La maternità surrogata, un tema profondamente dibattuto e complesso, ha radici che affondano in epoche ben più remote di quanto comunemente si pensi. Sebbene molti percepiscano questo processo come relativamente nuovo e radicale, la sua storia rivela una traiettoria evolutiva che attraversa millenni, toccando aspetti medici, etici, legali e sociali che continuano a generare accesi confronti.

Radici Antiche e Precedenti Biblici
Già tremila anni fa qualcosa di simile a una ‘maternità per conto terzi’ fa capolino nella Bibbia, quando Rachele, che non riusciva ad avere un figlio, chiede a Giacobbe di unirsi alla sua serva per il concepimento, come narrato nel Libro della Genesi, al capitolo 30. Questa è la prima menzione del processo che può essere trovata nella Bibbia, in particolare nella storia di Abramo e Sara, un'altra coppia che non è riuscita a concepire il proprio figlio per molto tempo da quando Sarah era sterile. Quindi la moglie si rivolse alla sua serva Agar per diventare madre per il figlio di Abrahamo. Questo è il primo caso di maternità surrogata tradizionale, quando il concepimento avviene con la partecipazione dell'ovulo della madre surrogata e dello sperma del presunto padre.
Alcuni autori cercano di legittimare la maternità surrogata proprio riferendosi alle matriarche che ricorrevano alle loro schiave a scopo riproduttivo. Tuttavia, è fondamentale non dimenticare che non ogni racconto biblico è ipso facto una legittimazione biblica. Il seminario tenutosi presso il campus milanese dell’Università Cattolica, intitolato “Il racconto dell’ancella. Tra costrizioni, violenza e maternità surrogata”, ha messo al centro la maternità surrogata accostandola ai concetti di giustizia e di legittimità. Alessio Musio, docente di Bioetica dell’Ateneo e autore del volume Baby boom. Critica della maternità surrogata, ha evidenziato come il titolo del seminario riprenda l’omonimo libro di Margaret Atwood, da cui è stata tratta anche una serie tv di successo, e che si apre proprio con il racconto del Libro della Genesi nell’Antico Testamento.
Nel dibattito femminista contemporaneo, questo riferimento biblico ha creato una spaccatura. Una parte del movimento, come ha continuato a spiegare il professor Musio, vede nel racconto della Atwood una condanna del modo con cui il potere ha non di rado sfruttato la capacità femminile di dare la vita, e quindi implicitamente anche una condanna della violenza della maternità surrogata. Rispetto alla narrazione biblica, in cui la schiava era comunque l’unica madre carnale del figlio, che ne assumeva di fatto il patrimonio genetico, ci sono ovviamente delle differenze. Tuttavia, l’aspetto comune con il caso odierno della maternità surrogata è che si parla di un “materno per conto terzi”. Il professor Musio ha aggiunto che ciò che distrugge l’analogia, dunque, è la tecnologia. La scomposizione del materno in tre figure non è mai esistita e porta all’imbarazzo teorico ed esistenziale di definire chi sia la “vera” madre. Si potrebbe sostenere che tremila anni fa la donna veniva soggiogata e “usata” per scopi procreativi e che oggi, al contrario, la donna che si presta alla maternità surrogata lo faccia liberamente, esprimendo un consenso e ricevendo un compenso. Tuttavia, come ha sottolineato Musio, non bastano il consenso e il compenso per legittimare una pratica che resta una reificazione. Si tratta sempre di una violenza perché si riduce la corporeità a un mezzo trattando il femminile come un puro dispositivo di passaggio e si annulla la relazione tra madre e bambino. In questo processo, la relazione instaurata dalla madre con il feto durante la gravidanza, infatti, è come se non contasse nulla.

L'Evoluzione Moderna: Dalla Tradizionale alla Gestazionale
Mentre le pratiche antiche si basavano sulla maternità surrogata tradizionale, in cui la madre surrogata era anche la madre biologica del bambino, il XX secolo ha visto emergere nuove possibilità grazie ai progressi scientifici. La ricerca attiva in questo settore iniziò già nel 1677, quando il fondatore della microscopia scientifica Lavenhoek ha studiato lo sperma in dettaglio e ha scoperto lo spermatozoo. Per molti secoli, il tipo tradizionale di processo ha avuto molti ostacoli nel suo cammino, sia in termini di moralità che di legislazione. I bambini nati con questo metodo erano considerati illegittimi in tutti i paesi.
