Il titolo "Nazareno Fivet Cava" non identifica un luogo fisico né una figura storica immediatamente riconoscibile, bensì si configura come un portale concettuale, una vera e propria "cava" di significato da esplorare. È un invito a scavare in profondità nelle stratificazioni della storia, della filologia e della riflessione spirituale per riscoprire il senso autentico delle parole e delle tradizioni. Questo percorso di scavo ci porta a riflettere sull'origine, sulla purezza del "Nazareno" come punto di partenza, e sulla complessità del "Fivet" come metafora di un'indagine sfaccettata, un approccio multidisciplinare necessario per orientarsi nel pensiero e non perdersi nell’infinità del tempo e dello spazio. Tale ricerca è un cammino di consapevolezza che, attraverso l'analisi critica di testi antichi e moderni, mira a recuperare una comprensione più profonda della condizione umana, della fede e della società.

La Voce dell'Acca e la Ricerca del Suono Perduto: Una Lezione Rodariana
In questo viaggio di scoperta, la filologia emerge come strumento essenziale, capace di restituire alle parole il loro suono e il loro senso, spesso smarriti nell’arroganza delle chiacchiere. Una metafora potente di questa ricerca è la storia de "L’Acca", un racconto che, pur nella sua semplicità, rivela l'importanza di ogni singolo elemento, anche il più apparentemente marginale, nel grande alfabeto della conoscenza e dell'esistenza. L'Acca, si sapeva, si sapeva, era una lettera che talvolta veniva trattata come se fosse una compagna qualsiasi, quasi insignificante. Un giorno la fecero proprio arrabbiare, apriti cielo! Bombardamenti di parole, tutti ciccirici, e pareva che starnutissero, le volarono addosso. Eppure, l'Acca era di buon cuore, ve l’ho già detto, e la sua presenza era vitale per definire, per dare forma.
Questa narrazione, che evoca le "Lezioni di Gianni Rodari", ci invita a riflettere su come anche una lettera, come l'Acca, possa avere una storia e un significato profondo, capaci di influenzare il discorso e la percezione della realtà. Se l'Acca, in un contesto immaginario, fosse stata messa in fuga, chiunque avrebbe potuto offrirle un passaporto e dirle: "con noi, non ci faccia questo torto!". Persino gli abitanti di Chiavari avrebbero potuto offrirle una villa al mare, riconoscendone il valore intrinseco. Questa sensibilità al dettaglio, all'importanza della singola unità, è la base di un approccio filologico che si oppone alla leggerezza del nulla. Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Questo "lapsus" concettuale, se così si vuole intendere, nel campo del "latinorum", evidenzia come la precisione linguistica possa avere implicazioni teologiche profonde. La lezione critica di Lorenzo Valla sulla filologia storica, in tal senso, è un richiamo costante alla necessità di un'analisi rigorosa dei testi, per svelare stratificazioni e alterazioni che possono oscurare il messaggio originale.
Prima lezione di FILOLOGIA (prof. Antonio Pioletti)
"Deus Caritas Est" e "Caritas": Un Punto Euclideo nella Distinzione dei Significati
Uno degli esempi più lampanti di come la filologia e l'antropologia si incontrino nella cava del significato è la distinzione tra "Charitas" e "Caritas". Questa è una precisazione fondamentale che emerge dal testo fornito, una vecchia personale "foto" (allegata) di un dibattito della fine degli anni Ottanta del secolo scorso, apparsa sulla Rivista "#Alfabeta" n. 108, maggio 1988. In essa, si esorta a saper distinguere tra gioia e grazia in abbondanza (Charitas) e carestia e caro-prezzo in miseria (Caritas), nel pensiero e nella realtà. Questa differenza non è un mero esercizio linguistico, ma incarna una profonda divergenza nella comprensione dell'amore divino e umano.
