Il desiderio di genitorialità, profondo e intrinseco all'esperienza umana, si manifesta in infinite forme, spesso spingendo individui e coppie a confrontarsi con scelte complesse che intersecano etica, relazioni personali e aspettative sociali. In un mondo dove le definizioni di famiglia e i percorsi procreativi si sono ampliati, emergono nuove sfide e interrogativi sul significato di "avere" un figlio e sulla "capacità di essere" genitori. Questa esplorazione si addentra nelle pieghe di tali dilemmi, analizzando vicende personali, prospettive psicologiche e riflessioni spirituali sulla maternità e la paternità.
Desideri Procreativi e Confini Relazionali: Storie di Vita e Scelte Difficili
La ricerca di un figlio può portare a situazioni delicate, soprattutto quando le aspirazioni individuali si scontrano con le dinamiche di coppia o le norme sociali. Le testimonianze dirette offrono uno spaccato delle tensioni emotive e delle implicazioni che tali decisioni possono generare.
Il Donatore Silenzioso: Un Proposta Scomoda e un Segreto Potenziale
Un uomo, felicemente sposato e con prole, si trova di fronte a una richiesta inaspettata e profondamente personale da parte di una collega che conosce da vent'anni. Questa collega, di 41 anni, ha espresso il desiderio di avere un figlio, anche da sola non avendo un compagno. Dopo un po', gli ha chiesto se le facesse da donatore, specificando "senza nessun obbligo futuro". La sua risposta a questa proposta è stata che sono una persona del quale si fida cecamente e mi conosce caratterialmente. Onestamente l'uomo non avrebbe nessun problema a fare da donatore e gli farebbe molto piacere. Tuttavia, la situazione si complica drasticamente a causa della reazione di sua moglie. Egli ne ha parlato con sua moglie che ovviamente gli ha detto di no. Il dilemma si acuisce, sapendo di non avere lo sta bene di mia moglie, egli ha paura che la cosa esca fuori prima o poi e faccia saltare tutto.
Questa situazione evidenzia il conflitto tra un desiderio altruistico potenziale e la lealtà coniugale. La richiesta solleva questioni complesse sulla definizione di paternità e sui confini delle relazioni amicali. La fiducia riposta in lui dalla collega, unita al suo personale desiderio di aiutare, lo pone in una posizione estremamente scomoda, bilanciando il suo volere con le implicazioni emotive e relazionali per la sua famiglia.
La Maternità Inaspettata e il Trauma Familiare: Il Prezzo del Desiderio Negato
Un'altra testimonianza, questa volta da una donna di 44 anni sposata da 23, rivela un altro lato della sofferenza legata al desiderio di maternità. Dall'età di trent'anni ha desiderato un altro figlio, ma suo marito gliel'ha sempre negato, e ha sofferto per questo. La sua relazione coniugale era segnata da alti e bassi, e la vita sessuale era assente, a cui si era rassegnata ormai. Poi, un mese fa, dopo un litigio, scappa di casa. In questa fuga, conosce un ragazzo e ha una relazione con lui molto intensa, affermando: ci amiamo come non mi succedeva da quando ero fidanzata, è tutto strano, sono come rapita.
La scoperta della gravidanza stravolge ulteriormente la sua vita. Intanto, anche mio marito si accorge del mio stato, io continuo a negare, ma ieri che ho avuto la conferma non ce l'ho fatta e gli ho detto la verità. La confessione getta entrambi in uno stato di profonda crisi: Ora stiamo male entrambi. La donna si sente in una situazione di estrema fragilità emotiva, vedendo tutto nero e ingigantito. Nonostante volesse tanto questo figlio, anche se era di un altro, ora si sente uno straccio e ha tutti contro, perfino sua madre l'ha abbandonata e accusata. Si sente una condannata a morte e disprezzata da tutti. La sua ferma posizione è: Io non voglio abortire, sono contro l'aborto, ma cosa faccio? non lavoro, dove vado? non ho nessuno. La sua domanda retorica, perché gli uomini sono così egoisti? perché mio marito non capisce che la colpa di tutto è anche la sua?, rivela un profondo senso di ingiustizia e il peso delle scelte passate e presenti.

