L'Eterna Eco di un Racconto Millenario
Il mondo della letteratura universale annovera tra le sue gemme più preziose un'opera che, nata nell'XI secolo, continua a esercitare un fascino inalterato e una profonda influenza culturale: il Genji Monogatari. Questo romanzo monumentale, un vero e proprio affresco della società di corte giapponese del periodo Heian, è riconosciuto come uno dei capolavori non solo della letteratura giapponese ma anche di quella di tutti i tempi. Al centro di questo intricato tappeto narrativo si snodano le vicende del principe Genji, un personaggio la cui ricerca dell'amore ideale e la cui vita affettiva sono indissolubilmente legate alle donne che lo hanno amato. Tra queste figure femminili, ciascuna con la propria unicità e complessità, emerge con particolare risalto la storia della Dama di Akashi, una figura che, pur non essendo al centro della scena per l'intera durata del romanzo, incarna temi di resilienza, amore e integrazione in un mondo spesso ostile. L'articolo si propone di esplorare la genesi di questa opera straordinaria, la figura del suo affascinante protagonista, le dinamiche delle relazioni umane e di potere che lo permeano, dedicando particolare attenzione alla vicenda della Dama di Akashi, la cui esperienza riflette le sfumature della condizione femminile e le sfide dell'amore in una società rigidamente stratificata.
Murasaki Shikibu e la Nascita di un Genere Letterario Immortale
La genesi di un'opera così vasta e profondamente stratificata come il Genji Monogatari affonda le sue radici nella vita della sua creatrice, Murasaki Shikibu. Essa "nasce da una famiglia aristocratica nel 973 d.C. e si dedica allo studio della letteratura cinese e giapponese", un percorso formativo non comune per una donna dell'epoca, che le permise di acquisire una cultura enciclopedica e una profonda sensibilità letteraria. Divenuta dama di corte dell’imperatrice Shōshi, Murasaki si dedicò alla stesura di un monogatari (letteralmente "raccontare le cose"), un genere letterario diffuso all’epoca, ripercorrendo la storia del principe Genji. Quest'opera conobbe fin da subito un grande successo e diventerà nei secoli successivi un modello letterario a cui attingere, testimoniando la sua forza narrativa e la sua profondità psicologica.
Il Genji Monogatari, iniziato nel 1001, è diviso in 54 capitoli e rappresenta un'opera dalle proporzioni immense. Murasaki Shikibu non fu né la prima né l'ultima autrice del periodo Heian, né il Genji è il primo o l'unico esempio di monogatari. Tuttavia, la sua complessità, la sua estensione e la sua raffinatezza lo distinguono. I primi 41 capitoli del Genji Monogatari sono ambientati nella capitale Heian-kyō (l’attuale Kyoto) e dedicati alla vita del protagonista, con una prima parte relativa alla sua giovinezza e maturità e una seconda che racconta le successive sventure e delusioni della sua vita adulta che, pur non intaccando il suo fascino e prestigio, segneranno invece la sua vita privata. Al racconto delle vicende del giovane, Murasaki affianca quello delle donne da lui amate, e degli intrighi e lotte di potere tra i casati della nobiltà del Giappone feudale.
Il contesto linguistico e culturale in cui l'opera fu concepita è fondamentale per comprenderne la forma. "Poiché fu scritto per venire incontro al gusto delle dame di corte del Giappone dell'XI secolo, l'opera presenta delle asperità per il lettore moderno." La lingua di Murasaki, il giapponese parlato a corte nel periodo Heian, aveva una grammatica estremamente complessa. Un altro aspetto caratteristico è l'assenza di nomi propri per i personaggi. "Un altro problema è che chiamare qualcuno per nome era considerato volgare nella società del tempo, perciò nessuno dei personaggi viene chiamato col proprio nome nel romanzo; ci si rivolge agli uomini facendo riferimento al loro rango od alla loro posizione a corte, ed alle donne facendo riferimento al colore dei loro abiti, alla loro residenza, alle parole usate in un incontro od al rango o posizione ricoperta da un loro parente uomo." Questo dettaglio arricchisce la lettura, richiedendo al lettore un'attenzione particolare alle dinamiche sociali e alle descrizioni che definiscono l'identità dei personaggi. "Come la stragrande maggioranza delle opere letterarie Heian, il Genji era stato redatto in buona parte (se non interamente) in kana (caratteri fonetici giapponesi) e non in kanji (sinogrammi o caratteri cinesi), poiché era rivolto ad un pubblico prevalentemente femminile. Proprio per questo al di là del lessico relativo alla politica ed al buddhismo, il Genji contiene poche parole prese in prestito dal cinese." Questo aspetto sottolinea l'intento di Murasaki di rivolgersi a un pubblico specifico, rendendo l'opera accessibile e coinvolgente per le dame di corte.

