (rivista Mondo zero3 numero 2).
All'interno di questo rituale, il canto assume diverse particolarità, raccontando, molte volte, del “lupo nero”, quasi un momento di inquietudine, che però viene superato dalla protezione delle braccia della madre e dal risvolto del canto che comunque assume carattere di vicinanza e positività. L'immagine del lupo, che indica la notte e per associazione il sonno, è una chiara rappresentazione simbolica che è cantata come invocazione al sonno che tarda ad arrivare. La pecorella, invece, rappresenta il neonato nell’atto di prendere sonno e rappresenta il giorno che si approssima a venire. Inoltre il lupo diventa importante all’interno della ninna nanna in quanto incapace di farsi addomesticare. La mamma, nella ninna nanna, evoca la paura atavica dell’addomesticamento del suo figliuolo che non vuole cedere al sonno. Imporre il ritmo del sonno al piccolo è il primo insegnamento, la prima forma di educazione che la mamma rivolge al figlio. In molte ninnenanne si fa riferimento ad alcune figure, come la Befana o l’uomo nero, o la morte che inquietano il bambino. E in effetti scivolare nel sonno è un po’ un “morire”, la paura di separarsi è presente in quel momento.

Un’altra figura ricorrente nelle ninna nanne è quella della gallina che muore sull’uovo. Questa immagine fa riferimento alla diade madre-figlio. La gallina è la femmina del gallo, simbolo solare per eccellenza perché è il primo animale a cantare quando spunta il sole. Per questo motivo la gallina assume una connotazione negativa, o meglio opposta rispetto al gallo e quindi diviene simbolo lunare, terreno, notturno e di morte. L’uovo è solitamente associato alla primavera, stagione di rinascita per eccellenza, perché è in questo periodo, che, dopo le migrazioni, è deposto dagli uccelli. Interpretando il simbolo della gallina che, nella ninna nanna, muore sull’uovo, possiamo concludere che l’auspicio della mamma è quello del risveglio del figlio, per esorcizzare la paura atavica del sonno eterno. Entrambe le figure mitologiche sembrano riferirsi al ciclo dell’anno e soprattutto alla primigenia divisione che di esso si faceva in epoche passate.
Già nell’etimo della parola Anna possiamo scorgere il significato di ciclicità dell’anno lunare. Il nome Anna, infatti, può essere letto come Anno al femminile e la ciclicità si evince dal fatto che esso si può leggere indifferentemente da destra e da sinistra, senza per questo corromperne il significato. Anna Perenne, la dea alla quale si è sovrapposta Sant’Anna della religione Cristiana, era una dea dalle tre facce: la vecchia, che rappresenta la natura che non può dare frutti; la lasciva, colei che si dona per far nascere i frutti dalla terra; la ninfa protettrice delle acque, simbolo di vita nascente e simbolo lunare. Le tre facce di Anna Perenna possono coincidere anche con le tre fasi lunari (crescente, piena e calante) proprio perché la dea assurge a simbolo della luna, elemento femminile, che, con il suo influsso sul pianeta terra, determina l’andamento dei raccolti stagionali. Possiamo concludere affermando che l’icona di Sant’Anna, nella ninna nanna, si riferisce al ciclo lunare e vuole evocare la protezione della dea madre, simbolo di fertilità e di abbondanza. San Nicola, invece, insediatosi successivamente con l’avvento del cristianesimo, si riferisce al ciclo solare che da questo momento in poi determinerà il computo dei giorni nel nostro calendario.
Inoltre, la ninna nanna rappresenta anche un momento per avvicinarsi a Gesù Bambino, un dolce canto pieno di sentimento. Il fatto che la ninna nanna fosse prerogativa prettamente femminile lo ricaviamo dall’analisi del mito di Erigone che va alla ricerca del padre Icario. Questi aveva ricevuto da Dioniso, la rivelazione dei segreti sulla distillazione del vino e, dopo aver condiviso il nettare degli dei con alcuni vignaioli, fu ucciso e gettato in un pozzo da questi, perché si credettero avvelenati essendosi addormentati ubriachi. Quando la figlia Erigone trovò il cadavere del padre, si impiccò ad un ramo dell’albero e scatenò una follia suicida tra le vergini attiche, che rimanevano appese agli alberi dondolanti. Apollo, per mettere fine a questo scempio, fece istituire la festa dell’ aiora, cioè l’altalena delle vergini. Questo mito, che in età puberale giustifica la rottura del legame che si è saldato tra il padre e la figlia, pronta ad abbandonare la casa per prendere marito, può essere interpretato come una chiusura del cerchio tra madre, figlia e padre. Più precisamente possiamo chiederci: se la dea Nana è la madre e l’infante il figlio, dove si trova il padre? Il padre, lo desumiamo dal mito, è morto, non è presente e questo giustifica il fatto che la ninna nanna è una prerogativa tutta femminile.
