Ogni anno in Svizzera muoiono oltre 700 bambini nella seconda metà della gravidanza o alla nascita, un dato che significa che ogni giorno due famiglie sono colpite da questo tragico destino. A questa dolorosa statistica si aggiunge il fatto che una gravidanza su tre/quattro termina nei primi tre mesi con un aborto spontaneo o con la decisione dei genitori di un'interruzione di gravidanza. In Svizzera, questo corrisponde a circa 20.000 donne all'anno. La perdita precoce di un bebè è, di conseguenza, un argomento sociale che riguarda tutti noi, toccando profondamente la vita di innumerevoli individui e coppie.
Il lutto perinatale, noto anche come babyloss, è un’esperienza di profonda sofferenza dovuta alla perdita del bambino durante la gravidanza, durante il parto o nei primi giorni di vita. Si tratta di un momento profondamente traumatico e doloroso per i genitori, che contrasta drasticamente con le speranze e le attese legate alla gravidanza e alla nascita di un figlio. Affrontare la perdita di un bambino, e di un figlio in generale, è una delle esperienze più dolorose e complesse che si possano attraversare, lasciando un segno indelebile nell'animo di chi la vive.
Definizione e Classificazione delle Perdite Perinatali
La terminologia relativa alla perdita di un bambino in fase perinatale è specifica e aiuta a comprendere le diverse circostanze in cui può verificarsi questo evento. Anne Siegenthaler, responsabile di "Fachstelle Kindsverlust" - un centro di consulenza per la perdita del bambino durante la gravidanza, la nascita e i primi anni di vita, nonché ostetrica - chiarisce come gli esperti definiscono il termine "perdita precoce del bambino".
Secondo Siegenthaler, la distinzione dipende dalla nascita del bebè. Prima del completamento della 22ª settimana di gravidanza si parla di aborto spontaneo. Si fa un'ulteriore distinzione tra un aborto spontaneo precoce, che si verifica fino alla 12ª settimana di gravidanza, e un aborto spontaneo tardivo, che avviene tra la 12ª e la 22ª settimana di gravidanza. In tutto il mondo, una donna su dieci subisce un aborto spontaneo nel corso della sua vita. Dalla 22ª settimana di gravidanza, invece, si parla di morte in utero. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la morte in utero come morte del feto dopo 28 settimane. Negli Stati Uniti, la morte in utero è definita morte fetale prima o durante il parto a 20 settimane di gestazione o più tardi.
La mortalità perinatale è riferita al numero di bambini nati morti o che non riescono a superare la prima settimana di vita ogni 1.000 nati vivi. Un altro nome per questo tipo di evento è morte perinatale. La morte fetale si verifica quando un bambino muore mentre si trova ancora all'interno dell'utero. Una volta raggiunta la 28a settimana di gestazione, il termine corretto non è più aborto spontaneo, bensì morte fetale. Quando un bambino muore dopo aver superato la 28a settimana di gestazione, è obbligatorio procedere alla registrazione della sua morte e alla sua sepoltura o cremazione. Tuttavia, i genitori hanno diritto a chiedere la sepoltura del bambino anche in caso di morte prima della 28a settimana di gestazione.

Le Molteplici Cause della Perdita Perinatale
Le cause del babyloss possono essere molteplici e complesse, e talvolta, a determinare la morte del feto o del neonato sono problemi genetici o anomalie cromosomiche. È importante sottolineare che in molti casi, nonostante gli esami della madre e del bambino, non si riesce a trovare una causa per la morte del bambino. Inoltre, la madre non è responsabile della morte del bambino, poiché le ragioni che la determinano spesso sono complesse e sfuggono al controllo individuale.
Cause nella Prima Fase della Gravidanza
Nella prima fase della gravidanza, possono verificarsi sviluppi anomali del feto che non sono compatibili con la vita. Il corpo reagisce a ciò con un aborto spontaneo precoce. Questo di solito è un processo naturale, una risposta fisiologica a condizioni che renderebbero impossibile la sopravvivenza del feto.
Cause Nelle Fasi Avanzate della Gravidanza e Morte in Utero
La morte in utero può derivare da un problema della donna, della placenta o del feto. Ogni anno in tutto il mondo si registrano quasi 2 milioni di morti in utero. Un episodio precedente di morte in utero aumenta il rischio di morte del feto in gravidanze successive.
