La nascita rappresenta uno degli eventi biologici più complessi e affascinanti, sia nel mondo animale che in quello umano. Mentre nell'allevamento avicolo spesso ci si interroga sull'intervento umano durante la schiusa - dove talvolta si osserva l'uso di strumenti per aiutare il pulcino in difficoltà, paragonabili a tecniche di assistenza ostetrica - nel parto umano il processo è regolato da una serie di complessi segnali ormonali e fisici che preparano il corpo materno a questo passaggio cruciale. Comprendere tali fasi, dal periodo prodromico fino al secondamento, è fondamentale per vivere l'esperienza della nascita con consapevolezza e serenità.

Il periodo prodromico e l'adattamento fisico
Il periodo prodromico è costituito dalla presenza di attività contrattile uterina durante le ultime settimane di gravidanza. Queste contrazioni prodromiche sono irregolari e vengono percepite come fastidiose. La durata del periodo prodromico è molto variabile, da ore a giorni, anche in relazione al fatto che sia una prima gravidanza o che si abbia già partorito. Le contrazioni sono fondamentali perché permettono al collo dell'utero di prepararsi alla dilatazione che avviene durante il travaglio, tuttavia questa fase può durare ore, a volte giorni, frammentati da pause di varia durata. Purtroppo non è possibile definire in anticipo un tempo esatto, perciò è possibile che la partoriente possa non riuscire a dormire regolarmente per una o più notti, proprio perché l'alternarsi delle contrazioni, che a volte hanno intervalli molto lunghi, portano a un continuo appisolarsi e risvegliarsi.
Durante il periodo prodromico è frequente perdere il tappo mucoso. La donna verifica la presenza di perdite vaginali di muco miste a striature di sangue. Si tratta di una sostanza molle che si trova all'interno del collo uterino e ha la funzione di proteggere e isolare il bambino durante la gravidanza. Questa perdita è spesso striata di sangue (che può essere rosso scuro, marroncino o rosso brillante). Non si tratta di un inequivocabile segno di inizio travaglio, ma qualcosa sta senz’altro iniziando a modificarsi. Questo periodo è molto prezioso affinché tutto proceda in modo regolare. È una fase di adattamento - fisico ed emotivo - al travaglio, durante la quale si possono sperimentare tante emozioni: la paura di affrontare l'incognita del travaglio e l'incontro con il bambino, ma anche la curiosità di conoscerlo e di mettersi alla prova sapendo che questi momenti sono naturali e fanno parte dell’essere donna.
L'importanza dell'ambiente e il supporto a chi accompagna
Come testimoniano le più recenti evidenze scientifiche, l'ambiente migliore per la donna in questo momento è sicuramente la casa, o comunque un ambiente non ospedalizzato dove il travaglio può progredire velocemente e dove ci si può sentire tranquille, con maggior libertà di movimento e di espressione, così che si riesca anche a rilassarsi e riposare. Cerca di evitare stancanti trasferte in ospedale per poi rischiare di dover tornare a casa e rimanere in osservazione, perché tutto questo può aumentare i livelli dell’adrenalina, che sopprime gli ormoni naturali del travaglio e rischia di rallentare una sana progressione degli eventi.
Per chi sta accanto alla partoriente in questa fase: è certamente difficile e faticoso sostenere in modo efficace una donna che partorisce, come per la donna che sta dando alla luce un figlio può essere frustrante avere accanto una persona che non sa cosa fare e magari si limita a guardare. Ricorda però che in quello sguardo che osserva sarà possibile trovare aiuto, complicità ed energia. La fatica che spetta a chi eventualmente starà accanto durante il travaglio è proprio questa: sostenere con fiducia e amore la propria compagna.

