La Gestione Ambientale e Turistica nel Parco Nazionale del Karakorum Centrale: Un'Analisi Approfondita

Il Parco Nazionale del Karakorum Centrale (CKNP), situato nel distretto di Skardu del Gilgit-Baltistan, si erge come il Parco Nazionale più alto del mondo e la più grande area protetta del Pakistan. Questa vasta estensione si protende per circa 10.557 km² attraverso la maestosa catena montuosa del Karakorum Centrale. L'altitudine nel Parco presenta un'impressionante variazione, spaziando dai 2.000 metri sul livello del mare fino alla vetta del Chogori, il K2, la seconda montagna più alta del mondo con i suoi 8.611 metri, un simbolo di cui i pakistani vanno giustamente fieri. Il CKNP vanta anche la presenza di altre tre cime che superano gli 8.000 metri: il Gasherbrum I (8.068m), il Gasherbrum II (8.035m) e il Phalchanri o Broad Peak (8.051m). A queste si aggiungono oltre sessanta montagne la cui quota supera i 7.000 metri, rendendo il Parco un epicentro di biodiversità d'alta quota e un'attrazione magnetica per alpinisti e trekker da ogni angolo del globo.

Il Parco fu istituito nel 1993, ma per un lungo periodo la sua gestione è stata caratterizzata da un approccio improvvisato e approssimativo, privo di un vero e proprio piano organico. Al momento della sua creazione, furono fornite soltanto alcune coordinate geografiche per delineare i confini del Parco, lasciando molte questioni aperte. È ampiamente riconosciuto che un piano di gestione adeguato dovrebbe coprire una molteplicità di aspetti fondamentali per la sua conservazione e il suo sviluppo sostenibile, inclusi la silvicoltura e la gestione dei pascoli, la valorizzazione e la protezione delle risorse naturali, con attenzione anche all'attività mineraria, lo sviluppo di un turismo responsabile e, cruciale per la sua sostenibilità, l'efficace gestione dei rifiuti. Senza un piano così strutturato e onnicomprensivo, il parco non può essere amministrato correttamente, come è stato più volte sottolineato. In effetti, nel 2013, diverse voci hanno evidenziato come neanche gli obiettivi esatti del Parco fossero chiaramente definiti, un aspetto fondamentale per qualsiasi iniziativa di conservazione e gestione territoriale.

L'Esigenza di Monitoraggio e il Contesto Geopolitico del Gilgit-Baltistan

Un'importante iniziativa di monitoraggio ha preso il via il 21 agosto, con l'arrivo a Islamabad di un team incaricato di valutare la gestione dello smaltimento dei rifiuti prodotti nel Central Karakorum National Park. Questo progetto è stato intrapreso su mandato di figure di spicco come Carlo Alberto Pinelli, Presidente onorario di Mountain Wilderness International e Accademico del CAI, e Mauro Penasa, Presidente Generale del CAAI. Ad attendere il monitoratore a Islamabad c'era Afzel Scherazi, Presidente di Mountain Wilderness Pakistan, designato come compagno di avventura per questo viaggio. L'obiettivo era chiaro e mirava a monitorare con attenzione la gestione dei rifiuti generati nel Parco durante la stagione turistica, un periodo caratterizzato da una notevole frequentazione di alpinisti, trekker, guide, cuochi, assistenti vari, portatori e animali da soma.

Era altrettanto evidente la necessità di stabilire contatti con i principali attori coinvolti nella conduzione del Parco e nelle operazioni sul terreno. Allo stesso tempo, si voleva cogliere l'opportunità di registrare opinioni, idee, problematiche e suggerimenti da parte di tutte le persone che avrebbero potuto essere incontrate durante l'avvicinamento al Campo Base del K2 e il successivo rientro. Dopo le presentazioni iniziali, l'Ambasciatrice ha evidenziato le complessità e le problematiche inerenti al Gilgit-Baltistan, un territorio la cui situazione è delicata, essendo conteso tra India e Pakistan. Questo status fa sì che non sia considerato una provincia pakistana a tutti gli effetti, ma piuttosto un territorio amministrato, il che comporta una serie di sfide.