Problemi della Donna (Cause Materne):
- Condizioni mediche preesistenti o sviluppatesi in gravidanza: Alcune condizioni mediche materne, come la preeclampsia (un tipo di ipertensione che si sviluppa durante la gravidanza) o l'eclampsia, possono aumentare il rischio di complicazioni. Anche il diabete e i disturbi della tiroide scarsamente controllati, l'obesità grave (con indice di massa corporea pari o superiore a 40) e la colestasi (una complicazione a carico del fegato) sono fattori di rischio significativi.
- Disturbi della coagulazione del sangue: La sindrome da anticorpi antifosfolipidi o altri problemi di coagulazione possono compromettere il flusso sanguigno verso il feto.
- Incompatibilità Rh: Questa condizione può causare gravi problemi ematici nel feto.
- Infezioni: Infezioni a carico della madre o del feto possono avere esiti fatali.
- Uso di sostanze: L'uso di sostanze come cocaina, alcol o tabacco durante la gravidanza aumenta significativamente i rischi.
- Traumi: Lesioni o traumi a carico della madre, come quelli derivanti da un incidente d'auto, possono causare la morte del feto. È importante notare che le cinture di sicurezza sono considerate sicure anche per le donne incinte e per il feto.
- Stress: Stress prolungato e pesante può portare a un parto prematuro.
Problemi della Placenta:
- Distacco di placenta: La placenta si stacca dall’utero troppo presto, interrompendo l'apporto di ossigeno e nutrienti.
- Vasi previ: Le membrane che contengono i vasi sanguigni che collegano il cordone ombelicale alla placenta attraversano l’apertura della cervice o sono in sua prossimità, rendendoli vulnerabili a rottura durante il travaglio.
- Infezione intra-amniotica: Infezione delle membrane che circondano il feto.
- Condizioni che riducono il flusso sanguigno: Qualsiasi problema che limita l'apporto di sangue, e quindi di ossigeno e sostanze nutritive, al feto.
- Ingresso del sangue fetale nel torrente ematico della madre.
Problemi del Feto:
- Anomalie cromosomiche o genetiche: Spesso non sono compatibili con la vita.
- Anemia: Un numero troppo basso di globuli rossi nel feto.
- Difetti congeniti: Anomalie strutturali del cuore o di altri organi vitali.
- Gravidanza multipla: Le gravidanze con più di un feto comportano maggiori rischi.
- Infezione.
- Ritardo di crescita intrauterino.
- Sofferenza fetale o asfissia neonatale: Interruzione dell’apporto di sangue e ossigeno al bambino durante il travaglio.
Parto Prematuro o Rottura Prematura delle Membrane:Le complicazioni legate alle nascite premature contribuiscono per quasi il 30% al totale dei decessi neonatali. Tra le complicanze più pericolose legate alla nascita prematura spiccano difetti congeniti e sindrome da distress respiratorio. Il parto prematuro o la rottura prematura delle membrane possono avviare un travaglio prima che il feto sia sufficientemente sviluppato per sopravvivere.

La Morte del Neonato Causata da Danni da Parto
La morte del bambino può verificarsi quando si trova ancora all’interno dell’utero e prima che il travaglio abbia inizio. Tuttavia, può avvenire anche durante il travaglio oppure subito dopo la nascita. Talvolta non è possibile stabilire con precisione il momento della morte del bambino.
Danni da Parto e Negligenza Medica:La morte del neonato può essere causata da diversi tipi di danni da parto. La privazione di ossigeno è una delle cause principali. Può non solo causare danni psico-motori come la paralisi cerebrale infantile, ma anche la morte del bambino, soprattutto nel caso in cui esso si trovi ancora nel grembo materno (feto). I medici e gli infermieri che assistono al parto, pertanto, devono fare attenzione a qualsiasi segno di sofferenza del feto, che potrebbe non ricevere abbastanza ossigeno. In alcuni casi, il bambino rimane incastrato nella zona pelvica della madre, con conseguente mancanza di ossigeno. I medici devono allora agire in fretta. I bambini hanno bisogno di un apporto adeguato di sangue di modo che il cervello e gli altri organi vitali ricevano l’ossigeno e le sostanze nutritive necessarie.
