Allattamento al Seno e Sovrappeso nel Neonato: Un Rapporto Complesso tra Benefici e Miti da Sfatare

L'obesità infantile rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi, un fenomeno multifattoriale con possibili gravi conseguenze a lungo termine sulla salute e sulla società intera. In questo contesto, l’allattamento al seno emerge come un fattore protettivo di cruciale importanza, riconosciuto non solo per i suoi indiscussi vantaggi nutrizionali e immunitari, ma anche per il suo ruolo nella prevenzione del sovrappeso e dell'obesità nei bambini. Nonostante le raccomandazioni internazionali e le chiare evidenze scientifiche, persistono ancora molti dubbi e preconcetti sul legame tra allattamento materno e il peso del neonato, portando a volte a consigli inappropriati e controproducenti per la salute del bambino e il benessere della madre. Questo articolo esplora in profondità il rapporto tra l'allattamento al seno e il peso del neonato, analizzando le cause del sovrappeso e offrendo consigli basati sulle più recenti scoperte scientifiche, sfatando miti diffusi e promuovendo una comprensione più accurata di questa relazione vitale.

L'Allattamento al Seno: Un Alleato Fondamentale per la Salute Infantile

Il latte materno è l’alimento ideale per il neonato sia dal punto di vista nutrizionale sia per l’apporto di una serie di fattori che proteggono dalle infezioni e aiutano a prevenire alcune malattie e allergie. I vantaggi, infatti, sembrano non esaurirsi mai. L'allattamento al seno, quando praticabile, è il modo migliore per far crescere bene il neonato e il latte materno è l’alimento su misura per i neonati. Nonostante la qualità raggiunta dal latte artificiale oggi sia ottima e questo tipo di latte abbia un buon grado di digeribilità, alcune caratteristiche rendono comunque preferibile, quando possibile, l’allattamento al seno. Vediamo perché.

Una delle sue qualità principali è la sua natura anallergica. Un certo numero di bambini, ad esempio, può risultare allergico al latte artificiale a base di latte vaccino, mentre non è descritta alcuna allergia nei confronti del latte materno. Può accadere tuttavia in rari casi che il bambino abbia un’intolleranza nei confronti di cibi assunti dalla madre e passati nel latte materno; è pur vero che è sufficiente eliminare questi cibi dall'alimentazione della madre, anche se prima di accorgersene si perde spesso del tempo prezioso.

Inoltre, il latte materno aumenta le difese immunitarie. Esso permette al neonato di ricevere dalla madre una serie di anticorpi che lo proteggono dalle infezioni. La funzione alimentare del latte è sostenuta soltanto da una piccola porzione delle componenti del latte stesso. La maggioranza delle componenti del latte hanno funzioni non nutritive: anticorpi e cellule vive del sistema immunitario (linfociti materni), ormoni, enzimi, sostanze che agiscono sul sistema nervoso, fattori di crescita, antiossidanti, prebiotici e probiotici (batteri benefici per l’intestino del neonato), sostanze antinfiammatorie, antivirali e batteriostatiche, nonché sostanze antitumorali, solo per citarne alcune. Ogni volta che il bambino poppa, a prescindere dal motivo per cui lo fa - che sia fame, sete, bisogno di una di queste sostanze non nutritive, o bisogno di calmarsi tramite la suzione, tutti motivi ugualmente validi - si prende tutto il “pacchetto” di benefici, ed è previsto che sia così.

Benefici del latte materno

Il Legame Indissolubile tra Allattamento al Seno e Prevenzione dell'Obesità

Numerosi studi hanno evidenziato l’effetto protettivo del latte materno nel successivo sviluppo di obesità infantile. L'allattamento al seno può diminuire il tasso di obesità infantile. Lo studio pubblicato su Obesity Facts mostra che tra i piccoli allattati al seno per almeno sei mesi si riscontra un numero inferiore di obesi rispetto a quelli che sono stati allattati al seno per meno tempo e a quelli che non lo sono stati affatto. Il tasso di obesità tra i bimbi non allattati al seno è, in media, il 16,8%, tra quelli allattati per meno di sei mesi è del 13,2% mentre diminuisce a 9,3% per quelli che hanno raggiunto i sei mesi. Un altro importante studio, che ha coinvolto 8 paesi europei (The Idefics study), ha portato a una nuova conferma: allattare esclusivamente al seno fino ai 4-6 mesi di vita esercita un effetto protettivo sul sovrappeso dei bambini. Questa ricerca ha coinvolto quasi 15 mila bambini dai 2 ai 9 anni provenienti da Italia, Estonia, Cipro, Belgio, Svezia, Ungheria, Germania e Spagna.