Agostino, nel suo "Commento al Vangelo di Giovanni", curato da Giovanni Reale in una ’nuova’ edizione basata sul classico testo dei Maurini, già dava al Nome del Dio di Giovanni ("Deus charitas est) il nome della tradizione del "latinorum":"Deus caritas est". Questo mostra una lunga storia di interpretazioni e traslitterazioni che hanno influenzato la comprensione teologica. La "Deus caritas est, et qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo" (1 Io 4,16) è un fondamento. Dio ha diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr. Rm 5,5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di lui. Ma perché la carità, come buon seme, cresca e nidifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e con l’aiuto della sua grazia compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all’eucaristia, e alle azioni liturgiche; applicarsi costantemente alla preghiera, all’abnegazione di se stesso, all’attivo servizio dei fratelli e all’esercizio di tutte le virtù. La carità infatti, quale vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr. Col 3,14; Rm 13,10), regola tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine.
Tuttavia, il rischio, sottolineato nel testo, è che arrivando a "ritoccare" e cancellare anche la "H" dal motto di san Francesco di Paola, si significherebbe non solo rimuovere "in modo concreto questa virtù teologale nella vita quotidiana della comunità", ma si assicurerebbe il trionfo totalizzante e totalitario di Mammona ("Caritas") sulla intera vita (istituzionale e non) della intera tradizione culturale dell’Europa e delle sue tre Capitali (Roma, Istanbul, e Mosca) con la stessa Gerusalemme. Una vittoria definitiva del "latinorum", senza speranza? Con Dante Alighieri e Alessandro Manzoni, non lo si crede affatto, poiché la loro opera dimostra la ricchezza e la profondità della lingua e del pensiero italiani. Questo ci riporta al punto di Euclide: ripartire da UNO, dal PUNTO, quello di Euclide, per orientarsi nel pensiero e non perdersi nell’infinità del tempo e dello spazio. È una chiamata a una storia critica dell’aritmetica e della geometria della "solitudine", che permetta di cogliere le sfumature e le verità essenziali.
Cosmoteandria e la Questione del Potere nella Teologia Cristiana
L'indagine nella cava del "Nazareno Fivet Cava" rivela anche le complesse intersezioni tra cosmologia, antropologia e teologia, in particolare riguardo alla questione del potere e della posizione della donna nella Chiesa. La discussione sulla "Cosmoteandria da Platonismo e Paolinismo (da "seconda" e "terza navigazione")" mette in luce le radici filosofiche e teologiche di certe concezioni. Duemila anni fa, si dice, un ovulo fu miracolosamente fecondato dall’azione soprannaturale di Dio, da questa meravigliosa unione risultò uno zigote con un patrimonio cromosomico proprio. Però in quello zigote stava il Verbo di Dio (dichiarazione del Cardinale Dario Castrillon Hoyos alla XV conferenza internazionale del Pontificio consiglio, "la Repubblica" del 17 novembre 2000, p. 42). Questa narrazione, benché centrale per la fede, viene messa a confronto con le conseguenze di una specifica interpretazione paolina.
Il testo cita e ripete un passaggio cruciale di Paolo di Tarso: "Diventate miei imitatori [gr.: mimetaí mou gínesthe], come io lo sono di Cristo. Vi lodo perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo [gr. ἀνήρ ἀνδρός «uomo»], e capo di Cristo è Dio" (1 Cor. 11,1). Questa "lezione andrologica" di Paolo di Tarso è stata un punto di partenza per l'esclusione delle donne dal sacerdozio, basata sull’idea che Dio sia il padre e Gesù sia suo figlio, e che i discepoli fossero solo maschi.
A ben leggere, "nella presa di distanza, nel porsi sopra tutti e tutte, e nell’arrogarsi il potere di tutoraggio da parte di Paolo, in questo passaggio dal NOI siamo al VOI siete, l’inizio di una storia di sterminate conseguenze, che ha toccato tutti e tutte." (cfr. Federico La Sala, "L’enigma della Sfinge e il segreto della Piramide", Ripostes, Roma-Salerno 2001, pp. 29-30). Questo suggerisce una critica profonda alle implicazioni di tali interpretazioni sulla struttura del potere ecclesiastico. Il convegno "La Bibbia e le Donne. Esegesi, Cultura e Società", che si svolgerà nei giorni 4-7 dicembre 2025, a Napoli, promosso dal cardinale don Mimmo Battaglia e presieduto da S.E., presenterà i risultati conclusivi del progetto internazionale e interconfessionale “La Bibbia e le Donne”. Sarà un'occasione per aprire un dialogo significativo con la società civile sui rapporti (complessi, conflittuali e liberatori) intercorsi tra la Bibbia e le Donne, cercando di superare letture che hanno generato "disagio (della e) nella civiltà" (Freud, 1929) e "costruzioni nell’analisi" (Freud, 1937) che meritano una "piccola 'vecchia' sollecitazione per svegliarsi dal sonno dogmatico".

