La Nascita e l'Evoluzione degli Asili Nido in Italia tra Otto e Novecento: Un Percorso Storico-Sociale

L'istituzione degli asili nido in Italia, a partire dalla metà del XIX secolo e fino all'alba del XX secolo, rappresenta un capitolo fondamentale nella storia della tutela dell'infanzia e della politica sociale del paese. Questi istituti, nati in un contesto di profonda trasformazione sociale ed economica, rispondevano a esigenze primarie quali la lotta alla mortalità infantile e la prevenzione dell'abbandono dei neonati, evolvendosi progressivamente verso un modello di servizio educativo e di cura sempre più strutturato e riconosciuto come pubblico.

Le Origini: La "Crèche" Francese e i Primi Tentativi in Italia

La genesi degli asili nido in Europa è strettamente legata all'esperienza francese. La prima "crèche", o Casa della culla, fu fondata a Parigi nel 1844 da Jean-Baptiste Firmin Marbeau (1798-1875). Questa istituzione innovativa offriva un ricovero per neonati e bambini fino a due anni e mezzo, figli di madri povere e lavoratrici, fornendo un luogo sicuro dove lasciare i propri figli durante le ore di lavoro. Le crèche parigine, inizialmente composte da poche sale destinate all'accoglienza, alla preparazione dei pasti e alla cura dei bambini più grandi, furono presto circondate da servizi sociali complementari, come le "consultations", i "dispensaries" e le "gouttes de lait", mirati all'assistenza e alla cura del neonato e della maternità.

L'eco di questi sviluppi francesi raggiunse l'Italia, dove il modello della crèche fu accolto con interesse, seppur con un'adozione più lenta e controversa rispetto ad altri paesi europei come Inghilterra, Germania e Russia. La ricezione in Italia fu influenzata dalle preesistenti tradizioni assistenziali nazionali e dalle diverse culture scientifiche sull'infanzia.

A Milano, considerata una capitale della beneficenza prima e dopo l'Unità d'Italia, l'influenza francese si fece sentire in modo significativo. Il 22 maggio 1850, la Regia Luogotenenza di Lombardia riconobbe l'attività svolta da Laura Solera Mantegazza e Giuseppe Sacchi attraverso la Pia Associazione per istituire ricoveri per bambini lattanti. Questo segnò la nascita del primo asilo nido in Italia, ispirato al modello francese. La prima sede del Pio Istituto fu istituita in Contrada Santa Caterina, oggi Corso Garibaldi, vicino alla parrocchia di San Simpliciano. L'obiettivo primario era offrire un luogo dove le madri impiegate nelle aziende tessili della città potessero lasciare i loro figli durante la giornata lavorativa.

Illustrazione di una crèche parigina del XIX secolo

Tuttavia, esempi di strutture destinate all'assistenza dei lattanti in Italia precedono la fondazione dei "presepi" milanesi e parigini. Lo Zucchi cita istituti come quello voluto dal signor Cairati in Lomellina a sussidio delle povere contadine, quello istituito nel 1840 dal negoziante Michele Bravo nel suo filatoio di seta di Pinerolo per i lattanti delle sue operaie, e quello per i figli degli operai delle cartiere Cini a San Marcello in Toscana nel 1842. Questi primi tentativi dimostravano una crescente consapevolezza della necessità di supportare le madri lavoratrici e garantire un minimo di cura ai loro figli.

La Sfida dell'Alimentazione e la Nascita dei "Latti Umanizzati"

Una delle problematiche più pressanti che affliggevano madri, medici e amministrazioni pubbliche nel XIX secolo e nella prima metà del Novecento era la corretta alimentazione del bambino, in particolare nei primi due anni di vita. La mancanza di latte materno o di balie rappresentava un ostacolo insormontabile per molte famiglie povere e lavoratrici.

A partire dalla metà del XIX secolo, medici, filantropi e amministratori si dedicarono con fervore alla promozione di strutture volte all'assistenza delle madri e dei lattanti. L'obiettivo era duplice: favorire l'allattamento materno e, in alternativa, offrire soluzioni come l'allattamento tramite balie mercenarie o l'allattamento artificiale.