Se ogni rito è composto da un canto, da una danza e da una sostanza inebriante, la fase del sonno dell’infante le comprende tutte se per canto consideriamo la nenia, per danza il dondolio e per sostanza inebriante “a papagnelle” ovvero l’infuso di semi di papavero che le nostre nonne o bisnonne ci facevano bere per addormentarci.
Le Ninne Nanne nel Tempo: Dalle Origini Antiche alle Composizioni d'Arte
Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C. Su una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq) è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi. Poiché molte ninne nanne sono state tramandate da generazioni, è facile dimenticare che le canzoni, le filastrocche e persino le fiabe non sono sempre state così adatte alle famiglie come lo sono oggi, e che alcune sono addirittura macabre e spaventose. Un esempio è la tragedia di un ramo d’albero che si spezza e di un bambino che cade da esso, che cantiamo senza pensare in "Rock-a-bye Baby".
Anche la musica classica ha abbracciato il genere della ninna nanna. La più famosa tra le ninna nanne d’”arte” è sicuramente "Wiegenlied" di Johannes Brahms, scritta dal compositore tedesco per una certa Berta Faber in occasione della nascita del suo secondo figlio. Ninna nanne scritte da famosi compositori di musica classica prendono il nome di berceuse, che è il termine francese per ninna nanna, come la "Berceuse" scritta da Fryderyk Chopin nel 1844. Per quanto riguarda "Twinkle, Twinkle, Little Star", questa è comunemente attribuita a Mozart, ma la melodia deriva in realtà da una vecchia canzone francese del 1761, "Ah! Vous dirai-je, Maman". Mozart compose una serie di dodici variazioni basate su questa melodia, probabilmente mentre si trovava a Parigi nel 1778, e le fu aggiunto il testo di una poesia intitolata "The Star" della poetessa inglese Jane Taylor, pubblicata nel 1806 in "Rhymes for the Nursery". Il testo contiene cinque stanze, sebbene soltanto la prima è largamente conosciuta.
Le origini di "Rock-a-bye Baby" e "Hush Little Baby", invece, sono varie e difficili da individuare. La versione R&B di quest’ultima, scritta e registrata da Inez e Charlie Foxx e resa popolare da James Taylor e Carly Simon, è diventata più una canzone romantica che una vera e propria ninna nanna. Anche canzoni contemporanee dei Beatles, come "Good Night" o "Golden Slumbers", possono avere più senso come ninna nanna, ma altre come "Lucy in the Sky with Diamonds" o "Norwegian Wood" potrebbero essere più efficaci per via del loro ritmo in 3/4.
Un Patrimonio di Voci: Ninne Nanne dal Mondo e le Loro Specificità Culturali
Proprio perché le ninnenanne appartengono a tutte le culture del mondo e sono presenti nell’esperienza di tutti i bambini, esse sono state utilizzate spesso per progetti scolastici interculturali, principalmente quelli rivolti alla scuola dell’infanzia. Ma la loro ricchezza permette di lavorare sulla scoperta e sulla storia dell’identità individuale, confrontandola con quella di altri popoli. Questo vasto repertorio orale rispecchia la cultura di cui fa parte e di solito, all’interno della famiglia rurale e patriarcale, la ninnananna è prerogativa esclusiva delle donne, tramandandosi di generazione in generazione. I canti, le filastrocche cantate, servivano, come tuttora, a tramandare le tradizioni, soprattutto quelle nel dialetto del luogo, ma spesso servivano, per i bambini, anche come mezzo di conoscenza della realtà quotidiana. In alcune, ad esempio, vi erano nomi di oggetti o di parti del corpo, tutti strumenti per poter accrescere la loro conoscenza.