La maternità surrogata moderna, come la conosciamo oggi, ha iniziato a prendere forma circa 30 anni fa. Nel 1976, l'avvocato Noel Keane ha stipulato il primo accordo legale riguardante la maternità surrogata tradizionale altruistica, il che significa che non prevedeva alcuna remunerazione per la madre surrogata. Successivamente, nel 1980, fu concluso il primo contratto di maternità surrogata tradizionale compensata tra genitori aspiranti stranieri e la madre surrogata Elizabeth Kane, 37 anni, dell'Illinois, USA. La donna ha ricevuto 10.000 dollari per aver portato e dato alla luce un bambino creato usando il suo ovulo e lo sperma del futuro padre. Sebbene avesse già avuto figli e lo avesse dato via in adozione, Kane non era preparata per le emozioni dell'esperienza e le sfide che ha dovuto affrontare dopo la nascita del bambino.
Tra il 1984 e il 1986 si è verificato il caso più famoso nella storia della maternità surrogata tradizionale, noto come il "caso del bambino M.". I coniugi Bill e Betsy Stern hanno concordato con la madre surrogata Mary Beth Whitehead per 10.000 dollari. Per l'inseminazione artificiale è stato utilizzato un ovulo surrogato, che l'ha resa la madre biologica del bambino. Dopo la nascita della piccola Melissa Stern, Whitehead ha rifiutato di firmare i documenti e di dare il bambino ai genitori previsti. La lotta per l'affidamento della bambina è durata 2 anni. A seguito di una lunga controversia, il padre ha ricevuto la piena tutela e la madre surrogata ha ricevuto il diritto di visitare la bambina.
Il passaggio cruciale verso la maternità surrogata gestazionale, in cui la madre surrogata non ha alcun legame genetico con il bambino, è avvenuto con lo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, in particolare la fecondazione in vitro (FIV). Patrick Steptoe e Robert Edwards, dalla Gran Bretagna, sono considerati i pionieri della gestazione surrogata. Nel 1989, sono riusciti a trasferire embrioni da genitori genetici, creati a seguito di fecondazione in vitro, alla sorella di una donna infertile. Questo ha segnato l'inizio di una nuova era. Il primo programma di gravidanza surrogata gestazionale è stato registrato in Sud Africa nel 1987, quando una donna che soffre di infertilità ha chiesto a sua madre di dare alla luce un bambino per lei.
Oggi, una combinazione di innovazioni mediche in rapida evoluzione e i vari tipi di maternità sostitutiva disponibili stanno aiutando i futuri genitori a ricostituire le famiglie e le future madri surrogate a cambiare per sempre la vita degli altri. Secondo le statistiche, questa opzione di nascita vitale e in rapida crescita ha prodotto 18.400 bambini tra il 1999 e il 2013. Molte donne di successo nel mondo dello spettacolo hanno già fatto ricorso a questo metodo per avere figli. Come si può notare, la maternità surrogata è andata ben lontano da quello che era fino alla fine del XX secolo. La storia della maternità surrogata è solo all'inizio. E data la sua natura in continua evoluzione, ha senso aspettarsi che molti nuovi capitoli vengano aggiunti a questa storia in futuro.
Contratti e Tipologie di Maternità Surrogata
Il ricorso alla maternità surrogata viene solitamente sancito attraverso un contratto. In questo accordo, il futuro genitore (o i futuri genitori) e la gestante dettagliano il procedimento, le sue regole, le sue conseguenze, il contributo alle spese mediche della gestante e, solo in alcuni Paesi, l'eventuale retribuzione della gestante stessa per il servizio offerto. In quest'ultimo caso è usata anche la locuzione «utero in affitto» [3], talvolta impropriamente con intento di indicare in senso negativo la surrogazione di maternità in generale [4]. Tuttavia, tale affermazione non è evidentemente obiettiva, in quanto si potrebbe dire, dall'altro punto di vista, che la locuzione "maternità surrogata" è un termine improprio con l'intento di indicare in senso positivo la pratica dell'affitto dell'utero.
