New York con un Bambino di un Anno: Guida Completa per un Viaggio Indimenticabile

Partire per un lungo viaggio intercontinentale con un bambino piccolo al seguito può sembrare un'impresa ardua, quasi folle. La pianificazione di un'avventura del genere, specialmente con un piccolo esploratore di soli 16 mesi, solleva interrogativi sulla sua fattibilità. La ricerca di informazioni concrete su esperienze simili si rivela spesso infruttuosa, portando a due possibili conclusioni: o pochi genitori osano intraprendere tali viaggi, oppure sono troppo impegnati a rincorrere i loro figli per poter condividere le loro scoperte. Questo diario di viaggio nasce proprio dall'esigenza di colmare questa lacuna, offrendo consigli pratici e un resoconto dettagliato per rendere un'esperienza del genere non solo fattibile, ma anche straordinariamente gratificante.

Il Viaggio Aereo: Strategie per un Volo Sereno

Il primo scoglio da superare è indubbiamente il viaggio aereo. Nel nostro caso, la scelta è ricaduta sulla Continental, prenotando tramite Lufthansa che ci aveva promesso un pasto per bambini. Purtroppo, all'aeroporto abbiamo scoperto che la Continental non offriva tale servizio. Fortunatamente, avevamo con noi dei biscotti, e il nostro piccolo Enea ha potuto assaggiare qualcosa da noi. Un sollievo è stato poter chiedere del latte sull'aereo, che ha reso il resto del viaggio più gestibile.

È importante sapere che per i bambini sotto i 2 anni, solitamente non è previsto un posto a sedere individuale. Tuttavia, se il bambino pesa meno di 12 chili, può usufruire di una culletta da posizionare sulla parete di fronte a determinate file. Il nostro Enea, al momento del viaggio, pesava 12,5 chili, ma abbiamo optato per una piccola "menzogna" pur di evitare di tenerlo in braccio per l'intero volo, un'esperienza che sarebbe stata a dir poco estenuante. Per assicurarci la culletta, abbiamo contattato la compagnia aerea un paio di mesi prima del volo, una mossa che si è rivelata fondamentale per il nostro comfort.

Il viaggio in sé, pur essendo stressante, si è rivelato fattibile. Delle 9 ore di volo, Enea ha dormito circa 3 ore. Il resto del tempo è stato impiegato camminando avanti e indietro, osservando il panorama dal finestrino, sfogliando libricini, sgranocchiando snack e, a quanto pare, divertendo (o forse irritando) le hostess più anziane.

bambino in aereo con tablet

Affrontare il Fuso Orario: Una Sorpresa Piacevole

La reazione di Enea al fuso orario è stata una vera sorpresa. Invece di essere stanco, si è mostrato estasiato da New York, rimanendo sveglio fino alle 3 di notte italiane. A New York, erano le 9 del mattino quando si è finalmente addormentato, permettendo anche a noi di riposare. Un inizio decisamente migliore di quanto avessimo potuto sperare.

Siamo atterrati a New York alle 13:30 ora locale all'aeroporto di Newark. Da lì, abbiamo optato per un autobus al costo di 15 dollari (Enea non ha pagato) che ci ha condotto direttamente a Grand Central Station. Un'opzione estremamente comoda. Uscendo dall'aeroporto, invece di dirigersi verso la stazione dei treni, è sufficiente seguire le indicazioni per "Ground Transportation" per trovare uno sportello dove acquistare i biglietti e ottenere tutte le informazioni necessarie.

L'Hotel e i Trasporti a Manhattan: Esplorare Senza Metropolitana

Abbiamo trascorso quattro giorni a Manhattan senza mai utilizzare la metropolitana, una scelta dettata dalla praticità con il passeggino. La metropolitana di New York, infatti, è notoriamente vecchia, affollata e con scale che la rendono poco accessibile con mezzi d'ingombro. Abbiamo quindi optato per un hotel a Midtown, l'Affinia Shelburne Hotel, prenotato con un'ottima tariffa su Booking.com. Prenotare l'alloggio con largo anticipo è un consiglio prezioso per risparmiare. Da lì, abbiamo percorso in lungo e in largo innumerevoli chilometri, esplorando zone che spaziavano dall'Upper Side a Battery Park.

