La gravidanza è un fenomeno fisiologico che interessa la donna sia dal punto fisico sia psichico, determinando innumerevoli cambiamenti strutturali e funzionali che rappresentano delle risposte d'adattamento alla nuova condizione. Tali mutazioni iniziano dal concepimento e perdurano per tutto lo sviluppo dell'embrione e del feto fino alla nascita del neonato. Il corpo sarà, per tutti i nove mesi di gestazione, sottoposto a grandi mutamenti: la pancia che diventerà mese dopo mese sempre più grande e quindi potrebbe essere fonte di fastidio per la donna, ma anche altri fastidi possono interessare la donna durante l'attesa del suo bebè. Tra questi, uno dei più frequentemente discussi e spesso fraintesi è la nausea, che, sebbene sia comunemente associata ai primi mesi, può manifestarsi o ricomparire anche negli ultimi giorni prima del parto, rappresentando un segnale del corpo che si prepara all'evento imminente.

La Gravidanza: Un Periodo di Profonde Trasformazioni e i Suoi Inziali Disagi
Dal test di gravidanza positivo ogni donna si rende conto che la sua vita, insieme al suo corpo, cambierà. La durata normale della gravidanza si calcola dal giorno d'inizio dell'ultima mestruazione ed è di 40 settimane, ossia di 280 giorni. Il parto è definito pretermine qualora avvenga prima della 37ma settimana e post termine se si verifica oltre la 42ma settimana. Nel corso della gravidanza si possono presentare alcuni disturbi, comuni a molte donne, per esempio nausea, insonnia e prurito oppure alcune malattie, che è bene tenere sotto controllo per evitare eventuali complicazioni. La gravidanza non è un fenomeno isolato che interessa solamente l'apparato genitale, ma un evento che coinvolge e modifica tutto l'organismo della donna. Le modificazioni nel corpo possono manifestarsi con piccoli malesseri, che frequentemente accompagnano la donna per tutti i nove mesi, senza per altro diventare, nella maggior parte dei casi, dei veri e propri disturbi.
I primi, nonché i più frequenti, sono la nausea e/o il vomito al mattino, la salivazione abbondante, i bruciori ed i piccoli dolori allo stomaco, la stitichezza e i mutamenti del gusto e dell'appetito. Si presentano già dalle prime settimane di gravidanza e, nella maggior parte dei casi, con il terzo mese scompaiono; solo raramente si manifestano oltre questo periodo. La nausea gravidica, cioè un malessere che si manifesta con una sensazione di disgusto, può comparire in qualsiasi momento della giornata.
La Nausea in Gravidanza: Un Compagno Frequente Fin dai Primi Mesi
La nausea mattutina, condizione piuttosto comune per le donne incinte, solitamente inizia durante il primo mese di gravidanza e si protrae fino alla 14esima -16esima settimana (terzo o quarto mese). Ci sono pazienti che sperimentano nausea e vomito per l'intera durata della gravidanza. Questa condizione non è di per sé patologica, quanto piuttosto un sintomo di malessere organico o di una condizione fisiologica, come appunto la gravidanza. La nausea mattutina non danneggia in alcun modo il bambino, a meno che non si perda peso, come nel caso di vomito grave. Una lieve perdita di peso durante il primo trimestre non è rara in presenza di sintomi moderati e non è pericolosa per il bambino.
Sintomi Associati alla Nausea Gravidica
La nausea che si verifica nel corso di una gravidanza, spesso, si accompagna ad uno o più dei seguenti sintomi: mal di testa, vertigini, sbandamenti, repulsione per il cibo, disgusto, contrazioni involontarie delle pareti dello stomaco e malessere generale.
Le Cause della Nausea in Gravidanza
La causa esatta della nausea mattutina è sconosciuta. Potrebbe dipendere da cambiamenti ormonali (estrogeni, progesterone e beta hCG) o bassi livelli di zucchero nel sangue. Lo stress emotivo, la stanchezza, i viaggi o alcuni cibi potrebbero peggiorare il problema. La nausea in gravidanza è più comune con gemelli o terzine. La nausea in gravidanza è considerata un'espressione della tempesta ormonale che "sconvolge", spesso in senso positivo, il corpo della gestante. In particolare, tra gli ormoni tipici di questo primo trimestre, ce n'è uno, chiamato gonadotropina corionica umana (beta hCG), che viene spesso chiamato in causa nella comparsa della nausea. La quantità di gonadotropina corionica umana tende ad aumentare in modo assai consistente fino al terzo mese di gravidanza, per poi diminuire ed infine stabilizzarsi (intorno alla sedicesima settimana di gestazione), fino al momento del parto. I livelli di gonadotropina corionica (HCG), ormone secreto dalla placenta e che si dosa nei test di gravidanza, sono tanto più probabili quanto più alti e, perciò, più intensi nei primi tre mesi di gravidanza (con un picco al secondo mese) e nelle gravidanze gemellari.
