La nascita di un bambino rappresenta un momento di profonda trasformazione, non solo per la vita familiare, ma soprattutto per il neonato stesso, che si trova improvvisamente a dover affrontare le sfide del mondo esterno. Tra le preoccupazioni più comuni dei neogenitori, il controllo del peso occupa un posto di rilievo. È fondamentale comprendere che, nei primi giorni di vita, la quasi totalità dei neonati perde peso, un fenomeno noto come calo fisiologico del neonato. Questo processo è dovuto all’adattamento alle nuove condizioni di vita ed è assolutamente normale che si verifichi; questo è il motivo per cui viene definito calo fisiologico. Tuttavia, per rientrare nei canoni di normalità, deve essere di entità limitata, altrimenti potrebbe comportare delle complicazioni.

Le Dinamiche del Calo Fisiologico
Subito dopo la nascita, il neonato si ritrova in un mondo completamente diverso da quello in cui era vissuto fino a quel momento. Il passaggio dall’ambiente liquido intrauterino, in cui i fabbisogni erano pienamente soddisfatti dal liquido amniotico e dall’apporto di sangue dalla placenta, a un mondo più freddo e dalla temperatura incostante, in cui deve respirare e procurarsi il cibo, comporta un processo di adattamento che perdura per qualche giorno.
In questa fase, il neonato, ormai entità separata dalla mamma, perde liquidi attraverso i suoi bisogni fisiologici: l’eliminazione di feci e urina determinano una perdita di liquidi. Inoltre, piangere, scaldarsi e alimentarsi sono processi che richiedono un gran dispendio di energie. Le ragioni principali di questa perdita possono essere riassunte in:
- Perdita di liquidi corporei attraverso le deiezioni e il respiro.
- Calorie bruciate in attività come il pianto e la suzione del capezzolo.
- Stomaco di dimensioni molto piccole e non adeguate a compensare, con il latte, la quantità di liquidi persa. Ricordo che l’organo in questione durante la gravidanza non serve, in quanto il feto riceve i nutrienti attraverso il cordone ombelicale.
Nei primi 2-5 giorni di vita, il neonato ha mediamente una perdita di peso del 5-7% (talvolta fino al 10%) rispetto al peso alla nascita. Ciò vuol dire che il peso perso in valore assoluto potrà essere tanto maggiore quanto più è alto il peso alla nascita. Per quanto peso ha perso il neonato si può fare un semplice calcolo: (peso perso/peso alla nascita) * 100. Si ottiene così la percentuale di peso perso, che dovrebbe essere inferiore al 10%. Se invece si vuole calcolare quanto peso dovrebbe perdere al massimo un neonato conoscendo il peso alla nascita, la formula è: peso alla nascita * 0,1.
Fattori che Influenzano il Recupero Ponderale
Dopo i primi 5 giorni di vita, in alcuni casi anche prima, il neonato inizia ad acquisire peso. Generalmente recupera il calo ponderale entro il 10°-15° giorno, ritornando così al peso della nascita. Con l’adattamento alle condizioni di vita extrauterina, l’arrivo della montata lattea e l’aumentare delle quantità di latte assunto, la crescita in peso diventa ben evidente, attestandosi sui 20-30 g al giorno nelle prime settimane. Esistono però fattori che possono influenzare questo percorso:
- Somministrazione eccessiva di liquidi alla madre durante il travaglio: I liquidi passano dalla madre al feto attraverso la placenta e devono essere poi eliminati dal neonato.
- Ritardo nell’avvio dell’allattamento: Il mancato contatto pelle a pelle precoce può rallentare l'avvio. È dimostrato infatti che negli Ospedali Amici dei Bambini, che rispettano i Dieci passi per un allattamento efficace, il calo ponderale è mediamente inferiore.
- Difficoltà nell’attacco al seno: Il supporto di una figura professionale (puericultrice, consulente dell’allattamento, ostetrica) permette un avvio migliore.
- Problematiche fisiche: Difficoltà nella suzione, come frenulo corto o labiopalatoschisi nel neonato, oppure problematiche materne come capezzolo introflesso o ragadi, possono rappresentare un ostacolo al corretto attaccamento.
ATTACCO AL SENO CORRETTO, INDOLORE E PROFONDO: POSIZIONI PER ALLATTARE AL SENO
Nel bambino prematuro (nato prima della 37esima settimana di gravidanza), il calo ponderale è maggiore e può arrivare fino al 15-20% del peso alla nascita, tanto più accentuato quanto è la prematurità. Uno dei motivi è legato al fatto che, alla nascita, i neonati prematuri hanno bisogno di più energia per far funzionare organi che, di fatto, non sono ancora maturi per la vita fuori dal pancione.
Rallentamento della Crescita e Parametri di Salute
Il rallentamento della crescita e del peso (precedentemente noto come "ritardo di crescita" o failure to thrive) è definito come un indice di altezza o peso per la lunghezza o un indice di massa corporea al di sotto delle misure previste, o un'altezza/peso che incrocia 2 linee di percentili sulle tabelle di crescita specifiche per età e sesso dopo una crescita precedentemente tipica. La causa può essere una condizione medica o può essere correlata a fattori ambientali.