Hikaru Genji: Il Principe Splendente e la sua Ricerca Incessante
Al centro di questa epopea letteraria si erge la figura carismatica di Hikaru Genji. "Il romanzo narra la vita di Genji, un figlio dell'Imperatore del Giappone, conosciuto anche come Hikaru Genji, Genji lo splendente. Nessuno dei due epiteti tuttavia è il suo vero nome." Questa designazione, "Genji lo splendente", non è un semplice vezzeggiativo, ma un vero e proprio riconoscimento della sua natura eccezionale. Il principe splendente è "chiamato così per la sua intelligenza, cultura, e bellezza fisica". "Genji era il secondogenito di un Imperatore del Giappone e di una concubina, di basso rango ma dotata di grande avvenenza e leggiadria." La sua nascita è avvolta da un destino particolare, essendo il figlio di una concubina prediletta, Kiritsubo no kōi, ossia la Signora del Padiglione della Paulonia, figlia di un vice-ministro che non appartiene alla famiglia Fujiwara, onnipotente a Corte. Per questa ragione Kiritsubo, dama di rango basso, priva di protettori importanti, dal carattere dolce, deve soffrire ogni sorta di dispetto da parte dei membri della potente famiglia e soprattutto da parte di dame e concubine. La nascita di Genji, un bambino "simile a un puro gioiello di cui al mondo non si vede l’eguale", suscita ancor più gelosia e invidia e moltiplica le persecuzioni cui Kiritsubo è fatta oggetto, soprattutto da parte della consorte dell’imperatore, Kokiden, e della sua corte. Distrutta dal dolore, la dama muore quando il piccolo Genji non ha che tre anni.
La morte della madre, avvenuta quand'era ancora bambino, lascerà in lui la figura materna vacante, e per tutta la vita cercherà una donna ideale spesso vagheggiata. Questo vuoto primario diventa il motore della sua esistenza, spingendolo in una perpetua ricerca affettiva. "Genji, figlio adottato dell’imperatore e di una sua concubina, è il protagonista relativo di un romanzo corale." La sua presenza è il fulcro attorno a cui ruotano le vite di molti altri personaggi, ma la sua missione personale è definita con chiarezza: "La finalità principale del protagonista è innanzi tutto essere ciò che è, Sua Signoria e, in secondo luogo, incontrare e vagliare con oculatezza varie candidate ad essere la donna di Sua Signoria del momento: una privilegiata, scelta fra le tante, essendo, ogni volta, la più interessante, anzi, finché dura, l’unica."
Questa ricerca non è statica; al contrario, è caratterizzata da una dinamicità inarrestabile. "Per Genji, la scelta muliebre non è mai definitiva, bensì suscettibile di successive e necessarie variazioni. La ricerca non ha mai fine e non s’interrompe nemmeno con l’eventuale fecondazione della donna e la nascita di un erede, anzi, questo è il momento più indicato per andare oltre (e altrove). E non ha limiti anagrafici." La sua vita amorosa, quindi, è un susseguirsi di incontri e distacchi, riflesso di un'anima complessa e di un desiderio insaziabile. "La ricerca della donna si basa su alcune regole e crismi, ma anche su qualità accidentali e imprevisti colpi di fulmine." Questo approccio, pur nella sua apparente superficialità, rivela una profondità psicologica notevole, dipingendo un personaggio alla costante ricerca di un ideale irraggiungibile.
Il giovane principe, che l’imperatore schiantato dal dolore per la morte della dama prende sotto la sua protezione e fa crescere a corte, cresce rivelando ogni qualità. Il padre, per preservarlo dalle manovre ostili che avrebbe potuto subire in futuro a causa degli intrighi dei Fujiwara, e su consiglio di un indovino coreano, lo esclude dalla successione. A dodici anni Genji, ormai soprannominato Hikaru (lo Splendente) a causa dell’ammirazione che suscita attorno a sé, è fatto sposare alla figlia del potente Ministro della Sinistra, Aoi no ue (la Signora degli aoi), di quattro anni più anziana di lui, altera e distante.
Intrecci di Cuore e di Corte: Le Relazioni del Principe Genji
Il romanzo ruota intorno alla vita amorosa di Genji e tratteggia la vita ed i costumi della società di corte del tempo, rivelando un complesso sistema di relazioni e gerarchie. Il vuoto lasciato dalla madre, Kiritsubo, orienta le prime e più significative infatuazioni del principe. "Crederà di trovarla in Dama Fujitsubo, una nuova concubina dell’Imperatore suo padre, giovane e leggiadra, molto somigliante alla madre scomparsa, ma in quanto sua matrigna una donna assolutamente proibita." Questo amore proibito è uno dei pilastri emotivi della prima parte del romanzo, culminando in una relazione segreta che porta alla nascita di un figlio, riconosciuto dall'Imperatore e destinato a diventare Principe ereditario, rendendo Fujitsubo imperatrice. I due amanti giurano di non rivelare mai il loro segreto, un fardello che Genji porterà con sé.
