L'assistenza neonatale e la protezione della vita: dal rooming-in ospedaliero alle moderne culle per la vita

L’assistenza al neonato e alla madre nelle prime fasi dopo il parto rappresenta un momento cruciale che coinvolge aspetti clinici, psicologici, sociali e normativi. Più voci in questi giorni hanno criticato il rooming-in, cioè la pratica di lasciare la neomamma e il suo piccolo ricoverati nella stessa camera in ospedale anziché separarli e tenere il bambino al nido, come si faceva decenni fa. Questa discussione apre un ampio dibattito sulla gestione della salute materno-infantile, che spazia dalle dinamiche del reparto maternità fino a strumenti estremi di protezione come la culla per la vita. Comprendere il funzionamento del nido ospedaliero, le modalità di cura dei neonati e le alternative di sicurezza per le madri in difficoltà è essenziale per garantire il diritto alla vita e il benessere della famiglia.

neonato nella culla ospedaliera accanto al letto della madre

Il valore del rooming-in e il legame madre-figlio

L’adozione del rooming-in negli ospedali è stata una grande conquista, chiesta a gran voce dalle stesse mamme e promossa dagli esperti che si occupano di salute materno-infantile. Separare la donna dal suo bambino è un ostacolo allo sviluppo di un saldo legame di attaccamento tra di loro. Il piccolo nel nido, benché accudito con professionalità, è stressato, piange più spesso, non può ricevere il latte a richiesta ma solo a orari fissi. Per queste ragioni, la SIGO, insieme alla Società Italiana di Neonatologia, alla Società Italiana di Pediatria e all’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, ha firmato un documento congiunto per ricordare il ruolo del rooming-in nella promozione dell’allattamento e delle competenze materne.

Sono queste le ragioni per cui alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF hanno raccomandato di implementare il rooming-in in tutti i reparti maternità. Non si può pensare a una involuzione dell’assistenza; non si può tornare al passato e a separare mamme e bambini dopo la nascita. Tuttavia, l'implementazione di questa pratica richiede un'analisi critica delle risorse disponibili. Dare alla luce un bimbo non è una semplice procedura medica e le persone coinvolte, mamme e bambini, non hanno bisogno solo di assistenza clinica nei giorni successivi. Hanno bisogno, con la stessa attenzione, di accompagnamento e di supporto anche emotivo e psicologico.

Sicurezza clinica e prevenzione del collasso post-natale (SUPC)

Riguardo alla morte del neonato di Roma, il comunicato delle società scientifiche spiega che il collasso post natale, conosciuto come SUPC (Sudden Unexpected Postnatal Collapse) è un evento improvviso e inaspettato, molto raro (colpisce 8 neonati ogni 100 mila), ma documentato a livello internazionale. Si verifica nella prima settimana di vita, a volte a causa di patologie sottostanti non diagnosticate, ma il più delle volte in bambini apparentemente sani. Tra i fattori di rischio riconosciuti del collasso neonatale c’è la condivisione del letto tra il piccolo e la mamma quando quest’ultima dorme.

La condivisione del letto fra una madre vigile ed un neonato sano, messo in una posizione di sicurezza, è un fatto naturale, pratico, indiscutibile. Tuttavia, il rischio sorge quando la stanchezza estrema della madre interferisce con la vigilanza necessaria. Le critiche mosse in questi giorni alla gestione del rooming-in riguardano il senso di abbandono di tante neomamme che lamentano di non avere ricevuto da parte del personale l’assistenza richiesta e di essere rimaste sole a rispondere alle esigenze del bimbo di essere allattato, cambiato e confortato.

personale sanitario che assiste una neomamma in reparto maternità

Criticità strutturali e carenza di personale nei reparti maternità

Nicola Colacurci, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, risponde alle lamentele evidenziando un problema sistemico: tante strutture non ce la fanno a garantire a tutte le mamme e i neonati ricoverati l’assistenza assidua, la vicinanza e il sostegno di cui avrebbero bisogno perché manca il personale. A livello direttivo, laddove si decidono le politiche sanitarie, non se ne tiene conto e le risorse dedicate ai reparti maternità sono inadeguate. Non abbiamo abbastanza infermieri, non abbiamo abbastanza ostetriche.

Al netto di questi problemi, che devono essere risolti dalle istituzioni, il rooming-in rimane una buona pratica da salvaguardare. La sfida consiste nel bilanciare i benefici clinici e psicologici della vicinanza continua con la necessità di una supervisione professionale che impedisca eventi tragici. Il supporto non deve essere solo medico, ma deve abbracciare la fragilità della madre nel post-parto.