Ninne Nanne Ceche
In Moravia, František Sušil (1804-1868), prete ed attivista della rinascita nazionale ceca, raccolse diverse vivaci ninne nanne. Una di queste è "Spi, Janíčku, spi" (Dormi, Janíček, dormi), che usa il nome proprio di un bambino, Janíček, diminutivo familiare del comune nome maschile Jan. "Ukolébavka" (Ninna nanna) fu pubblicata nel 1633 ne ‘L'Informatorium della Scuola Infantile' di Johan Amos Comenius (1592 - 1670). Questo libro è probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò, fra altre tematiche, la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia. "Hajej můj andílku" (Angioletto mio) è una delle ninnananne ceche più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben (1811-1870), scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi. "Halí, dítě" (Fai la ninna, bambino) fu raccolta da František Bartoš (1837-1906), pedagogo ed etnografo che collezionò canti moravi. Infine, "Halaj, belaj, malučký" (Dormi, dormi, piccolo) proviene dalla Moravia orientale, dove il dialetto viene influenzato dallo slovacco, rendendo i canti popolari simili a quelli slovacchi al di là del confine.
Ninne Nanne Danesi
Per i danesi, "Solen er så rød, mor" (Il sole è così rosso, mamma) è una ninna nanna classica. "Elefantens vuggevise" (La ninna nanna dell'elefante) è una delle ninna nanne più popolari ed è considerata un classico. Il tema tratta degli animali esotici, il contenuto ed il testo sono semplici e di facile comprensione per un bambino. Per rendere questa canzone politicamente corretta, negli anni novanta fu sostituita la parola "negerdukkedreng" (bambolotto negro) con "kokosnød" (noce di cocco). Il testo della canzone fu scritto nel 1948 dallo scrittore e poeta Harald H. "Godnatsang" (Canzone della buona notte) presenta testi e musica composti da Sigurd Barrett (1967), pianista, compositore e conduttore di un programma televisivo per bambini, assieme a un suo collega, il musicista Steen Nikolaj Hansen. Sigurd di solito canta questa canzone alla fine del suo programma. Questa ninna nanna presenta un tema riguardante il sonno. "Mues sang få Hansemand" (La canzone della mamma per il piccolo Hans) proviene dalla zona meridionale dello Jutland, è molto antica e non si conosce l'anno in cui fu composta. Non è però molto conosciuta in tutta la Danimarca, probabilmente perché scritta nel dialetto dello Jutland. "Jeg vil tælle stjernerne" (Conterò le stelle) fu scritta nel 1951 dal famoso poeta e scrittore danese Halfdan Rasmussen (1915-2002), con musica composta da Hans Dalgaard (1919 - 81).
Ninne Nanne Inglesi e Scozzesi
"Lavender's blue" (La lavanda è blu) è una canzone tradizionale usata come ninna nanna. Non si sa quando fu scritta o da chi, ma risale almeno al XVII secolo. Come molte ninna nanne, anche questa probabilmente è stata tramandata da una generazione all'altra ed ha subito modifiche nel tempo. "By Baby Bunting" (Ciao, bimbo ‘fagottino’) è tanto antica quanto le filastrocche inglesi. Nell'inglese antico, le ninna nanne erano chiamate Byssinge ed il prefisso by significava sonnellino. Le madri inglesi l'hanno cantata ai loro bambini ed è familiare ovunque si parli la lingua inglese. La melodia è giunta fino ai nostri giorni senza variazioni. Come nelle ninna nanne di altri luoghi, la promessa di una ricompensa per un buon comportamento viene presentata al bambino. Nell'inglese odierno, la parola bunting potrebbe riferirsi a un tipo di uccello oppure a un panno soffice e spesso. "Hush, little baby" (Ninna, nanna, piccolino) è un'altra ninna nanna tradizionale e non sappiamo chi compose la musica o chi scrisse le parole. Si suppone che abbia origine nel nord America, poiché il tipo di uccello menzionato nella canzone, il tordo beffeggiatore, si trova nel continente americano. "Twinkle twinkle little star" (Brilla brilla stellina) è una delle più popolari filastrocche inglesi e combina la melodia di una canzone francese del 1761 "Ah! Vous dirai-je, Maman" con la poesia inglese "The Star" di Jane Taylor. La "Scottish Lullaby" (Ninna nanna scozzese) proviene dai fieri clan delle Highlands scozzesi. Soltanto l'aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) e non i versi originali scozzesi furono usati quando venne presentata una drammatizzazione di "Guy Mannering" di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie con cui i clan potevano preservare la loro sofferta indipendenza contro le schiaccianti disparità, sono evocate in questo primo canto per l'infanzia, dove il sogno concerne lo squillo di tromba e l'ideale è il coraggio.