I traumi da parto sono, a volte, causa di morte del neonato, soprattutto in caso di parto complicato. Lo stress dovuto agli inattesi sviluppi di un lungo travaglio, come il disagio del bambino mentre questi si trova ancora nel canale del parto, può cogliere il sanitario alla sprovvista. In una situazione di emergenza, specie in situazioni di disorganizzazione ospedaliera o di eccessivi carichi di lavoro, il medico può agire in maniera negligente. Ad esempio, può causare lesioni irreparabili al bambino mediante un uso non corretto del forcipe o della ventosa ostetrica.
Fattori Predisponenti alla Mortalità Perinatale
Oltre alle cause dirette, esistono numerosi fattori che possono aumentare il rischio di mortalità perinatale:
- Salute materna: Madri obese o in sovrappeso (avere un indice di massa corporea superiore a 25 aumenta il rischio), madri con oltre 35 anni di età.
- Storia ostetrica: Madri con gravidanze precedenti conclusesi con mortalità fetale.
- Caratteristiche della gravidanza: Bambini di dimensioni ridotte in rapporto all’età gestazionale, gravidanze multiple.
- Cure mediche e socio-economiche: Cure ostetriche non ottimali o inesistenti, status socio-economico basso, appartenenza a minoranze etniche sfavorite.
- Stili di vita e ambiente: Eccessivo consumo di caffeina, fumo in gravidanza, abuso di sostanze stupefacenti, eccessivo consumo di alcol, violenza domestica (in particolare violenza fisica).
- Complicazioni specifiche della gravidanza: Gravidanze ad alto rischio, preeclampsia, diabete gestazionale, placenta previa e distacco della placenta.
Diagnosi e Gestione Medica della Morte in Utero
Quando durante la gravidanza i genitori vengono a sapere che il loro bambino non ancora nato è già morto o morirà nel grembo materno o poco dopo la nascita, è una delle cose peggiori che possano capitare. I medici possono sospettare la morte fetale se la donna non avverte più i movimenti del bambino, sebbene, man mano che il feto cresce, lo spazio si riduca e i movimenti possano diminuire. Un cambiamento o una diminuzione dei movimenti fetali, così come la loro totale mancanza, sono tra i primi segni di un possibile problema. Perdite vaginali, dolore addominale, il presentimento di un’imminente tragedia o anche soltanto la vaga sensazione che ci sia qualcosa che non va nel bambino sono tutte possibili avvisaglie di un problema in atto.
Valutazione e Ricerca delle Cause
Vengono di solito condotti esami per valutare il feto. Gli esami prevedono un non stress test, dove viene monitorata la frequenza cardiaca del feto quando è immobile e quando si muove, utilizzando un dispositivo collegato all'addome della donna. Un altro strumento è il profilo biofisico, che si avvale dell'ecografia per ottenere immagini del feto in tempo reale e osservarlo. Questo esame consente al medico di valutare la quantità di liquido amniotico e di controllare i periodi di respirazione ritmica, il movimento e il tono muscolare del feto. La diagnosi di morte del feto si ha quando un’ecografia conferma l’assenza di battito cardiaco fetale. A conferma della propria diagnosi, l’ecografista può ricorrere al parere di un collega.
Per tentare di identificare la causa della morte in utero, si ricorre a test genetici e a esami del sangue (come esami per individuare eventuali infezioni, diabete, disturbi della tiroide e sindrome da anticorpi antifosfolipidi). I medici raccomandano inoltre di valutare il feto per ricercare possibili cause, quali infezioni e anomalie cromosomiche. Vengono esaminati la placenta e l’utero. La decisione di condurre o meno accertamenti e quindi di cercare possibili cause può essere stressante per i genitori. Forse sperano di ottenere una risposta alla domanda "Perché?", oppure una diagnosi chiara potrebbe essere importante per altri bambini. I genitori hanno anche il diritto di non sapere. È importante notare che, come già menzionato, spesso non è possibile stabilire la causa.