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Ci si riferisce alla surrogazione di maternità come "altruistica" per descrivere le leggi dei paesi dove non è permesso un contributo pecuniario alla gestante, come ad esempio negli Stati membri dell'Unione europea ove è legale la pratica. Per contro, dove esistono leggi che permettono la remunerazione, essa si definisce "retribuita" o "lucrativa". La GPA può infatti essere altruistica o commerciale a seconda della tipologia di supporto finanziario che riceve la madre surrogata. Nel primo caso, la madre riceve un rimborso come compensazione di tutte le spese necessarie per la sua gravidanza, comprese quelle di copertura assicurativa.
La fecondazione può essere effettuata con spermatozoo (gamete) e ovuli sia della coppia sterile sia di donatori e donatrici attraverso concepimento in vitro. Questo aspetto è cruciale per distinguere ulteriormente le tipologie di maternità surrogata e per le implicazioni genetiche e legali che ne derivano.

Il Contesto Giuridico Internazionale: Legislazioni e Controversie
La maternità surrogata, nei suoi diversi aspetti, è regolamentata in modo estremamente variegato a livello globale, creando un complesso mosaico di legalità, divieti e zone grigie che spesso alimentano il cosiddetto "turismo procreativo".
In molti Paesi, la donna che partorisce un bambino ne è considerata la madre a tutti gli effetti, e gli accordi prenatali sulla futura nascita sono considerati nulli (come, ad esempio, in Italia [6]).
Negli Stati Uniti d'America, sono otto gli Stati in cui è legale ricorrere alla surrogazione di maternità. Ora, un tipo di servizio commerciale gestazionale è legale nella maggior parte degli stati degli Stati Uniti, così come in alcuni paesi, tra cui Ucraina e Russia.
In Ucraina, la maternità surrogata, inclusa quella commerciale, è legale. Il nuovo codice della Famiglia (art. 123, punto 2) dispone che, nei casi in cui l'embrione generato da due coniugi viene trasferito a un'altra donna, sono comunque i due coniugi i genitori riconosciuti del bambino. Il punto 3 dell'articolo permette inoltre ai coniugi di ricorrere alla fecondazione in vitro con ovociti donati. In qualunque caso, avendo dato il loro consenso all'applicazione delle tecniche di riproduzione assistita, è riconosciuta ai coniugi la piena potestà genitoriale sui bambini nati da queste tecniche. In seguito alla nascita del bambino, la coppia ottiene il certificato ucraino di nascita, nel quale i due risultano il padre e la madre. Nel 2013 la Risoluzione del Ministero della Salute dell'Ucraina n. 771 ha perso la sua forza con l'emanazione di una nuova legge. Ora la maternità surrogata e la donazione di ovuli in Ucraina sono regolate dalla Risoluzione del Ministero della Salute dell'Ucraina n.
In Russia, la legislazione in vigore ha reso il Paese una destinazione attraente per gli individui che viaggiano all'estero alla ricerca di tecniche non disponibili nei propri Paesi d'origine. In Russia, gli stranieri godono degli stessi diritti sulla riproduzione assistita dei russi. Le trascrizioni nei registri dei bambini nati attraverso la surrogazione di maternità sono regolamentate dal Codice della Famiglia (articoli 51 e 52) e dalla Legge degli Atti dello Stato Civile (articolo 16). La madre surrogata deve dare il suo consenso affinché il nascituro venga registrato. Per questo processo non è necessaria né una risoluzione giuridica, né un processo di adozione. Il nome della madre surrogata, comunque, non compare nel certificato di nascita. Non è obbligatorio che il bambino abbia un vincolo genetico con almeno uno dei genitori richiedenti.
Nel Regno Unito la surrogazione di maternità commerciale non è legale, mentre lo è la "forma altruistica", introdotta dal Surrogacy Arrangmements Act nel 1985 [26]. Il quadro giuridico che si era iniziato nel 1985 è poi andato raffinandosi in diverse modificazioni, regolando soltanto il trasferimento di paternità in un tempo successivo alla nascita. La legge prevede il divieto dell'interposizione o intermediazione di soggetti terzi con scopo di lucro, l'inesigibilità dei contratti di surrogazione fra privati, e sottopone al sindacato di merito del giudice l'entità di qualsiasi trasferimento economico esistente fra le due parti, limitandosi ad un "ragionevole rimborso" delle spese sostenute. L'Human Fertilisation and Embryology Act 2008 dispone che per ogni caso sia necessaria un'ordinanza del giudice che trasferisca la "piena titolarità" dei diritti del minore in capo alla famiglia surrogante. Fino a tale termine, il neonato è figlio della madre surrogata e di suo marito o del di lei partner [27], a tutti gli effetti di legge [28].