Per il nostro primo pomeriggio a New York, avevamo bisogno di un'attività vicina all'hotel e capace di tenerci svegli: lo shopping! Dopo un po' di acquisti, siamo tornati in hotel per un meritato riposo.

Il Cibo a New York: Opzioni Salutari per i Più Piccoli

Trovare cibo sano da offrire al proprio bambino a New York non è affatto un problema. La città è immersa nella tendenza salutista, con una proliferazione di negozi di alimenti biologici e "healthy food" ovunque. Per la merenda, facevamo tappa fissa da Jamba Juice, che offre deliziosi smoothie di frutta fresca e dispone di punti vendita in quasi ogni strada. Enea è diventato un grande estimatore di queste bevande, tanto che ora ci troviamo a dover acquistare un frullatore.

Per il latte, abbiamo spesso approfittato di Starbucks. Per chi non lo conoscesse, dopo aver preso il caffè, ci si dirige verso un'area dove è possibile aggiungere ingredienti come il latte, che abbiamo più volte utilizzato per il biberon di Enea. Nessuno ci ha creato problemi; gli americani si sono dimostrati molto gentili e comprensivi nei confronti dei bambini.

bambino che beve uno smoothie

Esplorando Manhattan: Arte, Parchi e Viste Mozzafiato

Il secondo giorno ci siamo diretti a Chelsea per esplorare il quartiere delle gallerie d'arte e il Meatpacking District, una zona attualmente molto alla moda. Non perdetevi un giro sull'High Line, un'antica ferrovia destinata alla demolizione, trasformata in un innovativo parco urbano grazie a un progetto di architetti coraggiosi. Il parco è caratterizzato da una vegetazione rigogliosa, panche per il riposo e punti acqua rinfrescanti. Lì abbiamo scoperto un venditore di ghiaccioli di frutta fresca biologica fatti in casa, una vera delizia.

Il terzo giorno è stato dedicato all'Upper Side, a Central Park e al Museo di Storia Naturale. Quest'ultimo si è rivelato un luogo ideale anche per i bambini più piccoli, che possono correre liberamente tra gli animali impagliati senza il rischio di causare danni. Enea era letteralmente impazzito, correndo estasiato da una teca all'altra, indicando oggetti e chiamando le persone. Quando siamo usciti, era esausto e si è addormentato nel passeggino.

A proposito di "sudore", è bene notare che gli americani sono grandi amanti dell'aria condizionata, spesso impostata a temperature molto basse (circa 12 gradi all'interno quando fuori ci sono 30). È consigliabile portare sempre una maglia per il bambino, meglio se con cappuccio, e anche per sé stessi.

Abbiamo pranzato all'interno del museo, ma è stato l'unico posto a New York dove abbiamo trovato prevalentemente "junk food", molto grasso e poco sano. Se possibile, evitate questa opzione.

Nel pomeriggio, abbiamo visitato il Whitney Museum, un luogo incantevole con mostre temporanee molto interessanti. Abbiamo evitato il MoMA e il Met, preferendo circuiti e gallerie più alternative, ma riteniamo che anche i grandi musei siano fattibili con i bambini. All'interno del Whitney, Enea è rimasto nel passeggino; sarebbe stato problematico farlo muovere liberamente a causa delle installazioni presenti. Fortunatamente, era già stanco dopo la visita al Museo di Storia Naturale e Central Park, quindi non ci sono stati problemi.

Il quarto giorno è stato dedicato all'esplorazione dell'area finanziaria, al nuovo grattacielo in costruzione al World Trade Center e, successivamente, a un giro in battello verso Ellis Island e la Statua della Libertà. Ci siamo accontentati di ammirare Miss Liberty dal mare, scendendo poi a visitare il toccante Museo di Ellis Island, che narra le storie dei milioni di immigrati del secolo scorso. Anche qui, Enea si è comportato egregiamente, girando ed esplorando, facendoci stancare parecchio ma senza creare particolari disagi. Al Washington Square Garden, ha avuto numerosi incontri con scoiattoli socievoli, divertendosi moltissimo.