L'Ambasciatrice ha poi sottolineato le difficoltà esistenti nella gestione di programmi a medio termine in tale contesto. A integrazione di ciò, è stato aggiunto che per portare avanti un progetto in Pakistan è indispensabile la presenza di almeno un coordinatore sul territorio, una figura che possa garantire continuità e coordinamento. La complessa situazione socio-economica attuale, sia in Pakistan che a livello globale, rischia purtroppo di penalizzare i finanziamenti specificamente dedicati alle tematiche ambientali. Nonostante queste sfide, la ricaduta di una virtuosa gestione del Parco sulla frequentazione turistica, sia internazionale che domestica, è di grande rilievo per tutti gli organismi coinvolti. La loro stessa sopravvivenza, infatti, è intrinsecamente legata all'andamento del turismo. Per ottenere le informazioni ufficiali e comprendere le problematiche di gestione dal punto di vista istituzionale, è stato consigliato di contattare direttamente la direzione del CKNP, la quale è in grado di fornire tutti i dettagli e di evidenziare le questioni ufficiali.

Askole: La Porta del Parco e Le Prime Osservazioni sui Rifiuti

Askole rappresenta l'ultimo villaggio significativo prima di immergersi completamente nel Central Karakorum National Park. Questo insediamento offre servizi essenziali come una scuola primaria e un dispensario medico. Quest'ultimo, intitolato a Lorenzo Mazzoleni, alpinista deceduto sul K2 nel 1996, versa purtroppo in condizioni pietose, una realtà che sottolinea la carenza di infrastrutture e manutenzione in queste aree remote.

Il giorno seguente all'arrivo, il team ha intrapreso il suo percorso, accompagnato da una guida locale, Basharat Shigri, un cuoco, un aiuto cuoco, tre portatori e tre muli con due conducenti. La mediazione della guida nei rapporti con la comunità locale e le autorità si è rivelata fin da subito di grande aiuto, facilitando gli spostamenti e le interazioni in un ambiente culturalmente e logisticamente complesso.

Una tappa obbligata è la registrazione per l'ingresso nel Parco. Poco prima di completare questa formalità, il team ha visitato la discarica dedicata ai rifiuti raccolti nei vari campi intermedi lungo il percorso per il K2. Ciò che si è presentato ai loro occhi era un deposito a cielo aperto, dove alcune persone, dall'aspetto molto misero, cercavano faticosamente di recuperare qualche oggetto da rivendere, evidenziando una realtà di povertà e riutilizzo informale in assenza di un sistema strutturato.

L'incontro con il guardiaparco, molto gentile, è stato significativo. Presto si sono uniti a lui il suo superiore e un altro collega. Durante l'intervista, sono stati forniti dati principali sulla frequentazione del Parco per il 2025, relativi a questo specifico ingresso, che è peraltro il principale punto di accesso. I numeri indicavano 445 trekker e 375 alpinisti. Va notato che non esiste un numero ufficiale complessivo di quanti risalgono il ghiacciaio, ma si stima che ogni gruppo di trekking si porti dietro circa cinque portatori. Questo numero aumenta fino a dieci per gli alpinisti che rimangono sul Baltoro per periodi più lunghi e che necessitano di trasportare molto più materiale. Il 2025 non ha rappresentato un'eccezione rispetto alla tendenza osservata negli ultimi anni.

Askole - La stazione di incenerimento

L'Evoluzione dell'Alpinismo Commerciale e i Suoi Effetti

K2 e Broad Peak hanno visto una forte e crescente presenza di agenzie commerciali, molte delle quali si avvalgono di Sherpa nepalesi. Questa tendenza segna un'esportazione del metodo "via Normale all'Everest", caratterizzato da un'attrezzatura sistematica con corde fisse. Tale infrastruttura viene allestita fin dall'inizio della stagione, dal Campo Base Avanzato (ABC) fino alla vetta, sia sullo Sperone Abruzzi che sulla adiacente via Cesen. Questa metodologia ha portato alcuni a sostenere, con un certo sarcasmo, che non serva più neanche la piccozza per salire il K2.