Il diritto all'anonimato e la prevenzione dell'abbandono

La possibilità di partorire in anonimato in ospedale e di non riconoscere il figlio non sempre è nota alle donne che per difficoltà psicologica, sociale ed economica non sono in grado di potersi prendere cura del proprio figlio. Secondo la legge italiana, infatti, c’è la possibilità di partorire in ospedale in sicurezza e in totale anonimato, scegliendo poi di dare in affido il bambino. Molti bambini che nascono in ospedale non vengono riconosciuti, ma è solo la punta dell’iceberg.

Troppi piccoli vengono abbandonati e mai trovati, tante donne sotto la pressione sociale e lo stigma della famiglia scelgono di partorire in altre regioni in modo che non sia possibile risalire alla loro identità. In una settimana tre neonati sono stati abbandonati dalle loro mamme preferendolo al parto in anonimato. Tre storie che riflettono l’urgenza di una realizzazione e diffusione sempre più capillare delle culle per la vita, come strumento di lotta e cura all’abbandono. Un quadro che deve fare riflettere sull’esigenza, dunque, di intervenire anche e soprattutto sul piano normativo e legislativo.

Siglato il protocollo operativo a tutela del parto in anonimo

La Culla per la Vita: una moderna "ruota degli esposti"

La culla per la vita è una struttura in cui le madri possono lasciare il neonato in completo anonimato e in assoluta sicurezza per il piccolo. Nel Medioevo alcuni ospedali e orfanotrofi erano provvisti della cosiddetta “ruota degli esposti”, un dispositivo rudimentale che accoglieva i neonati di famiglie che non potevano mantenerli. La culla termica è la versione tecnologica e moderna della ruota di una volta.

La disponibilità di un presidio come la culla per la vita consente infatti di:

  • evitare l'abbandono indiscriminato che mette a repentaglio la sopravvivenza del neonato, tutelandolo ed assicurandogli il diritto alla vita;
  • prevenire ed evitare risoluzioni estreme che negano il diritto alla vita, tutelando anche il diritto di chi "genera" a riconoscere o meno un figlio.

La culla termica neonatale, o culla per la vita, è una struttura creata per permettere alle mamme in difficoltà di lasciare il bambino in un luogo sicuro, dove verrà prontamente soccorso e accudito, nel totale rispetto della privacy di chi effettua questo gesto. Secondo gli esperti, se fosse più diffusa tra la popolazione la conoscenza di strutture provviste di culla termica, molte donne costrette a rinunciare al figlio neonato sceglierebbero di affidarlo a questi luoghi sicuri.

Funzionamento tecnico e sistemi di sicurezza della culla termica

Il presidio culla per la vita, come quello situato in prossimità dell'ingresso per autovetture della Clinica Mangiagalli dell'Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, è dotato di diversi sistemi di controllo e sicurezza che interagiscono tra loro per il corretto funzionamento. Il posizionamento del neonato all'interno della culla è reso possibile a seguito dell'attivazione dell'apertura della tapparella automatica da parte di chi abbandona.

A seguito dell'attivazione dell'apertura, la tapparella rimane aperta per circa un minuto, dopodiché se non ci sono movimenti di introduzione del neonato all'interno, si chiuderà automaticamente ed il sistema sarà pronto per un'altra apertura. Se viceversa viene rilevata l'introduzione all'interno della culla del neonato, non appena viene liberata, la tapparella si chiuderà immediatamente mettendo al sicuro in un ambiente termicamente adeguato il neonato. Una volta che la tapparella è chiusa ed al suo interno è presente il neonato, una successiva pressione del pulsante esterno non permetterà, per ovvi motivi di sicurezza, l'apertura della tapparella.

Subito dopo la chiusura della tapparella viene inviata una segnalazione tramite combinatore telefonico digitale GSM con un messaggio di testo SMS ed un messaggio vocale preregistrato ai numeri preposti al prelievo del neonato (telefono medico di guardia, telefono terapia intensiva neonatale, portineria Clinica Mangiagalli) i quali, se non interverranno entro un tempo di sicurezza prestabilito di 10 minuti, verranno avvisati da un allarme acustico. L'interno della culla è costantemente videosorvegliato da un controllo remoto tramite una telecamera con verifica in ogni momento della presenza o meno di un neonato all'interno. Premendo un pulsante è possibile far aprire la nicchia, depositare il neonato e allontanarsi senza essere inquadrati dalle telecamere. Queste, infatti, rilevano solo la presenza del neonato all'interno del vano.

infografica sistema allarme e sensori culla per la vita

Protocolli di intervento e recupero del neonato

Il medico neonatologo di guardia, ricevuta la chiamata e verificato attraverso i monitor di sorveglianza presenti nell'area di Terapia Intensiva che l'attivazione dell'allarme corrisponde ad un effettivo abbandono di neonato, accompagnato da un infermiere in servizio, recupera la borsa da trasporto e la chiave di accesso al vano della "culla per la vita" presente in Terapia Intensiva. Nel caso in cui l'attivazione dell'allarme non sia seguito da effettiva collocazione di un neonato nella culla, il medico o l'infermiere si reca sul luogo per effettuare comunque un controllo e per disattivare l'allarme.