10 cose da fare a NEW YORK CITY CON I BAMBINI

Ricapitolando l'esperienza a New York: lunghe ore di camminata, cibo sano, numerosi cambi di pannolino nei bagni dei fast food, corse nei corridoi dei musei, il passeggino utilizzato come carrello per la spesa, Enea che diceva "hi" e "bye" a tutti, persone estremamente affettuose nei suoi confronti (si fermavano a parlargli ovunque, anche se lui non capiva una parola) e cani amichevoli. A differenza dell'Italia, dove i padroni spesso non permettono ai bambini di avvicinarsi ai cani per timore delle reazioni, in America sono molto più disponibili. Vedendo l'entusiasmo di Enea, la gente avvicinava i propri cani, permettendogli di accarezzarli felice, mentre loro lo annusavano. Un momento di gioia pura per tutti. Il bilancio complessivo è stato estremamente positivo.

Il New England: Un Viaggio On the Road tra Storia e Natura

La mattina del quinto giorno, abbiamo noleggiato un'auto e ci siamo diretti nel New England, non senza aver prima sbagliato un'uscita autostradale. L'auto, noleggiata presso Hertz, era dotata di seggiolino e navigatore, ma all'inizio non eravamo ancora del tutto pratici.

La nostra prima tappa è stata Newport, Rhode Island, famosa per le sue sontuose "Mansion", le dimore dei ricchi, alcune delle quali visitabili. Il nostro errore è stato quello di dirigerci dal parcheggio del visitor center verso il centro città, trascurando la scogliera che si affaccia sull'Atlantico. Nel frattempo, si era fatto buio, facendoci perdere il meglio. La guida non era stata chiara su questo punto, e solo in seguito abbiamo capito che dal parcheggio è fondamentale risalire verso il "cliff", evitando di andare verso il porto. In serata, siamo arrivati al nostro alloggio, un B&B a New Bedford, Massachusetts. Una località non turistica ma molto affascinante, scelta perché qui visse Melville (abbiamo alloggiato nella casa di sua sorella, in un quartiere che sembrava uscito da "Piccole Donne").

Dopo una colazione biologica squisita, siamo partiti alla volta di Cape Cod, dove ho realizzato un sogno di una vita: il whale watching. Cape Cod è meraviglioso e merita sicuramente più di un giorno di visita (questo è il mio unico rimpianto). Avevamo però una meta precisa: raggiungere Provincetown e imbarcarci per l'avvistamento delle balene. Siamo arrivati in tarda mattinata e abbiamo subito acquistato i biglietti per la mini-crociera, che dura mediamente tre o quattro ore. Fortunatamente, abbiamo trovato posto sull'ultima nave, quella delle 17:00. Nel frattempo, abbiamo pranzato in un "clam shack", un locale tipico dove si gustano lobster roll e le famose vongole fritte.

Successivamente, ci siamo diretti in spiaggia, dove Enea ha deciso di tuffarsi per inseguire le anatre. Un momento di pura spontaneità! Per fortuna, sono riuscita a spogliarlo prima che si bagnasse completamente, perché era inarrestabile. Avevo portato diversi cambi, ho usato i vestiti che gli avevo tolto per asciugarlo e poi l'ho rivestito. Io stessa mi sono bagnata fino alle ginocchia per stargli dietro. L'acqua era fredda, ma devo ammettere che se avessi avuto il costume, un bagno me lo sarei fatta volentieri. La guida non era stata chiara in questo senso, suggerendo che l'acqua fosse troppo fredda per fare il bagno, ma se l'ha fatto un bambino di 16 mesi, per quanto spericolato…

Finalmente, alle 17:00, è iniziata l'avventura più bella, che per me è valsa l'intero viaggio: l'avvistamento delle balene. Sono animali stupendi; facendo silenzio, si può sentire il loro canto, e sono sicura che il mito delle sirene nasca da qui. Ne abbiamo viste molte: hanno saltato, sbuffato, mostrato le loro splendide code e una ci è passata sotto la barca. Ho realizzato le loro dimensioni mastodontiche, che arrivano fino a 18 metri! Enea ci ha fatto la grazia di dormire per quasi tutto il tempo, permettendoci di goderci il ponte, scattare foto e gridare di meraviglia. Si è svegliato giusto in tempo per vedere due balene e, con mia grande sorpresa, appena gliele ho indicate, le ha subito individuate e si è appassionato. Poi ha passato il resto del tempo eccitato a correre avanti e indietro, indicando ogni gabbiano e facendo amicizia con altri bambini, abbracciandoli e facendoli divertire. La sera siamo tornati a New Bedford felici, ma mi sono pentita di non aver prenotato una notte a Provincetown. È una città pazzesca, bellissima, con un'atmosfera serena e rilassata, gay friendly, piena di colori e gallerie.