Ninne Nanne Greche
"Νάνι μού το νάνι νάνι" (Ninna, mio caro, ninna, nanna) proviene dall'isola di Calimno, una delle isole del Dodecaneso, situata a Sud-Est dell'Egeo. Quest'isola combina la bellezza delle montagne, l'aroma dell'origano e del timo con le acque cristalline. In questa ninna nanna, in particolare, le parole sono influenzate dalla bellezza della natura. Calimno è anche famosa per le spugne e la produzione dell'olio d'oliva, il che spiega perché nella ninna nanna vengono menzionati gli ulivi ed il sole, elementi essenziali per gli abitanti di Calimno. Oltre alle parole ‘nani-nanì, abbiamo qui anche il suono ‘e e è che è molto popolare e comune nelle ninna nanne greche. "Νάνι νάνι το παιδί μου" (Ninna, nanna, bambino mio) ha origine nella montuosa Kastoria, città greca situata nella Macedonia Occidentale. A Castoria vi sono molte aree coltivate e la regione è famosa specialmente per i vigneti, che non a caso sono citati nella ninna nanna. Vi sono anche molti allevamenti di bestiame e questo spiega i riferimenti all'agnello, alla capra e all'ovile. Un altro interessante elemento di questa composizione è l'uso di diminutivi, per esempio pecorella, capretta, ecc. "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" (Sonno, che prendi i piccoli), originariamente creata nell'isola di Tasso (Egeo settentrionale), si ascolta in tutta la Grecia con numerose variazioni. L'elemento del ‘Sonno’ (‘Ύπνος') è centrale. In molte ninna nanne greche ci si rivolge al Sonno al quale gentilmente si richiede di prendere il bambino nelle sue braccia e di aiutarlo ad addormentarsi. Secondo la mitologia greca, ‘Ύπνος' era il dio del sonno. In questa ninna nanna si menzionano l'Est e l'Ovest ad indicare la vastità del mondo. "Ύπνε μου, επάρε μού το" (Sonno caro, ti passo il mio bambino) nasce nell'Italia meridionale. Popolazioni di lingua greca hanno abitato quella parte dell'Italia fin dall'VIII secolo a.C., quando le prime colonie greche si stabilirono nelle regioni del Salento, in Calabria, a Taranto e a Metaponto. Queste aree hanno una vasta produzione di rose e forse per questo, nella ninnananna, troviamo il riferimento alle rose ed al loro assortimento. "Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά" (Il sole dorme sulle montagne), di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina, situata vicino alla città di Atene. Passata all'isola di Cipro, fu trasformata nel dialetto cipriota e vi si aggiunsero alcuni versi. La ninna nanna greca originale era formata soltanto dalla prima stanza. Non vi sono informazioni circa l'anno in cui fu creata o su chi abbia composto le rime e la musica. La ninna nanna parla del momento del tramonto, quando il sole e la pernice dormono ed anche i bambini dovrebbero dormire. La madre culla il suo bambino cercando di farlo addormentare. Bisogna parlare al bambino a bassa voce, per non svegliarlo.
Ninne Nanne Italiane
"Nana Bobò" è una bella ed antica ninna nanna della laguna veneta. Influenze balcaniche e bizantine sono evidenti nella struttura della canzone. Colei che canta, augura salute e ricchezza all'amato bambino che non vuole dormire. La madre non è presente, è andata alla fontana a prendere dell'acqua. "Fai la Nanna, Mio Simone" è un esempio delle ninna nanne tradizionali italiane. Questa canzone proviene dalla Toscana e presenta, all'inizio, un tono esuberante, seguito da un ritmo più dolce e più appropriato per una canzone da culla. "Ninna nanna sette e venti" è parte del ricco folclore e delle villotte friulane: "Cuant ch'in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi. Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…". Altre donne sono in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, ma la madre rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino. "Stella stellina", composta da Lina Schwarz, è una delle ninna nanne più popolari in tutta l’Italia. Molte madri italiane conoscono anche "Fate la nanna, coscine di pollo", una ninna nanna toscana che viene usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po' di fantasia, possiamo pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo. La "Ninna nanna dei suoni e dei colori" è una ninna nanna contemporanea, composta in occasione del progetto europeo Languages from the Cradle.