Questi racconti personali illustrano la profondità dei desideri procreativi e come le risposte a tali desideri possano definire intere esistenze, spingendo le persone al limite delle convenzioni e delle proprie capacità emotive.
Procreazione, Identità e Società: Una Prospettiva Psicologica e Filosofica
Il desiderio di avere figli è più di un semplice impulso biologico; è intriso di significati psicologici, sociali e culturali che plasmano l'identità individuale e collettiva. L'analisi di pensatori come Gibran, Freud, Fromm e Klein offre chiavi di lettura fondamentali per comprendere le motivazioni più profonde dietro la genitorialità e le sue implicazioni.
I Figli: Non da Noi, Ma Attraverso di Noi
Kahlil Gibran, (1980, p. 47) offrì una prospettiva illuminante sulla genitorialità, affermando che Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi. Questa visione sottolinea come i figli non ci appartengano, non si possano quindi «avere» nel senso di possesso. L'idea di "avere" un figlio, intesa come possesso, è messa in discussione, suggerendo che la vera essenza della genitorialità risieda nell'"essere" genitori, piuttosto che nell'esercitare un diritto di proprietà. Se l'identità dipendesse esclusivamente dalle cose che si possiedono, come sesso, amici, ecc., la maggioranza della popolazione non avrebbe «identità». I figli, in questo contesto, dovrebbero rappresentare qualcosa di diverso dagli «oggetti da possedere».
Il Desiderio di Procreare tra Angoscia e Immortalità
Secondo Freud (1914, p. 446), noi tutti saremmo in questo senso «spinti» a procreare. La spinta a procreare può essere vista come una riparazione tardiva per la madre, un modo per superare il senso di perdita o carenza. Per l'uomo, essa fuga l'angoscia di morte, un tentativo di lasciare un segno di sé, di sfidare la caducità dell'esistenza attraverso la continuazione della stirpe. La Klein (1957, p. 446) sottolinea come i bambini vengono alla luce per appagarlo, rendendolo simile al creatore. Questo desiderio di creare, di dare vita, rimanda a miti antichi, come quello di Giove che diede alla luce Minerva, suggerendo che la procreazione possa essere un tentativo umano di partecipare alla divinità, di scambiare in qualche modo la mortalità con un'aspirazione all'immortalità attraverso la propria discendenza.
Tuttavia, il desiderio di procreare non sempre corrisponde alla componente adulta e matura dell'individuo. Spesso è un bisogno che può celare dinamiche inconsce, come il desiderio di colmare vuoti affettivi o di esercitare un controllo. La capacità di «essere genitori» comprende la capacità di procreare, ma va ben oltre la mera funzione biologica. Implica la capacità di rinunziare, di sacrificarsi, di amare in modo incondizionato e di accogliere il nuovo essere nella sua individualità.
Nuove Forme di Genitorialità e il Ruolo della Società
La questione della genitorialità oggi si estende oltre i modelli tradizionali. L'adozione, la fecondazione omologa ed eterologa in vitro sono solo alcuni dei percorsi che molte coppie intraprendono per «avere» ugualmente un figlio. Queste opzioni pongono interrogativi sui criteri di scelta nei genitori legali, sui valori che la società intende promuovere e sulla responsabilità collettiva nel sostenere nuove forme familiari.
Il compromesso che ogni coppia deve affrontare per la genitorialità è già difficile. Ma quando una donna si trova incinta di un altro uomo e non ha un lavoro, non ha nessuno, dove va?, le prospettive assistenziali diventano cruciali. La società è chiamata a rispondere a queste emergenze, riconoscendo che la fragilità emotiva può rendere tutto nero e ingigantito, e che il desiderio di non abortire, anche in circostanze estreme, merita supporto.
L'Egoismo, l'Amore e la Ricerca dell'Identità
Fromm (1976, p. 76) mette in guardia contro il rischio dell'egoismo, definendolo in vario grado una patologia che può essere eretto contro la paura dell'abbandono. Questo egoismo può manifestarsi nella negazione del desiderio di un partner di avere figli, come nel caso della donna cui il marito ha sempre negato un altro figlio. La domanda, perché gli uomini sono così egoisti? perché mio marito non capisce che la colpa di tutto è anche la sua?, rivela una sofferenza profonda legata alla percezione di un egoismo che ha avuto ripercussioni devastanti.