Vi è anche un’altra ipotesi da non sottovalutare: il primo trimestre di gravidanza è senza dubbio il più delicato per lo sviluppo fetale e la nausea potrebbe esser vista come un meccanismo di difesa messo in atto autonomamente dal corpo per tenere la donna, e quindi il suo bambino, lontana da cibi potenzialmente pericolosi. Fortunatamente, molte donne non hanno nausea o hanno solo sintomi minimi. Ad ogni modo, in concomitanza con la diminuzione dei livelli di HCG, la nausea e il vomito si attenuano fino a scomparire dopo il terzo mese. Di solito questi disturbi, preceduti da un senso di vuoto allo stomaco, sono più accentuati al mattino e possono essere scatenati dalla vista o dall'odore di particolari cibi o sostanze. Spesso si associano a cambiamento del gusto e ad un apparente aumento della salivazione, in quanto la futura mamma non riesce a deglutire la saliva normalmente prodotta dalle ghiandole salivari.
Le vitamine prenatali contenenti ferro possono causare nausea. Il reflusso gastroesofageo, spesso accompagnato da bruciore di stomaco, è comune in gravidanza. Occasionalmente, il corpo luteo, una cisti ovarica normale all’inizio della gravidanza, può causare la torsione dell’ovaio intorno ai legamenti e ai tessuti che lo sostengono, interrompendo l’apporto di sangue all’ovaio. Questo disturbo, chiamato torsione degli annessi, non è correlato alla gravidanza, ma è molto comune durante la stessa. Raramente, il grave vomito persistente è causato da una mola idatiforme (crescita anomala della placenta, con o senza un feto, dovuta a un ovulo fecondato in modo anormale).
Iperemesi Gravidica: Quando la Nausea Diventa Grave
La nausea in gravidanza può dare qualche problema quando è talmente intensa da produrre un'eccessiva perdita di liquidi e di nutrienti con il vomito, fino a diminuire il peso della madre (che nel primo trimestre dovrebbe aumentare, anche se solo di uno o due kg). L’iperemesi gravidica è una forma grave e persistente di vomito che si manifesta in gravidanza, che può raggiungere un livello tale da determinare perdita di peso e disidratazione. Le donne con questo disturbo non assorbono energia sufficiente attraverso l’alimentazione, così l’organismo degrada i grassi con conseguente accumulo di prodotti di scarto (chetoni), una situazione chiamata chetosi. La chetosi genera stanchezza, alito cattivo e altri sintomi. Le donne con iperemesi gravidica spesso sono così disidratate che il bilancio elettrolitico, necessario per il normale funzionamento dell’organismo, risulta stravolto. Le donne che presentano episodi occasionali di vomito con aumento di peso e senza disidratazione non sono affette da iperemesi gravidica.
Nausea non Correlata Direttamente alla Gravidanza
A volte, la nausea e il vomito in gravidanza possono dipendere anche da altri disturbi non direttamente correlati alla gestazione. Queste cause includono gastroenterite (un’infezione dello stomaco o dell’intestino), disturbi addominali come appendicite, un blocco dell’intestino (occlusione intestinale) o infiammazione della cistifellea (colecisti), emicrania o disturbi cerebrali più gravi. Tuttavia, questi disturbi di solito causano anche altri sintomi più evidenti, come dolori addominali o mal di testa.
Come eliminare la sensazione di nausea in gravidanza?
Segnali e Disturbi del Nono Mese di Gravidanza
Il nono mese di gravidanza comincia con la 35^ settimana + 1 giorno e si conclude alla 40^ settimana. In questo periodo, il corpo della futura mamma si prepara intensamente all'evento nascita. La gravidanza è a termine a partire dalla 37esima settimana: da questo momento il bambino può nascere senza incorrere nei rischi nei neonati pretermine. È normale, quindi, iniziare ad avere alcuni disturbi tipici della preparazione al travaglio, come eccessiva stanchezza, gonfiore, problemi gastrointestinali, insonnia e contrazioni. Per questo è bene assecondare il corpo e non strafare: pur sapendo che si tratta di sintomi del tutto fisiologici, è bene non sottovalutarli, perché comunque l'organismo avrà bisogno di forze per affrontare il parto prima e il puerperio dopo.
