L’Arte della Rinascita: Tra il Mito di Dante e la Tradizione del Carnevale Civitonico

L’espressione artistica, intesa come capacità di trasformare spazi, tradizioni e materiali in esperienze vivide e tangibili, trova nel territorio italiano due manifestazioni emblematiche: la rappresentazione immersiva della Divina Commedia e la celebrazione coreografica del Carnevale. Entrambi gli eventi, sebbene distanti per genesi e intenti, convergono nel desiderio di connettere il pubblico, che sia esso composto da studenti, docenti o semplici spettatori, con un’anima culturale profonda e pulsante.

rappresentazione scenica dell'inferno dantesco in un ambiente sotterraneo

Il Viaggio nel Decumano: La Divina Commedia tra le Mura Sotterranee

Il Lapis Museum di Napoli si trasforma, attraverso l’evento Dante all’Inferno, in un teatro a cielo aperto nel sottosuolo, dove le antiche cisterne e i rifugi bellici diventano la cornice perfetta per i gironi infernali. Il tour si è svolto nelle profondità di Napoli, tra antiche cisterne e rifugi sotterranei, trasformati in un vero e proprio viaggio nella Divina Commedia. I personaggi dell’Inferno prendevano vita attorno a noi, tra giochi di luci e racconti appassionanti. Il tutto si è concluso con un’emozionante risalita “a riveder le stelle”.

La riuscita di tale impresa risiede nella capacità degli attori di trasmettere passione per i versi danteschi, recitati con trasporto. Ognuno ha portato al pubblico l’anima, il sentimento, il vissuto dei personaggi interpretati con trasporto e commozione. Raramente ci è capitato di assistere a interpretazioni di tale carisma, confesso che noi non li abbiamo visti recitare… noi li abbiamo incontrati davvero i personaggi. Gli attori davvero eccezionali sono riusciti a toccare profondamente noi docenti e gli stessi alunni immergendoli in una dimensione tanto lontana quanto presente.

Tuttavia, la complessità di tali eventi non risiede solo nella performance, ma anche nella gestione del pubblico. Sebbene l’organizzazione sia stata lodata per aver permesso la partecipazione per piccoli gruppi, non sono mancate osservazioni critiche. Unica nota negativa che poi ha pesantemente influenzato la narrazione, sono stati alcuni bambini che per carità, sono piccoli, ma decisamente troppo per ascoltare uno spettacolo su qualcosa che non conoscono e che studieranno tra tanti anni, quindi lascio immaginare quanto hanno disturbato, quanto hanno parlato dando segni d'insofferenza. Questo spunto pone l'attenzione sulla necessaria mediazione tra la solennità del testo dantesco e la capacità di ricezione di un pubblico eterogeneo.

L’impegno formativo nel Carnevale: la nascita del Puccio

Mentre l’Inferno dantesco esplora le profondità del mito, il Carnevale di Civita Castellana celebra la vita e la comunità attraverso il lavoro manuale e la reinterpretazione del passato. Il Carnevale civitonico 2026 è ufficialmente iniziato. Il tradizionale posizionamento del Puccio in piazza Matteotti, sabato 17 gennaio, ha dato il via al periodo più atteso dell'anno a Civita Castellana, tra entusiasmo, musica e partecipazione.

‘O Puccio, ossia il “re” del Carnevale civitonico, dell’edizione 2026 nasce da un progetto condiviso tra l'amministrazione comunale, la Fondazione Carnevale civitonico e il liceo artistico Ulderico Midossi. Protagonisti assoluti sono stati 27 studenti tra i 16 e i 18 anni che, per mesi, hanno lavorato con impegno e passione alla realizzazione dell'opera allegorica, ispirata al tema dell'Arte. Dopo l'orario scolastico e per tre giorni alla settimana, hanno dedicato circa due ore a incontro operando a titolo gratuito. Durante la realizzazione del fantoccio, l'atmosfera è stata caratterizzata da allegria, spirito di sacrificio e grande complicità, elementi che hanno reso il lavoro non solo formativo ma anche profondamente umano.

studenti al lavoro sulla cartapesta per la creazione del Puccio

Tecniche di cartapesta e riciclo creativo: l'innovazione della tradizione

La costruzione dell'opera allegorica rappresenta una lezione magistrale di sostenibilità e creatività. Per la realizzazione del Puccio studenti e docenti hanno riutilizzato un modello già esistente, conservato nei locali dell'ex mattatoio comunale, ma l'opera è stata completamente trasformata dal punto di vista formale e pittorico grazie a una nuova veste grafica. È un'esplosione di colori: dal cappello, ai capelli blu, alla maschera intorno agli occhi, all'enorme bocca e mani. Indossa giacca, mantello, fiocco intorno al collo e stivali ai piedi.

