Il Metodo di Impollinazione Artificiale e la Genesi della Genetica Mendeliana

L'analisi dell'ereditarietà biologica ha trovato il suo punto di svolta fondamentale negli esperimenti condotti da Gregor Mendel a metà del XIX secolo. Scritto nel 1865, Esperimenti sull'ibridazione delle piante (Versuche über Pflanzen-Hybriden) fu il risultato dopo anni spesi a studiare i tratti genetici nelle piante di pisello. Mendel lesse il suo lavoro alla Società di Storia Naturale di Brünn (Brno) durante le riunioni dell'8 febbraio e dell'8 marzo 1865. Il lavoro getta le basi per quella che viene poi definita Genetica Mendeliana.

Gregor Mendel nel suo orto botanico

La Scelta del Modello Sperimentale: Pisum sativum

Mendel scelse il pisello (Pisum sativum), di facile reperibilità, che coltivò per 7 anni di esperimenti. I piselli erano un buon sistema modello, perché poteva facilmente controllare la loro fertilizzazione trasferendo il polline con un piccolo pennello. Le piante di pisello inoltre presentavano, per ogni carattere, due varietà molto diverse tra loro e facilmente identificabili, come il colore del seme (verde o giallo) o la forma (rugosa o liscia).

In natura, il pisello feconda gli ovuli dello stesso fiore in un raro caso di autoimpollinazione. Tuttavia, Mendel intraprese i suoi famosi esperimenti incrociando le piante e sfruttando il caratteristico tipo di riproduzione. Per evitare l'incrocio accidentale e garantire il rigore scientifico, operò manualmente per mantenere fisso il carattere che manifestavano, isolando i fiori.

La Metodologia: Dalle Linee Pure agli Ibridi

Prima di iniziare gli incroci, Mendel osservò le forme vegetali e la loro prole per due anni mentre si autofecondavano, assicurandosi che le loro caratteristiche esteriori e misurabili rimanessero costanti in ogni generazione. Poiché le sette caratteristiche delle piante di pisello tracciate da Mendel erano coerenti in generazione dopo generazione di autofecondazione, queste linee parentali di piselli potevano essere considerate "puri allevatori".

Mendel non solo ha incrociato genitori puri, ma ha anche prodotto generazioni ibride e ha incrociato la progenie ibrida su entrambe le linee genitoriali. Nel condurre i suoi esperimenti, Mendel designò le due generazioni genitoriali di razza pura coinvolte in una particolare croce come P1 e P2, e quindi indicò la progenie risultante dall'incrocio come generazione filiale o F1.

Schema dell'incrocio monoibrido mendeliano

La Rivoluzione Matematica nella Biologia

Prima degli esperimenti di Mendel, la maggior parte delle persone credeva che i tratti della prole derivassero dalla fusione dei tratti di ciascun genitore. Quando Mendel ha incrociato le piante con semi rugosi a quelli con semi lisci, non ha avuto progenie con semi semi-rugosi. Invece, la progenie di questo incrocio aveva solo semi lisci.

Mendel applicò sistematicamente la matematica. Su un totale di 929 piante ottenute nella seconda generazione filiale (F2), 705 avevano fiori rossi e 224 fiori bianchi. In pratica, nel 25% delle piante di seconda generazione filiale ricompariva il fattore recessivo, il 75% manifestava il fattore dominante. Mendel chiamò "recessivo" il fattore che non si manifestava e "dominante" quello che appariva. Egli ipotizzò che ogni genitore contribuisca con qualche particolare alla prole: chiamò questa sostanza ereditabile "elementen".

La Notazione Scientifica e la Segregazione Indipendente

Una delle cose più impressionanti del pensiero di Mendel sta nella notazione con cui lui rappresentava i suoi dati. La notazione di una lettera maiuscola (A) e minuscola (a) per il genotipo ibrido rappresentava in realtà ciò che ora conosciamo come i due alleli di un gene. Mendel decise di esaminare l'eredità di due caratteristiche contemporaneamente. Basato sul concetto di segregazione, ha predetto che i tratti devono essere suddivisi in gameti separatamente.

BIOLOGIA - Lezione 11 - Genetica: Le Leggi di Mendel

L'Eredità Moderna e le Recenti Conferme Genomiche

Dopo ben 160 anni, finalmente siamo riusciti a risolvere un enigma genetico sui famosi caratteri dei piselli di Mendel. A riuscire in questa epocale impresa è stato un team di ricerca internazionale che, grazie alla genomica e alla bioinformatica, ha creato una mappa delle varianti genetiche alla base delle sette coppie dei caratteri descritte negli iconici esperimenti.

Dalle analisi è emerso, ad esempio, che il colore del baccello del pisello è controllato da un gene che interrompe la biosintesi della clorofilla. "Mendel scoprì quelle che oggi chiamiamo le leggi dell'ereditarietà senza sapere cosa fosse un gene", ha commentato il co-autore Shifeng Cheng. "Oggi, grazie a strumenti moderni, possiamo osservare i geni esatti e le mutazioni precise che lui ha tracciato inconsapevolmente".

Mappa del genoma di Pisum sativum

Questo studio, pubblicato sulla rivista Nature, conferma che, sebbene la scienza continui a studiare questi tratti mendeliani, avendone identificati migliaia negli esseri umani, la genialità del monaco risiedeva nella sua capacità di vedere modelli dove altri vedevano solo caos. La genetica nasce con Mendel, fondatore celebrato dai testi delle scuole di tutti i livelli, che ha offerto un paradigma predittivo straordinario, capace di anticipare di decenni la comprensione fisica del DNA.

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