L’aumento del suo peso al nono mese di gravidanza è leggermente superiore rispetto a quanto registrato negli ultimi due mesi, e ciò è perfettamente normale: è dovuto allo sviluppo del feto e degli importantissimi “accessori” annessi (placenta e liquido amniotico) in quest’ultima fase prima della nascita. Proprio l’aumento di peso ed eventuali posture scorrette per via dell’utero gravidico potrebbero causare mal di schiena, soprattutto nella zona lombare.
Altri Disturbi Comuni in Gravidanza Avanzata
Oltre alla nausea, che vedremo nel dettaglio, altri disturbi al nono mese di gravidanza sono quelli che riguardano l’apparato gastro-intestinale, ovvero la stipsi e la diarrea. Molto comuni sono la sensazione di stanchezza e affaticamento.
Un altro sintomo che può presentarsi è il prurito. Questo sintomo spesso è lieve o dovuto a fattori allergici; può presentarsi sul pancione, sulle gambe e sul seno, ed essere causato dalla tensione della pelle - dovuta all’aumento del volume - e agli ormoni gravidici. Se persistente e intenso è bene valutare la funzionalità epatica con gli esami del sangue, per escludere la colestasi gravidica. In genere tende a localizzarsi sul pancione, seno e gambe e solo di rado si estende al resto del corpo. La pelle dell'addome, ma anche del seno e delle cosce, subisce un progressivo stiramento che finisce spesso per irritare la cute. Inoltre, durante l'attesa la notevole presenza nel sangue degli ormoni estrogeni e del progesterone, provoca una maggiore ritenzione idrica. Così i tessuti impregnati di acqua si tendono più del solito e possono dare una lieve sensazione di prurito nella parte bassa dell'addome, alle gambe e ai piedi. Questo disturbo può anche essere connesso alla cattiva funzionalità del fegato, che provoca la colestasi epatica, cioè la tendenza ad accumulare sali biliari nei tessuti, favorita dai mutamenti ormonali tipici dei nove mesi di gestazione.
Il piccolo Lorenzo, nella pancia di Elisa, sta facendo le valigie per la nuova vita che inizierà da lì a poche settimane e si sta preparando ad affrontare il parto. Durante il nono mese di gravidanza i movimenti fetali saranno sempre più limitati ma dovranno comunque continuare a manifestarsi fino al parto, poiché sono segno di benessere del piccolo.

La Nausea Negli Ultimi Giorni di Gravidanza: Un Focus Specifico
Un disturbo molto comune negli ultimi giorni della gravidanza, a volte anche settimane, è la nausea, accompagnata o meno da diarrea. La nausea negli ultimi giorni di gravidanza è un evento comune che può dipendere da molti fattori, per gran parte fisiologici. A fine gravidanza, dopo qualche periodo di tregua, la nausea potrebbe ricomparire a causa delle dimensioni del feto, la cui crescita causa l'aumento delle dimensioni del ventre materno e la compressione di alcuni organi. L’utero, ormai al massimo della sua estensione, schiaccia stomaco ed esofago, provocando disturbi digestivi come nausea o vomito. In circostanze del genere, la donna potrebbe soffrire di digestione lenta e di altri disturbi collegabili alla nausea. Questa sensazione si distingue spesso dalla nausea del primo trimestre, in quanto non è primariamente legata agli ormoni hCG (i cui livelli si sono stabilizzati), ma piuttosto a fattori meccanici e alla preparazione del corpo al travaglio.
La futura mamma potrebbe anche avvertire un leggero senso di nausea in concomitanza con le prime avvisaglie del travaglio. La sensazione di trazione nell’addome, il mal di testa, le perdite o la nausea, queste di solito sono contrazioni prodromiche, e anche se potrebbero farti pensare che sia arrivato il momento, non lasciarti ingannare. Ciò significa che la nausea in questa fase può essere un segnale che il corpo si sta preparando per il grande evento, manifestandosi insieme ad altri sintomi premonitori.
Quando il Travaglio si Annuncia: Contrazioni e Rottura delle Acque
Come si annuncerà, invece, il fine gravidanza e l’inizio del travaglio vero e proprio? Nelle ultime settimane, infatti, la muscolatura dell'utero inizia a contrarsi sporadicamente per prepararsi al parto, queste sono le contrazioni preparatorie o di Braxton Hicks. Può capitare, nelle ore serali (tra le 21 e le 23) o notturne (verso le 4), di percepire delle contrazioni. Regolari, fastidiose ma non dolorose, durano circa un’oretta, poi tutto si ferma.