Questo dibattito si inserisce in una riflessione più ampia sul "Potere e poteri. Un contributo della teologia" (27-28 febbraio 2026 - Rimini), proposto e organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli”. L'analisi critica delle fonti è essenziale per comprendere come la "Cristologia, Antropologia, Teologia e Arte" si siano intrecciate, come nel "Trittico di Merode", per costruire narrazioni e strutture di potere. La domanda "Quis ut Deus?" ("Chi è come Dio?"), una precisazione di Papa Leone XIV su una parola fondamentale della tradizione evangelica come "Michele", apre a una riflessione sul superamento della "religione" del #superuomo costantiniano (Nicea 325-2025), un omaggio alla memoria di Lorenzo Valla che con la sua critica filologica ha smascherato false donazioni e rivendicato la centralità della verità storica.
Dal "Dominus Iesus" all'Ascolto di Ubuntu: Un Cammino Ecumenico e Dialogico
Il percorso nella "cava" rivela anche le tensioni e le evoluzioni nel dialogo ecumenico e interreligioso. Il documento "Dominus Iesus" di Ratzinger viene ricordato come l'"esterminatore di ecumenismo," un'espressione forte che evidenzia la percezione di una chiusura. Tuttavia, la Chiesa ha anche prodotto documenti come "Ut Unum Sint", per il dialogo a tutti i livelli, e l'enciclica "Ecclesia de Eucharistia" (Giovanni Paolo II, 2003), che testimoniano una spinta all'unità e alla partecipazione. Giovanni Paolo II è ricordato come "l’ultimo papa" in un certo senso, un campione "olimpionico", grandissimo, la cui figura è stata omaggiata, e il cui pontificato è stato un ponte verso il dialogo.
La continuità e il cambiamento sono evidenti anche nel pontificato di Papa Francesco, che risponde a Eugenio Scalfari e ai non credenti e rispiega la sua ratzingeriana "Lumen fidei". Queste dinamiche ecclesiali riflettono una ricerca continua di autenticità e rilevanza. In questo contesto, la parola Ubuntu: una parola da e per non dimenticare, emerge come un richiamo all'interconnessione, alla comunità, un principio etico che può informare il dialogo a tutti i livelli. È un concetto che si contrappone alla "Compagnia della Charità dei cortigiani" e ai "Tribunali della coscienza" analizzati da Adriano Prosperi.
Angelo Casati, sacerdote della diocesi di Milano, nel suo nuovo libro si muove controcorrente: imitando i salmoni, risale la corrente dell’omologazione per riscoprire il volto autentico della parola sacra seppellita dalla chiacchiera. La prefazione di Erri De Luca dice che l’autore: «Sta controcorrente non da bastian contrario, ma da salmone. Un ritornare alle radici della Parola dove soffia e arde sotto la cenere senza consumarsi mai. Così si ritorna a ri-scoprire la sequela di Cristo che per l’autore è pratica della libertà, non una pista battuta.» Casati invita a una "ricerca dell’oro", scavando nei binomi di opposizione in undici vigorosi affreschi (Giustizia e Umanità; Libertà e Leggerezza; Gratuità e Gratitudine; Semplicità e Quotidianità; Amicizia e Affidabilità; Silenzio e Ascolto; Arroganza e Mitezza; Menzogna e Schiettezza; Strategia e Incanto; Dottrina e Strada; Vicini e Lontani), cercando di recuperare il senso delle parole perché hanno smarrito il suono e il senso nell’arroganza delle chiacchiere. «E più si è vuoti, più si consumano parole. Più si è maschere, più ci si esibisce. E allora per disgusto spengo il televisore. Spengo i volti truccati. Spengo la menzogna. Le parole hanno smarrito il loro suono. Sono usate per dire il contrario del loro suono, non hanno più la pesantezza del reale, hanno la leggerezza del nulla. Ascolto, chiudo. E dico: è il nulla.» Per l’autore tra i cristiani si è smarrita la tradizione ebraica dell’ascolto, unico movimento che permette di entrare, capire, le parole. Altrimenti il rischio è quello dell’ascolto degli idoli di turno: «Oggi succede che si gridi cristianesimo e si abbia occhi duri e faziosi, senza fascino. Voci, come pietre, senza sussulti. Giudizi come clave, senza remissione. Forse non abbiamo conversato con Dio, ma con noi stessi o con i baal, le divinità di turno.» La giustizia a volte vede solo la legge e il codice, non la persona.