Mentre cerca di guarire da una malattia, Genji visita Kitayama, la regione delle colline che cingono a nord Kyoto. È qui che incontra una bambina, Murasaki, che lo incuriosisce e che scopre essere nipote di Fujitsubo. La porta a vivere con sé, curandone l'educazione per trasformarla nella sua dama ideale. Questo rapporto, inizialmente paternalistico, evolve in un legame profondo.
Nel frattempo, la sua relazione con la principessa Aoi, sua prima moglie, è complessa. Inizialmente distante, "Genji e la principessa Aoi si riconciliano ed ella dà alla luce un figlio, ma muore poco dopo il parto posseduta dallo spirito di Dama Rokujō, un'antica amante del principe ossessionata dalla gelosia." Questo evento tragico sottolinea la brutalità delle credenze dell'epoca e le conseguenze estreme della gelosia femminile, un tema ricorrente nell'opera. "Nel IX capitolo, dando alla luce il figlio di Sua Signoria, si spegne, posseduta dallo spirito maligno della dama Rokujō, antica e gelosissima pregressa amante di Sua Signoria: queste o analoghe erano le consuete spiegazioni delle morti avvenute in seguito a gravidanza."
Dopo la perdita di Aoi, Genji trova consolazione in Dama Murasaki, ormai cresciuta, che sposa a Kitayama, portando a compimento il suo progetto di formare la donna ideale. Tuttavia, la sua vita non è priva di turbamenti politici. "Alla morte dell'Imperatore, ha il sopravvento a corte una fazione ostile a Genji, che approfitta della prima occasione - lo scandalo che coinvolge lui e la concubina del fratello, l'Imperatore Suzaku - per esiliarlo nella provincia rurale di Harima, lontano dalla capitale." Questo esilio segna un punto di svolta nella sua esistenza, allontanandolo dalla sofisticata vita di corte e dalle sue amate.
L'Esilio e l'Incontro Destinale: La Dama di Akashi
L'esilio di Genji nella provincia rurale di Harima è un periodo di introspezione e di nuovi incontri che modellano profondamente la sua vita. È in questo contesto di allontanamento dalla capitale, precisamente a Suma, che si verifica un evento cruciale. "Suma continua ad essere sferzata dalla tempesta." In questo paesaggio malinconico e tempestoso, "il giorno seguente approda alla baia l’ex Governatore di Akashi e il Principe ritenendolo un segno si imbarca con lui e si trasferisce nella sua residenza." Questo trasferimento conduce Genji nella dimora del Governatore, dove incontra sua figlia, la Dama di Akashi.
La Dama di Akashi è una figura di notevole spessore, caratterizzata da una raffinata educazione e da un'intelligenza acuta, sebbene la sua posizione sociale sia inferiore a quella delle dame di corte che Genji era solito frequentare. La relazione con Genji è inizialmente segnata dalla disparità di status e dalle incertezze del futuro. Le sue riflessioni interiori, magistralmente catturate da Murasaki Shikibu, rivelano una profonda consapevolezza della sua condizione e delle sfide che un tale amore comporta. "In questi giorni detestabili in cui nemmeno un raggio, nemmeno uno squarcio ha rotto per un attimo il nostro cielo piovoso, le nuvole sembrano averti cancellato alla mia vista, e non so dietro quale parte di questo nero velario io possa cercarti." Queste parole esprimono la sua malinconia e il senso di incertezza riguardo al futuro del suo rapporto con Genji.
La sua felicità è spesso velata dalla consapevolezza della differenza di mondo che la separa dal principe. "La scoperta che esisteva un mondo popolato di così splendide creature, anziché rallegrarla, non faceva che renderla ancora più infelice e insoddisfatta." Sebbene amata da Genji, la Dama di Akashi percepisce la distanza incolmabile tra la sua modesta condizione e l'ambiente elitario di corte a cui Genji appartiene. "Soltanto come sfondo alla musica il suono del mare è tollerabile." Questa frase evoca un senso di rassegnazione e l'idea che la bellezza della natura possa essere apprezzata solo se filtrata attraverso l'arte o se posta in secondo piano rispetto alle preoccupazioni della vita. "Ma nonostante tutta la sua tenerezza egli era un principe: l’abitatore di un mondo popolato non già da creature come lei, ma da esseri di una specie lontana e superiore." Questa citazione evidenzia la sua profonda consapevolezza della gerarchia sociale e del fatto che, nonostante l'amore, la loro unione era destinata a scontrarsi con le convenzioni dell'epoca.