Un altro segnale, questa volta tipicamente mattutino, è dato dall’aumento delle secrezioni mucose e liquide del canale vaginale. Caratteristica degli ultimi giorni, è la sensazione che la pancia si sia abbassata. E non solo perché lo dicono gli altri anche se, è vero, la percezione dell’abbassamento si può avere anche dall’esterno. La futura mamma si accorge di respirare, mangiare e digerire meglio, senza avvertire alcun peso sullo stomaco.
A un certo punto, le "solite" contrazioni, anziché fermarsi dopo un po’, proseguono: la loro durata è di circa 30-40 secondi e da fastidiose si fanno leggermente dolorose. L’intervallo tra una e l’altra non è uguale per tutte: possono essere molto ravvicinate, ma presentarsi anche a una certa distanza. Seguono, però, un loro ritmo. La futura mamma potrebbe avvertire un aumento di sudorazione, con vampate improvvise. Qualcuna avverte un leggero senso di nausea; qualcun’altra, al contrario, sente il bisogno di mangiare, soprattutto dolci o carboidrati. Ma quanto durerà questa fase? Per il primo figlio, in genere trascorrono circa 12 ore prima che si inneschi il travaglio attivo. A quel punto, le contrazioni diventeranno decisamente dolorose e di maggiore durata (50-60 secondi).
La Rottura del Sacco Amniotico
In circa il 20 per cento delle donne, invece, è la rottura del sacco amniotico ad annunciare il fine gravidanza e l’inizio del travaglio. Si può avvertire un movimento un po’ più forte del bambino, oppure un rumore interno: alcune mamme riferiscono di aver sentito un “toc” all’improvviso”. A fine gravidanza possono venire immediatamente dei brividi per la perdita di calore. In genere entro 12 ore, in alcuni casi entro 24. Il suggerimento è di mettere un assorbente o, ancora meglio, un fazzoletto bianco grande, ripiegato: sarà più facile tenere sotto controllo il colore del liquido. È importante, infatti, che questo si mantenga trasparente, tutt’al più, un po’ rosato. Un liquido "tinto", che tende al marrone o al verde, segnala la presenza di meconio, le prime feci del neonato e, se non è ancora un segnale di sofferenza fetale, potrebbe diventarlo. Il rischio che il bambino resti all’asciutto non c'è, perché il liquido si riforma continuamente. Può darsi che il travaglio assuma un ritmo un po’ più incalzante (il liquido amniotico contiene le prostaglandine, sostanze che stimolano le contrazioni), ma non è detto. Molto dipende anche dallo stato emotivo della donna: se è tesa o spaventata le contrazioni faranno più fatica a innescarsi. Ma spesso sono gli altri a creare tensione: il ricovero preventivo per esempio, le paure del papà, i “non si sa mai”. Sia l’innescarsi delle contrazioni sia la rottura del sacco amniotico avvengono spesso nelle ore notturne. Non si tratta di un caso.
Gestione della Nausea e dei Disturbi Gastrointestinali in Gravidanza Avanzata
Se la nausea e il vomito sembrano essere i sintomi comuni della gravidanza, alcuni cambiamenti nella dieta o nelle abitudini alimentari possono aiutare. La nausea mattutina in gravidanza può essere contrastata consumando pasti piccoli e frequenti, in modo da non restare mai a stomaco vuoto. Queste precauzioni valgono soprattutto al mattino, quando la nausea è più forte. Il disturbo tende a peggiorare, infatti, quando lo stomaco è vuoto o il livello di zuccheri nel sangue è basso. Alimenti utili, da mangiare anche appena sveglie, sono cracker, biscotti o fette biscottate, che assorbono i succhi gastrici in eccesso. Andrebbe evitato, invece, il consumo di cibi grassi e caffè. Inoltre, è opportuno non sforzarsi di mangiare alimenti che finiscono per incrementare la sensazione di nausea.
Ecco alcuni consigli su cosa mangiare per attenuare il fastidio della nausea in gravidanza, applicabili anche nelle fasi finali:
- Cambiare le abitudini alimentari! È fondamentale mangiare poco e spesso (5-6 piccoli pasti al giorno), fornendo così all’organismo energia ogni due ore circa tramite cibi preferibilmente secchi e salati (ad esempio cracker). Mangiare prima di avere fame.
- Bere molti liquidi. Bere bibite gassate (frizzanti).
- Preferire cibi ricchi di proteine e carboidrati complessi, come ad esempio il burro d'arachidi o le noci.