L'amore, invece, è descritto come un dare, non un ricevere (Fromm, 1976, p. 69). Si tratta di «donarsi, di dare ciò che si ama». La piena capacità di amare, definita da Erikson (1978, p. 47) come pieno amore oggettuale, si manifesta nell'accettazione e nel sostegno dell'altro, anche di fronte a scelte non convenzionali. Quando questo amore viene meno, l'individuo si sente uno straccio, condannata a morte e disprezzata da tutti.
Maternità tra desiderio e bisogno, considerazioni antropologiche - Mara Mabilia
Il desiderio di essere una persona eccezionale, di «essere» persone, è una spinta potente che può portare a scelte drastiche. La genitorialità, in tutte le sue forme, è un percorso di scoperta di sé e dell'altro, un cammino che, come quello di un bambino che corre, impara a camminare con le sue gambe, non deve essere scagliato nell'oceano senza saper nuotare.
La Figura Materna tra Fede, Sacrificio e Accettazione: Il Modello di Maria
La figura di Maria, madre di Gesù, offre una prospettiva unica e profonda sulla maternità, la fede e la resilienza di fronte a circostanze straordinarie e incomprensioni sociali. Sebbene il contesto sia spirituale, le sue esperienze risuonano con temi universali di accettazione, sacrificio e la forza della maternità.
Maria: Una Madre Autentica e il "Sì" alla Volontà Divina
Come emerge dalle riflessioni, Maria è stata, prima di tutto, una vera donna. Nel Villaggio di Nazaret, il giorno dell'Annunciazione, nulla la distingueva dalle altre ragazze della sua età. Nulla, se non uno sguardo straordinariamente puro. Nulla, eccetto un'amicizia straordinariamente aperta ed accogliente per tutti. Maria, una donna autentica; ma una donna che dice a Dio il "Sì" più vero, più fedele, più perfetto di tutta la storia degli uomini, eccetto quello detto da suo Figlio.
Questa figura non è presentata come inavvicinabile, ma imitabile. Le sue virtù, la sua vita reale, la sua fede, sono esempi di come una donna possa affrontare un destino unico. La madre di Dio è il modello della Chiesa nell'ordine della fede, della carità, della perfetta unione col Cristo… Maria possiede una sua beatitudine: quella della fede. Questa fede è una fede biblica. Essa è radicata nella fede di Abramo e di tutti i credenti dell'Antico Testamento. Maria si pone in cammino alla chiamata di Dio… " verso un paese che ella non conosce ". Questa fede è una fede umana. Maria ci rivela quanto l'uomo sia " capace di Dio " quando vuole davvero rimettersi alla verità della Parola e nutrirsene.

Il suo "Sì" non fu facile né immediato nella comprensione. Maria non comprende tutto, né lo comprende subito. Come, infatti, capire a Betlemme quella nascita del Messia che sembra lasciata al caso di un viaggio e in una povertà così squallida? Poi, a Gerusalemme, la scomparsa di un fanciullo saggio per tre giorni? Maria e Giuseppe " non compresero " (Lc 2,50). Così, a Cana, Maria non comprende tutto il significato delle parole di suo Figlio e neppure comprende, durante la passione, tutto il senso di questa spietata condanna a morte. Ella non comprende, ma crede nella Parola di Dio. Ecco perché la custodisce nel suo cuore, preziosamente, sicura che un giorno le sarà dato di capire. Questa resilienza e questa fiducia nel mistero sono qualità che risuonano in ogni donna che affronta l'ignoto della maternità, specialmente in circostanze non convenzionali.
La Vita Quotidiana e il Silenzio della Fede
La vita di Maria era radicata nella quotidianità e nel servizio. A Nazaret, Maria fa ciò che le donne del suo tempo fanno: raccogliere la legna per il focolare di casa, portare l'acqua dal pozzo, la brocca sul capo; macinare il frumento, impastare la farina, cuocere il pane; filare, tessere, cucire gli indumenti; cucinare, lavare le stoviglie, occuparsi delle faccende di casa, del bucato… pregare, cantare salmi… Dal mattino alla sera, servire. Questa fede è una fede unica. Un mistero incomunicabile.