Secondo Unicef e l’OMS, nel mondo sono 40 milioni i bambini sotto i cinque anni di età in sovrappeso. Unicef e Oms ricordano che il ruolo dell’allattamento è fondamentale ed è sempre di più al centro delle priorità dei vari paesi. La prevenzione dell’obesità deve partire dalla nascita. Citando i numeri, i bimbi mai allattati e che sono affetti da obesità infantile sono più di un bambino su cinque. Numerosi studi suggeriscono che l’allattamento al seno è protettivo contro l’obesità nell’infanzia e addirittura in età avanzata. Uno studio australiano ha rilevato che i bambini di età compresa tra 24 e 36 mesi, che sono stati allattati al seno per almeno il primo anno di vita, avevano la metà delle probabilità di essere sovrappeso/obesi rispetto a quelli che non sono mai stati allattati al seno o allattati al seno per meno di 17 settimane. Esiste, infatti, una forte associazione: ogni settimana aggiuntiva di allattamento al seno è correlata a una diminuzione dell’1% del rischio di sovrappeso/obesità.

Ma perché l’allattamento al seno può aiutare a prevenire l’obesità? L’effetto potrebbe essere strettamente correlato al suo minore contenuto proteico. A questa conclusione si è arrivati analizzando lo studio europeo “CHildhood Obesity Project (CHOP)” che coinvolge Italia, Belgio, Germania, Polonia e Spagna. Dai dati emerge che i bambini alimentati con formule di latte a più alto contenuto proteico mostrano nei primi due anni di vita un peso e un indice di massa corporea maggiore rispetto a quelli allattati al seno o nutriti con formule a più basso contenuto proteico. La spiegazione è semplice: secondo i dati dello studio CHOP, le proteine contenute nel latte stimolano la secrezione dell'insulina attivando così il processo che porta alla trasformazione degli zuccheri in grassi e il loro relativo accumulo negli adipociti. Sul banco degli imputati nel sovrappeso in età pediatrica, dunque, sembrerebbe esserci l'introduzione precoce del latte vaccino, più ricco di proteine rispetto a quello materno. In Italia ben il 97% dei bambini lo consuma già a nove mesi dalla nascita.

Esistono infatti notevoli differenze nella composizione nutrizionale del latte materno e del latte artificiale. I due tipi di latte differiscono anche nella composizione; infatti, la composizione del latte in formula è costante, mentre la composizione del latte materno varia in base allo stadio della lattazione e tra le madri. Ad esempio, la concentrazione di alcuni ormoni come della grelina, leptina, adiponectina e insulina, che non sono presenti nel latte in formula, possono influenzare il metabolismo nella prima infanzia e forniscono stimoli quali fame e sazietà. Gli stessi nel latte materno possono variare durante tutto il periodo post-partum. Inoltre, vi sono notevoli e importanti differenze nel microbiota intestinale dei bambini e neonati che hanno un allattamento artificiale e quelli alimentati con latte materno.

Un'altra ipotesi sul perché l’allattamento possa abbassare il rischio di sovrappeso è che l’allattamento esclusivo al seno consenta al neonato di assecondare i tempi e le quantità dei suoi pasti “lattosi”, senza influenze esterne. Il bambino è in grado di autoregolarsi. Non è possibile “sovralimentare” un bambino che poppa al seno, nemmeno se va al seno per motivi diversi dalla fame. Quando il bambino non ha più bisogno di nutrimento ma di altro dal seno, rigurgiterà oppure succhierà in modo non nutritivo, o assumerà solo la parte acquosa del latte (primo latte) che contiene certe componenti e non i grassi. Questo si contrappone all'uso del biberon che, soprattutto dopo i 12 mesi, non favorisce una corretta regolazione del senso di sazietà, e il rischio di sovrappeso aumenta del 3% per ogni mese di uso del biberon.