Comunque sia, questo approccio si è dimostrato vincente in termini di successo. Nel 2025, una quarantina di persone ha raggiunto la cima del K2, peraltro in un periodo insolito, intorno al 10 di agosto. Questo ha rappresentato un ritardo di circa dieci giorni rispetto al periodo consueto, e inizialmente sembrava che l'anno sarebbe stato senza vette, poiché la maggior parte dei gruppi aveva già levato le tende. Se si considera che dal 1954, con una seconda salita registrata solo nel 1977, fino all'inizio del 2021 si sono contate meno di 400 salite complessive, mentre dal 2021 al 2025 se ne sono aggiunte altrettante, è evidente che si tratta di una scelta estremamente efficace per le agenzie commerciali. Il mercato dell'alta quota si nutre di questo impressionante aumento delle percentuali di successo, un risultato che è reso possibile esclusivamente grazie al completo attrezzaggio delle vie di salita. Questo modello, pur aumentando l'accessibilità e il tasso di successo, solleva importanti interrogativi sull'etica alpinistica e sull'impatto ambientale di una frequentazione così intensiva.

Askole - Il compattatore delle plastiche

La Situazione dei Campi Lungo il Ghiacciaio del Baltoro

Nei giorni successivi alle osservazioni ad Askole, l'attenzione si è spostata sui campi situati lungo il percorso del trekking che conduce al Campo Base del K2. Il programma di viaggio prevedeva tappe in località ben note agli escursionisti e agli alpinisti: Jola, Paiju, Khoburtse, Urdukas, Goro e Concordia. Ciascuno di questi campi presenta caratteristiche e problematiche specifiche, fornendo un quadro dettagliato della gestione ambientale lungo l'intera via.

Jola (3200 m): Questo campo è storicamente noto per il suo affollamento e le sue condizioni di sporcizia. All'inizio di agosto, una colata di fango di medie dimensioni ha seppellito gran parte dell'area del campo. Questo evento ha in particolare distrutto tutti i bidoni per i rifiuti e i WC del CKNP. Fortunatamente, la colata è avvenuta di giorno e non si sono registrati feriti. La causa di questa frana sembra essere stata la tracimazione di un lago glaciale, sebbene manchi una perizia geologica specifica per confermarlo. Attualmente, i rifiuti vengono smaltiti gettandoli in una buca scavata all'occorrenza e successivamente bruciati, una pratica che solleva preoccupazioni per l'inquinamento atmosferico e del suolo.

Effetti della frana di fango sul Campo di Jula

Bardumal (3300 m): Al contrario di Jola, Bardumal è un campo meno utilizzato ma si presenta pulito. È dotato di una sorgente d'acqua e di due capanne, gestite dalla comunità locale. Tuttavia, la vegetazione è quasi assente in quest'area, un aspetto che contribuisce alla fragilità dell'ecosistema.

Paiju (3500 m): Questo campo è gestito dalla comunità locale Testey ed è notevolmente grande, ma anche affollato e, di conseguenza, sporco. Nonostante le condizioni igieniche precarie, Paiju è spesso scelto da molte agenzie come tappa per un giorno di riposo o di acclimatamento. È possibile che la sua alta frequentazione sia una delle principali ragioni delle difficoltà incontrate nel mantenerlo pulito. È un campo alberato e fresco, grazie a un rimboschimento di salici e pioppi effettuato da giapponesi all'inizio degli anni '90. Purtroppo, alcuni di questi alberi sono stati abbattuti o danneggiati. La struttura del campo include una decina di toilette semidistrutte e due box docce che appaiono improbabili, in quanto privi di acqua corrente e utilizzabili solo con un secchio. È presente anche un inceneritore inutilizzabile, situato vicino a una buca dove viene depositata parte dei rifiuti. Al ritorno del team, è stato osservato che tali rifiuti erano stati bruciati. Le piazzole per le tende sono pericolosamente delimitate con filo spinato, un dettaglio che aggiunge un elemento di disagio e potenziale pericolo per i visitatori.

