La questione della maternità surrogata rappresenta oggi una delle sfide etiche e antropologiche più complesse per la comunità internazionale. Si tratta di un tema che interpella direttamente la responsabilità dei governi e delle istituzioni globali, ponendo al centro il rispetto della vita umana e la protezione dei soggetti più vulnerabili: le donne e i bambini. La Santa Sede, in linea con il magistero di Papa Francesco e le recenti analisi del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha assunto una posizione ferma e netta, definendo tale pratica come una "nuova forma di colonialismo" che rischia di svuotare le relazioni umane riducendole a mere logiche di mercato.

Una pratica che riduce la persona a "prodotto"
Il fulcro della riflessione vaticana, ribadito con forza dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, risiede nella denuncia della "mercificazione della persona". La posizione della Chiesa è di un rifiuto categorico: trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, la maternità surrogata viola la dignità sia del bambino, ridotto a "prodotto", sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo, e distorcendo la vocazione relazionale originaria della famiglia.
Il Pontefice ha descritto la pratica come "deprecabile", poiché fondata sullo sfruttamento di una situazione di necessità materiale della madre. Non si tratta di una questione che riguarda solo alcune legislazioni locali, ma di un problema che investe l’intera umanità. Il corpo femminile, in questo contesto, viene oscurato nella sua portata esistenziale e non trasferibile, diventando un mero strumento riproduttivo, una sorta di "incubatrice" a disposizione del desiderio altrui. Come sottolineato anche da ampi settori del mondo femminista, questa logica altera profondamente il senso dell'essere madri e del nascere, sacrificando l’interesse dei più piccoli a favore di quello degli adulti.
Il ruolo della Santa Sede e la prospettiva internazionale
L'impegno della Santa Sede non si limita alla riflessione teorica, ma si traduce in un’azione diplomatica costante. Recentemente, nel corso di un dialogo intitolato Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata, svoltosi presso l’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede a Palazzo Borromeo, sono emersi i punti cardinali di questa visione. L’incontro, moderato da Susanna Lemma e introdotto dagli ambasciatori Francesco Di Nitto e Georgios Poulides, ha visto confrontarsi l’arcivescovo Gallagher e il ministro italiano per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella.
In quell'occasione, è stato ribadito che nessuna persona può essere oggetto di transazione, nemmeno quando la pratica viene presentata come gesto di generosità. L'arcivescovo Gallagher ha evidenziato come il consenso formale della donna non sia, di fatto, una garanzia contro l’abuso, dato che gli accordi sono spesso sottoscritti sotto una pressione economica tale da annullare ogni reale autonomia contrattuale. La Santa Sede propone dunque di guardare alla realtà, al di là delle formulazioni giuridiche che spesso nascondono, attraverso un linguaggio neutro, la vendita effettiva di un bambino.
La prospettiva legislativa italiana e la sfida globale
Il ministro Eugenia Maria Roccella ha illustrato il quadro legislativo italiano, che ha scelto di non percorrere la strada della regolamentazione, giudicata inadeguata e pericolosa. L'Italia, con l'estensione del reato di maternità surrogata anche a chi vi ricorre all’estero, intende contrastare le forme di elusione della legge. Secondo il ministro, l'obiettivo non è quello di sottrarre diritti, ma di tutelare il superiore interesse del minore e impedire che la contrattualizzazione della maternità diventi la norma.
Il viaggio verso la maternità surrogata in Ucraina! (2025)
Tuttavia, Roccella ha chiarito che uno Stato da solo non può definire un reato di portata universale. È necessaria una convergenza internazionale, un’azione di sensibilizzazione in sedi multilaterali come le Nazioni Unite. La necessità di un "fronte comune" nasce dalla consapevolezza che, in un mercato globale, la domanda condiziona l’offerta: rendere le procedure più semplici e sicure significherebbe indurre un numero crescente di persone a ricorrere alla pratica, generando di fatto più bambini destinati a essere scambiati.