Al momento non c’è accordo tra gli studiosi sull’utilità di tenere un registro (il cosiddetto “kick chart”) dei movimenti del bambino nel grembo materno. Secondo alcuni esperti, questo strumento finisce per generare un’ansia non necessaria e per considerare come anomali i normali picchi o cali di movimento fetale. Secondo altri si tratta di uno strumento utile e che consente alla madre di individuare possibili problemi. Per capire quali sono gli strumenti più adatti al proprio caso, è fondamentale consultare un medico di fiducia.
Trattamento e Cura Post-Perdita
La diagnosi che il proprio figlio è gravemente malato e morirà presto o è già morto è uno shock immenso per i genitori interessati. Se il feto morto non viene espulso, alla donna può essere somministrata una prostaglandina (un farmaco simile a un ormone che stimola l’utero a contrarsi) come il misoprostolo, per provocare l’apertura (dilatazione) della cervice. Riceve poi di solito ossitocina, un farmaco che stimola il travaglio, a seconda di quanto avanzata è la gravidanza. Se la gestazione è inferiore a 24 settimane o il feto è relativamente piccolo, si può ricorrere a dilatazione ed evacuazione (D e E) per rimuovere il feto morto. Prima dell’intervento, i medici possono utilizzare sostanze naturali che assorbono i liquidi (come steli di alghe) o un farmaco (come il misoprostolo) per favorire l’apertura della cervice. Se eventuali tessuti del feto o della placenta rimangono nell’utero, si procede al raschiamento aspirativo per asportarli. Con uno speculum vengono allargate le pareti della vagina e poi viene dilatata la cervice. Viene quindi inserita nell’utero una sonda flessibile per rimuovere il feto e la placenta. Il tubo è collegato a una siringa manuale o a un dispositivo di aspirazione elettrico, che aspirare eventuale tessuto rimanente.
La tragica perdita di un bambino comporta numerosi cambiamenti fisici ed emotivi. Dopo la morte del bambino in utero, spesso il travaglio si avvia spontaneamente. L’utero inizia a contrarsi e/o le membrane si rompono. Alcune donne chiedono che il travaglio venga avviato artificialmente non appena apprendono della morte del bambino, desiderando che la gravidanza si concluda il prima possibile e possono, quindi, chiedere di essere sottoposte a taglio cesareo. Sebbene comprensibile, questa scelta non è ideale dal punto di vista medico, poiché un taglio cesareo comporta una maggiore probabilità di complicazioni durante e dopo l’operazione, nonché un periodo di recupero molto più lungo. Le conseguenze possono estendersi fino ai travagli e ai parti successivi e aumentare i rischi di complicazioni anche in futuro.
Altre madri, invece, preferiscono vivere fino in fondo la propria gravidanza, usando questi giorni per piangere il bambino finché fa ancora fisicamente parte di loro stesse. Per questo motivo rifiutano l’induzione del travaglio e scelgono di trascorrere alcuni giorni da sole o con la famiglia. Ogni donna è diversa e non esiste un modo più giusto di altri per reagire alla devastante notizia della morte del proprio bambino. Tuttavia, se dopo circa una settimana dalla morte del bambino il parto non si è ancora verificato, possono sorgere ulteriori problemi. C’è, infatti, il rischio che la madre possa sviluppare un disturbo della coagulazione del sangue che potrebbe comprometterne la salute. Se il feto muore negli ultimi stadi della gravidanza o in prossimità del termine, ma rimane nell’utero per settimane, si può sviluppare un disturbo della coagulazione che provoca gravi emorragie (chiamato coagulazione intravascolare disseminata). Per questo motivo, se entro una settimana il travaglio non si avvia spontaneamente, si raccomanda di procedere all’induzione.
La cura fisica delle donne che hanno subito una morte in utero è identica a quella fornita di norma dopo il parto (cure post-parto). Tuttavia, è necessario supporto emotivo e sociale supplementare. Se la donna sviluppa coagulazione intravascolare disseminata, viene sottoposta a trasfusioni di sangue al bisogno. I cambiamenti e le emozioni che avvengono nella donna dopo il parto di un feto morto sono simili a quelli provocati dall’aborto spontaneo.