balena che salta fuori dall'acqua

Il giorno seguente abbiamo visitato New Bedford, una città che in passato è stata molto ricca grazie alla caccia alle balene e che oggi possiede il porto più redditizio per la pesca in tutta la costa atlantica statunitense. Il vecchio quartiere acciottolato è molto suggestivo e permette di immaginare i marinai all'imbarco. Abbiamo visitato il museo dei balenieri e infine mangiato in un pub irlandese molto accogliente. Prima di lasciare la città, siamo stati in un centro commerciale dell'antiquariato, che somigliava più a un mercatino delle pulci, un tipo di luogo che ci appassiona molto. (Tutto il New England è pieno di questi posti, dove abbiamo speso molto tempo e denaro). Nel pomeriggio, siamo partiti alla volta del Maine, destinazione Portland, con una sosta a Kittery, una città di outlet.

L'hotel di Portland era accogliente e offriva una bellissima vista sulla Casco Bay. Portland è una città bella, tranquilla e ricca di storia, ma non ci siamo soffermati troppo, dirigendoci verso la costa centrale del Maine, caratterizzata da insenature e penisole che si estendono nell'oceano per decine di chilometri. Abbiamo visitato la Pemaquid Peninsula, con un piccolo e bellissimo faro all'estremità, fatto una passeggiata sulle rocce e osservato anatre in formazione volare sopra le nostre teste, prima di ripartire verso il nord del Maine.

Il nostro hotel si trovava a Castine, un piccolo e sperduto paesino di pescatori, prenotato quasi per caso. La sua vicinanza all'Acadia National Park (un'altra meta regina del nostro viaggio) e la sua autenticità e riservatezza ci hanno fatto scoprire una scelta interessante, nonostante i chilometri aggiuntivi per raggiungerlo. A Castine non c'è molto da fare se non contemplare la natura e il silenzio, ma il B&B dove alloggiavamo era molto bello.

La mattina seguente, dopo aver girovagato per un'ora a Castine e acquistato pane, pomodori e formaggio in un piccolo mercato locale, ci siamo diretti all'Acadia National Park. Abbiamo deciso di esplorare il parco utilizzando l'autobus che passa ogni mezz'ora, invece dell'auto (era disponibile un percorso in auto). Una scelta azzeccatissima e consigliatissima. La nostra prima fermata è stata una scogliera sull'oceano. Abbiamo lasciato il passeggino a bordo strada, ma la tentazione di avventurarci sul sentiero roccioso era troppo forte. Con Enea in spalla, ci siamo inoltrati e siamo stati premiati: alla fine della scogliera, in un luogo piuttosto remoto, abbiamo avvistato una foca che emergeva dall'acqua. Un'emozione indescrivibile.

Trovato un punto panoramico "comodo", abbiamo fatto il nostro picnic con i prodotti acquistati a Castine. Abbiamo ripreso l'autobus e ci siamo fermati al Jordan Pond, un bellissimo lago di montagna con un sentiero che lo circonda, un luogo che sembrava abitato da fate e folletti. Il bello di questo parco è la varietà dei paesaggi: spiaggia, scogliere a picco sull'oceano, boschi, laghi. Ognuno trova ciò che fa per sé, e nessun posto è eccessivamente affollato. (A proposito di folla, la guida ci aveva terrorizzato con descrizioni di hotel strapieni e strade affollate… ma riteniamo che questo sia un parere assolutamente personale).