La modificazione dei latti animali divenne una priorità. Si riteneva che i latti di vacca, capra e asina, se non modificati, fossero squilibrati nell'apporto di grassi, zuccheri e proteine. Il latte d'asina, in particolare, era considerato particolarmente adatto al neonato, anche per la sua minore incidenza di tubercolosi negli animali. Klemm, con il sostegno del direttore dell'ospedale dei bambini di Parigi, sosteneva in un suo articolo che il latte d'asina fosse il miglior sostituto del latte materno.

Diagramma che illustra la composizione dei diversi tipi di latte (materno, vaccino, asina)

I primi tentativi di modificare direttamente i latti animali per renderli più adeguati all'alimentazione del neonato e del lattante iniziarono verso la metà del secolo, grazie al lavoro di pionieri come Cumming, Chalvet e Marchand. Sulla base di questi studi, vennero formulati i primi "latti umanizzati", che aggiungevano ulteriori vantaggi a quelli già ottenuti con la pastorizzazione introdotta da Franz von Soxhlet nel 1889. In precedenza, la conservazione del latte era spesso priva delle dovute attenzioni igieniche, provocando gravi gastroenteriti.

L'ostetrico cremonese Pericle Sacchi, studiando la composizione del latte materno e del latte vaccino locale, si adoperò per trasformare il latte di vacca in modo da conferirgli le caratteristiche del latte umano. Questo nuovo latte "umanizzato" ebbe un impatto significativo, contribuendo anche alla riduzione dell'abbandono dei bambini da parte delle madri povere e lavoratrici.

Gli "Istituti Lattanti" e le "Gouttes de Lait"

Per favorire l'allattamento materno, il baliatico o la distribuzione di latte artificiale, nacquero i primi centri di assistenza e aiuto alle madri e ai neonati. Questi erano i primi "Istituti Lattanti" o di "Aiuto Materno", la cui funzione prevalente era vicariare l'allattamento materno. L'obiettivo era fornire "nutrici a que’ fanciulli, le cui madri per fisiche indisposizione, o per la conformazione loro non sono atte a nutrire i loro figli, e mancano dei mezzi necessari per procurar loro sostentamento da un’estranea nutrice", o in alternativa, distribuire gratuitamente i "latti umanizzati".

Il Sacchi prese spunto dalle crêches francesi per la fondazione di speciali ricoveri per bambini lattanti. Parallelamente, in Francia, tra il 1892 e il 1894, nacquero le cosiddette "Gouttes de lait" (Gocce di latte). Queste istituzioni avevano principalmente la funzione di fornire latte artificiale, combattendo la drammatica mortalità infantile del primo anno di vita dovuta alla carenza di latte materno o di balia, soprattutto nelle classi più povere. Secondo alcune fonti, la prima Goutte de lait fu fondata da Léon Dufour a Fecamp nel 1894, mentre altri attribuiscono la fondazione a Gaston Variot a Belleville nel 1892. Queste strutture offrivano aiuto per poche ore alla settimana, funzionando come una sorta di consultorio dove veniva dispensato latte artificiale e consigli sull'allevamento dei figli.

In Italia, queste strutture presero il nome di "Aiuto materno". Il primo sorse a Firenze il 23 marzo 1900 ad opera di Ernesto Pestalozza, direttore della Clinica Ostetrica. Successivamente, nel 1907, a Bologna, Gaetano Finizio aprì un "Aiuto materno" per "l’assistenza ai lattanti poveri legittimi". L'obiettivo di Finizio era favorire l'allattamento materno o fornire latte artificiale, evitando, se possibile, l'allattamento mercenario, che riteneva deleterio. Finizio creò un lactarium dove venivano preparati i biberon di latte già pronti da consegnare alle madri. La struttura ebbe un successo immediato, con richieste di visita e assistenza in costante aumento, stimolando l'apertura di altri centri analoghi.

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La funzione assistenziale dell'"Aiuto materno" era multiforme: favorire l'allattamento materno, sorvegliare le madri nell'allevamento igienico del bambino, dirigere un allattamento misto distribuendo latte artificiale per prevenire e curare disturbi della nutrizione, e informare le madri e le famiglie sulle diverse patologie.

L'Affermazione degli Asili Nido e la Legislazione del XX Secolo

La crescente consapevolezza dell'importanza dell'assistenza all'infanzia portò a un dibattito sempre più acceso tra i medici italiani. Al congresso dell'Associazione Medica Italiana di Firenze del 1866 e a quello di Venezia del 1868, furono presentate analisi approfondite a favore degli istituti per lattanti. Vennero stilati regolamenti che prevedevano la presenza e i compiti del medico, il quale doveva "visitare giornalmente i neonati e i lattanti per suggerire quei consigli che meglio valgano a tutelare l’igiene generale", fornendo consigli igienico-sanitari alle madri.