La Storia di Genji - Capitoli 25 e 26
La Dama di Akashi non è semplicemente una delle tante amanti di Genji; è una donna che porta con sé il peso della sua origine provinciale e il desiderio di dare un futuro migliore alla sua prole. Il suo incontro con Genji è un punto di svolta non solo per il principe, ma anche per la sua stessa famiglia, che vede in questa unione un'opportunità di elevazione sociale.
Ritorno alla Capitale e l'Ascesa della Progenie di Akashi
"Davvero le sorti degli uomini sono imprevedibili: proprio nel bel mezzo di una nuova storia d’amore Genji viene richiamato a Corte." Il perdono del fratello, l'Imperatore Suzaku, riporta Genji a Kyoto, dove conduce anche Dama Akashi. Questo rientro segna l'inizio di una nuova fase per la Dama di Akashi, che deve confrontarsi con il complesso ambiente di corte e con la presenza di altre donne nella vita di Genji, in particolare Murasaki (la nipote di Fujitsubo, che Genji aveva cresciuto e sposato). "Addirittura Genji si confida con Murasaki per rassicurarla che nessuna avventura potrà mettere in pericolo la posizione della ragazza nel suo cuore. La fanciulla, ben conoscendolo, si rende conto che la storia con la Dama di Akashi è tutt’altro che insignificante." Questo scambio rivela la consapevolezza di Murasaki della profondità del legame tra Genji e la Dama di Akashi, nonostante i tentativi del principe di minimizzarlo.
Dalla loro unione nasce una figlia, la cui importanza è destinata a crescere significativamente nel corso del romanzo. Questa bambina, che sarà poi adottata da Dama Murasaki e cresciuta come se fosse sua, è il ponte tra Genji e la sua discendenza futura. "Il figlio suo e di Fujitsubo (ormai scomparsa) ascende altrono e conoscendo i reali legami di sangue che lo legano a Genji, lo eleva ai piu alti onori." Sebbene questa frase si riferisca al figlio di Genji e Fujitsubo, è fondamentale notare come la discendenza giochi un ruolo chiave nell'elevazione sociale e politica. La figlia della Dama di Akashi, pur non essendo al centro delle prime vicende, assumerà un'importanza cruciale.
Il testo rivela anche il contesto in cui le poesie giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione e nel corteggiamento. "Il titolo deriva dalle poesie che Genji e la dama di Akashi si scambiano," riferendosi al XIV capitolo, "Miotsukushi". Questo capitolo, la cui traduzione è "acque profonde", presenta affascinanti omofonie, come "mi o tsukusu", che significa "dare tutto se stesso", e "miotsukushi", i panali posti nelle acque dei canali per segnalarne la profondità. Tali dettagli linguistici e poetici arricchiscono la narrazione, suggerendo strati di significato aggiuntivi alle interazioni tra i personaggi. Le poesie nel Genji sono spesso dei waka. Modificare o rielaborare un classico a seconda della situazione del momento era un comportamento codificato nella vita di corte del tempo, e spesso serviva a comunicare attraverso sottili allusioni. "Cito ora una delle poesie che sono invece staccate dal testo, nonché parti integranti del dialogo fra i personaggi." I versi sono per ognuna sempre cinque, e "dicono tutto, affermando nulla di concreto, ma l’ineffabile. Sono giudizi, osservazioni, descrizioni. La Verità che presentano è tanto leggera, che pare soltanto sfiorare il lettore."
La figlia della Dama di Akashi non solo ascende a un ruolo prestigioso a corte, ma diventa anche la madre di Niou, uno dei protagonisti dei cosiddetti "Capitoli di Uji". Questa discendenza conferisce alla Dama di Akashi un'importanza duratura nella genealogia del romanzo e nella sua narrazione. In un passaggio significativo, riguardo alle abilità musicali, si nota come le dame di Genji fossero tutte sue allieve predilette. "…Con la sola eccezione della Dama di Akashi, erano tutte state fra le sue allieve predilette e quindi non avrebbero fatto brutta figura anche in presenza del Primo Comandante, si disse Sua Signoria." Questo dettaglio potrebbe suggerire la sua indipendenza o forse un background educativo diverso, meno legato alle dirette influenze di Genji, ma non per questo meno raffinato.
La Trama Narrativa: Tra Digressioni Poetiche e Meta-Narrazione
La scrittura di Murasaki Shikibu è un prodigio di fluidità e complessità. "La scrittura è omogenea, segue un flusso libero e discorsivo che mantiene il ritmo di una narrazione orale, e spesso lascia spazio a digressioni su eventi paralleli che finiscono poi per confluire nell’alveo del racconto principale." Questo stile non lineare, che può apparire disorientante al lettore moderno, è in realtà un elemento distintivo che ricrea l'atmosfera delle conversazioni di corte e delle storie raccontate a voce.