Anche di fronte a eventi straordinari, come il miracolo di Cana, la sua indicazione è chiara e diretta: " Fate quello che vi dirà ". Tale è il messaggio mariano per eccellenza, quello che Maria rivolge a tutti i servitori di tutti i tempi, quello che il Vangelo ha conservato. Non invita a rituali complessi, ma a un'azione concreta e totale: " Fate ": degli atti! " Ciò ch'egli vi dirà ", lui, Gesù, mio Figlio. " Ciò ch'egli vi dirà ": non scegliete! Nel Vangelo non scegliete ciò che v'interessa lasciando cadere il resto: scegliete tutto. Tutto il Vangelo: quello della preghiera e quello dell'azione. Quello della dolcezza e quello del rigore. Quello della gioia e quello della croce. Quello della carità e quello della giustizia. Quello del dono e quello del perdono.
Maria ai Piedi della Croce: Amore, Dolore e Comprensione
Il momento più straziante della vita di Maria è al Golgota, dove " stavano presso la croce di Gesù sua madre… ". Giovanni è il solo ad aver annotato queste ultime confidenze di Gesù a sua madre. Esse proiettano una luce nuova sull'amore di Gesù, sull'amore di Maria. Gesù dice a sua Madre: " Donna, ecco il tuo figlio! ", poi al discepolo: " Ecco la tua madre! ". Gesù ha dato tutto. Gli è stato tolto tutto: il suo onore, la sua libertà, perfino le sue vesti (i soldati se le dividono). Egli dona anche sua madre. Quella madre che è là, in piedi, sotto la croce… e che legge l'iscrizione: " Gesù di Nazaret, re dei Giudei "… Ella ricorda allora le parole dell'angelo: " Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine " (Lc 1,32-33). Ai piedi della croce, Maria si ricorda ancora delle parole di Gesù adolescente: " Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? " (Lc 2,49).
Allora, Maria non aveva compreso; oggi ella comprende. Allora, suo figlio era scomparso per tre giorni; oggi egli è in mostra per tre ore. In pieno giorno, nudo, sotto lo sguardo di tutti: Dio è amore. Amore esposto, in tutti i sensi del termine, fino all'estremo… Ecco una di quelle parole misteriose a cui Maria continuamente ritornava, sicura che un giorno avrebbe finito per comprenderla. Oggi ella comprende: l'ora è venuta, quella della rivelazione totale dell'amore di Dio, dono perfetto e perdono (per-fatto-dono): " Donna, ecco il tuo figlio… ". Questa comprensione attraverso il dolore e la perdita riflette il percorso di molte madri che, di fronte a situazioni estreme, trovano un senso più profondo alla loro maternità. Da quella sera Maria non ha più una sua propria dimora: ella vivrà a casa degli altri. La sua nuova dimora è quella che suo Figlio le ha ora aperto: la Chiesa. Maria ha là il suo posto.
Maria, la Madre della Nuova Vita e la Speranza di Salvezza
Maria è la madre della nuova vita. Nel Cenacolo " la madre di Gesù era là "… Non al centro: questo era il posto di Pietro! ma umilmente presente. Maria è colei che raduna. Ella riconcilia, fa l'unità come una mamma nella propria casa: attenta al gruppo, attenta a ciascuno, solidale con tutti. Maria è colei che prega. La sua preghiera precede la Pentecoste e l'accompagna. La sua preghiera sostiene la predicazione e la testimonianza degli apostoli. Maria è colei che ricorda. Maria, infine, guida la Chiesa verso il Cristo. Ella conosce la strada. Ella ha fatto tutto il cammino da Betlemme al Calvario con lui… Ella era là, all'Ascensione. Ella è ormai con Lui nella gloria.
Maternità tra desiderio e bisogno, considerazioni antropologiche - Mara Mabilia
La certezza di trovare in Maria un soccorso infallibile per la salvezza risale molto lontano nel tempo. Come testimoniato da un papiro del III secolo con la preghiera " Sotto la tua protezione, santa Madre di Dio, noi ci rifugiamo… ", e dalle parole di Sant'Alfonso de' Liguori: " Un servitore di Maria… non può dannarsi… E impossibile che un servitore di Maria si danni… ". Sebbene la salvezza venga da Dio, e non per intervento di creatura, sia pure la più santa, la preghiera a Maria ci pone, per prima cosa, in " un atteggiamento di filiale infanzia ", che è già sicura promessa di salvezza. " Chi si umilia sarà esaltato ". Questo atteggiamento di venerazione è colmo di un grande amore. Si è sempre umili riguardo a colui che si ama. E qui, l'amore è quello del bambino verso sua madre.