Strategie di gestione: respiro, posizioni e sollievo dal dolore
Il controllo del dolore e la gestione delle energie sono pilastri del benessere materno. Alcuni consigli pratici includono:
- Respirazione: È da sempre lo strumento naturale per gestire la contrazione e i suoi effetti. All'inizio della contrazione inspira lentamente e profondamente attraverso il naso, trattieni il fiato per un paio di secondi e poi espira attraverso la bocca. Cerca di concentrarti e mantenere questo ritmo di respirazione durante le contrazioni e di rilassare i muscoli del viso e del corpo, specialmente quelli pelvici.
- Posizioni: Durante la fase precedente al travaglio prova ad alternare momenti di riposo a brevi camminate. Muoversi aiuterà a fare progredire il travaglio. Cerca la tua posizione ideale per contrastare il dolore e, se riesci, rilassati. Prova sempre a far oscillare il bacino e i fianchi per capire se questo movimento possa aiutarti ad alleviare il dolore. Puoi alzarti in piedi e appoggiarti al letto o al tuo partner oscillando il bacino; sederti al contrario su una seggiola appoggiandoti allo schienale; metterti carponi (quattro zampe) e dondolare per ridurre il dolore alla schiena.
- Bagno/doccia calda: Il calore aiuta a rilassare i muscoli, riduce la tensione e il dolore. Se hai mal di schiena prova a fare una doccia calda puntando il getto dell’acqua alla base della colonna oppure a utilizzare una borsa dell'acqua calda o dei teli caldi.
- Massaggi: Il potere del tocco delle mani non dipende solo dal fatto che alla base ci sia una tecnica specifica. Le persone, attraverso il tocco, possono comunicare sostegno, forza e calore.
Respirazione diaframmatica per travaglio e parto - fase dilatante, fase espulsiva
Il travaglio attivo e la rottura delle membrane
Il travaglio di parto inizia quando le contrazioni diventano più frequenti (almeno 3 contrazioni in 10 minuti), più forti e dolorose, e più durature (circa 60 secondi). Il dolore si fa sempre più intenso, ma avrà sempre queste caratteristiche: comincia debolmente, raggiunge un picco d’intensità massima per poi decrescere fino a sparire.
Quando si rompe il sacco amniotico, nel gergo comune "le acque", puoi percepire una fuoriuscita più o meno abbondante di liquido amniotico. A differenza dell’urina (colore giallo e tipico odore) e delle perdite vaginali (biancastre e un po’ più dense), il liquido amniotico è incolore e inodore. Le membrane si sono completamente rotte. Se è invece solo un filo d’acqua che gocciola in modo discontinuo, indossa un assorbente: se è umido o bagnato un po’ più tardi, allora è probabile che le tue acque si siano rotte. La rottura del sacco amniotico di solito avviene a dilatazione completa o comunque avanzata, ma può verificarsi spontaneamente anche nelle fasi iniziali del travaglio e talvolta anche fuori travaglio.
L’amnioressi consiste nella rottura artificiale delle membrane mediante uno strumento simile a un uncinetto. Si pratica in travaglio, quando è già presente una certa dilatazione del collo dell’utero. Non essendoci terminazioni nervose nel sacco amniotico, la sua rottura non è dolorosa. Questa procedura facilita la discesa della testa fetale e il rilascio di ossitocina. Quando si rompono le membrane è importante controllare il colore del liquido amniotico, che di solito è chiaro, quasi trasparente. Se il liquido si presenta “tinto”, di colore verdognolo, può essere indice di uno stato di stress fetale.
Monitoraggio clinico e intervento farmacologico
Il benessere fetale viene costantemente sorvegliato tramite cardiotocografia intermittente o continua. Parallelamente, la progressione del travaglio è monitorata attraverso il partogramma, un grafico in cui la dilatazione cervicale espressa in cm e la progressione della testa fetale vengono messe in relazione al tempo in ore.
Se le contrazioni dell’utero non dovessero essere valide e pertanto risulti un rallentamento o un arresto della progressione del travaglio, è possibile utilizzare l’ossitocina, un ormone che provoca contrazioni uterine. Inoltre, esiste la parto-analgesia: l’analgesia peridurale consiste nell’iniezione di un farmaco anestetico nello spazio epidurale, tramite un cateterino che l’anestesista posiziona tra la II e la III vertebra lombare. L’analgesia elimina la componente dolorosa delle contrazioni, ma rimane inalterato lo stimolo a spingere durante il periodo espulsivo. Richiedere l’analgesia è una scelta della paziente, che deve essere supportata dal parere del ginecologo.

Il periodo espulsivo e il secondamento
Il feto deve attraversare il canale del parto ed essere espulso all’esterno. Il periodo espulsivo inizia quando la donna ha raggiunto la dilatazione completa e sente la voglia di spingere (premito). La partoriente deve assecondare questo desiderio di spinta contraendo i muscoli addominali. In situazioni di emergenza, come la mancanza di contrazioni uterine efficaci, spinte materne inadeguate, o necessità di accelerare il parto per sofferenza fetale, si può ricorrere all'uso della ventosa ostetrica. Questa è composta da una coppetta morbida, che viene fatta aderire sulla testa del feto, da una pompa aspirante e da un sistema di trazione.
Sebbene l'uso di strumenti come la ventosa possa ricordare, per analogia, l'assistenza manuale necessaria in avicoltura per la schiusa di uova, in ostetricia la manovra è rigorosamente codificata per proteggere sia il neonato che la madre. Quando il bambino nasce, l’ostetrica aspira le secrezioni dalla bocca e dalle narici con una cannula sterile. Successivamente il neonato viene posto sull’addome materno per favorire fin da subito il rapporto madre-figlio. Alla nascita viene data una prima valutazione clinica del benessere e della vitalità del neonato tramite il punteggio di Apgar.
Il secondamento è il periodo in cui avviene l’espulsione della placenta e delle membrane fetali dalla vagina. Il tempo di attesa per il secondamento può variare da 20 minuti a un massimo di un’ora. A differenza del parto del feto, quello della placenta non è doloroso. L’ostetrica controlla la placenta accuratamente per verificare che non siano rimasti residui nell’utero.
Alimentazione e idratazione durante il travaglio
Un aspetto spesso trascurato è il fabbisogno energetico del corpo durante il travaglio. L’organismo ha bisogno di liquidi, come acqua o succo di frutta, tè e nutrimento per i muscoli che in questa fase stanno compiendo un lavoro e consumano tanta energia. La partoriente può assumere piccoli pasti (es: frutta, pane, biscotti, miele) e bere acqua o bevande zuccherate. La minzione è un altro fattore importante: la donna va invitata a urinare spontaneamente ogni due ore circa. È buona norma affrontare il periodo espulsivo a vescica vuota, per evitare interferenze meccaniche con la discesa del feto nel bacino.

Il percorso verso la nascita, dunque, è un equilibrio tra processi naturali e assistenza professionale. La consapevolezza dei segnali inviati dal corpo, la preparazione emotiva e la fiducia nel personale ostetrico permettono di affrontare il parto come un evento biologico potente, trasformando l'attesa in una transizione fisiologica dove ogni fase, dalla rottura delle acque al primo incontro con il neonato, segue una logica di protezione e supporto reciproco.
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