- Evitare cibi acidi come caffè, the, cibi troppo speziati e cibi grassi.
- Masticare lentamente e a lungo per facilitare la digestione.
- I pasti caldi emanano odori più forti rispetto a quelli freddi, è consigliato quindi prediligere pasti non troppo bollenti.
- Mai un digiuno per più di 3 ore: la mattina appena sveglia quindi, dopo una notte di digiuno, è consigliato subito mangiare un cibo secco (esempio fette biscottate) o tenere dei cracker sul comodino per mangiarne uno o due al risveglio prima di alzarsi.
- Zenzero (tè, caramelle e soda allo zenzero). Un rimedio molto consigliato per placare la nausea è lo zenzero, da assumersi sotto forma di tè o pillole.
Ci sono anche altri accorgimenti che potrebbero rivelarsi utili a combattere la nausea in gravidanza, seppur non collegati all'alimentazione:
- Evitare abiti molto stretti sul punto vita.
- Riposare. In caso di stanchezza, infatti, i sintomi associati alla nausea potrebbero aumentare.
- Evitare fumo e alcol!
Se necessario, si possono prescrivere farmaci per alleviare la nausea (antiemetici), scegliendoli fra quelli più sicuri durante l’inizio della gravidanza. Innanzitutto viene utilizzata la vitamina B6. Se risulta inefficace, può essere prescritto un altro farmaco (doxilamina, metoclopramide, ondansetron o prometazina).
Quando Rivolgersi al Medico
È opportuno che anche le donne che non presentano segnali d’allarme parlino con un medico, che può aiutarle a decidere se e quando devono farsi visitare in base alla natura e alla gravità dei sintomi. Per le donne con nausea e vomito da lieve a moderato, che non hanno perso peso e sono in grado di tenere i liquidi sotto controllo, potrebbe non essere necessario consultare un medico, a meno che i sintomi non peggiorino.
Se la nausea mattutina diventa grave ed invalidante, è necessario consultare il proprio ginecologo. Nelle donne in gravidanza che hanno vomito, i seguenti sintomi sono causa di preoccupazione e richiedono un consulto medico immediato: vomito persistente o che peggiora, dolore addominale, segni di disidratazione (come ridotta minzione, minore sudorazione, aumento della sete, bocca secca, battito cardiaco accelerato e vertigini nell’assumere la posizione eretta), febbre, assenza di movimenti del feto se la gestazione è arrivata a 24 settimane o più, confusione, debolezza o intorpidimento di un lato del corpo, problemi di eloquio o della vista oppure torpore.
Il medico si informa sui sintomi e sull’anamnesi medica, quindi conduce un esame obiettivo. I risultati dell’esame obiettivo e dell’anamnesi spesso suggeriscono al medico una causa e gli eventuali esami da effettuare. Il medico chiede alla donna se ha altri sintomi, in particolare dolore addominale, diarrea e stipsi, e in che modo influiscono su di lei e sulla sua famiglia, se riesce a lavorare e a prendersi cura di se stessa e dei figli. Si informa inoltre sul vomito nelle precedenti gravidanze, se ha subito interventi chirurgici a livello addominale e se assume farmaci che possono indurre il vomito. Durante l’esame obiettivo il medico esegue una valutazione prenatale di routine, compresa la misurazione dei parametri vitali della donna e la valutazione del feto. Cerca segni di disturbi gravi, come pressione arteriosa troppo bassa o troppo alta, febbre o dolorabilità addominale.
Il vomito è probabilmente causato da un disturbo non correlato alla gravidanza se ha inizio dopo il 1° trimestre è accompagnato da dolore addominale, diarrea o entrambi.
Esami e Trattamenti Specifici
Spesso i medici posizionano un dispositivo ecodoppler manuale sull’addome della donna per sentire il battito cardiaco del feto. Se non viene rilevato alcun battito cardiaco, il medico esegue un’ecografia pelvica per valutare il feto ed escludere anomalie. Raramente, nausea e vomito durante la gravidanza possono essere un sintomo di una mola idatiforme. Se la donna vomita spesso o appare disidratata o in caso di sospetta mola idatiforme, si procede ad appositi esami, a seconda del disturbo sospettato dal medico: per l’iperemesi gravidica, analisi delle urine (per misurare i livelli di chetoni) ed eventualmente esami del sangue (per misurare i livelli degli elettroliti e di altre sostanze); per la mola idatiforme, ecografia della pelvi; per un disturbo non correlato alla gravidanza, esami specifici per il disturbo.