Il Trauma del Lutto Perinatale: Emozioni e Reazioni
La diagnosi che il proprio figlio è gravemente malato e morirà presto o è già morto è uno shock immenso per i genitori interessati. Spesso descrivono questo stato come "essere fuori controllo". Il lutto perinatale determina un’intensa gamma di emozioni che vanno dalla tristezza alla rabbia, dalla confusione alla disperazione. Le madri, in particolare, non vivono solo l'esperienza del lutto ma anche una profonda ferita esistenziale: possono pensare di essere incapaci di generare una vita e sentono di non essere state capaci di proteggere il proprio bambino.
Le Reazioni Emotive e Fisiche
Molte donne descrivono il momento della diagnosi come una separazione dal nascituro. La sensazione di vuoto e di perdita può essere opprimente. Alcune donne possono sperimentare ansia e attacchi di panico, mentre altre possono sentirsi distanti dalle persone intorno a loro. È normale anche avere pensieri intrusivi sulla morte o rivivere l’esperienza in modo doloroso.Altre conseguenze possono includere affaticamento, disturbi del sonno e problemi di concentrazione. Inoltre, il corpo può reagire agli sbalzi emotivi attraverso mal di testa, dolori muscolari e problemi gastrointestinali. Questi sintomi fisici sono una manifestazione del profondo dolore psicologico che i genitori stanno attraversando.
Il lutto è molto individuale. Ogni persona affronta i colpi del destino in modo diverso. La perdita di un figlio è una grande prova per i genitori. Anche gli uomini e le donne vivono il lutto in modo diverso. Uno dei motivi per cui l'esperienza del lutto è diversa è, ad esempio, che la donna incinta ha potuto instaurare un rapporto molto fisico con il nascituro. L'uomo non ha questo legame fisico come padre. In una coppia è importante ammettere l'un l'altro che esistono diverse strategie per affrontare la situazione.
Le Fasi del Lutto
Il lutto perinatale o babyloss è un processo complesso che si articola, come il lutto stesso, in diverse fasi emotive e psicologiche. Queste possono variare da persona a persona, ma spesso seguono un percorso definito di elaborazione.
- Incredulità e Negazione: La fase immediatamente successiva alla scoperta della perdita è caratterizzata da incredulità, stordimento e negazione dell’evento.
- Rabbia e Ingiustizia: In questa fase, possono emergere sentimenti intensi di rabbia e ingiustizia. Si possono cercare colpe e responsabilità all’esterno, come nei medici o nel destino.
- Tristezza e Isolamento: Qui possono emergere sentimenti di tristezza, isolamento e depressione. Le situazioni legate alla genitorialità possono essere evitate e si può evitare di parlare dell’evento.
- Accettazione: Con l’accettazione l’elaborazione del lutto si avvia alla conclusione. La sofferenza si attenua gradualmente, l’isolamento diminuisce e si inizia a tornare lentamente alla propria vita.È importante notare che queste fasi non devono essere affrontate in ordine sequenziale e possono sovrapporsi o ripetersi. Ogni individuo ha il proprio percorso di elaborazione del lutto e le tempistiche possono variare considerevolmente. In generale, dopo diciotto o ventiquattro mesi, arriva il momento tanto atteso in cui il lutto da totalizzante diventa marginale, entra a far parte della nostra biografia senza occuparla interamente, impedendoci di vivere.
Le Conseguenze Psicologiche Durature
Il lutto perinatale può avere profonde conseguenze psicologiche sui genitori e sulla coppia. È comune sperimentare sentimenti di tristezza profonda, depressione, disperazione e mancanza di interesse per le attività quotidiane. L’ansia può manifestarsi in vari modi, tra cui preoccupazioni costanti per la salute futura, ansia nei confronti di una futura gravidanza o paura di altre perdite. Alcuni genitori possono sviluppare sintomi simili a quelli del disturbo post-traumatico da stress dopo il babyloss. I genitori che attraversano il lutto spesso devono fare i conti con l’impatto profondo e duraturo che questa esperienza ha sulla loro vita. Il lutto perinatale può mettere a dura prova la relazione di coppia. I genitori possono sperimentare sentimenti di colpa e autocritica, interrogandosi su cosa avrebbero potuto fare diversamente per evitare la perdita. È fondamentale riconoscere che queste reazioni sono normali in seguito a un’esperienza così traumatica. Tuttavia, se persistono o diventano debilitanti, è importante cercare supporto professionale.