Acadia National Park vista panoramica

Considerazioni Aggiuntive per Viaggiare con Bambini

Ritengo che abituare i figli a viaggiare fin da piccoli sia una scelta corretta e un'esperienza di crescita fondamentale. I neonati, come premesso, rappresentano un'incognita. Salvo promozioni o condizioni particolari, se si prenota un posto per un bambino, anche neonato, la compagnia aerea chiede il prezzo pieno del biglietto. Se il bimbo non è ancora svezzato, è indispensabile portare tutto il necessario da casa, in abbondanza. È utile organizzare attentamente le poppate per minimizzare gli impegni durante il volo. Considerando che, dopo l'atterraggio, tra adempimenti aeroportuali e controlli di frontiera, possono trascorrere anche 1-2 ore prima di essere liberi, è consigliabile effettuare l'ultima poppata poco prima dell'atterraggio. Molti aerei dispongono di fasciatoi, facilitando enormemente la procedura. Altri, fortunatamente sempre meno, ne sono sprovvisti, e in tal caso sarà necessario arrangiarsi cambiando il bambino distendendolo su due sedili, evitando di farlo durante turbolenze, decollo o atterraggio. Verificate sempre prima di prenotare se l'aereo dispone di un fasciatoio.

Sconsigliamo vivamente l'abbinamento Airtrain + Metro a New York con bambini piccoli. In questo caso, è necessario optare per un taxi o un bus navetta. I bambini più grandicelli sono sicuramente meno delicati rispetto ai neonati, ma presentano problematiche diverse. Una famiglia che viaggia con uno o più bambini deve gestire la distribuzione dei posti in aereo. Nei vari modelli di aereo, i posti possono essere disposti in coppia, terna o file da 4/5. Se non si presta attenzione, al momento del check-in le persone potrebbero essere separate. Questo va evitato controllando prima il tipo di aereo e facendo il check-in il prima possibile.

La serenità del volo dipende molto dall'organizzazione. È fondamentale preparare una serie di passatempi e attività per i bambini, tenendo presente che almeno 2-3 ore di sonno sarebbero auspicabili.

Attenzione al comportamento verso gli altri passeggeri: si dice che "tutto il mondo è paese", ma spesso ogni passeggero pretende un viaggio sereno, e non è raro che qualcuno si alteri se disturbato da schiamazzi o bambini che corrono tra i sedili. È consigliabile, appena preso posto, scusarsi anticipatamente con i passeggeri vicini nel caso in cui il bambino dovesse disturbarli, chiedendo loro di avvisarvi se ciò accadesse. In genere, questo gesto smorza l'eventuale fastidio.

Quando si decide di volare con bambini verso New York, sono assolutamente da preferire i voli diretti, anche a scapito di una tariffa maggiore. Chi viaggia con United Airlines può trovare informazioni sui voli con bambini sul loro sito ufficiale. Anche American Airlines fornisce dettagli completi e in italiano su tutte le regolamentazioni per viaggiare con bambini a New York e in generale sui voli intercontinentali.

Non è disponibile cibo per bambini a bordo, ma è possibile portare biberon, latte e succhi di frutta. Seguendo questi pochi consigli e creando il giusto contesto, tutto sarà meno traumatico di quanto si possa pensare. E poi, se scappa qualche risatina, fate un sorriso: state andando in vacanza a New York!

Alloggiare a New York: Oltre l'Hotel Tradizionale

Abbiamo scelto di non soggiornare in un hotel a Manhattan, ma di affittare una casa a Crown Heights, un quartiere multietnico di Brooklyn. La nostra priorità non era tanto risparmiare rispetto a un hotel a Manhattan, quanto vivere l'esperienza di una vera casa newyorkese. Crown Heights offre un'atmosfera unica, dove da una strada all'altra sembra di passare in paesi diversi. La nostra strada era abitata prevalentemente da persone originarie delle isole caraibiche (Giamaica, Barbados, Antigua), mentre dall'altra parte della strada vivevano ebrei ortodossi, con i loro caratteristici ricciolini sulle orecchie. Era divertente uscire di casa al mattino e incontrare sempre le stesse persone del quartiere, che ormai imparavano a conoscerci.

vista di Brooklyn con grattacieli sullo sfondo

Il Citypass si può acquistare tranquillamente online e anche direttamente a New York. Io l'ho preso mentre ero in fila all'Intrepid perché non volevo fare la coda per i biglietti, permettendomi di saltare alcune file in altre attrazioni. Per quanto riguarda la connessione mobile, ho utilizzato HOmobile pagando a consumo e ho avuto sempre telefono e internet. Mio marito, con la tariffa estera di Wind, non ha mai avuto connessione.