In India il processo di gestazione surrogata è legale, e ha un costo che oscilla tra i 20.000 e i 40.000 dollari. La legislazione di questo Paese è molto flessibile dal 2002, ed è nel 2008 che, con il caso Manji, la Corte Suprema indiana ha ufficializzato la legalità della maternità commerciale.
Le leggi greche, comunque, permettono questa tecnica solamente nel caso in cui non ci sia alcun tipo di vincolo genetico tra la gestante e gli embrioni, e ne garantiscono l'accesso solo a donne impossibilitate a una gestazione autonoma, con prove mediche che lo confermino.
A fronte di tale eterogeneità normativa, nel febbraio del 2016 si è tenuto a Parigi un convegno per l'abolizione universale della surrogazione di maternità, organizzato da associazioni femministe francesi e patrocinato dall'Assemblea nazionale, al quale hanno aderito ricercatrici, giuriste, medici e attivisti per i diritti umani di tutto il mondo [47]. A conclusione dei lavori dell'assemblea, è stata formulata la richiesta formale perché la pratica della maternità surrogata venga proibita e resa illegale in tutto il mondo [48].
La Situazione Italiana: Divieti, Interpretazioni Giudiziarie e Reato Universale
In Italia la surrogazione di maternità costituisce una pratica medica vietata con la legge 19 febbraio 2004, n. La legge 40/2004 vietava altresì tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita eterologa, riformata successivamente dalla Corte Costituzionale con sentenza 10 giugno 2014, n. [12]. Sempre la Corte Costituzionale, con sentenza del 18 dicembre 2017, n. [13], ha ulteriormente plasmato il panorama giuridico.
Un recentissimo episodio di cronaca, rimandato da numerose testate giornalistiche anche internazionali, ha riguardato una coppia di cittadini italiani fermata all’aeroporto di Buenos Aires prima di imbarcarsi per l’Italia con una neonata da madre surrogata di nazionalità argentina. Al di là dei retroscena che vedrebbero coinvolta una organizzazione specializzata a scopo di lucro con l’apertura di un procedimento penale oltreoceano, tale episodio potrebbe rappresentare il primo di una lunga serie.
Il primo caso noto di “maternità surrogata” in Italia risale alla fine degli anni ’80, in cui una coppia di coniugi aveva richiesto ad una immigrata straniera di portare avanti una gestazione dopo donazione da parte del solo coniuge, con corrispettivi in denaro. Alla nascita, la madre surrogata si rifiutò di affidare il figlio alla coppia continuando a pretendere denaro e beni. Rivoltasi la coppia in Tribunale, fu riconosciuta la nullità del “contratto” di maternità in ragione di una vacatio legis al tempo (in carenza di una tutela giuridica che avvallasse la pretesa della coppia di rispettare le obbligazioni) e fu prevista la possibilità di riconoscere il figlio naturale del padre biologico e, per la moglie, la possibilità di una adozione.
Il divieto di surrogazione di maternità entro i confini nazionali ha indotto alcune coppie italiane che non possono avere figli ad avvalersi della surrogazione di maternità in Paesi esteri in cui essa è consentita o legalizzata. Qualora si optasse di usufruire di questa pratica in Paesi esteri che lo permettono, si pongono alcuni problemi. Le norme italiane consentono il riconoscimento automatico dei genitori biologici e ammettono quindi la trascrizione dell'atto di nascita del neonato. Non sussistendo nell'ordinamento una norma che permetta il riconoscimento automatico del rapporto di genitorialità, si pone il problema del riconoscimento del legame familiare tra il/la figlio/a e il genitore non biologico (o genitore sociale); situazione che si verifica allorché l'ovulo o lo spermatozoo siano donati da un soggetto terzo. Stante l'insussistenza di una disciplina che permetta l'instaurarsi del legame parentale tra il neonato e il genitore d'intenzione, alcune famiglie si sono rivolte alla magistratura evidenziando come il quadro normativo precluda il diritto del minore a vedere riconosciuto il suo rapporto con il genitore d'intenzione [15]. Nel 2019, tuttavia, la Cassazione ha negato ad una coppia di uomini la possibilità di trascrizione anagrafica dell'atto di filiazione straniero (canadese) includente entrambi come padri. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38162 del 30 dicembre 2022, ha stigmatizzato il profondo disvalore per il nostro ordinamento del ricorso alla maternità surrogata, considerata una pratica che “offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane, assecondando un’inaccettabile mercificazione del corpo”.