L'Elaborazione del Lutto e il Supporto Necessario
Affrontare la perdita di un figlio di qualsiasi età comporta una serie di difficoltà emotive e fisiche. Per questo consigliamo ai genitori di scoprire innanzitutto come elaborare lo shock: di cosa hanno bisogno per ritrovare un punto di riferimento? Di cosa ha bisogno la coppia per non perdersi?
Il Valore del Legame e dell'Addio
Molte donne descrivono il momento della diagnosi come una separazione dal nascituro. È quindi importante rafforzare nuovamente il legame con il bambino per poter vivere il tempo insieme come famiglia in modo autodeterminato. Dire addio è molto importante. Tuttavia, affinché questo addio sia possibile, il bambino deceduto deve prima essere accolto. Il riflesso di molte persone colpite è quello di superare questa triste situazione il più rapidamente possibile, perché è difficile immaginarla in anticipo. Noi consigliamo di prendersi il tempo necessario, perché il tempo trascorso insieme al bambino deceduto è prezioso e limitato. I genitori possono quindi chiedersi: come dovrebbe nascere il nostro bambino? Chi della famiglia e dell'ambiente dovrebbe avere l'opportunità di conoscerlo? In questo modo si possono creare ricordi preziosi del bambino che influenzano la propria vita a lungo termine. È possibile, ad esempio, portare il bebè a casa con sé. In questo modo, i saluti e gli addii possono avvenire in un ambiente familiare. I genitori possono prendersi del tempo per salutare il bambino, per capire cosa è successo e per dirgli addio. Il bambino è morto, tutti i passi successivi e le decisioni non sono affrettati.
La sepoltura del bambino rappresenta per molti genitori un passo difficile, poiché questo è l'addio definitivo al corpo del bambino. Allo stesso tempo, la sepoltura è un rituale importante che può dare forza ai genitori e alle loro famiglie. I bambini soggetti a obbligo di registrazione (dopo la 28a settimana di gestazione) possono essere cremati o sepolti. Anche per i bambini deceduti molto piccoli ci sono opzioni individuali di sepoltura, ad esempio in natura.
Il Supporto Professionale e Sociale
Superare il lutto perinatale richiede tempo, impegno e la volontà di affrontare le emozioni dolorose. Le strategie che possono aiutare a trovare la strada per uscire da questo stato di shock e tornare alla propria capacità di agire variano notevolmente. L'esperienza di un supporto professionale in questo processo può essere molto preziosa e fornire un orientamento.
Dove trovare sostegno:
- Ostetrica indipendente: La prima persona da contattare in una situazione di emergenza è la levatrice indipendente. Oltre all'assistenza medica, accompagna la famiglia durante la gravidanza, alla nascita e dopo il parto a casa. Questo servizio è coperto dall'assicurazione di base.
- Gruppi di sostegno: Esistono anche altri servizi di supporto, come gruppi di riflessione per madri e padri o servizi speciali di assistenza postnatale per le madri che hanno perso un figlio. Molti genitori colpiti descrivono come prezioso lo scambio con altri genitori che hanno vissuto esperienze simili. Bambini che muoiono durante la gravidanza, il parto o poco dopo vengono anche chiamati "stelle" o "angeli".
- Associazioni: L'associazione "Piccola stella" mette a disposizione una scatola dei ricordi per i genitori di bimbi morti in fase perinatale o prematuri.
- Professionisti della salute mentale: Uno psicologo specializzato in lutto perinatale può offrire supporto professionale per affrontare le emozioni complesse e sviluppare strategie di adattamento.
Il Ruolo dell'Ambiente Circostante
Lo scambio sociale è spesso centrale nell’elaborazione del lutto da parte dei genitori, ma la morte precoce di un figlio spesso provoca sgomento e sensazione di mancanza di potere in coloro che li circondano. L'ambiente più ampio della famiglia, ad esempio i colleghi di lavoro o i parenti, non sanno come comportarsi con i genitori in questa situazione. Molte persone si sentono sopraffatte e fanno finta di niente. Tuttavia, non reagire può danneggiare i genitori. Allo stesso tempo, anche i consigli o gli incoraggiamenti ben intenzionati possono essere dannosi.