Allattamento al seno e obesità infantile - Studio Mattina 15/03/13

L'Obesità Infantile: Un Problema di Salute Pubblica e le Sue Cause Multifattoriali

L’obesità è un problema serio di salute pubblica e ha un forte impatto anche sull’istruzione, sull’assistenza sociale e sull’economia. In Europa un gran numero di bambini ne soffre e anche se in Italia l’incidenza di obesità infantile negli anni ha subito una leggera flessione, è comunque alta e arriva a 4,3%. “L’obesità nei bambini rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi,” afferma Angela Spinelli, direttore del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’ISS. Si tratta senza dubbio di un fenomeno multifattoriale, con possibili gravi conseguenze a lungo termine sulla salute e sulla società intera. È stato, infatti, stimato che nel 2016 il 6% dei bambini di età inferiore a cinque anni in tutto il mondo fosse sovrappeso o obeso, in particolare la prevalenza è più alta nei paesi ad alto reddito.

Dal 1° ottobre, l’obesità è ufficialmente riconosciuta in Italia come malattia cronica, una legge già votata alla Camera lo scorso 7 maggio. Questa decisione sottolinea ulteriormente l'urgenza di promuovere e divulgare un’informazione corretta e precisa, facendo riconoscere la gravità e le conseguenze dell’obesità. La Giornata mondiale per la prevenzione dell’obesità e il sovrappeso, promossa in Italia dall’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica (Adi), è celebrata il 4 marzo.

La prevenzione dell’obesità deve partire dalla nascita. Tuttavia, il latte non è tutto. A contribuire al sovrappeso ci sono anche le cattive abitudini dei genitori che si ripercuotono sulla salute del bambino. L'equazione non sarà di certo matematica, ma l'obesità in età adulta è strettamente correlata al sovrappeso da bambini. Cibo “spazzatura” dei fast food, merendine e scarsa attività fisica sono sicuramente fattori importanti. Ma se i comportamenti a rischio iniziassero ben prima dell'infanzia? A lanciare l'allarme è la Società Italiana di Pediatria riunitasi in occasione del 67esimo congresso nazionale. I dati presentati lasciano pochi dubbi: anche un'alimentazione sana ma iperproteica nei primi anni di vita contribuisce all'obesità.

Oltre all'alimentazione, un altro errore comune è quello di risparmiare ogni “fatica” al bambino. Ad esempio, a tre anni bisognerebbe abbandonare l’uso del passeggino, limitare l’abitudine di portarlo sul carrello della spesa e privilegiare l’abitudine di andare a scuola o all'asilo a piedi. La sedentarietà precoce e la mancanza di stimoli all'attività fisica contribuiscono in modo significativo al problema del sovrappeso nei bambini.

Incidenza dell'obesità infantile in Italia ed Europa

Sfatare i Miti: Neonato Allattato al Seno e Sovrappeso - Realtà e Preconcetti

Quando si parla di neonati e peso, purtroppo, non mancano frasi e commenti inappropriati che possono minare la fiducia delle madri. “Signora, il suo bambino è troppo grasso: non vede che il suo latte è obesogeno?”, “Il tuo non è latte, è mascarpone!”, “Se fosse un maschio, pazienza; ma dato che è una femmina, non vorrà mica avere in futuro una bimba depressa perché in sovrappeso?”, “Gli dia la camomilla, e lei si metta a dieta”. Non sono frasi inventate, ma davvero dette a madri che allattavano bambini sanissimi, ma che avevano la sola colpa di crescere “troppo” rispetto agli standard di accrescimento. Mentre un tempo il bebè ideale era quello “bello ciccio”, con i rotoli sulla pancia e le pieghe ai polsi e le caviglie, ora il grasso è stato demonizzato anche nei bambini di poche settimane o mesi.