Se il vomito provoca disidratazione, possono essere somministrati liquidi per via endovenosa (direttamente in vena). In genere i liquidi contengono zucchero (glucosio) e includono elettroliti e vitamine secondo necessità. Se il vomito è grave e persiste, la donna viene ricoverata e continua a ricevere liquidi contenenti gli integratori necessari. Riceve anche farmaci antiemetici per via orale, mediante iniezione o supposta. Una volta fermato il vomito, si possono somministrare liquidi per via orale. Se la donna riesce a trattenere i liquidi, può cominciare ad assumere piccole ma frequenti porzioni di alimenti leggeri. Le dimensioni delle porzioni possono essere aumentate se le pazienti le tollerano. Se la nausea e il vomito sono dovuti a un disturbo particolare, si procede con il trattamento del disturbo.

Preparazione al Parto e Cura del Benessere Materno
La preparazione al parto però non si fa soltanto con gli esami o con le visite presso il professionista che segue la gestazione, ma anche partecipando attivamente a incontri di accompagnamento alla nascita (termine corretto per il corso preparto), affinché la coppia possa trovare risposte ai dubbi e alle perplessità e, attraverso le informazioni ricevute, effettuare delle scelte consapevoli, compilando anche il piano del parto in vista del ricovero.
Controlli Essenziali negli Ultimi Mesi
Il tampone vagino-rettale per la ricerca dello Streptococco di Gruppo B è tra i controlli del nono mese obbligatori. Viene eseguito tra le 36 e le 37 settimane per evidenziare le donne potenzialmente infette; in caso di positività viene eseguita la terapia antibiotica in travaglio, al fine di proteggere il bambino durante il parto vaginale. In molti ospedali italiani è possibile optare per l’analgesia epidurale, che richiede però ulteriori analisi di controllo (coagulazione, elettrocardiogramma…) e una visita con l’anestesista proprio al fine di valutare insieme la possibilità di scegliere questa procedura, spiegare la tecnica e rispondere a eventuali dubbi o domande della coppia.
Quando Andare in Ospedale
Ci siamo quasi! Se non hai ancora partorito, è questione di giorni o ore. Quando andare? Se hai contrazioni ogni 5 minuti per almeno un’ora, è il momento di andare in ospedale! E se si rompono le acque? Non ci sono dubbi: vai in ospedale entro 2 ore. È importante ricordarsi di tenere pronta la valigia per il parto da portare in ospedale non appena le contrazioni si faranno intense e regolari.
Come Stimolare il Travaglio in Maniera Naturale
La tua ostetrica sarà sempre a disposizione per chiarire ogni dubbio che potresti avere prima del parto, ed è probabile che riceverai visite regolari da lei quando il parto si avvicina. Anche senza ecografia, lei saprà cosa sta succedendo nella tua pancia e circa quanto ci vorrà prima che tu partorisca. Se hai spesso delle contrazioni irregolari, ma non si tratta ancora del vero travaglio, lei potrà darti consigli su come innescarlo.
Il rapporto sessuale con il tuo partner è un modo per velocizzare le cose: lo sperma di un uomo contiene prostaglandine, che ammorbidisce la cervice e può aiutare a dilatarla, quindi questo può fare miracoli in molti casi (oltre a essere divertente!). Un’altra tecnica altrettanto efficace (e qualcosa che spesso è implicata nel fare l’amore) è lo stimolare i capezzoli. Il tuo corpo produce l’ormone ossitocina quando vengono accarezzati e questo può aiutare a stimolare il travaglio in questa fase. Comunque, non pensare di dover fare queste cose, falle solo se lo desideri!
Disturbi Meno Comuni o Specifiche Condizioni Mediche in Gravidanza
Oltre ai sintomi più comuni, la gravidanza può presentare anche altre condizioni che richiedono attenzione. Come consigli generali è bene sottoporsi alle visite ginecologiche di routine e rivolgersi al proprio medico qualora si nutrano dubbi sull'andamento della gravidanza.