Nonostante i miglioramenti nelle condizioni igienico-sanitarie degli istituti, alla fine dell'Ottocento la mortalità infantile rimaneva ancora elevata, soprattutto a causa delle scadenti condizioni familiari. Da qui nacquero appelli per la promulgazione di leggi volte alla creazione di nuovi istituti, sotto l'egida di enti come la "Società Nazionale Pro Infantia".

Il passo successivo in Italia fu la creazione dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI) nel 1925. L'ONMI mirava ad accorpare sotto un unico ente la direzione e il controllo di tutte le istituzioni sul territorio deputate all'assistenza socio-sanitaria dell'infanzia. Il medico cremonese Umberto Gabbi partecipò attivamente alla discussione.

Gli obiettivi dell'ONMI, delineati nella relazione Marchiafava e ampliati da un decreto del 1934, erano molteplici:

  • Protezione delle gestanti, madri bisognose o abbandonate, e dei bambini lattanti e divezzi fino al quinto anno, appartenenti a famiglie in difficoltà.
  • Diffusione delle norme e dei metodi scientifici di igiene prenatale e infantile attraverso ambulatori, scuole di puericultura e corsi popolari.
  • Organizzazione dei Consorzi antitubercolari in accordo con le amministrazioni provinciali e le autorità sanitarie.
  • Vigilanza sull'applicazione delle leggi e dei regolamenti in tema di protezione della maternità e dell'infanzia.

L'ONMI aveva inoltre poteri di vigilanza e controllo su tutte le istituzioni pubbliche e private per l'assistenza e la protezione della maternità e dell'infanzia, potendo richiederne la chiusura in caso di gravi inadempienze. L'Opera poteva fondare o promuovere la fondazione di strutture sanitarie per madre e bambino, opere ausiliarie per i brefotrofi, e sovvenzionare nuove iniziative assistenziali, coordinando tutte le strutture esistenti. I macro-obiettivi dell'ONMI, secondo Allaria, erano di natura morale (rafforzare i legami familiari), sociale (incrementare la natalità) e sanitaria (ridurre la mortalità materna e infantile).

Logo dell'ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia)

La metà del XX secolo vide un'ulteriore evoluzione del sistema. Nel 1971, con la legge n.1044, nacque l'asilo nido comunale, sancendo l'assistenza ai bambini fino a 3 anni come un servizio sociale di interesse pubblico. Sebbene il progetto iniziale di costruzione e gestione di 3800 asili nido nel quinquennio 1972/76 non fu pienamente realizzato, questa legge segnò un punto di svolta nell'istituzionalizzazione del servizio.

Successivamente, nel 1997, la legge n.285 promosse progetti innovativi e sperimentali per bambini da zero a tre anni, allargando le possibilità di gestione a organizzazioni di famiglie, associazioni e cooperative. Il Parlamento rifinanziò la legge nel 2000 e, nel 2002, venne istituito un Fondo per gli asili nido. La finanziaria del 2003 introdusse un fondo di rotazione per finanziare l'attivazione di asili nido aziendali. Infine, la legge Moratti (n.53 del 2003) aprì la possibilità d'iscrivere alla scuola dell'infanzia bambini che avessero compiuto i due anni.

La normativa più recente, approvata dalla Commissione Affari Sociali della Camera, mira a riorganizzare il sistema dei servizi socio-educativi per la prima infanzia (3-36 mesi), definendoli "funzioni essenziali" di Stato, Regioni ed Enti locali. Questi servizi, di "interesse pubblico", potranno essere forniti sia da enti pubblici che privati, con un'enfasi sulla partecipazione attiva delle famiglie nella definizione degli obiettivi e nella verifica della qualità. L'obiettivo è creare luoghi di cura, crescita, socializzazione e sviluppo, con tempi e orari flessibili per rispondere alle diverse esigenze.

La storia degli asili nido in Italia, dalle prime "crèche" ispirate al modello francese ai moderni servizi socio-educativi, riflette un percorso di crescente attenzione verso i diritti dell'infanzia e il ruolo fondamentale di questi istituti nella crescita e nello sviluppo dei bambini, configurandosi come pilastri essenziali del welfare state.

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