"Dignitas infinita": il documento dottrinale
La posizione vaticana è stata formalmente cristallizzata nel documento del Dicastero per la Dottrina della Fede Dignitas infinita, presieduto dal cardinale Víctor Manuel Fernández. Il testo, frutto di un lavoro durato cinque anni, riafferma l’imprescindibilità del concetto di dignità della persona umana all’interno dell’antropologia cristiana. In questo documento, la maternità surrogata viene inserita nel lungo elenco di violazioni della dignità, accanto alla guerra, alla povertà estrema, alla tratta di esseri umani, all’aborto e all’eutanasia.
Il testo evidenzia come il bambino abbia il diritto, in virtù della sua inalienabile dignità, di avere un’origine pienamente umana e non artificialmente indotta. La mercificazione dei minori può intrecciarsi tragicamente con pregiudizi, come nel caso delle diagnosi prenatali che etichettano il bambino come un "prodotto difettoso" da scartare o risolvere. Questo atteggiamento contrasta radicalmente con una società giusta, in cui i bambini debbano crescere come un "dono da accogliere e custodire", e non come oggetti di un contratto.
La critica all'industria della maternità surrogata
Un aspetto cruciale sollevato negli interventi della Santa Sede presso l'ONU riguarda la dimensione economica del fenomeno. La domanda di bambini nati attraverso la maternità surrogata supera già l'offerta, e la grande maggioranza delle madri surrogate indica il bisogno economico come ragione principale della propria scelta. È raro, osserva il documento, trovare storie di donne benestanti che si offrono per tale pratica; al contrario, le cronache registrano spesso casi di persone ricche e famose che commissionano la nascita di figli ricorrendo a donne in condizioni di necessità.

La nota sottolinea, inoltre, come in contesti dove la pratica è permessa, si creino vere e proprie competizioni tra le potenziali madri per "ottenere i genitori committenti". Anche laddove la maternità surrogata commerciale sia vietata, compensazioni per i costi o regali possono talvolta mascherare pagamenti, creando di fatto un mercato sommerso difficile da monitorare. In casi documentati, sono stati ritrovati bambini accuditi da tate in abitazioni affittate, mentre i genitori committenti continuavano a ricorrere ad altre madri surrogate in un ciclo produttivo senza fine.
Il diritto del minore alla propria origine
In base alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, il fanciullo ha il diritto di conoscere e di essere accudito dai propri genitori. Il fatto che questo diritto non possa sempre essere pienamente garantito non deve, per la Santa Sede, essere utilizzato per giustificare una pratica che, per sua stessa natura, viola questo legame originario e l'integrità della persona. La Chiesa insiste, perciò, che il desiderio reale e comprensibile di avere figli non può essere soddisfatto attraverso una via che degrada la donna a mezzo e il bambino a prodotto di una transazione commerciale.
La proposta di una "moratoria sulla maternità surrogata transnazionale" è stata indicata come il primo passo possibile per avviare un dibattito globale serio, mirato a un bando universale. Questo approccio, supportato anche da partner internazionali come Türkiye e Paraguay, cerca di superare la frammentarietà delle legislazioni nazionali, che spesso permettono di aggirare il divieto recandosi all'estero, creando così "baby patchwork" con molteplici figure genitoriali spesso anonime.
La visione antropologica cristiana e la dignità umana
Il documento Dignitas infinita ribadisce che la dignità umana è intrinseca e non dipende da circostanze esterne, quali la capacità di intendere o l'autosufficienza. Questo principio è fondamentale nel contrasto alla maternità surrogata, poiché si oppone a coloro che, in modo abusivo, tendono a moltiplicare arbitrariamente nuovi diritti basati sulla soddisfazione di preferenze individuali.
Per la Chiesa, il bambino rimane sempre "un dono di Dio". La dignità di ogni persona umana rimane inalienabile al di là di ogni circostanza e la protezione di questa dignità richiede uno sforzo comune. In questo senso, la Santa Sede intende continuare il proprio lavoro di confronto e dialogo con i Paesi, non per imporre modelli, ma per richiamare l'attenzione sulle conseguenze profonde che tali pratiche hanno sulla concezione stessa di famiglia e di genitorialità. La difesa della vita, dal concepimento fino al termine naturale, resta il pilastro di questa azione internazionale volta a prevenire ogni forma di sfruttamento.