È utile che l'ambiente incontri la coppia come genitori: le domande sull'esperienza e sul bambino e l'ascolto sono al centro dell'attenzione. Le proprie insicurezze e preoccupazioni devono e possono essere affrontate. È utile che le persone che li circonda vedano la coppia nel ruolo di genitori: le domande sull'esperienza e sul bambino e l'ascolto sono importanti.Le persone vicine alla coppia devono essere consapevoli che la morte di un bambino non occupa solo i genitori in modo acuto. Indipendentemente dal fatto che il bambino sia morto nella prima settimana di gravidanza o poco prima o dopo la nascita, i genitori sono in lutto per il loro bambino. Questa grave perdita è ora al centro della loro vita per un periodo di tempo lungo. Ci saranno sempre momenti difficili per i genitori, ad esempio le feste di famiglia, i compleanni, l'inizio della scuola, in cui l'assenza del bambino diventa dolorosamente evidente.
Se in famiglia ci sono fratelli maggiori, anche loro sono in lutto per la sorella o il fratello defunto. I genitori provano un grande dolore e una grande sofferenza quando muore un figlio. Spesso vogliono proteggere i figli più grandi da questi sentimenti o temono di sottoporre il bambino a un carico eccessivo. Tuttavia, i bambini hanno un modo molto naturale di affrontare il tema della morte. Non hanno quasi mai paura del contatto. Anche loro sono un membro della famiglia in lutto e devono avere la possibilità di capire cosa sta succedendo. Per questo motivo consigliamo di includere i fratelli e le sorelle nel processo di elaborazione del lutto. Molti bambini hanno già idee concrete durante la gravidanza su ciò che vogliono fare con il fratellino o la sorellina, ad esempio pettinarlo o dargli un certo peluche.
Strategie per l'Elaborazione Personale
Affrontare il lutto perinatale non è per niente facile, soprattutto se culturalmente è più frequente che il lutto si urli o si nasconda. Il lutto ha una dimensione profondamente soggettiva: si piange l’oggetto d’amore perduto, la relazione che si è interrotta, i progetti che non avranno compimento. Si piange, a volte, per l’apparente incomprensibilità del proprio piangere, per le facce attonite degli altri, per il loro non capire come mai siamo “così affezionate” ai nostri bambini. Per il senso di solitudine da cui ci si sente circondate. Per la fatica di dover spiegare che «non era solo un feto. Era un bambino, il mio. Era il bambino che aspettavo». Le donne e le coppie che incontro nei gruppi di ascolto raccontano quanto sia difficile poter elaborare in pace il lutto perinatale, senza doversi giustificare o scusare.
Come abbiamo detto, una donna su sei affronta quotidianamente una delle mille sfaccettature del lutto perinatale, mentre è impegnata a elaborare l’accaduto, a fare accertamenti, a rientrare al lavoro, a crescere altri figli, a fare la spesa. Gran parte dell’impegno quotidiano, almeno all’inizio, è rivolto a tenere a bada il lutto, a non concedergli troppo spazio. A evitare che si mostri alla vista di una donna incinta o sentendo il pianto di un neonato, o alla riunione della scuola materna dopo l’annuncio che è arrivato un fratellino. «La vita continua», ci si sente dire. Il lutto nei primi mesi è totalizzante. Prende tutto lo spazio interiore e spesso anche quello esterno. Non si può scegliere, infatti, quando sentire il lutto e quando metterlo da parte. Non si può sapere, prima che accada, come si reagirà alle domande degli altri, alle facce e ai silenzi altrui. Il percorso di elaborazione del lutto assomiglia a un labirinto: costringe talvolta a fare dei giri a vuoto, a ripassare da posti già visti, a affinare i sensi per riuscire a orientarsi in un ambiente nuovo e non troppo amichevole.
Per affrontare e superare il lutto perinatale, è utile:
- Accettare le emozioni: È normale provare una serie di emozioni dopo la perdita di un figlio.
- Cercare supporto: Non affrontare il lutto da soli.
- Comunicare: Esprimere i propri sentimenti e bisogni.
- Cercare aiuto professionale: Uno psicologo specializzato in lutto perinatale può offrire supporto professionale per affrontare le emozioni complesse e sviluppare strategie di adattamento.
- Onorare la memoria del bambino: Creare ricordi e mantenere vivo il ricordo del bambino.
- Prendersi cura di sé stessi: Concentrarsi sul proprio benessere fisico e mentale.