Murasaki fa uso della meta-narrazione, introducendo le proprie considerazioni, ma anche osservazioni rivolte direttamente al lettore. Questa tecnica conferisce all'opera una dimensione aggiuntiva, quella di un dialogo tra autrice e lettore, che anticipa di secoli pratiche narrative poi diventate comuni nella letteratura occidentale. L'autrice non esita a esprimere le sue opinioni o a chiarire aspetti del racconto, a volte con una sorprendente umiltà. Nel XXI capitolo, un pronome colpisce: "Il giovane superò senza fatica uno dopo l’altro gli esami, a cominciare di quelli che si chiamano - mi sembra - Aspirante Letterario." Il "mi sembra" manifesta una "verecondia manifestata dall’autrice", quasi volesse condividere con il lettore le incertezze o le sfide del proprio processo creativo. "Poco dopo la stessa, parla di 'una consorte appartenente ai Genji': il cognome del protagonista." Questi piccoli dettagli creano un legame intimo tra l'autrice e chi legge.
Un altro aspetto del linguaggio è l'importanza che riveste l'uso della poesia nella conversazione. Come accennato, le poesie nel Genji sono spesso dei waka, brevi componimenti che veicolano emozioni, allusioni e sfumature difficilmente esprimibili in prosa. Spesso, come nell'esempio citato con la Dama di Akashi, "la poesia esce ogni volta spontaneamente, come partorita dalla prosa: di cui è una conseguenza spontanea." Queste inserzioni poetiche non sono semplici abbellimenti, ma parti integranti del dialogo, capaci di "dire tutto, affermando nulla di concreto, ma l’ineffabile." Le poesie presentano sempre un’allegoria di tipo paesaggistico o zoologico, oppure, come in alcuni casi, botanico, rafforzando il legame tra la sensibilità umana e il mondo naturale.
La narrazione è ad ogni passo così completa ed esaustiva che non prospetta nessuna mutazione genetica imprevedibile, tale da far dire sovente al lettore: che (pur piccola) emozione inaspettata! "Tanta profondità psicologica, tanta raffinatezza descrittiva, l’ho rinvenuta soltanto in un’ugualmente immensa opera scritta in Francia, novecent’anni dopo, da un tale di nome Marcel." Questo paragone audace sottolinea l'universalità e la precocità del genio di Murasaki Shikibu nel campo della psicologia dei personaggi e della descrizione dettagliata.

Un Affresco Culturale e Psicologico dell'Epoca Heian
Il Genji Monogatari è più di un semplice romanzo; è un documento sociologico e psicologico che offre uno sguardo senza precedenti sulla vita di corte dell'XI secolo in Giappone. Molti sono gli elementi che assumono un significato culturale diverso dal nostro, primo fra tutti l’amore. "È inoltre assente il tema della tragedia amorosa e il binomio amore-gelosia fa riferimento a canoni molto diversi dai nostri." Questo significa che le passioni, i tradimenti e le gioie descritte nel romanzo vanno interpretate attraverso la lente della sensibilità Heian, dove l'amore poteva coesistere con la poligamia e dove la gelosia aveva connotazioni sociali e spirituali peculiari.
L'ambiente è importante, come ogni sua componente. Ciascun personaggio è caratterizzato dall’appellativo relativo al titolo ufficiale, al rango amministrativo o gerarchico di Corte, che si trasforma nel tempo e che si trasferirà, quando sarà il momento opportuno, da una persona all’altra. Questo sistema riflette la complessa struttura della corte imperiale e l'importanza delle posizioni gerarchiche nella definizione dell'identità individuale. Nel XIV capitolo, ad esempio, "la sacerdotessa di Ise, figlia della Signora di Rokujō diventa, su invito-raccomandazione-ordine di Genji, Consorte del Nuovo Sovrano Reizei, e sarà anche conosciuta come l’Imperatrice che ama l’autunno."
La condizione della donna nell'epoca Heian è un tema ricorrente e dolorosamente attuale. Verso la fine del XXX capitolo, una frase esemplifica la sua posizione: "'Sappiamo che una donna è tenuta alle tre obbedienze'." La nota spiega: sottoposta prima al padre, poi al marito e infine ai figli. Questa regola, ferrea e ineluttabile, delineava i confini della libertà femminile, rendendo la scelta e la volontà individuale spesso subordinate alle aspettative sociali e familiari. Talvolta una donna, "pur di rango elevato, appare perplessa, angosciata e disgraziata, quando è costretta a scegliere a chi obbedire." Persino i legami affettivi potevano essere sacrificati sull'altare delle convenzioni, come dimostra la riflessione: "'Anche nei racconti di un tempo lontano, avviene che un padre amorevole, seguendo il mutare dei tempi e i suggerimenti altrui, trascuri i propri figli'."
