L'Enigma del Neonato: Tra Storia, Simbolismo e Psicologia dell'Infanzia

L'omicidio di un neonato o di un bambino ha avuto trattamenti diversi nel corso della storia. L'infanticidio è considerato criminale nelle società moderne, mentre è stato invece pratica comune nel passato per motivi diversi. Dalle sponde del Mediterraneo antico alle moderne aule di tribunale, la figura del neonato oscilla tra l'essere il simbolo della massima purezza e l'essere vittima di dinamiche sociali, economiche e psichiche oscure. Comprendere il significato della morte di un neonato - sia essa reale, rituale o sognata - richiede un'analisi che attraversa i secoli e le culture.

Radici Storiche e Rituali dell'Infanticidio

Nell'antichità abbandonare figli indesiderati era uso diffuso presso diverse popolazioni. Nell'Antica Grecia di Solone e Licurgo l'uccisione del feto o del neonato (βρεφοκτονία, brefoktonìa) veniva distinta dall'abbandono dei neonati indesiderati. L'abbandono veniva chiamato "esposizione", in greco ἔκθεσις (ekthesis), o anche ἐγχυτρισμός (enchytrismòs): quest'ultima deriva da χύτρα (chytra) cioè la pentola dove si usava spesso mettere i neonati. La pratica dell'abbandono riguardava in maggioranza i neonati con malformazioni e le figlie femmine.

Il diritto romano non aveva un proprio termine tecnico per l'infanticidio. Presso i romani, il padre aveva diritto assoluto di decidere quali e quanti bambini avrebbero fatto parte della famiglia: se lo riconosceva come proprio, compiva il gesto di sollevarlo da terra (da cui il termine "allevare"); se invece non lo riconosceva, gli era consentito di portarlo alla columna lactaria esponendolo alla pietà di chi passava e più spesso alla sorte di morire di fame o essere fatto schiavo. Questo destino riguardava in generale le figlie femmine, ad eccezione della primogenita: si è notato infatti che è molto raro trovare accenni a famiglie in cui ci fosse più di una figlia, e si è dedotto che i genitori abbandonassero le figlie a partire dalla secondogenita. "Tutti i giuristi hanno notato la cosiddetta sparizione forzata delle figlie minori".

Andrea Mantegna Sacrificio di Isacco dettaglio del Trittico degli Uffizi

Anche nelle tradizioni religiose, il primogenito occupava un ruolo centrale. Bekhorot (in ebraico בכורות, “Primogenito”) si riferisce al primogenito umano o animale secondo la Bibbia ebraica, dove Dio comandò a Mosè nel Libro dell'Esodo: "Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti - di uomini o di animali -: esso appartiene a Me". In altre latitudini, il Wa'd al-banat, cioè "seppellimento delle figlie", era una pratica sacrificale umana, diffusa nella Penisola araba preislamica, che prevedeva che un padre seppellisse viva una propria figlia finché non fosse sopraggiunta la morte.

La Transizione Cristiana e la Ruota degli Esposti

L'imperatore Costantino I sancisce nel 315 che una parte del fisco sia utilizzata per il soccorso degli infanti abbandonati e per i figli delle famiglie povere. Nel 318 una legge prevede la pena di morte per l'infanticidio, ma la pratica dell'abbandono dei neonati non cessava. In particolare, pare vi facessero ricorso le donne adultere e probabilmente le famiglie troppo povere per mantenere il bambino.

Dateo, arciprete della santa Chiesa milanese, fondò un brefotrofio a Milano presso la chiesa cattedrale come opera di santa pietà cristiana, notando che le donne che avevano concepito in seguito a un adulterio uccidevano i propri figli appena nati per evitare lo scandalo, mandandoli "all'inferno senza il lavacro battesimale". Per contrastare questo fenomeno, nacque la ruota degli esposti, funzionale ad accogliere i neonati in forma anonima. Era una bussola girevole di forma cilindrica, di solito costruita in legno, che permetteva di collocare, senza essere visti dall'interno, i neonati abbandonati.

Ruota degli esposti antico ospedale

Evoluzione Giuridica: Dall'Onore all'Abbandono Materiale

In diritto penale, l'uccisione di un bambino si considera il più delle volte un omicidio comune. Tuttavia, gli ordinamenti considerano spesso meno gravi i reati speciali individuati come infanticidio. L'articolo 369 del codice penale Zanardelli del 1889 riconosceva le attenuanti a chi commetteva un infanticidio per causa d'onore, uccidendo prole illegittima. Questa disposizione è stata abrogata nel 1930 con il Codice Rocco.

L'attuale codice penale italiano all'art. 578 prevede oggi una pena più lieve (da 4 a 12 anni di reclusione) solo in ragione delle particolari condizioni di abbandono materiale e morale in cui si trova la madre puerpera. «La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni». In tutti gli altri casi, l'uccisione di un bambino è semplicemente reato di omicidio.

La Psicologia del Figlicidio: La Sindrome di Medea

Il termine "figlicidio" è un neologismo che indica l'uccisione di uno o più figli da parte dei genitori. Una classificazione fondamentale è quella proposta da Resnick nel 1969, che distingue diverse motivazioni:

  • Figlicidio altruistico: La madre intenderebbe salvare il figlio dalle sofferenze causate dalla propria inadeguatezza (omicidio pietatis causa).
  • Figlicidio accidentale: Associato alla sindrome del bambino maltrattato, spesso conseguente ai ricorrenti pianti o alle urla del bambino.
  • Figlicidio per vendetta (Sindrome di Medea): La madre uccide il figlio per colpire l'altro genitore, spesso in un contesto di separazione conflittuale.