Oltre a garantire l’anonimato di chi vi lascia i neonati, la culla per la vita è dotata di una serie di dispositivi - riscaldamento, chiusura in sicurezza della botola, presidio di controllo 24 ore su 24 e rete con il servizio di soccorso medico - che permettono il pronto intervento per la salvaguardia del bambino. La culla termica neonatale o termoculla neonatale è solitamente posizionata vicino all’ingresso di ospedali o altre strutture che aiutano le mamme in difficoltà, come ad esempio una chiesa. La culla è inserita in una particolare struttura a “nicchia” protetta dall’esterno da una tapparella termoisolata e resistente.

Differenza tra culla per la vita e incubatrice neonatale

Culla termica per neonati e incubatrice neonatale sono in realtà due dispositivi diversi, anche se entrambi hanno l’obiettivo di tenere il bambino al sicuro. La culla termica neonatale o culla per la vita accoglie i bambini che la madre decide di dare in affido. Invece, la culla termica o incubatrice neonatale è un dispositivo presente all’interno dei reparti di neonatologia o di terapia intensiva neonatale, che viene utilizzata a ricovero già in corso.

Costituita in materiale trasparente, con due aperture laterali per introdurre le mani e accudire il piccolo, l’incubatrice neonatale è creata in modo da riprodurre il più possibile l’ambiente uterino per la temperatura e il grado di umidità. È il neonatologo a stabilire quando è necessario procedere in questo senso. Solitamente questo dispositivo è utile quando il neonato è sottopeso oppure prematuro ed è necessario controllare il suo benessere attraverso sensori che monitorano il battito cardiaco, la temperatura, la respirazione e così via. Se poi il personale lo ritiene necessario, dopo il recupero dalla culla per la vita, il bimbo viene posto per qualche tempo nell’incubatrice neonatale.

incubatrice neonatale in reparto di terapia intensiva

Il progetto "ninna ho" e la rete nazionale delle culle

La Fondazione Francesca Rava - NPH Italia ETS insieme al Network KPMG, nel 2008 ha dato vita a “ninna ho”: primo progetto nazionale contro l’abbandono neonatale e l’infanticidio, che prevede anche l’installazione di culle termiche nei più importanti ospedali italiani. L’obiettivo è cercare di evitare gesti disperati e salvare i neonati, che sono le creature e le vite umane più deboli e indifese.

Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e il Policlinico Casilino di Roma aderiscono al Network degli ospedali ninna ho per la Campagna Informativa, in quanto già dotati della propria culla termica. In Italia ce ne sono circa 70, sebbene alcune stime indichino circa una cinquantina di presidi attivi distribuiti sul territorio nazionale. In Italia manca ad oggi un elenco ufficiale, una mappatura di facile consultazione e accessibilità, ma è possibile consultare elenchi suddivisi per regione per scoprire dove si trovano.

Aspetti legali e dibattito etico sull'abbandono protetto

C’è chi afferma che la “Culla per la Vita” faciliti l’abbandono/reato e, dunque, costituisce una sorta di istigazione a delinquere. Tuttavia, rileggendo l’articolo 591 del Codice Penale e le finalità di questi presidi, emerge come la priorità sia la salvaguardia della vita umana. La culla termica è uno strumento di aiuto e vicinanza alle mamme in difficoltà che giungono alla scelta, estrema e dolorosissima, di separarsi dal proprio neonato.

Il dibattito si estende anche alla necessità di potenziare i servizi di supporto alla maternità affinché la culla per la vita rimanga davvero l'ultima risorsa. Le critiche al rooming-in e la necessità delle culle per la vita sono due facce della stessa medaglia: la richiesta di una maggiore presenza dello Stato e delle istituzioni sanitarie nel momento della nascita. La culla termica neonatale o culla per la vita è una struttura presente in ospedali o altri luoghi dedicati alla cura del neonato, dove si può lasciare in tutta sicurezza e nel pieno rispetto della privacy il bambino quando non è possibile occuparsi di lui.

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