La madre di Gesù è sempre là… ovunque vi siano dei cristiani. E non è per caso. Maria non è, infatti, un'isola meravigliosa che si potrebbe contemplare da lontano e cantare rapiti… da lontano soltanto! La madre di Gesù è sempre là… e la sua storia riguarda l'uomo. Non è forse Lei l'avvenire dell'uomo?… Senza di Lei non c'è Cristo. E senza Cristo non c'è la Vergine immacolata. Umile ed alta più che creatura… Maria è la figura ideale, la personificazione, l'archetipo della Chiesa. In lei avviene il passaggio dall'antico al nuovo popolo di Dio, da Israele alla Chiesa.

Le Implicazioni Etiche e Relazionali nelle Scelte Procreative Contemporanee
Le narrazioni personali e le riflessioni psicologiche evidenziano la profondità delle implicazioni etiche e relazionali che scaturiscono dalle scelte procreative. Ogni decisione in questo ambito ha un eco che si propaga ben oltre l'individuo, toccando la coppia, la famiglia allargata e la società.
La Necessità del Consenso e della Trasparenza nelle Decisioni Procreative
Nel caso dell'uomo a cui viene chiesto di essere donatore, la reazione di sua moglie è categorica: mi ha detto di no. Questo "no" non è un semplice rifiuto, ma un'affermazione del bisogno di consenso reciproco in questioni che toccano l'intimo della vita familiare e l'identità di coppia. Agire all'insaputa del partner, o contro la sua volontà espressa, introduce una crepa nella fiducia e un rischio che la cosa esca fuori prima o poi e faccia saltare tutto. La trasparenza, sebbene dolorosa, si rivela spesso l'unica via per affrontare le sfide relazionali con integrità. La genitorialità, specialmente quando coinvolge terze parti o percorsi non tradizionali, richiede un dialogo aperto e un accordo solido per prevenire danni emotivi e relazionali a lungo termine.
L'Egoismo nelle Relazioni e la Ricerca della Felicità Individuale
La donna che si è sentita negare il desiderio di un altro figlio per anni, pone una domanda acuta: perché gli uomini sono così egoisti? perché mio marito non capisce che la colpa di tutto è anche la sua? Questa accusa, seppur intrisa di dolore personale, solleva la questione dell'egoismo all'interno delle relazioni. Il desiderio di procreare è un bisogno profondo, e la sua negazione unilaterale può portare a una sofferenza indicibile. L'incapacità di un partner di riconoscere e validare i bisogni fondamentali dell'altro può erodere la relazione e spingere l'individuo alla ricerca di appagamento altrove, come evidenziato dalla relazione intensa successiva. L'egoismo può assumere molteplici forme, dal rifiuto di considerare i desideri altrui alla paura di perdere la propria libertà o risorse. La vera felicità, però, spesso non risiede nel possesso o nel controllo, ma nella capacità di donarsi e di amare l'altro nel suo intero essere.
Il Supporto Sociale e Familiare di Fronte alle Crisi
Quando la donna si trova incinta del suo amante, si sente uno straccio, condannata a morte e disprezzata da tutti, compresa sua madre che l'ha abbandonata e accusata. Questo scenario evidenzia la profonda vulnerabilità di chi si trova ad affrontare una gravidanza inaspettata e socialmente stigmatizzata. L'assenza di lavoro e la mancanza di una rete di supporto ("non ho nessuno, dove vado?") aggravano ulteriormente la sua disperazione.

La società e la famiglia hanno un ruolo cruciale nel fornire supporto, comprensione e risorse a individui in situazioni di crisi. Il giudizio e l'isolamento possono avere conseguenze devastanti sulla salute mentale e sul benessere della persona. La preghiera a Maria, con il suo richiamo all'atteggiamento di filiale infanzia e alla certezza di un soccorso, può essere vista, in un contesto laico, come una metafora della necessità di un rifugio sicuro, di un ambiente che non giudica ma accoglie e supporta, che sia esso spirituale, familiare o comunitario. La maternità, in tutte le sue forme, richiede un terreno fertile e un buon clima per fiorire.