Il progetto ha avuto anche una forte valenza educativa, insegnando ai giovani il valore del riciclo e del riutilizzo di materiali, strutture e opere già esistenti. Il lavoro è stato guidato con competenza tecnica dai docenti Massimiliano Meschini, Mauro Di Niccola e Moreno Lanzi, con la collaborazione della ditta Mapaal di Paolo e Davide Del Chiù per la struttura metallica. Questo processo sottolinea come la tradizione, spesso percepita come statica, sia in realtà un organismo dinamico capace di rinnovarsi attraverso lo sguardo delle nuove generazioni.

Radici storiche e significato sociale: il Puccio oltre la maschera

Il Carnevale di Civita Castellana affonda le sue radici nell'Ottocento. ’O Puccio, nel dialetto locale, rappresenta “la persona immobile, ferma senza fare nulla”, diventando simbolicamente una parodia di chi non partecipa attivamente alla festa popolare. Questa figura, che presiede le celebrazioni fino al suo tradizionale rogo finale in piazza Matteotti, funge da specchio per la comunità. Non si tratta solo di un fantoccio, ma di una provocazione intellettuale che invita alla partecipazione.

La cerimonia d'apertura del Carnevale 2026 ha visto non solo la presentazione del Puccio, ma anche l'estrazione degli ordini di sfilata di carri e gruppi mascherati. A chiudere il pomeriggio la festa in piazza animata dalle note della banda folkloristica “La Rustica”. La struttura del Carnevale si articola in una serie di eventi che culminano con il martedì grasso, giorno della chiusura, con la premiazione dei carri e dei gruppi mascherati vincitori.

Storia, miti e curiosità del Carnevale

La convergenza tra teatro dantesco e cultura popolare

Sebbene il Lapis Museum di Napoli e la piazza di Civita Castellana sembrino mondi separati, esiste un sottile filo rosso che li unisce: il bisogno di "abitare" l’arte. Sia che si tratti di calarsi nei panni di un personaggio della Commedia o di incollare strati di carta su una struttura metallica per dar vita a un "Puccio", l'obiettivo primario rimane la partecipazione attiva. Gli attori, nel loro sforzo di far rivivere l’Inferno, e gli studenti, nel loro paziente lavoro di cartapesta, dimostrano che la cultura richiede dedizione.

Questa dedizione è spesso percepita con entusiasmo dal pubblico. Ad esempio, abbiamo fatto 600 km. per assistere a questa rappresentazione, MA NE È VALSA PIENAMENTE LA PENA! Location meravigliosa, attori STRAORDINARI! Finale emozionante e commovente! L'esperienza di incontrare i personaggi danteschi nel sottosuolo o di vedere il re del Carnevale prendere forma sotto le proprie mani trasmette un senso di appartenenza che va oltre il semplice intrattenimento.

La critica non manca, specialmente quando l'esperienza teatrale viene paragonata a un biglietto dal costo percepito come elevato, spingendo verso una riflessione sulla necessità di una qualità sempre più elevata in ogni ambito, dalla recitazione alla coerenza coreografica. Allo stesso modo, il progetto del Puccio, pur essendo un'attività didattica di alto profilo, richiede un coordinamento costante tra istituzioni e giovani, affinché l'entusiasmo non si disperda.

In definitiva, la capacità di trasmettere un "mondo" - che sia quello dantesco o quello carnevalesco - richiede sempre una sintesi tra rigore tecnico e passione umana. La vera magia nasce quando il pubblico, che si trovi tra i corridoi sotterranei di un museo o nella piazza di una cittadina, smette di essere uno spettatore passivo per diventare parte integrante di una narrazione che, nonostante i secoli, continua a parlare la lingua del presente.

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