Un aspetto intrigante è la presenza di credenze popolari e superstizioni che influenzano la vita dei personaggi. Le morti per parto, ad esempio, erano spesso attribuite a spiriti maligni. Nel XXXV capitolo, il capitano della guardia sogna il gattino prediletto della Principessa e si preoccupa: "sognare un animale significa che presto nascerà un bebè." Questi elementi soprannaturali si fondono con la realtà quotidiana, offrendo uno spaccato delle credenze e delle paure dell'epoca. Un altro esempio si trova nel XXXIX capitolo, dove Kokōshō "…in cuor suo sperava che egli facesse quella sera una seconda visita, ma ora, vedendo che forse non sarebbe venuto, fu presa dall’ansia." Da ricordarsi che solo se per tre notti un uomo (in questo caso Sua Nobiltà il Primo Comandante), il rapporto non era ancora ufficializzato: la donna era in nero e in attesa di essere regolarizzata. La donna doveva essere sempre pronta alla bisogna (già dalla prima sera; poi doveva solo sperare). Questo illustra le complesse regole del corteggiamento e dell'ufficializzazione delle relazioni, con le donne in una posizione di attesa e vulnerabilità.
La narrazione include anche scene che rivelano l'importanza della musica e delle arti performative nella vita di corte. Nel XXV capitolo, Genji si rivolge alla Terza Principessa: "'Potremmo organizzare un concerto di sole donne, accostando il suono del vostro kin, che la Signora dell’ala orientale è così desiderosa di ascoltare, a quello di altri strumenti, come il biva e il sō no koto, suonati dalle varie signore della casa. Credo che neppure i più famosi musicisti dei nostri giorni siano all’altezza delle persone che vivono qui. Benché io non abbia ricevuto un’istruzione particolare nei segreti della musica, fin da quando ero bambino ho pensato di voler conoscere tutto ciò che era possibile, e ho cercato di apprendere i segreti di tutte le persone più esperte, i maestri che il mondo ritiene tali e i virtuosi delle maggiori famiglie, ma fra di essi non ho trovato nessuno la cui competenza fosse così profonda da mettermi in soggezione.'" Questo discorso mostra l'alto livello di raffinatezza culturale e l'apprezzamento per le arti che permeava l'aristocrazia Heian.
La Profondità della Lingua e la Sensibilità dell'Autrice
La lettura del Genji Monogatari, anche in traduzione, porta il lettore occidentale a confrontarsi con una civiltà e una sensibilità profondamente diverse. Nel corso dell’intero romanzo, il lettore occidentale "prova l’ammirazione che sorge in chi si accorge della propria inadeguatezza culturale." La civiltà qua rappresentata è del tipo lentamente ma inesorabilmente in fieri, "in posizione più avanzata rispetto al recente passato e più arretrata, si intuisce, che all’immediato avvenire." Questa consapevolezza del tempo e della sua progressione è intrinseca alla visione di Murasaki.
Un aspetto affascinante della narrazione è il momento in cui l'autrice stessa riflette sul suo mestiere. A un certo punto, "poiché la “stagione delle piogge fu quell’anno insolitamente lunga e nelle ore d’ozio senza uno sprazzo di sereno le signore che vivevano a Rokujō trascorrevano il tempo dedicandosi ai racconti illustrati,” le damigelle discettano e discorrono sull’argomento finzione narrativa." Questo è un esempio di meta-finzione, dove i personaggi stessi discutono della natura della letteratura, un artificio che Murasaki usa per esplorare la funzione e il valore delle storie. In definitiva, "quelle storielle, pur mistificanti, producono piacere e recano sollievo dalla noiosa vita quotidiana." La voce di Genji stesso si unisce a questo dibattito: "'Del resto, queste storie immaginarie contengono episodi molto convincenti, capaci di attirare profondamente il lettore, quasi descrivessero fatti realmente accaduti, e anche se siamo consapevoli che si tratta di discorsi privi di fondamento ne siamo commossi e quando leggiamo di una graziosa fanciulla travolta dal dolore, il nostro cuore, sia pure solo in parte, non può non esserne peso…'" Questa disamina, che diventa anche "gentil diatriba con una fanciulla (la figlioletta della dama di Akashi), che è tanto appassionata della buona letteratura, continua ancora per un bel po’," mostrando come l'amore per la narrazione fosse un elemento vivo e condiviso all'interno della corte Heian.