Esplorare Brooklyn e Manhattan: Un Mix di Attrazioni Iconiche

Svegli all'alba (solo perché non riuscivamo a dormire), siamo usciti a fare un giro del quartiere e, praticamente a piedi, siamo arrivati a Dumbo. Non consigliamo il ponte a piedi con i bambini. Nel pomeriggio, siamo stati a Manhattan al Rockefeller Center e poi al Lego Store, una tappa fondamentale per mio figlio. E chi non comprerebbe un Lego a New York? Abbiamo fatto un giro a Bryant Park per prendere un mega frullato ghiacciato alla frutta e riposarci un po'. Come in molti altri parchi di New York, ci sono sedie e tavolini a disposizione di tutti.

Abbiamo fatto un giro alla Grand Central Terminal, già che eravamo di strada, e ci siamo divertiti a chiacchierare nella Galleria dei Sospiri al piano interrato. Ma non ci siamo fermati qui. Siamo anche andati alla Public Library e poi abbiamo proseguito fino alla funicolare di Roosevelt Island, un giro molto carino da fare con i bambini. Ne è valsa la pena? Certamente sì, perché abbiamo visto da vicino la Statua della Libertà, Ellis Island e molte altre attrazioni che ho visitato da piccola con mio padre, ricordando solo il caldo e le file. Terminata la crociera, abbiamo approfittato ancora del nostro Citypass e siamo saliti sul Top of the Rock.

Decisi ad affittare le biciclette a Central Park, abbiamo preso la metropolitana prestissimo e siamo arrivati a Central Park Nord. Abbiamo percorso praticamente tutto Central Park a piedi: una passeggiata meravigliosa con scorci stupendi che consigliamo solo se avete bambini pazienti e siete molto allenati, poiché camminerete almeno per due ore.

A proposito di spettacoli, ho acquistato i biglietti per "Aladdin" online prima di partire, spendendo 70 dollari a testa per avere tre posti in "galleria". C'erano posti migliori, ma anche molto più costosi, e comunque sul posto non avremmo trovato nemmeno quelli perché era tutto esaurito. Se volete assistere a uno spettacolo del genere, pensateci prima di partire. È stata un'esperienza meravigliosa: costumi, luci, effetti speciali, ballerini-attori super fighi. La serata si è conclusa con un po' di shopping "super turistico" a Broadway, dove abbiamo acquistato una tazza con la scritta "New York", diverse calamite, innumerevoli matite, un piccolo Empire State Building e una Statua della Libertà in miniatura, dato che mio figlio è un classico collezionista di modellini di monumenti. Comunque, una passeggiata a Broadway alle 5 del pomeriggio stanca più della traversata a piedi di Central Park. Milioni di turisti in giro e caos ovunque.

Capisco che in vacanza si abbia voglia di dormire di più, ma non a New York, non quando si possono vedere certi posti praticamente senza nessuno. Una mattinata non basta per vederlo tutto nel dettaglio, ma con un bambino è anche troppo. Prima di pranzo, siamo usciti e abbiamo fatto un giro in un delizioso mercatino, che credo si tenga lì davanti al museo ogni domenica. Oltre ai produttori locali che vendevano formaggi, frutta, verdura e prodotti da forno, c'erano molti artigiani.

Finalmente, abbiamo noleggiato le biciclette a Columbus Circle, con caschetto e assicurazione per tutti. Vi consiglio queste accortezze perché il giro a Central Park è molto bello, ma non ci siete solo voi: circolano carrozze con cavalli e biciclette con trasporto passeggeri che sfrecciano velocemente. Sappiate che nel parco non ci si può addentrare con le bici; l'unica strada possibile è quella che lo circonda o lo attraversa.