Il Campo Paiju - Scavo per la raccolta rifiuti

Liligo (3700 m): Questo campo è attualmente poco utilizzato, in seguito alla distruzione del vecchio campo causata da una frana. La sua posizione è precaria, con una parete di conglomerato che sovrasta l'area. Qui sono presenti sia bidoni blu (drum) che bidoni del CKNP per la raccolta dei rifiuti. Il campo, al suo interno, risulta abbastanza pulito. Tuttavia, appena al di fuori dell'area designata, sotto un grande masso, si trova un considerevole cumulo di rifiuti, alcuni ancora contenuti in sacchi, altri sparpagliati, indicando una gestione dei rifiuti incompleta.

Khoburtse (4000 m): Un altro campo di grandi dimensioni, Khoburtse è molto affollato e relativamente sporco. Dispone di due tende toilette che scaricano direttamente nella morena, una pratica altamente inquinante. Ci sono tre capanne, una delle quali occupata da militari. Anche questo campo è gestito dalla comunità locale Testey e presenta bidoni blu (drum) per la raccolta dei rifiuti.

Le capanne del Campo Khoburtse

Urdukas (4200 m): Campo grande e affollato, Urdukas si caratterizza per la presenza di mucchi di rifiuti nascosti sotto i massi. I bidoni disponibili sono pochi, e i lavabi sono rotti e inservibili. Molte delle toilette sono semidistrutte, e le uniche ancora utilizzabili scaricano direttamente nel ghiacciaio, un'altra pratica estremamente dannosa per l'ambiente. Sotto il campo è presente un deposito militare di taniche di plastica per kerosene, con un contingente di soldati, il che aggiunge una dimensione di impatto logistico e di potenziale inquinamento.

I contrafforti delle Torri del Trango, un vero oceano di roccia, visti dal Campo di Urdukas

Goro1: Questo campo si trova direttamente sul ghiacciaio ed è usato sporadicamente. Include una tenda adibita a ricovero per i portatori e un paio di bidoni del CKNP, i quali risultavano pieni al momento del passaggio del team.

Nei pressi di Goro 1

Concordia (4650 m): Concordia è un vasto campo situato sul ghiacciaio. Al momento della visita, molti bidoni del CKNP erano stati appena svuotati. Si trovano anche un paio di toilette sopraelevate, ritenute alquanto scomode, che scaricano il loro contenuto direttamente in bidoni blu. Sono stati osservati alcuni rifiuti sparsi sul terreno e bidoni blu e metallici che sembravano abbandonati. Sono presenti anche un paio di tende destinate ai portatori. Un elemento degno di nota è la presenza di un nuovo presidio medico, un piccolo prefabbricato che ricorda un bivacco, con un medico militare che ha avuto modo di interagire con il team.

Sulla via per Concordia, uno sguardo indietro verso la Torra Muztagh

Al Campo Base del K2 termina il percorso di trekking lungo il ghiacciaio del Baltoro. L'intenzione di ritornare attraverso il Gundogoro-La per la valle di Hushey è stata frustrata dalle recenti precipitazioni. Il passo, a causa dell'altitudine e delle condizioni, non era transitabile dai muli e non è frequentato in questa stagione, costringendo a un cambio di piani. Le immagini satellitari e le rilevazioni geologiche mostrano una chiara riduzione dei ghiacciai laterali nel Baltoro, un dato preoccupante che conferma l'impatto del cambiamento climatico.