Ninne Nanne Calabresi
Le antiche ninne nanne calabresi, come in altri territori della nostra Italia, assumono una parte importante nelle tradizioni orali; il canto è quasi una “nenia”, tant’è che si rifanno ad antichi canti funebri romani, capace di porre il piccolo in una fase di tranquillità: la voce della madre e il “cullamento”. Come già detto, le “ninne nanne” della tradizione calabrese, restano in quel bagaglio culturale/popolare che Andrea Bressi, Maestro polistrumentista e grande conoscitore della tradizione calabrese, ha sempre portato avanti. “I canti popolari - ha infatti detto - accompagnavano tutta la vita, “dalla naca alla vara” (dalla culla alla bara). La ninna nanna, nel particolare, è un canto molto intimo, che si tramandava oralmente. Con il mio gruppo “Radici Calabre” abbiamo riproposto una ninna nanna catanzarese, dove emergono diversi significati: dall’evidenziare come il più forte abbia la meglio sul più debole (“u lupu si mangiau a pecureddha”) o, ancora, come spesso ci siano delle invocazioni, in questo caso al “sonno” che tarda a venire o, ancora, alla Madonna, nella ricerca della salute per il proprio figlio”. “Molte volte - aggiunge - si ritrovano farse e ninne nanne simili da quartiere a quartiere, ma anche da paese a paese, riscoprendo quel sentire unico della dolcezza di una madre che culla il suo bambino”. È ancora Bressi a ricordare una ninna nanna che si tramanda nel paese di Tiriolo: la “Ninna Nanna del Re Nilio”. È una antica ninna nanna che si accosta ad una leggenda, dove, in questo caso, è il padre a cantare la ninna nanna al proprio figlio. Di seguito e, in breve, il racconto della leggenda: “Sulla vetta del Monte Tiriolo vivevano in un antico palazzo un re e una regina che avevano un figlio, Nilio. Fattosi adulto s’innamorò perdutamente di una giovane e bella popolana che voleva sposare. Da qui il diniego dei genitori poiché la giovane era di umili origini. Un giorno Nilio scappò con la ragazza e la madre lo maledisse: “Possa tu liquefarti come la cera al sole”. Il giovane per sfuggire alla maledizione si chiuse in una stanza senza finestre, restando sempre al buio. Intanto la ragazza, che aveva avuto un bimbo, era rinchiusa in una grotta vicino al mare, ma Nilio non si capacitava di non poter vedere la propria amata e il piccolo, fu così che scavò un cunicolo arrivando nei pressi del Corace e di notte andava a trovarli. Il giorno dopo, prima del sorgere del sole, al canto del gallo, andava via per non essere colpito dai suoi raggi. Ciò accadeva ogni giorno e nel vedere il figlio cantava una ninna nanna cullandolo: “…e se i galli non cantassero mai e se le campane non suonassero mai, starei sempre con te, dormi, dormi, gran ninnolo mio” (e si mai li gaddhi cantasseru e si mai li campani sonasseru, eu sempre stapera ccu tia, duermi, duermi, gran ninnulu mio). Le fate, venute a conoscenza della vicenda si commossero nel vedere il padre così attaccato al figlio, tant’è che fecero sì che i galli non cantassero. Quando Nilio si accorse del mancato canto del gallo, si disperò, perché il sole era già alto. Accanto a lui un servo fedele lo accompagnò nel ritirarsi, ma Nilio cominciò a liquefarsi. Fu allora che il servo gli chiese, più volte, a chi avesse mai lasciato i suoi danari, indispettito dalla continua domanda, Nilio disse:” Io mi sto sciogliendo al sole e tu pensi al danaro? Lo lascerò al diavolo!”. Fu così che il diavolo ebbe tutto il danaro che nascose nella grotta facendone tre mucchi, uno di oro, uno di argento e l’ultimo di bronzo. Secondo la leggenda l’incantesimo si sarebbe spezzato solo con un espediente dettato dalla cattiveria del diavolo…ma, i tre mucchi di danaro, sono ancora nella grotta…”.