Non consiglio invece lo zoo, sia perché in generale non mi piacciono gli zoo, sia perché non c'è davvero nulla da vedere se non qualche animale addormentato. No, non è lo zoo di Madagascar che immaginate e non c'è Rex il leone all'ingresso.

In pratica, un po' un carnevale, un po' una sagra di prodotti tipici, un po' un'occasione per ballare, bere e mangiare. Il tempo era un po' incerto e nei nostri programmi c'erano Soho e il Flatiron Building, ma dopo un breve giro in zona è scoppiato un temporale di quelli che solo a New York puoi aspettarti, e ci siamo rifugiati in uno dei famosi "21 Century", un centro commerciale che è in pratica un outlet di grandi firme come Dolce & Gabbana, Valentino, Armani, ma anche Levi's, Seven for all mankind, e tanti altri brand di jeans che piacciono a me.

Conclusione? Per pranzo ci siamo spostati al Chelsea Market, che era super affollato. Abbiamo tirato fuori i panini che avevo preparato a casa e abbiamo mangiato al volo. In realtà, per i bambini non c'era una grande offerta se non i soliti hamburger e la pizza, e per i grandi anche sì, ma c'erano code infinite. Se passate di lì, consiglio all'ingresso uno store molto grande con diversi punti vendita all'interno, tipo bancarelle, che vende bigiotteria deliziosa.

Non perdetevi, sempre da Chelsea Market, la passeggiata sulla High Line, un vecchio binario del treno sopraelevato che passa tra i grattacieli. Sembrerà di essere in un giardino immerso nella città in alcuni tratti, e se siete curiosi come me, vi consiglio di sbirciare dalle finestre dei grattacieli che costeggerete, perché vedrete case meravigliose che da terra non si notano. Alla fine della passeggiata c'è il famoso Vessel, una struttura a nido d'ape costruita in cemento armato e rivestita in acciaio bronzato, alta 46 metri, composta da 16 piani, 154 rampe di scale, 2.500 gradini e 80 terrazze panoramiche per i visitatori. L'ingresso ovviamente non è gratuito e ve lo consiglio solo se avete voglia di fare un sacco di scale.

Anzi, approfittatene per fare un giro da Neiman Marcus, un enorme store al cui interno troverete di tutto, da Zara a Muji, a Uniqlo, e soprattutto Lululemon, che per me ormai è il top in fatto di abbigliamento sportivo. Non lo troverete facilmente perché l'ingresso è quello di una normale metropolitana. C'è anche una zona dedicata ai bambini con un'area giochi e un'area pic-nic, molto divertente perché ci si può sedere e far finta di guidare gli autobus di New York. Comunque, un paio di décolleté costava 350 dollari, lo so che volete saperlo!

Ho lasciato i miei uomini al parco giochi perché, si sa, in queste occasioni è meglio stare da sole. Il parco, peraltro, era davvero molto bello ed enorme, come tutti i parchi a New York.

Nel tardo pomeriggio, ci siamo messi in testa di andare alla scuola di trapezio, proprio quella di Carrie, perché la nostra mappa la segnalava lì, ma no… è da tutt'altra parte, in un altro molo, tra Hudson Square e Greenwich Village. Alla fine ci siamo arrivati, ma non abbiamo avuto il coraggio di provare. A fine giornata, mio figlio ha dato segni di cedimento, per la prima volta in tutta la vacanza, e siamo tornati a casa.

Abbiamo assaggiato gli hot dog per strada e anche molti piatti nei baracchini, come fanno praticamente tutte le persone che vivono lì. Abbiamo visto praticamente un solo ristorante, come ho raccontato nel Giorno 1, e un fast food perché una sera mio figlio voleva assolutamente mangiare il pollo fritto. Stessa cosa a cena. Avere una casa è molto comodo anche per questo, specialmente con i bambini, perché si possono fargli mangiare cose un po' più sane di quelle che si trovano in giro, e a New York trovare un buon piatto di pasta al sugo o una fettina di carne semplici, non troppo conditi e non "big size" non è semplicissimo. Mi spiace solo di non aver mangiato da Ellen's Stardust Diner, un posto molto carino a Broadway dove i camerieri sono tutti aspiranti attori e ballerini e si esibiscono dal vivo quando meno te lo aspetti per i clienti.

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