Inaugurato Parco del K2 sessant'anni dopo la conquista italiana

Le Sfide Complessive per la Gestione Ambientale nel CKNP

A grandi linee, l'alta montagna odierna si trova ad affrontare una duplice minaccia: da un lato, l'intensiva frequentazione umana e, dall'altro, le conseguenze sempre più evidenti del riscaldamento globale. Il ghiacciaio del Baltoro, con i suoi delicati ecosistemi, non fa eccezione a questa tendenza. Il confronto tra le immagini rilevate nei primi decenni del '900 e quelle attuali fornisce una testimonianza inequivocabile di una significativa riduzione dei ghiacciai laterali, un segnale allarmante del degrado ambientale in atto.

La gestione ambientale del Parco, per quanto concerne le sue strutture concettuali, si presenta oggi come un ingranaggio ben congegnato. Appare teoricamente autosufficiente e mira a coinvolgere in modo diretto tutti gli attori che operano sul territorio, distribuendo loro compiti specifici e riconoscimenti, in particolare sotto forma di finanziamenti. Tuttavia, la realtà sul campo è più complessa. La conflittualità esistente tra la comunità locale e l'amministrazione del Parco è di certo controproducente, e questo non solo per quanto riguarda la problematica gestione dei rifiuti, ma per l'intera sostenibilità del Parco.

È, pertanto, indispensabile avviare una continua e capillare opera di sensibilizzazione rivolta sia alle comunità locali che ai visitatori. Questa deve mirare a educare sull'importanza cruciale del Parco, sulla ricchezza della biodiversità che esso ospita e sulla necessità di preservare la natura selvaggia ad esso associata. Nella sua veste ufficiale di Parco Nazionale, il CKNP dovrebbe non solo provvedere alla conservazione e protezione della wilderness, ma soprattutto assumere un ruolo proattivo nell'educare i visitatori, con un'attenzione particolare verso le nuove generazioni, al rispetto profondo della natura.

Il CKNP si impegna nello smaltimento dei rifiuti raccolti nei suoi bidoni e, per quanto possibile, anche dai campi più alti sulle montagne principali, come il K2 e il Broad Peak. Nonostante questi sforzi, si riscontra un'indubbia carenza di formazione specifica sulla gestione dei rifiuti. A ciò si aggiunge la mancanza di attrezzature da campo d'alta quota adeguate per il personale che svolge le proprie mansioni in questi ambienti estremi. È fondamentale che chi lavora sul territorio si senta motivato eticamente verso una mansione che, in fondo, può risultare poco "simpatica" ma è di vitale importanza.

È altresì evidente la necessità di migliorare le aree dedicate al lavaggio, prestando un'attenzione particolare alla gestione delle acque reflue e all'approvvigionamento idrico, aspetti critici per la salute pubblica e ambientale. L'installazione di un maggior numero di cestini per i rifiuti del CKNP negli accampamenti e lungo i percorsi di trekking è senza dubbio importante, ma tale misura rischia di essere inutile se non si sviluppa contemporaneamente un meccanismo efficiente e costante per il loro svuotamento e la loro manutenzione. Idealmente, i cestini per i rifiuti non dovrebbero neanche esistere, facendo affidamento sulla preparazione ecologica e sulla responsabilità dei visitatori. Tuttavia, è ben noto che, quando si tratta di grandi numeri di persone, l'impatto negativo di pochi individui può avere effetti significativi sull'intero ambiente. Una segnaletica di avvertimento e di istruzione chiara su cosa fare e cosa non fare diventa, quindi, un elemento non trascurabile e di grande utilità educativa.

L'Impatto di Mezzi, Attori e Carenze Strutturali

A differenza di quanto accadeva in passato, oggi, da Askole fino a Concordia, l'impatto di muli e cavalli, o più precisamente del loro sterco, è diventato estremamente elevato. Per chi percorre questi sentieri, non è necessario conoscere il percorso in anticipo; basta seguire la traccia lasciata dalle deiezioni degli animali. Questo fenomeno ha un notevole impatto non solo sulla pulizia dei sentieri e dei campi, ma soprattutto sulla vegetazione di basso fusto, della quale gli animali si nutrono. Le condizioni igieniche nei campi sono anch'esse significativamente compromesse dalla presenza diffusa di sterco.