Ogni gravidanza, indipendentemente dalla sua durata e dall'esito, è parte integrante della storia di vita della madre e della coppia genitoriale e ogni bambino, a qualunque settimana di vita o di gestazione, ha una sua fondamentale importanza. Spesso a renderne ancora più difficile l'accettazione nella nostra cultura è il mancato riconoscimento della sofferenza derivante dalla perdita: quando si pensa ad un bambino che muore durante la gestazione o nato morto il lutto è talvolta considerato meno grave degli altri. Viene così totalmente negato o minimizzato lasciando la coppia e la famiglia nella solitudine e nel silenzio.
Aspetti Legali e Risarcimento Danni in Caso di Negligenza
La morte del neonato o l’interruzione della gravidanza sono traumi devastanti per i genitori. In alcuni, rari, casi, la perdita del bambino può essere collegata a negligenza o errori medici, portando i genitori a considerare azioni legali per risarcimento.
Omicidio Colposo del Neonato e Responsabilità Medica
Per omicidio colposo del neonato si intende la morte di una persona appena nata causata da negligenza, imperizia od imprudenza altrui. Nel caso di danni da parto, i procedimenti giudiziari per morte del neonato vengono rivolti contro il personale sanitario e possono riguardare la morte del figlio o della madre o di entrambi. Nella maggior parte dei casi di morte del neonato, le persone che ricorrono alle vie legali sono di solito i genitori o altri parenti del bambino. I sanitari che abbiano tenuto una condotta censurabile, in altri termini, possono essere ritenuti responsabili per il danno da parto che ha causato la morte del neonato.
È importante sapere che i medici e/o il personale sanitario raramente sono da ritenere responsabili. Per esempio, se la madre subisce un incidente o una condizione improvvisa che causi un danno da cui derivi la morte del feto, il ginecologo e/o il personale sanitario non sono responsabili sia nel caso in cui la loro condotta sia stata impeccabile che nel caso in cui essa sia stata censurabile ma non collegata all'evento morte.Al fine di poter considerare la morte del neonato come conseguenza di un reato è necessario che il feto sia vitale nel momento in cui sopraggiunge la morte. Vitale, in termini medici, significa che il neonato sia in grado di sopravvivere da solo al di fuori del grembo materno prima che la negligenza medica provochi la loro morte.
Tipi di Danni Risarcibili
Il risarcimento relativo alla morte di una persona causata dalla altrui negligenza può fornire le risorse finanziarie necessarie per sopportare le spese mediche sostenute e per compensare le sofferenze psicologiche subite. I danni che possono essere risarciti includono:
- Danno biologico: Si tratta del peggioramento della salute patito dalla vittima. Il danneggiato acquisisce il diritto al risarcimento del danno biologico subito per l'effettiva durata della sua sopravvivenza. Si tratta di un danno alla salute, che se pure è temporaneo, è massimo nella sua entità ed intensità (cosiddetto danno biologico terminale).
- Danno morale: Riguarda la sofferenza psichica patita dalla vittima delle lesioni fisiche (cosiddetto danno tanatologico) e, per i congiunti, la sofferenza da perdita del congiunto. Questo può assumere una duplice connotazione: una soggettiva e un'altra oggettiva. La prima attiene a tutte le conseguenze soggettive che derivano al danneggiato dalla privazione del vincolo parentale inciso, ovvero il dispiacere, lo strazio, l'angoscia e tutti gli sconvolgimenti dell'animo che è costretto a vivere il soggetto che abbia subito la perdita. Tali sofferenze, peraltro, non vanno più limitate solo a quelle provate dall'interessato al momento del fatto, ben potendo ricomprendere i patimenti soggettivi dell'individuo capaci di durare nel tempo e protrarsi negli anni a decorrere dal fatto illecito (nuova configurazione del danno morale da sofferenza, SS.UU.). La seconda dimensione del danno riguarda i riflessi oggettivi della lesione da perdita del congiunto.
- Danno economico: Comprende le perdite economiche subite a seguito della morte.
Per assistenza legale in casi di danni da parto, avvocati specializzati in questo settore possono offrire supporto, avendo esperienza pluriennale in casi di danni occorsi al neonato e alla madre a causa di errori medici.