Questo auspicio è stato in parte disatteso dal ddl approvato poche settimane orsono, in cui è stata introdotta una modifica al co. 6 art 12 L. n. Il 16 ottobre 2024, anche il Senato ha approvato tale disegno di legge, rendendo la maternità surrogata ufficialmente reato universale [18]. L'aspetto dell'universalità previsto dalla legge italiana ha sollevato un dibattito profondo sia sul piano giuridico che su quello morale. L’introduzione del cosiddetto “reato universale” è un passo che, per molti, va ben oltre la volontà di regolare una materia complessa come la maternità surrogata. Questa specifica impone quindi l’intervento della magistratura italiana nel perseguire penalmente un fatto illecito commesso da un italiano anche se al di fuori dei confini di Stato, anche in un Paese estero in cui la maternità surrogata non sia qualificata come illecita. Tale possibilità è infatti contemplata dal nostro Codice Penale, all’art.
In questo contesto, la maternità surrogata, fuoriuscendo dalla logica e dai tradizionali criteri di attribuzione dello status filiationis, continua ad alimentare questioni e soluzioni non univoche in merito alla liceità e alla meritevolezza della pratica e allʼammissibilità, nel nostro ordinamento, di una genitorialità priva di legame biologico. Il lavoro prende spunto dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dellʼuomo relativa alla nota vicenda Paradiso e Campanelli c. Italia e dalla sua comparazione con gli indirizzi interpretativi delle Corti nazionali in merito agli effetti delle surrogazioni compiute allʼestero in violazione della disciplina italiana. Tra le varie sentenze che hanno affrontato la questione vi sono i divergenti indirizzi interpretativi delle sentenze della Cedu, 27 gennaio 2015, Paradiso e Campanelli c. Italia e della Corte di Cassazione, 11 novembre 2014, n. [4]. Segue. La posizione della Cedu sulla maternità surrogata emergente dalle decisioni relative al caso Paradiso e Campanelli c. [5].
Accanto a tali questioni legali, occorre anche pensare alla posizione del professionista sanitario in materia di maternità surrogata. La Ministra Roccella ha infatti affermato che, rappresentando un illecito penale, “anche il medico dovrà segnalare i casi di violazione della legge sulla maternità surrogata alla Procura”. Prontamente il Presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Dott. Filippo Anelli, ha replicato che il medico - e tutti i professionisti sanitari - sarebbe esentato dalla segnalazione all’Autorità Giudiziaria atteso che rientrerebbe negli esimenti enunciati nell’Art. Posto che la tutela dell’interesse superiore del minore è centrale e come tale va riconosciuto e tutelato in ogni sua parte, anche lo stato di figlio nato da GPA ma riconosciuto giuridicamente da uno Paese straniero non dovrebbe violare l’ordine pubblico nel Paese di provenienza dei genitori intenzionali. Ma c’è da chiedersi: qual è il best interest per il minore?