Insonnia e Ansia
Per definizione, attesa è sinonimo di ansia. Pertanto, anche durante "la dolce attesa" l'ansia legata alla paura per la propria salute o per quella del nascituro si presenta con espressioni molto variabili. Il risultato di un esame fuori norma, un dato ecografico non rassicurante, la mancata percezione dei movimenti del bambino per qualche ora, l'approssimarsi della data del parto o anche altre cose più banali scatenano nella futura mamma vere e proprie crisi di panico che, il più delle volte, svaniscono non appena si consulta il proprio medico. L'insonnia è una delle espressioni di questi fenomeni che, più frequentemente, affiorano in piena notte. Il più delle volte non è necessario alcun trattamento. Si possono usare blandi sedativi a base di camomilla, valeriana o melissa e seguire un corso di preparazione al parto (per imparare a respirare in modo profondo). Infine fare pasti leggeri e facili da digerire evitando di andare a letto subito dopo mangiato. Le ansie e le preoccupazioni rispetto all’evento nascita possono aumentare durante quest’ultimo mese, poiché la data si avvicina, ma il confronto tra i due partner, e tra i futuri genitori e i professionisti sanitari del punto nascita e del corsi di accompagnamento, sono utili a ridurre queste preoccupazioni e cercare di rasserenare la coppia.
Il Prurito: Dalla Tensione Cutanea alla Colestasi
Tra i piccoli disturbi che si manifestano durante la gravidanza, uno dei più frequenti è il prurito. Questo sintomo, anche se per la maggior parte dei casi è banale, non deve essere mai sottovalutato e va sempre riferito al proprio ginecologo di fiducia, che indicherà la cura migliore per ogni singolo caso. È soprattutto nel corso degli ultimi mesi di gravidanza che alla futura mamma può capitare di avvertire sul corpo un fastidioso prurito.
E se la pelle tira? Potrebbe essere uno degli effetti della tensione cui viene sottoposta la pelle nel corso dei nove mesi di gravidanza, soprattutto nell'ultimo trimestre, quando l'utero si ingrossa notevolmente. Per rimediare a questo sintomo, normale in gravidanza, è fondamentale mantenere la pelle ben idratata: occorre quindi, a cominciare già dai primi mesi della gestazione, utilizzare tutti i giorni creme elasticizzanti e antismagliature e oli emollienti e idratanti, per rendere la pelle più "elastica" per contrastare il progressivo "stiramento". I prodotti vanno applicati praticando lievi massaggi, utili a stimolare la circolazione sanguigna. Per alleviare il prurito inoltre, è consigliabile utilizzare sulle zone interessate il talco mentolato o lozioni rinfrescanti (a base di lavanda, acqua di rose, bergamotto), oppure fare un bagno tiepido a base di amido di riso dal potere sfiammante. Oltre ai rimedi indicati è consigliato anche un controllo del peso e lunghe passeggiate all'aperto che facilitano la circolazione sanguigna delle gambe.
Questo disturbo può anche essere connesso alla cattiva funzionalità del fegato, che provoca la colestasi epatica, cioè la tendenza ad accumulare sali biliari nei tessuti, favorita dai mutamenti ormonali tipici dei nove mesi di gestazione. Il fegato non riesce a svolgere pienamente le sue funzioni di "filtro" e alcuni scarti delle cellule rimangono in circolo, provocando il senso di fastidio. Il prurito compare nell'ultimo trimestre, dapprima su braccia e gambe e poi tende a diffondersi su tutto il corpo. In questo caso per favorire l'eliminazione dei sali è utilissimo bere molto, almeno 1,5-2 litri di acqua naturale al giorno, e seguire una dieta adeguata, evitando pasti troppo abbondanti o molto speziati, i fritti, le salse e i salumi, ossia tutti quegli alimenti che richiedono un notevole impegno da parte del fegato. In caso di necessità il medico prescriverà farmaci che riattivano la funzione di filtro del fegato, e quelli che eliminano il fastidioso sintomo. Quando invece il prurito compare già a partire dai primi mesi di gravidanza è più probabile che esso sia dovuto a un fenomeno allergico. In questo caso il ginecologo potrebbe escludere dalla dieta della gestante alcuni alimenti ad alto rischio, come il latte e le uova. Anche le emorroidi si manifestano con un prurito persistente: questo disturbo, frequente nei nove mesi, è dovuto in gran parte alle modificazioni ormonali della gravidanza che coinvolgono anche i vasi sanguigni, determinando una dilatazione delle piccole vene che si trovano nella parete del canale anale.
Ipertensione in Gravidanza
L'ipertensione può essere pre-esistente la gravidanza o comparire per la prima volta in gravidanza (più spesso nel terzo trimestre) anche senza alcun sintomo. A volte compare anche dopo il parto. Una pressione con valori 140/90 è considerata già elevata, in quanto normalmente la pressione si abbassa in gravidanza. In questi casi è necessario eseguire alcuni esami come l'esame delle urine con dosaggi delle proteine, esami del sangue specifici, ecografia con flussimetria, cardiotocografia (monitoraggio elettronico). Il consiglio è di misurare frequentemente la pressione arteriosa durante la gravidanza e rivolgersi al proprio medico o alla struttura ospedaliera, se i valori sono uguali o superiori a 140/90.