L'autrice, con la sua voce unica, non si astiene dal giudicare anche altre opere letterarie. Verso la fine del XLIX capitolo, "una piccola sorpresa, colei che sta scrivendo il romanzo afferma, a proposito di opere mediocri e all’antica: “…non mi è sembrato valesse la pena di trascriverle tutte…”." Questa affermazione svela un senso critico acuto e una consapevolezza del proprio valore artistico. Più tardi, a proposito della solita, sublime poesia, si legge: "'Quest’ultima probabilmente era stata scritta dall’adirato Gran Consigliere, ma forse potrei aver capito male. Non so se nel testo originale si possa evincere il sesso di chi sta ora scrivendo, immagino sia sempre una donna, non certo defunta, però.'" Queste osservazioni creano un senso di vicinanza e confidenza tra l'autrice e il lettore, rendendo l'esperienza di lettura ancora più ricca.
Una frase che, "come tante altre, pare caduta dal cielo per puro caso mi fa compiere un ragionamento: la somiglianza fra quel mondo lontano e il nostro, fra la loro e la nostra Storia è che panta rei, tutto scorre, e si evolve. Quel che diverge è l’intensità e la frequenza del mutamento." Questa riflessione mette in luce la natura universale delle dinamiche umane, pur riconoscendo le peculiarità culturali. In Giappone "ogni cosa muta, ogni mattina, aspetto, ma con una certa qual grazia e un doveroso rispetto verso il passato". Anche in contesti musicali, si notano sfumature di tradizione e innovazione: "Gli altri strumenti tacquero ed ella, convinta che ciò avvenisse perché ciò avvenisse perché si potesse ascoltare meglio la sua musica, continuò a pizzicare le corde con il plettro in un modo del tutto antiquato, mormorando: “Takefu, chicri, chichiri, teritana.” Modo antiquato, ma rispettabilissimo."
Il Genji Monogatari: Un Dialogo Continuo con il Lettore e la Storia
Il Genji Monogatari è un'opera che ha continuato a risuonare attraverso i secoli, non solo nella sua forma originale, ma anche attraverso innumerevoli adattamenti e traduzioni che ne hanno ampliato la portata. Le sue traduzioni più celebri in italiano, come la "Storia di Genji, il principe splendente" curata da Adriana Motti dalla versione inglese di Arthur Waley per Einaudi nel 1957, o "La storia di Genji" di Maria Teresa Orsi, sempre per Einaudi, del 2012, testimoniano l'interesse costante verso questo testo. La traduzione della Orsi, con le sue 1440 pagine di nudo testo, escluse introduzione, note e glossario, è un'impresa colossale che permette di apprezzare la vastità dell'opera. "Qualcosa, in tutte le 1200 e rotte pagine (contando solo il nudo testo, e non l’introduzione, le note e l’essenziale glossario), accade, senza causare traumi emotivi al lettore, ad ogni piè sospinto."

L'influenza del Genji Monogatari si estende anche al mondo dell'arte visiva. "Il Genji inoltre ha ispirato diverse versioni manga: Asaki yumemishi di Waki Yamato (1979), Genji monogatari di Tatsuya Egawa (2001), Gekka no kimi di Ako Shimaki (2002) e la versione parodica Patalliro Genji Monogatari di Mineo Maya (2004), tutti inediti in Italia." Queste opere testimoniano la capacità del racconto di Genji di adattarsi a linguaggi e pubblici diversi, pur mantenendo intatta la sua essenza.
"Risale al 1987 invece il lungometraggio animato The Tale of Genji di Gisaburō Sugii che segue le vicende del romanzo fino all'esilio del protagonista ad Harima; caratteristiche le atmosfere dilatate ed oniriche e il tratto essenziale e pulito; le amanti di Genji hanno fisionomia così similare da apparire appena distinguibili: è così che implicitamente ne viene suggerita la natura d'alter ego." Questo adattamento cinematografico offre una reinterpretazione visiva della complessa rete di relazioni di Genji, suggerendo che la sua ricerca amorosa sia in realtà una proiezione di un desiderio più profondo. "Sarà solo nel finale, nelle allusioni Dama Fujitsubo, che verrà palesato l'oggetto reale della ricerca amorosa del principe: quella figura materno-femminile mancata in infanzia e tragicamente utopica." La colonna sonora di genere hōgaku, firmata da Haruomi Hosono, bassista degli Yellow Magic Orchestra, aggiunge un ulteriore strato di immersione culturale all'opera.