La Complessa Natura dell'Amore e della Genitorialità
La genitorialità, lungi dall'essere un percorso lineare, si rivela un intrico di desideri, paure, sacrifici e profonda trasformazione personale. I concetti di "avere" e "essere" risuonano in tutte le dimensioni di questa esperienza umana, ponendo interrogativi fondamentali sull'essenza dell'amore e della responsabilità.
L'Amore Come Dono e la Necessità di "Essere" Anziché "Avere"
Le riflessioni di Fromm ci ricordano che l'amore è prima di tutto un dare, non un ricevere (Fromm, 1976, p. 69). Si tratta di «donarsi, di dare ciò che si ama». Questo principio si applica in modo esemplare alla genitorialità. Un bambino non è un possesso, un oggetto da «avere» per soddisfare i propri bisogni egoistici o per colmare vuoti. Piuttosto, è un essere da accogliere, da accompagnare, a cui donare amore e cura senza riserve. La frase di Gibran, Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi, risuona con forza, invitandoci a riflettere sulla nostra funzione di canale, di custodi temporanei, piuttosto che di proprietari. Il fallimento nel riconoscere questa dimensione di dono e di «essere» può generare dinamiche relazionali disfunzionali, dove i figli diventano strumenti per appagare desideri irrisolti dei genitori, stabilendo una transazione negativa. Il risentimento di un figlio che si sente rivendicativo del dono fatto, o l'esercizio del potere su di lui, rappresentano una netta minoranza di relazioni genitoriali sane.
La "Capacità di Essere Genitori" e le Sue Sfide
La capacità di «essere genitori» va ben oltre la mera abilità biologica di procreare. Essa comprende la capacità di rinunziare a parte del proprio egoismo, di mettersi al servizio di un altro essere, di crescere e di imparare insieme al bambino. Questo processo richiede una costante auto-riflessione e la volontà di affrontare le proprie ombre. La Klein (1957, p. 446) con la sua «posizione depressiva», illustra come la madre sia portata a comprendere che il figlio non è la sua creazione ideale ma un essere indipendente, con la necessità di fare i conti con la propria ambivalenza e il distacco da lei. Solo superando questa fase, si può arrivare a un pieno amore oggettuale, in cui il figlio è amato per sé stesso e non come estensione o soddisfacimento del genitore.
Maternità tra desiderio e bisogno, considerazioni antropologiche - Mara Mabilia
La genitorialità è anche un viaggio di scoperta del proprio ruolo e dei propri limiti. Come un bambino che corre e deve imparare a camminare con le sue gambe, così i genitori devono trovare la propria strada, senza essere scagliati nell'oceano senza saper nuotare. Ciò implica la necessità di acquisire consapevolezza, di non affidarsi a illusioni d'amore (Baldaro Verde, 1984), ma di costruire relazioni basate sulla realtà e sul rispetto reciproco.
La Speranza Come Salvezza e l'Apertura del Cuore
In momenti di profonda crisi, come quella vissuta dalla donna incinta che si sente disprezzata da tutti, la speranza diventa l'unica ancora di salvezza. Noi siamo salvati dalla speranza, come potremmo tradurre il versetto di Paolo in Rm 8,24. Il desiderio della salvezza è già l'inizio della salvezza. L'apertura del cuore, la capacità di accogliere l'altro e di accogliersi, sono passi fondamentali in questo percorso. Maria, con la sua figura di madre accogliente e la sua storia che riguarda l'uomo, è vista come colei che apre il cuore dell'uomo.
La preghiera mariana, o più in generale la ricerca di un senso trascendente o di una connessione profonda, rende umili e disponibili alla grazia, intesa come una forza trasformativa che permette di superare le avversità. La fiducia incondizionata, espressa nella preghiera a Maria, "io a fidarmi pienamente di te e tu a prendere cura della mia salvezza", può essere interpretata come l'estremo atto di abbandono a una forza più grande, sia essa divina, umana o interiore, quando tutte le altre certezze vacillano. La genitorialità, con tutte le sue gioie e i suoi dolori, è un'espressione profonda di questa speranza e di questa capacità umana di amare oltre ogni limite, spesso in modi che la ragione fatica a comprendere.
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