Casati si interroga: «Mi chiedo: abbiamo il pathos di Dio o non è forse vero che il pericolo, ancora oggi in agguato, è quello dell’indifferenza? Siamo stati educati all’indignazione o veniamo da un’educazione che ha cercato di contenere l’accensione del sentimento di sdegno, un’educazione che a volte ha addirittura colpevolizzato, come poco ascetico, il moto di indignazione, un’educazione più attestata sull’invito a subire, a lasciar passare, a ingoiare? Gesù si indignava.» Il rito dei regali si è trasformato in scambio invadente della mercificazione che cancella il disordine positivo della gratuità che è l’autentico scandalo del Vangelo. «Si compra tutto. - Con i soldi - dice l’autore - si può comprare tutto. Anche i sentimenti, le persone, il pensiero, il futuro, l’anima della gente. Domina la legge del mercato: io ti do, tu mi dai. Nella più pura proporzionalità.» Si è scatenata l’invasione dell’arroganza vertiginosa del super-io abbandonando - per i cristiani - la mitezza della fede e della ragione. «Ci spintoniamo per le strade, tagliamo il passo all’altro, occupiamo gli spazi degradanti dei marciapiedi, ideati a rispetto dei più deboli, parliamo al cellulare rovesciando sull’intero autobus le nostre faccende private, leggiamo messaggini mentre l’altro ci sta parlando, violiamo la seduzione del silenzio con il rumore straripante dei suoni, sporchiamo strade e giardini come fossero discariche di una città. Urliamo. Il tono si è fatto alto. I giudizi sono duri come pietre. Si grida a coprire la pochezza delle ragioni. Urliamo. Politicamente. Ecclesialmente.» Contro questa pericolosa deriva per l’autore è necessario: «Deporre questa cultura e sostituire a questa cultura devastante la cultura dei volti, l’eticità dei volti. Da questa nuova cultura nascerà - diceva Mancini - la pace.» (pp. 5-7). Questo è un appello a un ritorno all'essenziale, a una "sequela di Cristo" che sia pratica della libertà, non una pista battuta, un’"ospitando libertà" (Angelo Casati, 2010), per Ratzinger, per il Papa e i Cardinali.
Il Punto Omega e la Cosmologia del Verbo: Dante, Galileo e Teilhard de Chardin
Il "Nazareno Fivet Cava" si estende anche a una dimensione cosmologica e filosofica, dove la ricerca di un senso ultimo si confronta con le scoperte scientifiche e le visioni metafisiche. Introduzione. A) "DIO UOMO E MONDO": "IL PUNTO OMEGA". Secondo la teoria che Teilhard de Chardin ha chiamato legge di complessità e coscienza, l’universo è in costante evoluzione verso livelli più elevati di complessità e di coscienza che vanno dalla geosfera, alla biosfera e alla noosfera. Interpretando l’universo secondo questi criteri, Teilhard de Chardin collocò il Punto Omega all’interno dell’ortodossia del Dio Cristiano, che è trascendente rispetto al creato. Per Teilhard de Chardin il Punto Omega è il Logos ossia Gesù Cristo, il quale è “Dio da Dio”, “Luce da Luce”, “Dio vero da Dio vero” e “attraverso di Lui tutte le cose furono create” (Gv. 1,3). Questo concetto del Logos come principio unificante di tutto il creato risuona con il "In #principio era il #LOGOS."