In questo pregiudizio c’è un fondo di ragione: infatti gli studi mostrano che un forte aumento di peso nelle prime settimane di vita è correlato a un maggior rischio di obesità futura. Ma questo, si è visto, vale solamente per i bambini non allattati esclusivamente al seno, cioè in quelli che assumono, in parte o del tutto, la formula. Quando il bambino è allattato davvero a richiesta (cioè ha libero accesso al seno ogni volta e per quanto tempo desidera), la sua suzione è efficace e assume solo latte materno (niente sostituti né cibi solidi e nemmeno il ciuccio), la sua crescita sarà quella che deve essere per la sua costituzione, ed eventuali anomalie di crescita andranno cercate in cause diverse dal fatto di essere allattato.

Alcuni bambini definiti “troppo grossi” in realtà non lo sono affatto, sono solo robusti per costituzione. Una certa proporzione di persone, anche purtroppo a volte operatori sanitari, interpreta in modo distorto il concetto di “percentile” ritenendo erroneamente che le fasce percentili più centrali (medie) siano auspicabili mentre quelle più estreme (bambini molto minuti o molto robusti) siano in qualche modo un’anomalia da riportare nella media. In realtà tutti i percentili rappresentano l’andamento di crescita di bambini sani (e allattati al seno a richiesta), ma che semplicemente sono di diversa costituzione e quindi crescono con ritmi differenti.

Può tuttavia a volte accadere che davvero un bambino non solo si posizioni al percentile più alto, ma che appaia anche più grosso dei bambini al 99° percentile della sua stessa età. La curva di crescita di questi bambini subisce un’impennata nelle prime settimane per poi proseguire a ritmi di incremento superiori anche alla media dei bambini robusti. Questo fa preoccupare e crea a volte reazioni allarmistiche. Che il pediatra noti questa crescita così veloce e voglia tenere d’occhio questi bambini fa parte del suo mestiere e non è in sé una cosa sbagliata; ma le cause vanno semmai cercate in motivi di salute, e non nel latte materno. Se il bambino è allattato esclusivamente a richiesta ed è per altri versi sano, non è necessario prendere provvedimenti particolari riguardo al suo allattamento, ma si può aspettare di vedere come si evolve la situazione.

Generalmente questi bambini sani, che hanno solo la colpa di essere molto cicciottelli, smettono di crescere così rapidamente dopo le prime settimane, e la loro curva così ripida si appiattisce verso il 5°-9° mese, cioè prima del momento in cui un bambino comincia a tirarsi su carponi e poi in piedi. Studi seri, ben disegnati e fatti sui grandi numeri, mostrano come la crescita molto rapida nei primi mesi sia un sintomo di futura obesità solo in una parte di quei lattanti che ricevono la formula artificiale, mentre quelli che assumono solo latte materno si assestano tutti nel corso dei mesi successivi e più avanti negli anni difficilmente diventano obesi.

Curva di crescita del neonato

La mamma che allatta viene inutilmente colpevolizzata se il suo bambino cresce in fretta. A volte si dà la colpa al suo latte, che sarebbe “troppo grasso”, e quindi alla nutrice si impone una dieta tanto inopportuna quanto inutile. Infatti, se la qualità dei grassi del latte materno può essere influenzata dalla dieta materna (e quindi sarà salutare sia per la mamma che per il suo piccolo una dieta ricca di grassi insaturi e scarsa in grassi saturi), non si può dire lo stesso per la proporzione dei grassi, che non varia anche se la dieta materna è molto calorica. Più spesso, e con risultati ancora più deleteri, si pretende di mettere a dieta il bambino, riducendo le poppate al seno (come se fosse la mamma a voler a tutti i costi ingozzare troppo il suo bambino!). Si tratta di un intervento poco fattibile, inopportuno e controproducente per la salute. Il bambino che viene privato del seno sarà affamato, piangerà e sarà difficilmente consolabile; sarà necessario introdurre il ciuccio o altri liquidi non nutritivi (camomilla, acqua eccetera) somministrati col biberon, e questo potrà interferire pesantemente con il mantenimento di una buona produzione di latte.