L'Esercito Pakistano rappresenta a tutti gli effetti un attore di gran peso in quest'area. Se da un lato produce una quantità considerevole di rifiuti a causa della sua presenza e delle sue operazioni, dall'altro potrebbe ricoprire un ruolo potenzialmente cruciale nelle attività di pulizia. L'Esercito dispone infatti di uomini e mezzi che potrebbero essere impiegati efficacemente per affrontare il problema dei rifiuti su larga scala.

Come già menzionato, l'impatto degli animali è significativo non solo per la pulizia ma, in modo ancor più critico, per la vegetazione. Su quest'ultima, anche l'abitudine al fuoco di legna, una tradizione radicata tra i portatori, dovrebbe essere energicamente contrastata. Esiste già un divieto di raccolta della legna, ma sarebbe opportuno estenderlo anche all'utilizzo della stessa, promuovendo alternative più sostenibili. L'uso dei fornelli a gas, ampiamente adottato dai gruppi di trekkers internazionali, non ha mai realmente preso piede presso le comunità locali e i portatori, un aspetto che meriterebbe maggiore attenzione per incoraggiare un cambiamento nelle pratiche.

È però abbastanza evidente che manchi un meccanismo di controllo diretto ed efficace su quanto succede nei vari campi e, in particolare, sullo smaltimento dei rifiuti. Questa carenza è in parte attribuibile a problemi di personale. Trattandosi di un'area remota con condizioni meteorologiche estreme, per garantire una gestione sostenibile è necessario un impiego significativamente maggiore di risorse umane e finanziarie, risorse che al momento sembrano scarseggiare. Gli impiegati di staff sono pochi e sono dislocati principalmente agli ingressi del Parco, mentre i quattro ispettori incaricati sono stagionali, non dipendenti fissi del Parco, il che ne limita l'efficacia e la continuità d'azione. Certamente, si tratta anche di una formazione spesso insufficiente del personale stagionale, che non sempre è adeguatamente preparato ad affrontare le complesse sfide ambientali del Parco.

Le questioni relative alla pulizia e alla gestione ambientale dovrebbero essere incluse in modo sistematico e approfondito nelle sessioni informative obbligatorie per i gruppi di trekking e alpinismo, tenute dal Dipartimento del Turismo. L'esperienza suggerisce che gli alpinisti, pur essendo frequentatori appassionati della montagna, non sono sempre i più "illuminati" in termini di comportamento ambientale. Non appena percepiscono che l'obiettivo o "l'avversario" su cui si muovono sta opponendo troppa resistenza, tendono a dimenticare rapidamente la propria educazione, e l'aspetto ambientale è spesso il primo a risentirne. In realtà, il recupero e il trasporto dei rifiuti hanno un impatto più psicologico che reale sul costo complessivo di una spedizione. Tuttavia, la percezione di aver sostenuto una spesa extra per queste attività rende spesso i partecipanti meno inclini a gestire il problema in modo diretto e attento.

Infine, per le montagne di confine, come quelle del Karakorum, è indispensabile la presenza di un ufficiale di collegamento, una figura che è tornata ad essere un militare. Sarebbe di grande utilità proporre agli alpinisti operazioni volontarie di recupero di rifiuti in alta quota, magari durante le tornate di acclimatamento. Questo potrebbe non solo contribuire alla pulizia, ma anche aumentare la consapevolezza e il senso di responsabilità tra i frequentatori dell'alta montagna. Prendiamo dunque quest'occasione per occuparci con consapevolezza di una gestione moderna ed efficace dell'impatto umano su questi fragili e preziosi ambienti.

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