B) IL "PUNTO OMEGA" (E IL RAPPORTO "MISTICO" TRA L’UNO E I MOLTI) NELLA "VISIONE" DI PAOLO DI TARSO (PAOLINISMO "UNIVERSALE" - "CATTOLICO"): "Diventate miei imitatori [gr.: "mimetaí mou gínesthe"], come io lo sono di Cristo. Vi lodo perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è #Cristo, e #capo della donna è l’#uomo [gr. ἀνήρ], e capo di Cristo è #Dio" (1 Cor. 11,3). Qui si ripropone la questione della gerarchia e del potere, ma anche l'idea di un ordine cosmico che riflette una struttura divina.
La cosmologia si incontra con la Divina Commedia di Dante Alighieri, un'opera che è essa stessa un viaggio attraverso l'universo teologico e morale. Nell'anno #DANTE2021, #INGENUITY inizia la sua attività e la sua missione esplorativa, un parallelo moderno con l'esplorazione dantesca dei cieli e degli inferi. Il #SIDEREUSNUNCIUS (Galileo Galilei, 1610) ha rivoluzionato la nostra comprensione del cosmo, e la lezione di Gianni Rodari, che ci invita a ripartire da UNO, dal PUNTO, quello di Euclide, per orientarsi nel pensiero, si applica anche a questa vasta esplorazione. È un invito a "SAPERE AUDE!" (I. Kant), a osare sapere, a pensare criticamente, a non accettare passivamente le narrazioni preesistenti. Questo è un richiamo costante, specialmente nell'anno #KANT2024, a esercitare la propria ragione e la propria libertà di pensiero.
La cosmoteandria, dunque, diventa un campo di indagine non solo teologico ma anche filosofico e scientifico, dove le visioni antiche si confrontano con le scoperte moderne. Il rapporto tra l’uno e i molti, l’individuale e l’universale, è un tema ricorrente. "VERE DUO IN CARNE UNA": QUESTO, IL #PUNTO (#EUCLIDE)! PER UNA #STORIA #CRITICA DELL’#ARITMETICA E DELLA #GEOMETRIA DELLA "#SOLITUDINE"…. Questo "punto" euclideo, applicato alla carne umana, alla relazione, suggerisce un'unità profonda che va oltre la semplice somma delle parti. È un'esortazione a una "svolta antropologica", a una comprensione più completa e integrata dell'essere umano.
Memoria, Storia e Messaggio Evangelico: Un Superamento del Dogma
La "Nazareno Fivet Cava" è, infine, un luogo di memoria e storia, dove il messaggio evangelico viene costantemente riletto e reinterpretato alla luce delle sfide contemporanee. La memoria #storia e #messaggioevangelico si fondono nel ricordo di figure come Sant’#Ambrogio, #FrancescoDipaola e nella rilevanza della "#NOSTRA #AETATE" (#NICEA, 325-2025). Il concetto di "Indietro non si torna: Giovanni Paolo II, l’ultimo papa" suggerisce una fase storica conclusa, un punto di non ritorno che impone nuove riflessioni e nuove direzioni.
La formula di Friedrich Heer dell’era costantiniana (1949-1953) e il "Disagio (della e) nella civiltà" (1929) di Freud, insieme alle "Costruzioni nell’analisi" (1937), ci spingono a guardare oltre le strutture dogmatiche e le convenzioni stabilite. La Chiesa cattolica romana basa l’esclusione delle donne dal sacerdozio su idee che affondano in interpretazioni storiche specifiche, che ora sono oggetto di critica e ripensamento. Si tratta di un primo passo oltre la "religione" del #superuomo costantiniano (#Nicea 325-2025), un omaggio alla memoria di Lorenzo Valla, che con la sua analisi filologica ha dimostrato come la critica storica sia fondamentale per purificare la tradizione da incrostazioni e distorsioni.
Il calendario di Roma antica… XI KAL OCT - [21 Settembre] - Il #21settembre del 19 a.C., questo frammento temporale, così specifico, ci ricorda come la storia sia fatta di date e eventi precisi che necessitano di essere contestualizzati e compresi in profondità. La ricerca del significato autentico, del "Nazareno" come origine e della "Cava" come luogo di estrazione della verità, è un processo continuo di discernimento, che richiede un ascolto attento, una filologia rigorosa e un'apertura al dialogo. È la sfida di SÀPEREAUDE! (#KANT2024), di saper distinguere, di essere minatori nella montagna del presente, alla ricerca dell'oro della verità e della libertà.