Ninne Nanne Rumene
"Culcă-te, puiuţ micuţ" (Addormentati, piccino mio) è un'antica ninna nanna della Romania occidentale e centrale (Cluj, Bihor, Năsăud), cantata ancora dalle donne che vivono in campagna e se ne possono ascoltare diverse versioni. Viene anche menzionata nei testi scolastici nella versione cantata da Maria Tănase (1913-1963), una famosa cantante folk rumena che contribuì grandemente a far conoscere la musica popolare rumena all'estero. "Nani, nani, puişor" (Ninna, nanna dolce piccolino mio) è usata in tutte le regioni della Romania. Inizia con le tipiche parole che inducono al sonno: nani, nani. La madre si augura che il bambino dorma a lungo, fino a mezzogiorno del dì seguente. In rumeno, la parola domani corrisponde a mâine, ma nella ninna nanna si può ascoltare un'antica variante, mâni. "Culcă-mi-te mititel" (Vai a dormire come un bimbo piccolino). Il titolo di questa ninna nanna è dato dal terzo verso della prima stanza invece che dal primo, poiché la quarta ninna nanna di questa selezione comincia con le stesse parole e si è voluto riservare a quest'ultima il titolo tratto dal primo verso. È un antico canto per cullare i bambini, proveniente dalla regione della Montenia (Romania meridionale). La madre desidera che il suo bambino cresca e sia in grado di badare a pecore, agnelli ed anatroccoli nei campi. In campagna, i bambini giocano sempre con piccoli animali e fiori e, quando diventano un po' più grandi, continuano a prendersene cura. "Nani, nani, puiù mamii" (Ninna, nanna, il bambino della mamma) è un'altra ninna nanna molto antica, nata nelle regioni meridionali della Romania, in Oltenia. È breve e ripete specifiche parole per indurre il bambino alla quiete e al sonno: nani è una parola tipica delle ninnananne; maică/maichii significa mamma mia/della mamma. In rumeno è comune rivolgersi ai bambini con le parole della mamma, per dimostrare affetto. "Haia, haia, mică baia" (Haia, haia, il bagnetto) inizia con le parole haia, haia che suggeriscono l'atto del cullare o del mettersi a giocare. Il tema principale della ninna nanna è la ripetizione del numero ventuno. In rumeno, il numero venti si dice douăzeci, ma nella ninnananna si può ascoltare douăzăşi, il modo in cui si pronuncia nella regione del Banato.
Ninne Nanne Turche
"Uyusun da büyüsün" (Che il mio bambino cresca mentre dorme) è inclusa nella categoria più estesa delle ninna nanne turche, quelle che esprimono auguri e desideri. In queste ninna nanne perlopiù è espresso il desiderio che il bambino si addormenti. Generalmente, esprimono ciò che la madre desidera per la sua bambina o per il suo bambino, inclusi benefici materiali come giocattoli, vestiti, cibi e bevande. Nella prima strofa di questa ninna nanna, la madre esprime il desiderio che la sua bambina cresca sana. È usata, inoltre, l'espressione onomatopeica "tıpısh tıpısh", per rendere il suono dei passi della bambina. Nella seconda strofa, la madre descrive le mani e le braccia della sua piccola decorate con l'henna. Una volta era molto comune per i turchi applicare l'henna sulle mani delle bambine in segno di benedizione. "Babanın Ninnisi" (Ninna nanna del papà) è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda. "Dandini Dandini Dastana" è conosciuta quasi da tutti in Turchia nella sua prima strofa. È possibile cantarla con variazioni del primo verso o di quelli successivi. A prima vista, il verso iniziale può sembrare strano, in quanto il suo contenuto è piuttosto estraneo ai concetti che si hanno del mondo del bambino o della ninna nanna. Secondo alcune fonti (Karabaş, 1999:62), tuttavia, il significato è metaforico: "dana" (vitello) rappresenta il figlio, "bostan" (orto) è la vita, "bostancı" (giardiniere) sta per il padre e "lahana" (cavolo) rappresenta una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio. Elogiare la bellezza del bambino o della bambina è un tratto molto comune nelle ninna nanne turche. La madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente o a una piuma. Per la madre, il suo bambino è più bello che qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli. "Sen bir güzel meleksin" (Sei un magnifico angelo) è un'altra ninna nanna turca che esalta la bellezza del bambino.