Per apprendimenti sul tema si rinvia, per esempio, a Patel NH, Jadeja YD, Bhadarka HK, Patel MN, Patel NH, Sodagar NR. Insight into Different Aspects of Surrogacy Practices. J Hum Reprod Sci. L'autrice Serena Serravalle è professore associato confermato di Diritto privato nellʼUniversità degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale. È titolare degli insegnamenti di Istituzioni di diritto privato e di Diritto di famiglia del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza e, precedentemente, di Diritto civile. Ha conseguito lʼabilitazione scientifica nazionale per lʼaccesso al ruolo di professore di prima fascia nel settore concorsuale 12/A1-Diritto privato. È autrice delle monografie I contratti di intermediazione e la garanzia prestata dallʼintermediario (Napoli 2004), Sulla conservazione delle garanzie (Napoli 2005) e Le fondazioni universitarie. Inoltre, Giuseppe Cassano ha esplorato Le nuove frontiere del diritto di famiglia, mentre Carla Faralli e Cecilia Cortesi hanno indagato Nuove maternità. Alicia B. Faraoni ha scritto La maternità surrogata, e Chiara Lalli ha offerto una prospettiva in Buoni genitori. Ercole Trerotola ha trattato Bioetica e diritto privato - Crepuscolo del mater semper certa est nella prospettiva della maternità surrogata.

Prospettive Etiche e Dibattiti Sociali
La maternità surrogata continua ad essere oggetto di intensi dibattiti etici e sociali, che vanno oltre le questioni legali e sanitarie. Le critiche si concentrano spesso sulla presunta mercificazione del corpo femminile e sulle relazioni umane che ne derivano.
La storia di Natasha, raccontata da Serena Marchi nel suo libro Madri, comunque (Fandango, 190 pp, 15 euro), offre una prospettiva intima e diretta sulla realtà delle madri surrogate. «Mi chiamo Natasha, ho ventinove anni, sono sposata da undici e sono mamma di un bambino di nove (…). Sono una macchina perfetta per procreare. Non lo dico io. Me lo ripetono i medici della clinica Biotexcom di Kiev, una delle più famose strutture in cui è possibile praticare la maternità surrogata (…). Io ho un solo figlio, la più grande gioia della mia vita. Gli altri che ho messo al mondo sono i figli di qualcun altro. Non mi ricordo né il giorno in cui sono nati né se erano maschi o femmine, nemmeno quanto pesavano. Non mi interessava e non mi interessa. Questi bambini non hanno niente di me, non hanno il mio Dna, non verranno educati da me».
Questa testimonianza potrebbe essere una (soltanto una, tra tante) risposta ad Aldo Busi, che qualche giorno fa scriveva delle madri surrogate come di «donne degradate a bestie produttrici di placenta», o a Susanna Tamaro, per la quale «lo sfruttamento del corpo di un altro essere umano per i propri fini rientra nella categoria dello schiavismo». Nel momento in cui è stata intervistata, Natasha era alla quarta gravidanza, stava aspettando i gemelli di una coppia tedesca. Ha dichiarato: «Lo sapete tutti che vengo pagata, per affittare il mio utero. Diecimila euro a parto, quindici se sono gemelli (lo stipendio medio mensile in Ucraina è 150 euro). Non c’è niente di male nel farlo. Questi soldi servono per comprare una casa più grande in cui possa andare con la mia famiglia, con mio marito e mio figlio, gli unici amori della mia vita».
Nel libro Madri, comunque, non c’è solo Natasha. Ci sono Giovanna, mamma in affido; Simonetta, mamma lesbica; Elena, mamma per pochi secondi dei figli degli altri (è ostetrica); Teresa, mamma di un figlio omosessuale. Si tratta di trenta storie con altrettante declinazioni della maternità (e della non maternità), asciutte, raccontate senza giudizio con piglio da cronista. Perché oggi, di mamma non ce n’è una sola. La Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede “Dignitas infinita circa la dignità umana”, pubblicata l'8 aprile 2024, contribuisce anch'essa al dibattito etico sulla questione [50]. A riguardo, Michela Murgia, ha affermato: "Non chiamatela maternità surrogata" [51], sottolineando la necessità di un linguaggio più preciso e consapevole.
Come fatto notare già nella letteratura scientifica, la pratica della maternità surrogata può farsi risalire ad epoche antiche. La storia della maternità surrogata è, dunque, una narrazione complessa e in continua evoluzione, che riflette i cambiamenti nella società, nella scienza e nella comprensione della famiglia e della genitorialità. A riprova della centralità del tema, si segnalano anche le opere di Christian De Florio e Carlo Tumino, Papà per scelta. Quattro uomini e una stella. Rizzoli, 2022. ISBN 978-88-17-16166-4. Questi lavori testimoniano la varietà di percorsi che portano alla genitorialità nell'epoca contemporanea.