Se parte della suzione viene soddisfatta non al seno, il seno viene calibrato verso il basso, vale a dire che esprime solo parzialmente le sue potenzialità. Questo in genere esita in allattamenti la cui esclusività dura meno di sei mesi e la cui durata è molto inferiore a quella naturale, che si misura in anni e non in mesi. La poppata al seno è qualcosa che il bambino fa alla mamma, quando e come vuole lui, e non qualcosa che la mamma fa al bambino, decidendone ritmi e quantità a suo piacimento o secondo uno schema o una “abitudine”. Nell’allattamento al seno a richiesta non ci sono abitudini, i ritmi cambiano spesso e anzi non esistono veramente, cioè non tutti i giorni il bambino poppa nelle stesse ore o per la stessa durata di tempo, che è sempre variabile. Nella rarissima situazione in cui il sovrappeso è davvero un segno di patologia, è nell’approfondimento diagnostico che va cercata la risposta, e non certo nel fatto che il bambino sia allattato.

Supporto All'Allattamento: Una Priorità per la Salute Futura

Nonostante le evidenze scientifiche che attestano i molteplici benefici dell’allattamento al seno, l’Italia fatica a promuovere efficacemente questa pratica. Secondo i dati del “Sistema di Sorveglianza 0-2 anni” dell’Istituto Superiore di Sanità (2022), solo il 30% dei bambini tra i 4 e i 5 mesi viene allattato esclusivamente al seno, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il dato mostra un’ampia variabilità regionale: si va dal 13,5% in Sicilia al 43,2% nella Provincia autonoma di Trento e nel Friuli-Venezia Giulia.

“L’allattamento è una delle prime grandi azioni preventive che possiamo offrire a ogni bambino,” sottolinea il presidente della SIP, Rino Agostiniani. “Ma troppo spesso le madri non ricevono il supporto necessario, in ospedale, nei consultori o nei luoghi di lavoro. Se vogliamo davvero investire nella salute dell’infanzia, dobbiamo creare le condizioni per rendere possibile l’allattamento, rispettando la libertà di scelta ma eliminando ostacoli, solitudini e disuguaglianze.” In questa direzione va anche il progetto “POLITICA AZIENDALE SULL’ALLATTAMENTO (PAA), un progetto inter-societario di promozione della salute materno-infantile”, realizzato con un’ampia adesione da parte delle principali Società scientifiche mediche e infermieristiche di area perinatale, le Federazioni degli Ordini Professionali e le Associazioni dei genitori (SIN, SIP, SININF, SIPINF, SINUPE, SIGO, AOGOI, FNOPO, FNOPI, e VIVERE onlus).

Una recente revisione sistematica pubblicata su Pediatrics, basata su 29 revisioni sistematiche e 145 studi originali condotti dal 1940 al 2024, conferma l'ampia gamma di benefici dell'allattamento al seno. L’allattamento al seno riduce il rischio di infezioni respiratorie, asma, otite, obesità, malattie infiammatorie intestinali, diabete di tipo 1 e persino leucemia. Tra i risultati più solidi emergono: una riduzione del rischio di asma fino al 30%; una riduzione del rischio di obesità tra il 15% e il 34% nei bambini tra 2 e 12 anni; una riduzione del rischio di leucemia infantile fino al 23%; e un effetto protettivo contro otite media, infezioni gastrointestinali e mortalità infantile, incluso il rischio di morte improvvisa (SIDS).

“Questo lavoro conferma che i benefici dell’allattamento al seno sono ben documentati e mostra che, anche se non è definito con precisione quanti siano i mesi necessari per ottenere gli effetti protettivi, i vantaggi crescono con la durata dell’allattamento. È fondamentale che le famiglie siano sostenute e informate correttamente, senza pressioni o sensi di colpa, per poter fare scelte consapevoli e serene,” spiega il dott. Guglielmo Salvatori, responsabile del Tavolo Tecnico Allattamento della Società Italiana di Pediatria (SIP). Il Presidente SIP aggiunge: “Serve uno sforzo collettivo per garantire alle madri il diritto di scegliere davvero”.

Sostegno all'allattamento materno

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