Conosceremo insieme i grandi nomi e le composizioni più famose, ma anche quelle meno note. Abolisco la regola non scritta (ma che ci insegnano a scuola) di qualsiasi bravo articolista che dice “mai parlare di sé in un articolo”, perché oggi voglio condividere con voi un piccolo angolo della mia vita privata come aggancio all’argomento di cui parleremo. Questa settimana infatti sono diventata “cugina maggiore” per la quarta volta, e questo articolo è per la piccola Cloi, per mia zia, e per tutti voi che avete fratellini o cuginetti che piangono sempre e volete farli calmare in modo da poter finalmente studiare. La musica, fin dalle origini dell’umanità, ha rappresentato il primo ponte comunicativo tra la madre e il nascituro, un legame invisibile tessuto di vibrazioni, frequenze e respiri che prelude a ciò che chiameremo, con un tocco di sacralità, una ninna nanna a Dio.

L’archetipo della culla: il Wiegenlied di Brahms
C’è un brano particolare che tutti voi conoscete soprattutto perché usciva fuori sotto forma di carillon da quei pupazzi strani che ci piazzavano in culla quando urlavamo. Il Wiegenlied op. 49 n. 4 di Johannes Brahms vi dice niente? No? Ascoltatelo e poi ne riparliamo. Questa dolcissima ninna nanna che ha cullato innumerevoli sonni infantili fa parte di una raccolta di cinque Lieder (composizioni per voce e pianoforte di carattere popolare) composti nel 1868. Chi avrebbe mai pensato che il tedesco potesse essere così dolce? (Spoiler alert: lo è). Soltanto ascoltando questo Lied ci si sente di nuovo bambini. La struttura armonica di Brahms è un capolavoro di equilibrio: un movimento oscillatorio che imita fisicamente il gesto di cullare, una melodia che non cerca mai lo strappo, ma la continuità. È una musica che sembra sussurrare a Dio il desiderio di protezione per l'innocenza appena nata, un atto di affidamento universale che trascende la lingua originale.
Tradizione e continuità: lo sguardo di Schubert
Ma scopriamone subito un altro leggermente meno noto ma altrettanto bello; si tratta infatti del Wiegenlied op. 98 n. 2 di Franz Schubert, composto nel 1816. L’impianto musicale è sostanzialmente lo stesso del precedente. Schubert, maestro indiscusso del Lied, riesce a infondere in poche battute un senso di pace che pare scendere direttamente dal cielo. Sebbene il contesto storico sia differente rispetto a Brahms, l'intento è identico: creare uno spazio sacro nel tempo, un recinto sonoro dove il bambino possa sentirsi al sicuro da ogni male esterno. È in questo spazio di quiete che il concetto di "ninna nanna a Dio" diventa tangibile; non si tratta più solo di far dormire, ma di consacrare il sonno a una dimensione superiore, quasi angelica.

La rottura degli equilibri: Richard Strauss e la modernità
Ma sentiamo, per esempio, quanto suona diverso dai primi due il Wiegenlied op. 41 n. 1 di Richard Strauss, composto nel 1899. Concentriamoci sulla musica: siamo alle soglie del Novecento, tra pochi anni Schönberg scardinerà il tradizionale impianto melodico introducendo la dodecafonia. In questo Lied la musica non sembra seguire lo stesso concetto di armonia dei primi due: ci sono diversi cambi di tonalità, l’impasto sonoro è più confuso, più enigmatico, apre a diverse suggestioni, ci lascia qualche volta anche sorpresi. In poche parole: è completamente imprevedibile. Notate come il concetto stesso di ninna nanna sia diverso in questo caso: non è più una semplice melodia per far addormentare un bambino, ma diventa un’occasione di riflessione sulla vita umana e sulla rinascita. Non vi siete sentiti sia confortati dalla mamma che angosciati dal futuro? Strauss ci ricorda che il sonno è anche un piccolo morire, un passaggio verso l'ignoto che richiede, forse ancor più che nel passato, un rivolgersi a Dio, un appello silenzioso durante l'oscurità della notte.
LE ORIGINI MEDIEVALI DEL LIED TEDESCO
Un piccolo universo naïf tra mito e realtà
Le ninne nanne originali di quest'opera s'ispirano a diverse forme tipiche del genere musicale. Accanto a nenie e filastrocche infantili tradizionali e canzoni in stile popolare, ci sono brani riferiti a un repertorio classico e brani vicini ad una sensibilità più moderna, tutti eseguiti da un'interprete femminile, con alcuni interventi di voci armonizzate. Nei testi troviamo temi e personaggi fiabeschi, elementi simbolici e figure legate al mondo della natura: un piccolo universo naïf, l'immaginario infantile dei sogni, espresso in un linguaggio semplice e delicato. È una proposta musicale, di Daniela Cologgi e Paola Serafino, dedicata ai più piccini e a tutte le mamme; con l'augurio che non si perda mai la consuetudine, antica e sempre incantevole, di accompagnare il sonno dei bambini con questa forma di comunicazione che è sonora, sensoriale, emotiva e affettiva.
Questa dimensione collettiva del cullare rivela una verità profonda: il gesto di cantare una ninna nanna è una preghiera laica. Quando una madre o un padre canta, sta creando una cupola invisibile sopra la culla. L'influenza del sacro in queste composizioni non è mai prepotente, ma resta sottesa. È la ricerca di una protezione che viene da lontano, un'invocazione di pace in un mondo che, già ai tempi di Strauss, iniziava a mostrare i segni di una complessità vertiginosa. Accettare questa complessità significa riconoscere che anche il sonno di un bambino è parte di un disegno più grande, una "ninna nanna a Dio" che non ha bisogno di parole complesse, ma solo di un cuore che batte all'unisono con quello di chi proteggiamo.

La risonanza emotiva del linguaggio sonoro
La capacità di una melodia di placare il sistema nervoso è una delle evidenze più affascinanti della neuroestetica. Quando analizziamo le ninne nanne, notiamo come esse tendano a utilizzare scale che non prevedono salti intervallari bruschi. Il passaggio da una nota all'altra è sempre fluido, quasi come un'onda che si infrange dolcemente sulla riva. Questo andamento ondulatorio induce uno stato di rilassamento profondo sia nell'esecutore che nell'ascoltatore. La "ninna nanna a Dio" non è dunque soltanto un fatto religioso, ma un evento biologico. È la sincronizzazione dei respiri, il rallentamento del battito cardiaco, l'allineamento delle anime in una frequenza comune.
Non dobbiamo temere che l'analisi tecnica tolga poesia al gesto. Al contrario, comprendere come Strauss abbia voluto rompere le regole ci fa apprezzare ancora di più il coraggio di chi, anche in tempi oscuri, cerca la luce. La ninna nanna rimane il genere letterario e musicale più resistente al tempo, perché risponde a un bisogno primordiale dell'essere umano: non sentirsi mai soli, nemmeno nel buio profondo della notte, nemmeno quando i sogni ci portano lontano dalla realtà tangibile. È in questo abbandono che si compie la promessa di una serenità che chiamiamo, con gratitudine, la nostra personale ninna nanna a Dio.
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