La definizione di sindrome di Medea attinge alla mitologia greca. Medea, accecata dalla gelosia dopo essere stata abbandonata da Giasone, uccide i figli affinché egli non abbia alcuna discendenza. In ambito psicologico, Jacobs (1988) sostiene che la sindrome possa manifestarsi anche metaforicamente come "comportamento materno finalizzato alla distruzione del rapporto tra padre e figli dopo le separazioni conflittuali".

La Sindrome di Medea

Cause e Campanelli d'Allarme

Perché una madre uccide il proprio figlio? L’infanticidio non è determinato da una singola ragione, ma da un insieme di fattori: individuali (salute mentale, traumi), familiari (conflitti di coppia) e situazionali (condizione economica, depressione post-parto). Riconoscere i campanelli d’allarme è fondamentale: isolamento sociale, espressioni di rabbia intensa verso il partner, difficoltà a gestire le emozioni e pensieri intrusivi di danneggiare il piccolo.

La maternità può essere un dono straordinario ma anche uno sconvolgimento ormonale, emotivo e fisico. In alcuni casi, un supporto psicologico può davvero fare la differenza. Sia che riguardi il rapporto di coppia che quello intimo con se stessa, rivolgersi a un professionista della salute mentale può aiutare a comprendere meglio aspetti della genitorialità che altrimenti rimarrebbero inespressi.

SIDS: La "Morte in Culla" e il Ruolo del Medico Legale

Non tutte le morti improvvise sono dolose. La sindrome della morte in culla, o sudden infant death syndrome (Sids), colpisce i bambini tra un mese e un anno di età. Si applica quando si possono escludere, previa autopsia e analisi accurate, tutte le altre cause note, da malformazioni a eventi dolosi. Casi recenti, come quello di Città Sant'Angelo, mostrano quanto sia difficile per i genitori e la Procura accettare una fine così improvvisa di una bimba sana. L’esame effettuato per chiarire le cause della fine improvvisa tende spesso a escludere il rigurgito come causa primaria, cercando risposte nei prelievi istologici e nelle radiografie.

infografica prevenzione SIDS posizione nanna

Il Linguaggio del Neonato: Sonno e Piccoli Disturbi

I neonati comunicano attraverso segnali fisici che spesso allarmano i genitori. È del tutto normale che il neonato si agiti mentre dorme; il "mioclono benigno" vede i piccoli muovere improvvisamente braccia, gambe e volto nel sonno, un fenomeno che scompare entro i 6 mesi. Altri segnali comuni sono le guance rosse, che possono dipendere da sbalzi di temperatura, primi dentini o acne neonatale. Tuttavia, se compaiono altri sintomi come febbre o inappetenza, è importante consultare il pediatra.

Un elemento cardine della crescita è l'oggetto transizionale. Il bimbo non si separa mai dal suo pupazzetto preferito perché questo oggetto si impregna di odori familiari, diventando rassicurante. Lo spazio transizionale rappresenta ciò che separa simbolicamente il bambino dalla madre, aiutandolo a superare gradualmente lo stato di fusione dei primi mesi.

Tradizioni Popolari e Folklore Sardo

Nel patrimonio culturale, come quello delle comunità rurali di Bolotana, la nascita era circondata da riti di buon auspicio. Si cercava di indovinare il sesso osservando la pancia (rotonda per le femmine, a punta per i maschi) o i movimenti nel grembo. Al momento del parto, la puerpera veniva assistita da una "praticona".

Esistevano credenze ferree: il residuo ombelicale doveva essere bruciato perché se lo avesse mangiato il gatto, il bambino sarebbe diventato un ladro. Per proteggere il neonato non ancora battezzato dal malocchio o da esseri malvagi come "sa surbile" (che succhiava il sangue dei piccoli) o "s'ammutadore" (spirito degli incubi), si mettevano accanto al letto oggetti del padre o sacchettini di sale grosso. La madre stessa era considerata impura (pana) fino alla cerimonia di purificazione in chiesa.

Antico amuleto sardo protezione neonato

Sognare un Neonato: Significato Onirico e Simbolismo

Sognare un neonato può avere diversi significati rivelatori dei nostri desideri più insiti. Il neonato è da sempre simbolo di trasformazione e cambiamento radicale. Se a sognare un neonato è una donna, spesso si pensa a un desiderio di maternità, ma se la persona non intende avere figli, il bambino va interpretato a livello simbolico come una parte di sé indifesa che necessita di cure.

  • Neonato in braccio: Allude al desiderio di prendersi cura di un lato della propria personalità.
  • Neonato maschio: Rappresenta un ottimo presagio di rinnovamento interiore.
  • Neonata femmina: Spesso rappresenta la sognatrice stessa o una parte emotiva specifica.
  • Neonato che piange: L'inconscio mette in guardia sulla necessità di ascoltare il proprio "bambino interiore".

Secondo la Smorfia napoletana, sognare un neonato corrisponde al numero 69, indicando la formazione di nuovi progetti in via di sviluppo. Che si tratti di un sogno o della realtà storica e clinica, la figura del neonato rimane il fulcro attorno a cui ruotano le paure, le speranze e le complessità dell'animo umano.

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