Il romanzo offre anche spunti di riflessione sulla condizione umana e sulle aspettative sociali legate al genere e alla famiglia. "A conti fatti: una donna è quello che le viene concesso (magnanimamente) d’essere." Questa amara constatazione riassume la limitata autonomia femminile dell'epoca. "In vari punti del racconto, viene commiserato chi non ha figli o ne ha al massimo un paio. L’uomo è tale se è padre, la donna è tale se è madre." Questo evidenzia la pressione sociale sulla riproduzione e sulla perpetuazione della linea familiare, aspetti fondamentali della società Heian. Tuttavia, "all’uomo però spettano ben altre cariche e onori," sottolineando la disparità di genere persistente.
Anche il linguaggio poetico, pur sublime, è spesso intriso di metafore che rivelano le profonde aspettative sociali. Nel XLVII capitolo, si legge: "…perché quella casa, così angusta, non avrebbe offerto alcun rifugio al fiore di yamanashi." Nella nota della straordinaria curatrice-traduttrice Maria Teresa Orsi, si scopre che "il tutto deriva da un’antica poesia" e che "lo yamanashi è una specie di pero montanaro, d’alto fusto, che produce a primavera piccoli fiori bianchi a cinque petali." Questa interconnessione tra natura, poesia e vita quotidiana è una cifra stilistica di Murasaki Shikibu. Poco oltre, una frase ben poco femminista rivela un'altra credenza: "'Comunque sia egli è così splendido che al solo vederlo le rughe dei nostri volti sembrano spianarsi, e perché mai la nostra signora dovrebbe tenere a distanza una simile persona? Non sarà per caso vittima di quella spaventosa divinità di cui spesso si parla?' - la curatrice spiega che, secondo la diceria popolare, una donna matura non sposata era posseduta da un demone malevolo." Questo esempio illumina la pressione sociale sulle donne a sposarsi e le superstizioni che accompagnavano la loro condizione. Una giovane donna, insomma, è "un prezioso, splendido e agognato animale da (sontuoso e idealizzato) corteggiamento, da monta, da fecondazione, da, pur previdentemente protetto, abbandono."
Oltre Genji: I Capitoli di Uji e l'Eredità Incompiuta
La vita di Genji giunge ad uno stallo quando "giunto alla quarantina, la sua posizione a corte è ormai consolidata, ma è la sua vita affettiva a risentire di qualche difficoltà." Seppur un po’ controvoglia, Genji sposa una giovane dama dell’alta nobiltà, che però lo tradisce costringendolo a riconoscere un figlio non suo, Kaoru, come era già avvenuto all’Imperatore suo padre. Questo parallelo sottolinea la ciclicità del destino e le ironie della vita. Dopo non molto tempo Dama Murasaki muore, lasciando a Genji una profonda melanconia ed un senso di solitudine. "Nel corso del XL capitolo, la signora del Murasaki (Murasaki no ue) ci lascia, recandovi dove molti l’hanno preceduta, causando grande dolore ala comunità e al povero Sua Signoria Genji." Con tale rimpianto "termina la vita dell’autrice del libro, ma non dell’intera storia da lei narrata, che continua per altri quindici capitoli." Questo è un punto di svolta drammatico per Genji, che si ritira sempre più dalla vita pubblica.
La fine della vita del protagonista è avvolta nel mistero. "Tra il XLI capitolo e il XLII muori tu, mio vagheggiato e variegato amico, Sua Signoria Genji. Il titolo del XLI<>XLII è “Nascosto dalle nubi”. Solo questo rimane. Né si sa se fu mai scritto e se andò irrimediabilmente perduto." Questa assenza, questa interruzione enigmatica, lascia il lettore con un senso di incompiuto, un velo di malinconia che avvolge la figura di Genji.
Il resto dell'opera, conosciuto come i "Capitoli di Uji" per via dell’ambientazione, è successivo alla morte di Genji ed ha per protagonisti Kaoru, il figlio riconosciuto da Genji ma non suo, ed il suo miglior amico Niou, principe imperiale figlio della figlia di Genji e di Dama Akashi. Segue le loro avventure e la loro rivalità nel tentativo di sedurre alcune delle figlie di un principe imperiale che risiede ad Uji. Questa seconda parte del romanzo, pur mantenendo lo stile e la profondità della prima, sposta il focus su una nuova generazione, esplorando temi di desiderio, gelosia e destino. "La narrazione ha una fine improvvisa, con Kaoru che si chiede se la dama di cui è innamorato sia invece insieme a Niou." Questa conclusione aperta e interrogativa è un'altra caratteristica distintiva del Genji Monogatari, che riflette la complessità e l'incertezza della vita stessa, lasciando al lettore il compito di contemplare le infinite possibilità e le domande senza risposta. Il libro si è concluso l'8 marzo 2020 per un lettore, dopo "non più di sessantotto, quasi eterni, giorni", testimoniando l'impatto e la durata di questa straordinaria opera.