Le Categorie del Rallentamento Ponderale
La base fisiologica del rallentamento è l'inadeguata nutrizione ed è suddivisa in tre categorie:
- Rallentamento organico: È dovuto a una patologia acuta o cronica che interferisce con l'apporto nutritivo, l'assorbimento, il metabolismo o l'escrezione, o che aumenta il fabbisogno di energia. La patologia di qualsiasi organo o sistema può rappresentare una causa.
- Rallentamento non organico: È dovuto a un apporto calorico insufficiente. Si manifesta di solito inizialmente come mancato aumento di peso. Fino all'80% dei bambini con ritardo di accrescimento non ha un evidente disturbo organico che impedisca la crescita; il ritardo di crescita avviene per incuria ambientale, deprivazione di stimoli o entrambi. La mancanza di cibo può essere dovuta a povertà, scarsa conoscenza delle tecniche di alimentazione o inadeguato apporto di latte materno (perché la madre è sotto stress, esaurimento o malnutrita).
- Rallentamento misto: Le cause organiche e non organiche possono sovrapporsi. Ad esempio, i bambini con difetti organici presentano anche ambienti di vita disturbati e/o cattiva interazione con le figure genitoriali.

Strumenti di Diagnosi e Intervento Medico
Il peso è l'indicatore più sensibile dello stato nutrizionale. Un'altra misura utile della denutrizione comprende un indice di massa corporea (BMI) Z-score inferiore a -2. Quando il rallentamento è dovuto a un insufficiente apporto calorico, il peso diminuisce rispetto al percentile prima che diminuisca rispetto alla lunghezza.
Quando viene notato un ritardo di crescita, si esegue un'anamnesi accurata, si forniscono consigli dietetici e si controlla frequentemente il peso del bambino. La valutazione migliore è multidisciplinare, coinvolgendo medico, infermiere, assistente sociale, nutrizionista ed esperto in sviluppo infantile.
È fondamentale coinvolgere i genitori/tutori nell'indagine. Questo incoraggia la loro autoefficacia ed evita di incolpare chi già si sente frustrato o colpevole per un'incapacità percepita di allevare il proprio bambino. Per i bambini ospedalizzati, la famiglia deve essere incoraggiata a visitare il più spesso possibile. Lo staff deve mettere i genitori a loro agio, sostenere i tentativi di nutrire il bambino e fornire giocattoli e suggerimenti che stimolino il gioco e altre interazioni tra genitori e figlio.
Esami Diagnostici Suggeriti
L'eseguire numerosi test di laboratorio di solito non è produttivo. Se un'anamnesi completa e un esame obiettivo non indicano una causa particolare, gli esperti raccomandano di limitare i test di screening a:
- Emocromo con formula con conta differenziale.
- Velocità di sedimentazione eritrocitaria (VES).
- Azotemia, creatinina sierica e dosaggio degli elettroliti.
- Analisi delle urine (compresa la capacità di concentrazione e di acidificazione) e colturale.
- Esame delle feci (pH, sostanze riducenti, odore, colore, consistenza e contenuto di grassi).
Se il bambino ha un'anamnesi di malattie ricorrenti del tratto respiratorio, appetito famelico, feci voluminose e maleodoranti, si deve eseguire un test del sudore per escludere la fibrosi cistica. I test per la malattia celiaca possono essere effettuati come parte della valutazione iniziale.
Approcci Pratici per Supportare l'Allattamento
Il calo eccessivo o il ritardo nel recupero del peso spesso sono indice di difficoltà nell’alimentazione del piccolo. In questi casi, è fondamentale un’attenta valutazione medica. Capire cosa fare se il peso del neonato non aumenta è il primo passo verso la serenità genitoriale.
Se il tuo neonato non prende peso con il latte materno, il primo passo è valutare insieme a un esperto se ci sono difficoltà che interferiscono con l’efficacia delle poppate. Verifica l’attacco al seno: un attacco non corretto può limitare il trasferimento di latte. Una consulente in allattamento o un’ostetrica possono aiutarti a correggere la posizione. Stimola la produzione di latte offrendo il seno a richiesta, anche se sembra che il piccolo voglia poppare più spesso del previsto.
Capita spesso che, in ospedale, a fronte di un calo fisiologico superiore al 10% si proceda all’introduzione del latte artificiale. Questa opzione ha un forte limite: comporta una riduzione della stimolazione del seno. La conseguenza di tutto ciò sono le difficoltà nell’avvio dell’allattamento. È importante non stressarsi troppo: con la giusta attenzione e cura, la maggior parte dei neonati raggiunge una crescita sana e armoniosa.
Per quanto riguarda l'alimentazione artificiale, se il bambino non prende peso, è necessario analizzare insieme al pediatra la quantità e la frequenza delle somministrazioni, assicurandosi che il biberon sia usato correttamente e che la dimensione della tettarella sia adatta all’età del bambino per garantire un flusso adeguato e una suzione confortevole. Il latte in formula può essere un valido alleato, fornendo tutti i nutrienti necessari per supportare la crescita quando il latte materno non è sufficiente o non disponibile.
In definitiva, la crescita è un processo continuo e non tutti i bambini seguono lo stesso ritmo. Pesare il bambino troppo spesso può creare ansia inutile: fidarsi del proprio istinto e mantenere un monitoraggio costante ma non ossessivo rimane la strategia migliore per garantire il benessere del piccolo e la serenità dell'intera famiglia.