Diabete Gestazionale
Il metabolismo degli zuccheri nel sangue è gestito dagli ormoni prodotti dal pancreas: il glucagone, che fa aumentare il tasso di zuccheri, e l'insulina che lo riduce. In condizioni sane l'organismo dosa continuamente l'uno o l'altro di questi ormoni per mantenere un equilibrio. Il diabete si verifica quando per qualche motivo l'insulina prodotta è insufficiente a limitare la concentrazione degli zuccheri nel sangue. È questo il caso del diabete gestazionale, ossia di quella forma di diabete che insorge in gravidanza in donne precedentemente sane, e che in genere si risolve dopo il parto (anche se può lasciare una predisposizione a sviluppare successivamente il diabete nel 30-60 per cento dei casi). Il diabete gestazionale si verifica a causa degli ormoni della gravidanza, che possono contrastare la produzione di insulina in soggetti predisposti; questo meccanismo può essere accentuato da fattori come il sovrappeso o una dieta scorretta. Il diabete gravidico è una condizione a rischio anche per il nascituro, perché può comportare una crescita eccessiva del feto, aborto o parto prematuro. Gli esami consigliati sono l'esame delle urine, l'ecografia, la glicemia basale, la minicurva glicemica, il profilo glicemico.
Possibili Complicazioni: Aborto Spontaneo e Infezioni
Quando una gravidanza si interrompe spontaneamente entro 180 giorni dalla data di inizio dell'ultima mestruazione (ossia 25 settimane e 5 giorni) si parla di "aborto spontaneo", che, nella maggior parte dei casi, è un evento che si verifica durante il primo trimestre di gravidanza. Quando nella donna compaiono sintomi che possono far temere per una possibile interruzione della gravidanza, ovvero perdite di sangue provenienti dalla cavità uterina e/o contrazioni dell'utero e fitte dolorose si parla di minaccia d'aborto. A questo proposito si raccomanda alle donne in stato di gravidanza di non sottovalutare nessun sintomo si presenti e di segnalarlo prontamente al proprio medico. Spesso la causa che provoca un aborto spontaneo non è identificabile, ma va comunque considerato che nella maggior parte dei casi tale evento è sporadico ed assolutamente non ripetitivo. Quando si verificano, invece, casi di aborto ripetuto si rende necessario indagare sulle cause. A tale scopo il medico, oltre a ricostruire la storia clinica della coppia ed a effettuare una visita ginecologica, prescriverà l'esecuzione di tutti gli accertamenti clinico-strumentali (cariotipo, ossia il corredo cromosomico sul sangue dei genitori, test di funzionalità tiroidea, colture cervico-vaginali, ecografia transvaginale, indagini sul sistema immunitario, ecc.) ritenuti utili per formulare la diagnosi e poter attuare così il trattamento più adeguato.
Un'altra potenziale complicanza è l'infezione da citomegalovirus (CMV), un virus del gruppo degli Herpesvirus. La maggioranza delle persone ha il suo primo contatto con il virus (infezione primaria) già alla nascita o durante l'infanzia. L'infezione da CMV può essere importante in gravidanza per il rischio di essere trasmessa al feto (trasmissione verticale) sia durante un'infezione primaria che a seguito di riattivazione o reinfezione della madre. Tuttavia, è importante tenere ben presente che eventuali malattie fetali malformative o di altro tipo sono causate pressoché esclusivamente da un'infezione primaria. L'infezione primaria si può verificare una sola volta nella vita. Pertanto, se una futura mamma ha già contratto in passato l'infezione primaria (e quindi sviluppato i relativi anticorpi ovvero, più in generale, un'immunità specifica), questa non può ripetersi in caso di ulteriore contatto con il virus. Per impedire che il citomegalovirus turbi la serenità dell'attesa sarà bene accertare lo stato immunitario (presenza di IgG specifiche) nei confronti di questo virus prima di pianificare una gravidanza. In caso di sieropositività non sono necessari ulteriori controlli mentre in caso di sieronegatività è bene controllare con cadenza mensile IgM e IgG specifiche per CMV, per poter diagnosticare prontamente un'infezione primaria in corso gravidanza (sieroconversione). In caso di positività per IgM sarà bene rivolgersi ad un centro specializzato.
Infine, le malattie infiammatorie croniche, come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, sono malattie infiammatorie croniche intestinali che spesso insorgono in donne in età fertile, con un picco di incidenza tra i 15 e i 35 anni.
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